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...e navigando con le vele tese io sempre cercherò il mio orizzonte Più riguardo a Donne, ricette, ritorni e abbandoni

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venerdì, 31 luglio 2009

Questo blog è...

ferie
per un po' di giorni (q.b. per riposarmi un pochettino...)


Ciaoooooo!!!

Fate, però, quest'ultimo ballo con me:


Orchestra Bailam
postato da: Soriana alle ore 23:38 | link | commenti (4)
categorie: avviso ai naviganti
mercoledì, 29 luglio 2009

Me ne vado, ma vi lascio un consiglio di lettura

P1080930

Me ne vado al mare, per un po’. Non il mare della foto, purtroppo, foto che ho scattato in gennaio in Tailandia, ma il nostro, meno esotico, mare Adriatico.  Ma sono contenta ugualmente, a dire il vero, perché potrò stare con mio piccolo (piccolo? ha quasi 37 anni!) e rivedere vecchi amici.
Ritornerò venerdì. (In sottofondo mi sembra di sentire la voce di un mio amico bolognese che mi dice: Ma a casa, mai???).

Vi lascio però un bel regalo, prima di partire. Vi voglio parlare di un libro di poesie che sto leggendo, o, a dir meglio, centellinando con estremo piacere. Lo ha scritto una poetessa sarda, ricca di sensibilità e talento.  E’  anche un’amica, e non importa se la conosco solo virtualmente. La sua amicizia mi è ugualmente cara e preziosa.
Il titolo della raccolta sembra un ossimoro: Un ordinato groviglio, è questo il titolo. Ma a mano a mano che si procede nella lettura ecco che tutto si spiega. Perché, come scrive Marina Paola Sambusseti, nella prefazione al libro:

…questa silloge […] difatti mira a dipanare l’intreccio di emozioni che connotano lo sguardo sensibile di Piera Maria Chessa.
 Sì, Piera Maria Chessa, è proprio lei l’autrice di questo libro dove ogni poesia è una gemma preziosa. I temi affrontati sono molteplici, personali, ma universali al tempo stesso, attuali, e a tempo stesso eterni.  Ritratti di persone amate che ci hanno lasciato o che il trascorrere del tempo ha inesorabilmente mutato,  ritratti di chi non ha voce per esprimersi in un mondo che per loro non ha sguardo, la natura nel variare delle stagioni (fotografie dotate di anima, le definirei), ricordi di viaggio, poesie dedicate a personaggi che per l’amore della giustizia, della libertà hanno dato la vita.
Io vedo tanta passione e amore per la vita e per l’umanità tutta, nei versi di Piera. Ma sono emozioni espresse sempre con un grande senso della misura, con una semplicità che dona al verso un’eleganza sobria che rende l’opera estremamente incisiva. In Un ordinato groviglio non c’è una sbavatura, non si avverte nessun compiacimento dello scrivere.  Ci sono storie, e volti, c’è la vita con i suoi doni e le sue ferite. Che non è altro che la vita di tutti.

Un ordinato groviglio

Una bella recensione su questo libro l’ha scritta Renzo Montagnoli e potete leggerla (o rileggerla)

QUI

Consiglio di tutto cuore la lettura del libro di Piera. Per l’acquisto provate a rivolgervi, per esempio,  alla Libreria Universitaria .

Come senza dubbio saprete Piera ha anche un blog che penso che la rappresenti molto bene:
I  mulini a vento


Bene, ora vado a dormire, che è già tardissimo e praticamente mi devo svegliare fra 5 ore.
Restate in compagnia di

Johnny Cash: Live from San Quentin

e a presto!
postato da: Soriana alle ore 02:35 | link | commenti (1)
categorie: leggo e commento
martedì, 28 luglio 2009

Candid... Milvia

soriano

Siore e siori , ragazzi e fanciulline,  nonnetti e nonnette, volete scoprire l’altra faccia della Milvia/Soriana?
 (rullo di tamburi in sotto fondo)
Allora al mio via catapultatevi


