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mercoledì, 02 luglio 2008

Non sarete mica imperturbabili?

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Due domandine facili facili… Perché a volte bisogna anche essere leggeri…se si vuole sopravvivere…

Allora, ecco la prima domandina:

Cosa è che vi fa veramente…incazzare (permettetemi questo termine, ma se preferite sostituitelo con un più elegante inalberare….che rende meno, però…)? Non mi riferisco a quando vi viene la pelle d’oca, la nausea, la voglia di emigrare in un altro pianeta, dopo aver sentito le parole dei politici, o aver letto i quotidiani…
O.
O.
O. 
No, vorrei sapere quali sono le cose che vi fanno arrabbiare fra le  piccole, banali, vicende quotidiane…. Quelle che a volte scatenano il nostro istinto omicida, subito, per fortuna, represso.  Tanto, sono sicura che ce ne stanno, di ‘ste cose…

Seconda domandina:

e quali piccole, piccolissime, casuali  cose, al contrario,  vi mettono di buon umore,  vi illuminano una giornata, vi portano gli angoli delle labbra all’insù?  Sono sicura che anche di queste cose ce ne stanno.
Magari meno, ma ce ne stanno.

Vogliamo fissare un numero? Diciamo…cinque?
Ecco: mi aspetto dunque un elenchetto di cinque cose….grrrrrr e di cinque cose... ooohhhh.
Se non ci sarà nessuna risposta, sarò costretta a pensare che siete imperturbabili alle piccole cose…
Mo’ vi aspetto. Eh...eh...


Già, dimenticavo la colonna sonora…
Allora, visto che luglio incombe su di noi con tutto il suo splendore, che ne direste di recarci

Tutti al mare?

e per chi non ama il mare, c’è sempre un’alternativa: ci sono le
Montagne verdi
postato da: Soriana alle ore 00:28 | link | commenti (27)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
giovedì, 15 maggio 2008

In attesa della seconda parte di Cose di Fiera...





P1060618Come si dice dalle mie parti...mi ha preso una botta di sonno. E il post che avevo pensato di scrivere slitta di un giorno. E pure le risposte ai vostri (BELLISSIMI!!!!) commenti. 
Solo una "cosa" di fiera, quindi, ma bella, però...E poi una piccola fotogallery...
La bella signora che sta davanti al canonico leggio di Fahrenheit riservato ai poeti si chiama Daniela Gullotta. E' una mia cara amica, viene da Napoli, è una divoratrice di libri ( proprio come Firmino , di cui vi parlerò domani) ed è la vincitrice assoluta del concorso di poesia dorsale indetto dalla Fiera del libro di Torino e lanciato da Fahrenheit.  Un concorso che si basa sulla ricerca giocosa di titoli di libri, che, messi insieme, creino una poesia.  Dorsale perchè i titoli sono pescati dai dorsi dei libri che stanno allineati nelle nostre librerie. Un concorso per malati di lettura, insomma, proprio come siamo Daniela e io e le centinaia di persone che hanno partecipato a questa simpatica gara.  Se siete curiosi di leggere la poesia di Daniela eccola qui sotto.



LA SPARIZIONE
di Daniela Gugliotta

Prima di sparire dal balcone del corpo,
mi chiedo quando ti mancherò.
Un giorno saprai come non ci si difende dai ricordi.
Un giorno saprai come sono andate le cose:
In una notte come questa sono diventata invisibile,
scomparsa nel nulla come in una stanza buia, come dentro la notte.


Libri utilizzati:
“La Sparizione” di Emilia Santoro (Manni)
“Prima di sparire” di Mauro Covacich (Einaudi)
“Dal Balcone del Corpo” di Antonella Anedda (Mondadori)
“Mi chiedo quando ti mancherò” di Amanda Davis (Terredimezzo)
“Un giorno saprai” di Jennifer Vanderbes (Mondadori)
“Come non ci si difende dai ricordi” di Nico Naldini (Cargo)
“Come sono andate le cose” di Fabio Carpi (Aragno)
“In una notte come questa” di Ellen Sussman (Sonzogno)
“Sono diventata invisibile” di Lucy Cavendish (Cairo)
“Scomparsa nel nulla” di Petra Hammesfahr (Tea)
“Come in una stanza buia” di Luigi Villa Freddi (Lampi di Stampa)
“Come dentro la notte” di Giacomo di Witzell (Manni)ù

Bella, vero?  Beh, io sono stata felicissima che abbia vinto Daniela...Sono stata proprio orgogliosa di lei. Fra l'altro Daniela insegna inglese in un istituto superiore, ma coinvolge sempre i suoi ragazzi in attività di lettura fuori dalla scuola, portandoli ad incontri con autori e ad altre manifestazioni letterarie. E sembra che gli studenti siano entusiasti. Ecco un modo intelligente per fare continuare ad amare la lettura anche dopo i quattordici anni, attraverso la conoscenza diretta degli autori.

E ora un po' di foto.
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Dario Fo e Marino Sinibaldi nello spazio Rai della Fiera del libro di Torino venerdì 9 maggio 2008. Se dipendesse da me io darei il Nobel anche a Marino...










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Susanna Tartaro, Michele De Mieri, Rosa Polacco.Senza di loro come si potrebbe fare...Fahre?








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Luca Damiani: dal lunedì al venerdì (ma in fiera anche sabato e domenica) alle 14 su Radio3 conduce il Terzo anello musica, proponendo suoni di ogni parte del mondo. E lì a Torino direi che ha superato se stesso...E poi è una persona gradevolissima.






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Flavio Soriga: un giovane ma già affermato autore.  Sardo, italiano, europeo, come amava definirsi  lo scrittore Sergio Atzeni.  Di lui ho letto Nero pioggia, che vi consiglio vivamente.  Ne sentii leggere un brano due anni fa da Lella Costa e me ne innamorai. E vi consiglio pure il suo ultimo: Sardinia blues, che comprerò prossimamente.









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Fabio Geda: Bravissimo autore (dovete assolutamente leggere il suo: Alla fine del viaggio ho sparato agli indiani), simpaticissimo, impegnato nel sociale, che volete di più?










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Ernesto Ferrero: sempre vestito da padre della sposa, sempre con la faccia da cagnone buono, ancora non ho deciso se mi sia simpatico o antipatico. Dipende dai momenti, miei e suoi, naturalmente...Ah, per chi non lo sapesse lui è uno dei due capoccia della fiera.





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e per finire questa è l'insegna di una pizzeria che è vicino all'albergo in cui alloggiavo: ma vi sembra che questo sia il nome da dare a una pizzeria?  Mah... sono strani certi pizzaioli torinesi....









