Ed eccomi qui, dopo qualche giorno di assenza, di cui tre, come preannunciato, trascorsi a rivitalizzarmi in quel luogo incantato che diviene la cittadina di Porretta Terme nei giorni in cui si svolge il Porretta Soul Festival. Bellissimo, entusiasmante, fibrillante, esaltante, eccitante, appassionante, elettrizzante, emozionante, inebriante…Troppi aggettivi? Beh, li merita tutti, il Festival ideato da Graziano Uliani, che è giunto alla sua 21’ edizione. Anche quest’anno non mi ha deluso, anzi, direi che mi è piaciuto particolarmente Non farò la cronaca delle tre serate, anche perché se volete potere vedere e ascoltare l’intera manifestazione QUI e io non riuscirei assolutamente a trasmettervi l’atmosfera che si crea in queste lunghe serate di luglio nel Rufus Thomas Park.
Fra le tante emozioni una non secondaria è che ci si ritrova con persone conosciute negli anni precedenti, e con le quali, durante l’anno, non si è avuto alcun rapporto: ma è come se ci si fosse viste il giorno prima, e non sembra proprio che siano passati dodici mesi. Ci si ritrova seduti negli stessi posti, anche vestiti nello stesso modo… E’ abitudinario, il popolo di Porretta…Basta un ciao, un abbraccio, una stretta di mano e si ricomincia, e non ci sono barriere alla comunicazione, né dovute all’età, né ad altro. La musica fa da collante, crea un filo rosso, una rete che ci avvolge tutti. Perché la musica ha proprio, forse unica fra le arti, questa grande capacità di unire persone anche totalmente diverse fra loro.
E così insieme abbiamo “vissuto” (perché lì, la musica la si vive) le esibizioni del gruppo francese di Captain Mercier ( vitalissimo e…energetico) e della splendida Mable John, e di Otis Reding III ( sì, proprio il figlio del grande Otis, e non è niente male, vi assicuro..) e della R.&B. Band di Austin Delone con le dolci e sorprendenti coriste (ma pure soliste) Sweet Nectar, e del grandissimo Henry Butler all’Hammond… E poi della incredibile, portentosa, Sugar Pie DeSanto, classe 1935, che mentre canta ( e come canta!) si muove sul palco come un folletto, fa capriole, salti…Ma chi gliela dà tutta quella energia??? E pensare che fuma, e anche parecchio (cosa, questa, che mi ha molto, molto consolato…).
Ma vorrei dare una rilevanza particolare a un coro Gospel d’eccezione, il D Avenue Boys Gospel Choir: bambini e ragazzi giovanissimi provenienti da un paese della Florida e che il pastore evangelista Joe Simon ( cantante di R.&B., vincitore anche di un Grammy nel ’71, mi sembra) ha raccolto togliendoli da situazioni estremamente disagiate. Ragazzi senza dubbio destinati a percorrere la strada del crimine, se non fossero intervenuti Simon e sua moglie, che li hanno fatti letteralmente innamorare della musica. Dovreste vedere i loro volti, mentre cantano, le faccine dei più piccoli… Traboccano gioia e entusiasmo: ascoltarli, vederli, ci ha commosso tutti. Ecco il potere della musica… Sarebbe ottima cosa che iniziative del genere nascessero anche in Italia, agendo sui tanti bambini e adolescenti a rischio che popolano il nostro Paese. Bishop Joe Simon sta pagando gli studi, a questi suoi ragazzi, e ha pagato loro pure il viaggio che li ha portati dalla Florida a Porretta. Eccoli, sono loro:
Come ho già scritto lo scorso anno, a parte lo spettacolo, è pure bello vedere tutti i partecipanti al festival girare per le strade del paese, vederli fare la spesa al mercatino artigianale, fermarsi a chiacchierare con chiunque rivolga loro la parola, con semplicità. Insomma si comportano, questi musicisti, come gente normale, come in realtà sono. Non si credono chissacchì, Si può dire la stessa cosa dei nostri cantanti più o meno famosi?
C’è stata, è vero, un’eccezione. Ospite della terza serata era Chaka Khan, una cantante di Chicago considerata un’icona da generazioni appassionate di musica R&B, ma pure di funk, jazz e hip hop e vincitrice di ben nove Grammy. Beh, saranno stati tutti quei Grammy, a darle alla testa, ma si è comportata in modo odioso.
