rossiorizzonti

...e navigando con le vele tese io sempre cercherò il mio orizzonte Più riguardo a Donne, ricette, ritorni e abbandoni

Sign for Sospendiamo il Ponte sullo Stretto di Messina per il Rinnovamento del Paese

Chi sono

Utente: Soriana
Nome: Milvia Comastri
Impulsiva, irrazionale, a volte litigo con me stessa. Ma mai, o quasi, con gli altri.

Links

A rivista anarchica
Ada
Alberto Carollo
Alberto Masala
Amnesty International: sempre e per sempre contro la pena di morte
Andrea
Andrea Pomella
Angela
Angeli alle fermate
Anghelu
Annalisa
Annamaria
AnnoZero
Antonella
Antonio Consoli
Antonio R.
Argeta
Astro del mattino
Bandiera gialla
Barbara
Bardaneri
Beppe Iannozzi
Bloggers per la Birmania
Canzoni italiane
Carla Verbano, mamma di Valerio
Carta e calamaio
Cartacanta
Cassandra
Circolo Pasolini Pavia
Claudio Arzani
Coccoinomani
Comodoro
Compagnia d'arte drummaica
contro copertina
Cosimo Piovasco
Cri
Cristelia
Cristiana Alicata
cristina bove
Da Viserbella
Dalla Sardegna
Dani
Daniela
Declinato al femminile
Edoardo Scalzano
Eleonora
ElysSun
Emergency Pistoia
Emergency: che cura anche i "nemici"
Enrico Gregori
Ettore Masina
Evaluna71
Eventounico
Fabio Geda
Fahrenheit:il meglio del meglio di RadioRai
Ferite invisibili
Fiae
Filosofi per caso
Fiorestella
Fiori e fulmini
Flavia
Flavio Soriga
Franca
Francesca
Francesco
Francesco Giubilei
Franco
Gaetano
Gemisto
Georgia
Giacomo di Girolamo
Giadanila
Gianfalco
Gianpaolo Serino
Giorgio Medda
Giovanni Giovannetti
Giuseppe Merico
Glo
Glodis
Graziano Spinosi: un grande Artista
I Sognatori
il bellissimo sito di Renzo Montagnoli, scrittore e poeta
Il blog dei senzadimora a Bologna
Il blog di Franca Rame
Il blog di Gea
Il cinema attraverso lo sguardo del cuore
Il Ghibellino
Il giardino di Cristina
Il Manifesto
Il mio editore
Isabella
Isola delle voci
Italiano per stranieri (da Bologna)
Jacopo Fo
L'armonia delle parole
La bella addormentata
La matematica come poesia
La porta accanto
laura & lori
Le storie di L&L
lo scrittore inesistente
Loredana Limone
Loredana Lipperini
Lorenzo
Luciadelchiaro
Malicuvata
Margaret
Maria Cristina Muccioli
Maria Serena
Marta Fiumara
Massimo
Massimo Burioni
Massimo Maugeri
Matteo Fantuzzi
Matteo Pugliese
Mente critica
Michela Murgia
Michelangelo
Micol
Milena Magnani
Miriam Ravasio
Monpracem
Morena Fanti
Morgan
Mulini a vento
Nazione indiana
nessuno tocchi caino
Noisette
Nonna Nedda: una giovane bisnonna
Orasesta
Paolo Nori
Parola di donna
Parvatim
Passator cortese
Patrizius
Pedjolo
Piada e rose
Piume di farfalla
Poesie migranti
Popinga
Primo Amore
Pungola
Rael
Redrage
Remo Bassini: un vero scrittore, uno scrittore vero
Ristretti orizzonti
Rita
Rivista Fernandel
Roberta
Roberto Ferrucci
Rousseau: un blog da seguire
Roxane
Sabrina Campolongo
Sassi dipinti
sgnapisvirgola
Silvia Leonardi
Simona Vinci
Simone Perotti
Solo Poesia
Stefania Ferrini
Stefania Lusetti
Stefano Mina
Sul romanzo
Tanto per parlare
Tristantzara
Un blog di...esuli
Un sito per la pace
Una prof DOC
Una scrittrice sorprendente:Cinzia Pierangelini
Valeria
Vibrisse
Victoria
Vignette e non solo
Voltando pagina
Zucca pelata

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 30 novembre 2009

Ma se non foste quello che siete, chi vorreste essere?

