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venerdì, 06 giugno 2008

Piccolo avviso

0ed89454da81763b21896fc596e75ec2Avevo anticipato nel post di ieri sera che sabato avrei avuto un piccolo impegno. Ne parlo, perchè è l'occasione di riportare l'attenzione sul bellissimo libro di Flippo Tuena "Ultimo parallelo"
In breve ecco cosa accadrà domani mattina  (7 giugno) alle 11 presso la Feltrinelli di Piazza Ravegnana a Bologna: nell'ambito dell'iniziativa promossa congiuntamente dalla Feltrinelli e da Repubblica
Readers Corner
essendo stata scelta la mia domanda di partecipazione, leggerò alcuni brevi brani del libro di Filippo Tuena.
Sono un po' emozionata, è logico. Anche perchè ci tengo davvero molto a dar risalto alle parole di questo bravissimo scrittore. Il motivo di questa mia scelta di lettura potete leggerla in un mio vecchio post:
Piccoli crimini letterari
Se c'è qualche cittadino bolognese, fra i miei lettori...beh, mi piacerebbe proprio incontrarlo, domattina... (questo è il trafiletto apparso su Repubblica di questa mattina, sabato 7 giugno)
P1070447

























E un'altra cosa che mi riguarda:  Qui
sul quindicinale La tribuna, cui collabora Stefania Nardini, potete trovare un mio racconto: L'incubo di Anselmo. Il numero è quello uscito il 31 maggio.

Ora riprendo la...prova di lettura. Speriamo bene...

postato da: Soriana alle ore 23:36 | link | commenti (4)
categorie: bologna e dintorni
giovedì, 22 maggio 2008

Carlo D'Amicis: La guerra dei cafoni.

35 d
Arterìa  è un locale posto nel cuore di Bologna, dove si può ascoltare buona musica dal vivo, ma non solo. E se andate a visitare il sito potete scoprire le innumerevoli attività di cui si occupa.
Sabato scorso, per esempio, ad Arterìa
Grazia Verasani ha presentato  il sesto romanzo di Carlo  D'Amicis
"La guerra dei cafoni".
Una presentazione gradevolissima,P1070006 perché gradevolissima persona è Carlo D’Amicis. E, dopo aver ascoltato a Torino Sergio Rubini  leggere alcuni brani  del romanzo penso che Carlo sia anche un bravo, anzi bravissimo scrittore.
Di lui, però, non ho letto ancora nulla. Conosco l’autore perché è uno dei conduttori di Fahrenheit (e ormai lo sapete che Fahre è la mia trasmissione preferita…), e ho avuto poi modo di incontrarlo personalmente per la prima volta l’anno scorso a Galassia Gutenberg.  Una bella persona, un uomo molto gentile.
Ecco perché ho assistito alle due presentazioni del suo libro, quella torinese e questa qui a Bologna: per conoscerlo meglio anche come autore.  Non avendo ancora letto il romanzo non posso certo esprimere un giudizio completo, ma, come ho già scritto sopra, ho molto apprezzato le letture fatte da Sergio Rubini.
Poi i romanzi di formazione mi sono sempre piaciuti (che sia il segno che io non sono ancora cresciuta?).
 Sabato,  a mano a mano che procede la conversazione fra Grazia Verasani e l’autore, il libro mi sembra sempre più interessante.
Do un’occhiata veloce al risvolto di copertina, leggo le prime righe: Estate 1975. In un villaggio della costa salentina si rinnova la guerra che oppone i ragazzini benestanti ai figli dei pescatori, dei pescatori, dei contadini: i cosiddetti cafoni. …
Mi viene subito in mente uno dei libri che più ho amato nella mia infanzia: I ragazzi della via Paal, e infatti poi lo stesso D'Amicis fa un accenno al romanzo di Molnar. E anche a La guerra dei bottoni. Vi ricordate La guerra dei bottoni?   Mi sembra anche interessante la descrizione che Carlo fa  dell’adolescenza come dell’età delle certezze, l’età in cui non ci sono sfumature, dove il bianco è bianco e il nero è nero. Una età che non indulge in compromessi. Terminata l’adolescenza tutto diventerà più incerto, più ambiguo. E non è un caso che  la vicenda si svolga a metà degli anni settanta. Perché forse è proprio in quel periodo che l’Italia è uscita da una sorta di adolescenza, per entrare nell’età adulta, e tutto è diventato non più definibile, i contorni delle cose, delle identità, hanno perso chiarezza per vestirsi di sfumature incerte e labili.
Ancora un’occhiata al risvolto di copertina: …il nuovo libro di Carlo D’Amicis è poema cavalleresco e satira sociale, romanzo di formazione e divertissement pulp, tragedia dell’antica borghesia e commedia dell’Italia moderna.


Porterò con me il libro di Carlo D’Amicis durante il mio prossimo viaggio in Sicilia. Ma anche prima di leggerlo tifo già per lui, e spero davvero che il 3  luglio  La Guerra dei Cafoni sia proclamato  vincitore del Premio Strega: per il poco che ho potuto sentire del romanzo, e che mi è piaciuto, e anche  per affetto.  In bocca al lupo, Carlo!

Rileggendo mi rendo conto che avrei dovuto dire di più e meglio. Ma ho avuto una giornata densa di impegni, oggi. E ora sono  piuttosto affaticata. E venerdì parto.  E ho ancora 1253 cose da fare.
Carlo D’Amicis meritava di più, lo so.

