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Un suo testo teatrale, credo del 2003, si chiama “Traviata: l’intelligenza del cuore”.
Beh, io credo che sia proprio lei, Lella Costa, a essere dotata di questa particolare, rara intelligenza.
L’ho percepita anche ieri, alla presentazione del suo libro La sindrome di Gertrude quasi un autobiografia alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna. E’ uscito il mese scorso ed è edito da Rizzoli. Io l’ho acquistato a Mantova, e vado molto orgogliosa della dedica che l’autrice mi ha scritto: A Milvia, ragazza del cuore, con affetto, Lella”. Amo pensare che, avendomi incontrato qualche volta, conoscendomi un poco, la dedica sia “pensata”.
Di intelligenza del cuore è intessuta ogni riga del libro, che è appunto “quasi un’autobiografia”, ma in realtà parla anche di noi, degli avvenimenti che hanno attraversato la sua e la nostra vita in questi ultimi anni.
Cosa significa intelligenza del cuore? Significa, per me, guardare le cose con Umiltà, avere la capacità di ascoltare e di imparare sempre dalle persone che ti trovi davanti, significa non nascondere le emozioni, perché solo così, poi, si è in grado di trasmetterle.
Come nei suoi spettacoli teatrali, Lella Costa, anche in questa sua opera letteraria, non fa mai polemica, non è mai aggressiva: ma con leggerezza, con ironia, con intelligenza, insomma, ci porta a riflettere su di noi e sul mondo che ci circonda, senza utilizzare battute scontate, sarcasmi, senza cadere, come succede a molti, in quelle frasi ormai reiterate, che, se pure riescono a strappare l’applauso o il consenso, muoiono lì, subito dopo che si sono pronunciate. Non a caso un capitolo del libro porta come titolo “La giusta distanza”:
…il teatro deve volare un po’ più in alto, cercare di cogliere lo spirito del tempo o almeno del semestre in corso, deve raccontate non l’attualità, ma piuttosto la contemporaneità.
Lella Costa racconta le sue esperienze come se stesse parlando non con un anonimo lettore, ma come se si trovasse davanti a una persona che lei conosce, come se io e lei stessimo bevendo un caffè nel soggiorno di casa.
Racconta i suoi incontri, le sue amicizie, i posti che ha attraversato da quando da Gabriella Costa è diventata Lella Costa. Il carcere, per esempio. Ritorna in molti punti, il carcere.
Ci sono tornata e ci torno spesso, in carcere, e non soltanto a San Vittore. …Ho parlato e ho ascoltato. Soprattutto ho imparato che del carcere non bisognerebbe mai parlare in astratto, per sentito dire o peggio per ideologia. Quando sento blaterare di alberghi a quattro stelle, di vacanze a spese dello Stato, mi viene un gran magone, e una gran rabbia. Per carità, sicurezza e certezza della pena sono concetti condivisibili, fuori: è dentro che è tutto diverso.
… Ecco: andate, venite a vedere cosa sono, davvero, le patrie galere. Nel bene e nel male. Dopo, soltanto dopo, si è autorizzati a parlare. Magari con stupore. Perfino con commozione.
A volte penso di non essere obbiettiva, quando parlo di Lella Costa; le persone che lei ama, e di cui parla nel suo libro, sono le stesse che amo io: Tiziano Terzani, Gino e Teresa Strada, padre Alex Zanotelli, De Andrè, Don Andrea Gallo, e con grande gioia ho trovato citata anche Brunella Gasperini una grande donna, anche lei, come Lella, che purtroppo in pochi ricordano. E ce ne sono molti altri oggetto di un amore comune: Flavio Soriga, Milena Agus e ancora e ancora.
E la musica, anche, è quella che piace anche a me, e il libro è pieno di citazioni di testi di canzoni, messe lì, sempre in modo molto appropriato. E parlando di musica non posso dimenticare Paolo, Paolo Fresu: che ho conosciuto personalmente a Seneghe, ma che avevo già visto in diversi concerti, e che ieri era con Lella, a presentare La sindrome di Gertrude. Una gran bella persona, Fresu, non solo un grande musicista. 
Ci sono anche luoghi geografici, ci sono città, quasi come personaggi, nel libro di Lella Costa: c’è Mantova, per esempio e il suo Festival Letteratura
Per cinque giorni (che sono il frutto di un anno intero di lavoro) questa città di raffinata bellezza vive di libri, tra i libri, per i libri. Vive in senso stretto: io non sono capace di descrivere la sensazione di straripante energia, di vitalità appunto, di piacere diffuso e condiviso che si respira.
Fate, anzi, fatevi il favore di andarci almeno una volta, se non lo avete mai fatto.
E Milano, poi, la sua città.
Forse, dal punto di vista letterario, questo dedicato a Milano è il capitolo più bello. E’ poesia, è ritmo, e vera e propria musica. Amore, rimpianto, lucidità, pietà. C’è tutto questo nel capitolo “Milano”.
“Quasi un’autobiografia”, il libro di Lella Costa. “Quasi”, perché in realtà del suo privato non racconta molto, solo qualche accenno, sempre in relazione alla sua vita pubblica. Solo un capitolo si distacca da questa scelta. Un capitolo, un avvenimento drammatico ed estremamente doloroso della sua vita. Ma c’è un motivo, se lo racconta. Ed è un motivo altruistico. Ecco ancora l’intelligenza del cuore, a farsi strada, ecco ancora la generosità di Lella che si concretizza in un atto che non è più solo letterario. Non dirò nulla, sul capitolo, cito solo il titolo: Uscire dal silenzio. Spero che acquisterete il libro, così, potrete leggerlo voi stessi.
Prima ho scritto che a volte penso di non essere obbiettiva, quando parlo di Lella Costa: ma non è vero. E’ che se si conosce Lella, sia personalmente (e ho questa fortuna), sia attraverso il suo lavoro, non si può fare a meno di amarla.
Il libro lo consiglio, lo consiglio in maniera assoluta: vi farà riflettere, ma anche sorridere, e ridere, anche. E pure commuovere, di quella commozione che crea uno spazio caldo, dentro il cuore, quella commozione che fa bene.
Troverete un’amica, ne sono sicura, in quelle pagine.
Lella Costa e la guerra
Prima di presentare gli argomenti del giorno di questo post, due, come dire, comunicazioni di servizio:
Domani 7 ottobre e pure giovedì 8, leggerò, nel gazebo di Ad Alta Voce e
Ausilio per la cultura
posto in Piazza Re Enzo a Bologna, un brano di Antonio Amurri, tratto dal suo libro Come ammazzare il marito senza tanti perchè
Insieme a me leggeranno brani diversi altri compagne e compagni del corso di lettura ad alta voce di testi comici che ho frequentato qualche mese fa sotto la guida della bravissima lettrice, attrice, doppiatrice (e anche autrice di bei racconti…) Margaret Collina .
Se amici bolognesi vorranno esserci sarà per me un piacere salutarli. Le letture si svolgeranno dalle 16 alle 17,30.
L’altra comunicazione riguarda un bell’evento che si terrà a Rimini venerdì 9 ottobre, ed è questo:
L'ISUR, istituto di scienze dell'uomo di Rimini organizza venerdì 9 ottobre ore 16,30 al Museo della città un incontro in cui verrà presentato il libro sull'autobiografia :
Soggetti di Storie. Donne, uomini e scrittura di sè.
Saranno presenti le autrici Barbara Mapelli e Laura Menin. Verrà presntato un video di Federica Soglia girato durante un laboratorio di scrittura autobiografico interculturale , e durante una serata di letture dei testi prodotti. Durante l'incontro sono previsti interventi e letture sull'esperienza di scrittura delle partecipanti.