Questa sera ho sentito che è cominciato il Giro d'Italia. Anzi, c'è già stata la quinta tappa...
Ora non lo seguo più, ma ricordo che quando ero piccola non ne perdevo un giorno.  Alla radio, che il televisore mica lo avevamo, e forse non c'era ancora. Ascoltavo la cronaca serale, verso le otto, più o meno, e il Giro sarà per me sempre legato al profumo delle zucchine che mia madre friggeva per cena, a quella certa luce  morbida che il sole morente faceva entrare dalle finestre e che ora mi sembra non ci sia più, al garrire (si dice così?) delle rondini che riempiva l'aria. E anche le rondini è un po' che non le sento... Eh...signori miei, non ci sono più i Giri di una volta...
Ah, una cosa ancora. Io tenevo per
  Bartali     Buon ascolto!
mercoledì, 14 maggio 2008

Cose di Fiera 1' tranche

P1060925Immagino che ora che sono tornata dovrei scrivere un bel resoconto sulla Fiera del libro.
Parlare di scrittori, di atmosfere, di eventi, libri, editori, eccetera eccetera eccetera. Ma altri lo hanno fatto meglio di quanto possa fare io. qui, per esempio: Letteratitudine: Fiera del libro di Torino fra polemiche e bellezza
E poi, che volete che vi dica. Forse non ho più l’età per queste cose. Le sinapsi o quelle cose lì, insomma, che dovrebbero connettere le comunicazioni e trasformarle in pensiero, devono aver preso acqua, e la ruggine le ha colpite. Le comunicazioni arrivano, non trovano nessuno in grado di elaborarle e se ne vanno…Sciao…
Beh, non è proprio così tragica la situazione, ma certo è che in testa, dopo cinque giorni di Fiera, mi rimane una bella confusione, detta anche, in termini colloquiali, un gran casino.
Allora mi limiterò a riportare qualche osservazione, qualche domanda che mi sono posta, qualche riflessione, qualche discorso sentito in giro. Poi nel post di domani magari parlerò anche dei libri che ho acquistato o che mi sono stati regalati, o che, pur non avendoli acquistati mi hanno incuriosito. E anche di una mia amica napoletana che ha vinto il primo premio di un concorso simpatico e singolare. E delle persone che ho conosciuto o che ho rivisto con molto piacere.
Ma ora ecco di che scrivo:
ho sentito che un quotidiano riportava in prima pagina questo titolo: Torino: piazze piene d’odio, Fiera vuota di gente. Questo più o meno diceva.  Beh, che fosse vuota, la Fiera, non mi è sembrato proprio. E non mi è sembrato neppure, come i giornali hanno scritto, che fosse blindata. Senza dubbio vi era più polizia rispetto agli altri anni, ma da qui a parlare di assedio e simili ce ne vuole…Ah, sì, c’erano molti rappresentanti della Guardia di Finanza, che mica ho capito che ci stavano a fare.
Comunque, anche se ora il mio tono è leggero, devo dire che per cinque giorni ho avvertito un senso di colpa,  e sono seria, mentre lo scrivo. Sono ancora convinta che invitare lo Stato di Israele come paese ospite proprio nel sessantesimo anno dalla sua fondazione sia stato un errore e, pur non avendo preso una posizione sulla questione del boicottaggio, se fossi stata coerente me ne sarei dovuta stare a casa. Ecco il motivo del mio senso di colpa. Ma non sempre riesco a essere coerente.

Cose che mi hanno colpito:
Un editor della Mondadori, in un incontro dedicato agli scrittori esordienti, ha detto che le case editrici, piccole, medie o grandi che siano, leggono una minima parte dei manoscritti che vengono loro inviati e che la scelta di aprirne uno è puramente casuale (sic). E ha anche aggiunto che non è opportuno inviare il proprio manoscritto a tanti editori, al massimo a due, ha detto. Allora io ho pensato che sperare che qualcuno cui hai mandato il tuo lavoretto tutto bello in ordine ti legga  (non  che ti pubblichi, che sarebbe troppo, ma che solo ti legga) è un po’ come comprare un solo grattaevinci e  sperare di trovare sotto la vernicetta  il premio milionario. Praticamente un miracolo. Mi piacerebbe sapere che ne pensate….

Non ho mai visto tante scuole come quest’anno. Di tutti i gradi: dalle materne alle superiori. Ecco quello che ho notato: i ragazzi più piccoli, dalla scuola materna alle medie, sembravano interessati ai libri, si avvicinavano agli stand, osservavano incuriositi, toccavano, sfogliavano. Quelli delle superiori se ne stavano fuori, spaparanzati al sole, ingurgitando hot dog e coca cola con il cellulare permanentemente incollato all’orecchio. E diversi dicevano: Se il prof ci cerca chi se ne frega…
Vorrei sapere perché a un certo punto i libri hanno smesso di interessarli…

Davanti alla Sala dei cinquecento, domenica pomeriggio, c’era una ressa enorme. Si riusciva ad attraversare con fatica. Alle quattordici iniziava infatti un incontro con Marco Travaglio e Michele Santoro. Ora, senza togliere nulla ai due personaggi, mi sono chiesta se la stessa folla ci sarebbe stata se Travaglio e Santoro fossero stati solo due giornalisti della carta stampata, solo due scrittori. Mi sono risposta di no: perchè, secondo me, una gran parte della gente che se ne stava lì, ammassata come sardine, c’era perché Travaglio e Santoro sono anche personaggi televisivi. Chissà in quanti hanno letto i libri di Travaglio?, mi sono chiesta.
Già, la televisione…Come sabato…Quando è terminata Fahrenheit è arrivato alla spazio Rai, il conduttore di Mi Manda Rai3, che non ricordo come si chiama e mi è pure antipatico (ma questo non c’entra…). Ed ecco che qualche donzella si è voluta far fotografare con lui…Certo, lui va in televisione, lo conoscono tutti…Commento un po’ maligno: almeno fosse bello…

E a proposito di spazio Rai. Per tutti i sacrosanti cinque giorni, lo stand che era posizionato lì a pochi metri, ha trasmesso tutti i video di Beppe Grillo, tenendo il volume al massimo e mettendo a dura prova la pazienza e l’udito di Marino Sinibaldi, dei suoi ospiti, di tutti i suoi collaboratori e del pubblico
che assisteva alla trasmissione. Non ho capito il perché, non ho capito che ci …azzeccano le urla di Grillo con i libri. E poi, come ha detto Marino, perché urla tanto, Grillo? Non potrebbe dire le stesse cose risparmiando un po’ di decibel?

E che ci azzeccano pure le automobili, con i libri…Sì, perché in Fiera c’era pure uno stand che esponeva auto. Non chiedetemi quali, che mica lo so. So solo che erano molto lucide, colorate e avevano un’arietta arrogante.

