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lunedì, 14 settembre 2009

Sgaruppata cronichetta (lunghetta lunghetta) da Mantova (Italia)

snoopylibro(ancora no money, no new foto...)



Ehm emh… Sono rimasta indietro nella mia cronachetta da Mantova…
Allora, mettiamo indietro l’orologio…

4’giornata (sabato)

E’ mattina, la quarta mattina del Festival. Sono al bar Libenter, in piazza Concordia. Il cielo ha quelle nuvole che fanno dire: cielo a pecorelle, acqua a catinelle.  Speriamo che non ci azzecchi, per oggi, il proverbio.
Una notizia che non c’entra con il Festival. Desolante, secondo me. A Prima pagina ( Radio3), condotto questa settimana da Walter Passerini, giornalista  di Italia oggi,  ha telefonato questa mattina  una signora e ha raccontato questa cosa qui: ieri pomeriggio, suo figlio, sul treno  Trieste-Venezia (ma forse la linea non è questa, comunque è un treno che percorre il territorio del nord-est, magari è Venezia-Treviso, non sono stata troppo attenta all’incipit della telefonata ) suo figlio, dicevo,  entra in uno scompartimento, vede che un posto è occupato da una borsa e chiede: è libero, questo posto? Una signora risponde: questa è la prima classe. Il giovane ripete la domanda, e la risposta è la stessa. “Mio figlio”, dice la signora al telefono “ è di origine indiana, e la sua pelle è color miele ambrato”. Non occorrono commenti, vero? Anche Passerini è rimasto senza parole, e l’ho sentito molto scosso.

Beh, ripesco i frammenti della terza giornata del Festival.


Ci sono dei ragazzini sardi, sul palco di Fahrenheit. Vengono da Fonni, un paese in provincia di Nuoro, e già mi piace molto sentire quell’accento che, con varie sfumature, ha musicato il mio soggiorno a Seneghe. Sono accompagnati da Guido Barbujani , che, in mattinata, li aveva  sottoposti a una sorta di esperimento, dando loro quarantaquattro foto ciascuno di volti che rappresentavano varie identità razziali e invitandoli a raggrupparle per appartenenza  etnica. Beh, non è stato così facile…  Perché alla fine le differenze non sono così nette: le identità razziali, dice Guido Barbujani sono negli occhi di chi guarda. E gli occhi appartengono agli individui, che vedono attraverso preconcetti. Il ragazzino intervistato per esporre questa esperienza ha fatto (molto sapientemente) tanti giri di parole per evitare la parola razza. L’esperimento ha dato i suoi frutti positivi, quindi, per i ragazzi è stato motivo di riflessione e crescita.  Barbujani arriva a dire che l’identità europea si è estinta 6000 anni fa. L’europeo puro era l’uomo di Neanderthal,  e i nostri progenitori, sì, i progenitori di chi oggi si fa un vanto di chiamarsi europeo, sono arrivati dall’Africa.

Dal 6 aprile la tragedia del terremoto d’Abruzzo è stata una presenza costante a Fahrenheit. E non poteva dunque mancare nella trasferta mantovana. Ho un piccolo libretto, ora, qui davanti a me: Vita da campo, le donne scrivono, edito da La tartaruga edizioni e a cura della psicologa Ivana Trevisani, che nei campi c’è stata, e ha parlato con le donne, e le ha fatto scrivere. Sul palco di Fahrenheit insieme a lei c’è pure l’aquilana Nicoletta Bardi, dell’associazione Arci Querencia (*) e che al libro ha dato un suo contributo. Leggendo alcune pagine si può vedere come sia diversa la situazione che si vive sotto le tende da quella che ci presentano i media. E anche come  la mancanza delle piccole cose ti dice dolorosamente come la tua vita sia cambiata.  Scrive, per esempio, Nicoletta:

“Cose appartenenti al passato che ci ispirano nostalgia”
Il libro che avevi sul comodino al momento del punto-e-a-capo; il rumore della lavatrice; sistemare i libri nel bibliobus (che Nicoletta cura) e fingere di essere davanti alla libreria di casa; il crepitio delle rotelle dei trolley che gli studenti pendolari trascinavano in città la domenica sera; le piante di casa che sono morte di sete; lo sguardo che penetra nella cassetta della posta.
E’ movimento, dolore e caos
eppure, eppure…

Alla fine dell’intervento mi avvicino a Donatella, le presento Rosy, la mia amica dell’Aquila che, con la sua famiglia, vive ancora in un albergo sulla costa e che con grande gioia ho rivisto qui a Mantova. Ci sono molte cose che non vanno, nelle zone terremotate.  Mi dice Donatella come sia assurdo, per esempio, che le casette in legno vengano consegnate completamente arredate: molti aquilani hanno ancora i mobili, nelle loro case non completamente distrutte, ma non li potranno utilizzare.  E recuperare gli oggetti del passato, vivere di nuovo in mezzo a essi, è essenziale per riprendere a vivere con meno dolore. Ma chi ci governa non ha queste sottigliezze di pensiero… Lo champagne, la bottiglia di champagne nel frigorifero, questo sì che è importante…

Beh, mi sto dilungando, e nel post che sto preparando, dovrò aggiungere, a fine giornata, anche qualche impressione sugli incontri che mi attendono.
Trascuro, quindi, mio malgrado, di parlare di Gherardo Colombo e di Amitav Gosh, che pure mi sono piaciuti.
Un accenno a Lella Costa, e al suo ultimo libro, appena uscito:
La sindrome di Gertrude- quasi un'autobiografia  ( Rizzoli). L’ho solo sfogliato, il libro che Lella Costa ha presentato ieri a Fahre. Ma ne ho già avvertito la leggerezza, l’ironia e l’autoironia, la profondità e la tenerezza. Perché Lella Costa è tutto questo, sfumature e forza, intelligenza della mente e del cuore  e consapevolezza.  Si parla anche del suo incontro con Gino e Teresa Strada, nel libro, e dell’amicizia che ne è nata. E, poi lo vedrete,  si parla anche di Mantova.
A Fahrenheit riporta una cosa detta da un suo amico, Lella Costa, che potrebbe essere un’amara, ironica, realistica istruzione per vivere:
se siete in mezzo a un tunnel, non ostinatevi ad uscirne: arredatelo!


Notte fra il 13 e il 14 settembre

Il post che avete appena finito di leggere  era il post che avevo preparato sabato mattina. Poi non ho avuto il tempo di pubblicarlo, anche perché il collegamento con la chiavetta, in quel di Mantova, è un poco problematico.
Ora sono a casa. Ma non credo proprio che completerò la mia cronaca del Festival, anche se altre cose, molti altri autori mi sono piaciuti e mi hanno emozionato:
la scrittrice Anne Michaels che ha presentato il suo ultimo libro (che credo sia davvero da leggere)   La cripta dell'inverno 
insieme a Lella Costa;
il discorso di Piero Calamandrei sulla scuola letto da Piero Dorfles (potrebbe essere stato scritto oggi, e intendo proprio oggi, 14 settembre 2009,  quel discorso);
il ricordo, a un anno dalla morte, di David Foster Wallace  da parte di molti scrittori che lo hanno amato, fra cui Tommaso Pincio;

rivedere in ottima salute Antonia Arslan dopo che tanto si era temuto per la sua vita.
E mi sono pure divertita davanti all’entusiasmo dirompente di
Luca Bianchini
che ha portato Kinsella ai microfoni di Fahrenheit (non so, però, se farò… shopping  acquistando gli Shopping di Sophie Kinsella… , mi sa tanto di no).
Beh, se comincio a fare l’elenco delle cose che mi sono passate davanti agli occhi in questa tredicesima edizione del Festivaletteratura di Mantova andrò a dormire all’alba…
E di portare avanti questa mia sbalestrata cronaca nei prossimi giorni, mica ne ho tanta voglia…
Allora riporto un piccolo stralcio di un capitolo del libro di Lella Costa, che al Festival di Mantova ha dedicato. E chiudo così, con la mia cronaca.
Un attimo di pazienza, però: perché prima volevo salutare tutti gli amici che ho rivisto in questi giorni e altri che ho conosciuto.
Prima di tutto Rosy e i suoi due bellissimi bambini (se quel 6 aprile le cose fosse andate diversamente, per loro… mah, non oso pensarci…), poi Daniela, Laura e Grete, le immancabili compagne/amiche napoletane di ogni festival e fiera letteraria; e i carissimi Matteo (bellissimo il suo youbook letto ai microfoni di Fahrenheit su una raccolta di racconti di Vonnegut) e Grazia; e Annalisa;   e Giusy e Paolo (anche loro sempre presenti dove c'è odore di libri) e Annamaria; e Barbara (Provenzi) e la sua mamma; e Claudia;  e Giulia; e Isabella di Roma, new entry nella mia cerchia di amicizie legate da una stessa passione: i libri.
E (come potrei non farlo?) un grande abbraccio a  Marino Sinibaldi il Magnifico, e Susanna Tartaro l’Instancabile. Un’accoppiata più che vincente  per Fahrenheit, trasmissione sorprendente, imperdibile,  tutta da amare.

