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domenica, 01 novembre 2009

Alda Merini se ne è andata

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Mezz’ora fa stavo rientrando a casa, con Alex e Simona, dopo aver trascorso una piacevolissima giornata in compagnia di parenti cui siamo molto affezionati. La radio trasmetteva musica e tutto era O.K. Poi è iniziato il giornale radio, e per prima cosa hanno dato la notizia della morte di Alda Merini.
Mi si è chiusa la gola. Ho pensato all’ultima volta che l’avevo vista. Ho pensato alla sua vita travagliata. Ho pensato che ogni volta che muore un poeta il mondo perde qualcosa di estremamente prezioso.
Poi ho pensato che un poeta è, comunque, immortale.

La ricordo con due sue due poesie. E dentro me ricordo un caldo mattino mantovano e la sua voce. Lo raccontai così, allora, quel mattino di settembre dello scorso anno.


Emozioni

Alda Merini : incredibile, commovente, divertente, struggente, incoerente, semplicemente: GRANDE! Con i suoi collant smagliati, con la sigaretta sempre accesa, con il suo viso intenso, con lo sguardo a volte di bambina… Parla, dice tanto. Dice: i Poeti son povera gente…Dice: si nasce destinati a scrivere. Dice: difficile è digerire la società che abbiamo. Dice: l’innocenza salva la poesia. Dice: i Poeti hanno grande memoria, ma perdonano. Dice: siamo sull’orlo del fallimento, non c’è bisogno di parole, ma di esempio. Dice: amore (per una donna) è combattere a fianco del proprio uomo. Dice: la vera follia è costruttiva.  Dice: non voglio dirvi dei manicomi. E’ troppo orribile.
Dice…dice tante cose, Alda Merini, molte condivisibili, altre meno, ma c’è un dolore che riaffiora  periodicamente fra tante parole: i figli che le sono stati strappati, la sua angoscia di madre negata.
Recita una poesia di un poeta che non è certo fra i più celebri: Angiolo Silvio Novaro  conosciuto certamente dai miei coetani, perché le sue poesie erano presenti in tutti i libri di lettura delle elementari, ma forse oggi dimenticato. Mi fa molta tenerezza sentire la poetessa più volte candidata al Nobel recitare a memoria quella tenera poesia, che parla di affetti famigliari, di cose semplici…



A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra


La pace

La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.

A pochissime ore dalla morte della grande poetessa la ricordano anche:

Renzo Montagnoli
e
La poesia e lo spirito
postato da: Soriana alle ore 19:54 | link | commenti (20)
categorie: alda merini, in ricordo di
martedì, 06 ottobre 2009

Comunicazioni, considerazioni, delusioni, un ricordo

di_chi_è_questo


Prima di presentare gli argomenti del giorno di questo post, due, come dire, comunicazioni di servizio:
Domani 7 ottobre e pure giovedì 8, leggerò, nel gazebo di Ad Alta Voce e
Ausilio per la cultura
posto in Piazza Re Enzo a Bologna, un brano di Antonio Amurri, tratto dal suo libro Come ammazzare il marito senza tanti perchè
Insieme a me leggeranno brani diversi  altri compagne e compagni del corso di lettura ad alta voce di testi comici che ho frequentato qualche mese fa sotto la guida della bravissima lettrice, attrice, doppiatrice (e anche autrice di bei racconti…) Margaret Collina .
Se amici bolognesi vorranno esserci sarà per me un piacere salutarli. Le letture si svolgeranno dalle 16 alle 17,30.

L’altra comunicazione riguarda un bell’evento che si terrà a Rimini venerdì 9 ottobre, ed è questo:
L'ISUR, istituto di scienze dell'uomo di Rimini organizza venerdì 9 ottobre ore 16,30 al Museo della città un incontro in cui verrà presentato il libro sull'autobiografia :

Soggetti di Storie. Donne, uomini e scrittura di sè.
Saranno presenti le autrici Barbara Mapelli e Laura Menin. Verrà presntato un video di Federica Soglia girato durante un laboratorio di scrittura autobiografico interculturale ,  e durante una serata di letture dei testi prodotti. Durante l'incontro sono previsti interventi e letture sull'esperienza di scrittura delle partecipanti.

