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...e navigando con le vele tese io sempre cercherò il mio orizzonte Più riguardo a Donne, ricette, ritorni e abbandoni

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giovedì, 05 novembre 2009

Non è un albergo a 5 stelle

le-facce-che-non-ci-sono
(Da Repubblica del 5 novembre 2009):
Per conoscere un paese, vai a guardare le sue galere: Bella frase, eh? Lo ripetono in tanti, non ci crede quasi nessuno. Le galere sono inguardabili, per definizione. Vi si compiono pratiche di cui non vogliamo sapere niente, nella realtà. […] La giustizia […] si ferma alle soglie del carcere, […]. Là cessano di essere persone, e perfino di essere diversi fra loro. Non importa che siano innocenti incarcerati in attesa di un giudizio che li scarcererà, assassini di donne, o stranieri non in regola e basta. Sono corpi consegnati come si consegna un umiliato animale alle gabbie di uno zoo. Così si entra, e si lasciano alla matricola i propri effetti personali, un anello, la cintura e i lacci, la fotografia di fronte e di profilo, le impronte dei polpastrelli, e l’anima. I corpi devono essere denudati, perché sia piena la loro spoliazione. Nudi, una flessione, o più, una perquisizione anale, la consegna dei lenzuoli, se non sono finiti, e l’inoltro alla gabbia. […] Quasi 30mila persone all’anno entrano in galera per uscirne nel giro di tre giorni. Sensazionale, no? E per ognuno tutta la liturgia: lasciare l’anello e la cintura e l’anima, e le flessioni. […] In questi giorni una catena di episodi normalmente infami, ma imprevedibilmente documentati, inducono a non voltare la testa. Passerà presto. Si dimenticheranno le frasi meravigliose: Cucchi caduto dalle scale, il colonnello che avverte che una camera di sicurezza non è un albergo a cinque stelle, l’ufficiale che spiega che il massacro va eseguito al piano di sotto se no il negro lo vede, il sindacalista che spiega che tecnicamente massacro vuol dire richiamo verbale. […]
(Adriano Sofri)

Quasi 30mila persone all’anno entrano in galera per uscirne nel giro di tre giorni, scrive Adriano Sofri. Ma non è detto che tutte queste (quasi) 30mila persone escano, come si usa dire, con i loro piedi.

Non è uscito con i suoi piedi Stefano Cucchi,C020001248692_l_w200 di anni 31, il morto di carcere più recente (se tralasciamo i suicidi). Dato che le cronache di questi giorni ne hanno, per fortuna, parlato a lungo, non riporterò qui il suo calvario. Riprendo solamente la lettera di un lettore di Repubblica, il signor Giovanni Conte, pubblicata oggi sul quotidiano: Ho letto a proposito della morte di Stefano Cucchi,  scrive il signor Conte, che i sanitari si difendono adducendo scarsa collaborazione da parte del  paziente; anzi sulle anticipazioni on line di Repubblica leggo “rifiutava tutto”. Al signor Englaro sono stati necessari dieci e più anni per far accettare il rifiuto dell’alimentazione, mentre a Stefano Cucchi è bastato non collaborare.

Federico_AldrovandiE dal carcere non è uscito con i suoi piedi neppure Federico Aldrovandi, che di anni ne aveva 18 da poco compiuti. Anzi, a dir la verità, Federico in carcere non è neppure entrato, perché il massacro è avvenuto ancora prima del suo arresto. I manganelli, i pugni, i calci, l’ammanettamento in una posizione che lo ha fatto soffocare, hanno come ambientazione una strada di Ferrara: è in una strada che questo ragazzo è morto, il 25 settembre del 2005.

Neppure Aldo Bianzino (anni 43, ebanista)aldo-bianzino  è uscito con i suoi piedi, dalla prigione. Forse di lui ci si ricorda meno e riporto perciò i dati salienti della vicenda (che ho rielaborato da http://www.socialpress.it):

