(da Nazim Hikmet)
O uomini, uomini miei!
Se mentiscono le antenne,
se le tipografie mentiscono,
se mentiscono le insegne sui muri e gli avvisi del giornale,
e se mentiscono sul bianco schermo le nude gambe delle danzatrici,
se mentiscono le preghiere,
se i sogni mentiscono,
se mentiscono le nenie,
se mentisce il suonatore nella taverna,
se dopo una giornata disperata mente nella notte il raggio di luna,
se mentiscono le parole,
se mentiscono i colori,
se le voci mentiscono,
se tutti coloro che sfruttano il lavoro delle vostre mani
ed ogni cosa ed ognuno mentisce,
eccetto che le vostre mani
è solo per renderle pieghevoli come argilla bagnata,
cieche come l' oscurità,
stupide come cani da pastori,
è per frenarle nella rivolta
che prende ad abbattere
il regno degli strozzini e la sua tirannia
su questo meraviglioso e fugace mondo
dove siamo per un soggiorno così breve.
Ci ho pensato, prima di mettere qui la canzone che segue… Non è che ne condivida il testo pienamente: io non manderei mai nessuno sottoterra (mi accontenterei di relegarlo in un’isola deserta, e, essendo non proprio cattiva, gli procurerei pure una canna da pesca); e per quanto riguarda poi certa simbolologia… Non so, forse sarebbe meglio accantonarla (forse). Vorrei però che si ritrovasse, ascoltandola, quella passione, e rabbia, e voglia di cambiare che, chi allora la cantava nei cortei, aveva dentro di sé. E che magari contagiasse anche chi allora non era ancora nato.
Paolo Pietrangeli: Contessa
Per mettere questa, invece, non ho avuto alcun dubbio.
Giorgio Gaber: La libertà