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mercoledì, 25 novembre 2009

Raggiungere la consapevolezza

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25 novembre Giornata internazionale contro la violenza  sulle donne.
Tanto ci sarebbe da dire, tanto se ne sta dicendo in queste ore in svariati luoghi del nostro Paese e non solo. Giusto è parlarne oggi, più giusto ancora sarebbe parlarne sempre. Perfetto sarebbe  che non ci fosse più bisogno di una simile giornata, io credo. Un mondo senza violenza contro le donne, un mondo senza violenza tout court, sarebbe auspicabile, e allora questa giornata potrebbe essere dedicata all’amore verso le donne, al rispetto, verso le donne, alla dignità delle donne, non più calpestata. Utopia, pura utopia.
Prima, dal giornale radio, ho appreso che tantissime donne non considerano crimine la violenza subita fra le mura domestiche. Perché, io mi chiedo?  Se uno stupro è uno dei crimini più odiosi, perché non deve esserlo anche essere picchiate e uccise ogni giorno psicologicamente dal proprio compagno?  Forse perché la violenza non ci viene da uno sconosciuto? Perché magari, sotto sotto, pensiamo che ce li siamo meritati gli insulti, le sopraffazioni, le botte? Perché in fin dei conti lui ci ama? Perché…poverino, hai i suoi problemi? 
Non mi sono mai trovata a subire violenze di questo tipo, quindi non posso giudicare nessuno. Però credo che tutte, proprio tutte le donne dovrebbero essere più consapevoli.
Fino a quando le donne, ma proprio tutte le donne che vivono situazioni così dolorose, non raggiungeranno una piena consapevolezza, di loro stesse, della loro dignità, di cosa significhi davvero l’amore di un compagno, fino a quando le donne nasconderanno anche a loro stesse la verità di aver accanto non un uomo, ma un essere indegno di qualsiasi pietà, hai voglia fare discorsi e stilare statistiche. Tutto rimarrà come prima, come sempre.

Termino con una segnalazione pertinente:

Sul sito di Loredana Lipperini
l’utopia di Josè Saramago. Però, forse, potrebbe essere realizzabile, chissà…

e con una canzone
Le rose spezzate

Non rileggo, non provo i link, devo scappare e sono in ritardo...
postato da: Soriana alle ore 18:23 | link | commenti (4)
categorie: calendari
mercoledì, 04 novembre 2009

4 novembre: Festa delle Forze armate

memorialday1007482nm4Prima di iniziare, due importanti segnalazioni:
Questa sera, 4 novembre alle 21, a Parma, Borgo San Silvestro 40
Sconosciuti, una storia di reale virtualità
testi di Morena Fanti e Marco Sforza
musiche di Marco Sforza
con, naturalmente: Morena Fanti e Marco Sforza
Performance, evento, spettacolo, reading ( o come volete chiamarlo), consigliatissimo!


giovedì 5 novembre 2009 dalle 21,30 alle 23,30  presso la Vineria Libreria Caffetteria Zammù, via Saragozza 32/a  di Bologna  la Casa Lettrice Malicuvata presenta, nell’ambito di Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario:
Alberto Masala, Alfabeto di strade (Edizioni Maestrale) - introduce Marcello Fois
reading per voci sole divise tra sardo e italiano.

E anche questo incontro è  consigliatissimo! Tanto è vero che parteciperò (come mera spettatrice) a entrambi.
   
E ora parto con l'argomento del giorno

Forse ci sarà chi riterrà irrispettoso, quasi blasfemo, questo mio post odierno. Ma non è questa, la mia intenzione. Ancora una volta voglio esprimere la mia avversione alla guerra e verso i poteri che alla guerra conducono.

4 novembre: Festa delle Forze armate.
Beh, devo proprio dire che Festa e Forze armate costituiscono, per me, un bell’, o meglio, un brutto ossimoro…
E pensando a tutta la retorica che in questo giorno si spreca e sui giornali, e sugli schermi televisivi, e sulle piazze, mi è venuto in mente di scrivere questi pochi versi. che non sono belli, lo so, ma esprimono il mio pensiero. Questo non significa che io non provi una grande pietà per i soldati morti in tutte le guerre del mondo, dalle più antiche a quelle in corso.  Ma è l’abusato termine eroi, che mi ha fatto scrivere:


Ma quali eroi?

Ma quali eroi?
Eroe è chi la guerra ripudia
a costo della vita
e avvicina il nemico
per tendergli la mano
e chiamarlo fratello
Gli eroi di ieri,
quelli di vecchie guerre,
son stati solo carne da macello
E agli eroi di oggi
non saprei dare un nome
la maggior parte è gente
che parte perchè ha fame.



L’eroe, insomma, è questo, raccontato da Boris Vian.

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà

la cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro Lunedì

Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me

io non ce l'ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me

mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà

Quand'ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie, il mio passato
la mia migliore età

domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò

di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà

e dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
io armi non ne ho


Vorrei che entraste un attimo anche qui:
Grazie, ragazzi!
scrive Pedjolo: poche severe parole, ma c’è un’immagine, poi,  che parla da sola.