Cerco di rimediare così:

Sergio Rubini legge brani da "la guerra dei cafoni"

E così
Perché c’entra anche L’ultima neve di primavera, nel libro di Carlo D’Amicis. Quando lo leggerete (perché lo leggerete, vero?) capirete il perché.
postato da: Soriana alle ore 03:59 | link | commenti (6)
categorie: bologna e dintorni, tessitori di parole
mercoledì, 21 maggio 2008

Alla Feltrinelli con Bianciardi, Baraghini, Sughi e...Giubilei!

copertina_5giornate
Non capita spesso di assistere a due presentazioni di libri, a un giorno di distanza una dall’altra, godibilissime entrambe. Eppure a me è successo, la settimana scorsa.
La prima venerdì, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana. Il libro presentato quello di un grande autore scomparso da tempo, Luciano Bianciardi, che grazie anche all’impegno pieno di entusiasmo del figlio Ettore e dell’editore di Stampa alternativa Marcello Baraghini sta  piano piano, forse, uscendo dall'ombra dove è stato tenuto per tanti anni. Tanto è vero che su Radio3, ogni mattina, da circa due settimane, sta andando in onda a puntate il suo romanzo più famoso: “La vita agra”. 
Il libro presentato:
Le cinque giornate-Bisognerebbe occupare anche le banche
(Stampa Alternativa/Nuovi equilibri-2008).

(E
QUI  nel bel blog…libertario della casa editrice potete trovarne notizie).
Nel retro di copertina si legge: Una rivoluzione, perché sia vera, non deve smettere mai, e se viene meno, se un nuovo ordine è imposto, bisogna ricominciarla da capo, quella rivoluzione …l’ultimo romanzo di Luciano Bianciardi, il suo vero testamento: culturale, politico e sociale.

Un grande personaggio, Luciano Bianciardi, oltre che uno dei migliori scrittori del secolo scorso. Uno che vede le cose con sguardo acuto e disincantato, il che rende la sua scrittura, il suo pensiero, di una attualità sorprendente. Nei suoi libri è già scritto chiaramente il declino della civiltà occidentale. Un uomo che non è mai sceso a compromessi, anzi i compromessi li ha sempre proprio esecrati. Pagando di persona, naturalmente per questo suo “non starci”. E’ stato isolato ed emarginato, come sempre accade in questi, seppur rari, casi.

Ma ritorno alla cronaca di venerdì.
Il figlio Ettore è un vulcano di parole, mentre parla del padre. E’ piacevolissimo ascoltarlo, con quel colorito accento toscano, che sembra dare più sonorità a ogni parola.  E altrettanto piacevole è ascoltare Marcello Baraghini, che io definirei come uno degli ultimi vecchi editori che ancora amano il loro mestiere. Uno di quelli che ancora credono veramente in quello che pubblicano, a prescindere dal valore commerciale che le opere possono avere. Leggere Bianciardi, dice, ha un effetto igienico, rivitalizzante.
Ad incontro iniziato arriva un signore un po’ anziano, sta mangiando un gelato e mormora “buono, buono..”. Sembra quasi capitato lì per sbaglio. E invece no: il signore è Cesare Sughi, giornalista culturale del Resto del Carlino. Attraversa (facendo platealmente finta di essere reticente) la saletta gremita di gente e si siede accanto a Baraghini. E l’incontro si fa ancora più vivace. Si parla di libri che non sono più in catalogo e che non vengono più ristampati: mai così alta come oggi è stata la percentuale di questi libri, perché ora ci sono scrittori che non scrivono ma pubblicano. Un libro, oggi, è importante se il valore di quello che c’è scritto dentro coincide con il valore commerciale. Ecco perché Bianciardi è uno scrittore ancora abbandonato: è proprio la testimonianza, questo abbandono, della politica degli editori, e anche dei librai, che espongono sempre in primo piano libri che vendono, a prescindere dal loro valore. Non esiste più la grande editoria, dice Sughi, esiste la grossa editoria, grossa come fatturato…L’unico elemento interessante è la “vendibilità del libro”. Il resto non conta.
E non vengono neppure risparmiati i critici letterari: Certi critici fanno da zerbino agli editori, viene detto.
Insomma, dalla presentazione del bel libro di Bianciardi si è passati a parlare di cultura, non cultura, editori, consumismo, dando un quadro un po’ miserello, ma credo piuttosto veritiero, della cultura e dell’Italia contemporanea. Il quadro che Luciano Bianciardi aveva già ben descritto diversi decenni fa.
Ma …non è finita la mia cronachetta…Anzi, a dir la verità devo tornare all’inizio, prima che la presentazione cominciasse.  Allora: sento Ettore Bianciardi che dice, rivolgendosi a qualcuno alle mie spalle: ecco il più giovane scrittore italiano! Mi giro e vedo un ragazzino con uno zainetto e sto quasi per dire: io ne conosco un altro di scrittori giovanissimi, si chiama Francesco Giubilei…E mentre sto pensando questo sento…zac! la parola “Cesena”!. Allora spalanco occhi e bocca e (forse a voce un po’ troppo alta) dico: Ma tu sei Francesco????
Ebbene sì! Il blogger più giovane della rete (letteraria), Francesco Giubilei  era davanti a me!!!!
Vi do la mia testimonianza che esiste, e non è un professore universitario che si occupa di letteratura…No, è un bel ragazzino biondo, dall’aria sicura ma non saccente, e che forse (perdonami Francesco) dimostra ancor meno dei suoi sedici anni. Ma sono certa che fa già battere forte il cuore a molte ragazzine.
E’ stata davvero una bella, piacevolissima sorpresa, l’incontro con Francesco. Una compensazione al mancato incontro con Gian Paolo Serino, che doveva essere presente, ma non ha potuto esserlo perché non stava bene. Peccato! C’erano però diverse copie dell’ultimo numero di
Satisfiction   la sua sua rivista che recentemente è passata dalla rete al cartaceo. Io sono un  abbonata soddisfatta, sono pure il socio n.22 dell’Associazione che si è creata intorno alla rivista. E quindi ho lasciato che di quelle copie ne godesse qualcun altro.

