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venerdì, 07 novembre 2008

6 novembre: guerre, gaffe, ma anche cose belle

4b06cba4bfcb9fca10989db2bbd51e8a.jpeg(Mino Ceretti, Uomo allo specchio )

E’ mio, il contributo di questa sera per : no a tutte le guerre, no alla loro celebrazione.
Poi, vi parlerò di qualcosa che mi ha reso felice, e che per me è importante.



Reduce

Che me ne faccio delle medaglie
che mi stanno sul petto, fredde e pesanti
e del drappo con stelle e strisce
riposto da mia madre in un cassetto?
Che me ne faccio dei ridondanti discorsi
di generali dalle mani sporche,
delle fanfare che suonano assordanti
dell’iscrizione al club dei veterani?
Che me ne faccio di tutto quel frastuono
se  non vedo più il mio viso nello specchio,
ma lo sguardo sgomento di un bambino,
le gambe spalancate di una donna
le fiamme alte che avvolgono le case,
la falce della morte che ho impugnato?
Che me ne faccio?


(Milvia)


E a proposito di reduci di tutti i tempi, anche di questo secolo, ecco
John, soldato in Iraq, barbone in America
un vecchio articolo de La Stampa, firmato da Giuseppe Semprini.
Vorrei che anche a queste situazioni Barack Obama mettesse fine.
E permettetemi una nota di leggerezza: Barack ha il mio stesso segno zodiacale (Leone) e il mio stesso ascendente (Toro)…Non voglio dire, ma, insomma, noi del Leone…Noi con l’ascendente Toro…
Obama, già. In America, ora, hanno Obama, che giustamente in questi giorni è sui giornali di tutto il mondo.
Noi, in Italia, oggi, ieri e domani abbiamo e avremo  lui. Quello lì, ci siamo capiti, no?  Quello con gli occhi da salamandra.  Ma esultiamo!  C’è anche lui sui giornali di tutto il mondo:
QUI per accertarsene.

Meglio passare ad altro: alla cosa che mi ha fatto felice.
Entrando, questa mattina, nel sito di Albero Carollo, il mio cuore ha fatto una piccola danza. Perché?
Perché mi è balzato agli occhi questo titolo

Donne, ricette, ritorni e abbandoni

Infatti Alberto Carollo ha fatto una bellissima recensione alla mia raccolta di racconti, una recensione da cui si evidenzia quanta attenzione Alberto Carollo abbia posto nella lettura del mio libro.
E…non so se ci avete fatto caso: da un po’ di giorni, aprendo la home page del mio blog, c’è un’immagine, prelevata direttamente da un banner di Cartacanta (l’altro sito-laboratorio curato da Alberto Carollo). Lì c’è un nome (il mio) e una data ormai prossima: 14 novembre.

Squillino le trombe!!!! Rullino i tamburi, perchè:
vicenza16
Venerdì 14 novembre, alle ore 21 presso Libreria Mondadori Quarto potere  
Piazza delle Erbe 9/A – VICENZA presentazione di Donne, ricette, ritorni e abbandoni di Milvia Comastri, alias Soriana, alias Rossiorizzonti, insomma, il mio primo, unico e forse ultimo (ultimo ultimo per sempre, intendo) libro.


C’è qualcuno, fra voi, miei amati lettori, che abita nei pressi di Vicenza? Mi piacerebbe tanto che foste presenti…
Comunque vi ricorderò questo avvenimento la prossima settimana.
Così come vi racconterò di Monselice, appena riesco a ritagliarmi un po' più  di tempo.


Concludo, ora. Concludo con una canzone tratta dalla colonna sonora di un bel film di Hal Ashby: Coming Home, Tornando a casa. Qualcuno lo ricorda? La storia di un reduce del Vietnam, drammatica e intensa. 