1187688162828-maschere-teatro
(http://assago.blogolandia.it/2008/05/29/assago-terra-di-poeti/)

Mi sono chiesta, a volte, chi vorrei essere, se non fossi quella che sono. La risposta, con il passare degli anni, è via via mutata. Jo, mi risposi da bimbetta, dopo la prima lettura di Piccole donne.
E poi venne Doris Day (per i suoi vestiti: ah, l’effimeratezza dell’adolescenza…), e poi una staffetta partigiana, e poi… Beh, non mi ricordo, se devo essere sincera, o forse, per molti anni la domanda non me la sono più posta.  Ricordo, però, che dopo aver incontrato per la prima volta la scrittura di Tiziano Terzani, in Un indovino mi disse, chiudendo il libro mi venne spontaneo pensare, non “Come vorrei conoscerlo, questo autore, ma “Vorrei essere lui. vorrei avere la sua mente e soprattutto la sua anima.”
La domanda me la sono posta anche recentemente e mi è venuto da pensare che forse vorrei essere solo una normale casalinga, una donna normale, con una famiglia da amare e da cui essere amata, con il dono di dare e l’umiltà di ricevere, con piccoli progetti da realizzare, piccole cose quotidiane,
non eclatanti, tranquille, sicure: una pietanza preparata con amore per un marito, un fine settimana con tutta la famiglia… Cose così, insomma.  Ma forse è stata, la mia, una risposta scaturita da un momento di malinconia. Una sorta di scivolone un po’ patetico, insomma.

Ora vorrei sapere da voi,  anche se siete soddisfattissimi di chi e di come siete,  chi vorreste, potendo, essere. Quale maschera, salendo su un palcoscenico ideale, vorreste indossare.  E’ un gioco, no? e nel gioco la fantasia si può sbizzarrire.
Personaggi letterari, storici, della cronaca, dell’attualità, dell’arte, del mondo dello spettacolo,  di un sesso che non corrisponde al vostro, di una razza (umh...brutta parola, razza...) che non è la vostra: nessun limite alle vostre risposte. Solo un nome e poche righe per la motivazione.
Mi sembra che ne possa venir fuori una cosa divertente. Dai, cominciate a pensarci e scrivete, scrivete… Anche i maschietti, please, sono invitati a partecipare…


E a proposito di personaggi… mica male

questi

postato da: Soriana alle ore 18:49 | link | commenti (14)
categorie: domandine
venerdì, 27 novembre 2009

La fatica di odiare

pict_20081027PHT40748

La fatica di odiare


La gente non guarda mai la mia faccia. Chi mi incontra per la prima volta abbassa subito gli occhi, e poi si mette a fissarmi un ginocchio, o una spalla, quasi ci fosse appollaiato, sulla spalla, un pappagallo pronto a raccontare cosa mi è successo. Neppure mia madre mi guarda. Mentre mi stringe una mano, o mi accarezza la testa, tiene gli occhi socchiusi, come se una luce forte le ferisse gli occhi.
Io sì. Io mi guardo. Mi fermo davanti allo specchio e lascio che i miei occhi escludano tutto, dell’immagine riflessa, all’infuori del viso. Vocabolo improprio, viso. Un insieme di ossa spezzate e di pelle, di piccoli muscoli recisi, di avvallamenti, di oblique linee frastagliate. Io la guardo, questa cosa che sembra scaturita dalle mani di un bambino incapace cui abbiano dato una palla di plastilina per farci un volto.
Io li guardo, i miei occhi: il sinistro semichiuso e abbassato rispetto al suo compagno. Io la guardo la mia bocca-scarabocchio. Io mi guardo in faccia, ogni giorno, a lungo.
E’ così che nutro il mio odio, che lo allatto, che lo faccio crescere forte e senza debolezze.
E’ così che mi alleno a odiarti, ogni istante di più.

Era una bella giornata di primavera, gli uccellini cinguettavano in allegria, i fiori mostravano tutto il loro rinnovato splendore  e una  brezza leggera faceva dondolare le foglie degli alberi: uno scrittore senza troppo talento descriverebbe così il giorno del loro primo incontro. In effetti la descrizione corrisponde alla realtà. Era un banale giorno di primavera, quando si conobbero. Anche la causa dell’incontro fu banale: un’informazione stradale. Lui che chiede a lei: scusa, mi sai dire dov’è via Tasso?
Come poi si fossero trovati subito dopo seduti su una panchina del parco della villa comunale, e poi a prendere un caffé in un bar della piazza, e due sere dopo a bere una birra nel pub di via Garibaldi, e infine, la settimana successiva, a letto insieme nel monolocale che lei aveva preso in affitto da un mese,  è del tutto irrilevante spiegarlo.
La primavera si stava ritirando per far posto all’estate, i giardini esplodevano in colori e profumi
accesi e parallelamente esplodeva la loro passione. Niente, per lei, era stato così, prima di lui. Prima di lui, per esempio, non si era neppure quasi accorta di avere un corpo.  Ora, invece, ne avvertiva tutte le esigenze. Che poi era una sola, era una sola esigenza. Avere lui dentro di lei, la sua bocca ovunque e le sue dita che ovunque si  insinuavano. Un pianoforte: ecco, cosa era diventato il suo corpo. E lui il pianista, che spingeva i tasti, ora dolcemente, ora con furia, per trarne una musica mai ascoltata.
Niente era stato così, prima, per lei. Anche parlare con lui, raccontare di sé, era qualcosa di nuovo. E anche stare in silenzio, lo era. Un silenzio che rilasciava calore.