E la verità sulla guerra la esprime  anche Eric Bogle, nel testo della sua canzone
The Green Fields Of France (No Man's Land), di cui riporto una stralcio.


E non posso fare a meno di chiedermi ora, Willie MacBride,
Tutti quelli che giacciono qui sanno perché sono morti?
Ci hai creduto davvero quando ti han detto perché?
Hai creduto davvero che quella sarebbe stata l'ultima guerra?
E la sofferenza, la pena, la gloria e la vergogna,
Uccidere e morire - tutto è stato invano.
Perché, Willie MacBride, tutto quanto è successo di nuovo,
Di nuovo, di nuovo, di nuovo, di nuovo.

Di questa canzone riporto anche la versione che ho trovato in youtube.
Buon ascolto
postato da: Soriana alle ore 00:43 | link | commenti (17)
categorie: calendari, no a tutte le guerre
domenica, 01 novembre 2009

Novembre: il mese più crudele

novembre


Ed eccoci arrivati al mese di novembre. Con gennaio lo considero uno dei mesi più lunghi dell'anno, indipendentemente dal numero dei giorni che lo compongono. E non è per me, a differenza di quanto ha scrittoT.S. Elliot, aprile, il mese più crudele, ma è proprio lui, è novembre, per me. Che ti illude con qualche raggio di sole, ma poi repentinamente si ammanta di nebbia, e un freddo saturo di umidità penetra nelle ossa. Un mese che inganna, insomma.
Però gli dedicherò ugualmente il mio post, magari per rendermelo più propizio.

Prima, però, tre avvisi:

Nel nuovo numero di  Arte Insieme potete leggere una mia nuova poesia.

 Il post Le parole dei libri si è arricchito con i vostri commenti. Vi invito a continuare a collaborare: sta venendo fuori un post interessante, grazie a voi.

Il ciarpame  :e'questo il titolo dell'editoriale di Renzo Montagnoli. ed è facile intuire a che si riferisce.



E ora.... Buon Novembre!


San Martino san martino
di Giosue Carducci


La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale 
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo 
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar. 



Proverbi del mese:

Per San Clemente l'inverno mette un dente

Per i Santi, manicotto e guanti

Il mese di bruma dinnanzi mi scalda, e di dietro mi consuma

Oca, castagna e Vino per festeggiare San Martino

Chi vuol far buon vino zappi e poti a San Marino

Per Santa caterina la neve alla collina



E nel bolognese si dice:

Per Santa Catarènna
a ch'al nèiva o ch'al brènna,
o ch'ai è la paciacarènna;
e s'ai è al suladèl al dura fènna a Nadèl


(Per Santa Caterina
o nevica o brina
o c'è la fanghiglia;
se c'è il solicello, dura fino a Natale.)



La musica: un anticipazione di quello che sarà (credo domani) l'argomento del prossimo post.

La ballata del Pinelli

E comunque: buon novembre e buona domenica a tutti
postato da: Soriana alle ore 09:42 | link | commenti
categorie: calendari
giovedì, 01 ottobre 2009

Vi ricordate i Remigini?

P1030332La foto è sciupata dal tempo... Io sono quella con le treccine, su in alto. Forse in quarta elementare. La punta di quelle treccine mi andava sempre a finire dentro il calamaio del mio compagno che stava dietro al mio banco...