Buffalo Sprinfield: Expecting to fly
mercoledì, 05 novembre 2008

oh, yeeeeeeeeeessssssssss!!!!!!!!!!!

barack-obama-teens1

Forse non cambierà niente.
Senza dubbio non cambierà niente (purtroppo) nella politica interna del nostro Paese.
Senza ombra di dubbio l'elezione di Obama  non cambierà la mia vita.

Però a me mi piace (sgrammaticatura ad uso rafforzativo) un sacco che il 44' presidente degli Stati Uniti d'America sia un nero.
Questa cosa qui a me mi sembra davvero rivoluzionaria.

E mi è venuta in mente questa poesia:


LA GIOSTRA

di Langston Hughes (1902-1967)


Bambino negro alla fiera:
Dov’è il reparto di Jim Crow
In questa giostra,
signore? Perché ci vogliono salire.
Giù nel Sud da dove vengo
bianchi e negri
non possono sedere vicini.
Giù nel Sud nel treno
c’è un vagone per i negri.
Sul tram ci mettono dietro:
ma non c’è un dietro nella giostra!
Dov’è il cavallo
per i bambini negri?

 

E anche

Questa

canzone.

 

Ora riprendo la mia corsa, non verso la Casa Bianca, ma a rincorrere le cose arretrate.

A questa sera.


postato da: Soriana alle ore 12:25 | link | commenti (16)
categorie: barack obama, elezioni 2008, dall italia e dal mondo
martedì, 04 novembre 2008

Navigando sotto la pioggia

Milano(Agosto 1943 Milano bombardata)

Ho molti impegni, in questi giorni, e tralascio così diverse cose, non rispondo a mail e neppure ai commenti che lasciate qui. Ma sono sempre di corsa. Spero domani vada meglio..
Per oggi ecco il mio post di avvisi ai naviganti. E una poesia. Per asserire con sempre più fermezza: no a tutte le guerre, no alla loro celebrazione.



Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta
E` morta: s`è udito l`ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l`usignolo
  è caduto dall'antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.


(Salvatore Quasimodo)


i ResistentiI Resistenti

Annalisa Ferrari
4 novembre

Renzo Montagnoli
No to War, Yes to Peace(II)

Anno Zero
La puntata del 23 ottobre

Ora Sesta
Corrispondenza

Mente Critica
4 Novembre 1918

LaNoisette
Pierpaolo e Lorenzo



letteraturaScrittori e Scritture

Miniletteriadi
Ieri Cristina Bove, oggi ElysSun: da leggere e commentare.

QUI
si può già acquistare 'A Jatta, il nuovo romanzo di Cinzia Pierangelini, fra pochi giorni anche in libreria

Silvia Leonardi
Mai stato così

Sabrina Campolongo
Il tagliaerba

Michela Murgia
Il 18 novembre alle ore 15 sara a Bologna nell'aula dei Poeti della Facoltà di Scienze Politiche per un incontro sul tema del lavoro curato dal professor Michele La Rosa



4e7579a1782d0b0f62aee14dd8bf9f9f.jpegHanno letto per noi


Claudio Arzani
I sogni di Bunker Hill di John Fante

Gordiano Lupi
I nostri anni verde oliva- una storia cubana di Roberto Ampuero



DanteCari amici Poeti


Cristina Bove
Aggiungi

ElysSun
Nostalgia di te

Natàlia Castaldi
Vivo

Giorgio Medda
Piangono

Glò D'Alessandro
Radici


Altro
Via del Porto
In ricordo di Fabrizio De Andrè

Antonio Consoli ha cambiato indirizzo. Ora lo trovate
QUI


Da Stefano Mina
Musica musica musica

Giulia
recensisce un bellissimo film semisconosciuto: Rosso come il cielo



Non può  mancare, alla fine del post, una canzone:


Un canto popolare: Fuoco e mitragliatrici


Ma non può mancare neppure: In bocca al lupo, Barack!!!!!

