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martedì, 17 novembre 2009

Contiamo insieme

821501

CINQUANTATRE

CINQUANTAQUATTRO

CINQUANTACINQUE

CINQUANTASEI

CINQUANTASETTE

CINQUANTOTTO
fame-nel-mondo2

Sei secondi:

e' morto un bambino.
Di FAME





CINQUANTANOVE

SESSANTA


UNO

DUE


TRE

QUATTRO


Altri sei secondi:

Un altro bambino è morto.
Di FAME






CINQUE

SEI

SETTE

OTTO

NOVE

DIECI


Un terzo bambino è morto.
Di FAME







E noi?

Quanto di questo cibo 6222174
butteremo via?




























Ma che importa? Tanto ne parliamo oggi.
Domani è un altro giorno.
Ma quei bambini continueranno a morire.
postato da: Soriana alle ore 01:27 | link | commenti (13)
categorie: cronache infernali
giovedì, 05 novembre 2009

Non è un albergo a 5 stelle

le-facce-che-non-ci-sono
(Da Repubblica del 5 novembre 2009):
Per conoscere un paese, vai a guardare le sue galere: Bella frase, eh? Lo ripetono in tanti, non ci crede quasi nessuno. Le galere sono inguardabili, per definizione. Vi si compiono pratiche di cui non vogliamo sapere niente, nella realtà. […] La giustizia […] si ferma alle soglie del carcere, […]. Là cessano di essere persone, e perfino di essere diversi fra loro. Non importa che siano innocenti incarcerati in attesa di un giudizio che li scarcererà, assassini di donne, o stranieri non in regola e basta. Sono corpi consegnati come si consegna un umiliato animale alle gabbie di uno zoo. Così si entra, e si lasciano alla matricola i propri effetti personali, un anello, la cintura e i lacci, la fotografia di fronte e di profilo, le impronte dei polpastrelli, e l’anima. I corpi devono essere denudati, perché sia piena la loro spoliazione. Nudi, una flessione, o più, una perquisizione anale, la consegna dei lenzuoli, se non sono finiti, e l’inoltro alla gabbia. […] Quasi 30mila persone all’anno entrano in galera per uscirne nel giro di tre giorni. Sensazionale, no? E per ognuno tutta la liturgia: lasciare l’anello e la cintura e l’anima, e le flessioni. […] In questi giorni una catena di episodi normalmente infami, ma imprevedibilmente documentati, inducono a non voltare la testa. Passerà presto. Si dimenticheranno le frasi meravigliose: Cucchi caduto dalle scale, il colonnello che avverte che una camera di sicurezza non è un albergo a cinque stelle, l’ufficiale che spiega che il massacro va eseguito al piano di sotto se no il negro lo vede, il sindacalista che spiega che tecnicamente massacro vuol dire richiamo verbale. […]
(Adriano Sofri)

Quasi 30mila persone all’anno entrano in galera per uscirne nel giro di tre giorni, scrive Adriano Sofri. Ma non è detto che tutte queste (quasi) 30mila persone escano, come si usa dire, con i loro piedi.

Non è uscito con i suoi piedi Stefano Cucchi,C020001248692_l_w200 di anni 31, il morto di carcere più recente (se tralasciamo i suicidi). Dato che le cronache di questi giorni ne hanno, per fortuna, parlato a lungo, non riporterò qui il suo calvario. Riprendo solamente la lettera di un lettore di Repubblica, il signor Giovanni Conte, pubblicata oggi sul quotidiano: Ho letto a proposito della morte di Stefano Cucchi,  scrive il signor Conte, che i sanitari si difendono adducendo scarsa collaborazione da parte del  paziente; anzi sulle anticipazioni on line di Repubblica leggo “rifiutava tutto”. Al signor Englaro sono stati necessari dieci e più anni per far accettare il rifiuto dell’alimentazione, mentre a Stefano Cucchi è bastato non collaborare.

Federico_AldrovandiE dal carcere non è uscito con i suoi piedi neppure Federico Aldrovandi, che di anni ne aveva 18 da poco compiuti. Anzi, a dir la verità, Federico in carcere non è neppure entrato, perché il massacro è avvenuto ancora prima del suo arresto. I manganelli, i pugni, i calci, l’ammanettamento in una posizione che lo ha fatto soffocare, hanno come ambientazione una strada di Ferrara: è in una strada che questo ragazzo è morto, il 25 settembre del 2005.

Neppure Aldo Bianzino (anni 43, ebanista)aldo-bianzino  è uscito con i suoi piedi, dalla prigione. Forse di lui ci si ricorda meno e riporto perciò i dati salienti della vicenda (che ho rielaborato da http://www.socialpress.it):

E’ la mattina del 12 ottobre 2007 quando quattro poliziotti, una poliziotta ed un finanziere dell’unità cinofila con un mandato di perquisizione, fanno irruzione nel casale di Aldo Bianzino, sulle colline di Pietralunga, un borgo vicino a Città di Castello.   Trovano solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti. Aldo e la sua compagna Roberta Radici vengono condotti prima al commissariato di Città di Castello, poi alla questura di Perugia ed infine al Carcere di Capanne. A casa, soli, rimangono il figlio Rudra di 14 anni e la mamma di Roberta che ne ha 91.
Il giorno seguente, la visita medica di prassi, attesta che Aldo è in condizioni di salute perfette.
Il 14 ottobre, a due giorni dall’arresto, al momento della battitura il detenuto non risponde. Probabilmente è già morto. Il soccorso prestatogli dal personale sanitario che lo adagiano nel corridoio non dà alcun esito.
Il 16 ottobre l’autopsia rivelerà che il corpo di Aldo presenta lesioni al fegato, alla milza, al cervello e due costole rotte. L’uomo  sarebbe morto a causa di colpi dati con l’intento di uccidere, colpi dati con una tecnica scientifica usata presso alcune corporazioni militari che mirano a distruggere gli organi vitali senza lasciare tracce esterne. Il 22 ottobre  viene aperta un’indagine contro ignoti per omicidio volontario che viene affidata alla polizia, lo stesso corpo che ha arrestato il Bianzino. Nei giorni successivi, in seguito a dichiarazioni di persone informate sui fatti, il PM iscrive sul registro degli indagati un agente di polizia penitenziaria per omissione di soccorso ed omesso servizio: infatti più testimoni dichiarano di aver sentito Aldo chiedere aiuto durante la notte fra sabato e domenica e che l’unica guardia carceraria non è mai intervenuta a prestare soccorso. Questa versione sembra anche essere confermata dai nastri video che non hanno mai mostrato controlli tra le 3:20 e le 6:57.
Si esegue una nuova autopsia  e… miracolo: non ci sono più costole rotte, né milza spappolata… Si parla per la prima volta di un aneurisma come causa della morte.
Il 10 gennaio del 2008  il caso viene archiviato: non c’è stato alcun omicidio. Aldo Bianzino è morto di aneurisma cerebrale.
Per tutte le incongruenze, le omissioni e altri punti oscuri di questo procedimento giudiziario e per i suoi sviluppi vi invito a leggere interamente
questo articolo.

Da un vecchio post di Beppe Grillo ho appreso, l’altro giorno, che il 16 luglio scorso Roberta, la compagna di Aldo, è morta in un ospedale in attesa di un trapianto di fegato. Rudra, il figlio di Aldo e Roberta, è rimasto solo. Anche la vecchia nonna è morta. Ecco cosa ha scritto in quell’occasione Beppe Grillo.
Rudra è rimasto solo:  deve sostenere le spese per il processo penale contro i carcerieri di Aldo e studiare, prepararsi a un futuro. Lancio insieme a Jacopo Fo e al Meetup di Perugia una sottoscrizione per Rudra. Il blog seguirà il processo Bianzino fino alla fine, come ha fatto per i processi Rasman e Aldrovandi. Un filo rosso di vergogna per le istituzioni unisce tra loro queste morti di innocenti.
Non lasciamo solo questo ragazzino. Facciamolo per noi, prima ancora che per lui

Un appello per Rudra Bianzino

Scusate, il post è lunghissimo, non so neppure se siete arrivati alla fine. Ma le cose da dire sarebbero comunque ancora tantissime. Ci sarebbe da dire, per esempio, che non importa chi ci sia al governo, quando succedono queste cose: destra, sinistra, il nefasto risultato non cambia.
Concludo segnalandovi tre recenti articoli che di carceri parlano.

Strage nelle carceri
di Paolo Flores d’Arcais, da "Il Fatto Quotidiano", 3 novembre 2009

Stato di diritto o Stato di polizia
di Luigi De Magistris, da luigidemagistis.it

Così mi hanno pestato
di Francesca Pilla, da "il manifesto", 1 novembre 2009
postato da: Soriana alle ore 18:34 | link | commenti (8)
categorie: cronache infernali
sabato, 26 settembre 2009

Il massacro di Katyn

katyn-esec
L’altra sera su un canale Sky ho visto (purtroppo nella sua conclusione) un film che mi ha molto impressionato e che mi ha portato poi a fare delle ricerche più approfondite sull’argomento da esso trattato.