E ora racconto una cosa che mi ha disgustata.
Ci doveva essere un unico evento a pagamento, nell’ambito della Fiera del libro, questo: Col ferro e col fuoco. In memoria delle vittime della TyssenKrupp (sul testo del reportage di Ezio Mauro).
Il ricavato (15 euro a biglietto) sarebbe stato devoluto ai famigliari delle vittime di quel tremendo incidente sul lavoro. Bene: dato che a un certo punto l’organizzazione si è resa conto che di biglietti ne erano stati venduti davvero pochi, ha deciso di rendere libero l’ingresso, per non avere (giustamente) la sala semivuota. All’inizio dello spettacolo Ernesto Ferrero ha spiegato, con molta delicatezza, quello che era successo, dicendo anche che chi aveva acquistato il biglietto poteva alla fine dello spettacolo chiederne il rimborso, ma anche, ha aggiunto, chi era entrato gratuitamente se lo riteneva opportuno poteva pagare. Ecco, io credo che il comportamento della gente sia stato disgustoso. Di quelli che non avrebbero mai assistito allo spettacolo dovendo pagare, e che poi,  quando l’ingresso è diventato libero, hanno deciso di parteciparvi. E di quelli che avendo pagato hanno chiesto il rimborso. E non mi dite che è perché la gente non ha soldi, o come ha dovuto dire un imbarazzato Ferrero, che capiva tutto benissimo, perché già costa il biglietto della Fiera e costano i parcheggi…Quindici euro è praticamente il prezzo di una pizza e di una birra, e credo che la maggioranza dei visitatori della Fiera si possano permettere una pizza e una birra, se devo giudicare dai bar e posti ristoro che erano sempre superaffollati. E’ che siamo fatti così: se una cosa possiamo averla gratis, perché pagare?  A prescindere dalle finalità.
Mi sono  sentita imbarazzata io, che il biglietto lo avevo nella borsa, nei confronti dei  famigliari delle vittime, seduti nelle prime file della sala. Cosa avranno pensato? E non tanto per quei soldi che venivano a mancare, ma per aver capito che, alla fine, di loro e dei loro morti, una volta che la notizia dell’incidente è diventata vecchia, alla gente non gliene frega niente.  Vergogna vergogna vergogna.

Ecco che ripensando a quell’episodio mi è montata ancora la rabbia. Meglio che vada a dormire. Lo slogan di quest'anno affermava: ci salverà la bellezza. Mah....
A domani con la seconda parte di Cose di Fiera.
E ora

Il grande Coltrane

che lui sì che ci azzecca, con la Fiera.
martedì, 22 aprile 2008

Paloma e l'eleganza del linguaggio

copertina L
Essendo arrivata solo a pagina 77 (sulle 319 che compongono il romanzo) è senza dubbio troppo presto perché io possa dare un giudizio su L'eleganza del riccio
il  romanzo della scrittrice francese, nonché  docente di filosofia, Muriel Barbery.
E’ il libro che il mio gruppo di lettura e io stiamo leggendo in questo periodo. Ho... l’onore (o forse la colpa) di essere stata proprio io a sceglierlo come libro del mese. Questo perché ne ho sentito parlare tantissimo, ma, soprattutto, per aver letto o ascoltato critiche talmente opposte fra di loro da farmi pensare  a volte che si riferissero a due libri completamente diversi.
E se ne volete un esempio fate click Qui

Ero quindi molto curiosa di leggere questo romanzo e di discuterne poi con il gruppo. Ma ora non so se il mio consiglio di lettura è stato un buon o cattivo consiglio.
Non farò nessun accenno alla trama, che potete leggere, se già non la conoscete, nei siti che ho linkato.
Voglio solo esprimere perplessità su Paloma, una delle due voci narranti  del romanzo. Paloma è una dodicenne (quasi tredicenne, in verità) che scrive una sorta di diario, utilizzando un linguaggio che, a mio avviso, è assolutamente improbabile in una ragazzina di quell’età. E’ vero che lei li chiama “pensieri profondi” (e mi astengo di dare un giudizio sulla loro profondità), ma sentite come scrive:

(Da “pensiero profondo n.3” -pag.48-):

<<Quelli più forti
fra tutti gli uomini
non fanno nulla
parlano solamente
parlano di continuo

E’ un mio pensiero profondo che è nato da un altro pensiero profondo.L’ha espresso un invitato di papà, ieri sera a cena. “Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare insegna agli insegnanti, e chi non sa insegnare agli insegnanti fa politica”
………
Io però credo che questa frase sia davvero un pensiero profondo, proprio perché non è vera, o perlomeno non del tutto. Il suo significato non è quello che appare a prima vista. Se nella scala sociale si salisse in funzione della propria incompetenza, vi garantisco che il mondo non girerebbe come gira oggi. Ma il problema non sta qui. Il significato di questa frase non è che gli incompetenti hanno un posto in prima fila, ma che non c’è niente di più duro e ingiusto della realtà umana: gli uomini vivono in un  mondo dove sono le parole e non le azioni ad avere il potere, dove la massima competenza è il controllo del linguaggio. E’ una cosa terribile, perché in definitiva siamo soltanto dei primati programmati  per mangiare, dormire, riprodurci, conquistare e rendere sicuro il nostro territorio, e quelli più tagliati per queste cose , i più animaleschi fra noi, si fanno sempre fregare dagli altri, cioè da quelli che parlano bene ma che non saprebbero difendere il proprio giardino, portare a casa un coniglio per cena o procreare come si deve. Gli uomini vivono in un mondo in cui sono i deboli a dominare. E’ un terribile oltraggio alla nostra natura animale, una specie di perversione, di contraddizione profonda>>


Dico, io, ma chi ha mai sentito parlare così una…cinnazza (espressione bolognese fra l’affettuoso e l’ironico per dire bambinetta) di dodici anni?
Oddio, è vero che negli ultimi anni non ho frequentato fanciullini dodicenni, ma ho forti dubbi che si esprimano in tal modo…
O sì? Sta di fatto che quando tocca a Paloma far sentire la sua voce a me viene una sorta di prurito, un fastidio di pelle e occhi, e non vedo l’ora di riascoltare l'altra voce narrante, quella di Renée, la portinaia…double face.
Paloma mi irrita, mi annoia, la trovo del tutto improbabile, sento che mi sta ingannando.
Allora mi piacerebbe chiedere se qualcuno di voi  ha letto L'eleganza del riccio e che cosa pensa, non tanto del libro, ma di questa cosa qui, del linguaggio di Paloma, dico.
Perché non credo che l’autrice non sappia che non è così che parla una bambina, non credo che nessun editor  non le abbia fatto notare che Paloma non è una docente di filosofia, sociologia e affini…E allora mi viene il dubbio che quel linguaggio sia una sorta di metafora, o che la povera Paloma sia posseduta in maniera incoercibile dalla voce dell’autrice (avete presente L’esorcista?), o che alla fine del libro si scopra che in realtà la piccola  Paloma ha cinquantatre anni e tre mesi e che si è presa gioco del lettore fin dall’inizio, o che…
Non lo so, proprio non lo so. Forse c'è  davvero qualcosa che non sto capendo.
C'è qualcuno che mi può illuminare?
E ancora vorrei sapere: ma in un  romanzo, in un racconto, un personaggio deve utilizzare un linguaggio che rappresenti  la sua età anagrafica, il suo ceto sociale e culturale, oppure no? Io un 'idea in proposito ce l'ho...ma magari mi sbaglio...