Io ci sarò, come spettatrice. Spero che il pubblico sia numeroso, perché l’argomento è molto interessante, e l’intercuculturalità sta diventando un aspetto imprescindibile del vivere civile.
Detto questo, passo a parlare di…
State pensando che voglia affrontare l’argomento del grande (basso) corruttore? Ma no, tralascio. Del corruttore con lodo, ma senza lode alcuna, non dico nulla. Mi limito a riportare il titolo in prima pagina de Il fatto quotidiano: Ma lui resta premier e Previti avvocato.
Della cronaca che oggi riportano i media mi piace segnalare due notizie.
1) In Africa la Chiesa apre al preservativo. Pur con qualche cautela, con qualche precisazione di troppo, sembra che il Sinodo per l’Africa sia stato sfiorato da una ventata di buon senso: il cardinale ghanese Peter Turkson ha dichiarato che il preservativo può essere consigliato, anche se, aggiunge in maniera categorica, deve essere unicamente utilizzato da una coppia regolarmente sposata in cui uno dei coniugi sia siero-positivo. Va beh, mica possiamo pretendere che la Chiesa si metta a distribuire condom in lungo e in largo
... D’altra parte, in contrapposizione a quanto aveva dichiarato il papa nella primavera scorsa durante il suo viaggio in Africa ( l’uso del preservativo, aveva detto, peggiora la situazione) nel continente flagellato dall’Aids molti religiosi che operano presso presidi sanitari insegnano alla popolazione come usare il condom. E meno male!
Voglio fare una considerazione, a proposito di questa malattia. Ho l’impressione che ultimamente non se ne parli molto, qui in Italia. Che, quando se ne parla, come oggi, appaia come un problema lontano, che tutto sommato non ci riguardi. Mi chiedo se i giovanissimi, gli adolescenti, abbiano le informazioni adeguate. Non so, forse dipende da una mia distrazione, ma mi sembra che sia proprio così: sembra anche a voi?
2) Barak Obama mi ha deluso: io non sono certo in grado di giudicare
la politica estera; però la scelta del Presidente degli Stati Uniti di non incontrare il Dalai Lama durante la visita che il capo supremo dei Buddisti farà a Washington mi ha profondamente delusa. Ragioni di Stato, certamente. Obama non vuole mettersi in contrasto con il governo di Pechino, non vuole compromettere l’esito della sua visita in Cina programmata per il prossimo novembre, durante la quale dovrà mettere sul tavolo dei Cinesi diverse richieste.
Però… Insomma, l’ho detto: io di politica estera non me ne intendo… ma che delusione!
Ricordo ancora l’indignazione che provai quando il Dalai Lama, nel novembre del 2007, visitò l’Italia e il presidente del Consiglio (era Romano Prodi, all’epoca) decise di non ricevere il premio Nobel per la Pace per ragioni di Stato. E la stessa indignazione mi coglie ora. Cosa ne pensate?
Concludo con l’omaggio a Mercedes Sosa,
la "cantora popular" simbolo della lotta contro la dittatura e per i diritti civili in Argentina, che, come immagino tutti sappiate, è morta ieri all’età di 74 anni.
Mi fa piacere pensare che mio figlio l’ha sentita cantare al Colon di Buenos Aires nel novembre 2006, nell’ultima serata prima che il teatro chiudesse per restauro. Di quel concerto Alex mi parlò in toni entusiastici.
Ecco allora, di Violetta Parra, ma dalla voce di Mercedes Sosa:
Gracias a la vida
E credo che se Mercedes ringrazia la vita, un grazie a lei lo debba dire il suo popolo, e tutti coloro che vedono la libertà come bene supremo.
(è un saltimbecco, per chi non lo sapesse)
E’ un po’ come succede per le serate televisive: passano settimane che non c’è nulla di buono da vedere e poi capita una sera che ci sono varie cose, trasmesse contemporaneamente, che non vorresti perdere.
Così è capitato in città mercoledì e giovedì scorso. E non avendo il dono dell’ubiquità (e neppure molti altri doni, se è per questo) ho dovuto… saltabeccare (ma si dice così?) da un luogo all’altro, per avere almeno un assaggio di eventi per me imperdibili.
Ecco quindi una piccola cronaca con annesse alcune foto di queste mie frenetiche serate.
Mercoledì:

All’Ambasciatori di Bologna (che poi sarebbe il mix di una libreria Coop e di EatItaly, là dove sorgeva un vecchio cinema) Paolo Nori presenta un libro a cura di Carlo Boccadoro “Racconti musicali”. Potevo mancare? No! Almeno per due motivi, anzi, tre: sentire Paolo Nori che legge dei testi è sempre un’esperienza che entusiasma, amo la musica e, ma questa non è la cosa precipua, anch’io ho scritto una serie di racconti (stipati nel mio cassettino word) ispirati da canzoni.
Il libro a cura di Carlo Boccadoro, musicista di cui potete sapere di più ciccando QUI
contiene infatti racconti in cui la narrazione, in modi diversi, è intrecciata alla musica. I narratori? Da Truman Capote ad Agata Christie, da Nabokov a Gadda, e altri ancora, per finire con L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, di Oliver Sacks.
Sono rimasta poco, purtroppo, che altro impegno mi chiamava… Giusto il tempo per sentire l’inizio della conversazione fra Nori e Boccadoro ( che sottolineava come la musica sia praticamente una materia inesistente nelle scuole), e, naturalmente, acquistare il libro. Che poi ne ho acquistato pure un altro, scritto proprio da Carlo Boccadoro: Lunario della musica, che è una sorta di… lunario, appunto, che unisce un brano musicale ( con notizie sia sul brano che sul compositore) a un giorno dell’anno.
E di corsa, poi, (confesso che ho preso un taxi, e a correre non sono state le mie gambe) in via Saragozza allo Zammù: c’era la presentazione dell’antologia di racconti E il cagnolino rise scritti, ovviamente, in omaggio a John Fante. E un racconto lo ha scritto un mio giovane amico, e neppure lì potevo mancare…
E’ stata veramente una deliziosa presentazione. Gli autori leggevano i loro racconti, con musica di sottofondo dal vivo, mentre l’illustratore Kain Malcovich disegnava su grandi fogli bianchi una sorta di estratto della lettura. Bella serata, insomma e, anche se ero l’unica persona anziana presente, mi sono sentita perfettamente a mio agio. Mi piace parlare con i giovani, mi consola constatare che ce ne sono tanti che ancora hanno speranze ed entusiasmi. I racconti letti mi sono sembrati di buon livello e… indovinate un po’? ho acquistato il libro. Fra l’altro fra gli autori presenti nell’antologia, ho avuto anche la sorpresa di leggere il nome di Gordiano Lupi, che molti di voi conoscono come autore, traduttore ed editore. Il mio amico ha pubblicato con uno pseudonimo, non so quindi se posso svelarne il nome. Lo pseudonimo è: Decimo Cirenaica. E quello che ha letto mi è piaciuto.
Giovedì:
Non ho mai avuto il dubbio che Fabrizio de Andrè sia stato, anzi, sia un grande poeta. Ma la inequivocabile conferma l’ho avuta sentendo leggere i testi delle sue canzoni da Margaret Collina, giovedì all’Ambasciatori. Ho ascoltato molte volte Margaret leggere ad alta voce i testi più diversi, e l’ho sempre apprezzata tantissimo, ma in questa sua lettura è stata sublime, e non credo di esagerare utilizzando questo aggettivo.