QUI


E ora per addolcirvi la bocca e cospargendomi il capo di cenere per quanto avete letto pocanzi,  non mi rimane che proporvi un dolcetto estivo (che con questo caldo ce vo’) e tre super  video-canzoni



Pesche ripiene (ingredienti per 6 persone)   pesche

    * 3 grosse pesche gialle
    * 40gr di zucchero
    * 35gr di amaretti
    * 25gr di mandorle dolci pelate
    * 1 uovo
    * burro q.b.
    * vino bianco
    * Amaretto
    * cacao in polvere


lavate e asciugate le pesche quindi tagliatele a metà ed eliminate il nocciolo. Con l’aiuto di un cucchiaino ricavate un solco nella parte centrale delle pesche e mettete la polpa che levate in una ciotola.
Tritate insieme le mandorle e gli amaretti, quindi mescolateli alla polpa insieme all’uovo, a metà dello zucchero, un cucchiaio di cacao ed un cucchiaio di Amaretto. Mescolate e rendete omogeneo l’impasto.
Con questa farcia riempite i solchi che avete fatto nelle mezze pesche, abbondate con l’impasto, dovrete formare una piccola montagnola. Via via poggiate le pesche su una teglia leggermente imburrata.
Al termine spolverate le pesche con lo zucchero, ponete su ogni pesca un ricciolo di burro e bagnatele con il vino bianco. Quindi infornatele e lasciatele cuocere ad una temperatura di 180 gradi per circa 30 minuti.
Finita la cottura potrete disporre le pesche nei piattini e scegliere se servirle ai vostri ospiti calde o fredde.




Louis Armstrong: Adios muchachos

James Brown: Sunny

 The Beatiful South: Dream a little dream
postato da: Soriana alle ore 01:31 | link | commenti (2)
categorie: autoreferenziale, piccolo ricettario
domenica, 26 luglio 2009

Tanks you, Graziano!

P1100116(Vaneese Thomas: Porretta Soul Festival 24 luglio 2009)


P1100273(Solom Burke Porretta Soul Festival 25 luglio 2009)

(Scusate la cattiva qualità delle foto, ma la mia macchina continua ad avere problemucci)

Prima di iniziare il post vero e proprio una ... piccola informazione di servizio: è uscito il nuovo numero di Arteinsieme e ancora una volta devo ringraziare Renzo Montagnoli per aver pubblicato un mio racconto. Un po'... spaventoso, forse, ma è l'ultimo nato. Potete leggerlo cliccando su:
La fatica di odiare


E ora, l'argomento del giorno!

Ehi, la sentite la musica? Ne sentite il ritmo, il martellare, la gioia, l’entusiasmo, la frenesia, la magia? No????  Allora entrate con me nel Rufus Thomas Park!!!
Quiiiiiii!!!!!

Sta per iniziare il più importante festival soul di tutta l’Europa! Il Porretta Soul Festival!!!!

Per l’esattezza è iniziato da tre giorni, e questa sera, purtroppo, terminerà.  E io, come ogni anno, da tanti tanti anni,  ci sono, e mi sto ricaricando le batterie. 
Io credo che solo chi ha assistito a questi concerti possa capire appieno come sia l’atmosfera del piccolo paese dell’appennino tosco-emiliano in questi giorni. Forse l’ho già scritto in altri post