Se volete ascoltare le prime pagine del libro accomodatevi
Qui

Se poi volete ascoltare un po’ di musica ecco un autore amato dalla portinaia Renée (ma anche da me) :
Mahler Sinfonia n.5 Adagietto

P.S.: Aspetto aiuto, non lasciatemi nel dubbio...

sabato, 19 aprile 2008

Questa sera...

sanita
 ...avevo pensato di fare una pausa, di andarmene a letto con “L’eleganza del riccio”, romanzo che devo leggere per il mio gruppo di lettura. Ma prima di spegnere il portatile ho voluto fare una visita  qui.
Morgan, sempre attento a chi vive disagi, a chi subisce ingiustizie e vessazioni, pubblica oggi la lettera che una sua amica ha scritto al Ministro della Sanità Livia Turco.  Mi ha colpito moltissimo, quella lettera e a mano a mano che ne  proseguivo la lettura aumentava la mia rabbia: l’amica di Morgan è affetta da una malattia che io, pur essendo donna non conoscevo. Quello che ho trovato andando su http://it.wikipedia.org/wiki/Endometriosi
non ha fatto che aumentare la mia rabbia. Perché a questa patologia si può porre rimedio, non è né rara, né incurabile. Ma non voglio dilungarmi: andate a leggere, e capirete.
Questa per oggi è la mia unica segnalazione, il mio unico post. Perché vorrei dare risalto il più possibile alla vicenda di questa donna di trentasei anni che si trova impotente davanti a un sistema ignorante e superficiale che le sta rovinando la vita, davanti a leggi che non vogliono riconoscere il danno da lei subito, davanti a uno Stato (e in questo caso non ha poi molta rilevanza chi lo regge) che di questo danno probabilmente se ne frega.
Scusate la chiusura brusca, ma sono…incazzata.
E se potete, e volete, segnalate pure voi il post di Morgan. Grazie.
postato da: Soriana alle ore 01:35 | link | commenti (6)
categorie: avviso ai naviganti, leggeri e pesanti pensieri
mercoledì, 16 aprile 2008

I vostri commenti (e una foto senza commento...)

bacioberlinguerbig.1115990831

Per ReAnto, Renzo, Valeria, Natàlia,  Antonella, Remo, Barbara, Glò, Beppe, Piera, Stefano, Annalisa, Sabrina, Stefania, Laura, Lory , Cristina: tutti i vostri commenti, sia al post del 11 aprile, sia a quello del…lunedì nero, li ho trovati splendidi, intelligenti, condivisibili. Non risponderò come in genere è mia abitudine a ognuno di voi: cosa potrei aggiungere a quello che voi avete detto molto meglio di quanto avrei potuto fare io? Cosa potrei aggiungere alle vostre espressioni di rammarico, di rabbia, che è anche il mio rammarico, la mia rabbia?  Leggerli, e rileggerli, mi ha dato forza, mi
ha tirato fuori da quella sorta di depressione in cui ieri, a mano a mano che venivano resi noti i risultati elettorali, ero caduta, anzi, ero precipitata.  Vi ringrazio quindi tutti per aver espresso il vostro pensiero che è così simile al mio. In particolar modo ringrazio Valeria per aver riportato un brano della lettera 129  di Ettore Masina,
che qui potrete leggere interamente. E di una cosa sono contenta: diversi blogger hanno riportato il pensiero di Masina. Se ho contribuito a fare conoscere questo vecchio saggio signore a chi ancora non si era imbattuto nel suo pensiero credo di aver aver fatto, finalmente,  qualcosa di positivo. Ecco i blog, a cosa possono servire: a espandere pensieri, a far conoscere parole salvifiche, salvagente cui aggrapparsi non per lasciarsi galleggiare e andare alla deriva, ma per continuare a nuotare, per non affogare nel mare della desolazione. Continuare a nuotare, continuare a lottare. Non rinchiudersi, non isolarsi. Porre attenzione, continuare a fare scelte corrette. Sto scrivendo un po’ così, mi vengono in mente frasi e le batto sui tasti, ma sono ancora confusa, straniata…Una sinistra che non esiste più (ma forse, e ha ragione Beppe, è da tempo che è sparita) una Lega che ci governerà per cinque anni…La miseria economica e culturale (e non so fra i due aspetti quale sia il peggiore) che metterà radici sempre più profonde…
Ma non voglio avere pensieri negativi, non voglio questa sera fare l’elenco di tutte le nefandezze che senza dubbio si verificheranno nei prossimi anni. Tanto le conosciamo tutti. No, questa sera  voglio pensare che fino a quando ci saranno persone come Ettore Masina, padre Alex Zanotelli,  scrittori come Erri De Luca ( i suoi Invincibili sono quanto mai attuali) e altri ancora i cui nomi ora mi sfuggono, e…sì, finchè ci saranno persone come voi, non tutto è perduto. E lo scrivo in tutta sincerità.
Mah…non so bene come è venuto questo post…E’ un po’…un po’ così, come le facce di quelli che hanno visto Genova… Che non c’entra nulla. Ma questo mi è venuto in mente e in tal modo ho anche trovato la colonna sonora di questa sera
(Non ho bevuto, non preoccupatevi…E’ che mi sembra mi manchi l’ossigeno…)

P.S.: Ancora una dimostrazione che nulla è casuale, che se viene in mente qualcosa che sembra bizzarro poiché del tutto slegato al pensiero precedente, in realtà non lo è, una connessione c’è sempre.  Giuro: quando ho parlato di Genova, prima, avevo poi pensato di inserire la canzone di Paolo Conte. E sono andata in you tube per cercarla. E invece ho trovato questo. E la connessione è ASSOLUTAMENTE palese.



Genova: 21 luglio 2001

E aggiungo infine una segnalazione:
La forza della verità
Un racconto storico di Renzo Montagnoli. E, a mio avviso, anche in questo caso la connessione è ASSOLUTAMENTE palese.
venerdì, 11 aprile 2008

Siamo a meno tre (fatti non foste...)

parlamentosenato
Non so perché, pensando alla stesura di questo post, mi sono venuti in mente questi versi celeberrimi: "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Forse perché ho paura. Forse perché ho una grande paura che fra non molto virtute e conoscenza possano sparire del tutto, e ci rimanga da vivere solo un’esistenza abbrutita, relegati per sempre al miserevole ruolo di sudditi.