Il film è  Katyn  : un film del 2007 diretto da Andrzej Wajda. Il regista, figlio di una delle vittime, narra la vicenda del massacro di 22.000 ufficiali e soldati polacchi, trucidati nella foresta di Katyń nel 1940 dall'Armata Rossa per ordine di Stalin.
Ha vinto il Golden Globe ed è stato candidato all'Oscar al miglior film straniero per il 2008. La prima proiezione in Italia è avvenuta nel novembre 2008 al Torino Film Festival, dove il film, selezionato dall'allora direttore Nanni Moretti, è stato presentato fuori concorso. Notizie più dettagliate potete trovarle cliccando sul suo titolo.

Del massacro di cui l’opera cinematografica parla non ne avevo per nulla conoscenza, e un po’ mi sono vergognata. Forse voi lo conoscete, però ugualmente voglio riportare qui un sunto delle mie ricerche.

Era la primavera del 1940 e nella foresta di Katyn, in Polonia, ben ventiduemila prigionieri di guerra polacchi furono giustiziati con un colpo alla nuca e poi gettati in fosse comuni.
Solo tre anni dopo, nella primavera del’43, la propaganda nazista rendeva noto che erano state trovate fosse comuni piene di cadaveri polacchi.  L’uccisione dei prigionieri, annotava Goebbels  sul suo diario, era da attribuirsi ai bolscevichi.

L’anno successivo, nel gennaio del 1944, i sovietici istituirono una “Commissione speciale per la determinazione e investigazione dell'uccisione di prigionieri di guerra polacchi da parte degli invasori fascisti tedeschi nella foresta di Katyń", che, in seguito alla riesumazione dei cadaveri, giunse alla conclusione che erano stati gli occupanti tedeschi gli esecutori del massacro.

Ma la verità non era questa. L’eccidio era stato voluto ed eseguito dai sovietici, ma per arrivare a svelare la verità al mondo ci sono voluti cinquant’anni.
In realtà di chi fossero i veri responsabili ne erano a conoscenza, fin dalla scoperta delle fosse comuni, tutte le forze belligeranti.
Sempre nel 1944, per esempio, il presidente Roosevelt incaricò il suo emissario nei Balcani Earle di raccogliere informazioni sul massacro. Ne venne fuori che senza dubbio  ne erano responsabili i sovietici. Il presidente statunitense, però, rifiutò i risultati raggiunti, e affermò di essere convinto della colpevolezza dei nazisti. George Earle chiese di poter pubblicare il suo rapporto, ma il permesso gli fu negato, gli fu tolto l’incarico nei Balcani e  fu spedito fino alla fine della guerra nelle Samoa americane.
La stessa linea di negazione della responsabilità russa fu attuata da Churchill.
Nel 1951-1952, una indagine del Congresso statunitense concluse che i polacchi erano stati uccisi dai sovietici. Ma, siccome l'Unione Sovietica era tra i Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale, aveva beneficiato dell'amnistia concessa alle potenze vincitrici del conflitto.

Solo con la caduta del comunismo nell’ Unione Sovietica, e alla conseguente apertura degli archivi storici, la verità è stata finalmente resa di pubblico dominio. Ma, ancora, comunque, questo atroce crimine non viene riconosciuto, dall’ex Unione Sovietica, come un crimine di guerra, o contro l’umanità. “Non ne esistono i presupposti giuridici per definirlo tale” ha affermato nel 2005 Alexander Savenkok, il pubblico ministero militare capo russo. E nonostante le promesse fatte in precedenza al governo polacco, ben 116 dei 183 volumi di documenti che riguardano il massacro sono ancora coperti da segreto.
E’ per questo che l'Istituto nazionale per il ricordo polacco ha deciso di avviare una nuova indagine, con l’intento di individuare tutti i nominativi di coloro che ordinarono l’esecuzione. Il parlamento polacco richiede poi che i documenti non siano più secretati e che il massacro di Katyn sia classificato come genocidio.


dati estrapolati da: http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Katy%C5%84
e da:

http://cronologia.leonardo.it/mondo24m.htm



Ancora una volta ecco la prova di come la Storia, la Verità, possa essere manipolata dagli interessi dei potenti. E, ancora una volta, la considerazione che la guerra sia veramente la più grande, sporca, assurda  tragedia creata dall’uomo.

Se potete vi consiglio senz'altro la visione del film.



Questa musica
così triste e struggente, chiude questa sera il mio post.

Buona domenica a tutti.

postato da: Soriana alle ore 18:39 | link | commenti (12)
categorie: cronache infernali
venerdì, 21 agosto 2009

I nostri occhi chiusi

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Il Codice della Navigazione prescrive che ogni bastimento che abbia notizia o che incontri un natante in pericolo o un naufrago, ha l'obbligo di prestare assistenza e, se necessario, di eseguire il salvataggio delle vite umane e dell'imbarcazione in pericolo.
... Pertanto il buon marinaio naviga prestando sempre attenzione sia di giorno che di notte a quanto avviene nella portata ottica della propria imbarcazione, per rendersi conto, specie in condizioni meteo avverse, se vi siano altre imbarcazioni bisognose di aiuto.

(tratto dalla 3' lezione di Arte Marinara, che ho trovato sul web).

Dove era il "buon marinaio", mentre l'ennesimo carico di disperati cercava di raggiungere un paese più vivibile del loro? 
Non vede non sente non parla: eccolo il buon marinaio...
Tira dritto, il buon marinaio...
Non mi riguarda, dice il buon marinaio.
Meglio che muoiano, dice il buon marinaio.

Non ho voglia di scrivere molto, tanto tutto questo è già successo altre volte e altre volte ancora succederà,
Settantatre  morti? Dieci? Cento? Sei milioni? E allora? Cosa cambia, per noi, cosa cambia, per me?
Io non so se questa vicenda drammatica (l'ennesima, comunque) sia paragonabile alla Shoa, come scrive nel suo articolo pubblicato da L'avvenire di oggi Marina Corradi. Credo di sì, però: non è tanto il numero di morti, ma è il nostro atteggiamento che non fa la differenza.  E mi viene da pensare che pure io sono responsabile, che tutti noi lo siamo. Perchè abbiamo permesso, anzi, abbiamo contribuito a rendere così "inumana" l'umanità attuale.  Con i nostri piccoli e grandi egoismi, con la fretta che domina le nostre azioni, con piccole scelte di comodo.  E torno al singolare per dire: mi dichiaro colpevole. Anche i miei occhi sono chiusi. E non c'è perdono che mi (ci) possa salvare.
postato da: Soriana alle ore 17:48 | link | commenti (8)
categorie: cronache infernali
giovedì, 28 maggio 2009

Una domenica infernale

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Stavo per andare a dormire, troppo stanca  e assonnata per aggiornare Rossiorizzonti. Ma prima di spegnere il portatile, del tutto casualmente, sono capitata nel blog, fino a quel momento a me sconosciuto, di
Allegra
E ho letto l’ultimo post che lei ha pubblicato. Mi è venuta una rabbia che, solo avvertendo Allegra, ma senza chiederle il permesso, ho deciso di metterlo qui perché lo possiate leggere anche voi.
Una calda domenica di maggio, un bimbo di poco più di un anno  portato a un Pronto Soccorso  della civilissima Milano ( ma  avrebbe potuto accadere anche in un’altra città, penso) e alcuni individui che hanno trasformato quella domenica già tanto calda in una domenica infernale
.


Ho pensato che foto mettere, all’inizio del post, ho cercato in google-immagini sotto la voce personale ospedaliero, infermieri, ospedali. Ma poi ho pensato che sarebbe stato come stigmatizzare un'intera categoria. E non mi è sembrato giusto. Allora ho messo l’orsacchiotto, che  da parte mia, manda tanti  auguri al piccolo Lorenzo.
Ed ecco il post di Allegra.




Domenica a Milano faceva un caldo atroce, ero in canottiera, jeans e infradito.
Lorenzo aveva la febbre e non mangiava, per il terzo giorno consecutivo. Sta mettendo i dentini e, come tutti i genitori sanno, inappetenza e febbre sono tipici sintomi di imminente dentizione. Alle 13.30, come ogni giorno, l’ho messo a dormire. Mezz’ora dopo l’ho sentito piangere, sono andata nella sua stanza e l’ho trovato in un lago di vomito e diarrea.
L’ho preso in braccio e sono volata al pronto soccorso più vicino, quello della Macedonio Melloni.

Appena arrivati, Lorenzo ha di nuovo rigettato. Un lago di vomito liquido.
Mi si sono avvicinate due infermiere e, mentre mio figlio continuava a contorcersi e a dare di stomaco, mi hanno urlato: “Non può farlo rimettere così, dica al bambino di farlo in un catino!”. Intorno a me, neanche l’ombra di un cestino. Ho risposto, evidentemente alterata, di provar loro a suggerire ad un bambino di un anno e tre mesi dove doveva vomitare. Mi hanno portato uno scatolone di cartone: “Lo faccia vomitare qui!”. Ho risposto: “Se il vostro problema è che non avete voglia di pulire, portatemi uno straccio, non rompetemi più i coglioni e andate a vergognarvi lontano da me, ché non vi voglio più vedere”.
Il pediatra lo visita, ordina esami del sangue, flebo di fisiologica per idratarlo (c’erano 37 gradi), ovviamente non può bere, perché rimetterebbe ancora di più. E’ disidratato, le piccole labbra sono tutte secche. Sta male.

