Poche parole, perché questa immagine terribile pietrifica la voce. (Firmate il nuovo appello di Amnesty!!!! trovate il Link in fondo al post.
Voglio la libertà
Il mio corpo segnato, martoriato
da te che porti il mio stesso nome,
che preghi come me su antiche pietre
dove saggezza si unisce ad armonia,
non uccide il mio spirito fiero
e continuo a gridare nel mio sangue:
voglio la libertà, anche per te.
Dedicata a questo monaco birmano e a tutti i suoi compagni senza volto.
Perugia-Assisi: 24 chilometri di pace, e un nastro rosso lungo migliaia e migliaia di chilometri che abbraccia la terra.
Domenica, 7 ottobre 2007: Ore 15.18 - Sale la preghiera dei monaci tibetani dal palco sistemato alla Rocca di Assisi. Mentre si osserva un minuto di silenzio "per tutte le Birmanie del mondo".
Per non scivolare sul ghiaccio della banalità, per non impantanarmi nella palude della retorica, per non cadere nel baratro dell’emotività, mi metto da parte e lascio la parola a un poeta. E che sia libertà per il popolo birmano e per tutti gli oppressi del mondo.
Libertà
Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome
Su tutte le pagine lette
Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta cenere
Io scrivo il tuo nome
Sulle dorate immagini
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Io scrivo il tuo nome
Sulla giungla e sul deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sull'eco della mia infanzia
Io scrivo il tuo nome
Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome
Su tutti i miei squarci d'azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome
Sui campi sull'orizzonte
Sulle ali degli uccelli
Sul mulino delle ombre
Io scrivo il tuo nome
Su ogni soffio d'aurora
Sul mare sulle barche
Sulla montagna demente
Io scrivo il tuo nome
Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori dell'uragano
Sulla pioggia fitta e smorta
Io scrivo il tuo nome
Sulle forme scintillanti
Sulle campane dei colori
Sulla verità fisica
Io scrivo il tuo nome
Sui sentieri ridestati
Sulle strade aperte
Sulle piazze dilaganti
Io scrivo il tuo nome
Sul lume che s'accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome
Sul frutto spaccato in due
Dello specchio e della mia stanza
Sul mio letto conchiglia vuota
Io scrivo il tuo nome
Sul mio cane goloso e tenero
Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome
Sul trampolino della mia porta
Sugli oggetti di famiglia
Sull'onda del fuoco benedetto
Io scrivo il tuo nome
Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome
Sui vetri degli stupori
Sulle labbra intente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome
Su ogni mio infranto rifugio
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome
Sull'assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome
Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome
E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti
Libertà.
(Paul Eluard)
E un inno alla libertà è anche la canzone di questa notte. Che quelli della mia generazione conoscono senz’altro. Una generazione che ha avuto un sogno, o, meglio, che ha creduto in una grande utopia: in un mondo libero.
Ma poi ci siamo tutti perduti per strade diverse.
da http://www.agi.it/estero/
Nella ex Birmania, insanguinata dalla repressione delle manifestazioni di protesta ordinata dalla giunta militare, regna grande incertezza sul numero effettivo delle vittime ma dal Paese iniziano a filtrare le prime indiscrezioni. Il britannico 'Daily Mail' ha scritto oggi di "migliaia di morti" e dei corpi di centinaia di monaci nascosti nella giungla. Il tabloid britannico ha citato come fonte Hia Win, un ex membro dell'intelligence rifugiatosi in Thailandia dopo essersi rifiutato di partecipare al massacro del religiosi buddisti.
Un diplomatico svedese ha raccontato che "40 monaci detenuti nella prigione di Insein sono stati picchiati a morte e i loro corpi bruciati". A conferma di questa notizia il sito web Mizzima.com gestito dall'opposizione ha mostrato la foto del corpo senza vita di un monaco con segni di tortura.
Il sito web della Bbc ha invece svelato che la giunta per prevenire ulteriori problemi dai monaci che hanno guidato la rivolta ha deciso di spostare in prigioni isolate nel nord del Paese i circa 4.000 religiosi arrestati nei giorni scorsi. Al momento sono tenuti sotto custodia in stadi e istituti tecnici in disuso a Rangoon.