Io ci sarò, come spettatrice. Spero che il pubblico sia numeroso, perché l’argomento è molto interessante, e l’intercuculturalità sta diventando un aspetto imprescindibile del vivere civile.


Detto questo, passo a parlare di…
State pensando che voglia affrontare l’argomento del grande (basso) corruttore? Ma no, tralascio. Del corruttore con lodo, ma senza lode alcuna, non dico nulla. Mi limito a riportare il titolo in prima pagina de Il fatto quotidiano: Ma lui resta premier e Previti avvocato.

Della cronaca che oggi riportano i media mi piace segnalare due notizie.
1) In Africa la Chiesa apre al preservativo. Pur con qualche cautela, con qualche precisazione di troppo, sembra che il Sinodo per l’Africa sia stato sfiorato da una ventata di buon senso: il cardinale ghanese Peter Turkson ha dichiarato che il preservativo può essere consigliato, anche se, aggiunge in maniera categorica, deve essere unicamente utilizzato da una coppia regolarmente sposata in cui uno dei coniugi sia siero-positivo. Va beh, mica possiamo pretendere che la Chiesa si metta a distribuire condom  in lungo e in largo ... D’altra parte, in contrapposizione a quanto aveva dichiarato il papa nella primavera scorsa durante il suo viaggio in Africa ( l’uso del preservativo, aveva detto, peggiora la situazione) nel continente flagellato dall’Aids molti religiosi che operano presso presidi sanitari insegnano alla popolazione come usare il condom. E meno male!
Voglio fare una considerazione, a proposito di questa malattia. Ho l’impressione che ultimamente non se ne parli molto, qui in Italia. Che, quando se ne parla, come oggi, appaia come un problema lontano, che tutto sommato non ci riguardi.  Mi chiedo se i giovanissimi, gli adolescenti, abbiano le informazioni adeguate. Non so, forse dipende da una mia distrazione, ma mi sembra che sia proprio così: sembra anche a voi?

2) Barak Obama mi ha deluso: io non sono certo in grado di giudicare
la politica estera; però la scelta del Presidente degli Stati Uniti di non incontrare il Dalai Lama durante la visita che il capo supremo dei Buddisti farà a Washington mi ha profondamente delusa. Ragioni di Stato, certamente. Obama non vuole mettersi in contrasto con il governo di Pechino, non vuole compromettere l’esito della sua visita in Cina programmata per il prossimo novembre, durante la quale dovrà mettere sul tavolo dei Cinesi diverse richieste.
Però… Insomma, l’ho detto: io di politica estera non me ne intendo… ma che delusione!
Ricordo ancora l’indignazione che provai quando il Dalai Lama, nel novembre del 2007, visitò l’Italia e  il  presidente del Consiglio (era Romano Prodi, all’epoca) decise di non ricevere il premio Nobel per la Pace per ragioni di Stato. E la stessa indignazione mi coglie ora. Cosa ne pensate?

Concludo con l’omaggio a Mercedes Sosa,1858592_0 la "cantora popular" simbolo della lotta contro la dittatura e per i diritti civili in Argentina, che, come immagino tutti sappiate, è morta ieri all’età di 74 anni.
Mi fa piacere pensare che mio figlio  l’ha sentita cantare al Colon di Buenos Aires nel novembre 2006, nell’ultima serata prima che il teatro chiudesse per restauro. Di quel concerto Alex mi parlò in toni entusiastici.
Ecco allora, di Violetta Parra, ma dalla voce di Mercedes Sosa:

Gracias a la vida

E credo che se Mercedes ringrazia la vita, un grazie a lei lo debba dire il suo popolo, e tutti coloro che vedono la libertà come bene supremo.





venerdì, 02 ottobre 2009

A Beatrice, che se ne è volata via

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Era giovane, Beatrice, era giovane e bella, e bella era (è) la sua anima, e belle, molto belle e sature di sensibilità, ma anche di saggezza, sono le sue poesie.
Si è staccata dalla terra questa mattina all’alba e ha iniziato un nuovo volo.
Ho scritto questi pochi versi di getto, un ben modesto omaggio a questa grande donna che se ne è andata


A un fiore spezzato

Eri un fiore del giardino,
fra i più belli.
Ma è giunta la tempesta
a spezzare il tuo
pur forte stelo
Ora il giardino piange
lacrime di rugiada
in questa alba
che non raccoglie luce.