No, non lo conoscevo, ho risposto al poliziotto.  Avrei potuto dare nome cognome indirizzo altezza colore degli occhi dei capelli. Ma non l’ho fatto. Mi sono inventata un aggressore sconosciuto, tutto diverso da te, biondo, occhi azzurri, tatuaggio di uno scorpione sul braccio destro.  Perché l’ho fatto? Perché volevo che solo le sbarre del mio odio ti racchiudessero. Perché non volevo che tu, con l’ausilio di qualche legge schifosa, te la cavassi con una condanna lieve. E perché ho pensato che la morte, che il dolore, ti avrebbero potuto raggiungere più facilmente, fuori. Il carcere è molto meno duro e meno pericoloso della vita all’esterno, ho pensato.
A nessuno l’ho detto, che sei stato tu. A nessuno ho detto che è a causa tua se la gente non mi guarda in faccia. Non lo conosce nessuno il nome di chi mi ha spappolato l’utero.  Non c’è nessuno che sa chi è l’oggetto del mio odio.  D’altra parte di te non avevo parlato  neppure con mia madre. Rimandavo ogni giorno; mi dicevo: questa sera le telefono e glielo dico che ho incontrato l’amore. Poi il tempo passava e non dicevo nulla, per pudore, credo. Di amiche non ne avevo: città nuova, nuovo lavoro. Solo tu.

La prima volta era stata come una specie di scherzo. Una divergenza di opinioni  su un argomento futile, e lui che le dice: sei proprio una testa dura, ora te lo dimostro. E il suo pugno (non troppo forte, ma neppure lieve) che arriva lì, proprio al centro della testa.  Non le chiede scusa. Quando vede le lacrime che le scendono sul viso dice: ma non fare la stupida. E poi l’ abbraccia.
La seconda volta era arrivato uno schiaffo. Lei insisteva su non si sa cosa, per andare da qualche parte, forse, e lui non aveva proprio voglia di andarci in quel posto che lei proponeva con tanto entusiasmo, ma lei aveva continuato a insistere, a insistere. Dopo, si erano ritrovati a fare all’amore in fondo a un vicolo deserto, in piedi contro un muro sbrecciato di una casa abbandonata e a lei era sembrato di impazzire per il piacere che lui le stava dando.
Poi altre volte. Inezie: pizzicotti sulle braccia, un altro schiaffo, due, tre. E mai una scusa.

Perché lo hai fatto? Era capitato, in precedenza, che tu… ti fossi lasciato andare:  la mia conclusione era sempre stata che fosse colpa mia, perché ti avevo infastidito con una certa parola, con un certo atteggiamento. E poi il dolore passava subito, sostituito da…oh,  lo sai molto bene cosa era che portava via il dolore.
Dopo, indagando su di te, con discrezione, ho sentito voci: infanzia desolata, padre assente…
Le solite cose che paiono giustificare tutto.  E non giustificano niente. Sinceramente non mi importa poi tanto sapere perché lo hai fatto.

L’autunno si era già sistemato a bordo campo, fremente di mettersi in gioco, mentre l’estate si trascinava  nella sua ultima partita di stagione. Lei era felice. Lo aveva appena saputo: aspettava un bambino.  Decise lei dove incontrarsi. Gli disse che doveva dirgli una cosa importante, che aveva un dono da fargli.
Si sedettero sulla stessa panchina dove si erano seduti il giorno del loro incontro. Era già buio, il parco era deserto.
Lui  si alzò in piedi di scatto e disse: che cazzo hai combinato, non voglio nessun figlio, le disse. Lui disse: devi abortire. Lui urlò: non voglio nessun cazzo di figlio hai capito. Lei  si alzò in piedi lentamente, gli mise una mano sul petto, disse: ma cosa stai dicendo, noi ci amiamo, disse lei, io ti amo, il nostro bambino, noi due, e piangeva, mentre diceva queste frasi smozzicate, e un buco cominciò ad allargarsi nel suo cuore. Poi disse: va bene, sarà solo mio questo bambino. E fece per girarsi e andarsene. Lui disse: allora non hai capito io non voglio un figlio mio nel mondo. Al primo calcio lei scivolò a terra. Cercò di coprirsi la pancia con le mani, pur sapendo che non sarebbe servito a proteggere il bambino. Lui continuò, il piede che scattava sempre più veloce, tac tac tac, sulla pancia, poi più su, sul petto, fino ad arrivare al viso. Colpisci colpisci colpisci.  Lei non sentiva più nulla, ma il buco nel cuore aveva cominciato a riempirsi. Di odio.
La trovarono due ragazzi che rientravano da una festa.  Mentre uno dei due telefonava per un’autoambulanza, l’altro, sconvolto, vomitò anche l’anima.