E’ la mattina del 12 ottobre 2007 quando quattro poliziotti, una poliziotta ed un finanziere dell’unità cinofila con un mandato di perquisizione, fanno irruzione nel casale di Aldo Bianzino, sulle colline di Pietralunga, un borgo vicino a Città di Castello.   Trovano solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti. Aldo e la sua compagna Roberta Radici vengono condotti prima al commissariato di Città di Castello, poi alla questura di Perugia ed infine al Carcere di Capanne. A casa, soli, rimangono il figlio Rudra di 14 anni e la mamma di Roberta che ne ha 91.
Il giorno seguente, la visita medica di prassi, attesta che Aldo è in condizioni di salute perfette.
Il 14 ottobre, a due giorni dall’arresto, al momento della battitura il detenuto non risponde. Probabilmente è già morto. Il soccorso prestatogli dal personale sanitario che lo adagiano nel corridoio non dà alcun esito.
Il 16 ottobre l’autopsia rivelerà che il corpo di Aldo presenta lesioni al fegato, alla milza, al cervello e due costole rotte. L’uomo  sarebbe morto a causa di colpi dati con l’intento di uccidere, colpi dati con una tecnica scientifica usata presso alcune corporazioni militari che mirano a distruggere gli organi vitali senza lasciare tracce esterne. Il 22 ottobre  viene aperta un’indagine contro ignoti per omicidio volontario che viene affidata alla polizia, lo stesso corpo che ha arrestato il Bianzino. Nei giorni successivi, in seguito a dichiarazioni di persone informate sui fatti, il PM iscrive sul registro degli indagati un agente di polizia penitenziaria per omissione di soccorso ed omesso servizio: infatti più testimoni dichiarano di aver sentito Aldo chiedere aiuto durante la notte fra sabato e domenica e che l’unica guardia carceraria non è mai intervenuta a prestare soccorso. Questa versione sembra anche essere confermata dai nastri video che non hanno mai mostrato controlli tra le 3:20 e le 6:57.
Si esegue una nuova autopsia  e… miracolo: non ci sono più costole rotte, né milza spappolata… Si parla per la prima volta di un aneurisma come causa della morte.
Il 10 gennaio del 2008  il caso viene archiviato: non c’è stato alcun omicidio. Aldo Bianzino è morto di aneurisma cerebrale.
Per tutte le incongruenze, le omissioni e altri punti oscuri di questo procedimento giudiziario e per i suoi sviluppi vi invito a leggere interamente
questo articolo.

Da un vecchio post di Beppe Grillo ho appreso, l’altro giorno, che il 16 luglio scorso Roberta, la compagna di Aldo, è morta in un ospedale in attesa di un trapianto di fegato. Rudra, il figlio di Aldo e Roberta, è rimasto solo. Anche la vecchia nonna è morta. Ecco cosa ha scritto in quell’occasione Beppe Grillo.
Rudra è rimasto solo:  deve sostenere le spese per il processo penale contro i carcerieri di Aldo e studiare, prepararsi a un futuro. Lancio insieme a Jacopo Fo e al Meetup di Perugia una sottoscrizione per Rudra. Il blog seguirà il processo Bianzino fino alla fine, come ha fatto per i processi Rasman e Aldrovandi. Un filo rosso di vergogna per le istituzioni unisce tra loro queste morti di innocenti.
Non lasciamo solo questo ragazzino. Facciamolo per noi, prima ancora che per lui

Un appello per Rudra Bianzino

Scusate, il post è lunghissimo, non so neppure se siete arrivati alla fine. Ma le cose da dire sarebbero comunque ancora tantissime. Ci sarebbe da dire, per esempio, che non importa chi ci sia al governo, quando succedono queste cose: destra, sinistra, il nefasto risultato non cambia.
Concludo segnalandovi tre recenti articoli che di carceri parlano.

Strage nelle carceri
di Paolo Flores d’Arcais, da "Il Fatto Quotidiano", 3 novembre 2009

Stato di diritto o Stato di polizia
di Luigi De Magistris, da luigidemagistis.it

Così mi hanno pestato
di Francesca Pilla, da "il manifesto", 1 novembre 2009
postato da: Soriana alle ore 18:34 | link | commenti (8)
categorie: cronache infernali

Commenti
#1    05 Novembre 2009 - 20:31
 
Allucinante, non riesco neanche a commentare, d'accordo esercitare la giustizia, ma essere aguzzini spietati ancor prima del processo non lo capisco. Le guardie carcerarie sono delle belve?
Agghiacciante.
Il post l'ho letto tutto, merita e tanto cara Milvia, hai una capacità descrittiva che non si può ignorare.

un saluto serale
annamaria
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#2    06 Novembre 2009 - 22:52
 
Ciao Milvia:) Allora sei tu rossi orizzonti! Passo ogni tanto da te a leggere:)

Argomento interessante e importante.

Io odio l'abuso di potere e nelle carceri so per testimonianze dirette che è consuetudine.
Interessante pensare ai sentimenti contrastanti che accompagnano i ben pensanti, coloro che non vengono mai colti in flagranza di reato, perchè possono permettersi di pagare il silenzio e l'innocenza e sono i primi a puntare il dito e a credere che questi comportamenti siano giusti. Il malfattore deve essere punito severamente. Un po' di sana violenza fisica non può che far bene a questi scapestrati buoni a nulla reietti della società. Ma questo non è solo pensiero frutto della più becera ipocrisia italica, ma  anche di coloro che vedono nella punizione corporale e nella soppressione dell'altro la panacea di tutti i mali. E purtroppo sono tanti, salvo poi scoprire che il loro figlio è tossico sotto al loro naso, da molti anni e non se n'erano manco accorti.  Come siamo lontani da una società equa e solidale! Come siamo lontani dal rispetto dell'individuo come unica entità al mondo, come siamo lontani dal credere che ogni individuo prima è un uomo e poi tutto il resto.
Io temo il pensiero becero e strisciante che alberga anche in me, che ogni tanto mi assale, che mi scopre a pensare, dentro alla mia automobilina nuova, in coda al semaforo, avvolta nel mio cappotto di pura lana, che quella zingara là, che fa l'elemosina, che forse andrà a rubarmi in casa come passerò la curva, è diversa da me.
E non è vero in buona sostanza.
Mi sono mai chiesta che farei se fossi al suo posto?
Non oso nemmeno immaginarlo perchè il solo pensiero mi fa orrore.
Ci vorrebbero righe e righe per spiegare questo orrore.