Una lettura da nodo alla gola, direi che è uno dei più begli spettacoli cui ho assistito. Da meno non è stato il chitarrista Gianni Landroni, che alla lettura di ogni testo, faceva seguire gli arrangiamenti della canzone citata, arrangiamenti che, se possibile, miglioravano quella musica, già così bella all’origine. Io spero davvero che da questo spettacolo possa nascere un dvd, lo merita assolutamente. Comunque ci sarà una tournè, da quanto mi ha detto Margaret Collina. Margaret e Gianni porteranno lo spettacolo in alcuni luoghi di villeggiatura, sia in montagna che al mare. Vi terrò informati, di questi appuntamenti, sarei molto contenta che chi si trovasse in quei posti, o poco distante, potesse vivere questo evento che rilascia pura emozione.
Ma giovedì non c’era solo questo, a Bologna: perché, a Bologna, giovedì, c’era anche uno dei miei tre giovani autori preferiti (lo so che mi ripeto…): Fabio Geda.
Che per puro caso e coincidenza fortunata, avevo incrociato sotto i portici del Pavaglione mentre stavo andando a sentire Margaret Collina. Un grande, sorpreso abbraccio (chi avrebbe immaginato di incontrarsi casualmente...) e un arrivederci da lì a poco, allo Zammù, dove Fabio presentava, come ben sapevo, il suo ultimo romanzo: L’esatta sequenza dei gesti.
E dunque, finito lo spettacolo all’Ambasciatori, eccomi ancora in via Saragozza.
Fabio ha parlato del suo romanzo, ma anche della sua attività come educatore presso una Cooperativa Sociale di Torino (attività che è ben presente nel libro), ha parlato di scrittura e di scuole di scrittura. A questo proposito mi è piaciuto quando ha detto che le scuole di scrittura (se funzionano) insegnano soprattutto a leggere, perché è quanto penso anch’io.
E mi ha fatto anche tanto piacere che abbia nominato due scrittori che amo moltissimo anch’io: Cristiano Cavina e Filippo Tuena.
Beh, sono molto orgogliosa di conoscere personalmente Fabio, perché è uno scrittore bravissimo e un bravissimo ragazzo.
Ecco: come sempre ho strabordato… E da qualche parte ho letto che un post, per essere un buon post, dovrebbe essere breve e conciso… E io parlo parlo, poi magari niente dico.
Beh, ora la musica: ho guardato cosa consiglia Carlo Boccadoro, nel suo lunario, per oggi, 30 maggio. In youtube non ho trovato il brano specifico, ma il musicista sì.
che è il sassofonista
Ike Quebec
Allora, ciao a tutti! E buona domenica! Io, domani vado al mare.
E se oggi vi regalassi una fiaba?
Io l’ho ascoltata martedì scorso: nell’aula absidale di Santa Lucia, infatti, la Bottega dell’Elefante, associazione davvero benemerita per la diffusione della lettura ad alta voce di cui potete leggere QUI ha organizzato un ciclo di letture dei classici italiani per l’infanzia, durante tutto il mese d’aprile. Letture inframmezzate da dibattiti. Purtroppo ho potuto assistere solo all’ultimo incontro dal titolo Fiabesche trasformazioni con gli interventi di Stefano Calabrese e Francesca Matteoni e le letture di due fiabe tratte dal volume Fiabe italiane di Italo Calvino: Il Re serpente e Prezzemolina.
La lettura delle fiabe è stata affidata all’insuperabile Margaret Collina.
Ascoltare leggere ad alta voce è per me sempre un grande piacere, e quando la lettrice è Margaret il piacere è ancora più grande, perché è davvero bravissima, Margaret. Fra l’altro, facendo qualche ricerca su Internet, ho scoperto con sorpresa che oltre alla sua attività di lettrice, insegnante di lettura espressiva, attrice e doppiatrice, Margaret Collina scrive anche racconti. E che bei racconti! Beh, se volete leggerne qualcuno, fate anche voi una piccola ricerca su Google…
Prima di lasciarvi al piacere della fiaba, alcune segnalazioni. La prima riguarda proprio Margaret Collina; nel suo blog, nato da poco, Margaret pone una domanda: quali libri porteresti con te, se sapessi di naufragare in un isola deserta? Se volete dire la vostra è QUI che dovete andare.
E poi, due segnalazioni che riguardano Paolo Nori. Come avevo scritto nei giorni scorsi lo scrittore parmense (ma ora cittadino bolognese) ha letto su Radio3, all’interno di Storyville, un suo racconto
Tutto tranne che il liscio. La lettura è terminata il 1’ maggio, io l’ho trovata “grande”, anche perché Paolo Nori ha un modo di leggere molto particolare. E anche per le musiche scelte da Nori per accompagnare il suo bel testo. Per ascoltare le prime quattro puntate è questo il percorso che dovete seguire.
Se poi siete di Bologna o dintorni eccovi un bel modo di trascorrere la serata di martedì prossimo:
alla libreria Modo Infoshop, in via Mascarella, si festeggiano i dieci anni dall’uscita di Bassotuba non c’è. Saranno presenti l’autore Paolo Nori e Simona Brighenti, che introdurrà e coordinerà la serata.
E ora la fiaba.
Prezzemolina
C'era una volta marito e moglie che stavano in una bella casina. E questa casina aveva una finestra che dava sull'orto delle fate. La donna aspettava un bambino, e aveva voglia di prezzemolo. S'affaccia alla finestra e nell'orto delle fate vede tutto un prato di prezzemolo. Aspetta che le fate siano uscite, prende una scala di seta e cala nell'orto. Fatta una bella scorpacciata di prezzemolo, risale per la scala di seta e chiude la finestra. L'indomani, lo stesso. Mangia oggi, mangia domani, le fate, passeggiando nel giardino, cominciarono ad accorgersi che il prezzemolo era quasi tutto andato.
"Sapete cosa facciamo?" disse una delle fate. "Fingiamo d'essere uscite tutte, e una di noi invece resterà nascosta. Così vedremo chi viene a rubare il prezzemolo."
Quando la donna scese nell'orto, ecco che saltò fuori una fata.
"Ah, briccona! T'ho scoperta finalmente!"
Abbiate pazienza," disse la donna "ho voglia di prezzemolo perchè aspetto un bambino..."
Ti perdoniamo," disse la fata. "Però se avrai un bambino gli metterai nome Prezzemolino, se avrai una bambina le metterai nome Prezzemolina. E appena sarà grande, bambino o bambina che sia, lo prenderemo con noi!"
La donna scoppiò a piangere e tornò a casa. Il marito, appena seppe del patto con le fate andò su tutte le furie:
"Golosaccia! Hai visto?"
Nacque una bambina, Prezzemolina. Col tempo, i genitori non pensarono più al patto con le fate.
Quando Prezzemolina fu grandetta, cominciò ad andare a scuola. E mentre tornava a casa, tutti i giorni, incontrava le fate, che le dicevano:
"Bambina, dì alla mamma che si ricordi quel che ci deve dare."
"Mamma," diceva la Prezzemolina, tornando a casa, "le fate dicono che dovete ricordarvi quel che gli dovete dare"
La mamma si sentiva un groppo al cuore e non rispondeva niente.
Un giorno la mamma era distratta. Tornò Prezzemolina da scuola e disse:
"Dicono le fate che vi ricordiate quel che gli dovete dare," e la mamma, senza pensare, disse:
"Sì, dì che la piglino pure."
La bambina andò a scuola.
"Allora, se ne ricorda tua mamma?" chiesero le fate.
"Sì, dice che potete prendere quella cosa che vi deve dare."