L’ho saputo per caso, del tuo incidente. E’ per questo che adesso sono qui. Sai, quando me lo hanno detto mi sono sentita felice, dopo tanto tempo. Ho chiesto impaziente: ma vivrà? Sì, vivrà, ma gli hanno amputato le gambe, e poi è tutto una bruciatura.  E’ stato un incidente di macchina spaventoso. Povero ragazzo, hanno aggiunto. Era la risposta che volevo, sai?  Ma lei lo conosceva? hanno chiesto. No, ho detto, forse solo di vista.
Sono venuta qui, in questo ospedale dove sei inchiodato da due mesi, all’infermiera ho detto di essere una tua vecchia amica, ho finto anche una lacrima, sai?   Sono entrata nella stanza, ho accostato la sedia al tuo letto, e ho cominciato a guardarti. Il tuo volto è bendato, dal bianco della garza emergono solo le tue palpebre abbassate. Ti tengono ancora sedato, coma farmacologico, mi sembra lo chiamino.  Ho sollevato il lenzuolo: le tue gambe non ci sono più, non ci sono più i  tuoi maledetti piedi.  Chissà dove li hanno messi. In pasto ai cani, mi viene da pensare.  E penso anche che non è vero che la vendetta ha un sapore amaro. Ha un gusto dolcissimo, inebriante, invece.  Ora posso smettere di odiarti, finalmente.  Mi ha consumata odiarti, ma  è stata la mia missione.  Faticosissima, logorante missione. Compiuta con successo, non trovi?  E ora continua a  vivere, se ne sei capace.

Ripone la sedia ai piedi del letto. Ancora uno sguardo.  Poi esce dalla stanza. Povero amico mio, dice simulando sofferenza all’infermiera che incrocia nel corridoio. L’infermiera le fissa un ginocchio e scuote la testa, comprensiva. Mentre scende le scale Anita sente il buco nel cuore che si svuota, piano, e poi lentamente si richiude, fino a sparire.

Fuori è una bella giornata di primavera, gli uccellini cinguettano in allegria, i fiori mostrano tutto il loro rinnovato splendore  e una  brezza leggera fa dondolare le foglie degli alberi



Una colonna sonora non idonea, ma bella, bellissima
Giacomo Puccini : Un bel dì vedremo
dalla voce indimenticabile di Maria Callas

E buona fine settimana a tutti.
postato da: Soriana alle ore 18:08 | link | commenti (5)
categorie: la mia scrivania
mercoledì, 25 novembre 2009

Raggiungere la consapevolezza

violenzadonneok_17747
25 novembre Giornata internazionale contro la violenza  sulle donne.
Tanto ci sarebbe da dire, tanto se ne sta dicendo in queste ore in svariati luoghi del nostro Paese e non solo. Giusto è parlarne oggi, più giusto ancora sarebbe parlarne sempre. Perfetto sarebbe  che non ci fosse più bisogno di una simile giornata, io credo. Un mondo senza violenza contro le donne, un mondo senza violenza tout court, sarebbe auspicabile, e allora questa giornata potrebbe essere dedicata all’amore verso le donne, al rispetto, verso le donne, alla dignità delle donne, non più calpestata. Utopia, pura utopia.
Prima, dal giornale radio, ho appreso che tantissime donne non considerano crimine la violenza subita fra le mura domestiche. Perché, io mi chiedo?  Se uno stupro è uno dei crimini più odiosi, perché non deve esserlo anche essere picchiate e uccise ogni giorno psicologicamente dal proprio compagno?  Forse perché la violenza non ci viene da uno sconosciuto? Perché magari, sotto sotto, pensiamo che ce li siamo meritati gli insulti, le sopraffazioni, le botte? Perché in fin dei conti lui ci ama? Perché…poverino, hai i suoi problemi? 
Non mi sono mai trovata a subire violenze di questo tipo, quindi non posso giudicare nessuno. Però credo che tutte, proprio tutte le donne dovrebbero essere più consapevoli.
Fino a quando le donne, ma proprio tutte le donne che vivono situazioni così dolorose, non raggiungeranno una piena consapevolezza, di loro stesse, della loro dignità, di cosa significhi davvero l’amore di un compagno, fino a quando le donne nasconderanno anche a loro stesse la verità di aver accanto non un uomo, ma un essere indegno di qualsiasi pietà, hai voglia fare discorsi e stilare statistiche. Tutto rimarrà come prima, come sempre.

