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sabato, 12 luglio 2008

Miscellanea

foresta
Ultimamente sono molto stanca, una stanchezza che non è solo fisica. Dovrei fare tante cose, ma non concludo nulla, o quasi. Anche seguire il blog mi sembra un impegno troppo gravoso. Di idee ce ne sarebbero, di argomenti da discutere pure…Ma mi manca l’energia…
Vorrei essere immersa nel verde, stare distesa a leggere sotto un albero in una foresta, come quella della foto. Sempre, quando sono stanca, ho questo desiderio, quasi fame e sete di verde. Forse mi piacerebbe essere una pianta. Forse, perché la pianta ha radici.
Spero che questo periodo passi, non mi piaccio per niente, così come sono ora.
Quindi, perché non voglio chiudere il blog, questo no,  mi accontento di post facili, di cose pescate qua e là, rubate nella rete, prese in prestito agli amici (che spero siano d’accordo…), di una miscellanea di parole, musiche, colori, movimento.

Come questa sera.


Musica e polvere

Note smorzate,
portate dal vento,
battiti di cuori,
sogni finiti.

E’ una musica lieve,
un suono
che viaggia nel tempo
sulle ali del ricordo.

Di chi un tempo ci fu,
di chi calcò
la nostra stessa terra,
è l’estremo epitaffio,
senz’ombra di tombe,
ignoti come lo siamo
a noi stessi, uomini
illusi d’aver vinto il tempo,
dimentichi di un passato lontano,
affondato nell’irrealtà di ogni giorno.

Ormai quelle ossa son polvere,
impalpabile come il ricordo,
che ci illuderemo di lasciare
ai posteri già nati senza memoria.


(Renzo Montagnoli – Canti celtici  Edizioni Il Foglio 2007)



E adesso…miscellanea di video…

Buona fine settimana a tutti!


Alda Merini

Savador Dalì

Madama Butterfly

Pink Floyd

Mozart

Contaminazione?


M.C.R.
postato da: Soriana alle ore 01:59 | link | commenti (4)
categorie: miscellanea, renzo montagnoli
sabato, 28 giugno 2008

Croci di guerra di Renzo Montagnoli

omahabeach3seppiaSe dovessi scegliere un solo periodo di questo bel racconto di Renzo Montagnoli  ecco cosa evidenzierei:
"…ho fatto in tempo a vedere la guerra, anzi ho combattuto nell’ultimo anno.
- Hai ucciso qualcuno?
- Spero di no.
- Perché?
- Non si è uomini ad ammazzare gli altri"

A pronunciare quest’ultima frase è Tony, considerato un po’ lo scemo di quel piccolo villaggio sull’altipiano. Ma Tony non è scemo: è un uomo ricco di sensibilità e di pietà. Io lo definirei un Uomo Giusto.
E ora: buona lettura.

Croci di guerra
di Renzo Montagnoli


       
La neve scendeva fitta a imbiancare l’altopiano; a tratti il vento sollevava dei mulinelli e finiva con l’accumularne di più in certi punti piuttosto che in altri. Si creavano così dei veri e propri cumuli, o meglio…
- Tumuli, sono tumuli!
Il Dottor Fritz Wiener si scosse a quel grido e volse subito il capo all’indietro.
- E lei chi è?
- Come chi sono? Io sono me.
Chi aveva detto quella frase senza senso era un uomo sulla cinquantina, di bassa statura, tozzo e anche un po’ panciuto.
- Ovvio che lei è lei. Forse è meglio che mi presenti io:
mi chiamo Fritz Wiener e vengo da Graz.
- Ostrega, parla bene l’italiano per essere un todesco.
- Sono austriaco e mia madre era italiana, di Brescia.
- Un mezzo sangue, allora.
- Non proprio, perché mio padre, che non ho mai conosciuto, era di Salisburgo e là sono nato.
- Venuto a sciare? La neve non manca.
- No, sono venuto a cercare.
- A cercare?
- Sì, una persona e per questo ho bisogno di una guida. All’albergo mi hanno detto di chiedere di Tony.
- Questa è fortuna! Tony sono me. 
Wiener rimase non poco perplesso a questa affermazione, perché chi gli era davanti, più che una guida, dava tutta l’aria di essere lo scemo del paese.
Tony parve rendersi conto della titubanza del suo interlocutore e lo prevenne: - Sì, non mi presento bene. Sono sempre stato così fin da piccolo; anche mamma diceva che ero un po’ strano e me ne accorgo pure io, ma sono serio, onesto e sgobbo per mantenermi.
Nel dire così allungò la mano destra a cercare quella di Wiener; questi esitò, ma quando sentì la stretta calorosa e la voce ferma del suo interlocutore che si presentava - Piacere, Tony Balcher – non poté fare a meno di contraccambiare.
- Signor Wiener, perché ha bisogno di me?
- E’ una storia lunga e, come le dicevo, sono alla ricerca di una persona. Mi hanno detto che lei conosce tutti i cimiteri di guerra della zona. Se potesse accompagnarmi, le sarei grato e, ovviamente, la ricompenserei.
- E’ vero che li conosco tutti e non sono pochi; qui durante la guerra che è finita una trentina di anni fa si sono scannati alla grande, austriaci e italiani. E per cosa poi? Per un pezzo di terra.
- Accetta?
- Sì.
- Cominciamo subito.
- No, aspettiamo che finisca di nevicare e domani, se ci sarà il sole, daremo corso alla ricerca.
- Dove ci troviamo?
- Sarò io a trovarla: in paese c’è solo un albergo.