Avevo preannunciato due presentazioni. Ma il post è troppo lungo. Della presentazione di sabato sera ne scriverò domani. Di un libro candidato allo Strega, ecco di cosa vi parlerò.  Leggetemi anche domani, dunque (o meglio domani l’altro mattina, perché lo sapete che io sono una blogger notturna…)!

E ora:
Le parole di Bianciardi, la musica di de Andrè.
postato da: Soriana alle ore 02:36 | link | commenti (6)
categorie: bologna e dintorni, tessitori di parole
sabato, 17 maggio 2008

Ecco i miei approdi

Pro Burma
Old Tingri (Tibet) 2004

Facce da Birmania
Un post per capire come è la vera gente della Birmania, cosa prova e come vive.


Rom: per non generalizzare
rom
Anno Zero: Marcia su rom...

Saper vedere: Uno spazio vitale

Milena Magnani:
Voglio piangere perchè ne ho voglia come piangono i bambini dell'ultimo banco

Morgan:
Altre soluzioni:Dite la vostra

Zingaro chi?
Da Orasesta Il libro di Antonio Moresco: Zingari di merda, con fotografie di Giovanni Giovannetti (edizioni Effige)

Ridistribuire i nomadi
Un post di Sabrina Campolongo


I Resistenti


i Resistenti


Cinzia Pierangelini
ci segnala
una cosa veramente importante


Per Sua Santità
Nel blog di Franca Rame

Un appello di Gino Strada
Da Piera


Piazza della Loggia 34 anni dopo



Scrittori e scritture



scritture


Francesco Giubilei
Il mestiere del traduttore letterario


Scrivete una lettera a un bugiardo
Un interessante concorso (del tutto gratuito): da Carla.

Benvenuta: una poesia di Mazim HiKmet
La leggiamo da Claudio Arzani

Simona Vinci
è tornata dal suo viaggio fra i ghiacci.


Cari amici Poeti
Dante


Sicilia di Giuseppe Mistretta
Ce la propone Natàlia Castaldi


Spot
Una poesia di Glò D'alessandro, uno specchio dei tempi.


Avete mai sentito
Sempre bravissima, la poetessa Cristina Bove...


C'è un gatto, da Currenti Calamo


Vento di maggio
Renzo Montagnoli vola e ci fa volare in questo vento sferzante

Moleskine:
Le filastrocche ninna nanna di Loredana Falcone.



Qui c'entro io


copertina-dardo-gagliardo
Solo il tuo nome
Una mia recente poesia


Altre luci




luci su



Harold e Maud:
Ricordate questo film?  Ce ne parla Canale 57


Ricordando Mimì:
In Declinato al femminile



Bologna e dintorni
P1060483_1



Arterìa:
Questo è il sito di un locale di Bologna nel quale si incontrano musca e libri.
Ci tengo a segnalare il programma di sabato prossimo:


sabato 17 MAGGIO
H 21.00 Rassegna Minima
Grazia Verasani presenta "La guerra dei Cafoni" di Carlo D'Amicis

(Ho assistito alla presentazione di questo libro a Torino, con le letture di Sergio Rubini. Carlo D’Amicis oltre a essere uno scrittore è anche uno dei conduttori di Fahrenheit. Ci sarò sabato, ad Artèria. E acquisterò il libro, perchè quelle letture mi hanno favorevolmente colpito)
La serata si concluderà poi con musiche che io amo tantissimo:
H 22.30 Live Live Le Quartier Tzigane balkan music
Le Quartier TZIGANE , progetto basato sulla figura del musicista regista bosniaco Emir Kusturica, autore di “Gatto nero gatto bianco”, “Underground”, “Il tempo dei gitani”, ed altri film nei quali una gioiosa immaginazione si sposa con un consapevole senso della realtà, della povertà e della guerra; le musiche (curate dal regista stesso e da Goran Bregovic) fanno parte del patrimonio culturale dell’est Europa, e il progetto Tzigane vuole riproporlo al pubblico con arrangiamenti che ne esaltano l’atmosfera ricca di passione, senza tralasciare l’aspetto scenico e suggestivo delle proiezioni video, che oltre a fare da contrappunto alle esecuzioni musicali, contribuiscono a contestualizzare la performance stessa.
Davide Fasulo—fisarmonica
Tore Nobile—Batteria, percussioni,
Alessandro Lo Mele—contrabbasso,
Vladimiro Cantaluppi—violino,
Luca De Marchi—tromba
Emiliano Rontini—sax,
Cristina Santini—clarinetto,
Antonio “Micio” Gatti—VJ-videoproiezioni
A seguire FUNKERMESSE PROJECT FUNK | SOUL | R&B MUSICA NERA 60/70/80
(www.myspace.com/originalmalaisa)
postato da: Soriana alle ore 00:43 | link | commenti (7)
categorie: avviso ai naviganti, bologna e dintorni
giovedì, 24 aprile 2008

Double post

Perché double post? si chiederanno i miei amabili lettori. Perché è un post diviso in due: una parte  dedicata a un incontro della settimana scorsa in libreria, e una parte per riprendere, in base ai vostri commenti, l’argomento del mio post precedente: Paloma e  l'eleganza del linguaggio

Senza titolo-9



Senza titolo-9


Natàlia Molebatsi: una voce che danza

Circa due settimane fa Michela Murgia, la settimana scorsa Natàlia Molebatsi: due begli incontri, la scoperta di belle persone. Lo scenario sempre lo stesso: la calda e accogliente libreria  InfoModoShop, in via Mascarella. E anche il conduttore è sempre lo stesso: Alberto
Masala. Un nome che è una garanzia, insomma. Garanzia di incontri piacevoli, di parole che scorrono diritte al cuore e, per quanto mi riguarda, anche di scoperte su realtà che ignoravo.
Allora giovedì 17 aprile in libreria si presentava l’antologia poetica “I nostri semi-Peo tsa rona (poeti sudafricani del post apartheid)": ulteriori dettagli
QUI

