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giovedì, 29 ottobre 2009

Le parole dei libri (con domandina finale e alcune risposte)

P1110361

Ci sono frasi, immagini, sensazioni espresse attraverso le parole che si trovano nei libri che a volte colpiscono in maniera particolare. Non è detto che debbano esprimere verità profonde, o assunti filosofici. Non devono insomma necessariamente essere  rivelazioni, o epifanie, o frasi da incidere in una sorta di pietra da portarsi sempre appresso. L’importante è che ci si senta dentro, o che ti facciano scattare una piccola scintilla che faccia dire: sì, è proprio così.
Frasi che per qualche lettore sono importanti e per altri no. Diciamo che ognuno, leggendo un romanzo, un racconto, una poesia, ci può trovare le sue, di parole,  indipendentemente dal valore (universale) che esprimono.

A me, l’altra sera, è questa frase, che ha colpito:


Nella sera profumata, volteggiante di insetti, Olivia avvertiva la presenza della casa, dietro di lei, come quella di una persona che stesse in piedi alle sue spalle.

L’ho tratta dal romanzo Un ospite d'onore  di Nadine Gordimer
Non avevo mai letto nulla della Gordimer, e devo dire che questo suo romanzo mi sta piacendo moltissimo, anche se procedo lentamente, perché lo stile della scrittrice sud africana (Premio Nobel per la letteratura 1991), non è scorrevolissimo, ma è comunque eccellente. E il tema trattato, poi, quello di un Paese africano immaginario giunto alla sua indipendenza dal colonialismo, è interessante e affascinante, poiché l’autrice lo affronta da molteplici angolazioni.

Dunque, la frase. Perché mi ha colpito? Perché mi ha riscaldato, perché ho sentito in maniera tangibile quella casa che sta alle spalle di Olivia come un essere protettivo. Perché vi è espresso il mio concetto di casa, proprio nella sua materialità, casa di muri, di stanze, di oggetti. Dalla mia casa (nella mia casa) io mi sento protetta, la sento come un’entità viva, la mia casa. E non importa quanto sia bella o non lo sia affatto, quanti o quanto pochi ricordi vi siano stratificati, se vi abitino molte persone o se, come è in realtà, vi abiti solo io. E’ la mia casa. Punto. E se pure amo molto viaggiare, e a volte amo pensare di non avere radici, so che la mia casa mi aspetta, che aspetta il mio ritorno.
E forse è per questo che viaggiando porto sempre con me qualcosa che me la ricordi e che poi dispongo qua e là nella camera d’albergo. Ci sono due libri per esempio,  e sempre gli stessi, che mi fanno compagnia, nei miei viaggi. Li metto sui vari comodini che trovo sul mio itinerario, e così, mi sembra di essere a casa.
Mentre scrivo questa riflessione il mio pensiero è andato ai migranti. A tutti coloro che sono costretti a lasciarla, la loro casa. E lo lascio dentro di me, il mio pensiero, perché se comincio a scriverne, troppo avrei da dire.

In conclusione vorrei fare a voi una domanda: c’è stata una frase nelle vostre letture che vi ha colpito in maniera particolare? Volete farmene partecipe? Ripeto: non occorre che siano verità rivelate, ma anche piccole cose, come quella che ha colpito me. Dai, non fate i timidi, i riottosi, i recalcitranti e rispondete…

Vi lascio con una canzone dolce e rilassante, fuori tema, ma a me piace.


Dream a little dream of me

Aggiornamento al 30/10

 Da b90c52ec688ec1372421ecfd20450c1d"il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry "...non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi."
 http://gemisto.splinder.com/ 



"Per chi suona la campana?" in cui Hemingway cita John Donne:
"E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te"

http://cristinabove.splinder.com/   281cfc15337c792e63c06b5fef6f5267



dai Promessi Sposi di Manzoni : "In tutt'altre faccende affaccendato",  "guardarsi in cagnesco".
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http://isabel49.splinder.com/


I
l finale dell'ultimo racconto"l'occhio di Dio in paradiso" di"L'abitudine di amare" della Lessing "..E quella folla di persone attendeva, come l'altra al di là della piazza, attendeva in eterno, infagottata, silenziosa, paziente sotto la neve, tendendo l'orecchio al silenzio sotto il quale pareva pulsare, nelle viscere della terra, l'eco di pedi in marcia, piedi infilati dentro stivali neri, in marcia"cuoricino
Tinti