Mio figlio è su una barella, piange, due infermiere hanno il compito di inserirgli un catetere in vena.
Conoscete tutti lo strumento: un lungo e sottile tubicino di plastica, con dentro un ago metallico sfilabile. Le infermiere gli mettono il laccio emostatico e bucano l’interno del suo piccolo gomito destro. Una volta bucata la pelle, iniziano a muovere avanti e indietro (alla cieca) il lungo ago rivestito di plastica, ruotando un po’ a destra un po’ a sinistra. Lorenzo grida di dolore, mi chiedono di montargli sopra per farlo star fermo, eseguo. Dopo ripetuti inutili tentativi una delle due afferma: “Ho rotto la vena, questo braccio non va più bene, chiama Tizio”. Un ematoma nero intanto si allarga nell’incavo del suo braccino. Arriva Tizio (e aggiungo per fortuna), che evidentemente è l’unico infermiere di turno in grado di eseguire la manovra, altre grida, ago in vena. Prelievo e flebo inserita. Lorenzo, che è un bimbo molto coraggioso, si calma tra le mie carezze.
Arrivano i risultati delle analisi: gastroenterite virale acuta da Rotavirus di tipo II. Il pediatra spiega. Si tratta di un’infezione che porta infiammazione di stomaco e intestino (vomito e diarrea), non c’è cura, si può solo seguire il decorso e bisogna idratare per via endovenosa (flebo). Ricovero obbligatorio. Peccato che alla Macedonio Melloni non ci sia posto. Il pediatra di turno: “Cercherò un posto in un altro ospedale. Sono le 18.30.
Alle 20: “Ho trovato posto alla De Marchi”. La De Marchi è una clinica pediatrica con ottima nomea. Mi sento sollevata. Sta arrivando l’ambulanza per il trasporto del mio e di un altro bimbo nelle medesime condizioni.
I due volontari in ambulanza sono angelici (volontari, appunto).
Arriviamo al nuovo ospedale, scendiamo dall’ambulanza con i bambini in braccio e i due volontari con la flebo in mano e il braccio alzato per far fluire il contenuto nei tubicini infilati nelle piccole braccia.
Ci dirigiamo al pronto Soccorso, dove troviamo una decina tra infermiere e medici in tranquilla conversazione. I volontari: “Al telefono ci hanno detto di portarli qui”. Qualcuno dal gruppetto: “Non è di nostra competenza (sic!), dovete andare in reparto”. I volontari (sempre braccio alzato con flebo in mano accanto a due mamme con bambini, a questo punto piangenti, tra le braccia): “Sareste così gentili da chiamare il reparto, tanto per non farci girare ancora a vuoto…”. Telefonata e: “Andate al terzo piano”. Torniamo indietro, tutti stretti stretti tra noi, perché obbligati dai tubicini che ci collegano. Ascensore, terzo piano, porta chiusa e citofono. Citofoniamo. Niente. Citofoniamo ancora, niente. Dal vetro vediamo passare una puerpera, le facciamo segno, ci apre la porta. Dentro il deserto. Andiamo a destra, tutto il corridoio: nessuno. In fondo a sinistra, nessuno. In fondo a destra, nessuno. Torniamo indietro, i bambini sempre in braccio, sempre più disperati. A metà corridoio emergono una dottoressa e un’infermiera che ridono: “Ha ha, ci avete fatto ridere, girate alla cieca senza sapere dove andare”. Io: “ Ci fa piacere di avervi fatto ridere”. La dottoressa: “Ridere amichevolmente, s’intende”. Io, superandola: “Amichevolmente un par di palle, stronza”. Spunta un’altra infermiera: “Andate nelle due camere in fondo”. Occupiamo le stanze libere, un po’ come si fa all’università, autonomamente. Oramai anche al cinema ci sono i posti numerati e spesso qualcuno che, a luci spente, ti accompagna. Qui no.
Poggio Lori sul letto, alzo le sbarre laterali. Sono inutili, a misura di adulto, un bimbo ci passa orizzontalmente solo girandosi nel sonno. E meno male che era la clinica pediatrica. Il materasso è composto da tre cuscini quadrati, di diverse altezze, il più erto genialmente piazzato al centro. Chiedo come mai non c’è il materasso, mi risponde che così, quando si sporca un pezzo, sostituiscono solo quello. Una cerata no? In bagno non c’è sapone, non ci sono asciugamani, mio figlio ha continue scariche diarroiche e io sono sempre in jeans, canottiera e infradito. Non lo posso neanche lavare col sapone.
Arriva l’infermiera che attacca il turno di notte, dice che verrà per cambiare la flebo finita. Mi dice di farmi il letto (una specie di poltrona allungabile). Seee…. A Lorenzo cola il naso, le chiedo fazzoletti: “Non ne abbiamo”. Gli pulisco il nasino con le garze. Sono le 21.30.
A Mezzanotte, Lorenzo riattacca a gridare, di nuovo vomito e scariche diarroiche.
Si è strappato la flebo, il letto è sporco di sangue, feci liquide e vomito.
Chiamo l’infermiera, mi dice di portarlo nella saletta infermeria, dove in due (ancora) tentano di inserire un nuovo catetere.
Ricomincia quel bel lavoretto di ago, avanti e indietro, destra e sinistra, in ordine: nell’incavo del gomito destro, nell’incavo del gomito sinistro, polso destro, polso sinistro, caviglia destra, caviglia sinistra. Lorenzo ora urla come un matto, gli hanno fatto molto male, gli hanno frantumato tutte le vene possibili. E tappezzato di cerotti che coprono brutti ematomi neri.
Memore di Tizio alla Melloni, mi permetto di chiedere se c’è qualcun altro che abbia più confidenza con i cateteri endovenosi. Le infermiere cominciano ad urlare, mi dicono che non riescono ad inserire l’ago perché il bambino (con me sopra di lui per tenerlo fermo) “si sarebbe agitato”. Alzo molto il tono della voce: “Mi sta dicendo che ci sono bambini di un anno che non si agitano mentre gli ravanate dentro la carne con gli aghi? Mi sta dicendo che sapete infilare i cateteri SOLO ai bambini sedati?”. Interviene la dottoressa del turno di notte: “L’unica soluzione è il sondino naso-gastrico”, quello di Eluana, per intenderci. Ma come? Non può bere perché altrimenti vomiterebbe ancor di più e questa gli vuol mandare il liquido direttamente nello stomaco col sondino che passa per il naso? Forse ha bevuto prima di attaccare il turno. Le rispondo: “Deve passare sul mio cadavere”.
E’ l’una e mezza di notte, Lori piange, ha perso un chilo dei suoi undici totali, è sfinito. Mi si stringe il cuore come un nocciolino: il mio cucciolo sta male e tutte le persone che ho incontrato sino ad ora in ospedale hanno solo peggiorato la sua situazione.
Mi danno un contenitore con 250 ml di un liquido “energetico” e mi ordinano: “Non più di un cucchiaino ogni 3 minuti”. Lorenzo è mortalmente assetato. Ci impiegherò delle ore…
Rientro in camera, lo lavo con la sola acqua per tutta la notte, lo asciugo con le lenzuola. Gli somministro cucchiaini e cucchiaini di liquido zuccheroso sino alle 7 del mattino. Poi lo lascio addormentare, è sfinito, è piccolo, ha solo un anno e poco più. Ma dura poco.
Alle 7.30 entra sbattendo la porta un’altra infermiera, Lorenzo si sveglia di soprassalto terrorizzato e ricomincia ad urlare. Lei: “Devo pulire la stanza” (ossia passare un mocho per terra). Le chiedo un asciugamani e del sapone: “Eh no! Quelli se li deve portare da casa!”, Io: “Sì, ha ragione, vado sempre al pronto soccorso con sapone e asciugamani”. Lei: “Io me li porto sempre dietro”. Non ho più la forza per dirle vaffanculo. L’aria condizionata è rotta e la notte a 35 gradi ha sfinito anche me.

Io pago le tasse sino all’ultimo e questo è il “servizio” che due tra i meglio considerati ospedali milanesi, della regione che fa un vanto della propria sanità (“la migliore d’Italia”), mi restituisce.
Ora Lori dorme. Non sono più lucida, devo riposarmi un po’ anche io: comincio a pensare che abbia ragione Berlusconi, che devo evadere il fisco. Coi soldi risparmiati potrei andare in una clinica privata………
Vi chiedo scusa per quest'ultimo brutto pensiero.



Se volete leggere i commenti, e le ultime notizie su come sta Lori (sta meglio, per fortuna), andate a trovare Allegra, cliccando sul link che ho messo all'inizio. E magari lasciate anche un vostro pensiero.

Musica? No, non mi sembra proprio il caso


Me ne vado a dormire, con un bel po' di rabbia, però
postato da: Soriana alle ore 02:54 | link | commenti (9)
categorie: cronache infernali
domenica, 24 maggio 2009

La nuova lettera di Ettore Masina: respingimenti

Medusa
Leggetela con attenzione, contiene solo verità, merce molto rara, oggi come oggi. E trovo che abbia punti in comune, uno stesso sentire, insomma, con l'editoriale di Renzo Montagnoli che ho segnalato nel mio post precedente (post che vi invito a leggere interamente).