E’ il primo ottobre, oggi. E come accade ogni anno mi viene in mente che un tempo (fino al 1976, mi sembra) il 1’ ottobre era il giorno di inizio dell’anno scolastico. 
1’ ottobre: San Remigio. Ecco perché i bimbi di prima elementare, forse solo in Lombardia,  credo, venivano detti remigini.
Io fui una remigina nel lontano ottobre del 1952.  “Fui”… che strano effetto che mi fa questa declinazione (va bene declinazione?) del verbo essere… Come una lapide, una lapide mortuaria, mi sembra. Ma tant’è: io fui una remigina tanto, tanto tempo fa.
La mia prima scuola fu, no, meglio era, una vecchia caserma dai muri rossi, parzialmente diroccata e senza dubbio instabile. Quando c’era maltempo, un vento sostenuto, o piogge abbondanti, ci facevano stare a casa, per paura di un crollo. In quell’edificio ho trascorso il primo anno delle elementari, in un aula dove una vecchia stufa Becchi non riusciva a tenere fuori il gelo dell’inverno, e dovevamo fare lezione con i cappotti addosso.  La maestra no, lei non ricordo mettesse il cappotto. Aveva un grembiule nero, di satin lucido, che si stringeva sul petto abbondante. Si chiamava Bugo, Carmen Bugo.  Non era giovane, infatti stemmo con lei fino alla quarta, poi in quinta ci fu una difficile convivenza con il maestro Giunta, cattivissimo, che sbatteva una contro l’altra le teste dei maschi, e a noi femmine riservava insulti  sarcastici e dispetti vari.
Il mio primo giorno di scuola fu penoso, mi sembra di ricordare. Non avevo frequentato la scuola materna e non sapevo fare niente. La maestra ci disse di tirar fuori dalla cartella il quaderno a quadretti e la matita e di fare dei puntini nell’angolo di ogni quadretto. Semplice, vero? Eppure per me fu un’impresa ardua, molto ardua: i puntini non ne volevano sapere di starsene nel posto giusto, e si spostavano al centro del quadretto, o di lato. Alla fine la pagina era più simile a quelle tavole della Settimana Enigmistica, dove si invita il lettore a congiungere i puntini per formare un’immagine… Non credo che mia mamma sia stata molto contenta, quando le mostrai (certo non orgogliosamente) la mia prima fatica letteraria (se così si può chiamare).
Poi le cose cambiarono rapidamente. Insomma, per tutte le elementari, alla fine dell’anno scolastico, saltava fuori che avevo meritato il primo premio, e me ne tornavo a casa con una medaglia in simil oro e un diplomuccio che asseriva che io… bla bla bla. 
Abitudine, questa dei premi, per fortuna in disuso, oggi, nella scuola: se ci penso ora credo che fosse un’abitudine odiosa e non pedagogicamente corretta.
In seconda avemmo una scuola nuova di zecca. Un edificio tutto bianco, pulito, solido. Che non temeva le intemperie, e i cappotti rimanevano per le quattro ore di lezione appesi agli attaccapanni.
A scuola, fin dalla prima, ci andavo a piedi: era nella stessa strada di casa mia, in via Canonica, alla Croce di Casalecchio. Il traffico su quella strada era scarso, e poi, giustamente, i genitori di allora non era super protettivi come quelli di oggi, che al figlio non gli lasciano fare, a piedi, neppure un passettino.
C’è una canzone del 1955, del Quartetto Cetra, intitolata Il primo giorno di scuola: speravo di trovarla in you tube, ma non c’è. Ho in mente solo, a parte la musica che ricordo bene, le prime parole, che dicevano così: Il primo giorno di scuola, ti mancherà la parola…
E forse fu proprio così: il primo giorno di scuola mi mancò la parola: non fui capace di ordinare a quei puntini indisciplinati di stare al loro posto.
Volevo riportare un brano che ho scritto tre anni fa, quando ho riordinato, per trasferirmici, la casa da cui ora vi scrivo. Un ricordo di scuola, appunto.  Ma il post è già troppo lungo. Un’altra volta, magari.

Prima di lasciarvi con un video appropriato ( poteva forse mancare, in un post che parla di primi giorni di scuola che si perdono nell’antichità, un referimento a quel libro?)  volevo invitarvi a partecipare alla discussione sulla scuola che si sta svolgendo nel sempre bellissimo, interessante e vivace sito curato da Massimo Maugeri:  Letteratitudine. Entrate
QUI , leggete e commentate.
E se poi volete parlare del vostro primo giorno di scuola anche con me…. sarebbe proprio piacevole.



Pagine di "Cuore"
postato da: Soriana alle ore 13:57 | link | commenti (5)
categorie: calendari, passati remoti
martedì, 18 agosto 2009

Una giornata particolare

fiume_oglio
Oggi, che per me è una giornata particolare, il caro amico Renzo mi ha dedicato, nel suo blog, ben due post:

QUESTO

e

QUESTO


Come ricambiare il suo bel regalo?
Beh, magari pubblicando una sua poesia (senza il suo permesso: spero non se la prenda...), facendo così un dono a tutti voi.

Grazie con tutto il cuore, Renzo!




Il fiume
di  Renzo Montagnoli


Lunghi filari di pioppi,
le foglie frementi
al vento di marzo.
Scorre, lento,
il fiume ignora
la sua età.
Un incessante fluire
di acque mutanti,
dalla limpida giovinezza
che ne anima la fonte
alla pigra lenta vecchiaia
prima della sua morte in mare.
Mute le sponde osservano,
lontano è il canto di un gallo,
la notte sta finendo,
continuo è il flusso,
senza riposo,
infinito scorrere come il tempo.


E dopo l'armonioso scorrere del fiume di Renzo, un altro fiume, quello di

Brian Eno


P.S.: Ho cancellato per ben due volte questo post, perchè pubblicato aveva diversi pasticci grafici. Credo (anzi spero) che fossero dovuti al copia-incolla di Word. Ora l'ho riscritto direttamente sul blog... Speriamo bene...
Mi scuso con Cri, perchè con la cancellazione del post si è cancellato anche il suo commento. Ora pubblico, e tengo le dita incrociate...
postato da: Soriana alle ore 15:22 | link | commenti (6)
categorie: calendari, renzo montagnoli
mercoledì, 12 agosto 2009

Stelle... dialettali

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Buon ferragosto a tutti!!!!


E poi, null’altro?