Ed ecco cosa dice Lella Costa sul pubblico del Festival:

Il pubblico del Festival è un pubblico meraviglioso, entusiasta, generoso e insieme esigente, preparato, appassionato. E la sensazione che ho provato a Mantova (e che poi ho ritrovato in altri eventi dedicati ai libri, alla poesia, alla scienza, alla filosofia, al cinema, alla mente) è che mai come di questi tempi ci sia un gran bisogno di incontrare fisicamente coloro che hanno cose da dire, pensieri da condividere; bisogno di far circolare idee, ma anche di scambiarle con qualcuno che te le esponga dal vivo; qualcuno a cui fare domande, e che si assuma la responsabilità delle risposte; qualcuno che domani non dirà, e nemmeno scriverà, che non abbiamo capito, che è stato frainteso. Qualcuno con cui correre, direbbe Grossman (anzi, David:ormai siamo amici). Qualcuno con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, che abbiamo noi che ci vediamo a Mantova.
(Brano tratto dal capitolo “Mantova per noi” di “La sindrome di Gertrude- quasi un’autobiografia” libro di Lella Costa con Andrea Càsoli, Rizzoli settembre 2009).
Libro di cui ho intenzione di parlarvi al più presto.

Dico solo una cosina, però, prima di andare a  nanna: Seneghe… Seneghe è un’altra cosa…
Se siete arrivati fino alla fine di questo post stralungo, vi meritate una bella canzone


Cesaria Evora Besame Mucho


(*) Querencia, mi ha spiegato Nicoletta, è la zona dell’arena dove il toro non può essere ucciso. Mi sembra un bel nome da dare a un circolo…


postato da: Soriana alle ore 02:47 | link | commenti (4)
categorie: festival e fiere
sabato, 12 settembre 2009

Via dalla pazza folla, o, meglio, via dalla piazza affollata

P1040507Questa l'ho prelevata da un post che scrissi sul Festival di Mantova nel 2007;dovete accontentarvi...

Al tavolino di un piccolo bar di Piazza Arche: un posto tranquillo, silenzioso… Avevo bisogno di un rifugio, ora, di starmene un po’ da sola.  Sto preparando il post, e mi sto chiedendo cosa scrivere. Ho la stanchezza che mi si è appiccata addosso… Mah, forse sono troppo vecchia, per andarmene in giro. 
Le parole. Sono tutte le parole che sto sentendo in questi giorni, che si scontrano nella mia testa, per quanto belle e utili e importanti e ora sommesse ora altisonanti nella mia testa si mescolano, e stridono, si scompongono e ricompongono. E voi, amici cari, vi aspettate che io faccia un bel riassuntino tutto ordinato di queste giornate del Festival Letteratura di Mantova, magari con qualche osservazione intelligente… rien à faire, mi dice la mia testa, forse perché oggi mi sento un po’ così, come mi sentivo quando ho scritto questa poesia
Voglio, non voglio

Allora, mah… prenderò qualche frammento che  turbina nella mia testa, cercherò di dargli una qualche forma, e starò a vedere che ne salta fuori.

Ieri, 10 settembre, ore 11 Chiesa di S.Maria della Vittoria. Michele Mari, Tiziano Scarpa, Giuseppe Antonelli discutono sul divario fra lingua letteraria e lingua parlata.  Mari sceglie una parola: guatare, parola obsoleta, sembra, tant’è che il Manzoni, nella revisione de I promessi sposi la depennò del tutto. Eppure Michele Mari la usa, nei suoi libri,  e pure, lui ci informa, Andrea De Carlo in “Treno di panna” l'ha usata. E si usa anche guatante, guatante è, ad esempio, colui che in una chat,  guarda, legge, ma non partecipa. Guatare è parola ambigua, diversa da guardare, è, guatare; guatare è guardare con orrore, o morbosità, guardare con ossessione, con desiderio represso, dice Mari.

La parola di Tiziano Scarpa è sito. Che dal 1996 ha assunto un significato nuovo, che riguarda il mondo di internet, per cui è usatissimo, e in questo caso  proviene da un vocabolo inglese, che però a sua volta deriva dal latino, così il cerchio è chiuso.   Gadda lo usava come sinonimo di odore, …il sito dei cadaveri ammorba la città, e naturalmente tutti fino ai primi dell’900 usavano sito per dir luogo, anche generico. E ancora oggi si dice, comunque, sito archeologico (ma questo l'ho pensato io, non mi sembra che loro l'abbiano detto).
E la sitologia, poi, non è lo studio dei luoghi (archeologici o altri) ma è lo studio…dei disturbi dell’alimentazione.
Credo Scarpa (ma forse è stato Antonelli) a un certo punto ha detto che: italianizzare le parole inglesi, usare  termini come chattare, linkare ecc. è come non avere permesso di soggiorno in ciò che accade altrove. E a me questa cosa qui mi sembra molto bella, anche se non so se a dirla sia stato Scarpa o Antonelli.
Antonelli (credo) ha anche indicato un sito ( nel senso dato alla parola nel’ 96), che con il linguaggio ha a che fare, e che è questo qui:

Cruscate

Poi c’è Nadine Gordimer, a Fahrenheit, nel pomeriggio, e Marino Sinibaldi le chiede, ma secondo lei a cosa servono i Festival, e lei dice che i Festival servono a leggere di più, e in questa edizione del Festival di Mantova dove è presente tanta letteratura africana, questa edizione dovrebbe servire a leggere di più letteratura africana. Ha un faccino che mi fa molta tenerezza, Nadine Gordimer, lei dice di essere realista, ma di essere anche molto ottimista, una realista ottimistica, insomma, per quel che riguarda il futuro. Unire le forze di tutti, lei dice, per creare una democrazia in cui sia il sesso di appartenenza, sia il colore della pelle, non abbiano alcuna rilevanza. E di Berlusconi e della Lega che ne facciamo? (e anche questo l'ho pensato io, sono sicura che loro non l'hanno detto).
Con la Gordimer ci sono tre giovani poeti di Città del Capo, o comunque del Sud Africa, che recitano le loro poesie con voce ritmata, e anche il loro corpo le recita con gesti ritmati e, insomma, è proprio tutto bello.
Dopo arriva Walter Bonatti, che è un bel signore, e racconta una cosa di cui ancora porta gli strascici, un senso di colpa che dopo quarant’anni non si è ancora spento. A Monza, una volta, gli hanno dato un premio importante, una medaglia d’oro (non so se ci fosse il Presidente della Repubblica o del Consiglio, non so),  e in prima fila c’era sua madre, e proprio nel momento della consegna della medaglia, per l'emozione il cuore di sua madre  non ha retto, e  la mamma è morta d’infarto. Ho ucciso mia madre, dice Bonatti con voce rotta.  E mi viene alla mente che lui è un po' come quei bambini che credono sia colpa loro se i genitori si separano, o li abbandonano o muoiono.  Poi lui si riprende: la montagna bisogna conoscerla, dice, si possono avere le attrezzature più moderne, più sofisticate, ma se la montagna non la conosci, può ucciderti. Oggi, aggiunge,  molti scalatori sono superficiali, com’è, d’altra parte, superficiale questa nostra epoca, termina. E come non posso dargli ragione?

Venerdì 11 settembre, Palazzo San Sebastiano: Marino Sinibaldi incontra Ignazio Marino.
Che cita l’Art.32 della Costituzione, quello sul diritto alla salute di ogni individuo. Il secondo Comma è stato aggiunto l’anno successivo alla stesura del testo, e lo ha voluto aggiungere, dice Ignazio Marino,  un giovanissimo Aldo Moro.
Cito a memoria: scegliere o non scegliere una terapia è un’azione assolutamente personale, e nessuno può essere obbligato a sottoporsi alla cura.  Questo dice il secondo comma dell’articolo 32 della Costituzione.
Marino (Sinibaldi) dice che la legge sul testamento biologico non passerà mai… Marino (Ignazio) dice di essere più ottimista. Io credo che abbia ragione Marino (Sinibaldi)

Pomeriggio a Fahrenheit:
Muriel Barbery, carina, gradevole, mi sembra anche che abbia un certo atteggiamento seducente nei confronti di Marino, ma forse mi sbaglio. L’Eleganza del riccio, ho scritto mesi fa, non mi è piaciuto. E la Barbery ha detto una cosa come se fosse un pregio del suo romanzo, ma per me non lo è, un pregio: ha detto, se non ho capito male, che i suoi due personaggi, la ragazzina e la portinaia, esprimono il suo pensiero (della Barbery, cioè). Ed era proprio questo che avevo avvertito leggendo il romanzo: la perenne ingombrante presenza dell’autrice su tutte le sue pagine. Ed è strano per una che dice che non vuol comparire. Alla  Tivù, per esempio non rilascia mai interviste. Poi ha certe, come dire, vezzosità, come quando dice che di un libro che sta scrivendo non rivela mai assolutamente nulla, perché se ne parla non riesce più a scrivere.