Aggiornamento al 31/10

Da " Una vita di poesia" di Borges
"...... E poi conviene credere nella possibilità di creare il proprio avvenire, modificare il proprio avvenire. Questa forse è un'illusione, come un'illusione necessaria è il libero arbitrio. Ma per continuare a vivere dobbiamo credere nel libero arbitrio, dobbiamo fare piani per un futuro certamente incerto, e del quale l' unica cosa che sappiamo è che non potrà somigliare ai nostri sogni. Intanto, facciamo tutto come se fossimo immortali."Stelle071
http://percorsi.blog.kataweb.it/

(Maria Allo)

Da "Le piccole virtù" di Natalia Ginzburg "Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e l'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere". 165768_FPM6HWZAYK1D4WSYTGKU42KP7654JM_fiore_di_loto_H143134_S
Giovanna Giordani




Aggiornamento al 1' novembre

Lemmy Kilmister (cantante e bassista dei Motorhead):
"Noi non vogliamo danneggiare il vostro udito, vogliamo distruggervi le c9c5ff8bee7fc3ec3323dd27f6950d49orecchie"
http://kickingthecorpse.splinder.com/



Aggiornamento al 3 novembre

Da "Una biblioteca della letteratura universale", dal capitolo"Del leggere e del possedere libri" (1908), di Hermann Hesse
"Chi legge i libri come si stanno ad ascoltare gli amici, vedrà come essi gli sveleranno i loro tesori e diventeranno per lui un intimo possesso. Quello che egli legge non scivolerà via nè andrà perduto, ma al contrario gli rimarrà e gli apparterrà, lo allieterà e lo consolerà come soltanto gli amici sanno fare."
http://imuliniavento.splinder.com/7e4928623a9b9865f1a4c7198d2f5083.jpeg



postato da: Soriana alle ore 22:20 | link | commenti (18)
categorie: domandine, leggeri e pesanti pensieri
martedì, 06 ottobre 2009

Comunicazioni, considerazioni, delusioni, un ricordo

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Prima di presentare gli argomenti del giorno di questo post, due, come dire, comunicazioni di servizio:
Domani 7 ottobre e pure giovedì 8, leggerò, nel gazebo di Ad Alta Voce e
Ausilio per la cultura
posto in Piazza Re Enzo a Bologna, un brano di Antonio Amurri, tratto dal suo libro Come ammazzare il marito senza tanti perchè
Insieme a me leggeranno brani diversi  altri compagne e compagni del corso di lettura ad alta voce di testi comici che ho frequentato qualche mese fa sotto la guida della bravissima lettrice, attrice, doppiatrice (e anche autrice di bei racconti…) Margaret Collina .
Se amici bolognesi vorranno esserci sarà per me un piacere salutarli. Le letture si svolgeranno dalle 16 alle 17,30.

L’altra comunicazione riguarda un bell’evento che si terrà a Rimini venerdì 9 ottobre, ed è questo:
L'ISUR, istituto di scienze dell'uomo di Rimini organizza venerdì 9 ottobre ore 16,30 al Museo della città un incontro in cui verrà presentato il libro sull'autobiografia :

Soggetti di Storie. Donne, uomini e scrittura di sè.
Saranno presenti le autrici Barbara Mapelli e Laura Menin. Verrà presntato un video di Federica Soglia girato durante un laboratorio di scrittura autobiografico interculturale ,  e durante una serata di letture dei testi prodotti. Durante l'incontro sono previsti interventi e letture sull'esperienza di scrittura delle partecipanti.

Io ci sarò, come spettatrice. Spero che il pubblico sia numeroso, perché l’argomento è molto interessante, e l’intercuculturalità sta diventando un aspetto imprescindibile del vivere civile.


Detto questo, passo a parlare di…
State pensando che voglia affrontare l’argomento del grande (basso) corruttore? Ma no, tralascio. Del corruttore con lodo, ma senza lode alcuna, non dico nulla. Mi limito a riportare il titolo in prima pagina de Il fatto quotidiano: Ma lui resta premier e Previti avvocato.

Della cronaca che oggi riportano i media mi piace segnalare due notizie.
1) In Africa la Chiesa apre al preservativo. Pur con qualche cautela, con qualche precisazione di troppo, sembra che il Sinodo per l’Africa sia stato sfiorato da una ventata di buon senso: il cardinale ghanese Peter Turkson ha dichiarato che il preservativo può essere consigliato, anche se, aggiunge in maniera categorica, deve essere unicamente utilizzato da una coppia regolarmente sposata in cui uno dei coniugi sia siero-positivo. Va beh, mica possiamo pretendere che la Chiesa si metta a distribuire condom  in lungo e in largo ... D’altra parte, in contrapposizione a quanto aveva dichiarato il papa nella primavera scorsa durante il suo viaggio in Africa ( l’uso del preservativo, aveva detto, peggiora la situazione) nel continente flagellato dall’Aids molti religiosi che operano presso presidi sanitari insegnano alla popolazione come usare il condom. E meno male!
Voglio fare una considerazione, a proposito di questa malattia. Ho l’impressione che ultimamente non se ne parli molto, qui in Italia. Che, quando se ne parla, come oggi, appaia come un problema lontano, che tutto sommato non ci riguardi.  Mi chiedo se i giovanissimi, gli adolescenti, abbiano le informazioni adeguate. Non so, forse dipende da una mia distrazione, ma mi sembra che sia proprio così: sembra anche a voi?