barack-obama-teens1E all'ultimo minuto aggiungo questo:

http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/us_elections_2008/7708378.stm
postato da: Soriana alle ore 18:53 | link | commenti (3)
categorie: avviso ai naviganti, barack obama, no a tutte le guerre
lunedì, 03 novembre 2008

3 novembre: un po' di cose

soldatiA Monselice non mi sono qualificata nelle prime tre posizioni, questo ve lo dico subito (la foto pubblicata...non è attinente a questo, però...). Ma aggiungo che è stata forse la più bella cerimonia di tuuti i premi letterari cui ho partecipato. Vi racconterò tutto domani, perché oggi,  dopo aver dedicato spazio alla consueta campagna no a tutte le guerre no alla loro celebrazione, voglio darvi alcune informazioni che riguardano scrittori da me molto amati. Continuate a leggere, prego.


No a tutte le guerre no alla loro celebrazione

Anche Renzo Montagnoli, che da sempre fa sentire la sua voce in favore della pace, ha lanciato una campagna per ricordare che la guerra è solo orrore:
No to war, yes to peace

E il mio contributo di oggi è questa crudissima poesia di Clemente Rebora.

        Viatico

O ferito laggiù nel valloncello,
tanto invocasti
se tre compagni interi
cadder per te che quasi più non eri.
Tra melma e sangue
tronco senza gambe
e il tuo lamento ancora,
pietà di noi rimasti
a rantolarci e non ha fine l’ora,
affretta l’agonia,
tu puoi finire,
e confronto ti sia
nella demenza che non sa impazzire,
mentre sosta il momento
il sonno sul cervello,
lasciaci in silenzio
grazie, fratello.





Scrittori scrittori scrittori

Scrittori che amo, naturalmente.
E andiamo a cominciare!

il cerchio.jpeg
Renzo Montagnoli domenica 9 novembre alle 16,30, presenterà la sua silloge: Il cerchio infinito (edizione Il foglio letterario) nell’ambito della rassegna della Microeditoria di Chiari (Brescia) QUI tutti i dettagli.
La seconda opera di Renzo Montagnoli è un piccolo gioiello, leggendolo, oltre ad affidarsi a una sorta di musica che sottende ogni verso, si possono trarre innumerevoli spunti di riflessione.







La_Condanna_del_Sangue


Maurizio de Giovanni: un autore eccellente, che sarebbe assai riduttivo chiamare giallista. Ora il suo più recente romanzo, La condanna del sangue (Fandango)è in lizza fra i partecipanti  al prestigioso premio Giorgio Scerbanenco; si tratta del più alto riconoscimento assegnato in Italia per la letteratura gialla e noir. ll regolamento prevede una prima selezione che viene sottoposta al voto popolare, dalla quale uscirà una cinquina che concorrerà all'assegnazione del premio vero e proprio. Il voto popolare viene espresso mediante collegamento al sito del Courmayeur Noir Film Festival. Si può votare fino al 25 novembre prossimo.  Se avete letto le inchieste del commissario Ricciardi non avrete certo bisogno delle mie sollecitazioni, per votare. Se ancora non le avete lette, oltre a invitarvi a colmare subito questa lacuna, vi dico: andate a votare! Fidatevi di me, non ho nessun timore di essere smentita sul valore di Maurizio come scrittore. Ecco qui il link.
Noir Fest



Fra i giovani scrittori ce ne sono tre che amo moltissimo.
Fra i giovani scrittori i miei preferiti sono:

Cristiano Cavina 

I_frutti_dimenticati8


















Fabio Geda


lesatta-sequenza-piccola













Flavio Soriga

soriga











Li ho messi in ordine alfabetico, perché non saprei proprio metterli in ordine di preferenza. Li considero bravissimi, mi emozionano, mi commuovono, mi divertono.
Tutti e tre.
Sono molto contenta, quindi che dei primi due sia uscito un nuovo libro:

 QUI
potete ascoltare l’intervista che Marino Sinibaldi ha fatto venerdì scorso a Fharenheit  a Fabio per l’uscita di L'esatta sequenza dei gesti (Instar) 

 Sempre a Fahrenheit, ma giovedì’ prossimo, Cristiano presenterà :I frutti dimenticati (Marcos y Marcos). Non perdetela, questa presentazione, se potete…
 
E a questo proposito ho un dilemma: tutti e due sono in gara per il libro del mese di fahre. Quale voterò? Beh, non so se sarà corretto, ma credo che darò loro un voto ciascuno.