Ho ricevuto oggi questa mail da Ettore Masina  Sono contenta di essere stata inserita nella sua mailing list: c’è una forza, in questo vecchio signore, che mi contagia, e di questa forza, soprattutto in questi giorni, io mi cibo. Condivido   la sua analisi, anche se, come quei suoi amici di cui scrive nella mail, so già che non condividerò il suo voto. 
Alla fine di questa lucida lettera ho inserito pensieri di altri tre grandi uomini. Che come levatura morale sembrano anni luce lontani da quelli che blaterano su tv e carta stampata in questi giorni, o , meglio, in questi ultim, desolanti anni. Eppure, a rileggerli, i loro pensieri sembrano rappresentare la fotografia della realtà  di oggi.
Ed ecco la lettera di Ettore Masina:


Ho (quasi) ottant’anni.Di tutte le mie facoltà una mi sembra ancora integra – e non sempre, purtroppo, mi dà gioia: quella facoltà è la memoria. Mi capita di ricordare, per esempio, che il mio compagno di seconda elementare Martin Bascià mi confidò un  giorno che il suo grande sogno era quello di poter tornare a casa, almeno una volta, con due chili di pane e mangiarne a volontà; accadeva nella Valcamonica del 1937, ma certamente milioni di bambini italiani condividevano allora quel sogno. Nello stesso anno venne a salutarci un cugino che partiva per la guerra di Spagna; era un  giovanissimo ufficiale e ci raccontò che il suo plotone era formato da cafoni e tarlucchi, analfabeti, vale a dire contadini disoccupati. Cinquantamila di quegli italiani andarono allora a combattere in un paese non loro e dalla parte sbagliata, senza sapere  perché, se non che era un lavoro duro, col fucile al posto della zappa, un lavoro per il quale si poteva anche uccidere o morire ma che intanto sfamava la famiglia.
Cominciano da quegli anni i miei ricordi “politici”; ed essi sono andati poi accumulandosi mentre crescevo: durante la guerra in cui i più poveri degli italiani furono mandati al macello dal fascismo, e poi durante la cosiddetta “ricostruzione” e i tentativi di occupazione delle terre incolte, con i carabinieri spediti da governi “moderati” a difendere la cieca avarizia dei proprietari terrieri,e con la mafia che perfezionava impunemente il suo potere.Ci furono le lotte operaie per uscire da una condizione di miseria e di diritti negati; il padronato creava i sindacati gialli e assumeva ex ufficiali e graduati dell’Arma per lo spionaggio nelle fabbriche e decretava i reparti-confino o il licenziamento per i sindacalisti veri che apparivano troppo zelanti.Poi ci fu il “miracolo italiano” che modernizzò il nostro Paese ma a prezzi durissimi per la povera gente: un tragico esodo di intere popolazioni,lo scardinamento di centinaia di migliaia di famiglie,nella disperata “spontaneità” di una migrazione lasciata a se stessa dall’incapacità dei governi e dal cinismo dei padroni.Qui i miei ricordi si fanno più precisi: ero diventato un giornalista, indagavo sulle conquiste (e le sconfitte) della democrazia italiana (di qualcuna di quelle mie inchieste c’è traccia nei libri di Crainz, di Murialdi, di Ada Giglio Marchetti).Quando venimmo ad abitare a Roma,nel 1964,lessi un rapporto della Pontificia Opera di Assistenza:testimoniava che in alcune parrocchie di periferia,al momento della distribuzione dell’ eucarestia,si formavano due file:prima andava all’altare la gente “bene”,poi i sottoproletari delle baracche e delle case “improprie”.Naturalmente nessuno aveva disposto questo orribile rituale.Il fatto è che quindici anni dopo la proclamazione della Costituzione repubblicana vi era in molti poveri la convinzione di essere cittadini e persino “credenti” di razza inferiore. (erano, in gran parte, persone che avevano obbedito, spesso, all’esortazione di votare al centro perché grandi pericoli incombevano sull’Italia).
In quegli anni, del resto, gli azionisti della Fiat si dividevano utili pari alla somma di tutti i salari e gli stipendi dei dipendenti  dell’azienda. L’idolatria alto-borghese per le rendite strangolava la ricerca scientifica e gli investimenti produttivi. Nel Sud il clientelismo avvelenava i partiti.
Attento a quelle realtà, diventai, spero di poterlo dire, uomo “di sinistra”.“Sinistra” non significava per me materialismo dialettico, tanto meno marx-leninismo, voleva dire, piuttosto, necessità di impegno per la giustizia sociale, scelta di civiltà, umanesimo. “Sinistra”, all’inizio, erano stati per me “La condizione operaia” di Simone Weil e “La battaglia”, il grande romanzo di Steinbeck sugli scioperi dei raccoglitori di frutta in California, e, prima ancora (naturalmente!) Tolstoj.Poi lessi Rosa Luxemburg e Piero Gobetti (non ancora Gramsci, quello venne più tardi) e insieme Léon Bloy e Peguy e Bernanos e Mounier e i documenti dei preti-operai francesi e il Voillaume dei Piccoli Fratelli. Se ripenso alla mia “sinistra”, però, più che a libri, torno a volti, a persone, alcune conosciute da vicino, qualcna amata da lontano: La Pira, Lazzati, Dossetti. Mazzolari, Balducci, Lelio Basso, Berlinguer, Ingrao, Zaccagnini, Turoldo,, Pintor, Danilo Dolci, Natalia Ginzburg,  don Milani, Paul Gauthier... Il matrimonio con  Clotilde e l’esplosione del Concilio come “Chiesa dei poveri” resero le mie scelte più chiare e definitive. La fondazione della Rete Radiè Resch mi donò la gioia di un grande gruppo di amici (per lo più cristiani, ma non solo) e la possibilità di venire in contatto con le eroiche avanguardie di quelli che Fanon definiva “i dannati della Terra”: i poveri del cosiddetto Terzo Mondo, con le loro lotte, le loro sconfitte, le terribili torture, le canzoni, le indomabili speranze: e l’autentica lotta di classe con la quale i  ricchi schiacciano i poveri. Più tardi - nel 1983, nel 1987, nel 1992 - accettai di candidarmi deputato nelle liste del PCI (poi PDS). Vissi mesi entusiasmanti in un’ampia zona del Nord: le province di Bergamo, Brescia. Varese, Lecco, Como, Sondrio, Padova, Verona, Vicenza e Rovigo. Erano luoghi in cui le sinistre erano minoritarie e la marea del razzismo localistico andava silenziosamente crescendo, e infettando anche gli ambienti “progressisti”; trovai spesso funzionari ottusi e, alcuni, ignorantissimi. Ma la grande massa degli iscritti e dell’elettorato mostravano un’Italia di grande e generoso impegno. Scoprivo, fra l’altro – e non potrò mai dimenticarle – la settarietà, la paura micragnosa, la stoltezza, l’incapacità di sperare con le quali la mia Chiesa, con le sue scomuniche, aveva sbarrato le porte a un popolo in grande maggioranza naturaliter christianus.