2) Barak Obama mi ha deluso: io non sono certo in grado di giudicare
la politica estera; però la scelta del Presidente degli Stati Uniti di non incontrare il Dalai Lama durante la visita che il capo supremo dei Buddisti farà a Washington mi ha profondamente delusa. Ragioni di Stato, certamente. Obama non vuole mettersi in contrasto con il governo di Pechino, non vuole compromettere l’esito della sua visita in Cina programmata per il prossimo novembre, durante la quale dovrà mettere sul tavolo dei Cinesi diverse richieste.
Però… Insomma, l’ho detto: io di politica estera non me ne intendo… ma che delusione!
Ricordo ancora l’indignazione che provai quando il Dalai Lama, nel novembre del 2007, visitò l’Italia e  il  presidente del Consiglio (era Romano Prodi, all’epoca) decise di non ricevere il premio Nobel per la Pace per ragioni di Stato. E la stessa indignazione mi coglie ora. Cosa ne pensate?

Concludo con l’omaggio a Mercedes Sosa,1858592_0 la "cantora popular" simbolo della lotta contro la dittatura e per i diritti civili in Argentina, che, come immagino tutti sappiate, è morta ieri all’età di 74 anni.
Mi fa piacere pensare che mio figlio  l’ha sentita cantare al Colon di Buenos Aires nel novembre 2006, nell’ultima serata prima che il teatro chiudesse per restauro. Di quel concerto Alex mi parlò in toni entusiastici.
Ecco allora, di Violetta Parra, ma dalla voce di Mercedes Sosa:

Gracias a la vida

E credo che se Mercedes ringrazia la vita, un grazie a lei lo debba dire il suo popolo, e tutti coloro che vedono la libertà come bene supremo.





sabato, 19 settembre 2009

Le dieci domande...

domande

...al signor X,  che lo ha votato, facendo in modo, così, che noi avessimo “il miglior presidente del consiglio, in assoluto, degli ultimi 150 anni

(Domande sterili, perché  so già che il signor X non mi risponderà, degno emulo del suo eletto.  Anche se io non sono Repubblica.)


1)Perché lo ha votato?

2) In che modo il suo eletto la rappresenta?

3) Lei personalmente vive una miglior qualità di vita da quando il suo eletto ci governa?

4) Crede sia giusto e moralmente ineccepibile,  che il suo eletto possegga 3 reti televisive, testate di vari giornali, case editrici, case di produzione cinematografica, compagnie assicurative, e altro ancora che in questo momento mi sfugge, oltre al controllo della tv di stato?

5) E se lo ritiene giusto e moralmente ineccepibile, mi dica il  perché.

6) Affiderebbe i suoi figli  al suo eletto, per essere educati al rispetto del prossimo, e ai principi di onestà, uguaglianza, democrazia?

7) Qual è la  miglior qualità del suo eletto?

8) E la sua (sua di lei, cui sono rivolte queste domande, intendo)?

9) Quanto tempo ha impiegato per rispondere alla domanda n. 8 e 9?

10) Non le capita mai di provare vergogna, disgusto, nausea, incredulità, rabbia, paura, conati di vomito, desolazione, ribellione, senso di colpa,  voglia di mandarlo affanculo, voglia di andarsene ,(o quanto meno imbarazzo), quando  sente parlare il suo eletto?


Io, grazie a lei, signor X, a lei che ha eletto questa persona che non nomino, perché perfino nominarla mi disturba, provo un costante senso di vergogna, disgusto, nausea, incredulità, rabbia, paura, desolazione, ribellione. E ho una perenne voglia di vomitare. E di mandarlo affanculo. E mi imbarazza vivere in questo Paese. E ho sempre più voglia di andarmene. O di fare la rivoluzione.

Grazie per la sua indisponibilità, signor X. E ora vada, vada, vada a…



Musica!
postato da: Soriana alle ore 10:40 | link | commenti (16)
categorie: fuori di testa, povera patria, domandine
lunedì, 13 luglio 2009

io, da bambina...