Primo: non ha mai partecipato alle prove pomeridiane (a cui il pubblico ha accesso gratuito).
Secondo: non ha voluto assolutamente che il pubblico la riprendesse con video camere (e durante lo spettacolo si vedevano i poveri collaboratori di Uliani andare su e giù per le scalinate del parco per invitare a spegnere le apparecchiature, dato che non era stato fatto alcun avviso ufficiale…)
Terzo (e proprio questo noi, civile popolo di Porretta, non lo abbiamo tollerato): avrebbe preteso, la signora, come condizione sine qua non per cantare, che fra lei e il pubblico ci fossero le transenne. Che infatti sono state rapidamente sistemate davanti al palco. E altrettanto rapidamente sono state tolte: i fischi di protesta hanno convinto gli organizzatori che proprio non era il caso di lasciarle. Sono rimasti solo quattro carabinieri, due di qua e due di là dal palco. Che non si vedono mai, i carabinieri, in quella posizione durante il Festival… La signora ha cantato ugualmente. Ma che si crede, quella? Non conosce proprio come siamo,noi, seguaci del Festival. Mai nessuno è salito sul palco, se non invitato dai musicisti…
L’emozione è anche data dal fatto che il palco è bassissimo, e ci si può sedere per terra, a pochi centimetri da chi si esibisce. E non è mai, e dico mai, successo nulla…
E non è che poi il pubblico ha dimostrato di gradire tanto la sua esibizione. Un po’ perché senz’altro non c’era stata una buona partenza, un po’ perché quelle sue canzoni, con il soul, non avevano niente a che fare. Una che non trasmette nulla, mi ha detto uno degli organizzatori…
Ecco, avrei tanto voluto che fosse stato presente un altro artista, al posto della tipa sopra nominata. Eh, sì, avrei proprio voluto che ci fosse lui, il suonatore di organo Hammond, il componente più in vista di una band italiana, anzi, più precisamente varesotta: la Band Distretto 51!!!! Di chi si tratta??? Ma di Roberto Maroni!!!! E sapete perché mi è mancato tanto? Perché, se fosse stato ospite di Porretta, come tante volte è successo, avrebbe significato solo una cosa: che non faceva parte dell’attuale governo!!!! Non vi sembra che abbia una più che giusta motivazione il mio rammarico per la sua assenza????
Ora vi lascio con un po’ di musica, e con un ciao squillante. Vorrei pure mandare un saluto a Ana Maria e Ermanno di Trieste, a Ezio di Chiavari, a Alessandro di Torino (ragazzo eccezionale che per molte sue idee e stile di vita mi ha ricordato mio figlio) e a Filippo, promettente giovane fotografo bolognese: sono stati gli amici ritrovati in questa 21’ edizione del Porretta Soul Festival. A loro il mio arrivederci al prossimo anno, e, magari, anche prima, chissà…
Happy Day
(sono proprio quei ragazzi di cui vi ho parlato, a cantarla...)
non sentire parlare di :
bottiglie d’acqua dentro il duomo di Milano
Adriani Celentani che innalzano preghiere
condanne minimaliste date a torturatori
donne un po’ così paragonate a sante
sanità che ruba
beauty center per bimbe di sei anni.
Sperando di:
dimenticarmi per tre giorni dei tanti altri esempi di questa società in disfacimento….
me ne vado a ubriacarmi di musica.
Solo ritmo e vibrazioni.
Solo rigenerazione della mente e del corpo.
Solo non pensieri ma abbandono a note di percussioni e chitarre
e voci roche e acute.
Solo musica
…soul music, per essere esatti…
La foto questa volta è mal riuscita: peccato, perché loro, La Compagnia di Arte Dummatica, si meriterebbero molto di più. E quindi mi scuso, con loro e con voi.
Questa mattina mi sono svegliata presto (erano poco più delle 6) al rumore della pioggia. Già, finalmente la pioggia. Lo so che ci voleva. Eppure, egoisticamente, penso a quello che si usa dire: la prima pioggia dopo ferragosto si porta via l’estate. E per me è come se se ne andasse un pezzetto della mia vita. Comunque, ora, non piove più. E cerco il mio pezzetto di vita fra le foglie dell’edera che adornano il mio terrazzino.
Per fortuna ieri sera, invece, non è piovuto. Non avrei potuto altrimenti fare un suggestivo percorso costellato da suoni e parole e immagini sulle rive del fiume Reno.