Profughi accompagnati
di Ettore Masina


Chi legge la storia non soltanto sui libri scritti dai vincitori, ma anche ascoltando   i lamenti o i silenzi  dei poveri ai quali i mass-media dei potenti tagliano le corde vocali, chi si addentra nei fatti del passato e in quelli della cronaca che viviamo e di cui – lo vogliamo o no – siamo responsabili, protagonisti e autori, chi non dimentica il vangelo né la dura, lunga, sofferta esperienza del costruire una società in  cui all’uomo l‘uomo sia fratello e non lupo, sa bene che accadono eventi i quali, a tutta prima, possono sembrare episodi di scarsa rilevanza, ma che invece, a pensarci bene, segnalano il livello del male di cui siamo tutti portatori se non ci occupiamo attivamente di chi patisce una crudele negazione dei suoi diritti alla vita. Quegli eventi non sono visibili o rumorosi come guerre devastanti né uccisioni di tiranni, né il rosseggiare di  sanguinose rivoluzioni; non spingono i parlamenti a convocarsi d’urgenza, non incidono sui bollettini di borsa, non modificano i programmi scolastici né sbiadiscono la nostra cupa concentrazione sui “fatti nostri”. Poiché sembrano riguardare soltanto gruppi di poveri, si concede loro poco spazio – ed effimero – della nostra attenzione. Se mai questa attenzione sembri obiezione ai loro comportamenti, i governanti ci assicurano che si tratta di spiacevoli incidenti di percorso nella difesa del nostro livello di vita, che sono accaduti una volta ma non si ripeteranno perché hanno anche un  valore deterrente nei confronti dei poveri che turbano il nostro ordine pubblico. Come dicevano i terroristi “rossi”? Punirne uno per rieducarne cento.
Quegli eventi, però, sono spie di vetro che saltano, mostrando le crepe del nostro sistema di vita, collettivo e personale. Che siano cose di poco conto è illusione dei potenti e magari anche nostra, di noi inquieti e tremuli galantuomini e buone donne che voltiamo la faccia dall’altra parte, “tanto non c’è niente da fare”: quegli eventi, anche se vengono descritti in poche righe dal servilismo dei giornali e delle televisioni del governo, anche se si cerca di nasconderli come si nascondono certe deformazioni o mali ributtanti, lebbre o sifilomi, rimangono “attivi” nella storia. Apparentemente scomparsi, in realtà si incistano nelle nostre strutture sociali e nelle nostre identità, modificano i nostri valori, ci cambiano, talvolta irreparabilmente. Un giorno, scoprendone gli effetti devastanti, faticheremo a ricordarne l’origine, o addirittura saremo diventati così diversi (peggiori) da non vedere il fango nel quale abbiamo scelto di camminare. Già ai meno giovani fra noi è facile constatare come i politici italiani usino oggi abitualmente un linguaggio che sarebbe risultato a tutti intollerabile solo pochi anni fa, e avanzino seriamente proposte razziste le quali, ancor prima che crudeli, pochi anni fa sarebbero state considerate demenziali.
Quanto è avvenuto nei giorni scorsi in quel liquido cimitero in cui si  seppellisce il genocidio dei miseri che ci chiedono pietà segna, secondo me, un mutamento antropologico di terribili dimensioni: è la regressione a tempi lontani e crudeli che la storia della civiltà ci aveva illuso essere dimenticati per sempre, a tragedie come questa: “
Nel 1847, ottantaquattro bastimenti furono fermati a Grosse Isle, sotto Quebec. Fra gli immigranti irlandesi che cercarono rifugio sotto fragili capannoni esposti a tutte le intemperie, ne morirono 10 mila. E 3 mila erano così soli che nessuno  ne conobbe mai i nomi. Come dice la Bibbia, li ho visti distesi sulla spiaggia, li ho visti trascinarsi nel fango e morire come pesci fuor d’acqua”.(1)   Un secolo e mezzo più tardi, l’Italia, uno degli 8 paesi più “sviluppati” del mondo, ha usato una nave da guerra, uno dei costosissimi capolavori della tecnologia militare, per rimandare in un vero e proprio lager un piccolo gruppo di miseri che erano riusciti ad evaderne. Non c’è nessun italiano, che non sia analfabeta di ritorno, il quale ignori che cosa sia un centro di detenzione profughi in Libia: creature umane sottoposte a un trattamento miserabile, torture, violenze carnali e persino – come hanno raccontato tante persone che sono riuscite a fuggirne - donne che muoiono cercando di abortire il piccolo nemico che il carnefice ha  seminato nel loro grembo. È a inferni del genere che abbiamo riconsegnato 227 persone che non avevano altra colpa che quella di cercare pane e dignità, che per respirare un po’ di speranza hanno percorso lunghi, pericolosi, dolorosi cammini di fame e di violenza. Per difendere la nostra paura, siamo diventati gestori di morte. Lo hanno compreso bene i nostri marinai, che non  hanno avuto il coraggio di disobbedire a ordini che infangavano la nostra bandiera, ma che hanno espresso la loro vergogna nell’assistere alla disperazione di chi aveva intravisto una terra libera e si vedeva inchiodato alla violenza del nostro egoismo. Nostro, sì, o della maggior parte di noi, elettori di un governo infettato e corrotto dalla capacità di odio della Lega. O che, adesso, tacciamo.
Quello che è successo non può essere valutato in tutta la sua gravità se non si ricorda che il governo Berlusconi ha praticamente “tagliato” ogni nostro aiuto alle popolazioni più povere del Sud della Terra, e questo mentre la crisi economica mondiale morde con maggiore ferocia le aree del sottosviluppo. Né si può dimenticare che molte delle persone che ci chiedono asilo vengono da regioni (Afghanistan, Iraq) sconvolte da guerre cui l’Italia partecipa; ed altre fuggono da conflitti  (Etiopia, Eritrea, Somalia, Congo…) cui neghiamo ogni attenzione anche se non pochi governi comprano armi dall’Italia o si muovono al servizio di aziende italiane (legno, petrolio, coltan: il minerale necessario ai nostri cellulari)  le quali devastano aree immense dell’Africa. Inoltre fra quei 227 esuli molti, come è risultato in tutti gli sbarchi a Lampedusa, avevano diritto di asilo nel nostro Paese, secondo l’articolo 10 della nostra Costituzione, perché colpiti nei loro diritti umani; ma nessuno ha udito i loro racconti, e il respingimento li rimetterà probabilmente nelle camere di tortura dalle quali erano  usciti senza più giovinezza; respinti dall’Italia, saranno respinti dalla Libia… Ma poi: non  ci dicevamo tutti (o quasi) cristiani? Respingere chi chiede aiuto, ci dice il vangelo, è il peccato più grave che si possa commettere: vedi Matteo XXV, 31-46: “Ero forestiero e voi non mi avete ospitato… Via, lontano da me, maledetti!”.
È per questo che parlo di un nostro mutamento antropologico. Siamo ancora capaci, in molti, di solidarietà per i nostri connazionali colpiti da catastrofi naturali, ma non vediamo più, come accadeva in una stagione felice, la disperazione di nostri fratelli colpiti dalla crudeltà di un sistema economico su cui si basa la nostra agiatezza. Nella terribile odissea dei respinti si rivela lo scadimento etico, l’imbarbarimento che connota ormai tanta parte della nostra società, a cominciare dalla casta politica. Se la gioia manifestata in questa occasione  dal ministro Maroni, propagandista della “cattiveria” di stato, sembra l’infame soddisfazione del cacciatore di schiavi fuggiti dalla spietata violenza dei padroni e da lui riportati alla frusta, quella non meno sfolgorante dei Cota, dei Bricolo, dei Calderoli e dei loro seguaci mostra chiaramente che ci troviamo ormai in un regime di proto-apartheid: il progetto non è soltanto quello di impedire l’arrivo di immigrati ma anche di rendere difficile quanto più è possibile la vita di quelli già residenti fra noi. Il “pacchetto sicurezza” ne è eloquente documento.
Tuttavia la brutalità leghista non è forse l’immagine più dolorosa di questi giorni: i contorcimenti di Rutelli e di Fassino mostrano quanto purtroppo il Partito Democratico sia ancora ben distante dall’impronta di limpida forza di opposizione che Franceschini sta coraggiosamente tentando di consolidare; e ignobile risulta l’ipocrisia di certi portavoce del Popolo della Libertà. Penso per esempio all’onorevole Bocchino che con aria contrita parla della dolorosa necessità di essere “severi” con  l’immigrazione illegale. “Severità” il respingi-mento nel lager? Sembra di risentire lo squadrista mutilato di “Armarcord” che si lamentava della violenza alla quale i suoi camerati erano “costretti” dall’insana smania di libertà degli antifascisti…
Avevo già scritto queste righe quando oggi, 12 maggio, è avvenuto un fatto nuovo. Con insolita durezza, il presidente del Consiglio ha rivendicato a sé l’iniziativa del respingimento (lui lo chiama “accompagno”!) dei profughi, sottolineando che Maroni non ne è stato che  l‘esecutore. Un dubbio mi inquieta. Berlusconi era sembrato un po’ distaccato dall’evento, limitandosi a dire, con l’abituale approssimazione, che l’Italia non  vuole essere uno stato multietnico. Come mai gli preme adesso la rivendicazione di un fatto che ancora una volta ha attirato al nostro paese la riprovazione internazionale? Mi domando se qualche sondaggio non gli abbia mostrato che l’episodio ha procurato alla Lega un consenso talmente vasto da inquietarlo o da spingerlo ad appropriarsene. Se così fosse, sarebbe davvero un tristissimo momento per  chi crede nei valori umani.
Comunque sia, penso che non ci si possa arrendere, e di fronte a una crudeltà “politica” sia necessario, innanzi tutto, alzare la voce. Mi sembra che il silenzio sarebbe correità.  Deve risultare evidente al governo, alle sue forze parlamentari, ai suoi sondaggi che vi sono milioni di italiani che non sono tanto sciocchi da ritenere che il fenomeno migratorio debba essere lasciato a se stesso ma che pensano che le leggi che debbono regolarlo non possono prescindere dalle sue cause  e dai doveri di umanità, i quali soltanto consentono di poter parlare di civiltà. I rozzi, gli insensati, i paurosi trascinati dalla paura all’odio razziale sono presenti dovunque e sfruttano la nostra inerzia. Impongono le loro scelte politiche a un governo che si mostra insensibile alla  crudeltà di certi provvedimenti (ciò che la dice lunga anche su certe scelte di politica interna: mancata protezione delle pensioni minime,  dei 2 milioni e mezzo di cittadini che “vivono” sotto il livello di povertà, dei lavoratori precari, dei disoccupati senza cassa integrazione…). A molti di noi potrà parere impossibile  o inutile far sentire la propria voce. Non è così: stringersi intorno agli strumenti che la società civile  si è data (dal Commissariato Italiano Rifugiati alla Caritas alla Chiesa Valdese alla miriade di organismi non-governativi che onorano il nome dell’Italia nel Sud dei poverissimi), scrivere al presidente del Consiglio, ai parlamentari cui si è dato il voto e ai candidati delle prossime elezioni, far votare ordini del giorno agli Enti locali cui siamo vicini, organizzare e sostenere dibattiti e manifestazioni… esiste una pluralità di iniziative che le comunicazioni informatiche moltiplicano e rendono possibili in tempi brevissimi.
Servirà a poco? Bonhoeffer scriveva dal carcere: “L’essenza dell’ottimismo è una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica per sé”. Penso che non dobbiamo lasciare il futuro agli avversari della dignità umana. E che a questo valga la pena di spendere un po’ del nostro oggi.