Chi non ha conosciuto  Beatrice può leggere l’intervista che le fece nel febbraio scorso Renzo Montagnoli:

Intervista a Beatrice Zanini
Rileggendola, ora, non ho potuto fare a meno di commuovermi.

Oggi un suo ricordo lo potete leggere in  Il giardino dei Poeti e in Armonia delle parole (con una bella poesia, scritta da Renzo, dedicata, appunto,  a Beatrice).

E sempre da Cristina (nel suo bel Giardino), e da Renzo (sia in Arte insieme, che nel suo Blog ),  potete leggere tante poesie di Beatrice. Andarle a leggere significa  sentirla  ancora vicino a noi, è come farle un'ultima carezza, e ricevere nuovamente tanto di quello che lei ci ha donato.

Ed è da Arte Insieme che ho prelevato questa poesia:


Senza catene

di Beatrice Zanini

 

Rimarrà la mia poesia

a percorrere l’infinto istante

imbastito con filo speciale

sulle fronde di un mattino

a cuore aperto


vedrò imbiancare le stagioni

se avrò talento e pervicacia

e sinfonia di voce

 
e gratterò le incrostazioni

depositarie di leggende

mentre intorno, a fuoco lento

vedrò sbiadire qualche verso

ma scorrerà l’inchiostro ancora

come il sangue
 

- ed io ti libero - e libero l’orecchio

vivrà d’eterno il mio passaggio, insieme al canto.



Vola, Beatrice! Vola in alto, libera da ogni dolore.

http://www.youtube.com/watch?v=lARIFQp3GYo
postato da: Soriana alle ore 15:06 | link | commenti (7)
categorie: in ricordo di
mercoledì, 02 settembre 2009

La presidente dai capelli rossi

79987ce032(Vignetta di Vauro tratta da Il Manifesto)

Già, proprio così. La Pace aveva, o meglio, ha il colore dei capelli di Teresa Sarti Strada, presidente di Emercency e moglie di Gino Strada,che quindici anni fa ha fondato questa questa Associazione che, come si può leggere qui a fianco nella lista dei miei siti preferiti, si prende cura anche dei nemici.

Come ogni mattina,appena sveglia, in attesa che sia pronto il caffè, ho acceso il computer: c'era una mail, ad attendermi, una mail che mi ha dolorosamente sorpreso. Me l'hanno inviata gli amici di
Emergency Pistoia   Ho appreso così che Teresa Strada se ne è andata.
Per quindici anni, da quando è nata Emergency, ne è stata la infaticabile presidente. Credo che  l'Associazione a lei debba tanto, debba tanto al suo impegno, alla sua forza che l'ha portata ad affrontare le molte difficoltà che sempre si presentano sul cammino di chi crede fermamente nei propri ideali, al di là di tutto.
A Teresa va la mia riconoscenza, perchè facendo tanto per aiutare le vittime di quella cosa orrenda che si chiama guerra ha fatto qualcosa anche per me, che la guerra detesto.
A.Zanotelli,A.Ginocchio,T.Sarti-Marcia Pace 03-04(Teresa Sarti con un altro grande: Padre Alex Zanotelli)
Qui,
nel blog di un'insegnante sarda, ho trovato delle commoventi e tenere testimonianze di bambini che hanno incontrato Teresa e Gino. E' bello, leggerle.
E
su Il manifesto
la notizia della scomparsa
postato da: Soriana alle ore 08:44 | link | commenti
categorie: in ricordo di
sabato, 29 agosto 2009

Un amore lontano

bologna-piazza-nettuno-mini



Era tanto che non cercavo il tuo nome in Internet. In questi ultimi tre anni, da quando sono tornata a vivere nella nostra città, lo avevo fatto diverse volte. Mi sarebbe piaciuto rivederti, congratularmi con te perché eri riuscito a realizzare il tuo sogno, ed egregiamente, ci eri riuscito. Avrei voluto anche darti il mio libro, e sentire cosa ne pensavi. Avrei voluto sentirti dire che eri felice, soddisfatto di come stavi portando avanti la tua vita. Ma nella mia ricerca non ho mai trovato un modo per contattarti, e forse, se devo essere sincera, non mi sono neppure impegnata troppo, per farlo: mi ha frenato forse la timidezza, la paura che ci trovassimo così diversi l'un l'altro da cancellare anche il passato. Così leggevo dei tuoi successi,, dei tuoi lavori. Ed ero contenta e anche orgogliosa, perché in un tempo lontanissimo ci eravamo amati, e tanto.