Ora dovrei ancora raccontare altre cose, raccogliere altri frammenti. Ma ho già scritto tanto, poi ho acceso la televisione (perché ora sono in camera ed è già notte) e c’è Gino Strada che sta parlando su Rai3  da Firenze e allora faccio silenzio. Domattina racconterò altro sulla mia terza giornata mantovana. Credo.

Ah, una segnalazione. On line l’ultima pagina del
diario seneghese di Paolo Nori
QUI


Musica? O.K., musica. E poi nanna.
Archie Bleyer - Hernando's Hideaway
postato da: Soriana alle ore 02:19 | link | commenti (5)
categorie: festival e fiere
giovedì, 10 settembre 2009

Festival Letteratura 2009: 1' giornata

P1080162Marino Sinibaldi, proprio lui, neodirettore di Radio3 (e mio idolo...), a Mantova nel 2008 (che solo foto reciclate, posso mettere...)


Di Festival in Festival, eccomi a Mantova, amiche e amici cari. Con Seneghe ancora nel cuore, è vero, ma pronta a tuffarmi nell’esperienza mantovana, per la quarta volta. Anzi, a dir la verità tuffata mi sono già tuffata, fra il pubblico di Fahrenheit,  naturalmente. Che, per la mia felicità, vede ancora Marino Sinibaldi, almeno in questa occasione, come conduttore… Poi, si vedrà: come direttore di rete, forse, dovrà cedere il microfono ad altri (sigh sigh…).

Sono arrivata in piazza Concordia a trasmissione iniziata, e mi sono persa quindi quasi completamente le parole del primo ospite, che era il figlio di Mario Luzi. Peccato…
Poi, ecco che nella postazione di Radio3 arrivano due scrittrici ( Marino ha detto che sarà, questa tredicesima edizione del Festival, prettamente femminile): la nigeriano-belga Chika Unigwe e l’albanese Elvira Dones. Interessanti tutte e due, anche se la Dones mi risulta un po’ antipatica (però ha un vestito molto carino). Il libro di cui parla l’Unigwe nasce da un’esperienza particolare. In Nigeria, lei racconta, il fenomeno della prostituzione è molto nascosto, niente affatto esibito, e quindi, quando lei si è trasferita ad Anversa è rimasta scioccata dal vedere, nel quartiere a luci rosse, prostitute nigeriane esposte in vetrina, come merce. Così ne ha voluto sapere di più, di queste ragazze: si è infilata una mini gonna cortissima, un paio di stivali dal tacco alto alto e così bardata si è introdotta in quell’ambiente particolare. Da questa sua esperienza è nato un romanzo, il titolo non l’ho sentito, ma credo che si tratti de “Le nigeriane”, edito nel 2005 da Neri Pozza.
Elvira Dones, invece, ha parlato delle vergini giurate. E che sono, vi chiederete? Le vergini giurate sono un fenomeno veramente singolare che esiste ancora (almeno credo) nel nord dell’Albania. Il nord dell’Albania è una zona completamente diversa dal resto della nazione, racconta la Dones. Lì, ancora, la donna è del tutto sottomessa agli uomini, ed esiste proprio un codice di comportamento sociale che stigmatizza la condizione femminile ( Canun, mi sembra si chiami), e che definisce la donna come un otre fatto per sopportare. Una donna può essere promessa in matrimonio addirittura in età fetale… Per evitare questa sorta di schiavitù alcune di loro, nell’adolescenza, (molto poche, in verità) possono decidere di farsi … uomini. Non modificando il loro corpo, ma nell’atteggiamento, nel vestiario, nella mentalità. Ecco cosa sono le vergini giurate. Che a questo punto sono rispettatissime da tutta la comunità e non hanno nessun obbligo di sottomissione. Beh, un piccolo neo, però c’è: sembra che facciano voto di castità…  Delle vergini giurate Elvira Dones ne parla nel suo libro La vergine giurata (scritto in lingua italiana) edito nel 2007 da Feltrinelli. Come vedete, c’è sempre qualcosa da imparare…

Le due scrittrici lasciano il posto a Francesco Anzalone e Lorenzo Pavolini, di Radio Rai (Pavolini è uno dei curatori del bello spazio di Ad alta voce in onda ogni mattina, e in replica nel primo pomeriggio, su Radio3) che presentano una nuova iniziativa del Festival:Radiodramma hotel. Ma di questo vi parlerò più tardi.

E’il momento, ora, di una star: Luis Sepulveda, accompagnato da Bruno Arpaia. Ahi ahi, io di Sepulveda non ho mai letto nulla… Ma penso che riempirò presto questa lacuna, perché mi è proprio piaciuto quello che ha detto del suo ultimo libro: L’ombra di quel che eravamo, Guanda, 2009. Sepulveda il 4 ottobre compirà sessanta anni, e nel suo romanzo narra l’ultima avventura di quattro suoi coetanei, ex rivoluzionari , che hanno vissuto la loro giovinezza nel periodo terribile della dittatura in Cile. Il romanzo è costellato di metafore che alludano alla sua generazione, ha detto Sepulveda. Poi, come ha sottolineato Sinibaldi, fra i personaggi c’è pure un poliziotto buono, anzi, una poliziotta buona, lo corregge Sepulveda. Niente di strano, perché niente ha a che fare, questa poliziotta, con i suoi colleghi del regime di Pinochet. Quei tempi lei non li ha vissuti, è nata dopo che la dittatura era finita, non sa niente delle torture, delle sofferenze di quell’epoca. E’ democratica e giusta. Penso che l’autore abbia voluto, con questo personaggio, rappresentare il cambiamento. Così come rappresenta il cambiamento, osserva Sinibaldi, il finale del libro: tutta la storia è accompagnata da una pioggia battente, ma alla sua conclusione, la pioggia cessa. Un'ultima metafora.
Non è un libro “tragico” questo di Sepulveda, come l’ambientazione può far presupporre.
Bruno Arpaia dice che è un mescolamento di generi, dove si trovano pagine davvero esilaranti, e la trama è densa di ironia. Perché forse, aggiunge Arpaia, l’ironia è l’unico modo di spiegare nel modo più efficace, la storia di una generazione alla generazione successiva.

Avete notato che vi sto facendo una rappresentazione più concreta, di quello che ho ascoltato? Eh eh… ho preso appunti, oggi. Peccato per le foto, regolarmente scattate,  che splinder continua a dirmi che no, non le posso pubblicare le foto nuove… Ma credo di aver capito il motivo: carta di credito smagnetizzata e distrutta. No money, no foto.

Dopo cena, due cose proprio belle belle. Ho accennato prima alla presenza a Fahre di Francesco Anzalone e Lorenzo Pavolini e alla novità di questo Festival: Radiodramma Hotel.

Ora vi spiego, perché sono andata a vedere di cosa si tratta.
Radiodramma Hotel e comincio a spiegare il perché della seconda parola: Hotel. Perché la cosa si svolge nel ex hotel San Lorenzo, che da quest’anno ha chiuso la sua attività, ma invece di farci una banca,  come capita troppo spesso  quando cessa un’attività in un immobile, la struttura viene utilizzata in altro ben più gradevole e ameno modo. Ed ecco la spiegazione del primo vocabolo, Radiodramma: nelle stanze dell’ex albergo (stanze vive, perché ci sono letti, e libri appoggiati sui comodini, una giacca buttata su una poltrona, un vestito steso sul letto, come se fossero ancora abitate) ci sono registratori che trasmettono radiodrammi andati in onda su Radio Rai tanti anni fa. Come mi piacevano! Non so se qualcuno se li ricorda… In ogni stanza si possono così ascoltare le voci di attori ormai scomparsi o non più in attività,  come Tino Buazzelli,  Anna Miserocchi, Nino Manfredi, Gianna Piaz, Renato de Carmine, e tanti tanti altri, alle prese con storie scritte da Vasco Pratolini, per esempio, e Raffaele La Capria, Primo Levi, Samuel Beckett. E per me, che tanto amo la radio, è proprio una delizia. In una stanza, poi, si possono ascoltare Le interviste impossibili, la serie voluta, credo, da Umberto Eco a metà degli anni ’70. Ne ho ascoltata, questa sera, una spassosissima : Umberto Eco intervista Pietro Micca. Assolutamente formidabile…Formidabile anche Felice Andreasi, che dava voce a intervistatore e intervistato. Figuratevi che Pietro Micca… mica (scusate il gioco di parole stupidino) ci teneva a diventare un eroe… Anzi è incazzato nero (e scusate pure la parolaccia), durante l’intervista, perché lui dice che per risparmiare, chi ha organizzato l’atto dinamitardo, gli ha dato una miccia corta, che dieci metri, doveva essere, quella miccia, e di due metri e mezzo, se l’è ritrovata lui, e in più le uose che indossava ai piedi non valevano nulla, e si slacciavano sempre, così, quando è stato il momento di scappare lui è inciampato e booooommm!!!!  Il tutto per dire che comunque i poveracci ci rimettono sempre…