Termino con una segnalazione pertinente:

Sul sito di Loredana Lipperini
l’utopia di Josè Saramago. Però, forse, potrebbe essere realizzabile, chissà…

e con una canzone
Le rose spezzate

Non rileggo, non provo i link, devo scappare e sono in ritardo...
postato da: Soriana alle ore 18:23 | link | commenti (4)
categorie: calendari

Lampi su...

lampo

IL CANTIERE DI RADIO3

Questo è un progetto dedicato ai giovani che, ci potrei mettere la mano sul fuoco, è stato voluto dal nuovo direttore di rete, il grande Marino. Sinibaldi, è ovvio.
Fatevi avanti, ragazzi! E voi, genitori, parlate loro di questa iniziativa.


Il 16 gennaio 2010 debutta “Il Cantiere di Radio3”, il nuovo programma radiofonico dedicato alla creatività e ai nuovi linguaggi del mondo giovanile.
Ogni settimana, il sabato dalle 19.00 alle 19.45, il Cantiere manderà in onda storie, suoni, documentari, viaggi musicali e molto altro ancora per raccontare l’Italia di oggi con la sensibilità e la fantasia delle nuove generazioni.
Chiamati al microfono gli studenti delle Radio Universitarie, delle Scuole di Giornalismo, di Scienze della Comunicazione, o piu’ semplicemente giovani iniziati alla passione per la radio.
Chi vuole partecipare al progetto con un proprio audio (della durata massima di 25 minuti) puo’ scrivere a
ilcantiere@rai.it o mandare un CD a “Il Cantiere di Radio3”, via Asiago 10 - 00195 Roma.


Il programma di: Politicamente scorretto
Dibattiti, testimonianze, reading, proiezioni, laboratori, bookshop per affrontare le vicende più oscure della nostra storia con la sola arma della cultura. Il prossimo fine settimana a Casalecchio di Reno. Con ospiti eccellenti. Cliccate e vedrete.

Notturno
E' mia la poesia oggi ospitata dalla cara Cristina, nel suo giardino.

Margaret Collina: non solo un ottima insegnante di lettura ad alta voce, doppiatrice, attrice, ma anche  un’ottima scrittrice. QUI  troverete alcuni suoi racconti.


Pagina natalizia
E’ già Natale, da Morena Fanti. Racconti, poesie dedicate al Natale incorniciate con classe e magia dalla padrona di casa.  E gli autori sono tutti suoi frequentatori abituali.

Filippo Tuena
ultimo ospite, in ordine di tempo, dell’iniziative promosse da Alberto Carollo.

Renzo Montagnoli, le cui capacità di parlarci di libri equivale alla sua capacità di farci emozionare con i suoi racconti e le sue poesie, ha recensito: Colombe raggomitolate di Mohamed Ghonim.


In ricordo di Mario Rigoni Stern
in SulRomanzo.


Il sud nella nuova letteratura italiana
Se ne discute in Letteratitudine


Recentemente ho scoperto:

http://www.poesiedellattimo.it
Un omaggio pieno di amore di un fratello al fratello che se ne è andato.


http://andreapomella.wordpress.com/
Un blog da visitare ogni giorno.

http://www.gianfalco.it/
Vignette satiriche, da non perdere.


http://italiasempre.com/verita/mp31.htm
Canzoni per chi è ... cresciutello

http://www.ristretti.it/
notizie quotidiane dal carcere

http://www.simoneperotti.com/
come si può cambiare la propria vita e essere felici:vita: istruzioni, consigli, testimonianze.
postato da: Soriana alle ore 16:10 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti
lunedì, 23 novembre 2009

Censura

censuraBrutta parola, censura. Anche questo vocabolo sarebbe da aggiungere a quell’elenco di parole da cancellare, oggetto di un mio post di qualche giorno fa.
Eppure, questa mattina ho dovuto, ho voluto, compiere un atto censorio nei confronti di un signore che aveva, questa notte, lasciato due lunghissimi commenti a un mio vecchio post.  Commenti non anonimi, e questo va ad onore del commentatore, in verità.  I commenti erano contro l’Innominabile,  colui che purtroppo continua a governare il nostro Paese, e contro tutti i suoi accoliti. Tutto sommato, in molti punti, mi trovavo d’accordo con il signore che l’ha scritto. Ma il tono era talmente violento, talmente sopra le righe, talmente… delirante, nel linguaggio, che ho ritenuto bene di cancellarli. Non so se qualcuno di voi ha avuto modo  di leggerli prima che io li cancellassi, se così è, può capire bene come io ne sia rimasta colpita, anzi, addirittura sconvolta.
Amo la libertà, in tutte le sue accezioni, e prima di tutto la libertà di espressione. Quindi, l’aver utilizzato il potere di cancellare i commenti nel mio blog, dove tutti possono scrivere liberamente, mi ha creato uno stato di disagio. Ma lasciarli mi avrebbe creato un disagio maggiore. Non so se devo scusarmi con il signore (non anonimo, ripeto) che li ha scritti. E’ certo che se il suo tono fosse stato diverso, più lucido, meno esaltato, non avrei avuto alcun problema a lasciarli.
Ma voi, in questi casi, come vi comportate? E’ giusto lasciare porte e finestre spalancate, e lasciare entrare tutto e tutti, nei nostri blog? Mi piacerebbe che ne discutessimo insieme, e che portaste qui le vostre esperienze.
Grazie.
postato da: Soriana alle ore 16:00 | link | commenti (8)
categorie: senza categoria
sabato, 21 novembre 2009