Da Stoccolma e Copenaghen intanto giunge la notizia che alle testate svedesi e danesi le autorità birmane hanno consigliato di ritirare i loro giornalisti dal Paese per la loro stessa incolumità. Il tabloid svedese 'Expressen' e la tv 'TV4' così come il danese 'Politiken' hanno denunciato di essere stati contatti da un uomo che ha dichiarato di parlare a nome della polizia birmana. Questi ha offerto ai loro reporter "un passaggio sicuro per tornare a casa", perchè ha spiegato che la polizia "non è più in grado di garantire la loro sicurezza".
Il regime che ha ripetutamente bloccato i collegamenti internet con l'esterno ha già operato una stretta sull'informazione. La scorsa settimana nel corso delle operazioni contro i manifestanti per le strade dell'ex capitale Rangoon venne ucciso un giornalista giapponese e la polizia fece irruzione in un albergo del centro alla ricerca dei giornalisti entrati nel Paese con un visto turistico.(AGI) - Londra, 1 ott. - (AGI)
E allora, dopo aver letto tutto questo, mi chiedo se serva davvero qualcosa mettere nei blog la fascetta “free Burma”, o istituire un Free Burma day, il prossimo 4 ottobre in cui i blogger (di tutto il mondo?) si dovrebbero impegnare a pubblicare un post sulla attuale situazione in Myanmar e a inserire un banner che la rappresenti. Stando comodamente seduti a una scrivania, appuntando simboli qua e là, cercando nel web, girando nel mondo senza in realtà muovere un passo. Me lo chiedo in un attimo di frustrazione, perché mi sento impotente davanti alla tragedia, perché penso che tutti noi siamo impotenti. Mi chiedo anche dove siano finiti tutti i grandi movimenti pacifisti. Quelli che avevano gridato, con le loro bandiere e le loro marce "no war!", prima della guerra in Iraq. Che poi, anche quelle manifestazioni che cosa hanno ottenuto, se non l’emozione di un giorno per coloro che, come me, vi hanno aderito?... Forse che la guerra non è scoppiata?
E’ un senso di grande impotenza che mi fa pensare e scrivere ora queste cose. E’ la constatazione che, nonostante in questi giorni l’ex Birmania sia presente come notizia principale su tutti i media, la situazione si sta facendo sempre più spaventosamente uguale a quella del 1988, quando migliaia di persone furono uccise e diecimila studenti trovarono rifugio all'estero. Impotenza, frustrazione, rabbia.
Ma devo scrollarmi di dosso il senso di frustrazione che mi opprime. Perché anche se non servirà a cambiare le cose, anche se il sangue continuerà a scorrere, continuare a parlarne, a fare piccoli gesti come mettere una fascetta, inserire una foto, scrivere quel Free Burma, servirà forse a trasmettere un messaggio di solidarietà a quei monaci, a quella popolazione che sta combattendo in nome di un valore che è un diritto inalienabile: la libertà.
E credo che, anche se Internet in Birmania è stata oscurata, in qualche modo loro verranno a saperlo che non sono dimenticati.
Ecco quindi qualche indicazione qui sotto, per aderire a questo movimento “Free Burma”, nato dalla tecnologia, ma che può diventare simile a un grande cuore pulsante. Che forse, se non cambiamenti, può apportare conforto.
Poi, per favore, entrate anche qui: http://emergencypistoia.splinder.com/post/14082697
Perché, purtroppo, ci sono anche altre tragedie, nel mondo. E’ per fortuna, c’ è anche chi cerca di porvi rimedio.
Ci tenevo a scrivere tutto questo.
Di Salerno, delle mie effimere vicende, parlerò domani sera. Non sono quelle le cose importanti.
Il brano di questa sera è Walk on degli U2: è dedicato a Aung San Suo Kyi, (premio Nobel per la pace 1991), leader dell'opposizione democratica birmana. Il solo possesso o importazione del disco che lo contiene in Birmania comporta da 3 a 10 anni di detenzione.