Ieri, una giornata nera per me, come a volte capita, così, senza motivo. E quel reading sul fiume nella notte è stato una sorta di balsamo. C’era tutto quello che desideravo: il fiume, che amo tanto, il verde degli alberi che si intravedeva alla luce baluginante delle torce elettriche, la luna (solo un quarto un po’ sbavato nel cielo senza stelle, ma sempre luna, era) e musica, e poesia, e immagini fantasmagoriche sugli schermi piazzati lungo il percorso, attraverso le quali ognuno poteva vedere, poteva immaginare cose diverse. Magari anche leggervi il proprio futuro, come si può fare con le foglioline del the…
Dei vari artisti, tutti interessanti, che hanno partecipato a questo insolito spettacolo vorrei soffermarmi su due, in particolare.
Uno straordinario gruppo musicale (ma forse è riduttivo l' aggettivo musicale) e un poeta fuori dai canoni. Una cosa, fra l'altro, li accomuna.: di loro ho saputo attraverso Internet, questa rete che avviluppa e dona sorprese e crea incontri e amicizie e alla quale sarò sempre grata.
Allora: il gruppo è la Compagnia di Arte Drummatica. Ho conosciuto prima virtualmente il loro sax, che si occupa anche delle percussioni e non solo, nel forum di Fahrenheit, poi Matteo Gabutti l’ho incontrato di persona al Festival letteratura di Mantova, che proprio di Mantova è, Matteo.
Un gruppo originalissimo, che miscela con estro sonorità jazz a musiche che evocano altri mondi, altre atmosfere, utilizzando, oltre agli strumenti classici, altri inventati da loro, costruiti con oggetti di tutti i giorni: una ruota di bicicletta, bacinelle colme d’acqua, una macchina da scrivere e altro ancora. Se volete saperne di più andate a visitare il loro sito www.compagniadartedrummatica.it
Vi troverete le date dei loro concerti, i titoli dei loro cd (fra l’altro uno dovrebbe uscire a breve) e anche delle interessanti recensioni che vale proprio la pena leggere.
Il poeta…fuori dai canoni, in altro modo non saprei definirlo, è Guido Catalano. Quando ho letto il programma di BE’ Bologna (http://www.pianurareno.org/?q=node/1446)
e ho visto il suo nome fra gli ospiti ho detto: ma guarda un po’…Perché di Guido Catalano ne parla frequentemente, e con apprezzamento, Remo Bassini, nel suo Blog. E così ero molto curiosa di ascoltarlo.
Beh, mi è piaciuto, sì. Le sue poesie forse farebbero storcere il naso gli amanti di Erato, Euterpe e Talia, ma a mio parere hanno una loro forza, quella dell’ironia, delle similitudini assurde, di far sorridere, spesso con amarezza, però, il lettore. Senza dubbio è molto piacevole ascoltare l’autore mentre le legge. E comunque io, da brava bulemica della carta stampata, ho comprato un suo volumetto.
Anche per Guido c’è un sito. Eccolo: http://www.guidocatalano.it
Per darvi un assaggio delle sue composizioni riporto qui, con il permesso dell’autore, la sua
La luna quella notte
La luna quella notte
era un morbido cacio
profumata come non mai
decine, centinaia
forse migliaia
di topi
guardavano in alto
guardavano e desideravano
un piccolo morso
si sarebbero accontentati
di un piccolo piccolo morso
di quel grande cacio
morbido, profumato
se tu fossi passata
di lì
quella notte
avresti veduto
migliaia di piccole teste
guardare all’insù
adorare
una luna di cacio
la notte
(Guido Catalano: “I cani hanno sempre ragione” Ediz. SEEd – 3’edizione febbraio 2007)
Beh, le vedete, no, le piccole teste puntate al cielo? E forse un significato profondo c’è pure: Illusione e realtà. Quante volte siamo pure noi piccoli topi, soggiogati dalle apparenze e incapaci di cogliere l’essenza reale delle cose…
Come al solito termino questo post (ammappele, è venuto un po’ lunghetto…) con un you tube. Su chi? Ma su di loro, naturalmente: La Compagnia di Arte Drummatica!!!!
Dimenticavo: buona settimana a tutti!
Nella foto:
Jimmy McCracklin
classe 1921, compirà 86 anni il prossimo agosto!!!