dedicati al Festival :Qui
 e

Qui

ma sembra che anche i muri delle case suonino, e potrei quasi giurare di aver visto ballare e saltellare sull’acqua i pesci che  vivono nel Reno, il fiume che attraversa  Porretta.
Sweet soul music… Dolce musica dell’anima, e ritmo, e partecipazione, e voci leggendarie. Ecco, mi ritrovo qui, ora, in questo pomeriggio domenicale, nella mia camera d’albergo, e nella testa e nel cuore, e sotto la pelle e nel sangue mi sta scorrendo musica.  La splendida voce della splendida Toni Green, e quella di Vaneese Thomas (la figlia minore del mitico Rufus, e la mia preferita, fra i suoi fratelli Carla e Marvell, pur molto bravi), e le voci di Spencer Wiggins, e i suoni della grande, grandissima orchestra di Austin de Lone… E poi, l’apoteosi: Solomon Burke. Oh, gente, dovevate esserci, ieri sera! Solomon Burke: classe 1936, 21 figli, 90 nipoti, 19 bis nipoti, sui 160 kg, io credo. Ma che voce!!!!  Mi chiedo… mi chiedo ma come fa un uomo di quel peso a farsi uscire una voce così.  Un grande, grande grande cantante e uno show man unico.  E’ seduto sul suo trono (che è senz’altro molto scenografico, ma è dovuto anche alla sua impossibilità a muoversi a causa dell’obesità)  e attira occhi, orecchie, anima degli spettatori (del popolo di Porretta, come ci piace chiamarci) come una calamita. E a poco a poco il palco si riempie di gente, e tutti si balla, e sembra davvero che tutti esplodiamo di felicità e che in quel momento ci amiamo tutti, conosciuti e sconosciuti. E’ bellissimo, entusiasmante, irreale, è vero, ma per un po’ di tempo sembra proprio che sia così. Ci sono rose rosse, attorno al trono di Solomon, che a mano a mano vengono distribuite alle donne che stanno sopra e intorno al palco. La mia è ora infilata in una bottiglietta di plastica, qui, accanto al Mac. 
La serata sta per terminare. Lentamente, sempre ballando, torniamo… con i piedi a terra, recuperiamo gli zainetti abbandonati sulle scalinate del parco, mentre una lunghissima versione di When The Saints Go Marching In ci accompagna. Sono circa le due e mezza di notte: usciamo, i miei amici e io abbiamo ancora il sorriso sulle labbra e gli occhi ci brillano, così come a tutte le persone che hanno assistito alla splendida serata.  Troviamo ancora il tempo per bere una birretta. Stiamo bene, non sentiamo neppure la stanchezza. Il Porretta Soul Festival non nuoce alla salute, tutt’altro:  è un energetico puro. E non ha danni collaterali.

Quindi chiudo dicendo di tutto cuore: grazie, Graziano Uliani!  Grazie per aver inventato e per portare avanti questa iniziativa che è un vero e proprio polmone verde in un mondo che sta diventando sempre più grigio.

Mi rendo conto, rileggendo, che, oltre a essere un po' sgangherato come grafica (connessione lenta che mi combina pasticci) questo post non ha dato l’idea di cosa sia veramente questa manifestazione. Mi affido allora alle parole di Tony Rounce, grande studioso della musica soul e del suo mondo che scrive:

I concerti e gli appuntamenti di assoluta qualità del cartellone del Festival e la bellezza dei luoghi in cui si svolge, rendono il Porretta Soul Festival unico nel suo genere e nessun altro evento al mondo può reggere il confronto….
… Frutto genuino di un amore sincero per il mondo del Soul da parte del promoter Graziano Uliani e della sua squadra il Porretta Soul Festival può essere descritto semplicemente come fantastico. Non riesco a pensare a nessun altro luogo più bello dove stare in luglio se non seduto nel Rufus Thomas Park a Porretta Terme a godere musica straordinaria in mezzo a gente straordinaria.



Comunque, chi volesse vedere sul proprio pc le serata del festival può farlo grazie alla rete Lepida, collegandosi a www.lepida.tv
oppure a:
www.regione.emilia-romagna.it

Voglio pure segnalare un libro (gentilmente dato in omaggio agli abbonati dagli organizzatori del Festival):
Peter Gularnick: Sweet soul music (Arcana edizioni)
Ho iniziato a leggerlo  e mi sembra un ottimo lavoro per poter meglio comprendere non solo la musica soul, ma anche la storia dell’emancipazione dei neri d’America.