E Flavio? L’ultimo libro di Flavio,  Sardinia Blues a Fharenheit è già stato presentato (ascoltate qui)  anzi, si è aggiudicato anche la nomina di libro del mese, in gennaio.  Io i libri di Flavio li ho letti tutti (così come ho letto tutti i libri di Cristiano e il primo di Fabio). Imperdibili. E se oggi ho citato anche lui, è perché non vedo l’ora che esca il suo quarto libro.

Per finire:
paolo_nori
Paolo Nori  domani martedi 4 novembre ore 21,30 presenta il suo libro Pubblici discorsi (Quodlibet Compagnia Extra) presso la (ormai mitica) libreria MODO infoshop Via Mascarella 24/b e 26/a Bologna.
Di Paolo Nori avevo letto tempo fa il suo Siam poi gente delicata. Ne avevo anche parlato nel blog, allora…E se devo essere sincera non mi era piaciuto tanto. Ma poi, ultimamente, ho letto altri suoi libri: Noi la farem vendetta, e Grandi ustionati. E il mio giudizio è cambiato totalmente. Tanto è vero che ora sto leggendo anche “Pancetta” e ho intenzione di leggermeli un po’ tutti, i libri di Paolo. Sono tanti, ma credo proprio che me ne farò una scorpacciata.
E mi sa che rileggerò anche Siam poi gente delicata.


Vi lascio, augurandovi una felice sera, con le note di

Generale

e, naturalmente, incrociamo le dita per Obama.
postato da: Soriana alle ore 19:42 | link | commenti (8)
categorie: avviso ai naviganti, barack obama, no a tutte le guerre
sabato, 01 novembre 2008

Buon novembre !

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Sono in partenza: questa sera, come ho già scritto l’altro giorno, sarò a Monselice: un mio racconto è in gara in un concorso letterario. Voterà il pubblico presente. Vedremo come andrà a finire…

Finite incredibilmente bene  le Letteriadi 2008  il concorso on line organizzato da Laura e Lory. Sono arrivata seconda e non posso che esserne soddisfatta. Più avanti in questo post, se volete, potete leggere il racconto, nella sua versione integrale: il concorso, infatti, oltre a un incipit obbligatorio, prevedeva anche un limitato numero di caratteri; sulla versione inviata avevo perciò dovuto fare una piccola operazione chirurgica di amputazione.  Anche da qui ringrazio prima di tutto le bravissime e infaticabili Loredana Falcone e Laura Costantini e tutti coloro che mi hanno sostenuto in questa gara.

E poi:  QUI  una mia brevissima poesia nuova nuova.

E ancora: sono disgustata da questa notizia: A volte, purtroppo, ritornano

Infine: spero spero spero che                              barack-obama-teens1 ce la faccia.


E ora continuando la piccola campagna: no a tutte le guerre no alla loro celebrazione pubblico questa poesia:


La guerra

C'e' chi gioca con la propria testa,
ma questa non e' che una sola palla
lanciata in alto
o rotolata per terra,
presa con la mano
o colpita col piede:
non e' che un'unica palla.
Ma c'e' chi gioca con la testa degli altri,
con molte teste alla volta, con tutte
le teste,
afferrandole al volo, lanciandole
in aria, con metodo,
senza che qualcuna cada,
così  da riempire l'orizzonte,
lo zenit,
i punti cardinali.
Ah, quante teste stanno volando!
Tra di loro non trova posto neppure una rondine,
neppure un raggio di sole.
Poi, di colpo, il gioco finisce
e la terra
è disseminata di teste.