Questa mattina ho digitato il tuo nome. Non so perchè, è stato d'impulso.
E gli articoli dei quotidiani di più di un mese fa mi hanno detto che te ne sei andato. Dopo una lunga malattia combattuta con coraggio, c'è scritto negli articoli. Che eri una persona eccezionale, c'è anche scritto. E io so che non sono le parole che si scrivono sempre quando qualcuno se ne va. Io lo so, che eri eccezionale.  
Anche se sono passati quasi quaran'anni dall'ultima volta che ti ho visto,  so che da oggi sentirò la tua mancanza.  Ciao, caro amore della mia giovinezza.

P.S.: Tre anni fa, in una sera d'estate, su un balcone davanti al mare, improvvisamente mi sei venuto in mente, e così ho scritto questa cosa che sta qua sotto. Un piccolo viaggio nel passato e nella nostra città.


M.



Noi,la nostra città.

Ricordi quella casa in Broccaindosso
e quella stanza in cui la fiamma
di candele accese rendeva
d’oro la nostra pelle nuda?
Ricordi come era sensuale la città
con le sue torri rosse,  vista al tramonto 
dal colle di San Luca?
Ricordi un pomeriggio sotto il Pavaglione,
davanti all’uomo delle caldarroste,
quando mi hai stretto a te e poi hai pianto?
Ricordi il chiostro di Santa Lucia
 e quella musica d’organo
che ci sconvolse il cuore?
Ricordi i portici allungati
come braccia di donne protettive
e tu che mi baciavi e sussurravi parole solo nostre?
Ricordi quella sera dal Moretto,
quando sul tavolo, fra bicchieri di vino,
apristi il tuo copione e lo leggesti a me,
a me per prima?
(io ricordo il tuo sguardo, in quei momenti, con quella luce che io sola conoscevo)
Te li ricordi i disegni del futuro: il tuo teatro, i miei libri,
 i viaggi in India?
Ricordi la tua vecchia R4 sempre a secco,
e Angela ed Arturo, il loro amore nato insieme al nostro?
Ricordi le risate per un nulla, le improvvise pazzie,
le canzoni cantate nella notte nella casa in campagna?

Ricordi piazza del Nettuno con coriandoli e neve?
Era martedì grasso: io lo ricordo.
E’ stato allora che tutto è finito?
E’ stato lì, col ghiaccio alla fontana,
col freddo in mezzo al cuore, col silenzio degli occhi? 
E’ stato lì che ci siamo lasciati?
Tu lo ricordi, mio amore perduto?

 
Igea marina, 23 giugno 2006  ore 0, 26.



Ricordi? Questa canzone è la colonna sonora del primo film che abbiamo visto insieme.

Midnight cowboy everybody's talking

postato da: Soriana alle ore 01:15 | link | commenti (5)
categorie: in ricordo di, la mia scrivania
martedì, 25 agosto 2009

La ragazza immortale

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Sono molto stanca, in questi giorni. Pare che ogni cosa, ogni azione che devo affrontare sia pesante come un macigno...  Rispondere a mail, rispondere ai vostri commenti, lasciare io stessa commenti,  aggiornare il blog, ma anche mangiare, anche respirare, a volte, E dormire, e camminare. Insomma, sono uno straccetto spiegazzato, in questi giorni.  Eppure la voglia c'è, di comunicare con voi. E leggervi  mi fa piacere.  E avrei anche dei racconti, da scrivere...  La testa, è la testa che è pesante, o forse leggera, non so.

Mah. spero che passi, anzi, mi impongo di scacciare questa stanchezza, e la prova è che ora sono qui. E perdonatemi se mi sentite distante e se scrivo poco, e magari anche male...


11 Settembre 2001
Con molto dolore per i morti e per la tragedia devo dichiararmi perdente e sconfitta perche' ho lavorato 70 anni scrivendo esclusivamente in onore e in amore della non violenza e vedo il pianeta cosparso di sangue.

