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sabato, 30 maggio 2009

Saltello di qua, saltello di là... (che poi vado al mare)

Saltimbecco(è un saltimbecco, per chi non lo sapesse)

E’ un po’ come succede per le serate televisive: passano settimane che non c’è nulla di buono da vedere e poi capita una sera che ci sono varie cose, trasmesse contemporaneamente, che non vorresti perdere.
Così è capitato in città mercoledì e giovedì scorso. E non avendo il dono dell’ubiquità (e neppure molti altri doni, se è per questo) ho dovuto… saltabeccare (ma si dice così?) da un luogo all’altro, per avere almeno un assaggio di eventi per me imperdibili.
Ecco quindi una piccola cronaca con annesse alcune foto di queste mie frenetiche serate.

Mercoledì:

P1090671

All’Ambasciatori di Bologna (che poi sarebbe il mix di una libreria Coop e di EatItaly,  là dove sorgeva un vecchio cinema) Paolo Nori presenta un libro a cura di Carlo Boccadoro “Racconti musicali”. Potevo mancare? No! Almeno per due motivi, anzi, tre: sentire Paolo Nori che legge dei testi è sempre un’esperienza che entusiasma, amo la musica e, ma questa non è la cosa precipua, anch’io ho scritto una serie di racconti (stipati nel mio cassettino word) ispirati da canzoni.

Il libro a cura di Carlo Boccadoro, musicista di cui potete sapere di più ciccando QUI
contiene infatti racconti in cui la narrazione, in modi diversi, è intrecciata alla musica. I narratori? Da Truman Capote ad Agata Christie, da Nabokov a Gadda, e altri ancora,  per finire con L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, di Oliver Sacks.
Sono rimasta poco, purtroppo, che altro impegno mi chiamava… Giusto il tempo per sentire l’inizio della conversazione fra Nori e Boccadoro ( che sottolineava come la musica sia praticamente una materia inesistente nelle scuole), e, naturalmente, acquistare il libro. Che poi ne ho acquistato pure un altro, scritto proprio da Carlo Boccadoro: Lunario della musica, che è una sorta di… lunario, appunto, che unisce un brano musicale ( con notizie sia sul brano che sul compositore) a un giorno dell’anno.


E di corsa, poi, (confesso che ho preso un taxi, e a correre non sono state le mie gambe) in via Saragozza allo Zammù: c’era la presentazione dell’antologia di racconti  E il cagnolino rise  scritti, ovviamente,  in omaggio a John Fante. E un racconto lo ha scritto un mio giovane amico, e neppure lì potevo mancare…
E’ stata veramente una deliziosa presentazione. Gli autori leggevano i loro racconti, con musica di sottofondo dal vivo, mentre  l’illustratore Kain Malcovich disegnava su grandi fogli bianchi una sorta di estratto della lettura. Bella serata, insomma e, anche se ero l’unica persona anziana presente, mi sono sentita perfettamente a mio agio. Mi piace parlare con i giovani, mi consola constatare che ce ne sono tanti che ancora hanno speranze ed entusiasmi. I racconti letti mi sono sembrati di buon livello e… indovinate un po’? ho acquistato il libro. Fra l’altro fra gli autori presenti nell’antologia, ho avuto anche la sorpresa di leggere il nome di Gordiano Lupi, che molti di voi conoscono come autore, traduttore ed editore. Il mio amico ha pubblicato con uno pseudonimo, non so quindi se posso svelarne il nome. Lo pseudonimo è: Decimo Cirenaica. E quello che ha letto mi è piaciuto.



Giovedì:

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Non ho mai avuto il dubbio che Fabrizio de Andrè sia stato, anzi, sia  un grande poeta. Ma la inequivocabile conferma l’ho avuta sentendo leggere i testi delle sue canzoni da Margaret Collina, giovedì all’Ambasciatori.  Ho ascoltato molte volte Margaret leggere ad alta voce i testi più diversi, e l’ho sempre apprezzata tantissimo, ma in questa sua lettura è stata sublime, e non credo di esagerare utilizzando questo aggettivo. P1090653Una lettura da nodo alla gola, direi che è uno dei più begli spettacoli cui ho assistito. Da meno non è stato il chitarrista Gianni Landroni, che alla lettura di ogni testo, faceva seguire gli arrangiamenti della canzone citata, arrangiamenti che, se possibile, miglioravano quella musica, già così bella all’origine. Io spero davvero che da questo spettacolo possa nascere un dvd, lo merita assolutamente. Comunque ci sarà una tournè, da quanto mi ha detto Margaret Collina.  Margaret e Gianni porteranno lo spettacolo in alcuni luoghi di villeggiatura, sia in montagna che al mare. Vi terrò informati, di questi appuntamenti, sarei molto contenta che chi si trovasse in quei posti, o poco distante, potesse vivere questo evento che rilascia pura emozione.



Ma giovedì non c’era solo questo, a Bologna: perché, a Bologna, giovedì, c’era anche uno dei miei tre giovani autori preferiti (lo so che mi ripeto…): Fabio Geda. P1090658 Che per puro caso e coincidenza fortunata, avevo incrociato sotto i portici del Pavaglione mentre stavo andando a sentire Margaret Collina. Un grande, sorpreso abbraccio (chi avrebbe immaginato di incontrarsi casualmente...) e un arrivederci da lì a poco, allo Zammù, dove Fabio presentava, come ben sapevo, il suo ultimo romanzo: L’esatta sequenza dei gesti.
E dunque, finito lo spettacolo all’Ambasciatori, eccomi ancora in via Saragozza.
Fabio ha parlato del suo romanzo, ma anche della sua attività come educatore presso una Cooperativa Sociale di Torino (attività che è ben presente nel libro), ha parlato di scrittura e di scuole di scrittura. A questo proposito mi è piaciuto quando ha detto che le scuole di scrittura (se funzionano) insegnano soprattutto a leggere, perché è quanto penso anch’io.
E mi ha fatto anche tanto piacere che abbia nominato due scrittori che amo moltissimo anch’io: Cristiano Cavina e Filippo Tuena.
Beh, sono molto orgogliosa di conoscere personalmente Fabio, perché è uno scrittore bravissimo e un bravissimo ragazzo.
Ecco: come sempre ho strabordato… E da qualche parte ho letto che un post, per essere un buon post, dovrebbe essere breve e conciso… E io parlo parlo, poi magari niente dico.