Le fate non se lo fecero dire due volte. Afferrarono Prezzemolina e via. La mamma, non vedendola tornare, era sempre più in pensiero. A un tratto si ricordò della frase che le aveva detto, e disse:
"O me disgraziata! Ora non si può più tornare indietro!"
Le fate portarono Prezzemolina a casa loro, le mostrarono una stanza nera nera dove tenevano il carbone e dissero:
"Vedi, Prezzemolina, questa stanza? Quando torniamo stasera deve essere bianca come il latte e dipinta con tutti gli uccelli dell'aria. Se no ti mangiamo."
Se ne andarono e lasciarono Prezzemolina disperata, tutta in lacrime. Bussarono alla porta. Prezzemolina va ad aprire, sicura che siano già le fate di ritorno e che sia giunta la sua ora. Invece entrò Memè, il cugino delle fate.
"Che hai che piangi, Prezzemolina?" chiese.
"Piangereste anche voi" disse Prezzemolina, "se aveste questa stanza nera nera da far bianca come il latte e dipingerla con tutti gli uccelli dell'aria, prima che tornino le fate! E se no mi mangiano!"
"Se mi dai un bacio," disse Memè "faccio tutto io." E Prezzemolina rispose:
“Preferisco dalle fate essere mangiata
Piuttosto che da un uomo essere baciata.”
"La risposta è così graziosa," disse Memè "che farò tutto io lo stesso."
Battè la bacchetta magica e la stanza divenne tutta bianca e tutta uccelli, come avevano detto le fate. Memè andò via e le fate tornarono.
Allora Prezzemolina, l'hai fatto?"
"Sissignora, vengano a vedere."
Le fate si guardarono tra loro.
“Dì la verità Prezzemolina, qui c'è stato il nostro cugino Memè". E Prezzemolina:
"Non ho visto il cugino Memè
Né la mia mamma bella che mi fé."
L'indomani le fate tennero conciliabolo.
"Come facciamo a mangiarcela? Mah! Prezzemolina!"
"Cosa comandano?"
"Domattina devi andare dalla fata Morgana e le devi dire che ti dia la scatola del Bel-Giullare." "Sissignora," rispose Prezzemolina, e la mattina si mise in viaggio. Cammina cammina, trovò Memè cugino delle fate che le chiese:
"Dove vai?"
"Dalla fata Morgana, a prendere la scatola del Bel-Giullare."
"Ma non sai che ti mangia?"
"Meglio per me, così sarà finita."
"Tieni," disse Memè "queste due pentole di lardo; troverai una porta che batte i battenti, ungila e ti lascerà passare. Poi tieni questi due pani; troverai due cani che si mordono l'uno con l'altro; buttagli i pani e ti lasceranno passare. Poi tieni questo spago e questa lesina, troverai un ciabattino che per cucire le scarpe si strappa barba e capelli; daglieli e ti lascerà passare. Poi tieni queste scope; troverai una fornaia che spazza il forno con le mani, dagliele e ti lascerà passare. Bada solo di far svelta."
Prezzemolina prese lardo, pani, spago, scope e li diede alla porta, ai cani, al ciabattino, alla fornaia; e tutti la ringraziarono. Trovò una piazza e nella piazza c'era il palazzo di fata Morgana. Prezzemolina bussò.
"Aspetta, bambina," disse fata Morgana, "aspetta un poco".
Ma Prezzemolina che sapeva che doveva far svelta, corse su per due rampe di scale, vide la scatola del Bel-Giullare, la prese, e via di corsa. La fata Morgana sentendola scappare, s'affacciò alla finestra.
"Fornaia che spazzi il forno con le mani, ferma quella bambina, fermala!"
Fossi matta! Dopo tanti anni che fatico, mi ha dato le scope per spazzare il forno!"
"Ciabattino che cuci le scarpe con la barba e i capelli! Ferma quella bambina, fermala!"
"Fossi matto! Dopo tanti anni che fatico, m'ha dato lesina e spago!"
Cani che vi mordete! Fermate quella bambina!"
"Fossimo matti! Ci ha dato un pane per uno!"
"Porta che sbatti! Ferma quella bambina!"
"Fossi matta! M'ha unta da capo a piedi!"
E Prezzemolina passò. Appena fu in salvo si domandò:
“Cosa ci sarà in questa scatola del Bel-Giullare? “
e non seppe resistere alla tentazione di aprirla. Ne saltò fuori tutto un corteo d'omini piccini piccini, un corteo con la banda, che andava avanti a suon di musica e non si fermava più. Prezzemolina voleva farli tornare nella scatola, ma ne prendeva uno e gliene scappavano dieci. Scoppiò in singhiozzi, e proprio in quel momento arrivò Memè.
"Curiosaccia!" disse, "Vedi quel che hai combinato?"
"Oh, volevo solo vedere…"
"Adesso non c'è rimedio. Ma se tu mi dai un bacio, io rimedierò."
E lei:
“Preferisco dalle fate essere mangiata
Piuttosto che da un uomo essere baciata.”
"L'hai detto così per benino che rimedierò io lo stesso."
Batté la bacchetta magica e tutti gli omini tornarono nella scatola del Bel-Giullare. Le fate, quando sentirono Prezzemolina picchiare all'uscio, ci rimasero male.
"Come mai la fata Morgana non se l'è mangiata?"
Felice giorno" disse lei, "Ecco la scatola."
"Ah, brava... E cosa t'ha detto la fata Morgana?"
"M'ha detto di farvi tanti saluti."
"Abbiamo capito!" dissero le fate tra loro "Dobbiamo mangiarcela noi."
Alla sera, venne a trovarle Memè.
"Sai Memè?" gli dissero "La fata Morgana non s'è mangiata Prezzemolina. Dobbiamo mangiarcela noi."
"Oh, bene!" fece Memè, "Oh, bene!"
"Domani, quando avrà fatto tutte le faccende di casa, le faremo mettere al fuoco la caldaia di quelle grandi da bucato. E quando bollirà le prenderemo e la butteremo dentro."
"E sì, e sì," disse lui, - resta inteso così, è una buona idea."
Quando le fate furono uscite, Memè andò da Prezzemolina.
"Sai Prezzemolina? Ti vogliono buttare nella caldaia, quando bolle. Ma tu devi dire che manca la legna e che vai in cantina a prenderla. Poi verrò io."
Così le fate dissero a Prezzemolina che bisognava fare il bucato, e che mettesse la caldaia al fuoco. Lei accese il fuoco, poi disse:
"Ma non c'è quasi più legna."
"Và a prenderla in cantina."
Prezzemolina scese, e sentì:
"Sono qua io, Prezzemolina!"
C'era Memè che la prese per mano. La condusse in un posto in fondo alla cantina dove c'erano tanti lumi.
"Queste sono le anime delle fate. Soffia!"
Si misero a soffiare e ogni lume che si spegneva era una fata che moriva. Rimase solo un lume, il più grosso di tutti.
"Questa è l'anima della fata Morgana!"
Si misero a soffiare insieme con tutte le loro forze, finché non lo spensero, e così rimasero padroni di ogni cosa.
"Ora sarai mia sposa," disse Memè e finalmente Prezzemolina gli diede un bacio. Andarono al palazzo della fata Morgana; del ciabattino ne fecero un duca, della fornaia una marchesa; i cani li tennero con loro a palazzo e la porta la lasciarono lì badando a ungerla ogni tanto.
Così vissero e godettero,
sempre in pace se ne stettero
ed a me nulla mi dettero.