Mihai Beniuc, massimo poeta rumeno, nato nel 1907


Per concludere, il racconto che ha partecipato alle Letteriadi 2008

Solo per il tuo bene. 


Degli altri quattro sensi non c’era traccia. Tutto ciò che riuscivo a sentire era uno stucchevole sapore di glassa alla fragola.
E io, la glassa alla fragola, l’avevo sempre odiata.
Cercai di sputare, ma niente, era come se avessi le labbra sigillate, mi sentivo come se fossi fatta di pietra, come se fossi una statua. E chi ha mai visto sputare una statua?
Beh, a dire il vero una statua che sputava l’avevo incontrata, più o meno vent’anni prima. Stava nel giardinetto di viale Albiti e da quello sgorbio che aveva come bocca, la fanciullina di pietra un tempo bianca, sbavava un rivolo verdastro, acqua mischiata a muschio. Mi faceva schifo, guardarla.
Schifo non mi facevano però le mani di Diego che mi salivano sotto la gonna, mi scostavano il cavallo delle mutandine e per qualche minuto, mentre il giardino andava oscurandosi per le ombre della sera, le sue dita mi facevano dimenticare la scomodità di starmene su quella panchina dal sedile sgangherato e le lancette dell’orologio che si rincorrevano veloci per giungere all’implacabile traguardo dell’ora del rientro e l’inevitabile punizione per l’immancabile ritardo.

L’odiato sapore si era fatto più intenso. Forse perché era l’unica sensazione che riuscivo a percepire. Per il resto nulla. Silenzio assoluto, buio come in una notte di black out totale, nessun odore, e la strana sensazione di essere sospesa da qualche parte, perché la mia pelle non avvertita alcun contatto con nessun accidente di materia viva o morta.
Morta.
Era morto qualcuno.
Se non mi liberavo da quel sapore ero certa che sarei impazzita. Non riuscivo a pensare.
Chi cazzo era morto?

Io le glasse le avevo sempre odiate. Ma in particolare quella alla fragola. Aveva lo stesso sapore dello sciroppo antibiotico che mi dava mia madre da bambina, quando avevo la tonsillite. Mi svegliava di notte, mi tirava su dal cuscino, mi stringeva le guance e mi infilava in bocca il cucchiaino di plastica. E io urlavo sputavo piangevo. E lei giù una sberla, che mi faceva sbattere la faccia contro la parete a lato del letto. E mi infilava in bocca un altro cucchiaino di roba disgustosa, e io piangevo, ma non sputavo più, e neppure urlavo. 
Era brava, la mia mamma, era brava a prendersi cura di me.  Diceva sempre che era per il mio bene, quando d’inverno mi chiudeva  nuda  in terrazza. Diceva che così mi sarei ricordata di riordinare la mia camera, o di tener pulita la lettiera del gatto, o di non parlare con il cibo in bocca.  Ma se poi mi ammalavo mi curava, devo dargliene atto. 
Poi a un certo punto lei non ci fu più.
E di me si prese cura Alberto.
Anche Alberto era bravo.
Alberto, venuto dopo Diego, e Carlo, e Simone, e Paolo e un po’ di altri.
Alberto, lui, era un mago: non mi lasciava mai segni, quando mi picchiava. Non come la mamma, che a scuola dovevo sempre trovare un sacco di scuse.
Lui  mi voleva bella, e dolce, e quando facevamo all’amore mi chiamava troia, ma era il suo modo per dirmi quanto mi amava.
E poi aveva un sacco di amici. Amici molto gentili. Era orgoglioso di me, Alberto, quando un amico gli diceva quanto io gli piacessi, quanto fossi brava, come lo avessi fatto impazzire in quella mezz’ora passata sul letto.  Ma era bravo, Alberto: non mi aveva mai messo su you tube, come avevano fatto certi ragazzi prima di lui.