Ho rivisitato i miei ricordi, in queste settimane, mentre riflettevo sul voto che andrò a deporre nelle urne domenica prossima. Ho sentito, dapprima, una grande voglia di starmene a casa per esprimere il mio schifo per una legge elettorale che, se non altro, getta in stato confusionale, programmaticamente,la nostra democrazia. Ho concluso che avrei guardato con rispetto chi,condividendo il mio risentimento, avrebbe non già disertato i seggi (che sarebbe complicità con il potere, comoda, pigra, rancugnosa viltà) ma vi sarebbe andato per far verbalizzare, secondo ciò che la legge prevede, la sua decisione di non votare. Ma ho sentito che neppure quella poteva essere la mia scelta, che ogni volta che ci è concessa qualche opportunità di lotta ai nemici della democrazia non si possa rispondere: “Sono troppo indignato per farlo”. Quella dell’Aventino è una lezione terribile.
Condivido la convinzione che queste elezioni ci pongono davanti a un mutamento radicale della vita politica italiana. Innanzi tutto, penso, a uno spaventoso decadimento culturale ed etico. Scrivo queste righe il 9 aprile, 53.mo anniversario del martirio  di Bonhoeffer, il grande teologo luterano impiccato dai nazisti; e traggo da lui la descrizione di quell’asfissia del pensiero creativo e dell’etica che oggi devasta tanta parte dell’Italia: "Si ha l'impressione che la stupidità non sia un difetto congenito, ma piuttosto che in determinate circostanze gli uomini vengano resi stupidi, ovvero si lascino rendere tali. Osservando meglio, si nota che qualsiasi ostentazione di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l'istupidimento di una gran parte degli uomini. La potenza dell' uno richiede la stupidità degli altri". Vale per gli elettori berlusconiani, i  quali, però, più che stupidi sono desiderosi di raccogliere le briciole dei pasti che il Monarca (la definizione è sua) consumerà a spese della Costituzione, della legalità e del senso dello Stato. Vale per gli elettori di Casini e dei suoi transfughi che hanno osato scippare lo stendardo della Rosa Bianca. Quasi ossessionati dalle denunzie vaticane e dalla consapevolezza delle proprie tentazioni, questi “cattolici” cercano di dar vita a una lobby di “fedeli” con la quale sbrecciare la laicità dello Stato per bloccare a termini di legge la secolarizzazione della nostra società. Nella loro sessuofobia e omofobia rappresentano il versante ecclesiale del razzismo leghista. E’ facile prevedere che dopo le elezioni Casini e la minidestra di Storace ritorneranno alla reggia di Arcore, esattamente come Bossi e Fini che pure quella reggia definirono, in altri tempi, “porcilaia”.
Molte e molti dei miei amici più cari mi hanno detto che voteranno PD. Guardo con grande rispetto alla loro scelta e so bene che alcuni lo faranno con spirito critico e lucida cognizione  dei difetti di quella formazione. Con lo stesso animo voterei come loro, se avessi la loro convinzione che il successo di Berlusconi è  l’unico pericolo  che sovrasta la democrazia italiana. Di questa minaccia, grave, anzi gravissima,  io non discuto l’importanza, ma penso  che i pericoli siano due e che il secondo, non minore del primo, sia quello di una definitiva scomparsa della sinistra.
Fra le poche certezze che la mia lunga vita mi ha dato, c’è quella che niente è stato regalato alla povera gente, che tutto è stato ottenuto, con fatica e pericoli, non soltanto fisici, dalla sinistra: dai lavoratori e dagli intellettuali che con essi si sono schierati. E’ una storia non priva di errori, di settarismi, di inadeguatezza, di colpe, di violenze; ma è anche una vicenda che ha dato dignità a masse che non ne avevano mai avuta o l’avevano persa, per sproporzione di forze, E’ stata movimento di popolo, con varie anime: marxista, cristiana, liberale. Si è spontaneamente unita ad esperienze che in altri luoghi della Terra miravano, anche quelle, a giustizia e libertà. Ha visto la concretezza dei problemi perché li ha esaminati, per così dire, dal basso. Le proprie ideologie hanno subito la verifica più dura perché misurate sulle necessità più dure della vita dei poveri. Per l’asprezza di quelle necessità la sinistra  è stata la forza che ha sconfitto spesso la ideologia del moderatismo, quella avara delimitazione del “possibile” in cui il potere borghese è maestro.
Non è stata l’unica forza di progresso, naturalmente. Altri gruppi di persone oneste hanno lavorato per costruire un’Italia migliore. Ma è un dato di fatto che quando la sinistra è stata debole, il progresso si è come arrestato. Nella storia della Repubblica, la sinistra è stata la volontà realizzatrice della Costituzione. Non si può espellerla dalla lotta elettorale in nome della paura. Non si può negarle la dignità di protagonista in questo evento. A me pare che neppure in nome di un pericolo imminente si possa chiedere, a chiunque creda nella necessità della sinistra come forza storica di giustizia, di associarsi a uno schieramento che ne abbandona speranze e lotte, a un disegno moderato, il cui programma si distingue appena da quello degli avversari. Sconfitta nella sua esperienza di governo  (soprattutto dalla violenza dei media che hanno sistematicamente enfatizzato come dirompenti le sue richieste a Prodi,, mentre sbiadivano le insidie dei Mastella, dei Dini, dei Bordon), la sinistra italiana ha bisogno di riprendere il suo coraggio e la sua fisionomia. Sta compiendo un lavoro di riaggregazione delle sue forze e la sua nuova unità è un evento che non può non essere riconosciuto e sorretto dal coraggio di chi ha sentito l’orgoglio di avere appartenuto, in altri tempi, alla sinistra come la definiva Norberto Bobbio: la sinistra è la scelta di chi privilegia il principio di eguaglianza fra le persone,  la destra è la scelta di chi nega questo principio. E il “centro”, ma questo lo dico io, è spesso il biglietto da visita di una destra “moderata”:
In queste ultime ore di campagna elettorale sono stato molto attento alle performances dei leaders dei vari partiti e ne ho provato nuova desolazione. La americanizzazione della campagna elettorale, con due soli Grandi Personaggi e, alle loro spalle, un pulviscolo di collaboratori, non pochi dei quali intercambiabili fra l’una e l’altra formazione, l’arroganza brutale di Berlusconi e la corsa al centro, il “nuovismo” di Veltroni, la sua meticolosa attenzione a negare ogni radice di sinistra al PD, mi hanno ulteriormente convinto che è indispensabile mostrare che molta gente, numerosa quanto più è possibile, rifiuta  questa semplificazione. La cancellazione (temporanea?) della sinistra storica dal panorama italiano sarebbe il primo trionfo di Berlusconi.
Già per questo il voto alla Sinistra Arcobaleno sembra a me doveroso, ma poi chi ha saputo penetrare nella demenzialità del Porcelllum, sa bene che se la Sinistra raggiungesse l’8 per 100, la sconfitta di Berlusconi sarebbe quasi certa.
Care amiche, cari amici, vi chiedo di votare  con me la Sinistra Arcobaleno. Sono già in buona compagnia (Ingrao, Castellina, Marco Revelli, Petrella, Eugenio Melandri, Perna etc. etc.) ma voi mi mancate, accidenti quanto mi mancate. O sbaglio?
Ettore Masina