(da http://www.fernandapivano.it/)


Dormono dormono sulla collina



E' passata una settimana esatta dalla morte di Fernanda Pivano. La notizia me l'ha data Alex, mio figlio, mentre eravamo tutti a cena per festeggiare il mio compleanno. Poi, al rientro a casa, ho trovato il comunicato straordinario  di Renzo Montagnoli.
Ho alzato lo sguardo verso la mia libreria che contiene le opere di quasi tutti gli autori che Nanda ci ha fatto conoscere, e i cd di De Andrè e di Dylan, poeti/cantanti immensamente amati da questo  mito di donna e di cui ha scritto e detto...  Ho sentito un vuoto, dentro di me. Come te, nessuno più, ho pensato.

Ogni volta che ho avuto l'opportunità di ascoltare Fernanda Pivano non mi sono mai chiesta quanti anni avesse: mi dava l'impressione che fosse eterna, immortale. E così, sentendo della sua morte, ho provato come la sensazione che se ne fosse andata una ragazza. Una splendida, vitalissima ragazza.  Ed è ancora questa   l'impressione che ho provato ascoltando sabato pomeriggio in La grande radio, numerosi spezzoni di interviste che aveva rilasciato ai microfoni di Radio3.  Un'emozione forte, la mia, in cui rimpianto e gioia dell'ascolto si sono miscelati.  Un emozione così forte che mi ha tolto quasi il respiro, mentre sentivo lei che raccontava di tutti quei suoi incontri, e di Pavese, e di
Ginsberg,  e Jack Kerouac e Gregory Corso, e di  Ferlinghetti.  E di quella sala da pranzo di un albergo a Cortina dove ha incontrato  Hemingway, per la prima volta.  Ascoltavo, immobile, lei che raccontava dei personaggi leggendari di un'America che ho amato profondamente nella mia giovinezza e mi sembrava di essere con loro e con lei, con la ragazza immortale.
Grazie, Fernanda, Come te, nessuno più.
Purtroppo.


Prelevo dalla rete alcune cose:
un'intervista

il testo di una canzone di Bob Dylan, assolutamente attuale:

SIGNORI DELLA GUERRA
parole e musica Bob Dylan

Venite signori della guerra
voi che costruite i cannoni
voi che costruite gli aeroplani di morte
voi che costruite le bombe
voi che vi nascondete dietro i muri
voi che vi nascondete dietro le scrivanie
voglio solo che sappiate
che posso vedere attraverso le vostre maschere

Voi che non avete fatto altro
se non costruire per distruggere
giocate con il mio mondo
come fosse il vostro giocattolo
mettete un fucile nella mia mano
e vi nascondete al mio sguardo
vi voltate e scappate lontano
quando volano i proiettili

Come Giuda
mentite e ingannate
Una guerra mondiale può essere vinta
volete che io creda
Ma io vedo attraverso i vostri occhi
e vedo attraverso il vostro cervello
così come vedo attraverso l'acqua
del mio scarico

Voi armate i grilletti
perchè altri sparino
poi vi sedete a guardare
il conto dei morti farsi più alto
Vi nascondete nei vostri palazzi
mentre il sangue dei giovani
fluisce dai loro corpi
ed è sepolto nel fango

Avete sparso la paura peggiore
che mai si possa avere
la paura di mettere figli
al mondo
Per minacciare il mio bambino
non nato e senza nome
non valete il sangue
che scorre nelle vostre vene

Cosa ne so io
per parlare quando non è il mio turno?
Potreste dire che sono giovane
potreste dire che non sono istruito
ma c'è una cosa che so
sebbene sia più giovane di voi
che nemmeno Gesù perdonerebbe mai
quello che fate

Lasciate che vi faccia una domanda
il vostro denaro è così buono
che pensate che potrà
comprarvi il perdono?
Io penso che scoprirete
quando la Morte chiederà il suo pedaggio
che tutto il denaro che avete fatto
non riscatterà la vostra anima

E spero che moriate
e che la vostra morte arrivi presto
Seguirò la vostra bara
nel pomeriggio opaco
Veglierò mentre siete sepolti
nel vostro letto di morte
e resterò sulla vostra tomba
finchè sarò sicuro che siete morti



E da you tube, poi, una canzone di questo poeta, musicista, cantante, che la Pivano ha descritto come il De Andrè statunitense:
Blowin'in the wind 
che, di Nanda, fra quelle di Dylan, è la canzone preferita.