E il lunedì mattina rimangono i manifesti già scoloriti dal sole, i visi stanchi dei camerieri dei ristoranti che sono stati aperti per quattro sere fino a tarda notte, i sospiri di sollievo degli ospiti dello stabilimento termale che non ne potevano proprio più della confusione di questi ultimi giorni.
E nient’altro, rimane?
No, rimane altro ancora, sicuramente.
Rimangono le vibrazioni del suono degli strumenti e delle voci dei cantanti, che si sedimentano anno su anno nelle pietre delle case e le rendono vive.
Rimangono le note di un sax o di una chitarra basso annidate nell’animo, rimane la gioia di aver condiviso con tanti uno spettacolo esaltante.
Rimane, e rimarrà a lungo nella memoria, il ricordo di questa bellissima ventesima edizione del Porretta Soul Festival, tribute to Otis Redding.
Potrei elencare tutti gli artisti che sono saliti sul palco allestito nel Rufus Thomas Park, potrei dire chi a mio avviso è stato migliore. Ma rischierei di far torto a qualcuno, dimenticando qualche nome. E anche il mio giudizio sarebbe tutto sommato inattendibile, perché non sono un’esperta. Amo enormemente la musica soul, il Ritme&Blues, ma in maniera istintiva, non sono in grado di dare giudizi tecnici.
Mi limiterò quindi a dire che tutti gli artisti sono stati grandi, hanno dimostrato una generosità verso il pubblico davvero encomiabile, che non sempre si riscontra nei musicisti e cantanti nostrani. Accettando tutte le richieste di “one more time”, nonostante grondassero di sudore e fatica. Tutti, nessuno escluso. E anche della loro semplicità, vorrei dire. Chi, delle nostre superpagate star, si siederebbe sui gradoni di cemento, pubblico fra pubblico, senza darsi nessuna importanza? E invece molti di loro se ne stavano proprio in mezzo a noi, scambiando parole con vicini sconosciuti, mangiando la piadina (orribile) che era in vendita allo stand gastronomico. E loro, star, lo sono veramente…Gente che nella storia di questo genere musicale ci rimarrà per sempre.
E ancora: il pubblico.
Quello che mi colpisce ogni anno è il pubblico, composto di persone di ogni età, giovanissimi e ottantenni, tutti con lo stesso entusiasmo, con l’uguale desiderio che lo spettacolo duri il più a lungo possibile, con la stessa voglia di ballare, di ricaricarsi attraverso la musica.
Con tanti ci si ritrova. Come ritrovare un amico, anno dopo anno. Magari si riconoscono solo i volti, non ci si è scambiati mai una parola, ma ci sorridiamo, incontrandoci. E, cosa buffa, ognuno riprende quasi lo stesso posto che ha occupato gli anni precedenti.
Vorrei che anche Luca, il prossimo anno, adottasse questa abitudine, mi piacerebbe rivederlo: Luca è un ragazzino di Bologna di appena undici anni, che sabato sera (la serata veramente clou, con il finale reso incandescente dai Blues Brothers) era seduto vicino a me. Un ragazzino in gambissima. Il suo entusiasmo era quasi contagioso. Sa tutto, lui, sui gruppi musicali che si sono avvicendati sul palco quella sera.
Se ne stava lì, con il bel faccino che sprizzava gioia, stringendo fra le mani un quadernetto pieno di autografi. Ma a parte questa sua passione per questo tipo di musica (cosa abbastanza rara, credo, nei suoi coetanei), di Luca mi ha colpito la sua educazione ( c’erano abbastanza grazie, prego, scusi, nei suoi discorsi, cosa, questa, ancora più rara e che io non reputo solo un pedissequo adattarsi al galateo), ma ancora di più mi ha colpito positivamente il fatto che quando gli ho chiesto se gli piacessero leggere, il suo viso si è illuminato maggiormente, e mi ha risposto con un sì squillante.
Luca comincerà a frequentare la prima media il prossimo settembre. Da tempo studia da bassista. Voglio fare un augurio, a Luca, anche se probabilmente non mi leggerà. Ma è un augurio che gli faccio di tutto cuore: che, se la passione per la musica continuerà, fra dieci anni lui possa essere al Porretta Soul Festival, ma non in mezzo al pubblico, ma sul palco. E gli auguro soprattutto di continuare ad essere la brava persona che è ora.
