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lunedì, 03 dicembre 2007

Il mio amico giardiniere

ilmioamicogiardiniereCerto: non può essere definito un capolavoro “Dialogue avec mon jardinier”  la pellicola di Jean Becker che è uscito recentemente in Italia con il più banale titolo “Il mio amico giardiniere”. Però lo trovo un piccolo, delizioso film. Di quelli (ben pochi) che ti fanno uscire dalla sala cinematografica con il sorriso sulle labbra. A prescindere dal finale.
La storia (tratta dall’omonimo romanzo di Henry Cueco) narra dell’evolversi dell’amicizia di due uomini, compagni di scuola nell’infanzia, che si ritrovano dopo tanto tempo. Due vite e due caratteri completamente diversi. Un pittore parigino di successo (Daniel Auteil: dio, me lo sposerei, quell’uomo!!) e un ex ferroviere con la passione del giardinaggio (l’altrettanto bravo, ma poco conosciuto in Italia, Pierre Darroussin). Il primo alle prese con le complicazioni della vita, del successo, di un matrimonio che sta per finire,  il secondo legato alla concretezza della terra, alle piccole vicissitudini  quotidiane che affronta con serena semplicità. Al centro del film ci sono le parole, questi “dialoghi con il giardiniere”, come cita il titolo originale. E attraverso lo scambio di parole ciascuno dei due cede all’altro qualcosa della sua filosofia.
Una scena che mi è piaciuta in modo particolare è una breve inquadratura dove il pittore  accarezza il dorso di una mano all’amico (e non sono certo gay, i due personaggi). Mi è piaciuta quella sequenza perché esplicita quella tenerezza che credo che tanti uomini possiedano, ma che si vergognino a mostrare. 
Insomma un film semplice ma mai banale, a mio avviso. Un film da andare a vedere prima che sparisca dagli schermi per lasciar posto ai non forse bellissimi film Natalizi.
E se qualcuno lo ha già visto mi piacerebbe che ne parlasse qui.

E ora, dato che questo film mi ha riempito di lieve serenità, ecco Mozart, che, da sempre, mi rende serena.


http://www.youtube.com/watch?v=WGK3zsbPj5Q
postato da: Soriana alle ore 01:25 | link | commenti (3)
categorie: piccoli e grandi schermi
lunedì, 19 novembre 2007

In questo mondo libero

inquestomondoliberoTitolo Originale: IT'S A FREE WORLD...
Regia: Ken Loach
Interpreti:  Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet, Faruk Pruti
Durata: h 1.36
Nazionalità: Gran Bretagna, Italia, Germania, Spagna 2007
Genere: drammatico


Trama
Angie è una donna nel fiore degli anni, che non ha ricevuto un'istruzione di tipo tradizionale, ma che trabocca energia, spirito e ambizione. In passato ha avuto delle difficoltà, ma adesso intende rifarsi e dimostrare ciò che vale. Questo è il suo momento. Insieme alla sua coinquilina Rose, Angie decide di aprire un'agenzia per la selezione del personale, ma ben presto dovrà fare i conti con una realtà surreale, popolata dai boss di strada, dalle agenzie per l’impiego e dagli immigrati in cerca di lavoro e perderà ogni umanità…



Il mio pomeriggio domenicale l’ho dedicato al cinema. E, a differenza di pochi giorni fa, quando sono uscita molto delusa dalla sala cinematografica dopo la visione di “Un’altra giovinezza” di Francis Ford Coppola, questa volta sono stata proprio contenta della scelta che la mia amica Mirella e io abbiamo fatto.
Ken il Rosso ha fatto nuovamente centro. E meno male che ci sono i suoi film a allontanarci dai torpori della coscienza cui ci inducono spettacoli televisivi e i troppi registi di infima qualità.
In questo suo ultimo film, dal sardonico titolo “In questo mondo liberoKen Loach affronta i temi dell’immigrazione e del precariato, ci parla di un mondo che si sta del tutto stravolgendo, in cui da oppressi, se si trova qualcuno più debole di noi, si diventa cinici e spietati oppressori. E tutto in nome del business, del profitto a ogni costo. Ed è proprio azzeccato il sostantivo “mondo”, perché, anche se ambientata in Inghilterra, la pellicola poteva raccontare dell’Italia, e probabilmente di un’altra qualsiasi nazione europea che vive il fenomeno dell’immigrazione come fucina immensa di mano d’opera da sfruttare.
Un racconto dalle immagini e dal linguaggio asciutto, perchè Loach non ha certo bisogno di frasi patetiche o  di effetti speciali,  per arrivare al cuore del problema e alla coscienza dello spettatore.
Questo mondo non potrà mai più essere libero se non recide i ceppi che lo tengono legato al solo interesse economico sempre più sfrenato.

