

Quella è la foto simbolo dell'America dopo l'omicidio di Bobby: quella famiglia era povera, combatteva per sopravvivere e vedeva passare via la possibilità di una vita diversa. I Kennedy avevano dato speranza alla gente e ora quella gente vedeva tramontare il sogno. Se ne andava con quel treno, era chiuso in quella bara".




"L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.”
"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza
è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
"In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siamo cambiate. La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto…"
Martin Luther King: 4 aprile 1968- 4 aprile 2008. Quarant'anni dopo. Non è, il mio, solo un invito a non dimenticare. E anche un invito a riappropriarci dei nostri sogni, a non lasciarci spegnere dall'apatia e dall'indifferenza, a non rifugiarci nel qualunquismo e nelle critiche sterili, a continuare a combattere contro chi considera il denaro il solo valore esistente, contro chi non rispetta le differenze, contro chi consuma e sperpera le risorse che appartengono a tutti gli abitanti del pianeta. Un invito a credere ancora, anche se può sembrare un esercizio obsoleto e assurdo all'asserzione che un altro mondo, se lo vogliamo, un altro mondo è possibile.

Sono passati 40 anni dalla morte di don Lorenzo Milani. Ma il suo pensiero è ancora estremamente attuale, come se neppure un giorno fosse trascorso da quando, con il suo operato e i suoi scritti, suscitò scandali in un modo basato su gerarchie immobili e ipocrite. Subì anche un processo, il priore di Barbiana, per aver reso pubblico il suo concetto di Patria e il suo pensiero sull’obiezione di coscienza. Processo che, in primo grado, si risolse con l’assoluzione piena dell’imputato. Ma la sentenza venne poi completamente rovesciata nel processo successivo, che si concluse con una condanna. Al momento della sentenza, però, Don Milani se ne era già andato, ucciso a soli quarantaquattro anni da una terribile malattia, la leucemia mieloide.