Beh, ora la musica: ho guardato cosa consiglia Carlo Boccadoro, nel suo lunario, per oggi, 30 maggio. In youtube non ho trovato il brano specifico, ma il musicista sì.
che è il sassofonista

Ike Quebec

Allora, ciao a tutti! E buona domenica! Io, domani vado al mare.
postato da: Soriana alle ore 16:19 | link | commenti (5)
categorie: presentazioni, bologna e dintorni
giovedì, 28 maggio 2009

Una domenica infernale

1221big

Stavo per andare a dormire, troppo stanca  e assonnata per aggiornare Rossiorizzonti. Ma prima di spegnere il portatile, del tutto casualmente, sono capitata nel blog, fino a quel momento a me sconosciuto, di
Allegra
E ho letto l’ultimo post che lei ha pubblicato. Mi è venuta una rabbia che, solo avvertendo Allegra, ma senza chiederle il permesso, ho deciso di metterlo qui perché lo possiate leggere anche voi.
Una calda domenica di maggio, un bimbo di poco più di un anno  portato a un Pronto Soccorso  della civilissima Milano ( ma  avrebbe potuto accadere anche in un’altra città, penso) e alcuni individui che hanno trasformato quella domenica già tanto calda in una domenica infernale
.


Ho pensato che foto mettere, all’inizio del post, ho cercato in google-immagini sotto la voce personale ospedaliero, infermieri, ospedali. Ma poi ho pensato che sarebbe stato come stigmatizzare un'intera categoria. E non mi è sembrato giusto. Allora ho messo l’orsacchiotto, che  da parte mia, manda tanti  auguri al piccolo Lorenzo.
Ed ecco il post di Allegra.




Domenica a Milano faceva un caldo atroce, ero in canottiera, jeans e infradito.
Lorenzo aveva la febbre e non mangiava, per il terzo giorno consecutivo. Sta mettendo i dentini e, come tutti i genitori sanno, inappetenza e febbre sono tipici sintomi di imminente dentizione. Alle 13.30, come ogni giorno, l’ho messo a dormire. Mezz’ora dopo l’ho sentito piangere, sono andata nella sua stanza e l’ho trovato in un lago di vomito e diarrea.
L’ho preso in braccio e sono volata al pronto soccorso più vicino, quello della Macedonio Melloni.

Appena arrivati, Lorenzo ha di nuovo rigettato. Un lago di vomito liquido.
Mi si sono avvicinate due infermiere e, mentre mio figlio continuava a contorcersi e a dare di stomaco, mi hanno urlato: “Non può farlo rimettere così, dica al bambino di farlo in un catino!”. Intorno a me, neanche l’ombra di un cestino. Ho risposto, evidentemente alterata, di provar loro a suggerire ad un bambino di un anno e tre mesi dove doveva vomitare. Mi hanno portato uno scatolone di cartone: “Lo faccia vomitare qui!”. Ho risposto: “Se il vostro problema è che non avete voglia di pulire, portatemi uno straccio, non rompetemi più i coglioni e andate a vergognarvi lontano da me, ché non vi voglio più vedere”.
Il pediatra lo visita, ordina esami del sangue, flebo di fisiologica per idratarlo (c’erano 37 gradi), ovviamente non può bere, perché rimetterebbe ancora di più. E’ disidratato, le piccole labbra sono tutte secche. Sta male.