Il giorno dopo Wiener scostò le tende della finestra della sua camera e guardò fuori: aveva smesso di nevicare e il cielo si era completamente rasserenato.
Il panorama, che prima non aveva potuto ammirare a causa della foschia della nevicata, appariva in tutta la sua bellezza, con le cime ammantate che brillavano al sole.
Guardò giù in strada e lo vide, davanti alla porta dell’albergo, tutto imbacuccato e perciò ancor più rotondo del giorno innanzi.
- Vengo subito, Tony.
- Faccia con comodo.
Scese velocemente, aprì la porta e si sorprese nello scorgere un volto sorridente, con due occhi vispi di un azzurro intenso.
- Tony, se non è di disturbo, possiamo darci del tu e così è più semplice.
- Ma certo, ostrega, era quello che volevo dire io.
- Allora cominciamo?
- Sì, ma forse non c’è da girar molto, se mi dici che il morto che cerchi era austriaco o italiano.
- Austriaco, Tony. Io cerco Sepp Wiener, mio padre.
- Non mi ricordo questo nome.
- Ci credo, con tutti i caduti che ci saranno nei cimiteri.
- Li conosco tutti, uno a uno.
- Davvero?
- Sì, sono la mia compagnia. Per uno che è solo non c’è miglior compagnia dei morti: puoi parlargli e loro ti ascoltano, puoi anche incazzarti e loro non s’offendono. Per ognuno che non ho conosciuto da vivo ho una storia, una faccia, un corpo: sono i miei amici e chi non ricorda gli amici?
Wiener apparve perplesso e si grattò il mento.
- Sì, ti capisco; chissà che ti hanno raccontato. Ti avranno detto che quando ho un po’ di tempo faccio solo il giro dei cimiteri, che parlo con i morti, che sono il matto del paese.
- A dire il vero mi hanno detto solo che saresti stata la guida giusta.
- Pensi che sia matto, vero?
- Non so.
- Forse è vero, ma mi conoscerai e potrai giudicare. Adesso andiamo al primo dei due cimiteri in cui forse potremo trovare tuo padre.
Si incamminarono, piano piano, Tony davanti e Wiener subito dietro.
La strada cominciò a salire.
Dopo una quarto d’ora Wiener azzardò: - Manca ancora molto?
- No, il suo tempo.
- E sarebbe?
- Quello che ci vuole. Scusa, ma davvero non hai conosciuto tuo padre?
- No, sono nato un mese dopo che era partito per la guerra. Me ne ha parlato mia madre e come le ho promesso in punto di morte ora vorrei almeno trovare la sua tomba.
- Anche io non ho conosciuto il papà.
- Morto in guerra?
- E chi lo sa? Forse, può anche essere. Porto il cognome della mamma.
- Ah. Non te ne ha mai parlato?
- No e non mi interessa sapere di un papà che non si cura di un figlio. La vita è stata dura con me: la mamma è morta presto e sono rimasto solo,  ho fatto in tempo a vedere la guerra, anzi ho combattuto nell’ultimo anno.
- Hai ucciso qualcuno?
- Spero di no.
- Perché?
- Non si è uomini ad ammazzare gli altri.
Scese il silenzio e Wiener non si azzardò ad aprir bocca e altrettanto fece Tony.
Dopo un’altra ventina minuti d’ascesa giunsero al cimitero di guerra di Slaghenaufi, una piccola oasi di pace, con 748 croci ordinate in file parallele.
- Cominciamo dalla prima e guarda che non sono in ordine alfabetico.
Si avvicinò al legno e lesse sulla piccola targhetta:
- Julius Blind, caporale. Oggi c’è il sole Julius e sapessi com’è bello il panorama! E’ uno dei miei preferiti: è caduto vicino al Forte Verena nel 1917 e aveva solo 25 anni. Ecco, un po’ di lettere a formare un nome e un paio di date è quel che resta di un uomo. Era alto, biondo e felice di vivere, prima. Ora è polvere e numeri.
Andarono ancora avanti e per ogni croce c’era un pensiero di Tony, una sorta di ricordo inventato che ridava un’immagine del caduto.
- Wilfred Mayer, di anni 45. Saranno cresciuti i tuoi figli. Bei ragazzi, Wilfred, e poi bravi, te lo assicuro.
