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giovedì, 17 luglio 2008

Poetesse che amo



Cristina Campo

Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi. autunno_1_blog 11 ottobre

Trema l'ultimo canto nelle altane
dove sole era l'ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l'amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.












Antonia Pozzi


Afa
 
Oggi
la mia tristezza esigente
 salsedinea starnazzarmi nell'anima
pesantemente
come scirocco
pregno di salsedine.













Alda Merini

Le mie impronte digitali2594609585_371d5d1bd9
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell'Orsa maggiore












Sibilla Aleramo

Guardo i miei occhi

Guardo i miei occhi cavi d’ombra
E i solchi sottili sulle mie tempie,
Lynda_Angel_Flyingguardo, e sei tu, mio povero stanco volto,
così a lungo battuto dal tempo?

Mi grava l’ombra di un occulto sogno.
Ah, che un ultimo fiore in me s’esprima!
Come un’opaca pietra
Non voglio morire fasciata di tenebra,
ma d’un tratto, dalla radice fonda,
alzare un canto alla ultima mia sera.

(da Imminente sera, 1936-1942)




Cristina Bove

La Meraviglia

La meraviglia è un’alba
a illuminare
di notti insonnit_lilla_159
le macerie oblique
e la sbilenca fuga
dei pensieri
un fiore di traverso
risparmiato dai fulmini
il risveglio
per un cuore malato
che ticchetta
la sua stanchezza prossima
al commiato

(Da Fiori e fulmini- Edizioni Il Foglio Letterario 2007)





Fields of gold

Buon ascolto!
postato da: Soriana alle ore 02:35 | link | commenti (12)
categorie: la poesia salva la vita
martedì, 24 giugno 2008

Solo poesie (quasi)

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Non ho molta voglia di parlare, in questi giorni.  Un nodo mi stringe in gola, e mi è difficile, per ora, scioglierlo. Ci vorrà tempo.
Allora vi regalo poesie, da libri di poeti scelti a caso sul ripiano a sinistra della mia libreria.



Prima, però, vi invito a entrare qui:
Nobel alla Betancourt


Bartolo Cattafi:

Gesto
Non è vero che non successe nulla
quando tirasti fuori la mano dalla tasca
e a braccio teso tagliasti l’ariaincrocionh8
da sinistra a destra
dall’alto verso il basso    
successe che a braccio teso
tagliasti l’aria
e ciò ebbe il suo peso
l’aria non è più come prima
è tagliata








Franco Alvisi
(da “Primavera Bizantina” Giulio Perrone Editore- 2005)

Mi sento come
se fossi perso
bottiglia vuota    
messaggio in bottigliaper mare aperto

Nel mio ventre porto
il peso tutto
dell’inutilità di una mappa
che cerca nessuno







Daniela Attanasio
Le ore meridiane

Chi devo ringraziare
per questo cielo largo di luce che a mattina
sconfigge ogni scandalo privato
e m'incammina sopra un terreno
coltivato a pratiche divine.
Piantata come un albero in cortile
in me frutta l'idea di guarigione dalla condanna
e guardo il gatto
appisolato nell'abbaglio del sole,
gli occhi stretti lavorati a taglio.
Il gatto se ne sta in un futuro fermo141521378_198c541c53
senza riempire l'attesa del sonno
e non conosce altro disegno
se non quello del cibo e dell'amore.
A chi devo levare lo sguardo
per queste vivide ore, che cosa farò dopo
quando l'ombra avrà scacciato il gatto
e io mi spianterò dal mio cortile?


 (da: Del mio e dell'altrui amore, Empiria)





Gezim Hajdari
(dalla raccolta inedita Stigmate)



Per voi uomini dell' Europa che vi arrangiate ogni giorno
Per voi donne dell' Est che lavate per terra o accompagnate
a prendere aria i vecchi d' Occidente
Per voi immigrati che dormite sulle panchine e vi svegliatepanchina_sdraiato
con un 'immensa nostalgia
Per voi barboni
che non
volete padroni e vivete in pace
con l'universo
Per voi prostitute che offrite il vostro sesso a negri bianchi
gialli fino al sangue
Per voi malati e disoccupati come solidarietà e misericordia
Per voi missionari che portate tenerezza ai deboli prima di morire
Per voi contadini che fate pascolare il gregge e arate i campi da
nord a sud
Per voi folli che ci insegnate gratis la follia
Per voi che siete soli e fuggite come me
scrivo questi versi in italiano e mi tormento in albanese






postato da: Soriana alle ore 17:52 | link | commenti (3)
categorie: la poesia salva la vita
giovedì, 24 aprile 2008