Poi, mentre stavo rientrando in albergo, ho sentito una musica, e, come succede nella favola del pifferaio, mi sono ritrovata in un bellissimo posto: il portico delle Pescherie. Era da lì che veniva la musica. Anzi, la musica sembrava nascere direttamente dall’acqua del Rio, che scorre in quel luogo. Non si vedono altoparlanti, almeno io non li ho visti, e quindi c’è questo effetto della musica che pare uscire dall’acqua. E poi, sui muri dei palazzi bagnati dal Rio c’erano proiezioni di testi di poesie, che luminose scorrevano, lasciando intravedere le vecchie pietre delle case. Un effetto veramente eccezionale. Ho poi letto che l’installazione è stata creata da Donata Negrini e ha un titolo: L’acqua di Babele.

Oh, my Good!  Quanto ho scritto… Domani mi sa che scrivo meno… Ciaooo!!!

Ah, dimenticavo due cose: la redazione di Fahre mi ha chiesto di partecipare a un'iniziativa nato nei giorni scorsi, cioè
YOU-BOOK dal vivo. Preparare una recensione di un paio di minuti su un libro che ho amato e leggerla in diretta. Io spero che si dimentichino della richiesta, in verità... Ma forse (forse, dico) domani se vi sintonizzate, potrete ascoltarmi. E' che non so neppure di che libro parlare... Che ce ne sono, che ho amato...
L'altra cosa la trovate
Qui (un posto per scrivere)
Una cosina simpatica che mi riguarda.
By by.


Una bella musica, questa che conclude il mio post, E un po' ha a che fare con il Festival Letteratura si tratta infatti della colonna sonora del film

La masseria delle allodole
tratto dall'omonimo romanzo di Antonia Arslan, ospite, in questi giorni,  di Mantova.
postato da: Soriana alle ore 01:35 | link | commenti (8)
categorie: festival e fiere
mercoledì, 09 settembre 2009

Seneghe, la magia


P1060681(Flavio Soriga, ideatore e organizzatore insieme alla sorella Giovanna Paola, di un piccolo gioiello: Cabudanne de sos Poetas). Ho recuperato una vecchia foto già pubblicata nel blog, perché Splinder non mi accetta più foto nuove (Grrrrrrrrrrrr)


Sto scrivendo la bozza della prima parte del post dal treno che da Pisa mi sta portando a Firenze. Poi con un altro treno farò ritorno a casa. E domani ancora, ancora un treno, per Mantova questa volta...  Ebbene,  devo confessare una cosa: quasi quasi non avrei voglia di partire, quasi quasi non vorrei più andarci, a Mantova.   La colpa è di un piccolo incantevole paese sardo che mi ha ospitato per quattro giorni.  Innamoramento, il mio. Innamorata delle case, degli abitanti e del piccolo Festival di poesia che mi ha regalato emozioni così forti che non vogliono, che sembra non possano lasciar spazio ad altro.

Alcuni giorni fa un amico, sapendo che sarei andata a Seneghe per assistere a Cabudanne de sos Poetas, mi ha detto: i Festival non servono a niente. Libero, il mio amico, di pensarla così.  Ma non mi sento di condividere il suo pensiero. Soprattutto se penso a questa mia ultima esperienza. In questo piccolo Festival della poesia (e sottolineo poesia,  che non è certamente un prodotto di consumo popolare) tutti gli abitanti di Seneghe si sentono coinvolti, giovani, vecchi, bambini. L’impressione che ho avuto è che i Seneghesi siano tutti poeti, ragazzi, bambini, vecchi. E le case, sono poesia: quelle case dove si viene invitati, così, per senso di ospitalità, di gentilezza, a bere un mirto, un caffé. E entri nella stanza e ci trovi  magari Franco Loi che sta parlando con i padroni di casa, e parla di poesia e di anima. E poi ti guardi intorno e scopri che anche le pareti sono poesia, con le foto incorniciate, foto in bianco e nero di nonni, bisnonni, famiglie intere vissute all’inizio del secolo scorso, dai visi fieri, belli. A me sembra che dalle mie parti questa usanza si sia perduta, che alle pareti non ci siano le fotografie degli avi, mi sembra. E, mi sembra, che tenerle lì, come usa ancora a Seneghe e credo in tutta la Sardegna, perché le ho viste anche a Uta, sia una cosa bella,  sia poesia, sì.  Che questa cosa delle foto, sostanzialmente, non ha a che fare con il Cabudanne, ma contribuisce a renderne più magica, e intima, e famigliare l’atmosfera.
Ecco, mentre scrivo, mi è venuto in mente questo termine: intimità.  E’ intimità che si crea fra gli artisti invitati al festival, gli spettatori, gli abitanti del paese. E ci si ferma a chiacchierare, noi e loro, per le strade strette, nei bar, nei giardini delle case. Sì, Seneghe, come ha scritto Lella Costa, è un miracolo. Non solo per l'elevato valore degli ospiti ( da Giulio Angioni a Gabriella Caramore, da Franco Loi a Milo De Angelis, da Bruno Tognolini al poeta e traduttore Marc Porcu, di padre sardo, nato a Tunisi e residente a Lione, da Ascanio Celestini a....  Tanti sono stati gli artisti che mi hanno emozionato, a Seneghe. Tutti gli incontri sono stati un bellissimo regalo. Un pensiero a parte vorrei riservarlo a tre grandi in paticolare: a  Paolo Nori, che ogni sera divideva con noi i suoi diari di Seneghe (e mi piaceva tanto vederlo mentre prendeva appunti sul suo taccuino, durante gli incontri degli altri ospiti), diari ironici, divertenti, e intelligenti, e commoventi, anche. Potete ascoltarli anche voi, se volete, anzi, mi piacerebbe tanto che lo faceste. Cliccate qui: I Diari di Seneghe  ;e a Lella Costa e Paolo Fresu, che con un reading poetico musicale hanno presentato "Versus" il libro di poesie di Sergio Atzeni: qui il festival ha davvero raggiunto l'apice , è stato qualcosa, questo incontro, di indicibilmente bello.  E se mi ero commossa ascoltando le parole di Paolo Nori quando nel suo ultimo diario (non ancora on line) salutava Seneghe, mi sono commossa non solo ascoltando i versi di Atzeni, sottolineati dalla musica di Fresu,  ma pure quando Lella Costa ha ricordato Teresa Sarti, e l'ha ricordata piangendo, perchè Teresa era una sua grande amica.

Ecco, intimità con la poesia, intimità con questi grandi artisti, e con le case, e con i luoghi dove si svolgono gli incontri ( e se uso ripetutamente la parola incontri è perchè, in questa occasione la preferisco a "eventi": incontri, sono, come bellissimi incontri fra amici). Ecco perchè all'inizio ho scritto che quasi quasi non vorrei andare a Mantova.  Senza nulla togliere al Festival Letteratura, che rimane una ottima manifestazione culturale, ora che conosco il Festival di Seneghe so già che non potrò fare a meno di paragonare gli eventi di Mantova agli incontri del festival di poesia del piccolo paese sardo. Ecco, mi viene in mente questo paragone, mi vengono in mente due immagini: una chiesetta romanica e una grande cattedrale gotica; bellissime entrambe, ma forse, guardando la prima, ci si sente più vicini a Dio, qualunque nome abbia questo Dio  per noi.

I festival non servono a niente, mi ha detto il mio amico: io dico che il Festival di Seneghe serve, perchè è come abbeverarsi a una fonte di gioia.

E poi ripenso  ai nomi, per me esotici e  magici dei luoghi dove si sono svolti gli incontri. Sa Prentza de Murone, S'Arruga de Putzu Arru, Partza de Sos Ballos. Non trovate che sono poesia anche questi nomi? E poi come sono belli, quei luoghi.... 
E poi, poi sapete un'altra cosa che è successa a Seneghe? Ancora una volta amicizie virtuali si sono trasformate in amicizie reali: sono stata tanto felice, infatti, di incontrare Piera (http://imuliniavento.splinder.com/) e la sua bella famiglia,  Savina (http://savinadoloresmassa.splinder.com/) e Antonio Pinna    ( http://scriptorhumilis.splinder.com/ ). Mi spiace che con Savina e Antonio abbia avuto un incontro molto breve ( ma l'impressione è stata ottima); ho avuto però modo di trascorrere più tempo con Piera: Piera, Piera Maria Chessa è proprio come appare nel suo blog e nelle sue poesie: una grande donna. Un altro regalo del Web.