A parlarne, insieme a Alberto Masala e al giornalista Daniele Barbieri, il curatore dell’opera Raphael D’Abdon, sua moglie Natàlia Molebatsi (una delle poetesse presenti nella raccolta) e la loro figlioletta, una deliziosa frugolina di pochi mesi. Che in realtà non parlava, ma gorgheggiava amabilmente.
Della realtà del Sudafrica dopo l’apartheid io non sapevo molto. Forse non se ne parla, qui in Europa, o forse la mia ignoranza era dovuta  a disattenzione. Quindi è stato illuminante ascoltare le parole di Natàlia Molebatsi mentre raccontava del suo paese.
Se è vero che non esiste più un apartheid politico, dice la poetessa, l’apartheid economico è invece quasi totale. I neri abitano ancora nelle township, zone dove non c’è nulla,  lontane dai centri delle città, perché non possono permettersi di sostenere l’elevato  costo che comporterebbe vivere in un centro urbano. A parte una minoranza, i cosiddetti “neri colorati di bianco”, la popolazione autoctona del Sudafrica continua a svolgere lavori subordinati e umili, del tutto rifiutati dai bianchi. Natàlia Molebatsi aggiunge che, arrivando la prima volta in Italia, vedere che le addette alla pulizia delle toilette dell’aeroporto  erano donne bianche, le era sembrata una cosa stranissima..
Lo standard di vita dei bianchi in Sudafrica  è fra i più alti al mondo, e  normalmente in ogni casa ci sono almeno tre domestici.
 Un 10% della popolazione nera ambisce ad avere questo status symbol, e la conseguenza è un ulteriore impoverimento dell’altro 90%, perché dai loro fratelli di colore i domestici ricevono un salario molto basso.
Non crediamo, perciò,  ai vecchi scrittori sudafricani che, quando vengono in Europa dicono che va tutto bene, perché bene non va affatto, conclude la poetessa.
E infatti,ho trovato questo piccolo brano di Hugh Masekela nella prima pagina di I nostri semi, che rende l’idea di quanto ho riportato prima:
"Una volta ci ribellavamo per ogni cosa, ti ricordi? Uno sbirro schiaffeggiava qualcuno giù in città e ci ribellavamo. Oggi i bambini vengono stuprati e nessuno apre bocca. Neanche una parola da parte del governo, di nessuno. Siamo solo capaci di sospirare “eh, ma siamo liberi, almeno siamo liberi”.

Però c’è chi continua a parlare: sono i Poeti.
E esiste ancora, in Sudafrica, un concetto di poesia che da noi è sparito ormai da secoli, con qualche fortunata sopravvivenza in Sardegna e in una
parte della Toscana: poesia da ascoltare insieme, e non da leggere da soli  nel chiuso di una stanza. Poesia da danzare, sottesa da ritmi scanditi, scritta da autori che sono ben lontani dalla  ormai proverbiale solitudine del poeta.
Nel Paese africano le performance dei poeti sono seguite da migliaia di persone, come da noi accade per un concerto di una rock star. Ed è il pubblico che nomina Poeta chi gli si presenta davanti.  Le uniche voci libere e ascoltate dalle comunità sono i poeti. Dove c’è disarmonia il poeta interviene a sanare la frattura ed è in tal modo che egli diventa soggetto politico. Perché parla “in nome di
E “in nome di” parlano i poeti dell’antologia I nostri semi-Peo tsa rona. Poeti che parlano in nome di: quartieri, di piazze, di piccoli e grandi paesi, ma anche di famiglie o di individui schiacciati da problemi.  Poeti che per essere eletti tali devono saper “cantare”, attrarre, mantenere l’attenzione di chi li ascolta fino in fondo e poi metterci il senso in quello che dicono. Una poesia, la loro, essenzialmente orale, dove il testo stampato diventa una cornice di riferimento.
Tutto questo lo sento, lo capisco molto bene quando Natàlia Molebatsi ci presenta alcune sue poesie: la sua voce danza, ha un ritmo incalzante,  e anche se non capisco completamente il testo inglese (che verrà poi letto in italiano da Alberto Masala) quella sua voce  avvince e commuove. Mi sembra quasi di entrare in una centrifuga,  la sensazione è emotivamente forte, ma non certo sgradevole.
Una bella esperienza, davvero. Spero di poter avere ancora l’occasione di sentire le voci danzanti di poeti sudafricani.
Non mi rimane ora che riportare una delle poesie di Natàlia, dal titolo che è un imperativo valido non solo per il popolo sudafricano, ma per noi tutti.


Do not forget

Do no forget to co-and interexist
In your exsitence
Do not forget to desist this our penitentiary solidarity

Do not forget to  remember our mothers’ struggle
Do not forget
Madres de la Plaza de Mayo, Mothers of Beslan, Mama
Emily Lengolo
Qana, Sabra, and Chatila shatter my nights into
shredded glass

A luta  continua
Our struggle continues
Find at the depths of your soul
An opportunity to remember Hiroshima,
Falluja, Rwanda, Boipatong, Bhopal,
Pain still blinks into my Wounded Knee
Those skulls were robbed off the skin
That delocately wraps our faces
Leaving no trace of life
Do not forget
To remember!