Double post

Perché double post? si chiederanno i miei amabili lettori. Perché è un post diviso in due: una parte  dedicata a un incontro della settimana scorsa in libreria, e una parte per riprendere, in base ai vostri commenti, l’argomento del mio post precedente: Paloma e  l'eleganza del linguaggio

Senza titolo-9



Senza titolo-9


Natàlia Molebatsi: una voce che danza

Circa due settimane fa Michela Murgia, la settimana scorsa Natàlia Molebatsi: due begli incontri, la scoperta di belle persone. Lo scenario sempre lo stesso: la calda e accogliente libreria  InfoModoShop, in via Mascarella. E anche il conduttore è sempre lo stesso: Alberto
Masala. Un nome che è una garanzia, insomma. Garanzia di incontri piacevoli, di parole che scorrono diritte al cuore e, per quanto mi riguarda, anche di scoperte su realtà che ignoravo.
Allora giovedì 17 aprile in libreria si presentava l’antologia poetica “I nostri semi-Peo tsa rona (poeti sudafricani del post apartheid)": ulteriori dettagli
QUI

A parlarne, insieme a Alberto Masala e al giornalista Daniele Barbieri, il curatore dell’opera Raphael D’Abdon, sua moglie Natàlia Molebatsi (una delle poetesse presenti nella raccolta) e la loro figlioletta, una deliziosa frugolina di pochi mesi. Che in realtà non parlava, ma gorgheggiava amabilmente.
Della realtà del Sudafrica dopo l’apartheid io non sapevo molto. Forse non se ne parla, qui in Europa, o forse la mia ignoranza era dovuta  a disattenzione. Quindi è stato illuminante ascoltare le parole di Natàlia Molebatsi mentre raccontava del suo paese.
Se è vero che non esiste più un apartheid politico, dice la poetessa, l’apartheid economico è invece quasi totale. I neri abitano ancora nelle township, zone dove non c’è nulla,  lontane dai centri delle città, perché non possono permettersi di sostenere l’elevato  costo che comporterebbe vivere in un centro urbano. A parte una minoranza, i cosiddetti “neri colorati di bianco”, la popolazione autoctona del Sudafrica continua a svolgere lavori subordinati e umili, del tutto rifiutati dai bianchi. Natàlia Molebatsi aggiunge che, arrivando la prima volta in Italia, vedere che le addette alla pulizia delle toilette dell’aeroporto  erano donne bianche, le era sembrata una cosa stranissima..
Lo standard di vita dei bianchi in Sudafrica  è fra i più alti al mondo, e  normalmente in ogni casa ci sono almeno tre domestici.
 Un 10% della popolazione nera ambisce ad avere questo status symbol, e la conseguenza è un ulteriore impoverimento dell’altro 90%, perché dai loro fratelli di colore i domestici ricevono un salario molto basso.
Non crediamo, perciò,  ai vecchi scrittori sudafricani che, quando vengono in Europa dicono che va tutto bene, perché bene non va affatto, conclude la poetessa.
E infatti,ho trovato questo piccolo brano di Hugh Masekela nella prima pagina di I nostri semi, che rende l’idea di quanto ho riportato prima:
"Una volta ci ribellavamo per ogni cosa, ti ricordi? Uno sbirro schiaffeggiava qualcuno giù in città e ci ribellavamo. Oggi i bambini vengono stuprati e nessuno apre bocca. Neanche una parola da parte del governo, di nessuno. Siamo solo capaci di sospirare “eh, ma siamo liberi, almeno siamo liberi”.