Prima di finire, prima di preparare la valigia... mantovana, un'ultima cosa. Un grazie, un grazie grande come la luna, il sole e tutto il firmamento: grazie di cuore per la sua generosità, e simpatia, e gentilezza e amicizia alla splendida famiglia Soriga: a Raffaela, a Elio, a Flavio e a Giovanna Paola.  A Raffaela per avermi parlato di Seneghe e avermi convinto ad assistere al Festival, a Elio, che, insieme a Raffaela,  si è preso cura di me, a Flavio e Giovanna Paola che del festival sono i principali ideatori e organizzatori, a tutti e quattro per avermi ospitato nella loro bella casa di Uta, e avermi fatto sentire parte della famiglia.  Chi l'avrebbe detto che un giorno avrei dormito nella casa di uno dei miei (tre)giovani scrittori preferiti?  E a proposito: anche Giovanna Paola, che di Flavio è la sorella, scrive in maniera eccellente. Ho letto un suo racconto e alcune poesie: caspita, se ha del talento, quella ragazza! 

Ci sarebbero altre cose da dire, dovrei dire delle tante scoperte che ho fatto in questi pochi giorni di una cultura che non conoscevo, di tradizioni che non conoscevo: la Sardegna mi affascina, è una terra diversa da ogni altra che ho conosciuto. Ma è ormai mezzanotte, e mi fermo qui,

Se volete leggere qualcosa di più approfondito sul festival ecco, andate  in Settembre dei Poeti


Ed ecco a voi, un piccolo assaggio di

Flavio Soriga














 
postato da: Soriana alle ore 01:09 | link | commenti (18)
categorie: festival e fiere
giovedì, 03 settembre 2009

Notizie sparse

foto notizie


Leggo sull'edizione bolognese di Repubblica del 31 agosto, la notizia dell'aggressione a un ragazzo,  al Parco Nord,  da parte di  quattro giovani, perché lui si era presentato alla Festa dell'Unità indossando una   maglietta con il logo di una radio di destra. Il ragazzo è stato aggredito al termine di un concerto durante il quale aveva indossato la maglietta al rovescio, raddrizzandola poi all'uscita.
Il responsabile organizzativo della manifestazione Lele Rovere, pur condannando l'episodio, ha fatto una precisazione che io non condivido affatto; ha aggiunto, infatti, che condanna anche chi va alla Festa dell'Unità con una maglietta come quella.
Non sono per niente d'accordo, anche perchè, andando a cercare il logo di Radio Bandiera nera ho constatato che non contiene slogan offensivi o razzisti.  Pur essendo lontana anni luce da ogni pensiero e ideologia sostenuti dalla destra, credo che la violenza sia sempre e comunque da condannare, e non si possa aggredire qualcuno per l'abito che indossa. La pensate così anche voi?



Volete leggere la mia ultima poesia? Il titolo è Si dice che i vecchi siano saggi  e la trovate nell'ultimo numero di Arteinsieme.


Questa cosa qui non mi era mai capitata!!!
Non so se anche a voi accade che, mentre siete in giro per la città, vi scappi la pipì. A me è successo l'altro giorno, e l'unico locale nei paraggi  che poteva... soddisfare la mia necessità era il McDonald di Via Indipendenza angolo Rizzoli,
locale che per motivi ecologici, per avversione alla globalizzazione sfrenata ecc, non frequento mai. L'unica cosa che potevo prendere era una bottiglietta d'acqua (mi sento sempre di acquistare qualcosa, quando usufruisco della toilette di un esercizio pubblico, anche se molti mi dicono che l'accesso alle toilette dovrebbe prescindere dalla consumazione), e così ho fatto. A parte il prezzo (1 euro e 20, per la mera bottiglietta senza alcun servizio, mentre ovunque costa al massimo un euro), quando ho chiesto della toilette il barista mi ha fatto notare che sullo scontrino c'era un codice apposito per accedere ai bagni. Avrei dovuto digitare quel codice su un'apposita pulsantiera installata sulla porta del bagno....
Ecco, questa cosa qui non mi era mai capitata in nessun locale pubblico del mondo....




Ma torniamo alle notizie letterarie:

Di questo libro ne aveva parlato a Bologna Francesco Giubilei la scorsa primavera, prima che fosse pubblicato.
Ora che è uscito ne ha fatto la recensione (come sempre attenta e interessante) Renzo Montagnoli.
Il libro è Ginnastica d'epoca fredda, l'autore è Sergio Sozi,  scrittore e  persona veramente notevole.
Potete leggere

 QUI
sia la recensione, sia l'intervista all'autore e anche i vivaci commenti che il post ha suscitato.


Beh, ve lo confesso: sono di nuovo in partenza...
Allora domattina (stamattina, per voi che mi state leggendo ora) partirò per Seneghe per assistere a Cabudanne  de sos poetas, di cui tanto mi ha parlato la super mamma di Flavio Soriga.

Se volete dare un'occhiata al programma
Eccolo!
Non vedo l'ora di essere fra persone e scrittori cui sono legata per affetto, stima, simpatia: Flavio, naturalmente e la sua mamma, Paolo Nori, Paolo Fresu, Ascanio Celestini,  Lella Costa, tanto per citarne alcuni.
E a proposito di Lella Costa di Seneghe lei ne parla qui:

Lella Costa racconta il miracolo di Seneghe
Poi, siccome non mi posso, non mi voglio far mancare nulla, ritornerò a Bologna l'8 settembre e.... ripartirò il 9 per Mantova: che pensavate? Che rinunciassi al Festival Letteratura? Non sia mai detto...
Ecco qui il programma del Festival:

Programma Festival
Chissà se incontrerò qualcuno di voi?


Certo che solo di una cosa sono dispiaciuta: di non possedere il dono dell'ubiquità, perchè il 9, a Roma, c'è un'altra cosa alla quale avrei voluto partecipare:
Laura, Lory, Enrico



 Margaret Collina, che non solo è una bravissima attrice, lettrice e insegnante di lettura ad alta voce, ma si dimostra anche molto attenta e sensibile all'analisi di un'attualità i cui contenuti scendono sempre più in bassso ha scritto
Una lettera aperta a Umberto Bossi
 

E a proposito di lettura ad alta voce da lunedì scorso (mi pare), terminata finalmente l'interminabile lettura di Vent'anni dopo di Dumas da parte del per me insopportabile Paolo Bonacelli, su Radio3 è iniziata la lettura fatta da Iaia Forte di:
L'isola di Arturo di Elsa Morante



Da quattro che erano è rimasta solo lei, la Cia. Che non è quella Cia là, ma è la Lucia Mannucci, la voce femminile del mitico (davvero mitico) Quartetto Cetra.
Ciao, Virgilio

Io voglio ricordarli così:
Un bacio a mezzanotte




venerdì, 22 maggio 2009

Arieccomi!

P1090515(Fiera del libro di Torino 2009: spazio Lingua Madre)


Eccomi! Sono tornata nella mia casa virtuale. Ringrazio davvero di cuore che mi ha contattata privatamente perché preoccupato dalla mia lunga assenza, ma non mi è successo nulla di grave, e voglio anche tranquilizzarvi: non sono  assolutamente io la protagonista del mio micro racconto (mai stirato una camicia, io… e pure le altre cose non fanno parte della mia vita). E’ solo che al mio rientro da Torino sono stata catapultata nel lavoro (dovevo revisionare un tomo di 600 pagine, più o meno, per una casa editrice, e l’argomento era veramente stimolante e spassoso: Banche, azioni bancarie e via discorrendo), per cui i momenti liberi sono stati pochissimi, in più si sono aggiunti impegni serali e una montagna di mail cui rispondere. E anche un’altra cosa, in verità: sono stata catturata dalla lettura di un libro bellissimo, e, anche se lo sapevo già che mi sarebbe piaciuto tanto tanto, ha forse superato le mie aspettative. Siete curiosi, volete sapere titolo e autore?
E’ questo, il libro:
 

Il posto di ognuno L'estate del commissario Ricciardi
e questo, naturalmente  è l’autore, in una foto che gli ho scattato venerdì scorso alla Fiera del libro, alla presentazione, appunto, del suo bel romanzo.P1090505Maurizio de Giovanni!!!


Già, Torino: dovrei raccontarvi ancora della Fiera (che dal prossimo anno tornerà a chiamarsi Salone del Libro, visto anche che tutti più o meno hanno continuato a chiamarlo così anche dopo il cambiamento). Che dire? Come ormai è mia abitudine vi proporrò un po’ di foto e piccolissimi flah.