Mio figlio è su una barella, piange, due infermiere hanno il compito di inserirgli un catetere in vena.
Conoscete tutti lo strumento: un lungo e sottile tubicino di plastica, con dentro un ago metallico sfilabile. Le infermiere gli mettono il laccio emostatico e bucano l’interno del suo piccolo gomito destro. Una volta bucata la pelle, iniziano a muovere avanti e indietro (alla cieca) il lungo ago rivestito di plastica, ruotando un po’ a destra un po’ a sinistra. Lorenzo grida di dolore, mi chiedono di montargli sopra per farlo star fermo, eseguo. Dopo ripetuti inutili tentativi una delle due afferma: “Ho rotto la vena, questo braccio non va più bene, chiama Tizio”. Un ematoma nero intanto si allarga nell’incavo del suo braccino. Arriva Tizio (e aggiungo per fortuna), che evidentemente è l’unico infermiere di turno in grado di eseguire la manovra, altre grida, ago in vena. Prelievo e flebo inserita. Lorenzo, che è un bimbo molto coraggioso, si calma tra le mie carezze.
Arrivano i risultati delle analisi: gastroenterite virale acuta da Rotavirus di tipo II. Il pediatra spiega. Si tratta di un’infezione che porta infiammazione di stomaco e intestino (vomito e diarrea), non c’è cura, si può solo seguire il decorso e bisogna idratare per via endovenosa (flebo). Ricovero obbligatorio. Peccato che alla Macedonio Melloni non ci sia posto. Il pediatra di turno: “Cercherò un posto in un altro ospedale. Sono le 18.30.
Alle 20: “Ho trovato posto alla De Marchi”. La De Marchi è una clinica pediatrica con ottima nomea. Mi sento sollevata. Sta arrivando l’ambulanza per il trasporto del mio e di un altro bimbo nelle medesime condizioni.
I due volontari in ambulanza sono angelici (volontari, appunto).
Arriviamo al nuovo ospedale, scendiamo dall’ambulanza con i bambini in braccio e i due volontari con la flebo in mano e il braccio alzato per far fluire il contenuto nei tubicini infilati nelle piccole braccia.
Ci dirigiamo al pronto Soccorso, dove troviamo una decina tra infermiere e medici in tranquilla conversazione. I volontari: “Al telefono ci hanno detto di portarli qui”. Qualcuno dal gruppetto: “Non è di nostra competenza (sic!), dovete andare in reparto”. I volontari (sempre braccio alzato con flebo in mano accanto a due mamme con bambini, a questo punto piangenti, tra le braccia): “Sareste così gentili da chiamare il reparto, tanto per non farci girare ancora a vuoto…”. Telefonata e: “Andate al terzo piano”. Torniamo indietro, tutti stretti stretti tra noi, perché obbligati dai tubicini che ci collegano. Ascensore, terzo piano, porta chiusa e citofono. Citofoniamo. Niente. Citofoniamo ancora, niente. Dal vetro vediamo passare una puerpera, le facciamo segno, ci apre la porta. Dentro il deserto. Andiamo a destra, tutto il corridoio: nessuno. In fondo a sinistra, nessuno. In fondo a destra, nessuno. Torniamo indietro, i bambini sempre in braccio, sempre più disperati. A metà corridoio emergono una dottoressa e un’infermiera che ridono: “Ha ha, ci avete fatto ridere, girate alla cieca senza sapere dove andare”. Io: “ Ci fa piacere di avervi fatto ridere”. La dottoressa: “Ridere amichevolmente, s’intende”. Io, superandola: “Amichevolmente un par di palle, stronza”. Spunta un’altra infermiera: “Andate nelle due camere in fondo”. Occupiamo le stanze libere, un po’ come si fa all’università, autonomamente. Oramai anche al cinema ci sono i posti numerati e spesso qualcuno che, a luci spente, ti accompagna. Qui no.
Poggio Lori sul letto, alzo le sbarre laterali. Sono inutili, a misura di adulto, un bimbo ci passa orizzontalmente solo girandosi nel sonno. E meno male che era la clinica pediatrica. Il materasso è composto da tre cuscini quadrati, di diverse altezze, il più erto genialmente piazzato al centro. Chiedo come mai non c’è il materasso, mi risponde che così, quando si sporca un pezzo, sostituiscono solo quello. Una cerata no? In bagno non c’è sapone, non ci sono asciugamani, mio figlio ha continue scariche diarroiche e io sono sempre in jeans, canottiera e infradito. Non lo posso neanche lavare col sapone.
Arriva l’infermiera che attacca il turno di notte, dice che verrà per cambiare la flebo finita. Mi dice di farmi il letto (una specie di poltrona allungabile). Seee…. A Lorenzo cola il naso, le chiedo fazzoletti: “Non ne abbiamo”. Gli pulisco il nasino con le garze. Sono le 21.30.
A Mezzanotte, Lorenzo riattacca a gridare, di nuovo vomito e scariche diarroiche.
Si è strappato la flebo, il letto è sporco di sangue, feci liquide e vomito.
Chiamo l’infermiera, mi dice di portarlo nella saletta infermeria, dove in due (ancora) tentano di inserire un nuovo catetere.
Ricomincia quel bel lavoretto di ago, avanti e indietro, destra e sinistra, in ordine: nell’incavo del gomito destro, nell’incavo del gomito sinistro, polso destro, polso sinistro, caviglia destra, caviglia sinistra. Lorenzo ora urla come un matto, gli hanno fatto molto male, gli hanno frantumato tutte le vene possibili. E tappezzato di cerotti che coprono brutti ematomi neri.
Memore di Tizio alla Melloni, mi permetto di chiedere se c’è qualcun altro che abbia più confidenza con i cateteri endovenosi. Le infermiere cominciano ad urlare, mi dicono che non riescono ad inserire l’ago perché il bambino (con me sopra di lui per tenerlo fermo) “si sarebbe agitato”. Alzo molto il tono della voce: “Mi sta dicendo che ci sono bambini di un anno che non si agitano mentre gli ravanate dentro la carne con gli aghi? Mi sta dicendo che sapete infilare i cateteri SOLO ai bambini sedati?”. Interviene la dottoressa del turno di notte: “L’unica soluzione è il sondino naso-gastrico”, quello di Eluana, per intenderci. Ma come? Non può bere perché altrimenti vomiterebbe ancor di più e questa gli vuol mandare il liquido direttamente nello stomaco col sondino che passa per il naso? Forse ha bevuto prima di attaccare il turno. Le rispondo: “Deve passare sul mio cadavere”.
E’ l’una e mezza di notte, Lori piange, ha perso un chilo dei suoi undici totali, è sfinito. Mi si stringe il cuore come un nocciolino: il mio cucciolo sta male e tutte le persone che ho incontrato sino ad ora in ospedale hanno solo peggiorato la sua situazione.
Mi danno un contenitore con 250 ml di un liquido “energetico” e mi ordinano: “Non più di un cucchiaino ogni 3 minuti”. Lorenzo è mortalmente assetato. Ci impiegherò delle ore…
Rientro in camera, lo lavo con la sola acqua per tutta la notte, lo asciugo con le lenzuola. Gli somministro cucchiaini e cucchiaini di liquido zuccheroso sino alle 7 del mattino. Poi lo lascio addormentare, è sfinito, è piccolo, ha solo un anno e poco più. Ma dura poco.
Alle 7.30 entra sbattendo la porta un’altra infermiera, Lorenzo si sveglia di soprassalto terrorizzato e ricomincia ad urlare. Lei: “Devo pulire la stanza” (ossia passare un mocho per terra). Le chiedo un asciugamani e del sapone: “Eh no! Quelli se li deve portare da casa!”, Io: “Sì, ha ragione, vado sempre al pronto soccorso con sapone e asciugamani”. Lei: “Io me li porto sempre dietro”. Non ho più la forza per dirle vaffanculo. L’aria condizionata è rotta e la notte a 35 gradi ha sfinito anche me.

Io pago le tasse sino all’ultimo e questo è il “servizio” che due tra i meglio considerati ospedali milanesi, della regione che fa un vanto della propria sanità (“la migliore d’Italia”), mi restituisce.
Ora Lori dorme. Non sono più lucida, devo riposarmi un po’ anche io: comincio a pensare che abbia ragione Berlusconi, che devo evadere il fisco. Coi soldi risparmiati potrei andare in una clinica privata………
Vi chiedo scusa per quest'ultimo brutto pensiero.