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Io, da bambina, prima di addormentarmi, parlavo sempre con il mio Angelo Custode. Non è che gli parlassi per chiedergli perdono di qualche monelleria che avevo fatto durante il giorno, non solo, almeno. Gli parlavo del più e del  meno, chessò, del film che avevo visto quella sera, o di come si era pettinata la maestra quel giorno. Forse gli facevo anche delle domande.  Insomma, era come se dividessi la mia cameretta con il fratello maggiore che non avevo. Ero, e sono, figlia unica, infatti. Chissà quando ho smesso? Vorrei ricordarmela quell’ultima sera che gli ho detto: buona notte, Angelo Custode. Chissà di che cosa gli ho parlato, quell’ultima sera… E chissà perché dalla sera dopo non gli  ho detto più niente? Bisognerebbe sempre ricordarsi “l’ultima volta”. E invece ci ricordiamo sempre della prima.

Io, da bambina, avrò avuto sugli otto anni, mi ero innamorata di Mike Bongiorno. Il martedì sera, mi sembra proprio che fosse il martedì,  c’era una trasmissione radiofonica  che si chiamava “Il motivo in maschera” e la presentava proprio lui, Mike Bongiorno. E allora io cercavo di mangiare in fretta in fretta, poi andavo in bagno a spazzolarmi i capelli, e dopo mi sedevo vicino alla radio e facevo finta che lui mi dedicasse la trasmissione, e che non vedesse l’ora di finirla per tornare a casa da me. Avevo rimediato anche una suo foto, non ricordo chi me l’aveva data, di quelle che vendevano nelle cartolerie, mi sembra, e la mettevo sotto il cuscino, prima di addormentarmi, poi al mattino la toglievo e la mettevo in mezzo a un libro. Poi è successo che l’ho detto a una mia amica e lei lo ha detto ai suoi genitori e i suoi genitori lo hanno detto ai miei. E io mi sono vergognata da morire. Fine di un grande amore.

Io, da bambina, una volta, sarà stato inverno, perché i vetri delle finestre erano chiusi, mentre me ne stavo a guardare fuori, improvvisamente sul vetro ho visto una specie di omino, piccolo piccolo, una specie di gnometto carino carino. Allora ho quasi smesso di respirare e ho pensato, ed era un pensiero bellissimo: allora esistono!  E ho continuato a guardarlo, e lui si muoveva un poco, in qua e in là sul vetro della finestra. Poi mi sono accorta che non era altro che uno dei pupazzetti stampati sulla stoffa del mio vestitino che si rifletteva sul vetro. Questa cosa qui non l’ho mai raccontata a nessuno. Ma la delusione me la ricordo ancora. Però mi ricordo anche la fantastica sensazione di quando ho pensato: allora esistono!


Ecco, vi ho raccontato tre miei piccoli segreti, o quasi, di quando ero bambina.  Chissà se  qualcuno di voi mi (ci) vuole raccontare i suoi… Mi piacerebbe molto! Non tiratevi indietro!

Ma ora passo a un discorso più serio.  Anzi, non dico nulla:  entrate in questo sito (anche se la maggior parte dei blogger  lo avranno già fatto in questi giorni) e leggetevi tutto: Diritto alla Rete  Riguarda tutti noi, anche chi non ha un blog o un sito, perché  comunque il decreto  di cui si parla è lesivo della libertà, e la libertà e un bene comune.

In conclusione, quindi, nessun video musicale, ma

No all'obbligo di rettifica!

E martedì 14 luglio postiamo questa immagine e nient'altro.



scaricaillogobanner






postato da: Soriana alle ore 01:48 | link | commenti (5)
categorie: autoreferenziale, domandine, diritti violati
sabato, 14 marzo 2009

Incipit (Un invito a giocare)

incipit maxSu uno scaffale di una libreria nella piccola stazione ferroviaria sono esposti cinque libri. La copertina è nascosta da una pesante carta azzurra, che non lascia trasparire nulla: né il titolo, né l’autore. C’è solo un numero, scritto con un grosso pennarello nero e un cartello accanto ai libri che indica quel numero come anno di uscita del libro.  Del libraio, neanche l’ombra. D’altra parte il pagamento si effettua all’uscita, infilando i soldi in una macchinetta.
Sono gli unici volumi in vendita in quella libreria, e voi avete assolutamente bisogno di un libro, per quel lungo viaggio in treno che state per iniziare. Il romanzone che avevate preparato ve lo siete dimenticato sul divano del soggiorno, porcaccia la miseria.
Quale scegliere? Mah… come fate di solito, magari: aprendoli e leggendo l’incipit:

 

Quando mio padre mi disse di aver picchiato mia madre una volta sola durante i ventitrè anni del loro matrimonio nemmeno gli risposi. Era parecchio che non obiettavo più niente ai suoi racconti pieni di avvenimenti, date e dettagli tutti inventati. Da ragazzo lo consideravo un bugiardo e mi vergognavo come se le sue bugie mi appartenessero. Ora, da grande, mi sembrava che non mentisse affatto. Credeva che le sue parole fossero in grado di rifare i fatti secondo i desideri o i rimorsi.
(settembre 2000)