Ma no, lo sapete che vi lascio sempre qualche regalino…


Allora:
la segnalazione di un blog che ho scoperto ieri. Un’altra voce di protesta nella rete che spesso utilizza l’arma efficacissima dell’ironia. Ma non solo.
Luciadelchiaro

E poi?

Poi una poesia. Una poesia di Trilussa.



La stella cadente

Quanno me godo da la loggia mia
quele sere d'agosto tanto belle
ch'er celo troppo carico de stelle
se pija er lusso de buttalle via,
ad ognuna che casca penso spesso
a le speranze che se porta appresso.

Che così prendo… com’è che si dice?  Due piccioni con una fava?? Mi sembra che si dica così, anche se non sono sicura che fra i gusti alimentari di ‘sti volatili primeggino le fave.
Infatti, notte di stelle cadenti, è la prossima ( poiché tutto muta e pure San Lorenzo si è stufato  che di lui si parlasse solo per la faccenda delle stelle)!  E questo è un piccione. L’altro è che, come vi sarete sicuramente accorti, i dialetti sono in, alla page, trandy, cool, l'ultimo grido della moda, insomma (magari fosse l’ultimo grido  dei nostri “valenti” politici ).
Anzi, a questo proposito, sto pensando che d’ora in poi scriverò i post in  dialetto: mi sembra il miglior modo di iniziare a preparare i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
E voi, mi raccomando, rispondete ai commenti utiizzando i vostri dialetti. Un ottimo strumento di comunicazione...  (non ce l'ho con i dialetti... ce l'ho con... Beh, lo sapete con chi ce l'ho...)

E come musica? Banale, vecchia, non proprio eccelsa. Ma in tema.
Questa qui

Av salùt, ragazù!
Mé a vag a Tredozio, in montagna, soura Faenza, a ciapér dal frasc.
E vu etèr?






postato da: Soriana alle ore 13:19 | link | commenti (5)
categorie: calendari
lunedì, 20 luglio 2009

Dal verniano Gun club di Baltimora alla Nixoniana Nasa di Huston

sfondo_luna_

Quando il modulo lunare Eagle dell’ Apollo 11 allunò sul Mare della tranquillità io ero davanti a un altro mare, molto meno… esotico: il mare che bagna le spiagge di Igea Marina. La mia prima di innumerevoli estati che avrei trascorso in quel paese della riviera adriatica, anzi, di innumerevoli anni. Ma ancora  di questo prolungarsi della mia permanenza non ero a conoscenza, perché lì c’ero solo per lavorare in una casa di vacanza, e ancora non sapevo che proprio a Igea avrei poi conosciuto il mio (ora ex) marito. Ma questo non c’entra, perché l’argomento di oggi è la luna, ancora una volta.
“Dalla terra alla luna”, il romanzo di fantascienza del preveggente Jules Verne ha, come titolo originale, questo: De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes. Quindi intorno ai 4 giorni. Quanto durò, il viaggio di Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins?  Fra andare e tornare 8 g 3 o 18 min 35 secondi.  Se nel libro di Verne il tempo si riferisce solo al tragitto terra-luna (non lo so, perché non l’ho mai letto, da piccolo lo consideravo una gran palla…),  direi che ci siamo…
Non sono in grado di dire se quel viaggio, che non si è più ripetuto, sia servito al progresso, non so, francamente, se sarebbe stato meglio impiegare le risorse monetarie spese in quell’impresa in ricerche più… terra a terra, mi viene da dire: so, però, che vedere la passeggiata sulla luna mi emozionò. E avrei voluto esserci io, ricordo, insieme a quegli astronauti.  E avrei voluto piantare io quel cartello che dice:
Qui uomini del pianeta Terra misero per la prima volta il piede sulla Luna. Luglio 1969, A.D. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità». Ricordo che provai pena per Collins, che se ne dovette stare per un giorno, tutto solo, ad aspettare gli amici, senza avere l’emozione di toccare il suolo lunare.
Beh, mi sa che non aggiungo altro. Ne stanno parlando e scrivendo ovunque del quarantesimo anniversario dello sbarco sulla luna… (sempre che sia avvenuto… Scherzo! Io ci credo! Io…c’ero…).




La notte in cui andammo sulla luna

Claude Debussy: Clair de Lune

Ludwig van Beethoven: Sonata al chiaro di luna
postato da: Soriana alle ore 17:07 | link | commenti (7)
categorie: anniversari, calendari
domenica, 19 luglio 2009

La luna è come il prezzemolo: sta ovunque

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Quel tipo è lunatico, oggi ho la luna storta, avere la luna di traverso, cercare la luna nel pozzo, guardare il dito che indica la luna, anziché la luna indicata dal dito, abbaiare alla luna (fare cioè cose inutili), con questi chiari di luna (molto attuale questa locuzione), luna di miele, Ma che vuoi: la luna???  Da allora sono passate molte lune,  vivere nella luna, gli hanno promesso la luna (promessa poi disattesa: vedi sotto la voce terremotati dell'Aquila) faccia da luna piena, l’altra faccia della luna…

Quanti modi di dire dove la protagonista è lei: Selene. E i proverbi, poi? Anche fra i proverbi, la pallida sposa del sole la fa da padrona: il seguente è solo un piccolo esempio.