Mi sono dilungata un po’ troppo. Notizie sullo svolgimento del Festival non ne ho date molte, in verità. Mi sento un tantino intimidita a parlare di cose di cui non sono esperta. Però, chi volesse vedersi, da casa, tutte le serate della manifestazione può entrate nel sito il cui link incollo qui sotto. Può essere emozionante anche così. Non come esserci, è logico…
Ah, spero che mi permettiate una piccola malignità: Per la prima volta Roberto Maroni ha lasciato che la sua band Distretto 51 venisse da sola a Porretta. Lui, no, non c’era. Era stato assente dal Festival solo durante i cinque anni in cui ha ricoperto la carica di ministro. Che sia stato perché, candidatosi alle recenti amministrative della cittadina emiliana, non ha ottenuto neppure un voto? Mah…Peccato, perché come musicista è valido. Per il resto…Beh, lasciamo perdere…
E ora una canzone sempre presente al Soul music. Una canzone che non mi stancherà mai, dovessi sentirla dieci volte al giorno per tutto il tempo che mi rimane da vivere. Buon ascolto! E buona settimana!
Un tramonto sul Missisipi: ecco cosa rappresenta questa foto. Bella, no? Mi piacerebbe potere entrare in quell’atmosfera magica, starmene pigramente a guardare il sole che se ne va, a bordo di un lento battello, mentre una nera musica struggente, o fiammante, accompagna il mio viaggio. Ma tutto questo è solo un sogno.
Però, i sogni, anche se in minima parte, a volte si possono realizzare.
Allora non sarà il Missisipi, non sarà il battello, è vero. Ma sarà musica, questo è certo. Perché sono in partenza per il Porretta soul Festival!!!! Tre giorni traboccanti della migliore musica soul, in cui mi ricaricherò di energia, come se ingurgitassi litri e litri di integratori energetici. Perché a me la musica, e questa in particolare, fa questo effetto.
Mi rilasserò, mi scatenerò, starò benissimo, insomma. D’altra parte è ormai un rito, per me, partecipare a questa manifestazione. Non potrei proprio rinunciarvi. Qualcuno che mi legge sarà presente? Sarebbe simpatico incontrarci…
Presente sarà di sicuro l’ex ministro Roberto Maroni. Con il suo gruppo, il Distretto 51, dove lui sta all’organo Hammond. Ed è anche bravo. Ecco, per me Maroni è una sorta di mistero. Un ossimoro vivente. Ma come fa uno che ama questa musica e la suona con passione, appartenere a un partito come la Lega? Ogni anno mi avvicino a lui per chiederglielo. Ogni anno, poi, lascio perdere…Lo farò questa volta? Ma, non so… Meglio tenermi l’interrogativo, forse.
Chi volesse saperne di più su questo imperdibile Festival vada su www.porrettasoul.it
E qui sotto uno dei più famosi pezzi di musica soul (anche se i Blues Brothers sono bianchi, sono sempre grandissimi…).
Coriandoli di sole sui tavolini,
fra birre e sigarette.
Due ragazzi occhi innocenti,
ferri sul volto,
disarmante sorriso
e il soul che esplode nella piazza.
Grigi malpensanti ipocriti si alzano
dalle loro camomille tiepide,
teste oscillanti in un muto rimprovero,
se ne vanno nei loro lussuosi tuguri
senza suoni.
Due ragazzi occhi innocenti
giocano la musica e le mani
danzano vibrano libere di gioia
liberi loro da sguardi d’odio o compassione.
Il piccolo magrebino trotterella incerto,
due caramelle appiccicose dona
e ride di un riso fatto di riccioli neri
e bagliori di ciglia.
Due ragazzi occhi innocenti
la musica nelle vene e altro, forse,
con voce dolce ringraziano il bambino.
Arriva il padre, divide in tre una birra. Speranze
e sogni ora, lì, davanti al Memphis Train Cafe.
E il soul filma la scena.
…ovvero: le rose e le spine della diretta.
Insomma, ‘sta cosa è andata. Un po’ così, un’intervista piccina piccina picciò. Non un falò, ma la fiammella di un fiammifero. Ma, mi si insegna, anche se mica la condivido, questa affermazione, che l’importante è esserci. Però è stato ugualmente divertente.