Un momento molto emozionante? Sentire la voce di Yoani Sanchez in collegamento da Cuba attraverso Skipe, che rispondeva alle domande di Gordiano Lupi (nella foto).P1090522  La Sanchez era presente solo con  la sua voce, perché il Governo cubano, nonostante l’appello al presidente Raul Castro promosso  dalla Fiera del Libro e da Rizzoli – RCS, non le ha dato il permesso di venire in Italia. Chi non conoscesse Yoani può leggere questa intervista  E vi troverete più o meno le stesse cose che la giovane blogger cubana ha detto al telefono. Fra l’altro, il nuovo direttore de La Stampa, Mario Calabresi, presente alla telefonata, ha detto che il suo giornale inizierà a pubblicare i post della Sanchez.

Un momento che mi ha dato soddisfazione? Quando ho avvicinato Melania Mazzucco, P1090542
 ospite di Fahrenheit, per dirle quanto mi sia piaciuto il suo “La lunga attesa dell’angelo”. Sono stata felicissima di poterle esprimere il mio apprezzamento, e credo proprio che lei lo abbia gradito.


Altri momenti carini: aver riabbracciato Fabio Geda, e Michela Murgia e Flavio Soriga. 

                                                        
A proposito di Michela Murgia (che è lei
) P1090630
in un mio vecchio post
avevo parlato di un suo romanzo che avrebbe dovuto uscire nell’autunno scorso ma che poi non è uscito. E così, non sapendone più nulla gliel’ho chiesto. E lei mi ha detto che uscirà il 26 maggio. Infatti ecco  QUI  le informazioni
Mi sa che i miei giovani scrittori preferiti diventeranno quattro…

E aver riabbracciato anche i “magnifici” della Redazione di Fahrenheit cui in occasione della Fiera si era unita anche la più bella voce di Radio3, Luca Damiani, che tante emozioni ha dato nella cinque giorni torinese con i gruppi musicali da lui presentati nell’ambito del Terzo anello musica e straordinariamente  durante Fahre.

Marino Sinibaldi (grande, grande Marino!)

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                                Susanna Tartaro: infaticabile Susanna

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Luca Damiani (lui sa tutto su tutta la musica esistente)

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E poi che bello veder crescere sul palchetto di fahrenheit il muro dei libri destinati all'Abruzzo!
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E ancora: aver trascorso la mia trasferta torinese con la mia amica Daniela Gugliotta,
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e aver assistito alla presentazione di un’antologia in cui è contenuto anche un suo testo. E’ un’ antologia particolarissima, anzi è un’ enciclopedia: Enciclopedia degli scrittori inesistenti










Un altro momento, incoraggiante, direi: l’incontro con una piccola Casa Editrice napoletana  fondata da giovani ricchi di entusiasmo: Ad Est dell'equatore
A quell’incontro sono andata perché si presentava un’antologia, I superdotati, che contiene anche un racconto di Maurizio De Giovanni (e su Maurizio voglio aggiungere che non solo è un grande scrittore, ma anche una persona splendida, gentilissima e simpatica).

E poi altri incontri con blogger,  scrittori ed editori (anche il mio, naturalmente)  conosciuti in questi ultimi anni: Morena Fanti,  Gloria Pozzo (con le quali mi sarebbe piaciuto passare più tempo) , Francesca Bonafini, Nadia Terranova, Andrea Giannasi.  E anche , a sorpresa, con Paolo Nori, che ha fatto un salto in Fiera, essendo a Torino per presentare al Circolo dei Lettori la rivista L'accalappiacani   E sono stata contenta di conoscere anche Sgnapisvirgola , blogger con cui mi ero incrociata qualche volta in rete. 


E poi, per finire, un caldo, conviviale, simpaticissimo sabato sera, durante il quale ho cenato e conversato anche  con persone che avevo in precedenza incontrato solo nei vari blog.  Dettagli potete leggerne qui,
da Laura  così leggerete anche tutti i nomi dei commensali.
E questa  sotto è la foto che con l’autoscatto,  ha immortalato tutti noi (non dico chi è chi, provate a indovinare…) nello studio del pittore e scrittore  Mario Bianco 
uno studio  denso di atmosfere suggestive. Che a me, quando ho sentito che avremmo cenato con Mario Bianco, mi era venuta un po’ di soggezione, anzi, di timore. Perché dai commenti che spesso lascia dall’amico Remo Bassini mi sembrava un tipetto un po' caustico… E invece no: gentile, dolce, un vero signore, insomma. Tanto è vero che per simpatia ho pure bevuto un goccino della grappa che ci ha offerto: ed era la prima volta che bevevo grappa, che non mi è mai piaciuto, quell’odore. Ma lì mi è sembrata (quasi) buona, la grappa.

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Beh, rileggo e mi accorgo che non è che ho parlato molto della Fiera, più che altro ho parlato (straparlato) di me, degli incontri che ho fatto, insomma.  E sento le vostre vocine che dicono: ma uffa, volevamo sapere della Fiera, noi, dei grandi eventi, dei grandi scrittori...  Per quanto ci hai raccontato, state dicendo, potevi essere anche a Appiano Gentile...
Ma a me  mi riesce più facile, questa cosa di divagare e parlare dei miei incontri...

Ah, il Paese ospite del prossimo anno sarà l’India.  E ne sono contenta.
Basta: dopo una settimana di assenza vi ho sommerso di parole.
Domani me ne starò zitta, e, a parte qualche segnalazione, lascerò spazio all’ultima lettera di Ettore Masina: non potete mancare!


Ma pensa un po'! Mi dimenticavo di elencarvi i miei acquisti... E pure della musica, dimenticavo...
Rimedio subito.
Libri acquistati venerdì, sabato, domenica (di quelli di giovedì, e anche di altri incontri, ne avevo già detto nel post della settimana scorsa)
:

Savina Dolores Massa: Undici ( Il Maestrale) (ringrazio Piera Maria Chessa che mi ha avvertito che il libro di Savina era in Fiera)

Alberto Masala: Alfabeto di strade (e altre vite) (Il Maestrale)

Maurizio de Giovanni: Ti racconto il dieci maggio (Edizioni Cento Autori)

Andrea Ballarini: Il trionfo dell'Asino (Del Vecchio Editore)

A.A.V.V. : I superdotati (Ad Est dell'Equatore)

A.A.V.V.: Enciclopedia degli scrittori inesistenti ( Boopen Leed)

Yoani Sanchez: Cuba libre- Vivere e scrivere all'Avana (Rizzoli)

Lorenzo Guadagnucci: Lavavetri ( Cart'Armata Edizioni) (acquistato nel cortile del Lingotto da una ragazza senegalese: ho sempre visto solo ragazzi  senegalesi vendere libri, e mi ha colpito il fatto che fosse una ragazza)



Andiamo con la musica, ora. Una bella versione della sigla di Fahre


My favourite Things  Big Brovaz








postato da: Soriana alle ore 19:13 | link | commenti (10)
categorie: festival e fiere
venerdì, 15 maggio 2009

Alcune cosine e un micro-racconto


Ospiti a Fahrenheit del 14/05/2009:



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Umberto Eco

Mauro Corona
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Stefano Rodotà



Presentazione del libro: Il trionfo dell'asino
P1090441(Rita Charbonnier, Andrea Ballarini, Massimo Maugeri




Non aspettatevi un resoconto della prima giornata di Fiera… L’ho scritto, ieri, che sono stanca e anche un po’ giù di morale. Allora, giusto perché non mi dimentichiate, ecco solo qualche foto, una segnalazione che mi riguarda,  l’elenco (per ora breve breve ma temo che nei prossimi giorni si allungherà) degli  acquisti di oggi,  due frammenti presi da Fahrenheit e poi, per finire un mio micro-racconto, nuovo nuovo. E un po’ di musica.

Segnalazione:
Una mia poesia da Renzo Montagnoli

Acquisti:
Ugo Barbàra: In terra consacrata Edizioni Piemme  : è un romanzo che si ispira al discusso rapimento di Emanuela Orlandi, e che è candidato al premio Strega. Tutto ciò che è stato detto  durante la presentazione del libro mi ha spinto…in maniera fatale all’acquisto.

Maurizio de Giovanni: Il posto di ognuno (l'estate del commissario Ricciardi Fandango libri
(e questo libro non potevo mica lasciarmelo sfuggire…). Fra l’altro la presentazione del romanzo è prevista al Lingotto per domani sera alle 20.