  pasolini2"L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.”
(Pier Paolo Pasolini , Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962)












 facegrams"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza facegramsè abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
(Antonio Gramsci 11 febbraio 1917)


don-milanidon-milani "In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siamo cambiate. La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto…"
(Don Lorenzo Milani Da Lettera ai giudici)

Concludo con questo video, con questa canzone che ho già inserito altre volte nel blog, ma che ogni giorno mi sembra più idonea a descrivere la nostra ...
povera patria

lunedì, 18 febbraio 2008

Dopo cinque anni

P1060038(Bologna, 14 febbraio 2008: la 194 non si tocca, la difenderemo con la lotta)



Voglio tornare (brevemente è il mio proposito) sulla manifestazione per difendere la 194 cui ho partecipato l’altro ieri.
L’ultima manifestazione che mi aveva visto far parte di un grande corteo era stata, prima di questa, quella per la pace, a Roma, il 15 febbraio 2003. Esattamente a cinque anni di distanza.
A parte il numero dei partecipanti, non paragonabile nelle due manifestazioni, e la diversa motivazione,  un altro elemento che le  ha distinte è senza dubbio lo stato d’animo dei partecipanti. O, forse era solo  il mio stato d’animo a essere diverso.
A Roma, in quella bella giornata di sole, l’atmosfera che si percepiva era di speranza, quasi una certezza che la nostra protesta, che la protesta che in quel giorno si stava portando avanti in buona parte del pianeta, fosse presa in considerazione. Quella speranza univa tutti, giovanissimi, persone mature, e tutti quegli uomini e quelle donne appartenenti a una generazione che quelle marce, quei cortei, li avevano vissuti in prima persona quando erano ragazzi. Poi, va beh, è andata come è andata…E le speranze ce le hanno fatte ringoiare

Giovedì scorso non mi sentivo assolutamente piena di speranza, invece. E mi è parso di capire che anche le donne e gli uomini (ce n’erano, per fortuna…) più che  avere speranza, fossero, fossimo presi quasi da una sorta di incredulità. Essere lì a ripetere gli stessi slogan, quelli che avevamo quasi dimenticato, quelli che eravamo certi di non dover scandire più, perché inutili, ormai.Che delusione, che sgomento...
Le ragazze, invece, ecco, per loro credo sia stato diverso. Il loro tono di voce, era diverso. Ma non perché fisiologicamente più giovane, no, ma perché c’era quella cosa lì, la speranza. E  l’innocenza, forse. Non si avvertiva la stanchezza per un deja vue.  E questo è senz’altro una cosa positiva. Che mi ha fatto riflettere anche su altro: forse ai ragazzi, ai giovani dovremmo dare anche speranza. Forse dovremmo smettere di esternare solo il nostro pessimismo. Perché è questo che stiamo facendo. E’ sufficiente  ascoltare quello che dice la gente intorno a noi, o girovagare un po’ fra i blog, è sufficiente ascoltarci per rendercene subito conto.
Ecco forse perché mi è piaciuta tanto la poesia di Patrizius "Venti di Pace"  che ho segnalato nell’altro post:  perché mi fa sperare che qualcosa possa cambiare, e in meglio.
Mah…strano post che è venuto fuori…Perché in realtà non avevo pensato di riportare qui questi pensieri.
Volevo raccontare in maniera un po’ dettagliata come si era svolta la manifestazione. Dire che il reparto di ostericia e ginecologia del policlinico S.Orsola di Bologna, ha la più alta percentuale di ginecologi obiettori di coscienza d'Italia. Cosa che non sapevo affatto...
E a proposito di obiettori vi invito ad andare a leggere qui:
http://ilghibellino.blogspot.com/2008/02/una-giornata-in-corsia-napoli-dopo.html
 
Insomma scriverò ancora due righe, per concludere questo mio post che mi sembra un po’ sconclusionato.
Un’immagine che mi rimarrà impressa è quella di una ragazza, visibilmente incinta, che sull’allegro maglioncino rosso che le copriva il pancione aveva attaccato un bel cartello: libere di scegliere. E mi è sembrato bellissimo davvero. Perché quella ragazza, che ha scelto liberamente di diventare madre, era lì per affermare anche con la sua gravidanza come altrettanto liberamente un’altra donna abbia diritto di fare una scelta opposta alla sua.

Non ho invece approvato il comportamento di una donna  che andava dicendo che gli uomini non dovevano partecipare alla manifestazione, in quanto, appunto, uomini. Eh, no, cara la mia signora…queste contrapposizioni mi sembrano davvero stupide….

Fra gli slogan…riciclati, forzatamente, amaramente riciclati, qualcuno nuovo, aderente ai tempi, c’era. Come questo: Se la mamma di Ferrara avesse immaginato, la 194 avrebbe praticato…E anche se la 194, quando è nato tal personaggio non c’era ancora…insomma, scandire quelle parole è stato soddisfacente…
Mi fermo qui. Non rileggo neppure.
Buona settimana a tutti. E se è un post incasinato perdonatemi. Sono andata un po’ così, a braccio.

Mi sembrava di ricordare che questa bella canzone di Guccini parlasse di una ragazza che muore per un aborto clandestino. Invece mi sbagliavo: Stefania, vent’anni, muore di parto.  Probabilmente per l’incuria di un grande ospedale.


http://www.youtube.com/watch?v=3TM6cBuZPiI

postato da: Soriana alle ore 02:13 | link | commenti (2)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
martedì, 12 febbraio 2008

Un commento diventa post

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Vivo in Israele, sto cercando il -paese brutto e crudele che voi descrivete e che voi volete boicottare, sto cercando gente cattiva che vuole vendetta , sto cercando un governo fascista. Non trovo niente di tutto questo. Io vedo un paese bello e curato, vedo gente sorridente e preoccupata, piena di dolore alle notizie dei bombardamenti quotidiani su Sderot, citta' israeliana, vedo un governo demovcratico che ancora non si decide a colpire come dovrebbe il nemico. Nessuna nazione del mondo sopporterebbe quello che sopporta Israele dai suoi nemici palestinesi e dai suoi nemici boicottanti italiani.
Tra i palestinesi vedo madri felici perche' il loro figlio ha ammazzato ammazzandosi, vedo gente e bambini che offrono caramelle per ogni ebreo ammazzato.
Vedo in Italia razzisti vergognosi e ignoranti come Vattimo, ebrei come Ovadia che non crede che Israele debba esistere. Ebrei come Shabtai che non vuole Israele.
Mi vergogno molto di essere italiana e di apparttenere a un paese cosi' antisemita. In Francia non boicottano Israele? forse perche' sono piu' civili di noi italiani.
Quando e' stata ospite la Turchia la avete boicottata a causa del problema curdo? E l'Egitto dove non esistono diritti civili lo boicotterete? Nooo, voi non boicottereste nemmeno l'Iran.
L'unico paese degno di boicottaggio e' Israele, l'ebreo fra gli stati.
Che vergogna.