GRAN FINALE!!!!!!


Solomon Burke: Everyboody needs somebody

When the Saints go marching in





postato da: Soriana alle ore 17:39 | link | commenti (3)
categorie: porretta soul festival
mercoledì, 22 luglio 2009

... Diritto di replica

replay

Se Tv e radio in estate vivono sulle repliche di cose andate in onda precedentemente (ascoltare l’altro giorno a radio3 David Riondino e Stefano Bollani che, durante la trasmissione Il Dr. Djambé,  auguravano buon Natale mi ha… come dire, stranito…) ho pensato: beh, perché pure io non mi do alle repliche, visto che poi, per leggermi, non si paga neppure un canone? E allora fino alla fine dell’estate ogni tanto pescherò dal mio blog un vecchio post. Mi scuso con chi li avesse già letti, ma forse per qualcuno saranno novità.  E poi,  magari, ci farò  qualche aggiunta, ci mettrò  una foto diversa e una diversa musica finale (come spesso accade, fuori tema).

E comincio con questo:


Nei panni di… (pubblicato il 31 agosto 2007)

Questo post è rivolto soprattutto alle donne, e fa appello alla nostra immaginazione.

Proviamo a metterci nei panni di una donna, vediamo un po’, facciamo dai trenta ai quarantacinque anni. Una donna che magari tempo addietro si è laureata. E che poi ha messo su famiglia. Un paio di figli, o anche di più. La più piccola sui dieci anni ( o anche meno) il più grande diciamo una ventina (o anche meno).Una donna che è stata ragazza, con i nostri identici sogni, con le nostre stesse ambizioni, forse.

Proviamo a metterci nei panni di una donna che vive in un Paese diverso dal nostro, dove approntare sul tavolo di cucina un pranzo e una cena decenti diventi sempre più difficile.

Proviamo a metterci nei panni di una donna che ama ugualmente quel suo Paese anche se lì la vita è sempre più difficile. Che ama la sua cucina, per quella luce ovattata che la investe nei tramonti primaverili, e che lei conosce così bene. Che ama il suo Paese perché è l’unico che conosce, perché lì ha radici, perché la città dove è andata a vivere dopo il matrimonio non dista poi tanto dal posto dove è nata, dove ha ancora amiche con le quali chiacchierare ogni tanto, con le quali ridere ricordando quella volta che…

Proviamo a metterci nei panni di una donna che ha un suo lavoro, quella laurea che ha preso tutto sommato le ha procurato un posto da insegnante, o da chimica, o.

Ma lo stipendio è quello che è. Non basta mai. Finisce subito. Lei (noi) guardiamo i nostri figli e non vediamo un futuro, per loro. Guardiamo i nostri genitori vecchi prima del tempo, e ci specchiamo in loro. Pensiamo…pensiamo che una soluzione ci deve essere. Anzi, c’è: altre hanno tentato, perché non noi?
E così decidiamo di partire. Di lasciare il figlio piccolo che non vedremo trasformarsi da ragazzino con le croste alle ginocchia ad adolescente con la peluria sul viso, la figlia piccola cui non saremo vicine quando si trasformerà in donna, e il grande, proprio ora che sta attraversando un periodo di sbandamento, non sembra più lui, da qualche tempo a questa parte.
Decidiamo di lasciare la cucina e quella luce che cambia a ogni stagione. E il
terrazzino con i vasetti di piante grasse, e le chiacchiere con le amiche nei pomeriggi domenicali, e i genitori che avrebbero ormai bisogno di assistenza, e quel lavoro che non dà più nulla, è vero, però ci piace, e il Paese, e la lingua, e tutta la vita che nei nostri trenta/ quarantacinque anni abbiamo, più o meno faticosamente, vissuto. Decidiamo di lasciare le uniche cose che da sempre conosciamo. Perché c’è un nuovo sogno, da inseguire. Un sogno che potrà rendere concreti quei sogni che avevamo tanti anni fa.
Si chiama italian dreams, questo sogno.