Però c’è chi continua a parlare: sono i Poeti.
E esiste ancora, in Sudafrica, un concetto di poesia che da noi è sparito ormai da secoli, con qualche fortunata sopravvivenza in Sardegna e in una
parte della Toscana: poesia da ascoltare insieme, e non da leggere da soli  nel chiuso di una stanza. Poesia da danzare, sottesa da ritmi scanditi, scritta da autori che sono ben lontani dalla  ormai proverbiale solitudine del poeta.
Nel Paese africano le performance dei poeti sono seguite da migliaia di persone, come da noi accade per un concerto di una rock star. Ed è il pubblico che nomina Poeta chi gli si presenta davanti.  Le uniche voci libere e ascoltate dalle comunità sono i poeti. Dove c’è disarmonia il poeta interviene a sanare la frattura ed è in tal modo che egli diventa soggetto politico. Perché parla “in nome di
E “in nome di” parlano i poeti dell’antologia I nostri semi-Peo tsa rona. Poeti che parlano in nome di: quartieri, di piazze, di piccoli e grandi paesi, ma anche di famiglie o di individui schiacciati da problemi.  Poeti che per essere eletti tali devono saper “cantare”, attrarre, mantenere l’attenzione di chi li ascolta fino in fondo e poi metterci il senso in quello che dicono. Una poesia, la loro, essenzialmente orale, dove il testo stampato diventa una cornice di riferimento.
Tutto questo lo sento, lo capisco molto bene quando Natàlia Molebatsi ci presenta alcune sue poesie: la sua voce danza, ha un ritmo incalzante,  e anche se non capisco completamente il testo inglese (che verrà poi letto in italiano da Alberto Masala) quella sua voce  avvince e commuove. Mi sembra quasi di entrare in una centrifuga,  la sensazione è emotivamente forte, ma non certo sgradevole.
Una bella esperienza, davvero. Spero di poter avere ancora l’occasione di sentire le voci danzanti di poeti sudafricani.
Non mi rimane ora che riportare una delle poesie di Natàlia, dal titolo che è un imperativo valido non solo per il popolo sudafricano, ma per noi tutti.


Do not forget

Do no forget to co-and interexist
In your exsitence
Do not forget to desist this our penitentiary solidarity

Do not forget to  remember our mothers’ struggle
Do not forget
Madres de la Plaza de Mayo, Mothers of Beslan, Mama
Emily Lengolo
Qana, Sabra, and Chatila shatter my nights into
shredded glass

A luta  continua
Our struggle continues
Find at the depths of your soul
An opportunity to remember Hiroshima,
Falluja, Rwanda, Boipatong, Bhopal,
Pain still blinks into my Wounded Knee
Those skulls were robbed off the skin
That delocately wraps our faces
Leaving no trace of life
Do not forget
To remember!



Non dimenticarti

Non dimenticarti di co- e inter-esistere
Nella tua esistenza
Non dimenticarti di desistere da questa solidarietà da
penitenziario

Non dimenticarti di ricordare la lotta delle nostre
madri
Non dimenticarti
Las Madres de la Plaza de Majo, le Madri di Beslan,
Mama Emily Lengolo
Qana, Sabra e Chatila frantumano le mie notti
in mille pezzi di vetro

A luta continua
La nostra lotta continua
Trova nella profondità della tua anima
Una ragione per ricordare Hiroshima,
Falluja, Ruanda, Boipatong, Bhopal
Il dolore ancora pulsa dentro il mio Ginocchio Ferito
La pelle che avvolge delicatamente i nostri volti
Venne strappata da questi teschi
Senza lasciare alcuna traccia di vita

Non dimenticarti
Di ricordare!


Prima di passare alla seconda parte del post ecco la bellissima voce di:
Miriam Makeba



Paloma e la (sempre più mortalmente noiosa) eleganza del linguaggio

copertina L

Ragazze (e ragazzi) meno male che mi sono arrivati i vostri commenti…e che altre cosette mi tengono occupata. Altrimenti a quest’ora sarei morta di noia…Anzi, no, non è esatto. Perché questo libro qui, questo romanzo dal titolo raffinato e accattivante al tempo stesso, non mi sta solo annoiando, ma mi sta facendo anche arrabbiare. Vi trovo una supponenza, una presunzione che tracima da ogni riga. Non sarò io all’altezza? Mah…Non so.

Se ho deciso di rispondere ai commenti con un post è perché volevo dare più rilevanza a ciò che mi avete scritto.

Ringrazio prima di tutto Cri, che partecipa sempre con calore e affetto a questo blog. Cri, se quel “qualcosa che ti urge più della lettura” è lo scrivere poesie…benedetta questa urgenza!

Poi do il benvenuto a Massimo. Quando scrivi, Massimo, che la narrativa offre allo scrittore la possibilità di fare quello che vuole con i suoi personaggi, in parte ti do ragione. Però io credo che un autore, nel momento in cui comincia a scrivere, debba stipulare una sorta di patto di lealtà con il lettore. Un impegno a non  raccontargli frottole, insomma, pur inventando.
Può inventare, certo, immaginare. Anzi, è anche questa l’arte dello scrivere. Ma non deve ingannare. E secondo me in questo libro più che invenzione c’è inganno.