Con i quarti di luna cambia il vento e la fortuna
Luna tonda spunta quando il sol tramonta
Luna piena di gennaio luce come il giorno chiaro
Luna mercurina tutto il cielo rovina
Luna cerchiata, campagna bagnata
Luna bianca tempo bello, luna rossa venticello



Se poi analizziamo i titoli di opere letterarie, ecco balzare fuori ancora il suo nome:


Il respiro della luna di Cristina Bove
Più lontana della luna di  Paola Mastrocola
La luna lontana e il profumo del tè di Lee Don
Ricordati di guardare la luna di Nicholas Sparks
Nero di luna  di Marco Vichi
Luna allo zenith di Anna Achmantova
La luna è tramontata  di John Steinbeck
La luna fredda di Jeffery Deaver
Volevo la luna di Pietro Ingrao
La luna è già alta di Maria Luisa Spaziani
L'ombelico della luna di Carlos Fuentes
Morso di luna nuova di Erri De Luca 
Chiaro di luna di Harold Pinter
La luna e i falò di Cesare Pavese
La luna e sei soldi di Somerset W. Maugham


E quanti, quanti altri titoli, fra opere di narratori e poeti, mi sono dimenticata o  non conosco.

Luna grande ispiratrice, dunque. Forse molto più del suo splendente sposo.
Vogliamo ascoltare anche qualche canzone, per… allunarci ancora di più?


Mentre vi preparate all’ascolto, vi auguro buona domenica e vi do appuntamento alla prossima puntata, con altre musiche lunari, e poi, chissà… qualcosa mi verrà in mente, spero.



Guarda che luna

Tintarella di luna

Blue Moon

Verde luna

Signora luna


Il fox della luna
postato da: Soriana alle ore 02:30 | link | commenti (3)
categorie: anniversari, calendari
lunedì, 01 giugno 2009

Giugno? E' questo che dice il calendario...

primavera
Il cielo, oggi, smentisce il calendario (e smentisce anche la poesia di Ada Negri che sto per pubblicare..),  però sembra proprio che siamo entrati nel mese di giugno. Infatti ho staccato la pagina di maggio del mio Lunario bolognese.

Quindi, con l’augurio che il vostro giugno sia solare, ecco qualcosa dedicato proprio a lui, il mese in cui la primavera scivola via e leggiadramente fa posto all'estate (o dovrebbe):  ecco che nel post di oggi troverete poesia, proverbi, zodiaco,  ricettine. Un pourpouri  di svariati profumi e colori



Cielo di giugno
       di
Ada Negri               rondini1

Cielo di giugno, azzurra giovinezza
dell'anno; ed allegrezza
di rondini sfreccianti in folli giri
nell'aria. Ombre, ombre d'ali
vedo guizzar sul bianco arroventato
del muro in fronte: ombre a saetta, nere,
vive al mio sguardo più dell'ali vere.
Traggon dal nulla, scrivendo con nulla
parole d'un linguaggio
perduto; e le cancellano
ratte, fuggendo via fra raggio e raggio.






Zugno,
càvete el cudegugno, (*)
ma no stalo impegnar
per tuto quel che te pol capitar.        contadino1
(*) panni pesanti

Acqua di giugno rovina il mugnaio.

Giugno, luglio, agosto, né donne, né acqua, né mosto. (?????)

Se piove per San Vito (15 giugno), il vino se ne è ito.







IL SEGNO ZODIACALE DEI GEMELLI 

Periodo     22 Maggio - 21 GiugnoGEMINI1
Pianeta     Mercurio
Impulso     Mobile
Elemento     Aria
Stella     Castore e Polluce                             
Colore     Giallo
Fiore     Geranio
Metallo     Mercurio
Pietra     Topazio
Numero     3
Paesi     Stati Uniti e Norvegia

Con il Segno Zodiacale dei Gemelli, il terzo segno nell' ordine zodiacale, la Primavera si sta già avviando verso l' Estate e l' Aria geminiana è veicolo dei messaggi della natura, il volo degli uccelli e delle farfalle, il ronzio degli insetti, il polline dei fiori.

Rappresentanti importanti di questo segno sono:
Dante Alighieri, Thomas Mann, Jean-Paul Sartre, John Fitzgerald Kennedy, Bob Dylan, Marilyn Monroe, Angelina Jolie.