Non dimenticarti

Non dimenticarti di co- e inter-esistere
Nella tua esistenza
Non dimenticarti di desistere da questa solidarietà da
penitenziario

Non dimenticarti di ricordare la lotta delle nostre
madri
Non dimenticarti
Las Madres de la Plaza de Majo, le Madri di Beslan,
Mama Emily Lengolo
Qana, Sabra e Chatila frantumano le mie notti
in mille pezzi di vetro

A luta continua
La nostra lotta continua
Trova nella profondità della tua anima
Una ragione per ricordare Hiroshima,
Falluja, Ruanda, Boipatong, Bhopal
Il dolore ancora pulsa dentro il mio Ginocchio Ferito
La pelle che avvolge delicatamente i nostri volti
Venne strappata da questi teschi
Senza lasciare alcuna traccia di vita

Non dimenticarti
Di ricordare!


Prima di passare alla seconda parte del post ecco la bellissima voce di:
Miriam Makeba



Paloma e la (sempre più mortalmente noiosa) eleganza del linguaggio

copertina L

Ragazze (e ragazzi) meno male che mi sono arrivati i vostri commenti…e che altre cosette mi tengono occupata. Altrimenti a quest’ora sarei morta di noia…Anzi, no, non è esatto. Perché questo libro qui, questo romanzo dal titolo raffinato e accattivante al tempo stesso, non mi sta solo annoiando, ma mi sta facendo anche arrabbiare. Vi trovo una supponenza, una presunzione che tracima da ogni riga. Non sarò io all’altezza? Mah…Non so.

Se ho deciso di rispondere ai commenti con un post è perché volevo dare più rilevanza a ciò che mi avete scritto.

Ringrazio prima di tutto Cri, che partecipa sempre con calore e affetto a questo blog. Cri, se quel “qualcosa che ti urge più della lettura” è lo scrivere poesie…benedetta questa urgenza!

Poi do il benvenuto a Massimo. Quando scrivi, Massimo, che la narrativa offre allo scrittore la possibilità di fare quello che vuole con i suoi personaggi, in parte ti do ragione. Però io credo che un autore, nel momento in cui comincia a scrivere, debba stipulare una sorta di patto di lealtà con il lettore. Un impegno a non  raccontargli frottole, insomma, pur inventando.
Può inventare, certo, immaginare. Anzi, è anche questa l’arte dello scrivere. Ma non deve ingannare. E secondo me in questo libro più che invenzione c’è inganno.

Come spesso mi capita leggendoti, Annalisa, mi hai strappato un sorriso…
Quelle frasi che io ho riportato ti sembravano incredibili? Guarda, questo post sta diventando veramente troppo lungo perché io ne riporti altre, ma ti assicuro che, a mano a mano che proseguo nella lettura, è tutta un’escalation. Giustamente dici che l’autore dovrebbe far dimenticare la sua presenza al lettore. Quella di Muriel Barbery è sempre lì, sgomita, si affaccia, esce dalla pagina non per andarsene ma per abbracciarla tutta fino a soffocarla.  Ho l’impressione che voglia dire a tutti quanto lei sia brava e colta e saggia ecc.ecc.  Dimostrando invece quanto lei sia…pedante…

Oh, sì, Giadanila: a pag.160 (lì, sono) pure Renèe mi sta dando il tormento. Anche se, senza dubbio, è più credibile della ragazzina sotuttoio. E’ vero che c’erano state quelle premesse che presentavano Paloma come una ragazzina superdotata…ma, come tu dici, l’autrice ha calcato troppo la mano (ma molto molto molto, l’ha calcata…) Forse se avesse esposto le stesse teorie, le stesse riflessioni che Paloma esprime e che possono essere condivisibili o non condivisibili (non è questo il problema) con un linguaggio più semplice (cose complicatissime si possono esprimere con semplicità) forse il risultato sarebbe stato migliore.

Ondina, ho riflettuto su quanto hai scritto. E’ vero che nelle favole gli animali parlano, e quel linguaggio non mi sembra assurdo. Ma sono favole, le prendiamo come tali, non ci sentiamo ingannati. Però forse a me è sfuggita quella chiave di lettura che ha permesso a te di apprezzare, di intuire “la vicenda nascosta, interiore”, come tu dici. Io, come ho già scritto rispondendo ad altri commenti, trovo tutto forzato e funzionale solo a gratificare l’ego dell’autrice. Posso sbagliarmi, certo. Ma è bello confrontarci e avere idee dissimili, altrimenti, oltre che questo libro, sarebbe noiosa anche la vita.

Francesco non scriverebbe MAI così, Sabrina, ne sono (quasi?) certa. Mi hai fatto ridere, e poi, sai, l’avevo pensata pure io questa cosa…Francesco Giubilei, con un intelligenza e una cultura di gran lunga superiore alla maggior parte dei suoi coetanei è comunque (spero) un normalissimo ragazzo che non ammorberebbe mai le pagine del suo diario in tal modo…

Leggilo, leggilo, Barbara! Sono curiosa di sapere il tuo giudizio…Il commento di Ondina (che è riuscita a leggere il romanzo in un solo giorno!!!) mi ha messo in crisi.  Però di una cosa sono certa: non è che sia strano, che una ragazzina di dodici anni parli così, ma è assolutamente impossibile!!!!


Non mi ricordavo, Cinzia di questo tuo post. Magari me lo fossi ricordato!  Ci avrei pensato bene prima di indicarlo come libro del mese al gruppo di lettura…Il bello è che ci riuniamo l’8 maggio, e io mi ero dimenticata che quel giorno sarò a Torino…Beh, quasi quasi è meglio: evito le botte… Vedo che i nostri giudizi collimano. E è anche vero quello che tu scrivi in un commento al tuo post: non c’è differenza fra lo stile espressivo di Renèe e di Paloma. E questo è un errore davvero grosso!