E così, eccoci arrivate nel paese sognato da mesi. Dove tutto è diverso da ciò che conosciamo. Diverso anche da come ce lo avevano raccontato quelli che ci hanno organizzato il viaggio.
Qui è più caldo, o più freddo, dipende da dove veniamo. O forse la temperatura è la stessa, è la luce a essere diversa. E gli odori. E la lingua.

La casa dove ci portano è completamente estranea.  Le persone che incontriamo ci fanno un sacco di domande che hanno il tono di ordini, parlano in fretta, ci guardano con diffidenza. Una nostra connazionale ci traduce tutto. Siamo confuse. Stringiamo con forza i manici della borsa. Lì, in una tasca interna, ci sta la foto del più piccolo, o un foglietto della piccola dove lei ha scritto mamma torna con una bambola grande.
Poi ci fanno conoscere la persona della quale dovremo prenderci cura. Un vecchio, o una vecchia. Lo capiamo subito che non ci vuole. Da come ci guarda, da come scuote la testa con forza guardando i figli. Ci sembra perfino di comprendere quello che dice, che grida. O che dice senza parlare. Che forse è peggio.  D’ora in poi, ventiquattro ore su ventiquattro, questo vecchio,  questa vecchia, saranno la nostra sola compagnia. Salvo la domenica, forse. Magari solo la domenica pomeriggio. E i soldi? 800 euro, ci dicono, più il vitto, e l’alloggio. E…mi farete avere il permesso di soggiorno? Vedremo…più avanti…dipende come andranno le cose…, ci rispondono.

E così la nostra vita cambia per sempre.
Se saremo fortunate troveremo famiglie oneste e gentili, che ci aiuteranno a superare quell’impatto così desolante. Altrimenti dovremo imparare ad ingoiare umiliazioni, arroganze, discriminazioni. Insieme a cambiare pannoloni, lavare sederi, sopportare accuse.
Fino a quando l’italian dreams si infrange, come quei sogni della giovinezza.
Ma dobbiamo rimanere, perché nella casa lontana, in quella cucina dove la luce batte in quel modo così particolare, dove i figli stanno crescendo lontano dal nostro sguardo, di quei soldi guadagnati come badante c’è bisogno.
E allora rimaniamo.
Senza permesso di soggiorno e senza luce.

Quei panni ci stanno molto stretti, vero?  A me molto, moltissimo. Ho forse calcato troppo la mano, raccontando di queste donne che vengono dall’Est, o dall’Ecuador, o da tanti altri posti dove la situazione economica è difficile.
Forse non sono questi i loro pensieri, le loro parole. Ma ho semplicemente pensato come mi sentirei io, al loro posto. E senza dubbio è vero, però, che l’atteggiamento di molte famiglie che ricorrono alle badanti per far accudire gli anziani è questo, sia dal punto di vista relazionale, sia dal punto di vista economico. Ne conosco, direttamente e indirettamente. E conosco anche badanti. E in verità non posso che parlarne bene. Senza, naturalmente, generalizzare.
 
Se qualcuno che passa di qui per caso (conosco troppo bene ormai gli abituali visitatori per dubitare di loro)  ha una badante che non è in regola si affretti a farlo, per favore. (* NEWS)
E da oggi, per favore, la guardi con altri occhi.

Questo post è dedicato in particolare a due donne, due belle signore che sono arrivate in Italia da due luoghi assai diversi fra loro. A Maria, venuta dalla vicina Albania, e a Lola, che ha lasciato il suo amato Ecuador molto tempo fa. Sono state le attente e affettuose badanti di mia suocera.  Credo che loro siano state fortunate a incontrare noi, certo molto diversi dalle famiglie che ho descritto prima. Ma credo soprattutto che siamo stati fortunati noi a conoscerle.
Hanno voluto bene a mia suocera, sia Maria che Lola. Maria purtroppo se ne è andata per un tumore anni fa, morendo lontano dalla sua patria. Lola per sette anni ha tenuto mia suocera come se fosse la sua bambina (una bambina di 96 anni…), con la stessa tenerezza e la stessa cura che si dovrebbe avere per un bimbo.
E quando in dicembre mia suocera è deceduta, proprio questo sembrava Lola: una madre che avesse perduto la figlioletta.