IL SEGNO DEI GEMELLI E L' AMORE (tanto lo so che è questo, che volete sapere…cari gemellini, o compagne e compagni di gemellini/e...).
Sembra proprio che ci siano due tipi  nati sotto il segno dei Gemelli: uno gioioso, forse un po’ superficiale, sempre pronto a trasmettere allegria. Per nulla permaloso, è consapevole però della meta che vuole raggiungere e fra una risata e uno scherzetto, spesso ci riesce.
L' altro, invece, è serioso, tutto chiuso, va avanti, nel raggiungimento del suo scopo, senza mai lasciare trapelare nulla (che palle!!!).
Vivere accanto all’uno o all’altro tipo è, comunque, come vivere vicino a un eterno adolescente, l’uno solare, l’altro ostico. Quindi, miei cari, se vi siete innamorati di un Gemelli non aspettatevi né comprensione per i vostri momenti difficili, né solidarietà.
Ambedue, poi, sono portati all’infedeltà, e persino il… bel tenebroso, così geloso della sua privacy
si affretterà a raccontarvi tutti i suoi tradimenti. Perché tutto sommato: 1) vuole farvi ben capire che lui è libero, e non ama troppo i legami; 2) gli piace farsi sgridare, e passare da ragazzino ribelle. Non calcate troppo la mano, però, altrimenti lo perderete. Fategli scenate di gelosia, insomma, ma…con il sorriso sulle labbra (mica facile, vero?). Sia uomini che donne, sia che appartengano all’uno o all’altro tipo, il Gemelli vuole avere la sicurezza che voi lo amiate, che vi interessiate ai suoi problemi, ma senza premerlo troppo. Vi vuole amanti, ma anche amici ( generoso, il tipo...).  Ed è assolutamente negato anche per le cose pratiche: se dovete tinteggiare una parete di casa, sarà meglio che lo facciate voi o che  chiamate un imbianchino (insomma, che strazio, 'sti Gemelli!...)


E dopo queste…cazzatine (da me elaborate, riassunte, manipolate, stravolte, sminuzzate,  da un testo pescato in rete), pensiamo alla …pancia.
Un po’ di sughetti facili e gustosi per condire la pasta… che mica si vive di solo amore…



Mettere nel piatto per condire la pasta pezzettini di pomodoro, uno spicchio d’ aglio tagliato in due - tre pezzetti, un cucchiaino abbondante di bottarga macinata o grattugiata, olio d’oliva e passare per un minuto nel microonde oppure lasciare crudo, magari preparandolo un pochino prima per far insaporire. Versare sul condimento gli spaghetti cotti e aggiungere prezzemolo tritato o basilico.
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Mettere nel piatto per condire la pasta  del tonno ben scolato dal proprio olio, uno spicchio d’ aglio tagliato in due - tre pezzetti, olio d’oliva,  dei funghetti sott’olio oppure dei capperi precedentemente dissalati o fettine di olive verdi e prezzemolo tritato.  Preparare  prima per far insaporire gli ingredienti e lasciare in frigo. Versare sul condimento gli spaghetti o altra pasta cotta.

Il classico: pezzettini di pomodoro, uno spicchio d’ aglio tagliato in due - tre pezzetti, mozzarella a dadini, olio d’oliva, basilico tritato, sale e volendo un pizzico di pepe. Preparare  prima per far insaporire gli ingredienti e lasciare in frigo.

Pezzettini di pomodoro, uno spicchio d’ aglio tagliato in due - tre pezzetti, olio d’oliva, basilico tritato, pinoli interi, sale e volendo un pizzico di pepe.
Preparare  prima per far insaporire gli ingredienti e lasciare in frigo.
  
Tagliare a dadini una melanzana piccola, lasciar spurgare sotto sale per una mezz’ora almeno, asciugare e cuocere velocemente in poco olio d’oliva. Preparare un sughetto con poca cipolla tritata, olio e  pomodoro; infine aggiungere  un pochino di panna e del curry in polvere.
Condire la pasta con il sugo e le melanzane. A piacere si può aggiungere del parmigiano grattugiato.

Tagliare a listarelle sottili un pezzetto di  melanzana, lasciar spurgare sotto sale per una mezz’ora almeno e asciugare. Tagliare a listarelle sottili anche un pezzetto di peperone giallo, di peperone rosso, di zucchina e cuocere velocemente in poco olio d’oliva con della cipolla tritata.
Versare la pasta, meglio se corta, nella padella di cottura delle verdure. Mescolare bene. A piacere si può aggiungere del parmigiano grattugiato. Con questo sughetto si possono condire anche tortellini o ravioli.



La ballavo, la cantavo, la fischiettavo in un giugno di tanti, ma proprio tanti anni fa: vi basta come attinenza al post?

Lucio Battisti: Acqua azzurra, acqua chiara
postato da: Soriana alle ore 16:42 | link | commenti (11)
categorie: miscellanea, calendari
venerdì, 08 maggio 2009

Buon compleanno, Renzo!




gatto con torta di compleanno - cat with a birthday cake
Eh, sì, oggi, come molti di voi sanno, il nostro amico Renzo Montagnoli compie gli anni. E allora gli auguri voglio farglieli attraverso il mio blog.
Spero che a Renzo faccia piacere che in questa occasione io pubblichi un suo racconto.  L'ho prelevato da Arteinsieme, ed è uno dei primi che ha pubblicato nel suo bel sito. A me è piaciuto. E sono sicura piacerà pure a voi.
Buona lettura!


