Quando ancora non aveva questo titolo, quando aveva appena trovato un editore, quando era solo una pila di fogli A4 tenuti miseramente insieme da un nastro adesivo blu. Quando si chiamava (e c’era tutta una storia, sotto a questo titolo) “Storie in attesa”.
Recensione pubblicata sul n.56 della rivista “Storie” (marzo/aprile 2005) (
www.storie.it)
Una raccolta di racconti partoriti in posti diversi: nelle sale di attesa, in macchina, a letto. Un ventaglio di suggestioni che spaziano dal patologico alla quotidianità più banale e sonnacchiosa. “Storie in attesa” raccoglie, come un variopinto collage, le molteplici esistenze che ogni giorno si accavallano nel nulla delle città. Vittime alienate, perseguitate dai loro stessi pensieri e dalla insoddisfatta voglia di scappare. L’episodio più riuscito sembra essere “Il sopravvissuto”. Una parabola di aspettative, disillusioni e ricordi angoscianti. Un incubo reso ancor più raccapricciante dalla prosa, solo apparentemente distaccata. Bene.
Ecco, questa fu la prima volta.