Ecco cosa dice il regista in una intervista rilasciata durante la 64’ mostra del cinema di Venezia dove il film è stato presentato:

Lo sfruttamento del lavoro e la sua flessibilità sono il cuore dell’attuale sistema economico ed è interessante osservare l’ipocrisia con cui da un lato si predica che senza la forza lavoro sotterranea la nostra economia. di destra, non sopravviverebbe; e nello stesso tempo la politica, di destra, proclama la necessità di espellere queste persone nel timore che prima o poi si ribellino alla schiavitù.

Si può essere d’accordo o dissentire, sulle parole di Loach, ma indubbiamente devono essere motivo di riflessione.

“In questo mondo libero” è un film da non perdere.  Se qualcuno che passa di qui lo ha visto mi piacerebbe che lasciasse un suo commento.
E concludo dicendo: lunga vita a Ken Loach e cento di questi film…



E a proposito di migranti ancora una volta l’orchestra di Piazza Vittorio: un ottimo esempio che, se si vuole, si può

http://www.youtube.com/watch?v=UZnXMTBpou0
postato da: Soriana alle ore 02:17 | link | commenti (6)
categorie: piccoli e grandi schermi
lunedì, 20 agosto 2007

Reading sul fiume

P1040093La foto questa volta è mal riuscita: peccato, perché loro, La Compagnia di Arte Dummatica, si meriterebbero molto di più. E quindi mi scuso, con loro e con voi.


Questa mattina mi sono svegliata presto (erano poco più delle 6) al rumore della pioggia. Già, finalmente la pioggia. Lo so che ci voleva. Eppure, egoisticamente, penso a quello che si usa dire: la prima pioggia dopo ferragosto si porta via l’estate. E per me è come se se ne andasse un pezzetto della mia vita. Comunque, ora, non piove più. E cerco il mio pezzetto di vita fra le foglie dell’edera che adornano il mio terrazzino.

Per fortuna ieri sera, invece, non è piovuto. Non avrei potuto altrimenti fare un suggestivo percorso costellato da suoni e parole e immagini sulle rive del fiume Reno.
Ieri, una giornata nera per me, come a volte capita, così, senza motivo. E quel reading sul fiume nella notte è stato una sorta di balsamo. C’era tutto quello che desideravo: il fiume, che amo tanto, il verde degli alberi che si intravedeva  alla luce baluginante delle torce elettriche, la luna (solo un quarto un po’ sbavato nel cielo senza stelle, ma sempre luna, era) e musica, e poesia, e immagini fantasmagoriche sugli schermi piazzati lungo il percorso, attraverso le quali ognuno poteva vedere, poteva immaginare cose diverse. Magari anche leggervi il proprio futuro, come si può fare con le foglioline del the…
Dei vari artisti, tutti interessanti, che hanno partecipato a questo insolito spettacolo vorrei soffermarmi su due, in particolare.
Uno straordinario gruppo musicale (ma forse è riduttivo l' aggettivo musicale) e un poeta fuori dai canoni. Una cosa, fra l'altro, li accomuna.: di loro ho saputo attraverso Internet, questa rete che avviluppa e dona sorprese e crea incontri e amicizie e alla quale  sarò sempre grata.
Allora: il gruppo è la Compagnia di Arte Drummatica. Ho conosciuto prima virtualmente il loro sax, che si occupa anche delle percussioni e non solo, nel forum di Fahrenheit, poi
Matteo Gabutti l’ho incontrato di persona al Festival letteratura di Mantova, che proprio di Mantova è, Matteo.
Un gruppo originalissimo, che miscela con estro sonorità jazz a musiche che evocano altri mondi, altre atmosfere, utilizzando, oltre agli strumenti classici, altri inventati da loro, costruiti con oggetti di tutti i giorni: una ruota di bicicletta, bacinelle colme d’acqua, una macchina da scrivere e altro ancora. Se volete saperne di più andate a visitare il loro sito
www.compagniadartedrummatica.it
Vi troverete le date dei loro concerti, i titoli dei loro cd (fra l’altro uno dovrebbe uscire a breve) e anche delle interessanti recensioni che vale proprio la pena leggere.