Se volete leggere i commenti, e le ultime notizie su come sta Lori (sta meglio, per fortuna), andate a trovare Allegra, cliccando sul link che ho messo all'inizio. E magari lasciate anche un vostro pensiero.

Musica? No, non mi sembra proprio il caso


Me ne vado a dormire, con un bel po' di rabbia, però
postato da: Soriana alle ore 02:54 | link | commenti (9)
categorie: cronache infernali
martedì, 26 maggio 2009

Facebook!!!!!

facebook-artikel1(Immagine tratta da www.programmando.net/)



Lo so che non c’è mica tanto da ridere, in questi tempi. Però, ogni tanto, bisogna pensare anche a qualcosa di leggero, qualcosa che ci possa strappare una risata. Magari ironica. Come è capitato a me, ultimamente, quando il libreria la mia mano… predatrice di libri, è capitata su “Facebook: domani smetto” di Alessandro Q. Ferrari (cliccando sul nome e cognome sarete catapultati nel blog dell’autore, blog che ho scoperto in questo momento e che a una rapida visione mi è sembrato molto molto molto da leggere).
Ecco, ho aperto il libro, lì, in piedi nella libreria, ho iniziato a leggerlo e mi sono trovata a ridere.
Così, poi, sono passata alle casse, perché anche se la mia mano è predatrice di libri mai e poi mai sottrarrebbe un libro senza pagarlo.
Allora, poi, continuando a leggerlo, ho pensato che magari ve ne avrei dato qui un assaggio, il prologo, per precisione. Che non è il più divertente (ci sono pagine successive che ti costringono a ridere irrefrenabilmente), ma si sorride. E si riflette, anche.
Che non è mai peccato, riflettere.


Fra l’altro, non questo, ma un brano successivo, lo leggerò ad alta voce il 16 giugno, qui a Bologna. Ma ve ne parlerò un altro giorno.


Da
domani-smetto


Prologo

Iniziava il ventunesimo secolo, l’umanità andava scoprendo la mappa completa del menoma umano e un gruppetto di scienziati testardi  cercava di distruggere il mondo con un acceleratore di particelle costruito sotto la Svizzera.
Sul finire della prima decade del secolo si diffuse fra gli utenti della vecchia rete, la cosiddetta Internet, una diabolica forma di interazione chiamata social network. In brevissimo tempo, fra le varie reti di connessione virtuali, se ne affermò una particolarmente pericolosa, che avrebbe di lì a poco portato al collasso comunicativo, la classica goccia che fa traboccare i vasi: Feisbuk.

Gli utenti si iscrivevano creando un profilo virtuale: mettevano il proprio nome, i proprio dati generici, una foto e rendevano accessibili queste informazioni agli amici. Recenti studi hanno dimostrato che quasi mai i profili di Facebook corrispondevano a quelli reali. Anzi, il più delle volte sembrava venissero da un mondo ideale fatto di femmine bellissime e disponibili (a tutto) e maschi alpha in grado di dominare più branchi alla volta. i cosiddetti amici. D’altra parte, non erano soltanto quelli di tutti i giorni: per essere aggiunti all’elenco di qualcuno bastava essere fidanzate di cugini, o cugini di fidanzate, ex compagni di scuola, di vacanza, di letto. A volte bastava anche solo trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Insomma era iniziato un circolo vizioso che presto avrebbe unito tutti gli esseri viventi in un unico e complicatissimo sistema di amicizie virtuali. Ma se tutti erano collegati uno all’altro, alla resa dei conti, era come se nessuno fosse collegato a nessuno, o no?
Il Paese dove questo social network causà più danni fu l’Italia. Non tutti i lettori la  ricorderanno, ma un tempo era all’avanguardia nel combinare casini di questo tipo. A causa della tendenza associativa senza controllo che nacque in quel territorio e presto contagiò il resto del pianeta, i rapporti sociali comuni furono del tutto sovvertiti. Restare chiusi nella propria stanza davanti a un monitor divenne abitudine per milioni di persone. E l’idea di tempo libero fu cancellata dalle menti di qualsiasi utente con un colpo di spugna telematico.  Anche il linguaggio subì modifiche improvvise e incontrollate. Per parlare di luoghi d’incontro non si usarono più termini come pub, discoteche o parchi, ma si cominciò a dire sempre più spesso solo bacheche. Postare foto, cioè caricarle sul proprio profilo e commentarle, inteso come scriverci sotto la prima cosa idiota che veniva in mente, sostituì il concetto stesso di “serata con gli amici” e pokare, termine inglese che significa “ fare tap-tap sulla spalla”, fece venire meno anche solo la tentazione di limonare duro con la stagista del quinto piano. La più micidiale delle parole che conquistarono i vocabolari italiani fu taggare. Taggare: mettere sopra a una foto il nome della persona fotografata, in modo che quella stessa persona grazie a un avviso venisse a sapere della foto, così come lo venivano a sapere tutti i suoi amici. Straordinario.
Ancora oggi gli storici si interrogano sul senso di tutto ciò e soprattutto su quali fossero i reali intenti del creatore di questo mefistofelico sistema. Molti documenti identificano il colpevole in Mark Zuckerberger, che avrebbe fondato Facebook mentre frequentava l’Università, semplicemente virtualizzando gli annuari scolastici dei campus americani. Ma oggi sappiamo che dietro a un nome palesemente falso come quello si nascondeva un piano segreto per catalogare e controllare tutta l’umanità, attraverso l’acquisizione dei suoi gusti in fatto di consumi, delle sue abitudini sociali e sessuali. E inizialmente fu un successo.
Nell’arco di pochi anni, però, il mondo venne condotto alla rovina. Facebook divenne l’unico centro del sapere, l’unica chiesa, l’unico stato. E nessuno uscì più di casa. Persino portare giù il cane divenne problematico e fuori moda. Privato di sole e attività fisica il corpo subì mutazioni che ebbero conseguenze devastanti (anche perché grazie al fotoritocco restarono segrete per anni). Ma all’ultimo momento, quando le sinapsi del cervello stavano per abdicare definitivamente in favore del silicio, l’apocalisse fu scongiurata.
Uno sparuto gruppo di integralisti estranee alle forme di comunicazione virtualescosse il cuore della gente, che si accorse così di quello che stava accadendo e decise di reagire. Poco a poco sacche di resistenza nacquero in vari punti del Bel Paese ( meglio tardi che mai, si diceva spesso da quelle parti). Dalle trattorie ai parchi giochi, dalle biblioteche alle fermate dei tram, uomini e donne si unirono in un unico movimento rivoluzionario che presto divenne mondiale. Questo esercito, che scelse di non avere un nome per evitare che fosse brandizzato, riportò il mondo –non senza una giusta dose di spargimento di sangue- sulla retta via. Cioè come lo conosciamo oggi.Un mondo in cui la forma di scrittura è manuale, con ideogrammi cino-inglesi e influssi neolatini-potteriani. Dove la comunicazione è personale, vocale e sensoriale. Dove ci si tocca, ci si guarda, ci si assapora, odora e ascolta. Dove si scambiano gesti, racconti e idee, a volte liquide, senza alcun tramite. Dove non si possono correggere gli errori già fatti ma solo imparare a non farli più. Dove si pensa ancora che sia possibile, se ci si crede col cuore, far avverare i desideri. Dove le guerre esistono ma poi finiscono, dove si odia ma fregare il prossimo non è il primo pensiero ogni mattina.
Dove gli animali, gli esseri umani, il coraggio e la speranza non si sono estinti. Ma l’ipocrisia sì. E soprattutto un mondo dove sei quello che sei e va bene così.
Dal settimanale “AQ”
14 marzo 2199