Come spesso mi capita leggendoti, Annalisa, mi hai strappato un sorriso…
Quelle frasi che io ho riportato ti sembravano incredibili? Guarda, questo post sta diventando veramente troppo lungo perché io ne riporti altre, ma ti assicuro che, a mano a mano che proseguo nella lettura, è tutta un’escalation. Giustamente dici che l’autore dovrebbe far dimenticare la sua presenza al lettore. Quella di Muriel Barbery è sempre lì, sgomita, si affaccia, esce dalla pagina non per andarsene ma per abbracciarla tutta fino a soffocarla.  Ho l’impressione che voglia dire a tutti quanto lei sia brava e colta e saggia ecc.ecc.  Dimostrando invece quanto lei sia…pedante…

Oh, sì, Giadanila: a pag.160 (lì, sono) pure Renèe mi sta dando il tormento. Anche se, senza dubbio, è più credibile della ragazzina sotuttoio. E’ vero che c’erano state quelle premesse che presentavano Paloma come una ragazzina superdotata…ma, come tu dici, l’autrice ha calcato troppo la mano (ma molto molto molto, l’ha calcata…) Forse se avesse esposto le stesse teorie, le stesse riflessioni che Paloma esprime e che possono essere condivisibili o non condivisibili (non è questo il problema) con un linguaggio più semplice (cose complicatissime si possono esprimere con semplicità) forse il risultato sarebbe stato migliore.

Ondina, ho riflettuto su quanto hai scritto. E’ vero che nelle favole gli animali parlano, e quel linguaggio non mi sembra assurdo. Ma sono favole, le prendiamo come tali, non ci sentiamo ingannati. Però forse a me è sfuggita quella chiave di lettura che ha permesso a te di apprezzare, di intuire “la vicenda nascosta, interiore”, come tu dici. Io, come ho già scritto rispondendo ad altri commenti, trovo tutto forzato e funzionale solo a gratificare l’ego dell’autrice. Posso sbagliarmi, certo. Ma è bello confrontarci e avere idee dissimili, altrimenti, oltre che questo libro, sarebbe noiosa anche la vita.

Francesco non scriverebbe MAI così, Sabrina, ne sono (quasi?) certa. Mi hai fatto ridere, e poi, sai, l’avevo pensata pure io questa cosa…Francesco Giubilei, con un intelligenza e una cultura di gran lunga superiore alla maggior parte dei suoi coetanei è comunque (spero) un normalissimo ragazzo che non ammorberebbe mai le pagine del suo diario in tal modo…

Leggilo, leggilo, Barbara! Sono curiosa di sapere il tuo giudizio…Il commento di Ondina (che è riuscita a leggere il romanzo in un solo giorno!!!) mi ha messo in crisi.  Però di una cosa sono certa: non è che sia strano, che una ragazzina di dodici anni parli così, ma è assolutamente impossibile!!!!


Non mi ricordavo, Cinzia di questo tuo post. Magari me lo fossi ricordato!  Ci avrei pensato bene prima di indicarlo come libro del mese al gruppo di lettura…Il bello è che ci riuniamo l’8 maggio, e io mi ero dimenticata che quel giorno sarò a Torino…Beh, quasi quasi è meglio: evito le botte… Vedo che i nostri giudizi collimano. E è anche vero quello che tu scrivi in un commento al tuo post: non c’è differenza fra lo stile espressivo di Renèe e di Paloma. E questo è un errore davvero grosso!

Grazie a tutte e tutti. Mi sono proprio divertita, con questo post.
Se poi il libro non l’ho capito…beh, mi butterò su Armony…

Ancora un po’ di musica? O.K.! Va bene,

Sinatra?
venerdì, 18 aprile 2008

Dalla blogsfera...

Free Tibet
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Lo strillone umanista:
Presidio evento solidarietà con il Popolo Tibetano: Milano piazza Duomo sabato 19 aprile ore 17



Povera Italia...
senato

Micromega (anche il forum)

Morgan: malattia e politica, Gramos e domande

Laura e lory: per ricordare insieme
(Ovvero: chi disse e  cosa disse…)

Le pagelle della libertà

Simona Vinci:
Momenti post elettorali

I mulini a vento:
Esiste ancora la correttezza?



Scrittori e scritture
Scritturescritture

Annalisa Ferrari ha recensito:
"La donna che parlava con i morti", il recente romanzo di Remo Bassini

In rete oggi due bei racconti di Renzo Montagnoli:
La canzone di Maria (nel blog di Francesco Giubilei)

La luce del tramonto (nel nuovo numero di Arteinsieme)


Letteratitudine:
sono aperte le discussioni su: Non è un paese per vecchi, il libro, il film.