Questa però è una mia esperienza. Così è come la penso io.
Mi piacerebbe moltissimo che, se qualcuno ha avuto esperienze diverse, ne lasciasse qui testimonianza.


(*) News: Sanatoria colf e badanti 2009

FUORI TEMA:

Maria Salgrado: Siete modos de guisar las berenjenas
 (7 modi di cucinare le melanzane)
postato da: Soriana alle ore 14:17 | link | commenti (6)
categorie: replay
lunedì, 20 luglio 2009

Dal verniano Gun club di Baltimora alla Nixoniana Nasa di Huston

sfondo_luna_

Quando il modulo lunare Eagle dell’ Apollo 11 allunò sul Mare della tranquillità io ero davanti a un altro mare, molto meno… esotico: il mare che bagna le spiagge di Igea Marina. La mia prima di innumerevoli estati che avrei trascorso in quel paese della riviera adriatica, anzi, di innumerevoli anni. Ma ancora  di questo prolungarsi della mia permanenza non ero a conoscenza, perché lì c’ero solo per lavorare in una casa di vacanza, e ancora non sapevo che proprio a Igea avrei poi conosciuto il mio (ora ex) marito. Ma questo non c’entra, perché l’argomento di oggi è la luna, ancora una volta.
“Dalla terra alla luna”, il romanzo di fantascienza del preveggente Jules Verne ha, come titolo originale, questo: De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes. Quindi intorno ai 4 giorni. Quanto durò, il viaggio di Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins?  Fra andare e tornare 8 g 3 o 18 min 35 secondi.  Se nel libro di Verne il tempo si riferisce solo al tragitto terra-luna (non lo so, perché non l’ho mai letto, da piccolo lo consideravo una gran palla…),  direi che ci siamo…
Non sono in grado di dire se quel viaggio, che non si è più ripetuto, sia servito al progresso, non so, francamente, se sarebbe stato meglio impiegare le risorse monetarie spese in quell’impresa in ricerche più… terra a terra, mi viene da dire: so, però, che vedere la passeggiata sulla luna mi emozionò. E avrei voluto esserci io, ricordo, insieme a quegli astronauti.  E avrei voluto piantare io quel cartello che dice:
Qui uomini del pianeta Terra misero per la prima volta il piede sulla Luna. Luglio 1969, A.D. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità». Ricordo che provai pena per Collins, che se ne dovette stare per un giorno, tutto solo, ad aspettare gli amici, senza avere l’emozione di toccare il suolo lunare.
Beh, mi sa che non aggiungo altro. Ne stanno parlando e scrivendo ovunque del quarantesimo anniversario dello sbarco sulla luna… (sempre che sia avvenuto… Scherzo! Io ci credo! Io…c’ero…).




La notte in cui andammo sulla luna

Claude Debussy: Clair de Lune

Ludwig van Beethoven: Sonata al chiaro di luna
postato da: Soriana alle ore 17:07 | link | commenti (7)
categorie: anniversari, calendari

Pesca di inizio settimana...

Mondini Francesco (4) - Reti da pesca cinesi a Fort Cochin; Kerala, India del sud

Arteinsieme: l'aggiornamento

Il viottolo
Quasi una fiaba, il racconto di Annamaria

Non solo notizie letterarie,
da Claudio Arzani

Sta(a)llo stallo,
Cristina?

