Mezz’ora fa stavo rientrando a casa, con Alex e Simona, dopo aver trascorso una piacevolissima giornata in compagnia di parenti cui siamo molto affezionati. La radio trasmetteva musica e tutto era O.K. Poi è iniziato il giornale radio, e per prima cosa hanno dato la notizia della morte di Alda Merini.
Mi si è chiusa la gola. Ho pensato all’ultima volta che l’avevo vista. Ho pensato alla sua vita travagliata. Ho pensato che ogni volta che muore un poeta il mondo perde qualcosa di estremamente prezioso.
Poi ho pensato che un poeta è, comunque, immortale.
La ricordo con due sue due poesie. E dentro me ricordo un caldo mattino mantovano e la sua voce. Lo raccontai così, allora, quel mattino di settembre dello scorso anno.
Emozioni
Alda Merini : incredibile, commovente, divertente, struggente, incoerente, semplicemente: GRANDE! Con i suoi collant smagliati, con la sigaretta sempre accesa, con il suo viso intenso, con lo sguardo a volte di bambina… Parla, dice tanto. Dice: i Poeti son povera gente…Dice: si nasce destinati a scrivere. Dice: difficile è digerire la società che abbiamo. Dice: l’innocenza salva la poesia. Dice: i Poeti hanno grande memoria, ma perdonano. Dice: siamo sull’orlo del fallimento, non c’è bisogno di parole, ma di esempio. Dice: amore (per una donna) è combattere a fianco del proprio uomo. Dice: la vera follia è costruttiva. Dice: non voglio dirvi dei manicomi. E’ troppo orribile.
Dice…dice tante cose, Alda Merini, molte condivisibili, altre meno, ma c’è un dolore che riaffiora periodicamente fra tante parole: i figli che le sono stati strappati, la sua angoscia di madre negata.
Recita una poesia di un poeta che non è certo fra i più celebri: Angiolo Silvio Novaro conosciuto certamente dai miei coetani, perché le sue poesie erano presenti in tutti i libri di lettura delle elementari, ma forse oggi dimenticato. Mi fa molta tenerezza sentire la poetessa più volte candidata al Nobel recitare a memoria quella tenera poesia, che parla di affetti famigliari, di cose semplici…
A tutte le donne
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
La pace
La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.