Cronaca di un giorno comunque speciale
Giù dal letto all’alba: l’unico treno che ci può portare a Cervia parte alle 7,58. Alle 9 i treni, in perfetto tempismo, si fermeranno. Sciopero, già, proprio oggi. E io ho sempre un risveglio molto lento: per rendermi conto di chi sono mi servono due caffé, due sigarette, una doccia molto lunga, musica in sottofondo, una sbirciata alla posta, una mail di buongiorno da leggere e da spedire… Poi, forse, sono in grado di ricominciare a pensare. Per cui la sveglia suona alle sei, questa mattina. La mattina del giorno fatale. La mattina di questo venerdì 13 aprile (un solerte amico mi aveva fatto notare che non era proprio una data delle più fauste…) in cui uno dei sogni della mia vita sta per avverarsi: Marino Sinibaldi, proprio LUI in persona, mi intervisterà a Fahrenheit!
Il sole già abbraccia la città, mentre ci avviamo verso la stazione. Si respira aria d’estate. Il libro…l’ho preso, il libro? Sì, dice Maria, l’amica che mi è venuta a trovare da Roma, tranquilla, l’hai nella borsa…
Il treno attraversa una campagna avvolta nella nebbia. Ehi, ma dove è finito il sole?
Un gentile signore dipendente di Trenitalia attraversa gli scompartimenti per avvisare la gentile clientela viaggiante su Trenitalia che il treno non proseguirà oltre Ravenna.
E che non ci sono mezzi per raggiungere Cervia, in mattinata.
Il taxista ravennate non sa bene dove siano i Magazzini del Sale, a Cervia. Ferma l’auto (non ferma il tassametro), scende, entra in un bar, si informa. Ho l’impressione che si sia bevuto anche un caffé, e magari si sia mangiato pure un bombolone, ma si sa, per un taxista, mantenersi sveglio, è essenziale…
Ma finalmente, eccoci arrivate. Ecco il Luogo dove avverrà l’EVENTO!!!!
Beh, a parte gli scherzi, il posto è magnifico. Una location così bella credo che Fahrenheit non l'abbia mai avuta. Le pietre rosse che ricoprono le pareti trasudano ancora sale, i soffitti sono altissimi, gli ambienti spaziosi e pieni di luce. Sembra di essere in una cattedrale.
Con Marino visitiamo il museo del sale, il custode ci riempie di notizie, Marino ascolta memorizza incalza con le domande. Insomma già sta preparando la trasmissione. E io penso quando incalzerà me, di domande…Beh, non esattamente. So come vanno le cose, quando Fahrenheit gioca fuori casa. Gli ospiti saranno tanti, il tempo verrà divorato da milioni di parole…Insomma…beati i primi, più che gli ultimi…
Davanti ai magazzini stanno allestendo un banchetto di Emergency. Sento dentro quella rabbia, quel rovello che mi accompagna da un po’ di giorni. Devo scriverne, devo parlare sul blog di quello che sta succedendo a Gino Strada e ai suoi collaboratori, mi dico. E’ che è difficile. Per ora mi limito a comprare una maglietta, l’ennesima con il loro logo. Vado in bagno e mi cambio. Salirò con quella, sul palco. Un’inezia, lo so. Ma l’unico modo che ho, in questo momento, per esprimere quello che provo.
Ed ecco che si comincia. La mitica sigla e poi…via! Il sindaco, il direttore del museo, due salinari, il presidente dell’associazione degli albergatori, i ragazzi di una scuola alberghiera, un micro spettacolo di burattini, e tanti tanti tanti ospiti che si succedono, ma pare solo a me, con una lentezza esasperante. E che parlano parlano parlano. Poi l’interruzione per il giornale radio. Ecco, ormai sono le cinque, è alle cinque, vero?, chiedo a Susanna Tartaro, la curatrice del programma. Ma ci sono ancora altri ospiti. Però, stranamente, mi è passata l’ansia. Vedo arrivare Mariangela Gualtieri e mi avvicino per salutarla e parlare un po’ con lei. E’ una persona straordinaria, molto dolce e gentile, una grande poetessa, un’ottima attrice. Sento Sinibaldi che annuncia i prossimi ospiti, mi sembra che dica la parola scrittori...ma non ci faccio troppo caso. Poi con la coda dell’occhio vedo che si sbraccia nella mia direzione, mentre Susanna corre verso di me. Dai, sali! Quasi mi inciampo, salendo i gradini laterali del palco…quasi non vedo dove devo sedermi…E poi…e poi è già finita…Il gruppo musicale ha iniziato l’ultima canzone del programma. Gli ospiti, Grazia Verasani, Gianluca Morozzi, Giorgio Pozzi, Leonardo Polverelli e Milvia Comastri lasciano il palco.