(Italo Calvino Fiabe italiane I meridiani Mondadori 2006)
Allora? L’avete letta? Fiaba per bambini? Forse, ma forse è soprattutto un testo che, come tutte le fiabe, in verità, è pieno di simboli. E quel desiderio di prezzemolo in una donna incinta cosa vi fa venire in mente? Io credo che quella mamma lì non fosse proprio così felice di avere la sua bambina…
Beh, vi lascio, ora. Vi lascio augurandovi
Buona domenica!!!

Torramus pro votare Votamus pro torrare
Una festa-concerto a sostegno di Renato Soru, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Sardegna, si terrà lunedì 9 febbraio a Bologna, al Teatro delle Celebrazioni - via Saragozza 234 Bologna
Paolo Fresu, Ludovico Einaudi, Marcello Fois, Alberto Masala, Michela Murgia, Alessandra Berardi... sono solo alcuni dei protagonisti dell'evento di lunedì 9 Febbraio, alle 21, al Teatro delle Celebrazioni. Scopo della serata è raccogliere fondi per finanziare il viaggio per la Sardegna degli studenti e lavoratori sardi chiamati alle urne e che si riconoscono nella coalizione di Renato Soru.
Mi sembra questa una importante iniziativa. L’elezione di Soru non riguarda unicamente la Sardegna, credo che possa riguardare tutti noi.
"Se vince Soru, ha perso Berlusconi", scrive Alberto Masala.
E se perde Berlusconi… Beh, non dico nulla, mi affido solo alla speranza: non voglio fare tracimare la rabbia e il disgusto che mi hanno invasa in questi ultimi giorni.
E da e di Alberto Masala potete leggere, a proposito delle elezioni sarde e della iniziativa di lunedì prossimo:
Post personale con valenza pubblica
e
Torramus pro votare votamus pro torrare
A parte la motivazione, che rimane l’imput principale per recarsi al Teatro delle Celebrazioni, credo che non avvenga tutte le sere di vedere riuniti artisti di questo calibro.
Insomma, io ci sarò e spero tanto che anche molti miei concittadini seguano il mio esempio.
Alberto Masala, poi, il 10 febbraio alle 19,30 allo Zammù
in via Saragozza 32/a presenterà, con Cristina De Lucia il libro di poesie Di Passione Chimica di Matteo Buratti (Pendragon).
Sono andata l’altra sera, in questa deliziosa caffetteria vineria libreria gestita da giovani catanesi in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Gianluca Morozzi “Colui che gli dei vogliono distruggere”. E’ davvero un posto incantevole: fra sculture di cartapesta, libri, e un buon bicchiere di vino si può star certi che una serata trascorsa allo Zammù sarà più che gradevole.

Ho conosciuto anche gli organizzatori delle presentazioni, Maria Luisa e Simone, ideatori della Casa lettrice Malicuvata. Simpatici, gentili e assolutamente innamorati dei libri. Grazie a loro dallo Zammù sono passati e passeranno tantissimi scrittori. Due settimane fa i locali hanno ospitato Remo Bassini, per esempio. Filippo Tuena (che doveva fare la presentazione il 4 febbraio, ma si è ammalato) sarà allo Zammù alla fine di marzo e poi ci saranno due fra i miei giovani scrittori preferiti: Cristiano Cavina e Fabio Geda. Cristiano all’inizio di marzo e Fabio a maggio. E tanti tanti altri, in questa manifestazione che si chiama Dall’A allo Zammù.
Vi terrò informati.
Dalla Sicilia (lo zammù è un distillato siciliano originariamente ottenuto dai fiori e semi di sambuco, poi sopravvissuto con lo stesso nome ma adoperando i semi d'anice) torno in Sardegna. Per segnalarvi che è già in libreria il nuovo libro di un altro giovane scrittore da me amato: Flavio Soriga
E dalla Sardegna mi è poi giunto un bellissimo regalo: Piera Maria Chessa, che in quella splendida isola vive, mi ha dedicato giorni fa una sua poesia
Un regalo inaspettato e molto bello, che mi ha davvero commosso.
E un altro regalo me lo ha fatto Renzo Montagnoli pubblicando: Angelo dei bambini
un mio racconto in parte vecchio, in parte nuovo.
Infatti la prima parte era nata come incipit di un romanzo, che poi ho abbandonato. E pochi giorni fa, però, ne è nato un racconto.
Con quale video chiudere questo post, dopo avervi augurato buona domenica?
Beh, ho parlato di Sardegna e voglio condividere con voi uno spezzone di un film documentario che vidi alcuni anni fa a Rimini. La regia è di Gianfranco Cabiddu e l’apporto musicale di Paolo Fresu, che quella sera era presente in sala e accompagnò il filmato con la sua musica dal vivo. Un film che mi commosse profondamente:
Sonos e memoria
Vale la pena di saperne di più, di questo film. Cliccate
QUI
Vorrei segnalare, oggi, diversi eventi che riguardano la mia città.
Prima, però, ecco tre segnalazioni che non riguardano questi eventi:
Piccoli premi
Forse, questa, è una segnalazione un po’ futile, ma ho molto gradito il premio che il blogger Tardis (vecchia conoscenza di quando frequentavamo il forum di Fahrenheit) mi ha voluto dare. Proprio contenta, sì, e anche divertita: infatti, insieme a me e ad altri bloggers, Tardis ha premiato pure il Blog della mitica trasmissione radiofonica Il ruggito del coniglio. Il che mi inorgoglisce alquanto.
E poi:
Letteratitudine
Sempre più interessanti le discussioni in casa di Massimo Maugeri: quella di oggi interessa in particolare noi blogger: La responsabilità legale della scrittura in rete.
Infine:
Un commento e una riflessione di Roberto Morgantini sul tragico incidente sul lavoro nella fabbrica di Sasso Marconi, qui, in
Italiano per stranieri
E ora gli eventi a Bologna dei prossimi giorni.
Giovedì, 20 novembre
Un progetto per l'Africa: Uganda:
Giovedì 20 novembre, presso la Cappella Farnese, Piazza Maggiore 6, ore 17,30, con il patrocinio del Comune di Bologna, un evento che coniuga letteratura (saranno presentati quattro volumi appena dati alle stampe di Fernanda Curzi, Anna Maselli, Valeria Rossi, Milena Signorini), fotografia, musica e solidarietà per i bambini dell’Uganda.
La manifestazione è presentata dal Consigliere Serafino D’Onofrio. La presentazione dei volumi è invece affidata al noto poeta Davide Rondoni.
Ingresso libero
Informazioni:
AiC – Associazione Indipendente per la Comunicazione
Via della Beverara, 126/a
tel. e fax 051/ 4842894
maito:ass.comunicazione@libero.it
Presentazione libro
giovedi 20 novembre alle 21,30 presso la libreria MODO infoshop Interno 4 Via Mascarella 24/b e 26/a:
Le storie di mia zia (e di altri parenti) Un libro di Ugo Cornia Ne parlerà con l’autore, Enrico Lucatelli.
Venerdì 21 novembre
Poesia
Venerdì 21 novembre, ore 22,15 c/o LAUDACE ARENA v.Zucchini 11 (Mura di Porta Mascarella
il nuovo gruppo "Input Poesia" presenta il reading poetico musicale "CUORI e MARTELLI"
con: Carmen Didiomede, Serenella Gatti Linares, Antonietta Laterza, Riccardo Martelli, Graziella Poluzzi, Marta Pompei Sestili, Berenice Sica Lamas, Martino Sirilli, Yzu
Musica: Manuel Bedetti, Salvatore Manfredi
Danza: Angelica Sisera
Esposizione quadri di Etta Pratelli
con la partecipazione di:
Gruppo ‘98 Poesia, Ass. La tua idea
a cura di Serenella Gatti Linares e Marta Pompei Sestili
Il programma di RicercaBo 2008:
Mediateca di San Lazzaro di Savena, Via Caselle 22
Sabato 22 novembre
A questo evento riportato dalla locandina che segue tengo in modo particolare. E chi segue da tempo il mio blog ne capirà immediatamente il motivo
Giornata contro la violenza sulle donne
Lunedì 24 novembre
lunedì 24 novembre alle ore 15.30 sala Auditorium via Aldo Moro 18 Bologna
TIBET, BIRMANIA : REPRESSIONE
non dimentichiamoli ma ricordiamoli insieme
(Attenzione! Se questo è il post n.4 significa che qui sotto ce ne sono altri 3 che, forse, non avete letto...)