Ah, date un'occhiata anche al post precedente: ci sono segnalazioni interessanti.
postato da: Soriana alle ore 19:20 | link | commenti (5)
categorie: in ricordo di
giovedì, 11 giugno 2009

In ricordo di...

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Enrico Berlinguer
(Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984)


Ciao, Enrico  (video)


E Berlinguer morì, l'11 giugno. Tanti parroci avevano invitato a pregare per lui nella messa domenicale. L'aereo presidenziale aspettava a Venezia. Padova, Mestre, erano impercorribili, le strade assiepate di gente. Pioveva. Si erano gremiti i ponti e i bordi dell'autostrada, fabbriche ferme, contadini venuti in trattore, camionisti in lacrime. Passava Enrico Berlinguer, piccolo, timido, silenzioso, attento, caparbio, impregnato di moralità e di passione. (da Eddyburg ).

E dopo venticinque anni nessun’altro. Nessun’altro come lui, e neppure qualcuno che gli assomigli anche da lontano. Parole dettate dalla nostalgia per tutto ciò che è passato? No, solo amara, desolante  consapevolezza.  Oggi solo omuncoli che si affannano, oggi  solo il vuoto di una sinistra che ha perso il suo significato originario.
Valori? Cosa e quali sono, oggi, i valori? Ideali? Parola obsoleta, defunta, crocefissa.




Modena City Ramblers: I funerali di Berlinguer

Antonello Venditti: Dolce Enrico

Enrico se tu ci fossi ancora
ci basterebbe un sorriso
per un abbraccio di un'ora
il mondo cambia
ha scelto la bandiera
l'unica cosa che resta
è un'ingiustizia più vera
qui tutti gridano
qui tutti noi siamo diversi
ma se li senti parlare
sono da sempre gli stessi
quante bugie
quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno
noi li vedremo affiorare
oh no non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò
chiudo gli occhi e penso a te
dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me
tu sei vivo
chiudo gli occhi e tu ci sei
dolce Enrico
tu sorridi accanto a me
a san Giovanni stanotte
la piazza è tutta vuota
ma quanta gente che c'è
sotto la grande bandiera
e quante bugie
quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno
noi li vedremo affiorare
oh no non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò
chiudo gli occhi e penso a te
dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me
tu sei vivo
chiudo gli occhi e tu ci sei
dolce Enrico
tu sorridi accanto a me
tu sorridi accanto a me

(Antonello Venditti)
postato da: Soriana alle ore 10:58 | link | commenti (12)
categorie: in ricordo di, i veri grandi della storia
domenica, 15 febbraio 2009

Giacomino Bulgarelli: come lui nessuno mai

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Vi stupirà molto, credo, l’argomento di questo post. Sì, perché è di calcio che voglio parlare o, meglio, voglio salutare da qui un altro pezzetto della mia fanciullezza/ giovinezza che se ne è andato.
Non ci crederete, ma c’era una volta, tanti, tanti anni fa, che io seguivo il calcio e avevo una squadra del cuore. Il Bologna, naturalmente.

Così, quando da Holliwood party, l’altra sera, ho appreso la notizia della morte di  Giacomo Bulgarelli,  mi è dispiaciuto tantissimo e mi sono venute ala mente un sacco di cose.