Il poeta…fuori dai canoni, in altro modo non saprei definirlo, è
Guido Catalano. Quando ho letto il programma di BE’ Bologna (http://www.pianurareno.org/?q=node/1446)
e ho visto il suo nome fra gli ospiti ho detto: ma guarda un po’…Perché di Guido Catalano ne parla frequentemente, e con apprezzamento,
Remo Bassini, nel suo Blog. E così ero molto curiosa di ascoltarlo.
Beh, mi è piaciuto, sì. Le sue poesie forse farebbero storcere il naso gli amanti di Erato, Euterpe e Talia, ma a mio parere hanno una loro forza, quella dell’ironia, delle similitudini assurde, di far sorridere, spesso con amarezza, però, il lettore. Senza dubbio è molto piacevole ascoltare l’autore mentre le legge. E comunque io, da brava bulemica della carta stampata, ho comprato un suo volumetto.
Anche per Guido c’è un sito. Eccolo:
http://www.guidocatalano.it

Per darvi un assaggio delle sue composizioni riporto qui, con il permesso dell’autore, la sua

La luna quella notte

La luna quella notte
era un morbido cacio
profumata come non mai

decine, centinaia
forse migliaia
di topi
guardavano in alto
guardavano e desideravano

un piccolo morso
si sarebbero accontentati
di un piccolo piccolo morso
di quel grande cacio
morbido, profumato

se tu fossi passata
di lì
quella notte
avresti veduto
migliaia di piccole teste
guardare all’insù

adorare
una luna di cacio
la notte


(Guido Catalano: “I cani hanno sempre ragione” Ediz. SEEd 3’edizione febbraio 2007)

Beh, le vedete, no, le piccole teste puntate al cielo? E forse un significato profondo c’è pure: Illusione e realtà. Quante volte siamo pure noi piccoli topi, soggiogati dalle apparenze e incapaci di cogliere l’essenza reale delle cose…

Come al solito termino questo post (ammappele, è venuto un po’ lunghetto…) con un you tube. Su chi? Ma su di loro, naturalmente: La Compagnia di Arte Drummatica!!!!
Dimenticavo: buona settimana a tutti!


http://www.youtube.com/watch?v=93oa6Bj_r-c

postato da: Soriana alle ore 12:41 | link | commenti (5)
categorie: piccoli e grandi schermi, palcoscenici
martedì, 17 luglio 2007

Di sonni senza sogni

Bob-photoL’Ambassador Hotel di Los Angeles è stato abbattuto recentemente,  Ben meno recentemente  è stata abbattuta, o meglio, battuta  quella parte di America che nella notte fra il 5 e il 6 giugno 1968 affollava i saloni di quell’albergo per ascoltare le ultime parole di un giovane senatore, probabile futuro presidente degli Stati Uniti d’America.
 
Varrebbe la pena, anzi vale la pena, di vedere il film “
Bobby” (regia di Emilio Estevez con Sharon Stone, Harry Belafonte, Anthony Hopkins, William H.Macy, Elija Woods, Demi Moore, Martin Sheen. USA 2006)
proprio per le ultime sequenze che rappresentano  quello scenario. Lo scenario della notte in cui i sogni sembravano potersi tutti realizzare. Lo scenario di sogni che, in quella stessa notte, si sono infranti.  I dieci, quindici minuti che concludono il film. I più belli, i più veri.
 