Grazie a tutte e tutti. Mi sono proprio divertita, con questo post.
Se poi il libro non l’ho capito…beh, mi butterò su Armony…

Ancora un po’ di musica? O.K.! Va bene,

Sinatra?
giovedì, 17 aprile 2008

Que sera sera

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No, non lasciatevi ingannare dal titolo…Non voglio parlare del destino del nostro Paese, questa notte…
Voglio invece parlarvi di qualcosa di piacevole. Di un incontro in libreria avvenuto la settimana scorsa dove ho avuto modo di conoscere una persona veramente deliziosa: Michela Murgia. Non sapevo niente di questa giovane scrittrice sarda e se quell’incontro non fosse stato condotto da Alberto Masala, cui va la mia stima e il mio affetto sia come persona  che come poeta, probabilmente non ci sarei andata. E avrei fatto proprio un bello sbaglio.
Allora, mercoledì o giovedì, non ricordo bene, arrivo in via Mascarella, al numero 24. Davanti alla libreria Modo Infoshop alcune persone in attesa. Saluto con molto piacere Alberto che mi presenta una ragazza morettina, con due occhi neri grandi grandi che il sorriso rende luminosissimi. E’ lei, è Michela Murgia, che è diventata (suo malgrado, dirà poi, durante la conversazione) una sorta di paladina dei precari.
Chi non sapesse ancora chi sia Michela, quale modo migliore, per conoscerla, che entrare nel suo blog?
  Il blog di Michela

Ma un po’ vorrei farvela conoscere anch’io, sperando di essere breve (ma so già che non lo sarò…).
Io credo che la Sardegna sia un’isola magica. Forse è uno stereotipo, forse troppe volte al sostantivo isola si aggiunge l’aggettivo magica.  E vale un  po’ per tutte le isole. Ma io continuo a pensarlo: la Sardegna per me è un’isola magica. E non lo dico perché conosco il suo territorio (sono stata solo a Carloforte, che non viene neppure considerata Sardegna Sardegna), ma la sento, questa cosa, leggendo gli scrittori sardi, ascoltando Maria Carta, o altre musiche dell’isola,  parlando, quando ne ho l’occasione, con chi nell’isola è nato.  E Michela Murgia, che è nata a Cabras, a pochi chilometri da Oristano, ha dentro di sé, e la esterna, la magia della sua Isola. Qualcosa che non riesco a definire, ma che c’è, che si avverte.
E poi, Michela,  sa quel che vuole e, ancora più importante, quello che non vuole. Non vuole per esempio, essere citata come “caso umano”
da Paolo Virzì che dal libro della Murgia"Il mondo deve sapereha tratto il film Tutta la vita davantiche proprio in questi giorni viene proiettato nei cinema di tutta Italia. Rifiuta le offerte di partecipare a trasmissioni televisive di spicco come paladina dei precari… Non rinnega il suo libro, ma considera quel periodo chiuso, finito.
Non ama stereotipi e icone, Michela. Quel libro, che prima di finire nelle librerie era un blog. Quell’anno di vita trascorso a lavorare al call center della

Kirby  che lei ogni giorno raccontava nel web: con rabbia, ironia, spietatezza, disincanto.  Quel blog, quell’anno, quel libro fanno parte ormai del passato di Michela. Punto.
Ed è il futuro che ci prospetta mentre stiamo comodamente seduti sulle poltrone nella saletta della libreria. Siamo in pochi, è vero, ma proprio per questo si è creata un atmosfera da salotto di casa, quelle poltrone un po’ vecchiotte ma comode, i libri intorno a noi,  a un certo punto arriva anche una buona bottiglia di rosso. Si sta davvero bene. Alberto parla di scrittura fondante, di scrittura inizializzante, riferendosi alla scrittura di Michela, soprattutto per quanto riguarda i suoi prossimi libri, in uscita fra poco. Poi Michela ci legge alcune pagine del suo nuovo romanzo “L’ultima madre”, che sarà nelle librerie il prossimo autunno. Ed ecco di nuovo la magia. Quella che trovo anche in Milena Agus, anche se il suo stile è completamente diverso da quello della Murgia. C’è una sonorità particolare, nelle pagine degli scrittori sardi che non trovo in altri scrittori. Non sono un critico letterario, né tanto meno un’esperta di linguaggi, quindi non so spiegarmi. E’ qualcosa che avverte il mio orecchio, ma non solo, anche la mia anima, o il cuore, non so. E che mi incanta. Le pagine lette da Michela mi sono piaciute tantissimo. E anche la storia, per quell’accenno che ne ha fatto l’autrice mi sembra molto bella. Fa riferimento a qualcosa che ignoravo assolutamente: esiste in Sardegna una tradizione per cui famiglie abbienti senza figli “adottano” bambini di famiglie bisognose, con il vincolo di dare loro la possibilità di studiare e di condurre un’esistenza priva di quei pesanti disagi che certe situazioni economiche veramente precarie possono arrecare all’infanzia. Non è una vera e propria adozione, se ho ben capito, ma una sorta di impegno morale. A loro volta, i bambini, diventati adulti, si impegnano a non abbandonare alla solitudine della vecchiaia i loro benefattori. Figli dell’anima, si chiamano, questi bambini: una definizione  molto bella, secondo me, e mi rammarico di non ricordarmi l’espressione sarda, per definirli, perché mi sembrava ancora più…magica.
Un altro libro di Michela Murgia (edito da Einaudi) verrà presentato alla prossima Fiera del Libro di Torino e sarà nelle librerie dal 6 maggio prossimo. Una sorta di guida di viaggio narrativo che toccherà undici punti della Sardegna. Ecco la copertina:
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Un’ ultima cosa (ahimè, non sono una brava blogger, che è la brevità il pregio della blog-scrittura…): Michela insegna all’Università di Arborea. E sapete che corso tiene? Un corso... sull’odio! Però, dice la giovane scrittrice sarda, prima di frequentare il mio corso è obbligatorio frequentare quello sull' amore…. Ecco, stop, mi fermo qui, anche perché crollo dal sonno…