Sabrina Campolongo:
Cocci, un racconto ricco di sensibilità

Ti attendo...
Bella, questa poesia di Eleonora Ruffo Giordani



Altri fiori:
fioriNarcissus_AUDUBON____


Nativi americani:
da Barbara Provenzi

Marisa Sannia :
Ancora un bellissimo post che Giulia dedica alla sua amica scomparsa. Scritto in maniera eccellente e con una meravigliosa colonna sonora,
mercoledì, 16 aprile 2008

Dalla rete...

Prima di tutto
condanne_in_cinacondanne_in_cina
Cina: 22 esecuzioni capitali al giorno!



Scritture e scrittoripoesiascritture

Cristina Bove: Di sabbia

Francesco Giubilei: Lungo la strada

Giorgio Medda: Attraverso te

Majarie: Isola

Glo' D'alessandro: Alla poeta

Letteratitudine: Manituana, incontro con Wu Ming 4

(con una bella intervista di Giulia Gadaleta e interventi dell'autore)

Chiara Cretella ha recensito "Eraclito e il muro" di Cinzia Pierangelini


Pro…Italia
parlamento_italiano

Roberto Tossani si ...adegua ai risultati elettorali 2008

La riflessione di Laura e Lory


E ancora
Altro
Voi vi sentite integrati?  Lo chiede Morgan

La religione entra nella corsa alla Casa Bianca

Ciao, Marisa, amica mia
Un ricordo davvero struggente scritto da Giuba 47. Io non sapevo questa notizia: l'ho appresa questa mattina entrando nel blog di Giulia. E mi sento di concludere questo post di segnalazioni, in genere muto, con questa canzone. Perchè,  e lo scrivo senza retorica, se ne è andato per sempre anche un pezzetto  della mia giovinezza.

Come stasera mai
martedì, 15 aprile 2008

Presentazione in libreria

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GIOVEDI 17 APRILE 008, ore 18,30
presso la libreria Modo infoshop- via Mascarella 24/b:

I nostri semi - Peo tsa rona
poeti sudafricani del post-apartheid
a cura di Raphael d'Abdon (Mangrovie edizioni)


Interverranno Sandro Mezzadra (Univ. Bologna), Alberto Masala, Daniele Barbieri e il curatore dell’antologia Raphael d’Abdon.

Nel corso della presentazione saranno lette poesie di Gabriella Ghermandi e Natalia Molebatsi.

Cos’hanno in comune un filmmaker eccentrico, un rapper militante, una drammaturga visionaria e una regina  rastafariana, e cosa ci fanno riuniti in un unico volume? Molto semplice. Sono alcuni tra i più acclamati rappresentanti dell’oceanico movimento di poeti sudafricani della generazione “post-apartheid”, e ci parlano del loro meraviglioso e controverso paese. In versi, ovviamente. Una generazione di giovani e giovanissimi spoken word artists , wordsmiths, cantastorie e MCs che racconta le storie passate e presenti della propria terra con toni, come suggerisce armando gnisci, “dolci e incazzati”. E la loro parola danza lasciandosi trasportare di volta in volta dal sound dolceamaro del blues, dal ritmo graffiante dell’hip hop o dai suoni ancestrali dei tamburi africani. Questo libro non è solo una raccolta di versi: è un viaggio lungo le strade, i quartieri, i ghetti, le township e i villaggi rurali del “Nuovo Sudafrica”, nei luoghi dove gli incubi del passato, le incertezze del presente e le speranze in futuro migliore si incontrano, si scontrano, si intrecciano, per materializzarsi in poesie, canti e narrative stories che meglio di qualsiasi altro strumento d’indagine, possono far conoscere al lettore italiano il vero volto della “Nazione Arcobaleno” tredici anni dopo il crollo dell’odioso regime razzista dell’apartheid.