Ho provato. Aspettando la metropolitana per l’ospedale, tutti i giorni, ho provato a leggere saggistica. I primi tempi ci sono riuscita, perché non avevo altro se non la mia testa. Ed era una
testa molto esercitata sui libri.
(2008)



E’ appoggiata al banco, è sola e beve una spremuta. Per terra, vicino alle gambe, ha una borsa di pelle nera e non so per quale motivo vengo attirato proprio da questo particolare.
(settembre 2004)


Roma si addormenta lentamente, sprofondando nel torpore della notte. In lontananza echeggia una sirena. Gli ultimi autobus, vuoti e illuminati, sfrecciano sull’asfalto umido, e nell’edicola un uomo intabarrato in un giaccone sistema una pila di giornali. Davanti al Viminale alcuni operai del gas, arancione nei giubbotti fosforescenti, aggiustano un tubo. Hanno acceso un fanale che squarcia la condensa, fantomatico e accecante. Ogni tanto sibila la fiamma ossidrica, sprizzando fasci di scintille. La volante della polizia, con la sirena che ulula, risale via Cavour, costeggia la basilica e i fagotti che dormono sulle panchine, svolta a destra e imbocca via Carlo Alberto.
(ottobre 2005)



E’ quasi mezzanotte, al Taj Mahal c’è l’aria di un mercato che chiude. Il grande albergo, uno dei più conosciuti del mondo, forato da una parte all’altra da corridoi e saloni altissimi (pare di girare nell’interno di un enorme strumento musicale), è pieno di boys  vestiti di bianco, e di portinai col turbante di gala, che aspettano il passaggio di equivoci tassì. Non è il caso, oh, non è il caso di andare a dormire, in quelle camere grandi come dormitori, piene di mobili di un mesto novecento ritardatario, con ventilatori che sembrano elicotteri.
(1962)


Allora? Avete letto? Quale sarà il vostro compagno di viaggio? E… non è che per caso avete indovinato anche chi è l’autore?

In ogni caso, sperando che giochiate, vi auguro una felice, solare domenica e vi lascio con questa bella musica.
Yina Wallac -Rona Kenan: Cassius
postato da: Soriana alle ore 23:24 | link | commenti (9)
categorie: domandine
martedì, 10 marzo 2009

Domenica sera, ma anche lunedì

santarcangelo_0020cSantarcangelo di Romagna



Allora. Ieri sera, alla gara di poesia orale, sono stata eliminata. Devo onestamente dire che la poetessa che gareggiava con me, e di cui purtroppo non ricordo il nome, ha letto una poesia molto bella, e che la vittoria se l’è meritata. Anzi, sono contenta perché la prima votazione si era conclusa pari merito (18 voti ciascuna), poi al… ballottaggio: patapunfete… sono caduta.  Beh, magari ci saranno altre occasioni.  Ho comunque avuto modo di passare una serata ricca di poesie, e questo è sempre un piacere.  Fra gli ospiti non in gara ho conosciuto una giovane poetessa che scrive eccellenti poesie per dare voce all’indignazione che prova per le tante, troppe cose negative che stanno attraversando questo periodo. Si tratta di  Francesca Del Moro e quando avrò acquistato il suo libro che si intitola Quello che resta ed è edito da Giraldi, vi regalerò una sua poesia. A me, quelle che ha letto ieri sera, sono piaciute moltissimo.
Quando poi sono rientrata ho acceso la tv, e sono capitata su Raidue, e c’era una trasmissione che si chiama Tatami, che non guardo mai.  Però ho sentito due paroline: nonna blogger, e mi sono fermata.  La conduttrice del programma stava conversando con una signora anziana dallo sguardo molto giovane:  la signora si chiama Nedda Gottardi, ha 87 anni, è bisnonna ed è… blogger!   Forse Nonna Nedda e io non la pensiamo nello stesso modo su tutto (sulla religione, forse, abbiamo diverse opinioni),  però ha suscitato e suscita in me una grande ammirazione.  Insomma, nell’età in cui tantissime persone se ne stanno lì ferme a ricordare il passato, lei ha imparato a usare un computer e si è creata un Blog
 La trovo straordinaria questa cosa...