(1) Oscar Hanlin , Gli sradicati, Edizioni di Comunità, 1978



Mi sembra che questo video possa degnamente fare da colonna sonora e filmica alla lettera di Ettore Masina. E vi propongo anche il testo.

Ritals (*) Gianmaria Testa

Eppure lo sapevamo anche noi
l'odore delle stive
l'amaro del partire
Lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un'altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
Lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell'offesa
e un abitare magro e magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del riufito
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto  
 

(*)Rital (al plurale ritals) è un termine dell'argot popolare francese che indica una persona italiana o di origini italiane. Esso possiede una connotazione peggiorativa e ingiuriosa. Secondo alcune fonti esso deriva dal fatto che, nonostante anni di residenza Oltralpe, gli italiani non riuscivano a pronunciare correttamente la r francese.
Questo termine fu affibbiato dai francesi agli operai italiani immigrati in massa in Francia prima e dopo la seconda guerra mondiale per lavoro.
Alternativamente a questa origine "fonetica" e rispettosa del termine "rital" si puo' pensare che, data la connotazione peggiorativa, il termine derivi dalla parola "ritaglio", vedi anche l'assonanza, nel senso di "vestito di ritagli", cioe' con vestiti rammendati con toppe/pezze, e in linea con la figura della maschera (stereotipo) italiana di Arlecchino.


(da Wikipedia)
postato da: Soriana alle ore 12:19 | link | commenti (8)
categorie: cronache infernali, ettore masina
sabato, 09 maggio 2009

Io non ce la faccio

italia
Io non ce la faccio più a vivere in questo paese. Vorrei andarmene, abiurare la mia cittadinanza:  non è la mia Patria, questa. No, non ce la faccio più a vivere in questo paese.


(da  un articolo di Alessandro Ciampa su www.napoli.com):
Il dramma del mare si consuma in un palcoscenico senza spettatori, la triste sorte degli attori non protagonisti si trasforma in un desolante massacro umano, una tragedia molto più grande di quanto si possa pensare. Seduti da casa con telecomando e televisore si può solo provare rabbia, sgomento, oppure soddisfazione ed appagamento, dipende dagli inermi ed ignoranti punti di vista.
Qualcuno dovrà pur decidere sulle sorti di un popolo migratore disperato, di cui non conosciamo nulla, non contempliamo il dolore e la disperazione, un popolo alla ricerca di libertà e felicità, alla ricerca di un apparente mondo migliore per se e per i figli; qualcuno dovrà pur decidere cosa è più giusto o sbagliato per noi italiani e per loro africani! Certo può essere opinabile l’idea che un signore dalla montatura degli occhiali rossi e dal cravattino verde, che guadagna soldi “italici” pur proclamandosi “straniero”, “padano”, debba decidere per tutti, ma cosa vogliamo farci, questo è uno dei tanti paradossi e controsensi del nostro Bel Paese.
Maroni ha esultato rimandando in Libia una carretta del mare con a bordo centinaia di “fantasmi”, forse nessuno dei quali libici. E che farà la Libia? Un paese che non ha aderito alla Convenzione sui rifugiati del 1951 e che non ha mai approvato un sistema di asilo per gli immigranti, continuerà ad usarli come nei mesi precedenti, chiusi in piccole gabbie da polli, continuerà a torturare gli uomini e violentare le donne.
Medici Senza Frontiere ed addirittura il Commissariato delle Nazioni Unite si sono detti preoccupati e sconcertati per la linea di governo italiano, differente dagli anni passati e preoccupante per i diritti internazionali dell’uomo.
Il signore in verde che ha esultato: “Risultato storico”, non sa di aver condannato a morte decine di persone, non conosce nemmeno il destino e la vita negata dei rifugiati, pronti a perdere tutto, a sfidare la morte, per un mondo nuovo, che ha la parvenza di essere “vivibile”.
Non dico che dobbiamo aprire le frontiere a tutti, non c’è lavoro per noi, tantomeno per loro, ma lo spirito di umana assistenza, di aiuto verso bambini e donne stremate, per gente in diritto di chiedere lo status di rifugiati politici, lo dovremmo avere!
In una società che va verso la globalizzazione economica, apre le frontiere commerciali, si espande finanziariamente, si allarga sino alla “Comunità Europea”, ha ancora le divisioni nord e sud, bianco e nero, ricco e povero, cristiano e musulmano. Ed allora se mettiamo il nostro futuro nelle mani degli uomini in verde, ahimé sempre più presenti nella nostra società, l’Italia ripartirà dai vagoni metropolitani per soli milanesi o soli extracomunitari e arriverà a nuovi lager ideologici ed apartheid di massa!
Vestiamo con la pelle del terzo mondo, acquistiamo diamanti con il sangue dei poveri, mangiamo e ci muoviamo con le sofferenze degli emarginati, e poi abbiamo paura delle reazioni, abbiamo paura di conoscere, vedere ed affrontare.
I barconi che furono, il barcone vergogna conteso da Malta ed Italia, ed i barconi che sempre ci saranno, mai si fermeranno, sono la colpa e la conseguenza della nostra, europea, politica in Africa, della nostra emarginazione verso quella che è stata la nostra più grande risorsa economica.
Good luck Africa, Good luck Italy!
Voglio terminare con un’intervista di repubblica.it ad una donna ospitata a Lampedusa:
Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell'incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Il racconto s'interrompe spesso, le donne piangono ricordando quei giorni, quei mesi, dentro i capannoni nel deserto. Vicino alle spiagge nella speranza che un giorno o l'altro potessero partire. E ricordano un loro cugino, un ragazzo di 17 anni, che è diventato matto per le sevizie che ha subito e per i colpi di bastone che i poliziotti libici gli avevano sferrato sulla testa. "È ancora lì, in Libia, è diventato pazzo. Lo trattano come uno schiavo, gli fanno fare i lavori più umilianti. Gira per le strade come un fantasma. La sua colpa era quella di essere nero, di chiamarsi Abramo e di essere "israelita". Lo hanno picchiato a sangue sulla testa, lo hanno anche stuprato. Quel ragazzo non ha più vita, gli hanno tolto anche l'anima. Preghiamo per lui. Non perché viva, ma perché muoia presto, perché, finalmente, possa trovare la pace”




Vergogna! Vergogna!! Vergogna!!!