Ero un po’ delusa, ieri sera, mentre la pellicola avanzava e mostrava personaggi un po’ troppo buoni, un po’ troppo gentili, un po’ avulsi dalla realtà, a mio avviso. Non mi piace molto il termine “buonismo”, ma è proprio questo neologismo, che mi è venuto alla mente. Figure un po’ alla Frank Capra, insomma, ma senza quella sorta di ironia che distingueva i personaggi di quei vecchi film.
Ma poi sono arrivati quegli ultimi dieci, quindici minuti.
Quando Robert Kennedy giunge all’Ambassador, subito dopo aver appreso della vittoria alle primarie in California, e inizia il suo atteso discorso. Una scena corale, una perfetta rappresentazione della speranza, del sogno, degli ideali che allora erano radicati in una parte del popolo americano. Il salone affollato da persone che ascoltano con emozione le parole di un uomo in cui credono, perché pensano che il sogno, attraverso quell’uomo, possa finalmente realizzarsi. E poi.
E poi una pistola che spara e infrange il sogno. E le parole di Kennedy che scorrono in fondo allo schermo, mentre si susseguono scene di disperazione e di incredulità.
Ogni volta che un uomo si alza in difesa di un suo ideale o agisce per migliorare il destino degli altri, o combatte contro le ingiustizie, è come se provocasse una piccola onda di speranza che incrociando altre milioni di onde, e sfidando tutte le onde contrarie, formasse una corrente capace di abbattere i muri più resistenti dell'oppressione.
Queste, e altre parole. Ancora, purtroppo, estremamente attuali. Basterebbe sostituirne poche. Basterebbe sostituire alla voce Vietnam la voce Irak, ad esempio.

Giorni fa, su questo blog, mi interrogavo sugli eroi.
Ecco, non voglio affermare che Robert Kennedy fosse un eroe, anzi, non credo proprio che lo fosse. Non so neppure se avrebbe mantenuto le promesse fatte alla nazione, se ne avesse avuta la possibilità. La cosa su cui mi sono interrogata ieri sera, uscendo dal cinema, è un’altra. Mi sono chiesta: ma dove è finita quell’America? l’America delle marce contro la guerra del Vietnam, dove è finita? Anche oggi, come allora, ragazzi americani tornano alle loro famiglie rinchiusi nei sacchi.
Anche oggi, come allora, l’America, continua a a combattere una guerra sporca (ma quando mai, poi, la guerra è pulita…) anche se ufficialmente  è stato dichiarato anni fa che la guerra era cessata. Ma le proteste, dove sono finite le proteste, la rabbia, l’indignazione? L’America dei dreamers è entrata in agonia con l’uccisione di Martin Luther King, ed è morta definitivamente nella cucina dell’hotel Ambassador due mesi dopo?
Non so dare una risposta.
Credo che il popolo americano, credo che tutti noi occidentali abbiamo ucciso i nostri sogni giorno per giorno, e sì, c’entrerà anche l’11 settembre, e Bin Laden, e il terrorismo islamico.
Forse.
La verità, a mio avviso, è  che da decenni, ormai, ci siamo  ripiegati su noi stessi, viviamo un sonno senza sogni. Abbiamo barattato gli ideali con un presunto benessere, abbiamo coltivato la pianticella dell’egoismo e l’abbiamo fatta diventare un albero dalle profonde radici. I sogni, le speranze, possono creare ansia, tensione emotiva. Stiamocene dunque tranquilli, nonsentononparlononvedo. 
E in questo modo, però, rischiamo di essere solo strumenti per chi di sogni non ne ha mai avuti, se non quelli di accrescere sempre più il proprio potere.

I tasti, come mi capita spesso, mi hanno…preso la mano. Volevo parlare di un film. Ho finito col parlare d’altro.  Quando succede si dice che si fa  ot, mi sembra, in questo ancora per me oscuro linguaggio telematico. Ma non  sono sicura che si dica proprio così.

Due canzoni.
Una fa parte della colonna sonora del film, l’altra è dedicata in maniera particolare a Luci, perché proprio lei me l’ha ricordata in un suo commento.


http://www.youtube.com/watch?v=8Kd8xp86reY


http://www.youtube.com/watch?v=_FZF27Xl4Hk
postato da: Soriana alle ore 02:24 | link | commenti (5)
categorie: piccoli e grandi schermi
sabato, 07 luglio 2007

Di streghe, di film e di piccoli principi

P1030344(album personale)



Stanca stanca stanca, questa sera.

E pensare che cose da dire ne avrei.
Parlare dello Strega, per esempio. Ho visto per due minuti due la diretta televisiva su Rai Uno, la notte scorsa. Mi è bastato.
Non dico altro, ma se vi volete fare due risate (magari a denti stretti) andate a leggere qui:


satisfiction.blog.kataweb.it 

Il post che vi trovate me lo ha indicato poco fa un amico, e ho avuto la fortuna grazie a lui, di scoprire un blog proprio bello. Il che mi fa pensare che forse i blog sono meglio di tanti libri e giornali e trasmissioni TV.