Il giorno dopo

di Renzo Montagnoli


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La città quella sera era pressoché deserta; pioveva in quel precoce autunno che non vedeva il sole da diversi giorni. I rari passanti frettolosamente arrancavano allo scarso riparo delle grondaie con un unico desiderio: ritrovare il riparo e il caldo del focolare domestico.

Solo un'ombra s'aggirava lentamente, senza meta, protetta solo da una mantellina e da un elmetto, incurante degli scrosci, quasi non le importasse nulla di eventuali malanni, non improbabili con quell'umidità ed il freddo tignoso che penetravano fino alle ossa.

Mario alzò il bavero, poi si asciugò il viso e proseguì il suo cammino: era la sua ultima sera di libertà, il suo ultimo giorno di certezze, poi l'indomani sarebbe partito per quell'inferno di cui tutti parlavano e da cui pochi erano tornati: il Carso.

La guerra durava ormai da due anni e l'annuncio trionfante che sarebbe stata breve era stato rapidamente cancellato.

Vent'anni era l'età di Mario, un'età di gioie, di speranze, di innamoramenti; questo in altri tempi, non in quelli dove l'unica certezza era che la vita poteva essere tremendamente breve.

Era tutto il giorno che girovagava senza una meta, con la disperazione che può avere chi sa che la vita finirà da lì a poco.

Aveva ascoltato con angoscia i racconti dei soldati in licenza, in particolare del cugino che non riusciva  a capacitarsi  di essere  ancora vivo. Frasi mozze, pronunciate con voce soffocata, accompagnate da un percettibile tremito del viso.


<< Fango, fango, o pietraie, ma ovunque morte; il tormento dell'attacco, il balzo fuori dalla trincea, chi cade intorno a te, le mitragliatrici fiammeggianti che ti puntano, l'immane esplosione dei proiettili delle bombarde.

Mario ascoltava e, mordendosi il labbro, pregava che non fosse vero, che fosse frutto di esagerazioni, ma poi si accorse sgomento che i racconti del cugino collimavano con quelli di altri reduci, e in tutti colpiva quel tremito del viso, quella sorta di espressione attonita, rassegnata.

- Vedi, arrivi ad un punto che ti rassegni; speri solo di non soffrire. I primi caduti ti lasciavano sgomento, poi sono diventati talmente tanti che….; non c'è posto per le amicizie, perché non potrebbero durare. E poi tutta quella sporcizia, il cibo scotto, i piedi permanentemente nel fango, i pidocchi che ti tormentano… A volte penso che l'inferno non potrà che essere meglio.
>>


 

Quando aveva ricevuto la cartolina dal distretto l'aveva letta solo come chi può leggerla uno che è già preparato alla fine dei suoi giorni, e quel giorno di pioggia che volgeva alla notte l'aveva trascorso come fosse stato l'ultimo della sua vita, perché il giorno dopo sarebbe partito per un viaggio senza ritorno.

Aveva camminato a lungo senza una meta, fermandosi solo in ogni osteria a farsi un goccio, nella speranza che l'alcool ottenebrasse la sua mente.


<< Quando preparano un attacco non ce lo dicono, ma lo comprendiamo, perché si raddoppiano le dosi di acquavite. Ci vogliono ubriachi, senza volontà, perché se il cervello funziona chi mai si sognerebbe di correre incontro alla morte certa.>>
 

Che cos'era stata la sua vita?  Aveva cominciato da giovane a fare il garzone nella macelleria sotto casa; ore e ore di lavoro mal pagate, rimbrotti continui, la miseria di una famiglia con tanti fratelli, e un solo sogno: fuggire via, ovunque, senza pensare, per ricominciare, crearsi una vita giorno dopo giorno, metter su famiglia; la famiglia, lui che non aveva mai baciato una donna! Che schifo di vita: nulla di bello da ricordare e allora tanto valeva la pena di terminare presto, anche se era ingiusto. E domani…

Isabella uscì dal lavoro e si affrettò verso casa, riparandosi il capo, per quanto possibile, con la borsetta.
Lavorava dieci ore al giorno in una modisteria, fatiche continue, assai poco retribuite, ma le permettevano di non pensare a quel marito caduto in uno dei primi mesi di guerra dopo solo un anno di matrimonio.


<<Quanto l'aveva amato! Era stato il suo primo uomo ed in lui aveva apprezzato la gentilezza, non disgiunta da una evidente forza interiore. Il loro era stato un rapporto forzatamente breve, ma intenso, ed il ricordo che ne serbava le faceva palpitare il cuore. Quand'era partito per il fronte era stato capace di trasmetterle la sua forza che aveva placato l'angoscia e la trepidazione che la pervadevano.