I pomeriggi domenicali passati accanto alla radio (una Magnadyn color legno, i  pomoli di bachelite), a tenere il fiato sospeso, a esaltarmi, ad abbattermi.
E le tre volte che con mio padre andai al Dall’Ara, che allora si poteva andare tranquillamente, allo stadio. Il freddo, mi ricordo, ma anche la contentezza di stare vicino a mio padre, perché non è che mi capitava spesso. 
E di come lo ossessionai (sempre lui, mio padre, poveretto…) con la richiesta di una foto con dedica di Ezio Pascutti, perché lui (sempre mio padre) mi aveva detto che conosceva uno, che conosceva un altro, il quale era un conoscente di un amico del n.11 della mia squadra del cuore.
E dai e dai, quella foto, con dedica firmata, arrivò nelle mie mani. Ce l’ho ancora, sì, chiusa in uno scatolone dove riposano tanti miei ricordi. Insieme alle figurine dei giocatori di calcio di cui facevo la collezione, insieme alla figurina di Bulgarelli.
E poi, e poi mi è venuta in mente  della volta del doping… delle provette manomesse, dell’indignazione di noi tifosi bolognesi per i tre punti scippati alla squadra e per l’’accusa che (allora) sembrava infamante. Per chi non se lo ricordasse, per chi ancora non c'era, può leggerne 
QUI
Feci una cosa, io: c’erano alcuni dei  giocatori accusati di aver assunto anfetamine che abitavano vicino a casa mia, alla Croce di Casalecchio, credo fossero Fogli, Perani e Tumburus e forse anche Pavinato. Io presi biro rossa, biro blu, foglietti di carta e alternando i colori lettera per lettera scrissi loro messaggi di incoraggiamento e vicinanza  e andai a infilarli sotto la porta delle loro abitazioni. E avevo già diciotto anni, mica ero una bambina,  eh, eh… Questa cosa qui l’ho messa anche in un racconto scritto due o tre anni fa…
Poi. E poi ci hanno ridato i punti, e siamo arrivati allo spareggio con l’Inter, all’Olimpico. E in gioco c’era lo scudetto, mica era una partita da ridere.  Era il 7 giugno 1964, e al teatro Duse c’era la rappresentazione pomeridiana di My fair Lady, una commedia musicale che amavo tantissimo. Mia mamma ci andò, ma io non le feci compagnia, quella volta. Rimasi in casa, attaccata alla radio, le dita incrociate. E scudetto fu. Per noi, naturalmente.
Con questa formazione qui: ( e me la sono ricordata anche questa: strani meccanismi, accadono, nella testa, perchè mai avrei pensato di ricordarmela)

Negri Furlanis  Pavinato  Fogli Tumburus Janich  Perani Bulgarelli Nielsen Haller Pascutti (e Fuffo Bernardini, allenatore). Non mi ricordavo solo i nomi di Furlanis e Pavinato, ma gli altri, tutti.squa1964
   

Mi sono venute in mente tutte queste cose, sentendo Holliwood Party, l’altra sera, che diceva della morte di Giacomo Bulgarelli.
Come lui nessuno mai, perché?  Perché in tutta la sua carriera ha indossato solo una maglia, quella rossoblu, sostituita solo per indossare quell’azzurra della Nazionale. Mi sembra un attaccamento molto bello, questo, alla propria squadra.  Nessun altro giocatore, di nessuna squadra è stato così fedele. E di proposte ne aveva avute.  Io ero diventata adulta, avevo abbandonato la mia passione per il Bologna e per il calcio e lui continuava a giocare. Fino al 1975: sedici anni di fedeltà.
Per domani Bologna, città ora molto diversa da come era in quegli anni, e non solo calcisticamente, ha proclamato il lutto cittadino.
Io voglio salutare Giacomo Bulgarelli come faceva il capotifoso Gino Villani all’inizio di ogni partita:  "Onorevole Giacomino, salute!" Salute ovunque tu sia, aggiungo io.  Un aggettivo, “onorevole” molto più appropriato per questo giocatore più che per tanti Onorevoli che occupano seggi in Parlamento e in Senato.


Forse sarà una scelta banale, forse non sarà neppure consona, ma mi sento di dedicare a questo campione gentiluomo la celeberrima e bellissima canzone dei Queen,
Questa,
naturalmente.
postato da: Soriana alle ore 15:37 | link | commenti (5)
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martedì, 10 febbraio 2009

E la farfalla è finalmente libera

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Che voli nel silenzio, nella quiete azzurra
di un cielo luminoso senza clamori,
finalmente in pace.





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postato da: Soriana alle ore 01:19 | link | commenti (11)
categorie: in ricordo di
domenica, 11 gennaio 2009

11 gennaio 1999 11 gennaio 2009

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LE NUVOLE
Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio.
Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono le forme dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri.
Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti...
certe volte ti avvisano con rumore
Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi piu il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere
più il posto dove stai.
Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.
(
Fabrizio De Andrè)