E ancora:

(da www.repubblica.it del 7 maggio 2009)
MILANO - Una volta c'erano i posti riservati alle donne, agli anziani o agli invalidi. Ora il deputato della Lega Matteo Salvini propone le carrozze della metropolitana "per soli milanesi". Il capogruppo del Carroccio nel comune di Milano sceglie piazza della Scala e la presentazione dei candidati milanesi della Lega per lanciare la sua provocazione. Lo dice da leghista convinto e "da milanese che prende il tram".
"Meglio vagoni solo per extracomunitari". Convinta, appoggia l'iniziativa anche una candidata al consiglio provinciale, Raffaella Piccinni, compagna di partito del deputato leghista. Stesso principio di apartheid ma con una sfumatura leggermente diversa. Se il deputato distinge tra "milanesi" e altri, lei tra italiani ed stranieri. Per la Piccinni meglio sarebbe riservare "vagoni solo per extracomunitari". "Ci sarebbe più sicurezza", assicura.
Le critiche. Le provocazioni dei politici leghisti non hanno tardato a sollevare apre critiche da entrambi gli schieramenti. Il primo a censurare l'idea è stato un politico della stessa coalizione di Salvini, Aldo Brandirali del Pdl: "L'unico modo per applicare la proposta del deputato è mettere stelle sul petto, di diversi colori, a seconda della razza". Gli ha fatto eco il segretario del Pd Dario Franceschini, imperativo contro il collega: "La proposta dei posti a sedere solo ai milanesi conferma l'atteggiamento razzista della maggioranza. E' successo già una volta nella storia, 50 anni fa, negli Stati Uniti, Rosa Parks, donna nera, si rifiutò di alzarsi da uno dei posti dell'autobus riservati ai bianchi. Da quell'episodio partì la lotta di Martin Luther King". Anche il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi non concede attenuanti al deputato leghista: "E' una proposta vergognosa e razzista, un'indecenza. Ricorda la segregazione razziale, alimenta la xenofobia ed il degrado culturale del nostro Paese".
La marcia indietro. Dinanzi al muro di condanne che le sue parole hanno sollevato, Matteo Salvini si è affrettato a fare marcia indietro: "La mia proposta sarà valida fra dieci anni se la sicurezza nei trasporti pubblici meneghini non cambierà". E poi ha precisato: "I posti saranno riservati ai milanesi sì, ma di qualsiasi razza e colore. Chi mi critica non ha mai preso certe linee a rischio. Lo faccia, e cambierà idea".



E se è stata (solo?) una provocazione non me ne frega un cazzo! Solo il fatto che questo Salvini abbia potuto  pensare una cosa simile mi fa ribollire il sangue. Ecco dove stiamo arrivando, nella nostra bella, civile, democratica Repubblica, a questo:

La giostra
di  James Langston Hughes

Non c'è posto per Jim Crown
sui cavalli della giostra.

Sui cavalli della giostra?
Un signore mi domanda:
perchè ne hai tanta voglia?

Io vengo dal Sud,
dove al negro e al bianco
- laggiù nel sud-
non è permesso di sedere accanto.

C'è un vagone per Jim Crown,
un vagone a parte sul treno,
laggiù nel Sud.

E nell'autobus,
ci mettono dietro, nell'autobus.

Ma la giostra è rotonda
E non possono mettermi dietro:
dov'è dunque un posto a cavallo
per un ragazzo negro?

   

L’ho già inserita diverse volte, questa canzone. Ma la ripropongo, e la riproporrò altre cento volte, perché mi sembra che dica tutto quello che c’è da dire.


Franco Battiato: Povera Patria
postato da: Soriana alle ore 02:40 | link | commenti (23)
categorie: povera patria, cronache infernali
mercoledì, 08 aprile 2009

La città ferita

terremoto

L’Aquila non c’è più: ho sentito più volte questa frase pronunciata dagli abitanti della città  brutalmente colpita dal terremoto. Pronunciata con tono desolato, detta fra le lacrime, non troppo diverse da quelle di chi racconta di aver perso un amico, sotto quelle macerie. Perché la città, il posto dove si è nati e vissuti sono la mappa della nostra vita. Quella chiesa, quel palazzo davanti ai quali siamo passati tante volte sono stati per anni i nostri punti di riferimento. E il terremoto, unito forse all’incuria degli uomini, non si è portato via solo tante vite umane, ma ha fatto crollare pietre centenarie, ha distrutto il patrimonio culturale che aveva fatto de L’Aquila una città orgogliosa della sua bellezza. E il patrimonio culturale è l'anima del popolo che questo patrimonio possiede. E' la sua memoria. 
L’Aquila non c’è più, ripetono attoniti i suoi abitanti. E anche questa perdita è un lutto, un lutto estremo. 

Concludo riportando un articolo di Carlo Ciavoni  pubblicato su Repubblica del 7 aprile. Vi troverete informazioni utili per chi volesse dare un qualsiasi aiuto ai nostri fratelli abruzzesi.


ROMA - Succede sempre così. E' già successo, risuccederà. L'Italia dell'emergenza scatta in piedi e si mobilita per l'ennesima gara di solidarietà con chi non ha più nulla. A formare la schiera dei soccorritori ci sono organizzazioni umanitarie, associazioni le più varie - dalle cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi istituzioni locali, come il Comune di Roma, o i singoli cittadini. Numerosissimi. Molti dei quali chiedono di poter andare sul posto "... per dare una mano". A questo proposito, risponde indirettamente il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, il quale ha fatto sapere che, al momento, le presenze nei luoghi del disastro sono più che sufficienti, avendo creato un rapporto di uno a due: un soccorritore ogni due abitanti. Per ogni altra informazione, tuttavia, in previsione anche del fatto che con il passare dei giorni probabilmente ci sarà bisogno di un graduale ricambio di volontari, è bene mandare una mail al seguente indirizzo: ufficiovre//redazione-repubblica.blogautore.repubblica.it/">no spazio a disposizione per permettere ai volontari accorsi sui luoghi della tragedia di comunicare dove stanno operando, cosa hanno portato, in quanti sono ma anche i problemi incontrati e le cose che servono per la loro opera.

LAZIO: I SOCCORSI - Da tutto il Lazio circa 40 squadre con più 200 volontari hanno raggiunto le zone di ammassamento in Abruzzo e sono a disposizione della Protezione civile nazionale per le operazioni di soccorso. Altrettante sono state allertate e sono pronte a operare. La Protezione civile regionale ha messo a disposizione dei soccorsi tre elicotteri regionali normalmente utilizzati per la lotta agli incendi, mentre i volontari della Protezione civile del Lazio hanno già portato in Abruzzo centinaia di tende per ospitare persone, 3 cucine da campo, mezzi per il movimento terra come ruspe, bobcat ed escavatori, oltre a torri faro per garantire con le fotoelettriche i soccorsi anche dopo il tramonto. Intervenute anche squadre di volontari con unità cinofile. La Protezione civile ribadisce l'appello a non improvvisarsi soccorritori: "Le operazioni di soccorso vanno effettuate da coloro che sono in grado di farlo".

IL COMUNE DI ROMA - Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dato disposizione alla Protezione civile comunale e al Comando generale della Polizia municipale di predisporre tutto quanto possibile per prestare soccorso alla popolazione de L'Aquila colpita dal sisma. Sono state approntate due squadre: la prima, della Protezione civile, composta da 60 uomini dotata di escavatori, bobcat, e altri mezzi di scavo. La seconda, formata da uomini della Polizia Municipale, per supportare i colleghi de L'Aquila in funzione di vigilanza alle strutture non agibili. Le due squadre restano in attesa del via libera da parte della Protezione civile regionale per integrare il dispositivo della macchina dei soccorsi.

PROFESSIONI SANITARIE - I presidenti delle Federazioni Nazionali delle Professioni sanitarie, costituite in Ordini e Collegi, si sono riuniti d'urgenza ed hanno condiviso i seguenti orientamenti operativi:
1) rendere disponibili, per sostenere e rafforzare le attività sanitarie, tutte le competenze professionali necessarie, a partire da quelle presenti sul territorio, sollecitando e supportando le iniziative dei rispettivi Ordini e Collegi
2) attivare un sito internet di informazione e comunicazione, su cui pubblicare dati e notizie utili alla cittadinanza e ai professionisti, collegato in rete con i siti istituzionali e le centinaia di siti degli Ordini e Collegi territoriali
3) mettere a disposizione farmacie mobili al fine di garantire la distribuzione di farmaci indispensabili per la popolazione terremotata
4) proporre, compatibilmente con l'ordinamento giuridico vigente, lo stanziamento di risorse delle rispettive Federazioni a supporto delle attività di cura e assistenza nelle zone colpite.

LA CARITAS - La Caritas diocesana di Roma ha istituito un fondo di solidarietà e promosso una colletta per fronteggiare la prima fase di emergenza e, successivamente, per intraprendere programmi di solidarietà. L'intervento della Caritas romana sarà in collaborazione con le Chiese locali e coordinato con la rete delle Caritas. Di fronte alla tragedia sono numerose le richieste che giungono ai centralini dell'organizzazione cattolica di persone che si offrono come volontari o che vogliono donare cibo e vestiario. A questo proposito la Caritas di Roma ricorda anche che, almeno nella prima fase di emergenza quando è fondamentale il lavoro di personale preparato, la donazione economica è l'unico modo utile per esprimere solidarietà alle persone colpite. Tutte le iniziative promosse nei prossimi mesi verranno in ogni caso illustrate nel sito: www.caritasroma.it. Anche la Caritas Ambrosiana, che fa capo alla Diocesi di Milano, ha avviato una raccolta fondi aprendo un conto corrente. E' possibile sin d'ora esprimere concreta solidarietà con una donazione telefonica, con carte di credito chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio.