Raphael D’Abdon è nato a Udine nel 1974. Tra il 2000 e il 2001 ha svolto attività di ricerca presso l’English Department della University of Zululand, nel Kwa-Zulu Natal per poi laurearsi nel 2002 in Lingue e Letterature straniere all’Università di Udine.
Dal 2004 al 2006 è stato assegnista di ricerca presso l’Università di Udine, dove si è occupato di letteratura della migrazione in Italia e di interculturalità. Ha pubblicato articoli, saggi, interviste e traduzioni per varie riviste e giornali e due suoi saggi e traduzioni sono stati recentemente pubblicati nel volume curato da Antonella Riem Anam Cara “Sapienze antiche all’incrocio di mondi”(Forum, Udine, 2006). Da gennaio 2007 è dottorando in Scienze Linguistiche e Letterarie presso l’Università di Udine. Come ogni altro figlio illegittimo della “generazione rubata” italiana (quella degli “under 35” sacrificati sull’altare della precarietà), il suo sogno è quello di avere un giorno una pensione

Daniele Barbieri è studioso di semiotica e teoria della comunicazione, progettista multimediale, docente...

Alberto Masala , scrittore, traduttore, artista - sardo, vive a Bologna. Autore di numerose pubblicazioni, è stato tradotto negli Stati Uniti e in Francia, e appare in molte antologie italiane e straniere (Germania, Ungheria, Spagna, Albania, Bosnia).

Sandro Mezzadra insegna “Studi coloniali e postcoloniali” e “Le frontiere della cittadinanza” nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Attualmente è “visiting fellow” presso il Centre for Cultural Research della University of Western Sydney. Tra i suoi lavori: La costituzione del sociale. Il pensiero giuridico e politico di Hugo Preuss, Il Mulino, 1999 e, come curatore, I confini della libertà. Per una analisi politica delle migrazioni contemporanee, DeriveApprodi, 2004. Per i nostri tipi ha pubblicato Diritto di fuga. Migrazioni, cittadinanza, globalizzazione (nuova edizione accresciuta, 2006).
giovedì, 10 aprile 2008

Raggi di luce su:

Pro Tibet



Tibet162760_tOld Tingri (Tibet) 2004
 Da Il velino
Pechino 2008: sparisce la parola Tibet dai documenti ufficiali
Roma, 9 apr (Velino) - L’associazione mondiale dei comitati olimpici (Anoc) ha cancellato dal rapporto conclusivo sui prossimi Giochi ogni riferimento al Tibet. Lo ha confermato il presidente dell’Anoc, Mario Vazquez Rana. “Ho redatto personalmente il documento - ha spiegato Vasquez Rana -, e nella prima stesura vi era la menzione dela regione autonoma cinese. Successivamente, ci sono arrivati commenti da alcuni dei 700 membri dell’associazione secondo i quali avremmo interferito negli affari interni di un Paese. Così ho deciso di modificare il testo”. Nel rapporto originale, l’organismo internazionale si appellava per “una risoluzione equa e ragionevole al conflitto interno che affligge la regione tibetana”. Invece nel testo definitivo si legge: “Una risoluzione equa e ragionevole al conflitto interno per il beneficio dei Giochi e degli atleti”.


Anghelu

Nexus

Ultima ora:
Gordon Brown non andrà alla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi.


Praticamente siamo a meno 4...

elezioni_urnaelezioni_urna
Il mio blog non vota per Berlusconi
(e neppure il mio, Giulia...)


Una risata vi seppellirà...


Morgan 
ci rinfresca la memoria, se mai ci fossimo dimenticati di certe
cose…E ci propone un video che…Non ho parole: guardatelo!

ReAnto


Scritture, narratori, poeti

books 26.28scritture
Beppe Iannozzi
Con un articolo su una notizia che ieri mi ha rallegrato molto.

Ragazze
Cristina Bove: ancora una sua bella, suggestiva poesia


Kaddish profano per il corpo perduto
Il nuovo libro di Francesca Mazzucato dal 22 aprile in libreria


Georgiamada 
Hannah Arendt la lingua madre




W la radio!

radio3


Radio3 in festival
A Cervia, da venerdì a domenica prossima. La radio che si vede...


Nella mia città

bologna
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Venerdì 11 aprile:
Due appuntamenti con Michela Murgia presentata da Alberto Masala
alle 18 - ModoInfoshop - via Mascarella
alle 21 -
Biblioteca Navile, via Gorkij 14

ecco qui una scheda su Michela Murgia

Nel 2006 ho pubblicato per la ISBN edizioni Il Mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro alla Kirby. Nel 2007 ho collaborato alla stesura del soggetto e della sceneggiatura cinematografica del film Tutta la vita davanti, ispirato al libro.
Nell'arco degli ultimi due anni ho scritto per Marie Claire, Diario, L'Espresso, il Manifesto, Formiche, PeaceReporter e il magazine on line Emigrati Sardi. Ho una rubrica fissa sulle riviste Epolis e L'Arborense.
Ho partecipato all'antologia sull'identità sarda Cartas de Logu, curata da Giulio Angioni e edita dalla CUEC.
A maggio del 2008 esce per i Tascabili Einaudi Viaggio in Sardegna - undici percorsi nell'isola che non si vede, una guida narrativa per perdersi in Sardegna inserito nella collana Geografie. Sono al lavoro su un nuovo romanzo sempre per Einaudi che uscirà alla fine dell'anno.