Amore... cuore...dolore...


y1pfG0lLgAn5hUj1OS1e7xbTg4iVjTKY7mLjWAjeMrFm9LiF_fEVBG-HAGixWIL2oPbDEY_qxcQ8JU
(http://antonio85zito.spaces.live.com/)


Se si dovessero leggere tutte le poesie che l'amore ha ispirato non basterebbe una vita. Dalle poesie di anonimi adolescenti a Dante Alighieri, l'amore ha fatto versare fiumi di inchiostro, e anche, direi, fiumi di lacrime.
L'amore, e la sua rima con cuore e con dolore, anche e, forse, soprattutto. 
Potremmo vivere senza amore? A volte ce lo siamo augurato, io credo, quando la sofferenza di un amore non più  corrisposto, ci ha lacerato dentro.
A volte, spesso, io credo, molti di noi avremmo voluto che una sorta di operazione chirurgica ci estirpasse dal cuore la capacità di innamorarci, per poi non soffrire più.  Eppure, sempre, ci ricadiamo, e ancora amiamo, e speriamo che questa volta sarà diverso. Non sempre è diverso, invece. E si riprende a soffrire.

E la mia buona domenica si esplicita, oggi, regalandovi poesie d'amore scritte da donne (emh... emh... alla fine ne troverete pure una mia...).  Spero le gradiate, siate voi felicemente, o infelicemente, innamorati.





Finestra sull'amore
  Carmen Yànez

La radice che profuma di umidità.
L'intima ombra in cui
modella a poco a poco la sua statura
Quel calore impermeabile
che avvolge piacevole la vita.
Da lì la linfa,
il mistero affezionato a queste pareti,
soavi, profonde
in cui cadiamo blandamente
ricercando l'origine.
Quando invento
un palato di miele nella tua bocca.



Come ti amo
Elizabeth Barret Browning



Come ti amo? Come ti amo? Lascia che ti annoveri i modi.
Ti amo fino agli estremi di profondità,
di altura e di estensione che l'anima mia
può raggiungere, quando al di là del corporeo
tocco i confini dell'Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
Ti amo con la stessa purezza con cui essi
rifuggono dalla lode;
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze
e quella che fanciulla mettevo nella fede;
Ti amo con quell'amore che credevo aver smarrito
coi miei santi perduti, ti amo col respiro,
i sorrisi, le lacrime dell'intera mia vita! E,
se Dio vuole, ancor meglio t'amerò dopo la morte.




Dimmelo adesso
Cristina Bove

Non aspettare che le civette intonino lamenti

e che la notte ingoi le mie sembianze

non aspettare che sia il fulmine a schiantare

l’ulivo annoso, per sederti all’ombra.

Puoi ancora ridisporre fatti

e parole ancora germinare

in giochi a finire

dentro un pugno.

 

Perché le odierò le tue poesie

se scriverai di me

dei momenti sottratti alla mia sera

se narrerai a te stesso la disfatta.

Non avrai la mia sciarpa tra le mani

resterà lì nella penombra azzurra

a farti scena, palcoscenico ai sensi

mentre per me era il mondo in una stanza.

 

Quindi ti dico: se qualcosa ancora

ti svelasse il pensiero e se qualcosa

ti venisse la voglia di esternare

cerca di farlo adesso

ora che posso regalarti rose,

sul limitare stinto di novembre,

ancora vive, almeno per un poco

prima che siano sfatte.





Ti ho amato, e tanto
Milvia Comastri

Ti ho amato, e tanto.
Intorno a te ho volato
come falena gira intorno al lume.
Ho suonato per te nuove canzoni
per rallegrare i tuoi momenti bui.
Ho denudato i miei vecchi dolori,
perché tu fossi balsamo di miele.
Ho posato ai tuoi piedi i desideri,
ed i sogni brillanti di una vita.