Già, dimenticavo! Che c’entra Que sera sera? Ma è la colonna sonora con cui si conclude il film di Paolo Virzì, “Tutta la vita davanti” liberamente tratto, come recitano i titoli di coda, dal romanzo di Michela Murgia: “Il mondo deve sapere”!  Film che io mi sono vista domenica. E che mi è piaciuto. E di cui vi volevo raccontare cose ma non ce la faccio. Ma che vi consiglio di vedere.  Così come vi consiglio molto molto vivamente di acquistare i libri di questa ragazza che da scrittrice…precaria è diventata in breve tempo un’ottima scrittrice professionista.  E prima di ascoltare la colonna sonora del film,( anzi dei film) e di questo lungo post, altre indicazioni su Michela, sul suo primo libro,  su Tutta la vita davanti e sulla spettacolo teatrale (già, anche uno spettacolo teatrale...)

Michela Murgia

Lo spettacolo teatrale

Il film


Que sera sera
postato da: Soriana alle ore 02:51 | link | commenti (5)
categorie: bologna e dintorni, tessitori di parole
martedì, 15 aprile 2008

Presentazione in libreria

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GIOVEDI 17 APRILE 008, ore 18,30
presso la libreria Modo infoshop- via Mascarella 24/b:

I nostri semi - Peo tsa rona
poeti sudafricani del post-apartheid
a cura di Raphael d'Abdon (Mangrovie edizioni)


Interverranno Sandro Mezzadra (Univ. Bologna), Alberto Masala, Daniele Barbieri e il curatore dell’antologia Raphael d’Abdon.

Nel corso della presentazione saranno lette poesie di Gabriella Ghermandi e Natalia Molebatsi.

Cos’hanno in comune un filmmaker eccentrico, un rapper militante, una drammaturga visionaria e una regina  rastafariana, e cosa ci fanno riuniti in un unico volume? Molto semplice. Sono alcuni tra i più acclamati rappresentanti dell’oceanico movimento di poeti sudafricani della generazione “post-apartheid”, e ci parlano del loro meraviglioso e controverso paese. In versi, ovviamente. Una generazione di giovani e giovanissimi spoken word artists , wordsmiths, cantastorie e MCs che racconta le storie passate e presenti della propria terra con toni, come suggerisce armando gnisci, “dolci e incazzati”. E la loro parola danza lasciandosi trasportare di volta in volta dal sound dolceamaro del blues, dal ritmo graffiante dell’hip hop o dai suoni ancestrali dei tamburi africani. Questo libro non è solo una raccolta di versi: è un viaggio lungo le strade, i quartieri, i ghetti, le township e i villaggi rurali del “Nuovo Sudafrica”, nei luoghi dove gli incubi del passato, le incertezze del presente e le speranze in futuro migliore si incontrano, si scontrano, si intrecciano, per materializzarsi in poesie, canti e narrative stories che meglio di qualsiasi altro strumento d’indagine, possono far conoscere al lettore italiano il vero volto della “Nazione Arcobaleno” tredici anni dopo il crollo dell’odioso regime razzista dell’apartheid.

Raphael D’Abdon è nato a Udine nel 1974. Tra il 2000 e il 2001 ha svolto attività di ricerca presso l’English Department della University of Zululand, nel Kwa-Zulu Natal per poi laurearsi nel 2002 in Lingue e Letterature straniere all’Università di Udine.
Dal 2004 al 2006 è stato assegnista di ricerca presso l’Università di Udine, dove si è occupato di letteratura della migrazione in Italia e di interculturalità. Ha pubblicato articoli, saggi, interviste e traduzioni per varie riviste e giornali e due suoi saggi e traduzioni sono stati recentemente pubblicati nel volume curato da Antonella Riem Anam Cara “Sapienze antiche all’incrocio di mondi”(Forum, Udine, 2006). Da gennaio 2007 è dottorando in Scienze Linguistiche e Letterarie presso l’Università di Udine. Come ogni altro figlio illegittimo della “generazione rubata” italiana (quella degli “under 35” sacrificati sull’altare della precarietà), il suo sogno è quello di avere un giorno una pensione

Daniele Barbieri è studioso di semiotica e teoria della comunicazione, progettista multimediale, docente...

Alberto Masala , scrittore, traduttore, artista - sardo, vive a Bologna. Autore di numerose pubblicazioni, è stato tradotto negli Stati Uniti e in Francia, e appare in molte antologie italiane e straniere (Germania, Ungheria, Spagna, Albania, Bosnia).

Sandro Mezzadra insegna “Studi coloniali e postcoloniali” e “Le frontiere della cittadinanza” nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Attualmente è “visiting fellow” presso il Centre for Cultural Research della University of Western Sydney. Tra i suoi lavori: La costituzione del sociale. Il pensiero giuridico e politico di Hugo Preuss, Il Mulino, 1999 e, come curatore, I confini della libertà. Per una analisi politica delle migrazioni contemporanee, DeriveApprodi, 2004. Per i nostri tipi ha pubblicato Diritto di fuga. Migrazioni, cittadinanza, globalizzazione (nuova edizione accresciuta, 2006).
giovedì, 10 aprile 2008

Raggi di luce su:

Pro Tibet



Tibet162760_tOld Tingri (Tibet) 2004
 Da Il velino
Pechino 2008: sparisce la parola Tibet dai documenti ufficiali
Roma, 9 apr (Velino) - L’associazione mondiale dei comitati olimpici (Anoc) ha cancellato dal rapporto conclusivo sui prossimi Giochi ogni riferimento al Tibet. Lo ha confermato il presidente dell’Anoc, Mario Vazquez Rana. “Ho redatto personalmente il documento - ha spiegato Vasquez Rana -, e nella prima stesura vi era la menzione dela regione autonoma cinese. Successivamente, ci sono arrivati commenti da alcuni dei 700 membri dell’associazione secondo i quali avremmo interferito negli affari interni di un Paese. Così ho deciso di modificare il testo”. Nel rapporto originale, l’organismo internazionale si appellava per “una risoluzione equa e ragionevole al conflitto interno che affligge la regione tibetana”. Invece nel testo definitivo si legge: “Una risoluzione equa e ragionevole al conflitto interno per il beneficio dei Giochi e degli atleti”.