Allo Strega, dunque, ha vinto
Ammaniti. Ma che sorpresa!!!!!! Ma chi lo avrebbe mai detto?????
Ecco, questo è il bello dei grandi premi letterari: che già da mesi prima si conosce il nome del vincitore, così tutti si mettono il cuore in pace e la sera della premiazione se ne possono andare al cinema (possibilmente non in una multisala, e per favore assolutamente non  del gruppo Medusa).

Al cinema io ci sono andata domenica sera. Cinema all’aperto, con sedie scomodissime, è vero, ma per me i cinema all’aperto sono una fra le più belle invenzioni del mondo. Posso vedere anche un film bruttissimo, ma quando sto lì sono contenta ugualmente. Magari distolgo lo sguardo dallo schermo e mi metto a guardare il cielo. E lassù, di sicuro, ne trovo sempre delle belle star…

Il film di domenica però brutto non è stato. “
Il mio miglior amico” è un film abbastanza carino, soprattutto nella prima parte. Poi alcune sequenze diventano un po’ troppo lunghe, alcuni avvenimenti un po’ improbabili, i personaggi troppo caratterizzati. E poi, è mai possibile che ogni volta che si affronta il tema dell’amicizia si tiri fuori e la volpe e la rosa e l’addomesticamento e tutto l’ambaradam del piccolo principe? E basta, no? Con tutto il rispetto per Antoine de Saint Exupery, è ora di cambiare…

Ecco, alla fine
Patrice Leconte, regista e cosceneggiatore del film, poteva essere un po’ più originale. Molto bravo come sempre Daniel Auteuil, mi piace proprio, quel tipo. In conclusione: un film carino, non da non

E ora mi piacerebbe parlare dell’amicizia e dell’assoluta importanza che questo sentimento ha per me.
Ma mi si chiudono ormai gli occhietti.
Rischierei di dire solo banalità.
E ne dico già abbastanza da sveglia.
Facciamo un’altra volta, o.k.?
Magari cominciate a parlarne voi, amici virtuali e non.
Anzi, vi chiedo proprio un piccolo aiuto: clickate e ascoltate…
perdere, ma che si può vedere.

 http://www.youtube.com/watch?v=6FMq0iDX1yE

P.S.: mi rendo conto che
1) ho dato forse l’impressione che non mi piaccia Ammaniti. Il che non è vero. Non ho letto “Come Dio comanda”, ma ho amato “Io non ho paura” e “Ti prendo e ti porto via”. Però “
Mal di pietre” della Agus è un gran bel libro… Ecco il perché della foto. Faccio finta che abbia vinto lei. E penso lo sia, un bel libro, anche Le stagioni dell’acqua, il romanzo di Laura Bosio, che però ancora non ho letto. Il suo romanzo mi aspetta a casa, con tanto di dedica dell’autrice… Che mi è anche simpatica.
 
2) ho dato poi forse l’impressione che il piccolo principe mi sia antipatico. Mica vero…E’ che è stato il libro di testo di francese alle superiori e…insomma, un piccolo motivo di rancore ce l’ho, nei suoi confronti…

3) ho senza dubbio dato l’impressione di non amare le multisala e quelle del gruppo Medusa in particolare. Beh, credetemi…è proprio così.





postato da: Soriana alle ore 01:35 | link | commenti (12)
categorie: piccoli e grandi schermi
giovedì, 14 giugno 2007

Vecchi film

locandinaSolo questo, in questa sera di metà giugno. Sono stanca e senza parole.
Spero vi piaccia.


http://www.youtube.com/watch?v=SFXVWX8UJVE
postato da: Soriana alle ore 01:15 | link | commenti (12)
categorie: piccoli e grandi schermi
domenica, 06 maggio 2007