Così come trovo sempre straordinario, ma per motivi anagrafici opposti, Francesco Giubilei, non solo giovanissimo blogger, ma anche editore e scrittore. Francesco ha esattamente 70 anni in meno di Nedda… Un salto di tre generazioni ma la stessa curiosità del vivere. Certo che se continua così, fra 70 anni chissà cosa sarà diventato, il Giubilei…
E se volete sapere ultime notizie su di lui e sulla sua avventura a Modena Book 2009, leggete
QUI

e
QUI


E ora? Che scrivo ancora, questa sera?
Ah, oggi sono stata a un interessante convegno sul dialetto: Dialetto lingua viva, si chiamava, ed è stato organizzato dalla Regione Emilia Romagna. Il dialetto è un patrimonio culturale, ma, come certe specie di piante e di animali, è in via di estinzione. Per fortuna esistono  da tempo nella mia Regione attività che tendono a salvaguardarlo. Non in maniera…. leghista, per fortuna, ma per farne un ulteriore strumento di comunicazione. Pensate che qui a Bologna ci sono insegnanti che impartiscono lezioni di dialetto, e hanno fra i loro allievi diversi extra-comunitari.
Che anche questa mi sembra una bella cosa.
Begli interventi, ci sono stati: in particolare quello di Paolo Nori e di Ivano Marescotti. Ma non ne parlerò, perché ho fatto tardissimo anche questa notte. Dico solo che sono stati molto belli e basta. 
Ma voi, piuttosto, cosa ne pensate, dell’uso del dialetto? Secondo voi esiste, per esempio, una valida letteratura contemporanea che utilizza i dialetti? E in casa vostra, o dei vostri genitori, si parla il dialetto?

Ecco l’esempio di due poesie in dialetto. Due poeti di Santarcangelo di Romagna, nella provincia riminese, conosciuti però in tutta Italia. Eccoli qua:


Raffaello Baldini:

1938
La mèstra ad Sant´Armàid
dal vólti, e´ dopmezdè,
la s céud tla cambra e la zènd una Giubek.
La n fómma.
Stuglèda sòura e´ lèt
la guèrda ch´a s cunsómma.
U i pis l´udòur.
Dal vólti u i vén da pianz.



1938
La maestra di Sant´Ermete
delle volte, il pomeriggio,
si chiude in camera e accende una Giubek.
Non fuma.
Sdraiata sul letto
la guarda consumarsi.
Le piace l´odore.
Delle volte le viene da piangere.




e

Nino Pedretti

La cunchéa   
   
Cóm un ànzal
caschèd a bòcca ad ciòtta
la à vért agl’èli, mórta
se desért dla spiagia.
E dréinta la su amna
ch’l’è una cambra rósa
u s sént ancòura e’ mèr
che racòunta d’un viaz
ch’u n finéss mai.

La conchiglia

Come un angelo
caduto bocconi
ha aperto le ali, morta
sul deserto della spiaggia.
E dentro la sua anima
che è una camera ròsa
si sente ancora il mare
che racconta di un viaggio
che non finisce mai.



E ora, non prendetemi in giro: vi ho mai detto che fra i tanti tipi di musica che amo c’è anche

L'operetta?
postato da: Soriana alle ore 03:09 | link | commenti (11)
categorie: senza categoria, domandine
giovedì, 29 gennaio 2009

Io scrivo perchè...

P1080940(finalmente posso di nuovo pubblicare nuove foto!!!! Questo è uno scorcio di Ko Raja e l'ho scattata venerdì scorso: mi sembra passato un secolo!!!!)


"…. Come sapete la domanda che più spesso viene posta a noi scrittori, la domanda preferita è: perché scrive? Io scrivo perché sento il bisogno innato di scrivere! Scrivo perché non posso fare un lavoro normale, come gli altri. Scrivo perché voglio leggere libri come quelli che scrivo. Scrivo perché ce l’ho con voi, con tutti.  Scrivo perché mi piace stare seduto in una stanza a scrivere tutto il giorno. Scrivo perché posso sopportare la realtà soltanto trasformandola.  Scrivo perché tutto il mondo conosca il genere di vita che abbiamo vissuto, che viviamo io, gli altri, tutti a noi a Istanbul, in Turchia. Scrivo perché amo l’odore della carta, della penna e dell’inchiostro. Scrivo perché credo nella letteratura, nell’arte del romanzo, più di quanto io creda in qualunque altra cosa. Scrivo per abitudine, per passione. Scrivo perché ho paura di essere dimenticato. Scrivo perché apprezzo la fama e l’interesse che ne derivano. Scrivo per star solo. Forse scrivo perché spero di capire il motivo per cui ce l’ho così con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace essere letto. Scrivo perché una volta che ho iniziato un romanzo, un saggio, una pagina, voglio finirli. scrivo perché tutti se lo aspettano da me. Scrivo perché come un bambino credo nell’immortalità delle biblioteche e nella posizione che i miei libri occupano sugli scaffali. Scrivo perché la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello e sorprendente. Scrivo perché è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e ricchezze della vita. Scrivo non per raccontare una storia ma per costruirla. Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non riesco a raggiungere. Scrivo perché non sono mai riuscito a essere felice. Scrivo per essere felice."