CHI OFFRE ALLOGGIO - E' necessario contattare la Protezione Civile al numero verde 800.860.146 oppure scrivere alla seguente mail: ufficiovre@protezionecivile. it

ALTRI POSSIBILI AIUTI - Ecco una serie di indicazioni utili per esprimere solidarietà e dare un aiuto concreto alle popolazioni colpite dal sisma:
- Conti correnti e donazioni: il quotidiano "il Centro", di concerto con il gruppo editoriale Finegil-Repubblica-L'Espresso e con le Casse di risparmio dell'Aquila - Carispaq di Pescara - Caripe e di Teramo - Tercas, lancia una sottoscrizione popolare per aiutare le famiglie aquilane sconvolte dal sisma. Chiunque volesse contribuire con una somma in denaro può farlo utilizzando i numeri di conto corrente sotto elencati:

Banca CARISPAQ SPA
"Vittime terremoto L'Aquila"
Codice Iban: IT 53 Z 06040 15400 000 000 155 762

Banca CARIPE SPA
"Raccolta fondi pro terremotati d'Abruzzo"
Codice Iban: IT 19 B 06245 15410 000 000 000 468
presso Banca Caripe Spa Sede Pescara
Corso Vittorio Emanuele 102/104 - Pescara.

Banca TERCAS SPA
"Raccolta fondi pro terremotati d'Abruzzo"
Codice Iban: IT 48 L 06060 15300 CC 090 005 35 65
presso Banca Tercas Spa Sede Teramo
corso San Giorgio 36 - Teramo.

Offerte sono possibili anche tramite altri canali:
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d'ufficio)

CROCE ROSSA - La Croce Rossa Italiana ha lanciato un appello di emergenza a livello internazionale, chiedendo a tutta la popolazione di partecipare ad un grande sforzo di solidarietà per alleviare la sofferenza di tutte le vittime del terremoto. Per effettuare donazioni alla Croce Rossa Italiana si possono utilizzare: il Conto corrente bancario C/C n. 218020 presso Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati - Tesoreria - via San Nicola da Tolentino 67 - Roma, intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020, causale pro terremoto Abruzzo; il Conto corrente postale n. 300004 intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004, causale pro terremoto Abruzzo. E' anche possibile effettuare dei versamenti online, attraverso il sito web della Cri.
Sempre la Croce Rossa ha aperto la sala operativa nazionale di Legnano e i Centri interventi d'emergenza (Cie) di Verona, Roma, Potenza e Palermo per la raccolta di generi di prima necessità (coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d'acqua) da spedire nelle zone terremotate. La Cri ha annunciato di avere già inviato nelle zona del disastro 10 mila coperte per fare fronte alle primissime esigenze delle persone rimaste senza abitazione.

FARE AMBIENTE - L'associazione ambientalista sta coordinando, d'accordo con la Protezione Civile, la raccolta di materiali di prima necessità presso la propria sede di Roma, in Via Nazionale, 243, tel. 06 48029924.

RIFONDAZIONE COMUNISTA - Il partito sta organizzando iniziative di solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto. La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) funzionerà come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati. Singoli cittadini o strutture organizzate che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati possono chiamare il numero 085.66788. Inoltre, chiunque volesse partecipare all'organizzazione dei soccorsi può chiamare: Federazione Prc Pescara: 085.66788 (accoglienza evacuati); Richi: 339.3255805 (generi di prima necessità come acqua, pasta, latte UHT, biscotti); Marco Fars: 334.6976120; Francesco Piobbichi: 334.6883166. Oppure si può spedire una mail al seguente indirizzo: piobbico@hotmail. com

FACEBOOK - Si moltiplicano i gruppi che organizzano iniziative di solidarietà per le vittime della tragedia e i paesi coinvolti nel disastro. Anche Legacoop Nazionale e Legacoop Abruzzo si sono attivate distribuire generi di prima necessità, e in particolare acqua e latte, in coordinamento con la Croce Rossa. Ulteriori e più articolate iniziative di solidarietà e di sostegno alla popolazione dei centri colpiti dal sisma saranno definite nelle prossime ore, per rispondere alle esigenze che si manifesteranno ed in linea con le indicazioni che verranno fornite dalla protezione civile.

DONAZIONE DI SANGUE - Il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi chiede che vengano sospese le donazioni di sangue. "Abbiamo sangue a sufficienza e ringraziamo tutti coloro che lo hanno donato", ha precisato Chiodi, "i centri trasfusionali regionali non sono più in grado di accogliere altre donazioni". Al momento - precisa l'Avis di Bologna - "le unità di sangue richieste dalle zone sismiche sono state già inviate". Appelli per la donazione di sangue erano stati lanciati nelle prime ore di questa mattina sia dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.

I BOY SCOUT - I capi scout dell'Agesci (Associazione guide e scout italiani) sono stati autorizzati dalla Protezione civile a partecipare alle operazioni di soccorso. L'organizzazione sta preparando, come sempre in casi di emergenza, in tutte le regioni le schede di partecipazione per i capi scout che vorranno prendere parte alle operazioni. La Croce Rossa è già arrivata nella Regione con attrezzature sanitarie, tra cui un Posto medico avanzato e le unità cinofile e gli ospedali romani sono stati tempestivamente posti in stato di allerta per l'eventuale accoglienza di feriti gravi provenienti dalle zone colpite dal sisma. Croce Rossa Italiana sta organizzando anche una raccolta a livello nazionale per far confluire tutto il necessario nell'area colpita dal terremoto.

BANCO ALIMENTARE - La Fondazione Banco Alimentare Onlus risponde raccogliendo e distribuendo generi alimentari. Per aiutare l'organizzazione ad aiutare le popolazioni colpite, i privati possono fare una donazione in denaro, mentre non sarà possibile accettare donazioni in generi. Le aziende alimentari potranno invece donare direttamente anche cibo: www.bancoalimentare.org/donazioni. Per ulteriori informazioni: Francesco Lovati 334/6408185, ufficiostampa@bancoalimentare. it

I SINDACI - L'enormità della tragedia che ha scosso il Paese non ha lasciato indifferenti i comuni dell'Alta Padovana. I Sindaci dei Comuni di Tombolo, Fontaniva, Galliera Veneta e Cittadella hanno deciso di aprire una sottoscrizione per raccogliere fondi da destinare alle famiglie che in pochi istanti hanno perduto ogni loro avere. Il numero di conto corrente aperto presso la Cassa Risparmio del Veneto Spa - via Marconi 11/13 - 35013 Cittadella (PD) è il seguente: IBAN IT21 F062 2562 5201 0000 0007 343.

LA COMUNITA' GAY ROMANA - La comunità gay romana ha deciso di sostenere la popolazione abruzzese contribuendo alla raccolta fondi attivata dall'Arci, anche attraverso il supporto di alcune realtà commerciali. Sarà possibile offrire il proprio contributo nei seguenti modi: donando beni di prima necessità, come piumoni, coperte, lenzuola, biancheria, generi alimentari non deperibili, latte in polvere, pannolini e generi per la prima infanzia presso il centro di raccolta attivato nella sede di Arcigay Roma in via Zabaglia 14 (vedere www.arcigayroma.it per gli orari); recandosi presso i bar della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano che hanno aderito all'iniziativa, come il Coming Out, che devolveranno una quota per ogni consumazione effettuata; partecipando alla serata Gorgeous di sabato sera all'Alpheus: per ogni ingresso sarà donato 1 euro alle famiglie abruzzesi.

LA BANCA POPOLARE DI SONDRIO - L'istituto di credito informa che sta raccogliendo offerte a beneficio delle popolazioni colpite dal terremoto dell'Abruzzo. Gli importi possono essere versati sul conto corrente n. IT83 N056 9611 0000 0001 1000 X39, intestato "Pro Terremotati Abruzzo", acceso allo scopo. Tutti gli sportelli della Popolare di Sondrio sono a disposizione.

LA PRO LOCO - Un gruppo di persone che fa capo alla Pro-Loco di Passoscuro (località balneare a nord di Roma) sta organizzando una spedizione di generi di prima necessità per soccorrere i cittadini coinvolti nel terremoto dell'Aquila. Si cerca di reperire il seguente materiale: gruppi elettrogeni, coperte, sacchi a pelo, abbigliamento. Per ulteriori informazioni: mauro. rossignoli@mit.gov.it.

IL VI° MUNICIPIO DI ROMA - I centri nel municipio 6 di Roma stanno organizzando la raccolta di: piumoni, coperte, lenzuola, biancheria, generi alimentari non deperibili, latte in polvere, pannolini e generi per la prima infanzia. Ci si può rivolgere presso le sedi:
1) Circolo PD di Villa Gordiani in Viale delle Venezia Giulia,
71/75,2) Circolo PD Pigneto-Prenestino in Via Fortebraccio, 1dalle ore
18.30 alle ore 20.00
Ecco l'elenco dei centri a disposizione per la donazione del sangue:
- policlinico Umberto I,
- ospedale San Giovanni,
- Fatebenefratelli,
- ospedale Sandro Pertini,
- policlinico Tor Vergata,
- ospedale San Giovanni Evangelista Tivoli,
- ospedale Delfino Parodi Colleferro,
- san Giovanni Addolorata,
- Cto,
- Ospedale sant'Eugenio,
- ospedale civile di velletri,
- ospedale civile di Frascati,
- ospedale civile di Anzio/Nettuno,
- san Camillo Forlanini,
- ospedale Grassi di Ostia,
- ospedale pediatrico Bambino GesÃ?,
- Ifo,
- san Filippo Neri,
- ospedale s. Andrea,
- ospedale san Pietro Fbf,
- ospedale Santo Spirito,
- ospedale civile san Paolo di Civitavecchia,
- policlinico Gemelli,
- ospedale degli Infermi di Viterbo,
- ospedale civile di Rieti,
- centro trasfusionale di Frosinone,
- ospedale s. s. Trinità di Sora,
- ospedale santa Maria Goretti di Latina
- presidio ospedaliero di Formia