Je ne regrette rien


locandinaAmo tantissimo andare al cinema. Ma non mi capita poi frequentemente di soddisfare questa passione. Non so perché, ma arrivo a sera che ho ancora tante cose da fare, e così mi lascio sfuggire tutti quei film che mi ero proposta di vedere, e amen, me ne sto a casa. Cosa eccezionale, quindi che negli ultimi dieci giorni ne abbia visti ben tre, di film. “La vita degli altri, bello, da non perdere, a mio avviso. “Cento chiodi”, da cui mi aspettavo tanto: invece, proprio non  mi ha deluso. Mi spiace, Olmi sarà anche un Grande Vecchio, ma a me, il suo,  è parso un film  dalla sceneggiatura disequilibrata: non mi ha convinto, mi ha annoiato.  Per concludere... si può anche perdere.
Poi, venerdì sera, una sera un po’ così, con malinconie e malumori, decido di andare a vedere “La vie en rose”. Ne avevano parlato in Holliwood party, su radio3, la sera prima, ne ero stata un po’ incuriosita, ma non più di tanto. Ma venerdì avevo voglia di musica, e forse, con una vena un po’ masochista, di accumulare più tristezza di quanto già non avessi. E così opto per lei, per il passerotto,  per la grande piccola Edith. Anche se in genere non amo film e sceneggiati che narrano vite di artisti e personaggi celebri.
E il film, da cui non mi aspettavo tanto, è stato invece una bella sorpresa. Ben diretto, con una narrazione che si svolge su diversi piani e con continui flash back che però non creano mai confusione nello spettatore. Molto toccante, dolorosa senza scivolare nel patetico, l’ultima parte del film dove la Piaf, impersonata da una bravissima Marion Cotillard, appare in tutta la sua fragilità: ricurva, tremante, sempre più piccola,  con pochi capelli, con le sue belle mani ora deformate dall’artrite. Ma ancora capace di cantare in maniera splendida l’altrettanto splendida “ Non, je ne regrette rien”. Canzone, questa, che può essere proprio una sorta di dichiarazione finale della cantante.  Devo confessare (vergognandomi un po’) che alla fine mi è scappata anche una lacrimuccia.
Certo che la vita della Piaf è stata segnata da moltissime vicende tragiche. Non so se si possa parlare di sfortuna: dopo tutto, quella bambina che ha passato parte della sua infanzia in un bordello,  è riuscita a diventare una grande, indimenticabile cantante. Ben peggiore poteva essere
quindi il suo destino. (A proposito, davvero brave anche le piccole attrici che interpretano la parte di Edith bambina).
E mi viene da fare anche una riflessione. La Piaf viene scoperta dal proprietario di un locale mentre si esibisce in una strada di Parigi, per racimolare qualche soldo. Da quel momento si apre per lei la strada che la porterà ai vertici di un successo che dura ancora oggi, a tanti anni dalla sua scomparsa.
Allora mi chiedo: oggi potrebbe ancora succedere questa specie di miracolo? Quando me ne vado in giro per le città mi capita di imbattermi in musicisti che a me sembrano bravi, meritevoli di palcoscenici ben diversi da un grigio pezzetto di marciapiede. Eppure se ne stanno sempre lì, da anni, con il loro sax, o la loro fisarmonica, o la loro chitarra. E sui palcoscenici, quelli veri, ci salgono altri, forse meno bravi. Un po’ come succede per la letteratura. Ma questo è un altro discorso.

E per concludere: Edith Piaf cantava "Je ne regrette rien". E io aggiungo, in tutta serenità e consapevolezza:  aussi moi... E vous, mes amie?

Non, je ne regrette rien
Paroles: Michel Vaucaire. Musique: Charles Dumont   1961

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait
Ni le mal tout ça m'est bien égal !

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
C'est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé !

Avec mes souvenirs
J'ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux !

Balayées les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien, qu'on m'a fait
Ni le mal, tout ça m'est bien égal !

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Car ma vie, car mes joies
Aujourd'hui, ça commence avec toi !



postato da: Soriana alle ore 01:35 | link | commenti (21)
categorie: piccoli e grandi schermi
sabato, 03 marzo 2007