Carlo D'Amicis : Maledetto nei secoli dei secoli l'amore  Ed. Manni
E mi dispiace tanto non poter abbracciare Carlo, qui a Torino, ma è rimasto in via Asiago, a curare la casetta romana di fahrenheit…

E pure un cd, ho comprato, perché il gruppo musicale che oggi era ospite a Fahrenheit era eccezionale, come sempre, d’altra parte, è eccezionale la musica presenta dal grande Luca Damiani.
Qui un assaggio della loro musica:

Zina Afreeque Cesare Dell'Anna
e sulla copertina del cd c’è scritto: Voices from Salerno, Tunisia, Senegal, Marocco, Palesatine, Sardinia, Germany. Potevo non comprarlo? Vuol dire che per arrivare a fine mese farò una bella dieta a pane e acqua (e magari un po’ di patate e radicchi…)

Questo libro
Andrea Ballarini: Il trionfo dell'asino Delvecchio editore
ancora non l’ho acquistato, ma è stato solo per mancanza di tempo. Perché la brillante presentazione che hanno fatto del romanzo Massimo Maugeri coadiuvato dall’autore e dalla brava intervistatrice-attrice Rita Charbonnier mi ha colpito, anche questa, in maniera fatale.

I frammenti:
Emilia Lodigiani di Iperborea
ha detto:
Il 90% degli scandinavi legge almeno 5 libri all’anno. (Praticamente come in Italia…)


Mauro Corona
ha detto:
In ogni libro si può trovare un salvamento, da ogni libro, anche il peggiore, si può imparare qualcosa, si possono trarre schede tecniche su una certa realtà.
Con Mario Corona mi sono trovata sul treno che da Milano mi portava a Torino. Abbiamo chiacchierato un po’: un tipo tosto, Corona…


Meno male che non volevo scrivere nulla…
Beh, passo al micro –racconto, ora. E poi me ne vado a nanna.


Una vita (Micro racconto)

Era stata una brava bambina, diceva sì mamma, sì papà. Ma la madre era distratta, e non le fece mai una carezza. E il padre accarezzava solo la madre.

Era stata una brava studentessa, studiava per ore, e a scuola rispondeva a tutte le domande. Ma i professori dicevano che era solo una stupida secchiona, e non le sorridevano mai come agli altri

Era stata una brava moglie, stirava con amore le camicie, ma il marito se ne andò via, con una donna sempre allegra.

Era stata una brava madre, giocava con il figlio e lo viziava, ma lui le disse devo andare, e non lo vide mai più.

Era stata una brava amica, si rendeva sempre disponibile, ma le amiche andavano in crociera, senza neppure salutarla.

Ora era una vecchia stanca, così stanca da non farsi più domande.
Ora era una vecchia stanca, così stanca che aveva staccato il telefono per non rispondere a chi sbagliava numero.
Ora era una vecchia stanca così stanca che le costava fatica ascoltare anche il silenzio del pavimento dove non risuonava alcun passo.

Un giorno pensò che non le rimaneva altro da fare che morire.
Ma era troppo stanca, anche per quello.

Così spense la luce e si tirò la coperta sulla testa.

Altra musica:

Il valzer del caffé Mozart
Questa canzone, colonna sonora del film cult Il terzo uomo, mi è sempre piaciuta, fin da bambina.

P.S.: devo aver fatto casino con due link, perchè vedo che non si riesce ad accedere ai siti. Ma sono troppo stanca, ora per ricontrollare. E poi ho finito pure le sigarette. Allora vado subito a dormire.

postato da: Soriana alle ore 00:55 | link | commenti (6)
categorie: avviso ai naviganti, la mia scrivania, festival e fiere
mercoledì, 13 maggio 2009

E il tempo scorre veloce

Fiera
Di Fiera in Fiera, di Festival in Festival, mi accorgo quanto il tempo passi veloce. Era ieri che mi aggiravo fra gli stand della Fiera del libro di Torino, mi sembra. E invece è già passato un anno. E così, parto, per tornarci. Parto domani e ritornerò lunedì.
Spero di scrollarmi di dosso la tristezza che mi fa compagnia in questi giorni, questo malessere dovuto a tante cose, esterne e interne a me. Non vi prometto reportage, cronache, impressioni. Sono molto stanca, ultimamente, e forse mi limiterò a stare lì, e ad assorbire parole.
Incontrerò amici, e questo pensiero già mi risolleva. A proposito: se qualcuno di voi sarà a Torino mi farebbe piacere incontrarlo. Mi può lasciare un commento qui, oppure se ha il mio numero di cellulare mandarmi un messaggino, così ci mettiamo d’accordo.


E ora alcune informazioni letterarie:
Logicamente la prima è questa, per sapere tutto sulla Fiera.

Fiera del Libro

Poi l’uscita di un libro che mi fa molto piacere, perché lo ha scritto una brava autrice e una cara amica. Lei è:
Cinzia Pierangelini

E ancora un’altra cosa che mi ha davvero fatto contenta: Cristiano Cavina, scrittore fra i miei preferiti, è  stato selezionato per il Premio Strega. L’ho saputo perché ho ricevuto questa mail:

(La verità, quando la trovi la senti subito, perché squilla come un carillon nuovo di zecca.
Cristiano Cavina)
   cavina

Cari amici,
siamo felici e fierissimi di annunciare che I frutti dimenticati di Cristiano Cavina è stato selezionato tra i dodici candidati ufficiali al Premio Strega 2009.
Erano molti anni che una piccola casa editrice indipendente milanese non raggiungeva questo risultato.
Siamo contenti che accada con il quarto romanzo di Cristiano, scrittore intenso e coraggioso come pochi altri, convinto che l’arte di narrare con passione possa arrivare al cuore dei lettori anche senza ricchezze e senza potere.
Ed è un grande incoraggiamento anche per noi che da quasi trent’anni difendiamo con le nostre forze i libri che amiamo.
Ora sogniamo la cinquina, ma intanto festeggiamo questa prima, importante vittoria.
La nostra gratitudine va a tutti voi, che avete amato e consigliato i romanzi di Cristiano e a Ernesto Ferrero e Valeria Parrella che da due estremi dell’Italia hanno sostenuto con il loro parere appassionato I frutti dimenticati e il loro autore presentandolo agli Amici del Premio Strega.
Grazie a tutti e buone letture!
Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, editori
Roberta Solari, ufficio stampa


L’ultima informazione che vi lascio riguarda un progetto che mi pare assai interessante e stimolante, per chi ama scrivere. E vi consiglio anche di dare un’occhiata a tutti i post di questo blogger, perché, come lui stesso scrive:
Anni di appunti, fogli, note... ricerche proficue talvolta. Desiderio ora di condividere. Se vuoi scrivere un romanzo o tentare di farlo, devi armarti di volontà e consigli.
Per la prima dipende da te, per i secondi il blog Sul Romanzo ti potrà essere utile.

Ed ecco il progetto, lo trovate qui:

Scrivere un romanzo in 100 giorni


Beh, Torino, Piemonte. Chiudo allora questo post con tre poeti piemontesi.

Un abbraccio a tutti e a presto. Magari anche domani, chissà…

   

Due

Uomo e donna si guardano supini sul letto:
due corpi si stendono grandi e  spossati.                         
L'uomo è immobile, solo la donna respira più a lungo
e ne palpita il molle costato. Le gambe distese                   y1ptTZ3KXaR3fQB3hKkFWpU-Lu0Kn0LzPXsRXRi6y7st2i0fvJtrUrrlt0qCdnwgo2Q
sono scarne e nodose, nell'uomo. Il bisbiglio
della strada coperta di sole è alle imposte.

L'aria pesa impalpabile nella grave penombra
e raggela le gocciole di vivo sudore
sulle labbra. Gli sguardi delle teste accostate
sono uguali, ma più non ritrovano i corpi
come prima abbracciati. Si sfiorano appena.

Muove un poco le labbra la donna, che tace.
Il respiro che gonfia il costato si ferma
a uno sguardo più lungo dell'uomo. La donna
volge il viso accostandogli la bocca alla bocca.
Ma lo sguardo dell'uomo non muta nell'ombra.

Gravi e immobili pesano gli occhi negli occhi
al tepore dell'alito che ravviva il sudore,
desolati. La donna non muove il suo corpo
molle e vivo. La bocca dell'uomo s'accosta.
Ma l'immobile sguardo non muta nell'ombra.


(Cesare Pavese)


II pianto

Dimmi perche' nel mio sogno piangevi.
piantoSoli eravamo al sommo d'una scala

immensa e buia: e subito le mani
tu mi afferrasti, senza una parola.

Tra le mie mani nascondesti il viso
e ti asciugasti con le palme il pianto.

Cosi' ti vidi dopo tanto tempo,
e nulla so di te, se non quel pianto.


(Lalla Romano, Poesie, Einaudi, Torino 2001)


La differenza

Penso e ripenso: - Che mai pensa l'oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca. oca35425_7

Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d'essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l'armi corruscanti della cuoca.

- O pàpera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s'è pensato.

Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l'esser cucinato non è triste,
triste è il pensare d'esser cucinato.