 L'aveva accompagnato alla tradotta e nel momento del commiato - Amore mio, torna, torna. Tieni questo mio fazzoletto e se lo appoggerai sul tuo cuore sentirai battere anche il mio -  gli disse fra le lacrime, che lui aveva asciugato con quel piccolo pezzo di tela che profumava di violetta. Era poi partito, ma il fazzoletto era rimasto fra le mani di lei. Altre lacrime lo avevano inzuppato quando era giunta più tardi la notizia della morte avvenuta in combattimento. Da allora l'aveva sempre tenuto nella borsetta, così da non separarsene mai.
>>



Isabella girò l'angolo e venne urtata da uno sconosciuto, un militare.

- Mi scusi, signora.

- Va bene  - e si chinò a raccogliere la borsetta caduta a terra.

Nel rialzarsi osservò lo sconosciuto: un giovane, forse della sua età, fradicio di pioggia e con uno sguardo triste.

- Non l'ho vista; è che sono frastornato; sa…, domani parto per il fronte. Se posso…, non so…, se vuole…; qui piove e fa freddo; le andrebbe di bere un caffè?

Non era una cortesia, era una supplica ed Isabella se ne accorse; non sapeva che fare, non le sembrava decoroso entrare in un'osteria con uno sconosciuto, ma anche lui sarebbe partito il giorno dopo e chissà quali tormenti l'affliggevano.

- Sì.

Lì vicino c'era un'osteria, un ambiente fumoso dove l'odore acre del vino si mescolava al puzzo dei toscani.

Entrarono e presero posto ad un tavolo traballante, uno di fronte all'altro.

Mario guardava la donna alla luce della lampada che pendeva dal soffitto: non poteva essere definita una bellezza, ma in lei c'era un innato senso di dolcezza che le dava splendore, e poi emanava una forza interiore che si poteva scorgere nel suo sguardo mite, ma fermo, quasi che gli eventi della vita fossero per lei nulla più che un ricordo dal quale trarre spunti per proseguire.

Un lungo silenzio li accomunava, ma gli occhi finirono per incontrarsi e quelli spenti e tristi di Mario si accesero di una nuova luce che non passò inosservata ad Isabella.

- Sono vedova; mio marito è caduto nei primi mesi di questa tremenda guerra; da allora è la prima volta che sono seduta ad un tavolo con un uomo.

- Capisco e anche per me è la prima volta che sono davanti ad una donna, una bella donna.

- Non esageri, sono una come tante.

- No, lei è diversa, lei è la cortesia, la dolcezza..., è tutto quanto di bello c'è al mondo; lei è la vita.

Isabella sorrise per i modi impacciati di Mario, ma quel ragazzo le faceva tanta tenerezza, con quella sua aria sperduta, quel timore per il domani che si poteva leggere nei suoi occhi. E poi, non sapeva il perché, ma sentiva per lui un'attrazione che non riusciva a giustificare.

Bevvero distrattamente il caffè, o meglio quel liquido nero e caldo che avrebbe dovuto essere caffè, ma non sentirono il gusto, perché i loro sensi erano tutti orientati in un'unica direzione.

Il pendolo dell'osteria battè le dieci. - Mi scusi, si è fatto tardi; devo andare -  e si avviò verso la porta. Mario la rincorse; uscirono in strada entrambi e sotto la pioggia si guardarono ancora una volta. Fu solo un attimo, un brevissimo istante, ma le loro labbra si incontrarono.

- Ci sarò anch'io domani alla partenza - gli gridò Isabella e corse via.

Mario rimase fermo sotto la pioggia che gli sembrò diventata amica.

Il giorno dopo la Stazione Centrale era affollata per la partenza della tradotta. Mario continuava a guardarsi intorno, la cercava, doveva vederla. E come promesso, lei venne.

- Come ti chiami?”

- Mario Stuani.

- Io Isabella Damato; ti ho portato un dolcetto e nel pacchetto c'è anche il mio indirizzo: mi scriverai?

- Ma certo che ti scriverò, ogni giorno, sarà come parlare con te.

Questa volta il bacio fu più intenso, insieme con un abbraccio forte e fremente.

Il treno fischiò.

Mario si ritrasse. – Aspetta - e frugando nella borsetta la donna ne trasse il fazzoletto. - E' mio, ma adesso è tuo.

- Lo porterò sempre con me, me lo metterò sul cuore. - Saltò  come trasognato sul predellino.

Il treno si mosse e cominciò a prendere velocità. Mario continuò a guardarla fino a quando non scomparve dalla sua vista.

Si mise il fazzoletto sul cuore; si sentiva raggiante: era passato dalla rassegnazione al desiderio di vivere.

Quel ritaglio di tela lo accompagnò per i lunghi anni della guerra, si sgualcì, si intrise di fango, ma rimase sempre lì e alla vigilia del Natale del 1918 ritornò alla sua padrona.






Prima di salutarvi mi sembra logico rinnovare i miei auguri a Renzo.
Ecco quindi un simpatico

Happy Birthday

e una canzone che penso possa essere gradita al festeggiato
Lorena McKennit: Night ride across the Caucasus
postato da: Soriana alle ore 01:12 | link | commenti (5)
categorie: calendari, renzo montagnoli