Per la prima volta, da quando ho aperto questo blog, pubblico un commento, non mio, come post. E’ un commento che una signora ha lasciato il 10 febbraio come risposta al mio post:

 http://rossiorizzonti.splinder.com/post/15868282/Post+lunghiiiiiiiiiiissssssimo

Mi spiace non poter rivolgermi a lei con il nome: ma il commento risulta anonimo, anche se credo che si tratti solo di una dimenticanza, non firmarlo, da parte di chi lo ha scritto.
Lo pubblico qui perché voglio dare rilevanza alla risposta che cercherò di dare a questa visitatrice che, con veemenza appena trattenuta, scrive cose che non condivido affatto e per le quali potrei fare solo una diagnosi: questa signora, o signorina, non so, è affetta da una forte miopia. Una miopia anomala, forse, che le fa mettere a fuoco  solo alcuni aspetti del paesaggio in cui è immersa, mentre davanti a altri scorci degenera in cecità assoluta.
La chiamerò, anzi, ti chiamerò...signora anonima, ma ti darò del tu, che ci si capisce meglio, forse.

Ho già scritto più volte su Israele (e alla fine dei post inserirò un  link, così, se vuoi, puoi andare a leggere). Alcune cose che tu hai scritto mi hanno indotto a infilarmi gli occhiali, per capire se avevo letto bene. Quando dici, per esempio, vedo un governo democratico che ancora non si decide a colpire come dovrebbe il nemico. Nessuna nazione del mondo sopporterebbe quello che sopporta Israele dai suoi nemici palestinesi.
Ma avevo letto bene, questo tu hai scritto.
Cosa dovrebbe fare d’altro ancora, il governo…democratico dello Stato di Israele per colpire il popolo palestinese?
Ma non è questo che mi preme, in questo momento, controbattere. Non è neanche evidenziare con quanta facilità tu utilizzi la parola nemico.
Ciò che voglio ricusare, questa sera, è il termine antisemita, con cui tu qualifichi me e le persone che hanno commentato il mio post, e tutti quelli che sono a dir poco sorpresi e non d’accordo sull’aver eletto Israele Paese ospite della Fiera del libro di Torino.
Antisemita, signora Anonima, no, non mi va bene. Non mi va bene essere definita così. Non mi va bene che tu definisca così chi contesta il governo israeliano. Il governo, non il popolo ebraico. Mi sembra che ci sia una differenza enorme. Contesterei il comportamento di quel governo sia che fosse a capo di una popolazione cristiana, mussulmana, buddista o che adorasse un frigorifero.
Avevo undici anni quando mia madre mi lesse un libro: L’ultima scintilla di Erique Maria Remarque. Il mio primo incontro con lo sterminio degli Ebrei, la prima mia consapevolezza di quanto bestiale e orrendo possa essere l’animo umano. Era estate, e non fu una bella estate e potrei dilungarmi, e raccontare tutto il mio raccapriccio e tutto il dolore e anche l’amore che cominciai a provare per gli Ebrei. E il desiderio di conoscere meglio questo popolo, attraverso i suoi scrittori, la sua musica, i suoi pensatori.  E quello che ho via via scoperto, conosciuto, l’ho quasi sempre apprezzato e amato.
A Pasqua ho finalmente avuto l’occasione di venire lì dove tu abiti, in Israele, appunto. E hai ragione a dire che è un paese bello. E’ un paese anche pieno di suggestioni, sarà tutta quella storia che impregna le pietre, la terra, quella storia che tutti noi, appartenenti a religioni diverse (o come me, a nessuna religione) abbiamo conosciuto fin da bambini. E’ pure un paese deturpato da un muro che io considero osceno. Ma non perché è stato voluto e costruito da ebrei, ma perché è stato voluto e costruito da uomini assolutamente privi di etica.
Nel mio breve soggiorno, grazie a una mia amica israeliana, Nurit Peled, di cui forse conoscerai il nome, se vivi in Israele, ho incontrato sia ebrei sia palestinesi. Splendide persone, tutte. Nurit, anni fa,  ha perso una figlia piccola in un attentato di un kamikaze: beh, sai, signora anonima, lei non utilizza la parola nemico. Nurit Peled, come altri ebrei, come i palestinesi che ho conosciuto, si batte, e non è certo una facile battaglia, per una convivenza pacifica, per un rispetto gli uni degli altri, reciproco. Antisemita anche l’ebrea Nurit, signora anonima?
Non c’è solo il muro, a fare inorridire, in Israele. C’è anche un altro sito che mentre lo si visita, mentre lo si attraversa,  ci si dovrebbe veramente riempire di vergogna per appartenere alla razza umana (che è comunque la sola razza, universale, che io riconosco): lo  Yad Vashem, il Memoriale della Sohah in Gerusalemme.
Vedi, signora Anonima, a me fanno inorridire tutti gli stermini, tutti i soprusi, le vessazioni, le guerre, le dittature, e anche gli attentati, sì, dove muore gente innocente...  A me fa inorridire l’uomo che uccide il suo simile. Non mi importa, non mi è mai importato quale dio preghi, di che colore siano i suoi occhi, quale sia il suo idioma. A me fa inorridire l’umanità che perde il senso della vita.
Se vuoi, ne possiamo ancora parlare, signora anonima.
Qui sotto ecco il link per accedere al post sul mio viaggio in Israele.

http://rossiorizzonti.splinder.com/post/11692879/SalamSahlom

Le foto che aprono il post le ho scattate durante il mio viaggio in Israele. la prima allo Yad Vashem, e quei corpi appesi, rivoltati, sono, vi assicuro, un pugno nello stomaco, ma è nulla rispetto a altro che si incontra in questo museo.
La seconda l’avevo già pubblicata la primavera scorsa. Un’immagine, molto eloquente, che qualcuno, rischiando forte, ha lasciato sul muro.

Credo proprio che questa sera non ci sarà alcuna musica, a chiusura del mio post.









       

postato da: Soriana alle ore 02:53 | link | commenti (16)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
venerdì, 01 febbraio 2008

Contabilità

guerre_nel_mondo_italiano

















Ho estrapolato questi dati dal sito di peacereporter (http://www.peacereporter.net) che ogni settimana pubblica “Cessate il fuoco” un bollettino di guerra che io ho qui raggruppato. Morti per guerre più o meno “famose”, morti per guerriglie più o meno giustificate o giustificabili. Non voglio adoperare alcun aggettivo, non voglio fare alcun  commento.
Lascio che siano i numeri a parlare, anzi a gridare.

La prima cifra riguarda i morti nell’anno 2007, la seconda i morti dal 1’ al 30 gennaio 2008.


Afghanistan:                                  7320                        222
Pakistan-Talebani:                         3265                        698
Pakistan-Balucistan                         245                            9
Sri Lanka                                       4145                          87   
Algeria                                             355                          30
Rep.Democratica del Congo          1170                          57
India Nord-Est                                1000                          80
India Naxaliti(*)                                657                          54
India Kashmir                                    773                          53
Somalia                                            2193                          88
Ciad                                                   917                          ==
Israele-Palestina                                 561                          66
Colombia                                           499                          34
Sudan (Darfur)                                   852                          60
Costa d’Avorio                                      7                           ==
Thailandia del Sud&