(Guido Gozzano)


Una bella struggente canzone? Questa!
Fiorella Mannoia: La lettera che non scriverò mai
lunedì, 20 aprile 2009

Evviva radio3!!!

P1090287Marino Sinibaldi, mitico conduttore di Fharenheit e Francesco Giubilei, il più giovane editore d'Italia, a Cervia durante Radio3 in Festival 2009.


Piove, è freddo e sembra novembre, a guardar fuori dalla finestra. Ma nonostante io sia metereopatica, oggi sono contenta.
I tre giorni trascorsi a Cervia sono stati così piacevoli che il beneficio che ne ho tratto non mi ha ancora abbandonato.
Prima cosa: Francesco, Francesco Giubilei, ovviamente, ha dimostrato anche sul palcoscenico di Fahrenheit di essere il ragazzo intelligente, straordinario, sicuro ma non arrogante e presuntuoso che ormai tutti conosciamo. Spero che molti di voi abbiano avuto il piacere di ascoltarlo. Piacere, sì, perché è stato proprio questo che non solo io, ma tutto il pubblico presente ai Magazzini del sale
ha provato ascoltando Francesco rispondere alle domande di Marino Sinibaldi. E se è vero che il conduttore di Fahrenheit è bravissimo nel mettere a proprio agio gli ospiti della trasmissione, è altrettanto vero che ho avuto l’impressione che il nostro ragazzino avrebbe reagito bene anche davanti a un intervistatore meno gentile. Devo confessare che mi sono commossa, durante l’intervento di Francesco, mi sono sentita orgogliosa come se fosse un mio nipotino. Mi guardavo intorno e osservavo l’espressione del pubblico: visi stupiti e ammirati che seguivano con attenzione ogni sua parola. E mi sembra proprio che fra gli ospiti di Fahrenheit Francesco sia stato quello che ha ricevuto più applausi. Infatti, poi, ci sono state diverse persone che lo hanno avvicinato per complimentarsi con lui.  Credo anche, anzi, lo so per certo, che la redazione sia stata proprio contenta di averlo come ospite.  Grande, grande Francesco… Come ha detto una signora a Marino Sinibaldi, dopo la trasmissione: questo è un ragazzo da tenere d’occhio…

Ma naturalmente il festival di Radio3 è stato anche altro. Ho “visto” tante altre trasmissioni che seguo quotidianamente. Il terzo anello, con il bravissimo Luca Damiani che riesce in maniera eccellente a trasmetterci il suo amore per la musica, Hollywood party (finalmente ho potuto vedere che aspetto ha Efisio Mulas, e vi assicuro che è un gran bel ragazzo…), Radio3 scienza, Ad alta voce (splendide le letture di Manuela Mandracchia, della quale mi ricordavo la bellissima lettura de Il barone rampante)  e la Barcaccia e Uomini e profeti, e perfino La fabbrica dei polli, con i assolutamente demenziali ma simpaticissimi Marco Drago e Gaetano Cappa.
Per ogni evento l’ampio spazio dei Magazzini del sale di Cervia è stato affollatissimo: il popolo di Radio3 venuto anche da lontano per seguire le voci di chi con parole, idee, libri e musica di qualità cerca di rendere migliori le nostre giornate.

Ho conosciuto, in questi tre giorni, altri conduttori e curatori di Radio3. L’impressione che ho avuto è che anche loro, come quelle che avevo conosciuto in precedenza, siano persone speciali, e che, anche se può apparire un luogo comune, facciano parte di una stessa famiglia i cui componenti si vogliono davvero bene.


Vorrei segnalarvi, per finire, un’iniziativa di Fahrenheit per i terremotati abruzzesi.
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=283093

Mi sembra una bella iniziativa, perché leggere un libro può aiutare a trascorrere qualche ora di serenità anche nella devastazione. Non è detto che un libro non debba essere un’esigenza primaria, non credete anche voi?
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Nella foto potete vedere la pila di libri raccolti a Cervia, una pila parziale, perché poi è aumentata ancora.

Ciao a tutti con una delle tante versioni di My Favorite Things,  sigla storica della mia (storica) trasmissione preferita. La versione è quella di

Bobby McFerrin


postato da: Soriana alle ore 19:01 | link | commenti (14)
categorie: francesco giubilei, festival e fiere
giovedì, 11 dicembre 2008

I pro e i contro delle fiere del libro

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Beh, devo dirlo: forse non ho più l’età, ma queste trasferte mi stancano tantissimo. Non tanto una stanchezza fisica, ma mentale.  E al ritorno, poi, mi sembra di non ricordarmi più nulla di quello che ho visto e ascoltato, cioè, non è che mi sembra, è che proprio non ricordo. Come se nella mia testa si creasse una sorta di cortocircuito per sovraccarico di informazioni. E allora, adesso, che vi racconto?
Sensazioni, stati d’animo, ecco quello che sono in grado di raccontare.
Prima di tutto la folla. Anzi la ressa. Il che sarebbe anche una cosa positiva, l’alto numero dei visitatori,
intendo, ma camminare in quegli stretti corridoi che ospitano gli stand delle case editrici diventa un’impresa ardua ed estenuante. Possibile che non si riesca a trovare una collocazione migliore?  Da tener presente, anche, che ci sono famiglie intere che visitano la Fiera (e pure questa cosa è positiva), ma gli ingombranti passeggini dove sono distesi i loro dormienti (o urlanti) pargoletti… insomma, dire che mi irritavano è un eufemismo…
E poi: tutti quei libri. Centinaia, migliaia di titoli, centinaia  di nomi di autori che io non conosco e che credo siano sconosciuti ai più.  Molti di questi autori, forse la maggior parte, ha pubblicato solo un libro, e forse non ne pubblicherà altri, così come è capitato a me. E il pensiero che mi è venuto è stato: ma a che serve?  Serve a qualcosa vedere il proprio nome su una copertina? 
E ancora: ragazzi che fuori e dentro la fiera ti cacciano in mano foglietti, depliants, giornaletti che tutti poi si affrettano a buttare nel primo cestino di rifiuti  che si incontra. Lo so che la pubblicità è necessaria, che una volta si diceva che fosse l’anima del commercio…Ma quale spreco di carta, però…
Mamma mia! Rileggendomi mi accorgo di aver dato un quadro molto spiacevole della mia terza esperienza di visitatrice della Fiera di Più Libri Più Liberi…
Allora è il momento di passare alle cose piacevoli:
l’aver assistito al colloquio fra quel miracolo di donna che è Rita Levi Montalcini e Marino Sinibaldi.
aver rivisto amiche e amici che già conoscevo (Lory, mi ha riempito il cuore di dolcezza conoscere la tua bellissima famiglia…)
Aver dato un volto ad altri amici conosciuti in rete ( e con alcuni di loro ho trascorso una gradevolissima serata in pizzeria)
E, naturalmente, aver comprato un po’ di libri (anche se meno del solito, perché, come si dice…il piatto, o meglio il portafogli piange). Anzi, ora che ci penso vi elenco i libri che ho comprato ( così concludo questo post, che non mi sembra venuto molto bene…)


Bruno Tognolin: Ciò che non lava l'acqua Edizioni Ilisso

Massimo Carlotto e Mama Sabot: Perdas de fogu Edizioni E/O

Una seconda copia (da regalare) di I frutti dimenticati di Cristiano Cavina Edizioni Marcos y Marcos

Filippo Tuena: Michelangelo e la grande ombra Fazi Editore

Letteratitudine il libro Edizioni Azimut
E quest’ultimo acquisto l’ho fatto per due motivi: perché mi incuriosiva molto questo libro nato dal bellissimo sito di Massimo Maugeri  ( che è, a conoscerlo, una persona gentilissima, così come appare sul web), ma anche perché i diritti d’autore e i proventi dell’editore andranno a finanziare la “Casa della famiglia ferita”, una comunità mariana che gestisce un orfanotrofio in ex-Jugoslavia nel tentativo di ricomporre i pezzi delle famiglie devastate da quella terribile guerra. Potete richiedere le copie direttamente alla Azimut ai seguenti indirizzi: guido.farneti@azimutlibri.com o guido@azimutlibri.com

Della Fiera non ho detto nulla, in verità.  Spero di rimediare mettendo questi link qui sotto.

Fahrenheit a Più libri più liberi (1)
Fahrenheit a Più libri più liberi (2)
Fharenheit a Più libri più liberi (3)
(Eh eh…la foto che trovate qui l’ho fatta io…)

Fharenheit a più libri più liberi (4)


Mi stavo dimenticando la musica!
Una vecchia canzone, che ben si adatta alle condizioni metereologiche e che i miei coetani spero apprezzeranno


Cade la neve

postato da: Soriana alle ore 02:37 | link | commenti (12)
categorie: festival e fiere