(Orhan Pamuk La valigia di mio padre –traduzione di Semsa Gezgin- Giulio Einaudi editore 2007)



Ecco il “perché scrivo” di un premio Nobel della letteratura.  In alcune cose non mi ci ritrovo proprio (ma già, mica sono un premio Nobel, io…) in altre sì.
In questa, per esempio: Scrivo perché mi piace stare seduto in una stanza a scrivere tutto il giorno. (anche se poi non mi capita quasi mai..).

Ma anche in questa: Scrivo perché amo l’odore della carta, della penna e dell’inchiostro (che è assolutamente vero il mio amore per l’odore  della  carta, e dell’inchiostro e della penna, peccato, però che la mia scrittura la costruisco su un del tutto inodore computer… che però amo)

E anche: Scrivo perché mi piace essere letto (ma c’è qualcuno che mi legge?)

E in questa: Scrivo perché è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e ricchezze della vita (il difficile è riuscirci, però…)

E poi in questa: Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non riesco a raggiungere (più o meno, insomma..)

Ma c’è questa che abbraccio totalmente: Scrivo per essere felice. Questa sì. Senza parentesi.

E voi, cosa ne pensate?  Voi perché scrivete? E anche a chi non scrive chiedo: come vi sembrano le motivazioni di Pamuk?



Un video ben fatto, su un argomento cui dovremmo pensare spesso, fa da sfondo alla canzone che ho scelto per voi questa notte. Il cantante è Cat Stevens la canzone è

Where do the children play







 
postato da: Soriana alle ore 01:01 | link | commenti (13)
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venerdì, 12 dicembre 2008

La consuetudine crea l'invisibilità (titolo serioso per una sciocchezzuola...

       Dalla                                                            all'           
Elefante 5e
gallina3
 


















Ci avrete pensato sicuramente anche voi, qualche volta, al fatto che più abbiamo una cosa sotto gli occhi più questa cosa può, paradossalmente, diventare invisibile. Un soprammobile che sta da anni su un ripiano della libreria, la strada che percorriamo ogni giorno per andare al lavoro, e, a volte, anche un famigliare che vive con noi.
Se qualcuno ci chiedesse di descriverne i particolari è molto probabile che ci troveremmo in difficoltà.  Un buon esercizio potrebbe essere quello di chiudere gli occhi e provare a immaginare il soprammobile, la strada, il viso del famigliare nei minimi dettagli,  recuperando, così, valori ai quali non davamo più importanza.  Un po’ come se dovessimo raccontarli a qualcuno che non li ha mai visti. Provate a immaginare con quali parole potreste descrivere per esempio un’automobile a chi non l’ha mai vista, o la luna, o il treno. Una sorta di gioco che può durare all’infinito, credo. E, se volete, potete provare a giocare anche qui, attraverso i vostri commenti.
Io ho provato molto, ma molto  scherzosamente a... spiegare l’elefante. Ammesso che incontrassi qualcuno che non ha mai visto neppure in foto questa bestiola, ecco cosa  gli direi:

Hai presente una gallina? Ecco, se hai presente una gallina molto facilmente potrai immaginarti un elefante.
Basterà che:
Le togli le penne e ci metti  della pelle grigia e fitta di rughe  come può avere  una signora di 98 anni che non si è mai presa troppa cura del suo viso. 
Ci aggiungi due zampe  e gliele metti davanti.
Le togli il becco e lo sostituisci con una bocca, e lì sopra ci piazzi una specie di lungo tubo di un tot di diametro, che sembra un tubo di gomma di quelli che ti fanno pensare  a un organetto, che ho visto da qualche parte ma non mi ricordo dove, forse in un negozio di aspirapolvere per grandi strutture.  Che poi questo tubo lui l’adopera come una mano, e riesce a farci un sacco di cose, come portare il cibo alla bocca, farsi la doccia, sollevare tronchi e a volte sollevare   anche qualche umano con cui ha avuto divergenze di opinioni.
Alle ali sostituisci le orecchie, ma le metti un po’ più in alto.  L’elefante non vola, anche se una leggenda della savana parla di un certo Dumbo che ha tentato di volare, un po’ come il nostro Icaro, insomma.  Ma non si hanno prove documentate intorno a questo personaggio.
Ci aggiungi poi due dentoni che si chiamano zanne, e che sono la dimostrazione che là, dove abita lui, l’elefante, non esistono ortodontisti.
Poi le togli la cresta. E per finire ci aggiungi una coda, là, dove stanno in genere tutte le code degli animali che possiedono una coda.  Ed ecco che hai l’elefante. No, scusa, dimenticavo una cosa: moltiplichi tutto per 2.500, perché l’elefante è un po’ più grosso della gallina.