Il libro “Facebook: domani smetto” lo si trova in tutte le librerie o è acquistabile su Internet:
Qui
per esempio.

E per concludere e mantenere la leggerezza, una vecchia canzone (d'altra parte sono una vecchietta, io...)


Sylvie Vartan : Due minuti di felicità

 

Per una navigazione sicura

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Di donne, di ricette, di ritorni e di abbandoni


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Ma chi sarà mai? Andate da Patrizius e lo scoprirete...


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di Beppe Iannozzi

Circolo Pasolini
Gli italiani a Bruxelles: presenti ma non troppo

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La Prof
Lettera a una professoressa...



P1070477A Bologna e dintorni



Bandiera Gialla
Un sito su quel che succede in città



Mercoledì 27 maggio,
a Bologna,
alla libreria coop Ambasciatori,
alle ore 21
presentazione del libro
Racconti musicali
(a cura di Carlo Boccadoro).
Con Carlo Boccadoro,
Paolo Nori


E sempre mercoledì (mannaggia!)
alle 21,30 presso Zammù, in via Saragozza 32/a, alle ore 21:
Pubbliche letture da
E il cagnolino rise, omaggio a John Fante (Tespi Editore)
leggono
Gianluca Liguori, Angelo Zabaglio, Maura Chiulli, Eva Laudace, Vanni Santoni e Decimo Cirenaica
Illustrazioni live di Kain Malcovich



E ancora allo Zammù, ma giovedi
28 maggio, ore 19 e 30:
presentazione di "L'esatta sequenza dei gesti" di Fabio Geda



Così, giovedì mi toccherà di correre: non rinuncerò infatti a salutare Fabio Geda, ma non rinuncerò neppure ad assistere a quello che sarà senza dubbio un ottimo spettacolo, che per fortuna inizia alle 21, questo

 ALL'AMBASCIATORI DI VIA OREFICI 19- BOLOGNA
Giovedì 28 maggio alle ore 21 fabrizio
L’ARTE DI FABRIZIO
Concerto per chitarra e voce recitante in omaggio a Fabrizio De André.
Lettura di Margaret Collina di testi di De André, seguiti dall'esecuzione dal vivo degli
arrangiamenti alla chitarra del Maestro Gianni Landroni.
Per informazioni 051 220131

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domenica, 24 maggio 2009

La nuova lettera di Ettore Masina: respingimenti

Medusa
Leggetela con attenzione, contiene solo verità, merce molto rara, oggi come oggi. E trovo che abbia punti in comune, uno stesso sentire, insomma, con l'editoriale di Renzo Montagnoli che ho segnalato nel mio post precedente (post che vi invito a leggere interamente).