Allora che succede a Bologna, QUESTA SERA e domani?
martedi 7 ottobre, ore 21,30 presso la libreria MODO Infoshop Interno 4 Bologna Via Mascarella 24/b e 26/a Bologna (tel. 051 5871012 ; Mail: info@modoinfoshop.com; siti: www.modoinfoshop.com e www.myspace.com/modoinfoshop)
Si parlerà di:
Il primo amore, giornale di sconfinamento (edizioni Effigie) con Antonio Moresco e Valerio Evangelisti.
Non è “Micromega” ma prende posizione; non è “Il Verri” ma pubblica testi inediti in prosa e in versi; non è nemmeno “L’indice”, e infatti vi troverete ampie recensioni di libri imperdibili e introvabili.
Il primo amore è un “giornale di sconfinamento” che raccoglie sguardi e punti di vista intorno a un tema – di volta in volta sempre diverso – sul quale una comunità di scrittori, artisti e intellettuali italiani vuole riflettere attraverso i diversi linguaggi della prosa, della saggistica letteraria e della politica, della poesia e del teatro: così la letteratura “sconfina” nella “vita che fa il suo corso” e le immagini dei reportage si fanno racconto. Completano la proposta interviste, recensioni e anticipazioni da libri in uscita. Vi partecipano, tra gli altri, gli scrittori Tiziano Scarpa e Antonio Moresco, la saggista Carla Benedetti e il fotografo Giovanni Giovannetti animatori anche del sito internet www.ilprimoamore.com .
Il comitato di direzione de “Il primo amore” è composto da: Sergio Baratto studioso di letteratura russa e traduttore; Carla Benedetti, saggista, insegna all’università di Pisa; Benedetta Centovalli, saggista e dirigente editoriale; Gabriella Fuschini, fisioterapista; Giovanni Giovannetti editore e fotografo; Antonio Moresco, scrittore; Sergio Nelli, scrittore; Anna Ruchat, scrittrice e traduttrice dal tedesco; Tiziano Scarpa, scrittore; Dario Voltolini, scrittore e librettista.
Si parlerà anche di:
Zingari di merda il libro di Antonio Moresco, con fotografie di Giovanni Giovannetti. (edizioni Effigie)
In un reportage di rara intensità e ferocia Antonio Moresco racconta un viaggio tra i Rom di Slatina e Lişteava in Romania, tra persone costrette a vivere in case di fango o dentro buche scavate nel terreno, ai confini del modo “civilizzato”, dentro quella fascia di miseria che attraversa il ventre dell’Europa: «Tutto questo perché? Per quale ragione? Per quale disegno? Per quale sogno?». Nel suo linguaggio irruente e abnorme, come abnorme è la realtà che descrive, l’autore trascina i suoi lettori in una delle contraddizioni più acute di questo secolo. Il racconto procede in un dialogo ininterrotto con i compagni di viaggio, l’occhio fisso sui marciapiedi della civiltà, dove gli zingari, uomini e donne che non stanno mai fermi, sono la nostra parte più miserabile, più individualista e fatalista: «Questo misto di libertà e opportunismo, di fierezza e di infingardaggine, di irriducibilità e di parassitismo, di anarchismo e fascismo» sono noi eppure sono anche assolutamente altro. C’è qualcosa nella loro presenza di inspiegabile e sfuggente, di infinitamente arcaico eppure duttile. È lì che ci porta Moresco, sulla soglia del silenzio. Lì dove arrivano anche le fotografie di Giovanni Giovannetti che chiudono il libro.
Antonio Moresco è nato a Mantova nel 1947 e vive a Milano. Ha pubblicato Clandestinità (Bollati Boringhieri 1993), La cipolla (Bollati Boringhieri 1995), Lettere a nessuno (Bollati Boringhieri 1997), Gli esordi (Feltrinelli 1998), La visione (con Carla Benedetti, KKP 1999), Il vulcano (Bollati Boringhieri 1999), Storia d’amore e di specchi (Portofranco 2000), il testo teatrale La santa (Bollati Boringhieri 2000), L’invasione (Rizzoli 2002), Lo sbrego (Holden Maps – Rizzoli 2005), Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno (Fanucci 2005). Sta lavorando alla terza parte di Canti del caos (la prima parte è stata pubblicata nel 2001 da Feltrinelli; la seconda parte nel 2003 da Rizzoli). Con Dario Voltolini ha curato l’antologia Scrivere sul fronte occidentale (Feltrinelli 2002). Presso Effigie ha pubblicato Zio Demostene. Vita di randagi (2005) e Merda e Luce (2007).
Vincitore di prestigiosi premi internazionali, Valerio Evangelisti ( www.eymerich.com ) è uno degli scrittori italiani più tradotti all'estero. I suoi romanzi hanno ispirato radiodrammi, fumetti, brani heavy metal, drammi lirici. E' soggettista e sceneggiatore per radio, cinema e televisione.
Mercoledì pomeriggio, invece:
Una sorta di anteprima di Bologna ad alta voce :
Culture da condividere: Piazza Re Enzo
Nel cuore della città, il luogo di ritrovo per i volontari che partecipano alla manifestazione e il punto informativo per i cittadini che vogliono condividere i temi e incontrare i protagonisti di Ad alta voce. Orario di apertura 10.00 – 19.00
Mercoledì 8 Ottobre: I volontari di Ausilio. Ore 17.00 - 18.30 Seminario Breve di lettura creativa a cura di Margaret Collina
E per finire, da domani iniziano le Conferenze di Sociologia: in via Zamboni 32, Aula di Scienze della Formazione. Mi spiace che la locandina non si legga bene...Ma meglio non so fare...

Barbara Gozzi Barbara Gozzi, W.Horn, F. Giubilei
Francesco Giubilei
Gradevolissima serata quella di ieri sera in quel di San Giovanni in Persiceto. Come avevo anticipato, ieri sera c’era in programma la presentazione dell’ultimo romanzo, o racconto lungo, come l’autrice ha precisato, di Barbara Gozzi. Questo:
Mi dispiace che il pubblico non fosse numeroso nella deliziosa saletta del Bar Moderno, perché sentire colloquiare l’Assessore alla cultura del comune di S.Giovanni in Persiceto Wolfango Horn con Barbara Gozzi è stato davvero molto interessante. L’assessore, che ha condotto la presentazione, è un appassionato lettore nonché anche autore di storie affascinanti e ha dimostrato di aver letto con una grandissima attenzione il libro di Barbara. E davanti agli attentissimi ascoltatori sono passate le immagini dei personaggi con i loro risvolti psicologici, le loro contraddizioni, i loro chiaroscuri, in maniera tanto efficace che sembrava quasi di stare assistendo a uno spettacolo cinematografico. E Barbara non è stata certo da meno: è una giovane donna molto sicura e vivace, e ascoltandola si avverte molto fortemente quanto ami la scrittura, come lo scrivere sia per lei una cosa davvero essenziale.