Le poche parole che ho detto le ho poi riascoltate sul file della registrazione che mio figlio mi ha spedito. Tanto rumore per (quasi) nulla.
Ma sono contenta, ugualmente.
La giornata è stata bellissima, “vedere” la "mia" radio è sempre emozionante, ho conosciuto altre belle persone, ho rivisto amici cari, ho provato il… brivido della diretta. Cosa posso volere di più?
E inoltre: cena al Circolo dei Pescatori La Pantofola, proprio lì, sul canale. Un ottimo fritto (ho abitato per 34 anni al mare, e so giudicare abbastanza) per la strabiliante cifra di 8 euro, pigiate attorno a un tavolaccio insieme con persone che non conoscevamo, ma con le quali è nata all’istante quasi un’amicizia.
E poi, dulcis in fundo: l’imperdibile eclettico fantastico bravissimo straordinario Stefano Bollani in concerto!!!!!!
Alex, il mio figliolino, che da Santarcangelo di Romagna, dove abita, ci ha raggiunto a Cervia in serata, ci riaccompagna a Bologna.
Insomma: il mio giorno di minuscola gloria, è finito veramente in gloria.
Troppo stanca per aggiornare il blog, troppo stanca per rispondere ai commenti e alle mail me ne vado a dormire.
Sabato in giro per Bologna con Maria e Daniela, un’amica di Napoli.
E solo ora, a ben più di ventiquattro ore di distanza, sono riuscita finalmente a farvi una cronaca fra l’ironico e il serio di questa mia avventura.
Buona notte, signore e signori. Qualcuno spenga la luce, per favore.
ll concerto inizia con la lettura di una poesia di Erri De Luca, "Naufragi." E questo è già un buon inizio. Gianmaria Testa è anche un buon lettore, oltre a essere un ottimo cantautore, coadiuvato, ieri sera, da più che valenti musicisti. D’altra parte lui ha sempre collaborato con i grandi, qualche nome a caso: Fresu, Rava, Pietropaoli.
Il teatro è piccolo, e neppure troppo affollato. Pur avendo prenotato solo poche ore prima dello spettacolo, siedo in prima fila, posizione centrale. E pensare che il prezzo del biglietto non è elevato, a paragone di quanto si paga per assistere a concerti di altri cantautori. Forse al grandissimo pubblico Testa non è ancora molto conosciuto, sebbene abbia avuto grandi riconoscimenti dalla stampa specializzata. E’ invece un grande beniamino dei Francesi. Eh, già: sempre così. Vuoi mettere con Gigi d’Alessio????
Il tema del concerto è la migrazione, i migranti. Le carrette che affondano, i mari scuri attraversati dai diseredati, dagli scacciati da guerre dimenticate. Canzoni, parole, tratte dall’ultimo cd uscito nell’ottobre 2006: “Da questa parte del mare”. E Gianmaria Testa, presta questa sua voce calda e velata, che negli anni è diventata ancora più ricca e profonda, a coloro cui voce è negata. Anche se lui dice: “Non ho scritto per loro, non ne sarei capace. Ho scritto per me, e per quelli che, come me, stanno da questa parte del mare”.
Per noi, quindi, ha scritto e canta queste sue canzoni Gianmaria: perché impariamo a vivere la differenza come valore, perché ci ricordiamo che pure noi siamo stati migranti, vessati, umiliati, rifiutati. Così come lui ci racconta nella splendida
“Ritals”
Eppure lo sapevamo anche noi
l’odore delle stive
l’amaro del partire
lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un’altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alle vetrine
il tiepido del pane
e l’onta di un rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
e sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell’offesa
e un abitare magro e magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alle vetrine
e il tiepido del pane
e l’onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto.
Sì, pure noi lo sapevamo. Non dimentichiamocene.
Bel concerto, dunque.. E bellissimo cd, questo “Da questa parte del mare”. Ancora una volta Gianmaria Testa non ha deluso. Alla fine piovono applausi, fischi di entusiasmo, richieste di bis. Accolte, queste ultime, con generosità: altri quattro brani. Poi, con un sorriso, il cantautore saluta e le luci si accendono in sala.