Profughi accompagnati
di Ettore Masina


Chi legge la storia non soltanto sui libri scritti dai vincitori, ma anche ascoltando   i lamenti o i silenzi  dei poveri ai quali i mass-media dei potenti tagliano le corde vocali, chi si addentra nei fatti del passato e in quelli della cronaca che viviamo e di cui – lo vogliamo o no – siamo responsabili, protagonisti e autori, chi non dimentica il vangelo né la dura, lunga, sofferta esperienza del costruire una società in  cui all’uomo l‘uomo sia fratello e non lupo, sa bene che accadono eventi i quali, a tutta prima, possono sembrare episodi di scarsa rilevanza, ma che invece, a pensarci bene, segnalano il livello del male di cui siamo tutti portatori se non ci occupiamo attivamente di chi patisce una crudele negazione dei suoi diritti alla vita. Quegli eventi non sono visibili o rumorosi come guerre devastanti né uccisioni di tiranni, né il rosseggiare di  sanguinose rivoluzioni; non spingono i parlamenti a convocarsi d’urgenza, non incidono sui bollettini di borsa, non modificano i programmi scolastici né sbiadiscono la nostra cupa concentrazione sui “fatti nostri”. Poiché sembrano riguardare soltanto gruppi di poveri, si concede loro poco spazio – ed effimero – della nostra attenzione. Se mai questa attenzione sembri obiezione ai loro comportamenti, i governanti ci assicurano che si tratta di spiacevoli incidenti di percorso nella difesa del nostro livello di vita, che sono accaduti una volta ma non si ripeteranno perché hanno anche un  valore deterrente nei confronti dei poveri che turbano il nostro ordine pubblico. Come dicevano i terroristi “rossi”? Punirne uno per rieducarne cento.
Quegli eventi, però, sono spie di vetro che saltano, mostrando le crepe del nostro sistema di vita, collettivo e personale. Che siano cose di poco conto è illusione dei potenti e magari anche nostra, di noi inquieti e tremuli galantuomini e buone donne che voltiamo la faccia dall’altra parte, “tanto non c’è niente da fare”: quegli eventi, anche se vengono descritti in poche righe dal servilismo dei giornali e delle televisioni del governo, anche se si cerca di nasconderli come si nascondono certe deformazioni o mali ributtanti, lebbre o sifilomi, rimangono “attivi” nella storia. Apparentemente scomparsi, in realtà si incistano nelle nostre strutture sociali e nelle nostre identità, modificano i nostri valori, ci cambiano, talvolta irreparabilmente. Un giorno, scoprendone gli effetti devastanti, faticheremo a ricordarne l’origine, o addirittura saremo diventati così diversi (peggiori) da non vedere il fango nel quale abbiamo scelto di camminare. Già ai meno giovani fra noi è facile constatare come i politici italiani usino oggi abitualmente un linguaggio che sarebbe risultato a tutti intollerabile solo pochi anni fa, e avanzino seriamente proposte razziste le quali, ancor prima che crudeli, pochi anni fa sarebbero state considerate demenziali.
Quanto è avvenuto nei giorni scorsi in quel liquido cimitero in cui si  seppellisce il genocidio dei miseri che ci chiedono pietà segna, secondo me, un mutamento antropologico di terribili dimensioni: è la regressione a tempi lontani e crudeli che la storia della civiltà ci aveva illuso essere dimenticati per sempre, a tragedie come questa: “
Nel 1847, ottantaquattro bastimenti furono fermati a Grosse Isle, sotto Quebec. Fra gli immigranti irlandesi che cercarono rifugio sotto fragili capannoni esposti a tutte le intemperie, ne morirono 10 mila. E 3 mila erano così soli che nessuno  ne conobbe mai i nomi. Come dice la Bibbia, li ho visti distesi sulla spiaggia, li ho visti trascinarsi nel fango e morire come pesci fuor d’acqua”.(1)   Un secolo e mezzo più tardi, l’Italia, uno degli 8 paesi più “sviluppati” del mondo, ha usato una nave da guerra, uno dei costosissimi capolavori della tecnologia militare, per rimandare in un vero e proprio lager un piccolo gruppo di miseri che erano riusciti ad evaderne. Non c’è nessun italiano, che non sia analfabeta di ritorno, il quale ignori che cosa sia un centro di detenzione profughi in Libia: creature umane sottoposte a un trattamento miserabile, torture, violenze carnali e persino – come hanno raccontato tante persone che sono riuscite a fuggirne - donne che muoiono cercando di abortire il piccolo nemico che il carnefice ha  seminato nel loro grembo. È a inferni del genere che abbiamo riconsegnato 227 persone che non avevano altra colpa che quella di cercare pane e dignità, che per respirare un po’ di speranza hanno percorso lunghi, pericolosi, dolorosi cammini di fame e di violenza. Per difendere la nostra paura, siamo diventati gestori di morte. Lo hanno compreso bene i nostri marinai, che non  hanno avuto il coraggio di disobbedire a ordini che infangavano la nostra bandiera, ma che hanno espresso la loro vergogna nell’assistere alla disperazione di chi aveva intravisto una terra libera e si vedeva inchiodato alla violenza del nostro egoismo. Nostro, sì, o della maggior parte di noi, elettori di un governo infettato e corrotto dalla capacità di odio della Lega. O che, adesso, tacciamo.
Quello che è successo non può essere valutato in tutta la sua gravità se non si ricorda che il governo Berlusconi ha praticamente “tagliato” ogni nostro aiuto alle popolazioni più povere del Sud della Terra, e questo mentre la crisi economica mondiale morde con maggiore ferocia le aree del sottosviluppo. Né si può dimenticare che molte delle persone che ci chiedono asilo vengono da regioni (Afghanistan, Iraq) sconvolte da guerre cui l’Italia partecipa; ed altre fuggono da conflitti  (Etiopia, Eritrea, Somalia, Congo…) cui neghiamo ogni attenzione anche se non pochi governi comprano armi dall’Italia o si muovono al servizio di aziende italiane (legno, petrolio, coltan: il minerale necessario ai nostri cellulari)  le quali devastano aree immense dell’Africa. Inoltre fra quei 227 esuli molti, come è risultato in tutti gli sbarchi a Lampedusa, avevano diritto di asilo nel nostro Paese, secondo l’articolo 10 della nostra Costituzione, perché colpiti nei loro diritti umani; ma nessuno ha udito i loro racconti, e il respingimento li rimetterà probabilmente nelle camere di tortura dalle quali erano  usciti senza più giovinezza; respinti dall’Italia, saranno respinti dalla Libia… Ma poi: non  ci dicevamo tutti (o quasi) cristiani? Respingere chi chiede aiuto, ci dice il vangelo, è il peccato più grave che si possa commettere: vedi Matteo XXV, 31-46: “Ero forestiero e voi non mi avete ospitato… Via, lontano da me, maledetti!”.
È per questo che parlo di un nostro mutamento antropologico. Siamo ancora capaci, in molti, di solidarietà per i nostri connazionali colpiti da catastrofi naturali, ma non vediamo più, come accadeva in una stagione felice, la disperazione di nostri fratelli colpiti dalla crudeltà di un sistema economico su cui si basa la nostra agiatezza. Nella terribile odissea dei respinti si rivela lo scadimento etico, l’imbarbarimento che connota ormai tanta parte della nostra società, a cominciare dalla casta politica. Se la gioia manifestata in questa occasione  dal ministro Maroni, propagandista della “cattiveria” di stato, sembra l’infame soddisfazione del cacciatore di schiavi fuggiti dalla spietata violenza dei padroni e da lui riportati alla frusta, quella non meno sfolgorante dei Cota, dei Bricolo, dei Calderoli e dei loro seguaci mostra chiaramente che ci troviamo ormai in un regime di proto-apartheid: il progetto non è soltanto quello di impedire l’arrivo di immigrati ma anche di rendere difficile quanto più è possibile la vita di quelli già residenti fra noi. Il “pacchetto sicurezza” ne è eloquente documento.
Tuttavia la brutalità leghista non è forse l’immagine più dolorosa di questi giorni: i contorcimenti di Rutelli e di Fassino mostrano quanto purtroppo il Partito Democratico sia ancora ben distante dall’impronta di limpida forza di opposizione che Franceschini sta coraggiosamente tentando di consolidare; e ignobile risulta l’ipocrisia di certi portavoce del Popolo della Libertà. Penso per esempio all’onorevole Bocchino che con aria contrita parla della dolorosa necessità di essere “severi” con  l’immigrazione illegale. “Severità” il respingi-mento nel lager? Sembra di risentire lo squadrista mutilato di “Armarcord” che si lamentava della violenza alla quale i suoi camerati erano “costretti” dall’insana smania di libertà degli antifascisti…
Avevo già scritto queste righe quando oggi, 12 maggio, è avvenuto un fatto nuovo. Con insolita durezza, il presidente del Consiglio ha rivendicato a sé l’iniziativa del respingimento (lui lo chiama “accompagno”!) dei profughi, sottolineando che Maroni non ne è stato che  l‘esecutore. Un dubbio mi inquieta. Berlusconi era sembrato un po’ distaccato dall’evento, limitandosi a dire, con l’abituale approssimazione, che l’Italia non  vuole essere uno stato multietnico. Come mai gli preme adesso la rivendicazione di un fatto che ancora una volta ha attirato al nostro paese la riprovazione internazionale? Mi domando se qualche sondaggio non gli abbia mostrato che l’episodio ha procurato alla Lega un consenso talmente vasto da inquietarlo o da spingerlo ad appropriarsene. Se così fosse, sarebbe davvero un tristissimo momento per  chi crede nei valori umani.
Comunque sia, penso che non ci si possa arrendere, e di fronte a una crudeltà “politica” sia necessario, innanzi tutto, alzare la voce. Mi sembra che il silenzio sarebbe correità.  Deve risultare evidente al governo, alle sue forze parlamentari, ai suoi sondaggi che vi sono milioni di italiani che non sono tanto sciocchi da ritenere che il fenomeno migratorio debba essere lasciato a se stesso ma che pensano che le leggi che debbono regolarlo non possono prescindere dalle sue cause  e dai doveri di umanità, i quali soltanto consentono di poter parlare di civiltà. I rozzi, gli insensati, i paurosi trascinati dalla paura all’odio razziale sono presenti dovunque e sfruttano la nostra inerzia. Impongono le loro scelte politiche a un governo che si mostra insensibile alla  crudeltà di certi provvedimenti (ciò che la dice lunga anche su certe scelte di politica interna: mancata protezione delle pensioni minime,  dei 2 milioni e mezzo di cittadini che “vivono” sotto il livello di povertà, dei lavoratori precari, dei disoccupati senza cassa integrazione…). A molti di noi potrà parere impossibile  o inutile far sentire la propria voce. Non è così: stringersi intorno agli strumenti che la società civile  si è data (dal Commissariato Italiano Rifugiati alla Caritas alla Chiesa Valdese alla miriade di organismi non-governativi che onorano il nome dell’Italia nel Sud dei poverissimi), scrivere al presidente del Consiglio, ai parlamentari cui si è dato il voto e ai candidati delle prossime elezioni, far votare ordini del giorno agli Enti locali cui siamo vicini, organizzare e sostenere dibattiti e manifestazioni… esiste una pluralità di iniziative che le comunicazioni informatiche moltiplicano e rendono possibili in tempi brevissimi.
Servirà a poco? Bonhoeffer scriveva dal carcere: “L’essenza dell’ottimismo è una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica per sé”. Penso che non dobbiamo lasciare il futuro agli avversari della dignità umana. E che a questo valga la pena di spendere un po’ del nostro oggi.