Cominciavo a sentirmi come se io stessa fossi una enorme, stucchevole torta ricoperta di glassa alla fragola. Un pan di Spagna con una appiccicosa veste rosa.  Se quella sensazione andava avanti ancora a lungo ero certa che sarei morta.
Morta, già. Qualcuno era morto. Anche di questo ero certa.
E poi, dove cavolo ero? Non è che avessi paura: male non fare, paura non avere, mi diceva sempre la mia mamma.  E io di male non avevo proprio fatto nulla. Solo che mi sarebbe piaciuto sapere perché non vedevo, udivo, non sentivo odori, né sensazioni tattili. Così, solo  per curiosità. 
Ma avrei dato un milione di euro per togliermi quel saporaccio, questo sì.

Io glielo avevo detto, alla mamma, che non mi piaceva il sapore di quello sciroppo. Ero già grande, sui sedici anni, quando glielo dissi. E lei, per educarmi ad accettare tutti i sapori, per una settimana, ogni giorno, si mise a preparare torte. Ricoperte di glassa alla fragola. E me le fece mangiare, e io le mangiai, stimolata dal coltello puntato alla gola. Lo stesso coltello che lei adoperava per stendere la glassa alla fragola sulla torta.
Fu alla settima torta che le presi il coltello dalle mani. Era ancora sporco di glassa, e il colore rosa venne ricoperto dal colore rosso del sangue.
Povera mamma, mentre scivolava a terra ebbe ancora la forza di dire: ma io lo faccio per il tuo bene…
Non stetti dentro tanto.
E almeno, nel minorile, non servirono mai torte con la glassa.
E  fu allora che Alberto si prese cura di me.
Lui era lì per stupro, ci incontrammo alla recita di Natale. A Santo Stefano facemmo l’amore, nel cesso dietro la cappella. E io mi innamorai. Tanto lo sapevo che era innocente. E’ che lo aveva incastrato una puttanella di dodici anni.
Quella piccola stronza doveva aver raccontato un sacco di bugie…
Quando uscì mi venne a cercare, e così ci sposammo, perché eravamo tanto innamorati.
Fui felice di intestargli la casa che mamma mi aveva lasciato in eredità: volevo dargli una prova del mio amore.
Non lavoravamo, ma i suoi amici erano molto generosi, e ogni volta che venivano a casa lasciavano sempre un po’ di soldi.
Eravamo felici. Io a volte lo facevo arrabbiare, e allora lui mi picchiava. Ma io credo che fosse come per mamma: lo faceva perché imparassi a essere una brava moglie, lo faceva solo per il mio bene.
Una volta però era venuto a casa con un tipo che non mi piaceva per niente. Non so perché non mi piacesse, aveva qualcosa che mi metteva paura. E io non volli essere ospitale con lui.
Alberto si arrabbiò molto. Mi riempì la pancia di calci. Pensare che proprio quella sera avrei dovuto dirgli del bambino.
Ma il bambino se ne andò, proprio quella sera.

Era diventato intollerabile, quel sapore. Lo odiavo, mi stava risucchiando, annientando. Mi stava facendo impazzire.

Pazza. Malata mentale. Incapace di intendere e di volere. Così avevano detto quelli del tribunale.
Una pazza che aveva ucciso il marito con del veleno per topi, ne aveva fatto a pezzi il corpo e aveva ricoperto ogni pezzo con una vischiosa glassa alla fragola.

Improvvisamente capii il perché di quel sapore e del buio, e del silenzio…
Mi succedeva sempre così, dopo la seduta di elettrochoc. Ma poi tutto ritornava alla normalità.
Anche i dottori, lì, agivano solo per il mio bene.



Un’altra canzone contro la guerra:
Queen: Let me live


Vi lascio, ora, augurandovi buon fine settimana e buon mese di novembre.
Ci risentiremo, credo, martedì.
Ciaoooo!!!!