Insomma, avevo già deciso a priori che avrei acquistato il libro: perché quando vado alle presentazioni acquisto sempre il libro presentato.
Perché amo acquistare libri di giovani autori.
Perché amo acquistare libri. Punto. Ma anche se non avessi queste (cattive?) abitudini lo avrei acquistato ugualmente, perché, ascoltando le parole di Wolfango Horn e Barbara Gozzi, sembrava proprio che il libro lì esposto mi dicesse: comprami, comprami… E così ho fatto, e credo che non me ne pentirò.
Ma a rendere la serata proprio perfetta è stata la presenza di Francesco Giubilei, editore di Barbara.
E’ davvero eccezionale, Francesco. Ieri sera ho avuto occasione di conoscerlo meglio, anche perché lui e la sua mamma (una bella e gentilissima signora) mi hanno dato un passaggio fino a casa. Quello che mi fa veramente piacere è aver constatato che è un ragazzo modesto e gentile. Sarebbe facile, non dico normale, per un adolescente tanto intelligente e pieno di idee e progetti già in parte realizzati, essere un po’ presuntuoso, pieno di sé. Avete presente certi primi della classe? E invece no: Francesco è sicuro, ma non arrogante, è gentile e sa ascoltate il prossimo. E’ curioso e pieno di entusiasmo. Osservare persone adulte che si rivolgevano a quel ragazzo giovanissimo per chiedergli consigli è stato senza dubbio un bel vedere. Insomma, Francesco può essere davvero il figlio che tutti sogniamo (anche se io, del mio, in verità non mi posso lamentare…).
Sì, quella di ieri sera a San Giovanni in Persiceto è stata proprio una bella presentazione.
Potete leggerne anche QUI
Concludo, prima del video musicale, segnalando due eventi di domani sera (venerdì 26) che si svolgeranno a Bologna.
Nell’ambito della manifestazione Artelibro:
Racconti d’Artiste.
Sala dello Stabat Mater (biblioteca dell’Archiginnasio) dalle 19, 30 alle 21 Lella Costa legge brani dal Cinquecento ad oggi scelti e introdotti da Vera Fortunati
venerdi 26 settembre
ore 21,00
Presso la libreria Modoinfoshop Via Mascarella 24/B
La fabbrica del falso
Strategie della menzogna nella politica contemporanea
(Derive Approdi)
un libro di
Vladimiro Giacché
ne parlerà con l'autore Franco Berardi "Bifo"
Il libro
Perché chiamiamo «democrazia» un paese dove il governo è stato eletto dal 20% degli elettori? Perché dopo ogni «riforma» stiamo peggio di prima? Come può un muro di cemento alto otto metri e lungo centinaia di chilometri diventare un «recinto difensivo»? Le torture di Abu Ghraib e Guantanamo sono «abusi», «pressioni fisiche moderate» o «tecniche di interrogatorio rafforzate»? Cosa trasforma un mercenario in «manager della sicurezza»? Perché nei telegiornali i Territori occupati diventano «Territori»?
Rispondere a queste domande significa occuparsi del grande protagonista del discorso pubblico contemporaneo: la menzogna. Se un tempo le verità inconfessabili del potere erano coperte dal silenzio e dal segreto, oggi la guerra contro la verità è combattuta e vinta sul terreno della parola e delle immagini. Questo libro ci spiega come funziona e a cosa serve l’odierna fabbrica del falso.
Vladimiro Giacché è nato a La Spezia nel 1963. Si è laureato e perfezionato in Filosofia alla Scuola Normale di Pisa. Lavora nel settore finanziario. È autore di volumi e saggi di argomento filosofico ed economico, fra i quali Finalità e soggettività. Forme del finalismo nella Scienza della logica di Hegel (Pantograf 1990), La filosofia. Storia e testi (con G. Tognini, La Nuova Italia 1996) e Storia del Mediocredito Centrale (con P. Peluffo, Laterza 1997). Per le nostre edizioni ha pubblicato Escalation. Anatomia della guerra infinita (con A. Burgio e M. Dinucci, 2005). Suoi articoli sono stati pubblicati in volumi collettanei e ospitati su numerose riviste italiane e straniere.
Franco Berardi detto Bifo è uno scrittore, filosofo e agitatore culturale.
Franco Berardi (che allora non era detto Bifo) è stato mio compagno di infanzia: abitava nell’appartamento sopra il mio, con la sorellina Lucia, il fratellino Fabio il suo papà maestro e la sua mamma. Non lo vedo di persona da circa cinquant’anni… Non credo proprio che mi riconoscerà…
Ciao!
E’ Roberto Vecchioni che vi canta
Ninnananna
* Tonino LaBelva, anni 50
* Danielino Sugaddozzu, anni 29
* Mariotto Minghilledda, anni 55
* Paolo Berosi, anni 32
* Antonella Ceci, anni 19
* Angela Marino, anni 23
* Leo Luca Marino, anni 24
* Domenica Marino, anni 26
* Errica Frigerio In Diomede Fresa, anni 57
* Vito Diomede Fresa, anni 62
* Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14
* Anna Maria Bosio In Mauri, anni 28
* Carlo Mauri, anni 32
* Luca Mauri, anni 6
* Eckhardt Mader, anni 14
* Margret Rohrs In Mader, anni 39
* Kai Mader, anni 8
* Sonia Burri, anni 7
* Patrizia Messineo, anni 18
* Silvana Serravalli In Barbera, anni 34
* Manuela Gallon, anni 11
* Natalia Agostini In Gallon, anni 40
* Marina Antonella Trolese, anni 16
* Anna Maria Salvagnini In Trolese, anni 51
* Roberto De Marchi, anni 21
* Elisabetta Manea Ved. De Marchi, anni 60
* Eleonora Geraci In Vaccaro, anni 46
* Vittorio Vaccaro, anni 24
* Velia Carli In Lauro, anni 50
* Salvatore Lauro, anni 57
* Paolo Zecchi, anni 23
* Viviana Bugamelli In Zecchi, anni 23
* Catherine Helen Mitchell, anni 22
* John Andrew Kolpinski, anni 22
* Angela Fresu, anni 3
* Maria Fresu, anni 24
* Loredana Molina In Sacrati, anni 44
* Angelica Tarsi, anni 72
* Katia Bertasi, anni 34
* Mirella Fornasari, anni 36
* Euridia Bergianti, anni 49
* Nilla Natali, anni 25
* Franca Dall'olio, anni 20
* Rita Verde, anni 23
* Flavia Casadei, anni 18
* Giuseppe Patruno, anni 18
* Rossella Marceddu, anni 19
* Davide Caprioli, anni 20
* Vito Ales, anni 20
* Iwao Sekiguchi, anni 20
* Brigitte Drouhard, anni 21
* Roberto Procelli, anni 21
* Mauro Alganon, anni 22
* Maria Angela Marangon, anni 22
* Verdiana Bivona, anni 22
* Francesco Gomez Martinez, anni 23
* Mauro Di Vittorio, anni 24
* Sergio Secci, anni 24
* Roberto Gaiola, anni 25
* Angelo Priore, anni 26
* Onofrio Zappala', anni 27
* Pio Carmine Remollino, anni 31
* Gaetano Roda, anni 31
* Antonino Di Paola, anni 32
* Mirco Castellaro, anni 33
* Nazzareno Basso, anni 33
* Vincenzo Petteni, anni 34
* Salvatore Seminara, anni 34
* Carla Gozzi, anni 36
* Umberto Lugli, anni 38
* Fausto Venturi, anni 38
* Argeo Bonora, anni 42
* Francesco Betti, anni 44
* Mario Sica, anni 44
* Pier Francesco Laurenti, anni 44
* Paolino Bianchi, anni 50
* Vincenzina Sala In Zanetti, anni 50
* Berta Ebner, anni 50
* Vincenzo Lanconelli, anni 51
* Lina Ferretti In Mannocci, anni 53
* Romeo Ruozi, anni 54
* Amorveno Marzagalli, anni 54
* Antonio Francesco Lascala, anni 56
* Rosina Barbaro In Montani, anni 58
* Irene Breton In Boudouban, anni 61
* Pietro Galassi, anni 66
* Lidia Olla In Cardillo, anni 67
* Maria Idria Avati, anni 80
* Antonio Montanari, anni 86
Sonia avrebbe oggi 35 anni (l’età di mio figlio). Katia ne avrebbe 62 (la mia età). Franca, invece, 48, e Rita 51, e Manuela 39, e Giuseppe 46, e Nazzareno 61, e Luca 34, e Mirella (che è stata mia compagna di infanzia) 64, e Nilla 53…
Forse Elisabetta, che di anni ne avrebbe 88, sarebbe un’anziana signora intenta a vivere serenamente fra nipoti e bisnipotii.