Questo post è solo di segnalazioni: ne avevo in mente un altro ancora, ma l'orologio del mio Mac mi sta sussurrando di andarmene a nanna.
Non voglio però lasciarvi senza musica, ed ecco allora:
Bob Dylan!!!
domenica, 06 aprile 2008

Fuggire

oasi_palme
Una bella poesia di Gianni Langmann, questa sera. Il desiderio di fuggire non come atto vile, ma come ricerca di paesaggi interiori e di valori ormai impossibili da trovare in questa miserevole società occidentale della quale siamo prigionieri.

Fuggire

Ah!, se potessi fuggirei; fuggirei
nello spazio desertico,unico,
incontaminato dalla civiltà occidentale.
Ah!, se potessi...; lì mi nasconderei
per ascoltare il soffio del vento,
il phon del deserto che l'oasi
disperde nei suoi sentieri.
Lì, dove il palmeto ondeggia;
lì, dove immense dune di sabbia
dorata,quando spunta l'aurora,
si adornano di sfumati,delicati,
velati colori; lì, dove la diga forma
un immenso lago simile a tovaglia
verde smeraldo; lì, dove le donne
fanno,sulle sue rive, il bucato
all'ombra degli albicocchi;
lì, dove sarei sorretto,solo, dalla
inesauribile passione per la
fantasia, per la scrittura e per
la bellezza irripetibile delle parole.




Buona domenica a tutti !



http://www.youtube.com/watch?v=Ju7jb1rkyK0







postato da: Soriana alle ore 01:35 | link | commenti (13)
categorie: la poesia salva la vita, altre scrivanie
martedì, 26 febbraio 2008

Antidoto alla nebbia che avvolge la città...

primavera

...tre poeti ci offrono la loro primavera



Primavera (Cesare Pavese)

Sarà un volto chiaro.
S'apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra....
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite: le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.





Specchio (Salvatore Quasimodo)


Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul declivio
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.





Primavera primafesta (Roberto Piumini)

Viene aprile dopo marzo
io comincio a stare scalzo
con il vento sulla faccia
corro a lungo sulla spiaggia.
Poi mi siedo a riposare
e a guardare l'orizzonte
mentre il vento fa giocare
il mio ciuffo sulla fronte.
Grande è il cielo; il mare è fondo,
ma il mio càne è qui vicino:
tengo in mano tutto il mondo
come fosse un palloncino.

E, naturalmente, mica poteva mancare il Vivaldi...

http://www.youtube.com/watch?v=KWQlJ6b-w7g
postato da: Soriana alle ore 01:56 | link | commenti (5)
categorie: la poesia salva la vita
venerdì, 07 dicembre 2007

Tre poesie, anzi quattro....

AIE col04Da domani, fino a lunedì sera, chiudo per…ferie. Partirò per Roma domattina presto, per andare, ancora una volta, a immergermi in un mondo di libri e di parole: Più libri, più liberi. Tre giorni pieni che non mi lasceranno il tempo per aggiornare il blog. Forse solo il tempo per un saluto piccolo piccolo, ma niente di più.
Vi lascio allora, come augurio di fine settimana, tre poesie di poetesse che amo, e anche qualche nota su di loro. Anzi, sono quattro, le poesie, perché una poesia si trova anche in You tube. Di un poeta. Di un grande poeta.
Ciao!!!!











                                            Antonella Aneddaanedda9


Aspetta che scenda la temuta notte, che scompaia
la luce dal crepuscolo, e ruoti
la terra sul suo asse.
Questa è la verità di questa sera incerta
sui cespugli di acacie e sulle case
questa è la sua misura - un acro di deserto.

Sopporta i tuoi pensieri dentro il buio
che avanzino in fitte di memoria.
Puoi schierarli fino a crinali di spavento
fissarli vacillare quando la pianura si oscura
attenderne il ritorno ora che il cane tace
e la mente si spegne
per un attimo forma senza male
anima del geranio
teso sulla ringhiera.