Saturno contro

Saturno contro
L'ho visto l'altra sera, l'ultimo lavoro di Ozpetek. L'ho visto con un gruppo di amiche e i pareri sono stati (abbastanza) concordi. Anche se qualcuna ha parlato di idealismi un po' sdolcinati, in definitiva il film è piaciuto a tutte. Amore e amicizia. Separazioni che non si possono accettare,  condivisione del dolore.  Parole (condivisione, condividere), che personalmente considero fra le più importanti del vocabolario. Che fanno di amore e amicizia due sentimenti di ugual valore, di uguale intensità. Io, se condivido, amo.   Ecco, soprattutto la condivisione a mio parere il registra è riuscito a rappresentare molto bene. Anche per questo "Saturno contro" mi è piaciuto. Poi, certo: buona interpretazione di tutti gli attori, ottima colonna sonora, e certe inquadrature davvero incisive. Quella in cui a tutto schermo viene inquadrata la panca vuota del corridoio dell'ospedale, la ritengo stupenda.  Qualche sequenza  l'avrei invece eliminata, ma mica tutto può essere perfetto...Se avevo apprezzato molto "La finestra di fronte" quasi altrettanto ho apprezzato questo Saturno. Stranamente, invece, nessuna emozione per "Le fate ignoranti".
Se qualcuno volesse...condividere qui il giudizio su questo film, ne sarei felice.



SATURNO CONTRO


Ferzan Ozpetek torna a firmare un film corale come Le fate ignoranti. Una 'famiglia allargata' di trenta e quarantenni, amici e amanti, alle prese con le paure, le malinconie e le gioie delle loro esistenze arrivate a metà cammino.

Un gruppo di amici, che hanno attraversato la giovinezza negli anni ottanta e novanta, si ritrovano alla soglia dei quarant'anni a fare i conti con il senso e la tenuta della loro amicizia, dei loro affetti, della loro vita. Il tema della separazione, sia nell'amicizia che nell'amore, e  l'impossibilità di accettarla, li costringe a confrontarsi con i loro sentimenti, le loro emozioni e le loro paure più profonde. Come in una commedia dai toni talora tristi, spesso amari, la storia privatissima di questo gruppo di persone diventa indirettamente lo specchio di una società alla ricerca di nuove regole e nuove dinamiche relazionali.  Cosa succede se invece di nascondere, negare, rimuovere i cambiamenti sentimentali ed esistenziali, ci si trovasse a non celare più niente, a tirare fuori tutto, a confrontarsi collettivamente con i propri segreti, desideri, con la propria voglia di nuovi rapporti e sentimenti? Come si fa a superare le tensioni legate al cambiamento della propria vita? Come si fa a non separarsi mai anche quando tutto intorno a te ti chiede di farlo?  



Ferzan Ozpetek ha scritto la sceneggiatura insieme al fedele Gianni Romoli per raccontare le esistenze di tredici personaggi. Il fulcro intorno al quale girano i personaggi è costituito dalla coppia Antonio (Stefano Accorsi) e Angelica (Margherita Buy), sposati, lui lavora in banca ed è insoddisfatto, lei è una psicologa. Della 'famiglia allargata e non istituzionale' fanno parte: Davide (Favino), uno dei loro migliori amici, scrittore di romanzi per ragazzi, un uomo solido, equilibrato, il confidente di tutti; il suo attuale compagno Lorenzo (Argentero); l'amica e collega di lavoro di Lorenzo, Roberta (Ambra Angiolini) la meno stabile e più problematica; l'ex di Davide, Sergio (Fantastichini); l'amica storica di Antonio e Angela, Neval (Serra Yilmaz) e il suo ragazzo Roberto (Filippo Timi), poliziotto, poco integrato nel gruppo; Paolo (Michelangelo Tommaso), bisessuale, amico di Davide ma che ha una storia di sesso con Roberta; Laura (Isabella Ferrari), l'amante di Antonio; Vittorio (Luigi Diberti), padre di Lorenzo, che non accetta l'omosessualità del figlio, ma cambierà idea; Minnie (Lunetta Savino), seconda moglie di Vittorio e l'infermiera (Milena Vukotic), non ha nome, ma il suo personaggio è fondamentale ed è estremamente affascinata dal gruppo di amici e amanti. "Un ruolo meraviglioso che avrei voluto fare io", ha affermato Ozpetek. L'astrologia in tutto ciò c'entra poco ma certo il concetto di avere Saturno contro è basilare per capire la situazione che vivono i personaggi. Ha detto il regista: "Perché è il pianeta dei cambiamenti. Saturno ti costringe a tagliare i rami secchi, a scaricare le zavorre delle tante cose inutili della vita, dagli amici al lavoro, ti accompagna nel passaggio verso la maturità, come capita esattamente ai protagonisti del mio film"
postato da: Soriana alle ore 02:01 | link | commenti (9)
categorie: piccoli e grandi schermi