Forse.
Angela Fresu avrebbe oggi appena trentun anni.
Forse Angela sarebbe alla vigilia del suo matrimonio, forse sarebbe innamoratissima di un ragazzo conosciuto all’università, forse sarebbe in vacanza, in questo momento, in un isola del Mediterraneo, vacanza meritata dopo undici mesi di lavoro in fabbrica e la fine di un amore.
Forse avrebbe un ricordo vago di quel viaggio in treno con la sua mamma, quando aveva appena tre anni, e le case scorrevano via tanto veloci, e lei le salutava con la manina, e la mamma aveva tirato fuori dalla borsa la bottiglia dell’aranciata, e lei aveva bevuto e l’andare sconnesso del treno le aveva fatto cadere qualche goccia della bibita sul vestitino nuovo, comprato apposta per le vacanze, e allora lei si era messa a piangere, ma poi si era addormentata, e quando si era svegliata il viaggio era già finito. Forse si ricorderebbe di quel primo viaggio, e ogni tanto ne parlerebbe con sua madre, Ti ricordi, le direbbe, ti ricordi quella volta che siamo andate in vacanza sul lago?
Ma non c’è stato nessun viaggio, per la piccola Angela. La vita le è stata sottratta ancora prima che il viaggio iniziasse.
Ha volato, Angela.
Il suo corpicino è saltato in aria nella sala di aspetto della stazione di Bologna il 2 agosto 1980.
La vita, in quel caldo mattino di inizio agosto di ventotto anni fa, è stata brutalmente strappata ad altre 84 persone.
Booommm!!!
E addio al peso e alla leggerezza, addio ai dolori e alle gioie, addio alle emozioni, alle fatiche, alle soddisfazioni, ai ricordi, ai sentimenti, ai pensieri. Cancellato tutto in un attimo, ridotto a brandelli, scempiato, mutilato, solo carne e sangue e ossa e capelli immobili per sempre.
Non so se gli artefici e i registi di questa strage meritino perdono. Quello dei familiari delle vittime, il nostro, delle vittime stesse, se ne avessero facoltà.
Sono assolutamente convinta, però, che non dobbiamo, mai, dimenticare la loro efferatezza.
Mai.
Prelevo da http://www.sguardomobile.it questa poesia di Andrea Zanzotto e il commento a essa
Il nome di Maria Fresu (*)
E il nome di Maria Fresu
continua a scoppiare
all’ora dei pranzi
in ogni casseruola
in ogni pentola
in ogni boccone
in ogni
rutto - scoppiato e disseminato -
in milioni di
dimenticanze, di comi, bburp.
(Andrea Zanzotto-Idioma 1986)
[La bomba neofascista del 2 agosto 1980 esplose poco prima dell’ora di pranzo. Il motivo del pranzo (con allusione ai banchetti funebri) è espressione dell’indifferenza che cresce col tempo. Ma il puro nome di Maria Fresu “continua a scoppiare” anche - e soltanto in un riverbero di senso aggiunto - in quella forma di dimenticanza amorosa, di esorcismo pur sempre colpevole che è il “pranzo” poetico (secondo una metafora cara a Zanzotto).
Oltre che dalla disgustata (e in parte autolesionistica) onomatopea finale (bburp), la rabbia engagée è marcata dalla secca brevità dei versi, dall’anafora di “in ogni” e dai due fortissimi enjambements (“in ogni / rutto” , “di / dimenticanze”).
Comi: è soprattutto il plurale di “coma”, che rimanda a un’indefinita sospensione della consapevolezza, legandosi al motivo del sonno in Idioma, ma connotandolo negativamente; “como” significa però anche “banchetto”, “gozzoviglia”.] Nota dei curatori del Meridiano Mondadori Stefano Dal Bianco e Gian Mario Villalta.
(*) Maria Fresu, che aveva ventiquattro anni, era mamma di Angela. Il corpo della donna fu completamente polverizzato dalla deflagrazione dell'ordigno e solo cinque mesi dopo lo si poté identificare attraverso l'analisi di miseri frammenti.
Prima di passare al brano musicale mi fa davvero piacere pubblicare questa poesia inedita che Renzo Montagnoli mi ha generosamente regalato. Ancora una volta Renzo riesce, con i suoi versi, non solo a emozionarci, ma anche a farci riflettere. E a non dimenticare.
La bomba
Una bomba che esplode
è un frastuono assordante
è una forza celata
di colpo liberata
con effetto devastante.
Una bomba che scoppia
è un tempo che si ferma
è carne dilaniata
è il dolore di chi muore
è l’angoscia di chi resta.
E se gli anni son passati
non sapere chi sia stato
non vederlo condannato
è più forte di uno scoppio
più lacerante di una bomba
che ha straziato ignari cittadini
in attesa alla stazione
dell’ultimo viaggio di una vita.
Un’infamia senza uguali
che ancor oggi si ripete
nel ricordo della gente
stanca e disillusa
un’infamia nell’infamia
quel far finta di niente
tanto ciò che stato è stato
poco importa
se ingiustizia è fatta.
Renzo Montagnoli (2008)
La morte e la fanciulla
Avevo anticipato nel post di ieri sera che sabato avrei avuto un piccolo impegno. Ne parlo, perchè è l'occasione di riportare l'attenzione sul bellissimo libro di Flippo Tuena "Ultimo parallelo"
In breve ecco cosa accadrà domani mattina (7 giugno) alle 11 presso la Feltrinelli di Piazza Ravegnana a Bologna: nell'ambito dell'iniziativa promossa congiuntamente dalla Feltrinelli e da Repubblica
Readers Corner
essendo stata scelta la mia domanda di partecipazione, leggerò alcuni brevi brani del libro di Filippo Tuena.
Sono un po' emozionata, è logico. Anche perchè ci tengo davvero molto a dar risalto alle parole di questo bravissimo scrittore. Il motivo di questa mia scelta di lettura potete leggerla in un mio vecchio post:
Piccoli crimini letterari
Se c'è qualche cittadino bolognese, fra i miei lettori...beh, mi piacerebbe proprio incontrarlo, domattina... (questo è il trafiletto apparso su Repubblica di questa mattina, sabato 7 giugno)

E un'altra cosa che mi riguarda: Qui
sul quindicinale La tribuna, cui collabora Stefania Nardini, potete trovare un mio racconto: L'incubo di Anselmo. Il numero è quello uscito il 31 maggio.
Ora riprendo la...prova di lettura. Speriamo bene...