AVIS - Ricordando sempre che le donazioni sono per ora sospese, l'appello è indirizzato ai 35.000 avisini della provincia, "pronti" per la donazione, quindi in buone condizioni di salute, non sospesi, con esami sulla donazione precedente nella norma, che non abbiano donato sangue negli ultimi 90 giorni, se maschi, e negli ultimi 6 mesi se donne in età fertile. Il Centro Avis del Monterosso, a Bergamo, in via Da Vinci 4, tel. 035.342222 - sarà aperto, per la raccolta di sangue, tutte le mattine dalle 7.30 alle 10.30, Pasqua compresa. E sempre nelle giornata di Pasqua, domenica 12 aprile, dalle 7 alle 10.30, saranno attivate anche le unità di raccolta in provincia, presso gli ospedali di Gazzaniga, Ponte San Pietro, Romano di Lombardia e Zingonia. www. avisbergamo. it

GIOVANI PER LA PACE - Hanno pubblicato direttamente sul sito www. gpace. net una specifica sezione con tutte le più dettagliate informazioni per contribuire con donazioni di sangue, offerte di farmaci, cibo e bevande, prestazioni di volontariato, offerte di alloggio, offerte di coperte e vestiario, versamenti in denaro. Informazioni precise con numeri di telefono, cellulari, e-mail e siti web. In questo modo, tutti coloro che intendono dare una mano possono trovare un orientamento. La sezione è in continuo aggiornamento con tutte le indicazioni che via via arrivano. www.gpace.net. info@gpace. net

FORUM TERZO SETTORE - Il Forum del Terzo Settore ha predisposto alcune semplici indicazioni per individuare al meglio a chi e in che modo offrire la propria solidarietà concreta.
Donazioni in denaro:
1) verificare che l'organizzazione attui azioni mirate in stretto collegamento col territorio
2) Tener conto della reputazione che l'associazione oggetto della donazione detiene a livello nazionale o locale.
3) Preferire donazioni tramite conto corrente o chiedere una ricevuta per donazioni effettuate con denaro contante
4) Se la donazione è fatta ad una onlus si può detrarre dalla dichiarazione dei redditi (nelle misure stabilite dalla legge).

Donazioni di generi alimentari:
1) Donare solo ciò che è richiesto, nuovo o in ottimo stato e in confezioni integre
2) evitate le confezioni fragili e non accuratamente sigillate

Disponibilità volontaria:
1) Alla fase di prima emergenza devono partecipare solo volontari specificamente formati alla protezione civile e già organizzati nelle loro associazioni.
2) Chi desidera offrire la propria disponibilità per il post-emergenza deve indicare le specifiche competenze di cui è in possesso e che potranno essere utili alle attività da svolgere in questa seconda fase.
www.forumterzosettore.it

STUDENTI DELLA SAPIENZA - Gli studenti dell'università di Roma la Sapienza chiedono che i loro colleghi aquilani possano essere ospitati a Roma. IL coordinamento degli aiuti organizzati dagli studenti si può consultare sul sito www.ateneinrivolta.org.

NUMERI UTILI - La Protezione civile abruzzese ha messo a disposizione un numero verde attivo 24 ore su 24 per richiedere informazioni: 800.860.146. Resta attivo 24 ore su 24 anche il numero della Protezione civile Abruzzo: 80.35.55. Per segnalazioni di offerte di alloggio alle persone terremotate potete scrivere un'email alla Protezione civile: ufficiovre@protezionecivile. it

I CONSIGLI - Il Dipartimento della Protezione Civile raccomanda di: 1) non mettersi in viaggio verso i luoghi colpiti dal terremoto; 2) limitare al massimo l'uso del telefono, per agevolare tutte le operazioni di soccorso e lasciare libere le linee agli operatori, evitando sovraccarichi di rete.

COSA FARE IN CASO DI TERREMOTO - Cercate riparo all'interno di un vano di una porta inserita sotto un muro portante o sotto una trave: se rimanete al centro della stanza, infatti, potreste essere feriti dalla caduta di vetri, intonaco o altro materiale.
- Non precipitatevi per le scale: dopo una scossa sismica sono la parte più debole di un edificio. Per lo stesso motivo non usate l'ascensore che potrebbe bloccarsi.
- Alla fine della scossa ricordatevi, prima di uscire di casa, di chiudere gli interruttori generali del gas e della corrente elettrica per evitare di innescare incendi e deflagrazioni.
- Da ultimo si ricordi di non bloccare le strade con le auto: lasciatele libere per i mezzi di soccorso.




Tomaso Albinoni: Adagio in sol minore
postato da: Soriana alle ore 15:13 | link | commenti (3)
categorie: avviso ai naviganti, terremoto, cronache infernali
lunedì, 06 aprile 2009

Tragedia

Avrei voluto scrivere ben altro, oggi. Ma le immagini che scorrono sullo schermo, mentre sto guardando il  TG3 Abruzzo, mi chiudono lo stomaco e annullano ogni pensiero che non sia  quello rivolto alle vittime della grande tragedia che ha travolto questa notte l'Abruzzo.
Tutta la mia solidarietà a chi in questo momento sta soffrendo, a chi ha perduto un proprio caro, a chi non sa ancora se i propri famigliari sono sopravvissuti, ai feriti, a chi in un attimo ha visto la propria casa distrutta, e con essa anche tutte le cose che vi erano racchiuse e anche tutti quegli oggetti che rappresentavano i ricordi di una vita.
Un abbraccio fortissimo alla mia amica Rosi, ai suoi bimbi, a suo marito che, insieme a lei,  abitano a L'Aquila.  Non appena ho saputo le ho telefonato.  Mi veniva da piangere. Un sollievo, quando ho sentito la sua voce.  Sono tutti sopravvisuti, per fortuna.

Mi auguro solo una cosa: che NESSUNO speculi su questa tragedia. Che la storia di tanti altri terremoti non si ripeta.

Il Link che segue porta a un blog abruzzese, dove si possono leggere notizie aggiornate:

http://abruzzoblog.blogspot.com/
postato da: Soriana alle ore 13:55 | link | commenti (9)
categorie: cronache infernali
venerdì, 27 marzo 2009

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Ishot2kills
Non faccio alcun commento. Nessuno.

Riporto semplicemente questo testo, che mi è arrivato da
Giornalismo partecipativo:


Le magliette di moda nell’esercito israeliano: “meglio ammazzarli da piccoli”

La denuncia scioccante viene dal quotidiano israeliano Haaretz. Ai soldati israeliani piace andare in giro con magliette che superano i classici simbolismi del militarismo per addentrarsi nella guerra del futuro, quella asimmetrica nella quale il protagonista è il cecchino onnipotente con la testa vuota che ammazza civili, meglio se donne e bambini.

E questo si riflette nella moda, nell’abbigliamento dei soldati di Tsahal. Sembra vadano a ruba le magliette con disegni di bambini presi nel mirino, oppure madri piangenti sulle tombe dei figli oppure t-shirt come quella nella foto che mostra una donna palestinese incinta e lo slogan: “con un tiro due piccioni”.

Tutte le scritte sono per “uomini veri”, notevole per un esercito che fa dell’integrazione delle ragazze motivo d’immagine. I riferimenti sessuali, perfino allo stupro, sono continui come sono continui quelli alla maternità “piangeranno, piangeranno”. A una maglietta che mostra un bimbo ammazzato si accompagna un “era meglio se usavano il preservativo”. A quella con un bambino palestinese nel mirino si accompagna un “non importa quando si comincia, dobbiamo farla finita con loro” che suona in italiano come “meglio ammazzarli da piccoli”.


Ricorda tutto questo  la prossima volta che ti diranno che i palestinesi educano i figli alla cultura dell’odio.


E da Youtube ho prelevato questo, che forse rappresenta solo una favola, un sogno, ma  spero che, in qualche modo, addolcisca lo sdegno che indubbiamente vi avrà procurato il testo precedente.


Pace of Peace è un cartone animato, un piccolo cartone animato, con annesso documentario, La storia di Pop, che ne racconta la realizzazione.
Otto ragazzi israeliani della città di Raanana e otto palestinesi di Qalqilia, con i loro insegnanti e rispettivi Sindaci, hanno sfidato -- e sfidano -- occupazione e attentati, blitz e terrorismo. Insieme, con coraggio individuale e intelligenza collettiva, hanno cominciato a bonificare uno dei campi minati più pericolosi per il percorso di pace. Quello della comunicazione. Di parte. Spesso ridotta a propaganda. Sempre ignara delle ragioni dell'altro. Così questi ragazzi hanno voluto testimoniare personalmente la loro visione della pace.
E lo hanno fatto ideando insieme la storia ed i personaggi di Pace of Peace, assistiti da alcuni tra i migliori esperti del settore e relative case di produzione e studi di animazione. Pace of Peace è anche una canzone, colonna sonora del cartone, ideata e donata da due famose cantautrici, la palestinese Rim Banna e l'israeliana Noa.


http://www.youtube.com/watch?v=6waIgxaWx34
postato da: Soriana alle ore 00:07 | link | commenti (8)
categorie: cronache infernali