(Da: Notti di pace occidentale )

Antonella Anedda è nata e vive a Roma.
Poetessa e traduttrice, collabora con diverse riviste.
Nel '92 il suo esordio poetico con Residenze invernali (Crocetti), a cui sono seguiti un libro di prose e racconti, Cosa sono gli anni (Fazi, 1997), e una raccolta di traduzioni, Nomi distanti (Empiria 1998).
Per l'editore Donzelli ha pubblicato le due raccolte: Notti di pace occidentale (1999) e Il catalogo della gioia (2003). L'ultimo libro di poesie si intitola Il balcone del corpo, Mondadori (2007) Esperta di lingua francese, ha curato la traduzione dei testi di Saint-John Perse e Jaccottet.




Mariangela Gualtieri
Mariangelagualtieri
Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita. Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nelle velocità della sera, nelle auto schizzate
di pianto. Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte
sulla modesta moto, è per cantare
a gola stesa l’ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso
con tutto quel vento nel petto
seminare parole beate
nel panorama nervoso.

(da Senza polvere né peso Giulio Einaudi Editore 2006)


Mariangela Gualtieri è nata a Cesena e si è laureata in Architettura all'IUAV di Venezia.
Nel 1983 ha fondato, insieme a Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca, di cui è drammarturga. Fra i testi pubblicati: Antenata (Milano 1992), Fuoco Centrale (Bologna 1995), Nessuno ma tornano (Cosenza 1995), Sue Dimore (Roma 1996), Nei Leoni e nei Lupi (Bologna 1996), Parsifal (Cesena 2000), Chioma (2001).
La sua ultima raccolta è "Senza polvere, senza peso".

E, aggiungo, sentirla “dire (perché né legge o recita, ma “dice”) le sue poesie è un’esperienza splendida che riempie di emozioni.






Lalla Romano
Lallaromano
Fede non è sapere
che l’altro esiste
è vivere
dentro di lui
calore
nelle sue vene
sogno
nei suoi pensieri

Qui aggirarsi dormendo
in lui destarsi.



(Da "Giovane è il tempo " Lalla Romano Poesie Einaudi tascabili 2001)

Scrivere vuol dire scrivere di sé,
in modo più o meno dichiarato…
scrivere per me è stato anche il tramite
per entrare nelle vite degli altri”.
(Lalla Romano)

Graziella, (nome scelto dal padre dalla novella di Lamartine, in omaggio a Napoli) detta Lalla, Romano nacque a Demonte , in provincia di Cuneo, l’11 novembre del 1906, da una famiglia di antiche origini piemontesi. Cresciuta in un clima ricco di sollecitazioni culturali, dopo il liceo s'iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.
Nel 1928 si laureò a pieni voti, all’Università di Torino,  in letteratura romanza con una tesi sui poeti del “dolce stilnovo”. Dopo aver fatto la bibliotecaria a Cuneo, si trasferì a Torino con il marito Innocenzo Monti e con il figlio. Qui insegnò storia dell’arte in vari istituti, continuando a coltivare la sua passione per la poesia e per la pittura. Tra il 1925 e il 1928 frequentò lo studio del pittore Giovanni Guarlotti, compì numerosi viaggi a Parigi, conobbe i nuovi fermenti artistici ed entrò in contatto con Cesare Pavese  (con cui era stata anche compagna di università e per il quale, durante la guerra, tradusse i Trois contes di Flaubert), Mario Soldati, Franco Antonicelli, Arnaldo Momigliano, e Carlo Dionisotti.
Iscritta al Partito d’Azione, prese parte attiva alla Resistenza, esperienza i cui echi confluirono in molte sue opere.
Attenta al quotidiano, sempre relazionato all’universale, al privato, allo studio degli esseri umani e al tessuto dei loro rapporti ed affetti familiari e quotidiani in sensibilità squisitamente femminile, ma priva di sentimentalismo e vittimismo. Ha attraversato per intero il Novecento, con le sue ombre e  luci, con silenzi lunghissimi e attività febbrile, come scrittrice di versi, racconti, saggi, recensioni, dedicandovisi, ormai praticamente cieca, fino alla morte, avvenuta a 95 anni, il 26 giugno del 2001, nella sua amata casa milanese di via Brera.


Ed ecco la quarta poesia. E scoprite così chi è il poeta.

http://www.youtube.com/watch?v=OKwTTZxO8x8
postato da: Soriana alle ore 00:10 | link | commenti (3)
categorie: la poesia salva la vita