Tu li hai raccolti,
nel pugno li hai serrati.
Poi li hai buttati,
come spazzatura.



Allora, buona domenica!
E ascoltate questa splendita versione di Cristina Zavalloni, di
E io fra di voi
postato da: Soriana alle ore 14:10 | link | commenti (18)
categorie: cristina bove, la mia scrivania, poesie a tema
giovedì, 19 novembre 2009

Emozioni di una sera

P1110424(Maurizio de Giovanni e Morena Fanti: 18/11/2009 La Feltrinelli di via dei Mille a Bologna)


Quando gli ingredienti sono di alta qualità, e a miscelarli è la mano sapiente del cuoco, anzi, in questo caso, della cuoca, non c’è dubbio, la riuscita della ricetta è assicurata e gli ospiti saranno più che soddisfatti.
E soddisfatto, e molto, è stato il pubblico che ieri sera ha assistito alla presentazione del romanzo
Il posto di ognuno di Maurizio de Giovanni (se cliccate sul link, potete leggere interessanti estratti delle recensioni pubblicate sui principali quotidiani, cui io mi associo totalmente). Chi è Maurizio de Giovanni? (domanda retorica, la mia, perché è conosciuto da tanti, il nostro Maurizio). Maurizio de Giovanni, non solo è uno scrittore eccellente, ma è una persona splendida: generoso, gentilissimo, divertente, diretto, e soprattutto dotato di quell’Umiltà che fa la differenza fra un bravo scrittore e un vero (e bravo) scrittore.  E il pubblico, anche le persone che non hanno ancora letto i suoi libri, anche chi solo casualmente aveva sentito parlare di lui, ieri sera ne è rimasto incantato. Alle domande poste da una bravissima Morena Fanti, Maurizio ha risposto esaurientemente, con calore, con spirito, e, appunto, con grande Umiltà.
A sentirlo, sembra quasi che i suoi romanzi nascano da soli, che, una volta stabilita una traccia della trama, siano i personaggi  a prendere la loro strada, e a creare la storia.  In effetti, e questo è uno dei tanti pregi della scrittura di de Giovanni, la presenza dell’autore non si sente mai. Dice Maurizio:
I personaggi li carichi a corda, poi li metti a terra e devi lasciare che ognuno prenda il suo percorso. Se il personaggio vuole riempire altre caselle, l’autore deve rispettarlo.
A me, questa, sembra una bellissima testimonianza, e anche un ottimo consiglio che molti scrittori (anche quelli affermatissimi e magari pluripremiati) dovrebbero seguire.P1110425
Chiamare gialli, o noir, i romanzi di Maurizio de Giovanni è riduttivo. E’ il pensiero di Morena, è pure il mio, e io penso lo  sia di tutti i lettori della serie sul commissario Ricciardi. C’è molto di più, in questi libri. Non per niente sono tanti che, commentandoli, usano la parola cuore. C’è il cuore del commissario Ricciardi, il cuore del suo assistente Maione, e di Enrica, e di Livia, ci sono i tanti cuori di personaggi anche minori, meri passanti per le strade di Napoli, e di Napoli, c’è il cuore, e delle stagioni che caratterizzano ognuno dei tre libri finora usciti: inverno, primavera, estate. C’è il cuore della scrittura, dello stile, che pur fluido, è  tuttavia ricco, denso, pulsante.  E c’è il cuore, non incombente,  ma discreto e grande, di Maurizio.
“A cinquant’anni, dice Maurizio, metti tutto, in un romanzo: tutte le emozioni che hai vissuto, le sconfitte, le gioie.”  E si sente, leggendolo.
A una domanda posta da uno spettatore (che poi era il mio figliolino), che gli ha chiesto come fa a conciliare il lavoro quotidiano (è funzionario di banca, Maurizio) con il lavoro di scrittore, come fa a separare le due cose, così opposte, in verità, Maurizio ha risposto che in effetti non è semplice, perché i personaggi, le storie, sono sempre con lui, e capita spesso che durante il giorno affiori un dialogo, un particolare nuovo da aggiungere, un quadro da inserire. P1110434
Mi ha colpito, questo, perché capita pure a me, qualsiasi altra cosa io stia facendo. E’ una sorta di ossessione, a volte,  che impedisce di concentrarsi su altro.

La serata si è conclusa, come era prevedibile, a tavola. In una vecchia, tradizionale trattoria del centro: buon cibo, sangiovese, e chiacchiere: sui libri, soprattutto. Bel modo per terminare una bellissima serata.
Non ci rimane altro che attendere con impazienza l’uscita del prossimo Ricciardi. Per sentirne ancora il battito del cuore.  E… ci sono molti progetti, per il futuro… Ma, su questi, taccio.