Se poi per caso tu volessi un elefante da compagnia ricordati di:
non portarlo mai in un negozio di cristalli, a meno che tu non abbia stipulato un’assicurazione di quelle toste per danni causati a terzi.

 Se lo perdi, recati nel campo di fragole più vicino, dove lo avvisterai con grande facilità.

Cerca di non offenderlo in alcun modo, perché la storia universale della patologia elefantina insegna che non sono mai stati riscontrati casi di morbo di Alzhaimer. Lui, l’elefante, si ricorda tutto. E dopo sono cavolacci  tuoi…



Per scusarmi con i signori elefanti, ecco una bella musichetta a loro dedicata dal grande Henry Mancini. (anche se nel video, di elefanti, manco l'ombra...)

Baby Elephant Walk
martedì, 02 dicembre 2008

Il quaderno della doglianza e della contentezza

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Vi ricordate il quaderno della doglianza e della contentezza appeso all’albero da Cosimo Piovasco? Il Barone di Rondò invitava tutti i passanti a scrivere cosa loro aborrivano, cosa loro amavano.
Ora, prendendo spunto dall’amato personaggio di Calvino, invito anche voi a fare altrettanto.
Vi chiedo cosa vorreste cambiare: di voi, della vostra vita, quali cose vi infastidiscono maggiormente nel nostro Paese o nel mondo. Dalle piccolissime cose alle grandi. 
Ma appuntate nel quaderno anche le cose che invece vi piacciono così, come sono: di voi stessi, del nostro Paese, del mondo.  O di quello che volete.
Armatevi di matita e...via!

Io vi lascio con una canzoncina che a me mette allegria.
Ciao!



Puttin on the Ritz


postato da: Soriana alle ore 17:26 | link | commenti (10)
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sabato, 18 ottobre 2008

Parole in gioco

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Dizionario affettivo della lingua italiana

Di questo libro ne ho sentito parlare a Mantova, in quel delizioso…Dopo festival condotto dagli altrettanto deliziosi Lella Costa e Fabio Soriga. Ospite, quella sera, fu infatti Matteo B. Bianchi a cui si deve l’idea della stesura del libro. Dato che, disciplinatamente, avrete già cliccato sul Link messo lì sopra, non vi sto a spiegare di che si tratta.  Vi dico, però, che da quando ho saputo dell’esistenza di questo particolare dizionario, mi sto chiedendo: e le mie parole affettive, quali sono? E ho scoperto che ci sono diverse categorie di parole, che mi piacciono: qualcuna mi piace per il suono, altre perché mi fanno ( mi facevano)  venire in mente immagini, altre, infine, per il loro significato, che sarebbero perciò le vere parole affettive, o del cuore.

Potrei creare quindi tre categorie e chiamarle:
Parole sonore (P.S.)
Parole immagini (P.I.)
Parole affettive  (P.A.)


Ecco per me è così:
P.S.: lapislazzulo: ha un suono bellissimo, con toni squillanti ma anche dolcissimi. Potrei anche non conoscerne il significato, non importerebbe nulla.

P.I.: Questa è una storia più lunga, che risale alla primissima infanzia. Non si tratta, in effetti, di una singola parola, ma di più parole, che però io, nella mia primaverile ignoranza, univo insieme. E fanno parte di un testo  a cui, a essere sincera, non mi accosto da almeno cinquant’anni. Però allora lo recitavo tutte le sere, capendoci ben poco. Soprattutto dove dice: nonciindurreintentazione e maliberacidalmale. Ecco le parole, che per me erano così, come le ho scritte;  e credevo, allora, che fossero i nomi di due signore, di due donne, insomma, e me le raffiguravo alte, magre, con dei lunghi capelli neri…Veramente mi sembra che mi facessero anche un po' paura... Ah, l’infanzia! Ah, l’ignoranza! Ah, le preghiere !

P.A.: Condivisione. E vorrei aggiungere universale. Condivisione universale. Questa è la mia parola del cuore, e spiegazioni credo non necessitino.


Ma ora chiedo a voi: QUALI SONO LE VOSTRE P.S., P.I., P.A.? 

Partecipate numerosi alla stesura di questo Parolario senza pretese. Con una parola, con due, con venti…Non ci sono limiti alle parole!
Grazie! (anche grazie è una bella parola…)



Se poi voleste sapere come sono le parole di Carmen Consoli, sappiate (ma già lo sapete, mi sa…) che sono:
Parole di burro
 
postato da: Soriana alle ore 00:51 | link | commenti (10)
categorie: domandine, robette