(1) Oscar Hanlin , Gli sradicati, Edizioni di Comunità, 1978



Mi sembra che questo video possa degnamente fare da colonna sonora e filmica alla lettera di Ettore Masina. E vi propongo anche il testo.

Ritals (*) Gianmaria Testa

Eppure lo sapevamo anche noi
l'odore delle stive
l'amaro del partire
Lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un'altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
Lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell'offesa
e un abitare magro e magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del riufito
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto  
 

(*)Rital (al plurale ritals) è un termine dell'argot popolare francese che indica una persona italiana o di origini italiane. Esso possiede una connotazione peggiorativa e ingiuriosa. Secondo alcune fonti esso deriva dal fatto che, nonostante anni di residenza Oltralpe, gli italiani non riuscivano a pronunciare correttamente la r francese.
Questo termine fu affibbiato dai francesi agli operai italiani immigrati in massa in Francia prima e dopo la seconda guerra mondiale per lavoro.
Alternativamente a questa origine "fonetica" e rispettosa del termine "rital" si puo' pensare che, data la connotazione peggiorativa, il termine derivi dalla parola "ritaglio", vedi anche l'assonanza, nel senso di "vestito di ritagli", cioe' con vestiti rammendati con toppe/pezze, e in linea con la figura della maschera (stereotipo) italiana di Arlecchino.


(da Wikipedia)
postato da: Soriana alle ore 12:19 | link | commenti (8)
categorie: cronache infernali, ettore masina

Milvia informa



P1090389(Bologna- Giardini Margherita: Mostra floreale maggio 2009)


Aung San Suu Kyi libera!
Il premio Nobel Aung San Suu Kyi è gravemente malata, imprigionata dal brutale regime Birmano con una nuova serie di accuse inventate.
Firmate l’appello per la sua liberazione: ci sono solo due giorni per ottenere l'attenzione di Ban Ki Moon -- la petizione verrà consegnata il 26 Maggio



QUI
la recensione di Renzo Montagnoli a  La vita eterna, di Ferdinando Camon,  cui segue un’interessantissima intervista all’Autore:
beh, posso dire che Renzo ha superato davvero se stesso…


E ancora di Renzo Montagnoli voglio segnalare il suo lucido e amaro
 editoriale  
di oggi.



Lo scrittore inesistente
è on line il nuovo numero: tanti racconti da leggere in un fiato.