E' un'altra storia,
quella di Eventounico

I risvegli
di Giorgio Medda

L'uva
di Natàlia Castaldi


C'è Domenica Luise
nel Giardino di Cristina

E c'è Cristina
nell'ospitale casa di Piera


L'ormai mitico commissario Ricciardi
lo troviamo invece da Renzo, ottimo recensore


Mitiche anche Laura&Lory
e le loro IMPERDIBILI candid interviste: l'ultima è quella cui si è sottoposto Enrico Gregori (mitica intervista!!!)

E da Remo Bassini...
si scrive a quattromani...
postato da: Soriana alle ore 15:46 | link | commenti (3)
categorie: avviso ai naviganti
domenica, 19 luglio 2009

La luna è come il prezzemolo: sta ovunque

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Quel tipo è lunatico, oggi ho la luna storta, avere la luna di traverso, cercare la luna nel pozzo, guardare il dito che indica la luna, anziché la luna indicata dal dito, abbaiare alla luna (fare cioè cose inutili), con questi chiari di luna (molto attuale questa locuzione), luna di miele, Ma che vuoi: la luna???  Da allora sono passate molte lune,  vivere nella luna, gli hanno promesso la luna (promessa poi disattesa: vedi sotto la voce terremotati dell'Aquila) faccia da luna piena, l’altra faccia della luna…

Quanti modi di dire dove la protagonista è lei: Selene. E i proverbi, poi? Anche fra i proverbi, la pallida sposa del sole la fa da padrona: il seguente è solo un piccolo esempio.

Con i quarti di luna cambia il vento e la fortuna
Luna tonda spunta quando il sol tramonta
Luna piena di gennaio luce come il giorno chiaro
Luna mercurina tutto il cielo rovina
Luna cerchiata, campagna bagnata
Luna bianca tempo bello, luna rossa venticello



Se poi analizziamo i titoli di opere letterarie, ecco balzare fuori ancora il suo nome:


Il respiro della luna di Cristina Bove
Più lontana della luna di  Paola Mastrocola
La luna lontana e il profumo del tè di Lee Don
Ricordati di guardare la luna di Nicholas Sparks
Nero di luna  di Marco Vichi
Luna allo zenith di Anna Achmantova
La luna è tramontata  di John Steinbeck
La luna fredda di Jeffery Deaver
Volevo la luna di Pietro Ingrao
La luna è già alta di Maria Luisa Spaziani
L'ombelico della luna di Carlos Fuentes
Morso di luna nuova di Erri De Luca 
Chiaro di luna di Harold Pinter
La luna e i falò di Cesare Pavese
La luna e sei soldi di Somerset W. Maugham


E quanti, quanti altri titoli, fra opere di narratori e poeti, mi sono dimenticata o  non conosco.

Luna grande ispiratrice, dunque. Forse molto più del suo splendente sposo.
Vogliamo ascoltare anche qualche canzone, per… allunarci ancora di più?


Mentre vi preparate all’ascolto, vi auguro buona domenica e vi do appuntamento alla prossima puntata, con altre musiche lunari, e poi, chissà… qualcosa mi verrà in mente, spero.



Guarda che luna

Tintarella di luna

Blue Moon

Verde luna

Signora luna


Il fox della luna
postato da: Soriana alle ore 02:30 | link | commenti (3)
categorie: anniversari, calendari
sabato, 18 luglio 2009

Ah, la luna, la luna, che fa dire ai Poeti la luna...

060330-siro-luna01

(http://www.cortinastelle.it/)


1' puntata di post dedicati alla Luna, in occasione del quarantesimo anniversario della sua... violazione


La luna sul canneto
di
Renzo Montagnoli

Notte di luna riflessa nell’acqua.

Danza il canneto alle melodie

di una brezza che scende dal cielo

e lievemente accarezza un microcosmo

di notturna naturale bellezza.

Tutto sembra dormire

in una quiete apparente

fra luci e ombre

tra fruscii e sciabordii d’acque

contro sponde verdeggianti.

E’ tempo di folletti, di eteree ninfe,

di gnomi caracollanti sui sentieri

che la fantasia scopre nel buio.