Andreas Mann, di anni 18. C’è tanta neve che ci si potrebbe rotolare. Sì, è ancora tempo di giochi, ma ti vedo già guardarti all’intorno, occhieggiare qualche ragazza. Sei mancato troppo presto per conoscere la vita.
Il tragitto, percorso in questo modo, fu necessariamente lento e quando arrivarono all’ultima fila cominciava già a scendere il sole.
- Manfred Richter, di anni 33. Come quelli di nostro Signore, ma lui è salito alla gloria dei cieli e tu invece sei nascosto a tutti, sotto un metro di terra e di sassi. Lui è morto per tutti gli uomini e tu per pochi uomini che se ne stavano al caldo, ben vestiti e sazi, mentre tu pativi il freddo, la fame e ogni giorno era un tormento.
E’ passato tanto tempo, ma tutti e due siete morti invano.
Wiener era come frastornato: quei ricordi inventati lo coinvolgevano e gli pareva che forse, anzi sì, quei morti non gli fossero per nulla sconosciuti.
- Joseph Franz Wiener, di anni 30…
- Ferma!
-  Mi fermo, ma…
- Mio padre, mio padre! Si chiamava così, ma tutti lo conoscevano come Sepp. L’ho trovato!
- Vuoi sapere?
- No, no. Di anni 30. Hai lasciato per la guerra tua moglie che aspettava un bimbo che non avresti mai visto e che ora è qui. Eri alto, capelli e occhi neri, e tutte le donne dicevano che eri un bell’uomo. La mamma è morta, ma già lo sai, perché è finalmente con te.
- No, non dargli un altro dolore. Ti dico invece il mio ricordo, se non ti disturba.
Eri veramente il più bello di tutti, il più umano e lo fosti anche quella piovosa sera del settembre 1918.
Un soldatino appena arrivato si è presentato a te e quando sapesti che era stato comandato di pattuglia volesti uscire al posto suo.
Nessuno rientrò. Attesi fino all’alba e io che avevo conosciuto solo dolore, nessun affetto, ti piansi come un padre.
Wiener osservò il volto di Tony, tirato, gli occhi lucidi; gli pose una mano sulla spalla e gli fece cenno di tornare.
Durante il percorso non parlarono e si lasciarono davanti all’albergo.
L’indomani Wiener partì. Mentre attendeva l’arrivo della corriera si guardò intorno, quasi a cercare Tony, ma questi non venne.
Durante il viaggio pensò a quello che era accaduto, al racconto della morte di suo padre, una pietosa menzogna, a cui tuttavia avrebbe desiderato credere. Rilesse così il comunicato del ministero della guerra che annunciava il decesso del soldato Joseph Franz Wiener, avvenuto all’ospedale da campo di Slaghenaufi a seguito di un attacco di peritonite. Si passò una mano fra i capelli, come a riordinare le impressioni di quei giorni, poi  guardò fuori dal finestrino: aveva ripreso a nevicare, minuscoli fiocchi che scendevano lenti a ricoprire ogni cosa.

E, in atmosfera, ecco:
    
Tapum
 


postato da: Soriana alle ore 01:47 | link | commenti (2)
categorie: tessitori di parole, renzo montagnoli
venerdì, 11 aprile 2008

Segnalazione

cont2Solo una segnalazione, questa notte: in verità ho avuto un giorno denso di impegni, e ho navigato poco, oggi.
E' uscito il nuovo numero di Arteinsieme, un numero colmo di poesie, questo. Fra i tanti poeti e poetesse, Renzo ha inserito pure me, che poetessa non mi sento, ma solo apprendista di versi...Lo ringrazio per la fiducia...
Se volete leggere la mia poesiola fate click
Qui


Sempre in Arteinsieme, ma
qui,
ecco la recensione scritta da Renzo Montagnoli sul bellissimo, intenso romanzo di Sabrina Campolongo "Il cerchio imperfetto". Mi unisco a Renzo, senza alcun dubbio,  per invitarvi a leggere questo libro della giovane scrittrice milanese.






postato da: Soriana alle ore 00:41 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti, renzo montagnoli, la mia scrivania