Per il momento invito chi ancora non ha letto le tre stagioni del commissario Ricciardi, ad affrettarsi a farlo. A Natale non manca tanto, ormai. Quale migliore occasione di farsi un regalo? Se poi regalerete tutti e tre i romanzi a un parente, a un amico, sono certissima che vi saranno grati.
Bene, termino questa non esauriente cronachetta, che meriterebbe di essere scritta da altra penna, ben più valida della mia. Ma tant'è: il cuore, però, ce l'ho messo.

E a proposito di penne più valide: QUI
la serata raccontata da Morena.
P1110442La prossima stagione del commissario Ricciardi sarà l'autunno, per cui eccovi:
Malinconico Autunno
napoletano, naturalmente.

postato da: Soriana alle ore 15:34 | link | commenti (12)
categorie: presentazioni, morena fanti, maurizio de giovanni
martedì, 17 novembre 2009

Contiamo insieme

821501

CINQUANTATRE

CINQUANTAQUATTRO

CINQUANTACINQUE

CINQUANTASEI

CINQUANTASETTE

CINQUANTOTTO
fame-nel-mondo2

Sei secondi:

e' morto un bambino.
Di FAME





CINQUANTANOVE

SESSANTA


UNO

DUE


TRE

QUATTRO


Altri sei secondi:

Un altro bambino è morto.
Di FAME






CINQUE

SEI

SETTE

OTTO

NOVE

DIECI


Un terzo bambino è morto.
Di FAME







E noi?

Quanto di questo cibo 6222174
butteremo via?




























Ma che importa? Tanto ne parliamo oggi.
Domani è un altro giorno.
Ma quei bambini continueranno a morire.
postato da: Soriana alle ore 01:27 | link | commenti (15)
categorie: cronache infernali
lunedì, 16 novembre 2009

Paesaggi di Poeti

P1110399
Colline
di Renzo Montagnoli

Agghindate a primavera,

come onde di mare,

si perdono all'orizzonte.

Lo sguardo spazia fra chiaroscuri

degradanti, fra rotonde sommità,

indovina il rosso antico

di mura sbrecciate,

coglie il lontano riflesso

del sole contro un vetro di finestra,

s'assopisce estasiato

a sognare le curve sinuose

dei seni della terra.



Papaveri-800Sensazione
di Arthur Rimbaud

Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l'erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna
.



Trieste
di Umberto Saba

Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un'erta,trieste
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,                                             
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.



E con queste poesie, con questa vecchia ma simpaticissima canzone, vi lascio e vi auguro un felice inizio settimana

New Vaudeville Band : Winchester Cathedral
postato da: Soriana alle ore 01:34 | link | commenti (8)
categorie: poesie a tema
domenica, 15 novembre 2009

Buona domenica ai naviganti!

amazona_brasiliensis
Spero che questo cielo azzurro porti luce in una domenica novembrina. Spero anche che le isolette colorate che ho trovato durante la mia navigazione possano essere per voi un buon approdo.
Cominciamo, dunque!


18 novembre 2009 - ore 21,15
Libreria Feltrinelli via dei Mille, Bologna
Presentazione del romanzo "Il posto di ognuno" di Maurizio de Giovanni
Collana: Fandango Libri
presenta Morena Fanti

Maurizio e Morena insieme: cosa posso chiedere di più?
Invito i miei concittadini a partecipare a questo incontro: un occasione per conoscere due persone splendide e per cominciare ad amare un personaggio, il commissario Ricciardi che, sono certa, vi rimarrà sempre nel cuore.


Parole da cancellare:
Nuovi aggiornamenti con i vostri contributi + uno nuovo, mio.


Arte Insieme
On line il nuovo numero della bella rivista di Renzo Montagnoli. Se fate click sul link ci trovate una mia poesia.

Lo scrittore inesistente
Ed è uscito anche il numero di novembre di questa raccolta di racconti. Fra gli altri potrete leggere anche quello di Mirella Giordani, la mia cara amica  bolognese che scrive davvero bene, anche se lei non lo crede.

Attraversamenti verticali di Cristina Bove
Due belle recensioni curate da Grazia Giordani e Renzo Montagnoli

Cardioversione
Non una malattia, ma una poesia... Di chi? Ma della Regina Cristina, è ovvio!

E' nato un pargolo!
Ma non di ossa e carne, ma di parole e carta. Il suo Papà è Claudio Arzani.

Marino Sinibaldi: Su L'Aquila
Un articolo da leggere e su cui meditare.

Loredana Lipperini
E, a proposito di Marino, mitico ex conduttore di Fahrenheit e ora direttore di Radio3, cioè, a proposito della mia trasmissione preferita, sarà proprio Loredana Lipperini a condurre, da domani, Fahre.



postato da: Soriana alle ore 13:54 | link | commenti (8)
categorie: avviso ai naviganti