Tutto è magia

l’argento d’una prodiga luna

sulla superficie appena increspata

il rintocco del tempo

di un cuculo canterino

l’altalenante adagio

di un gruppo di ranocchi.

L’occhio vede ciò che il cuore vuole

e la breve estasi di un muto

accordo con la natura

risveglia ancestrali sensi

calando le palpebre

alla ricerca di un sogno assopito

sotto le spesse coltri della realtà.



Ho già prenotato per noi
di
Nizar Qabbani

Ho già prenotato per noi due una stanza
nella casa della luna
dove passare il fine settimana, amore mio,
gli alberghi del mondo non mi soddisfano,
l'albergo dove mi piace alloggiare è la luna
ma lì, amore mio, non accettano un ospite
che viene senza una donna, amore mio, 
ci vieni con me...
o mia Luna, sulla luna?





E’ luna piena, stasera
di
Milvia Comastri

E’ luna piena, stasera.

Sull’alcova del cielo distesa,

ma pronta a negarsi a un amante,

nel torrido spazio già scuro.

Ti riempie lo sguardo, la luna, stasera.

Fa fremere il sangue, stasera la luna,

così  fredda e sensuale,

enigmatica e chiara,

vicina, lontana, lontana.

La luna, stasera, è un miraggio notturno.

Stasera la luna è un rimpianto.


E’un sogno di un folle, la luna stasera.

E’ piena, la sera.

E’ piena di luna.




Sulla Luna
di
Gianni Rodari


Sulla Luna, per piacere,
non mandate un generale:
ne farebbe una caserma
con la tromba e il caporale.

Non mandateci un banchiere
sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte
per mostrarlo a pagamento.

Non mandateci un ministro
col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie
i lunatici crateri.

Ha da essere un poeta
sulla Luna ad allunare:
con la testa nella Luna
lui da un pezzo ci sa stare...

A sognar i più bei sogni
è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile
anche quando è disperato.

Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla Luna e sulla Terra
fate largo ai sognatori!




Tristezze della luna
di
Charles Baudelaire

Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,

lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s'estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore

nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente come scheggia d'opale.
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.




E ora una delle tantissime canzoni in cui si parla di Luna:


Figlio della Luna


mercoledì, 15 luglio 2009

Muri che gridano

2007-10-14-polpette-al-potere
Immagine prelevata da:http://www.ufic.it/blog/


Non va bene scrivere sui muri, è incivile, dicono. La città si sporca, i palazzi si degradano, i muri si deturpano. E può essere vero. Non bisogna scrivere sui monumenti, per esempio. Né scarabocchiare le tabelle che indicano gli orari degli autobus, fino a renderne incomprensibili le informazioni. E su molte altre superfici che appartengono a tutti, non va bene farlo.
Però certe cose che vedo scritte sui muri mi affascinano, a volte mi colpiscono, come pietre, appunto, a volte mi accarezzano come poesia.  E quando c’è l’occasione li fotografo, questi muri che gridano. E ora ve li presento.
Se c'è qualche scritta che vi ha colpito, sui muri che avete costeggiato nella vostra vita, fatemene dono...


P1010948(Mantova, settembre 2006)

P1030418Rimini, estate 2006

P1020817Una delle tante scritte sul muro più infame: Israele, Pasqua 2006

P1070239Palermo, maggio 2008

P1070986Un paesino (di cui non ricordo il nome) dell'appennino forlivese: Agosto 2008

P1090924Non cito per correttezza la città( dato che c'è un cognome...)
2009


P1090957Sotto il ponte di Via Libia, Bologna, luglio 2009


P1090756
Lecce, giugno 2009


P1100079Bologna, via del Lavoro, oggi, 15 luglio 2009



Canzone fuori tema ( ma mi piace)
Istanbul not Costantinople
postato da: Soriana alle ore 18:42 | link | commenti (4)
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