Anghelu

Nexus

Ultima ora:
Gordon Brown non andrà alla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi.


Praticamente siamo a meno 4...

elezioni_urnaelezioni_urna
Il mio blog non vota per Berlusconi
(e neppure il mio, Giulia...)


Una risata vi seppellirà...


Morgan 
ci rinfresca la memoria, se mai ci fossimo dimenticati di certe
cose…E ci propone un video che…Non ho parole: guardatelo!

ReAnto


Scritture, narratori, poeti

books 26.28scritture
Beppe Iannozzi
Con un articolo su una notizia che ieri mi ha rallegrato molto.

Ragazze
Cristina Bove: ancora una sua bella, suggestiva poesia


Kaddish profano per il corpo perduto
Il nuovo libro di Francesca Mazzucato dal 22 aprile in libreria


Georgiamada 
Hannah Arendt la lingua madre




W la radio!

radio3


Radio3 in festival
A Cervia, da venerdì a domenica prossima. La radio che si vede...


Nella mia città

bologna
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Venerdì 11 aprile:
Due appuntamenti con Michela Murgia presentata da Alberto Masala
alle 18 - ModoInfoshop - via Mascarella
alle 21 -
Biblioteca Navile, via Gorkij 14

ecco qui una scheda su Michela Murgia

Nel 2006 ho pubblicato per la ISBN edizioni Il Mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro alla Kirby. Nel 2007 ho collaborato alla stesura del soggetto e della sceneggiatura cinematografica del film Tutta la vita davanti, ispirato al libro.
Nell'arco degli ultimi due anni ho scritto per Marie Claire, Diario, L'Espresso, il Manifesto, Formiche, PeaceReporter e il magazine on line Emigrati Sardi. Ho una rubrica fissa sulle riviste Epolis e L'Arborense.
Ho partecipato all'antologia sull'identità sarda Cartas de Logu, curata da Giulio Angioni e edita dalla CUEC.
A maggio del 2008 esce per i Tascabili Einaudi Viaggio in Sardegna - undici percorsi nell'isola che non si vede, una guida narrativa per perdersi in Sardegna inserito nella collana Geografie. Sono al lavoro su un nuovo romanzo sempre per Einaudi che uscirà alla fine dell'anno.


Questo post è solo di segnalazioni: ne avevo in mente un altro ancora, ma l'orologio del mio Mac mi sta sussurrando di andarmene a nanna.
Non voglio però lasciarvi senza musica, ed ecco allora:
Bob Dylan!!!
martedì, 08 aprile 2008

Miscellanea di avvistamenti



Pro (e sul) TibetINDIA-TIBET-PROTEST

Beppe Iannozzi


Saper vedere


Nexus


Patrizius


Articolo 21
(Una bella intervista a Monica Guerritore da anni presta il suo volto a campagne umanitarie e per i diritti umani, tra le ultime Darfur e Tibet.)


La7
(La fiaccola è arrivata a San Francisco)



Non solo Tibet
FacesOfDarfur

Darfur

I bambini di Gaza

Morgan

Renzo Montagnoli
(La società del malessere:un editoriale da non perdere)


Maria Giovanna Luini
(Un post che dovrebbero leggere soprattutto le donne: lo ha scritto per noi, Maria Giovanna)

Errori di scheda


Scritture, scrittori

letteratura


Antonio Consoli
(Con due segnalazioni che vi porteranno a dichiarazioni molto interessanti)


Cristina Bove
(L'Angolo: splendida originale poesia della regina delle poetesse)


Declinato al femminile
(Sabrina Campolongo con un post su Nadine Gordimer)



Da Gian Paolo Serino:
(Si discute su Luciano Bianciardi e anche sui giallisti)


La prof
(Regaliamoci un sorriso, leggendo questo post)


Il gigante
Un bel racconto di Cinzia Pierangelini



Avvenimenti nella mia città

bologna-italy


Eventi del gruppo ’98 poesia:
Mercoledì 9 aprile 2008 ore 18
presso il Centro Documentazione delle Donne
Via del Piombo 5
Anna Zoli presenta due amiche del Gruppo:
Graziella Poluzzi autrice di “Poesie Fiabesche con Principi improbabili e Cenerentole rivisitate” (Joker 2006)
e
Serena Pulga autrice di “Una foglia di cedrina” (AZeta Fastpress 2006)


Giovedì 10 aprile 2008 ore 16.30
presso Libreria delle Donne di Bologna  via San Felice 16/A,
il Gruppo ’98 incontra Chiara Cretella
autrice del romanzo “Annunciazione in Metropolitana” ( Fazi, 2007)
Un cantico della caduta in una Milano gotica. Il taglio perturbante di un bisturi che lacera il desiderio giovanile, nell’epoca di una sensualità inorganica e artificiale. Lo stile raffinato di un’atmosfera ottocentesca e surreale, contaminata dal degrado urbano in cui l’unica forma di resistenza artistica diventa il palcoscenico del corpo


postato da: Soriana alle ore 23:31 | link | commenti (4)
categorie: avviso ai naviganti, tibet, bologna e dintorni