Avevamo deciso di telefonare a casa, quel pomeriggio.  E quando, passeggiando lungo Petchburi Road passammo davanti a una cabina oversea call  io entrai e feci appunto il numero di casa. Mi rispose mio figlio. Non mi disse né ciao, né come stai. Mi disse solo: mamma, è morto Fabrizio De Andrè.  Aveva appena sentito la notizia dal giornale radio.  Incredulità, poi consapevolezza come un pugno nello stomaco. Cominciai a piangere. Quando uscii dalla cabina mio marito mi chiese cosa fosse successo. Poi, alla mia risposta, disse qualcosa di stupido. Ma era il suo modo per nascondere un’emozione che indubbiamente anche lui provava.
Improvvisamente non ero più in quella strada di Bangkok satura di auto, motorette, gente, ossido di carbonio. Mi trovai in successione in tanti luoghi diversi, tutti segnati dalla voce, dalle parole, dalla musica di Fabrizio.
Fabrizio (senza l’aggiunta del cognome, ai suoi inizi) e la sua La guerra di Piero. A Igea Marina, 1969. L’insegnavamo ai bambini della casa di vacanza in cui lavoravo. Eravamo un po’ speciali noi, in quella casa di vacanza gestita dalla Provincia di Bologna. Mentre nelle altre strutture analoghe si cantavano vecchie canzoni tipo il Piave mormorava o Quel mazzolin di fiori, noi cercavamo già da allora di inculcare nei nostri piccoli ospiti qualcosa di diverso, a ripudiare la guerra, per esempio.

Nel soggiorno della mia casa a Bologna, pochi mesi prima di lasciarla per iniziare una nuova vita altrove, sposandomi: L’antologia di Spoon River letta e riletta ascoltando la cassetta Non al denaro non all'amore né al cielo. 

E poi, ancora a Igea, che nel frattempo era diventato il paese dove ero andata a vivere. Un altro bambino: il mio bambino, questa volta. Tirato su con latte, omogeneizzati, amore e musica: De Andrè, anche per lui.
E ancora, con lui, con Alex, ai concerti: Rimini, Bologna, e l’ultimo, mi sembra nella primavera del 1998, a Pesaro.
E chissà che anche quelle canzoni, con i testi in cui si dà voce a chi solitamente non viene ascoltato, a tutte le Bocche di rosa, e ai Michè, a tutti coloro zittiti dalle ipocrisie dei benpensanti, non abbiano contribuito a fare di mio figlio la bella persona che è.

La chitarra di mio marito che strimpellava il Pescatore, e noi a cantare in coro, nelle sere estive sul terrazzo prospiciente il mare.

E poi il mio ufficio, dove la musica, e soprattutto la musica di Fabrizio, era sempre presente, ricca colonna sonora che faceva da contrappunto a un lavoro che di poetico aveva ben poco.

Mi sfilavano davanti agli occhi tutte quelle immagini, accompagnate da un dolore sordo dell’anima, fatto di nostalgia, rimpianti, assenza. Mai più concerti, pensavo, mai più nuove canzoni. Non ci sarà più nessuno, in Italia, come lui, pensavo. E questo, a distanza di dieci anni, lo penso ancora.

Già, sono passati dieci anni, da allora.  E questo anniversario mi ritrova di nuovo in Thailandia. Molte cose sono cambiate nel mondo. Tantissimo è cambiata la mia vita.
Ma l’emozione che provo riascoltando le canzoni di Fabrizio De Andrè è immutata.
E alla fine penso che anche lui, come i grandi Poeti, non se ne sia andato, che non potrà mai andarsene. Non è morto, Fabrizio De Andrè, perché le sue canzoni sono più vive e più attuali che mai.  Non è morto perché, anche se lui rifiutava questa definizione, era, è un Poeta.

So che in Italia ci saranno oggi tantissime iniziative per ricordarlo. Mi riferisco in particolare all’iniziativa promossa da Fabio Fazio in Che tempo che fa, con l’invito a tutte le radio italiane a trasmettere nello stesso momento una canzone del grande cantautore.  Mi spiace non poterci essere. Se qualcuno di voi la segue, me ne vuole parlare, per favore?

Vi propongo ora diversi video e un altro testo.   Buona visione e buon ascolto.


Telegiornale del 11 gennaio 1999

Le nuvole


Il pescatore


Tutti morimmo a stento


Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati.

Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.

Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate.

Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.

Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?

Uomini cui pietà non convien sempre
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.

Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.




La canzone dell'amore perduto


La ballata del Michè


Preghiera in gennaio




postato da: Soriana alle ore 14:03 | link | commenti (3)
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