Pestare chi è diverso, pestare chi ha sbagliato, pestare per il gusto di farlo, protetto da una divisa, un credo, un colore politico non è solo fascismo, è ignoranza.
Il male peggiore di tutti i secoli.

Ciao cara a presto:)



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#3    08 Novembre 2009 - 16:18
 
Agghiacciante g*
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#4    08 Novembre 2009 - 23:06
 

@Annamaria: e questi sono solo episodi che affiorano alle cronache, perché alle spalle delle vittime

c’è una famiglia. Ma credo che di altri non ne verremo mai a conoscenza. Non voglio dire, con questo, che fra le forze dell’ordine o nelle carceri ci siano solo aguzzini, anzi, credo che questi siano solo una minoranza. Però è il sistema “carcere” che è sbagliato: dovrebbe essere punitivo, e qui credo che siamo tutti d’accordo, ma anche rieducativi e non violento, soprattutto. Come si può disabituare un individuo alla violenza, quando la stessa violenza la si opera su di lui?

 

Buon inizio settimana, cara Annamaria.

Milvia

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#5    08 Novembre 2009 - 23:27
 

@Sgnapi: Sììì! Sono proprio io, rossi orizzonti!

Hai detto bene, cara. Quante volte sento dire le frasi che tu riporti. Quante volte sento dire che si sta meglio in galera che fuori, che là hanno tutto, perfino la televisione… Come se avere la televisione fosse il massimo dei beni. La società equa e solidale credo che non sia mai esista, ma se un tempo forse c’era la possibilità di una sua costituzione, penso che oggi, proprio, dobbiamo abbandonare ogni speranza.

E ti capisco benissimo anche quando scrivi che “il pensiero becero e strisciante che alberga anche in me”. Sai, proprio di fronte a casa mia c’è un piccolo centro commerciale e nell’atrio ogni mattina seduta su una panca c’è una ragazza rom. Ogni tanto le do qualcosa: abiti usati, utensili per la sua casa, qualche euro per i suoi bambini. Mi fermo a parlare con lei, le chiedo notizie dei bimbi. So che le farebbe piacere fare qualche ora di pulizie nelle case. Eppure io, che a volte ne avrei bisogno, sono restia a chiederle di venire da me. C’è quella becera vocina che mi dice: e se poi ruba? e se poi fa venire in casa qualcuno? Vedi, mi vergogno, mi vergogno anche in questo momento che sto scrivendo questa cosa. Eppure non so se domani le dirò: Micaela, vieni a pulirmi i vetri, in casa?

Ignoranza, anche la mia, che a volte mi credo una sorta di piccola paladina dei deboli.

Ciao, un bacione e spero proprio di vederti prossimamente a Bologna.

Milvia

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#6    08 Novembre 2009 - 23:29
 
@Grazia: speriamo che almeno si riesca a sapere la verità. Ma ne dubito.

Un abbraccio

Milvia

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#7    10 Novembre 2009 - 14:16
 
Pare ,ad oggi che Stefano sia stato pestato dalle guardie carcerarie e forse "trascurato"in ospedale ....certo è che l'accumulo di messaggi violenti , di paure vaghe  e imprecise ,il senso di impotenza e altro ancora rendono alcuni( carabinieri ,poliziotti ,gurdi ecc..) rabbiosi dentro e pronti a tutto...E poi il nostro Giovanardi ha concluso saggiamente ,da persona esperta e lungimirante quale è"Stefano è morto perchè anoressico e drogato"1+ 1 fanno due ,da noi ,in questa italietta,no? 
Tinti
utente anonimo

#8    10 Novembre 2009 - 16:12
 
@Tinti: frustrazione, ignoranza, senso di impotenza, di rivalsa verso una vita che forse è diversa da come l'avevano immaginata. Come tu scrivi, cara Tinti, molti sono gli elementi che possono scatenare la crudeltà e la violenza verso un nostro simile. In quanto alle parole di Giovanardi (che più volte ha dichiarato di essere un vero cristiano) riporto una dichiarazione di Ilaria, la sorella di Stefano: Non voglio aggiungere altro, la cosa che ha detto si commenta da sola.

Verrà fuori tutta la verità? Io me lo auguro. E soprattutto mi augurerei che non si ripetessero più cose simili. Ma so già che è una speranza, la mia, del tutto inutile.

Buon pomeriggio, amica cara.

Milvia
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