Il lettore che scrive
Una settimana di vacanza con la scrittura creativa.
Qualsiasi cosa si possa pensare sui corsi di scrittura, questo proposto dalla Rivista Inchiostro mi sembra interessante sotto molti punti di vista. Leggetene il programma e potrete appurarlo voi stessi.



Sul Romanzo:
Consigli di scrittura


Margaret, la lettrice:
 ALL'AMBASCIATORI DI VIA OREFICI 19- BOLOGNA
Giovedì 28 maggio alle ore 21 fabrizio
L’ARTE DI FABRIZIO
Concerto per chitarra e voce recitante in omaggio a Fabrizio De André.
Lettura di Margaret Collina di testi di De André, seguiti dall'esecuzione dal vivo degli
arrangiamenti alla chitarra del Maestro Gianni Landroni.
Per informazioni 051 220131


Radio 3
Come ogni anno in questo periodo riprendono i pellegrinaggi di Radio 3.
Quest'anno la mia invidia (buona, però), è ancora più grande:  non lunghe camminate a piedi, ma un viaggio in barca a vela da Venezia a Istanbul. Mi accontenterei di un posto di mozzo... Ma dovrò accontentarmi di navigare sulle onde di Radio 3 dal 22 maggio al 20 giugno dalle 18 alle 18,45, ogni giorno




postato da: Soriana alle ore 11:46 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti
venerdì, 22 maggio 2009

Arieccomi!

P1090515(Fiera del libro di Torino 2009: spazio Lingua Madre)


Eccomi! Sono tornata nella mia casa virtuale. Ringrazio davvero di cuore che mi ha contattata privatamente perché preoccupato dalla mia lunga assenza, ma non mi è successo nulla di grave, e voglio anche tranquilizzarvi: non sono  assolutamente io la protagonista del mio micro racconto (mai stirato una camicia, io… e pure le altre cose non fanno parte della mia vita). E’ solo che al mio rientro da Torino sono stata catapultata nel lavoro (dovevo revisionare un tomo di 600 pagine, più o meno, per una casa editrice, e l’argomento era veramente stimolante e spassoso: Banche, azioni bancarie e via discorrendo), per cui i momenti liberi sono stati pochissimi, in più si sono aggiunti impegni serali e una montagna di mail cui rispondere. E anche un’altra cosa, in verità: sono stata catturata dalla lettura di un libro bellissimo, e, anche se lo sapevo già che mi sarebbe piaciuto tanto tanto, ha forse superato le mie aspettative. Siete curiosi, volete sapere titolo e autore?
E’ questo, il libro:
 

Il posto di ognuno L'estate del commissario Ricciardi
e questo, naturalmente  è l’autore, in una foto che gli ho scattato venerdì scorso alla Fiera del libro, alla presentazione, appunto, del suo bel romanzo.P1090505Maurizio de Giovanni!!!


Già, Torino: dovrei raccontarvi ancora della Fiera (che dal prossimo anno tornerà a chiamarsi Salone del Libro, visto anche che tutti più o meno hanno continuato a chiamarlo così anche dopo il cambiamento). Che dire? Come ormai è mia abitudine vi proporrò un po’ di foto e piccolissimi flah.



Un momento molto emozionante? Sentire la voce di Yoani Sanchez in collegamento da Cuba attraverso Skipe, che rispondeva alle domande di Gordiano Lupi (nella foto).P1090522  La Sanchez era presente solo con  la sua voce, perché il Governo cubano, nonostante l’appello al presidente Raul Castro promosso  dalla Fiera del Libro e da Rizzoli – RCS, non le ha dato il permesso di venire in Italia. Chi non conoscesse Yoani può leggere questa intervista  E vi troverete più o meno le stesse cose che la giovane blogger cubana ha detto al telefono. Fra l’altro, il nuovo direttore de La Stampa, Mario Calabresi, presente alla telefonata, ha detto che il suo giornale inizierà a pubblicare i post della Sanchez.

Un momento che mi ha dato soddisfazione? Quando ho avvicinato Melania Mazzucco, P1090542
 ospite di Fahrenheit, per dirle quanto mi sia piaciuto il suo “La lunga attesa dell’angelo”. Sono stata felicissima di poterle esprimere il mio apprezzamento, e credo proprio che lei lo abbia gradito.


Altri momenti carini: aver riabbracciato Fabio Geda, e Michela Murgia e Flavio Soriga. 

                                                        
A proposito di Michela Murgia (che è lei
) P1090630
in un mio vecchio post
avevo parlato di un suo romanzo che avrebbe dovuto uscire nell’autunno scorso ma che poi non è uscito. E così, non sapendone più nulla gliel’ho chiesto. E lei mi ha detto che uscirà il 26 maggio. Infatti ecco  QUI  le informazioni
Mi sa che i miei giovani scrittori preferiti diventeranno quattro…

E aver riabbracciato anche i “magnifici” della Redazione di Fahrenheit cui in occasione della Fiera si era unita anche la più bella voce di Radio3, Luca Damiani, che tante emozioni ha dato nella cinque giorni torinese con i gruppi musicali da lui presentati nell’ambito del Terzo anello musica e straordinariamente  durante Fahre.

Marino Sinibaldi (grande, grande Marino!)

P1090432


                                Susanna Tartaro: infaticabile Susanna

P1090640

Luca Damiani (lui sa tutto su tutta la musica esistente)

P1090626












E poi che bello veder crescere sul palchetto di fahrenheit il muro dei libri destinati all'Abruzzo!
P1090538

E ancora: aver trascorso la mia trasferta torinese con la mia amica Daniela Gugliotta,
P1090611
 
e aver assistito alla presentazione di un’antologia in cui è contenuto anche un suo testo. E’ un’ antologia particolarissima, anzi è un’ enciclopedia: Enciclopedia degli scrittori inesistenti










Un altro momento, incoraggiante, direi: l’incontro con una piccola Casa Editrice napoletana  fondata da giovani ricchi di entusiasmo: Ad Est dell'equatore
A quell’incontro sono andata perché si presentava un’antologia, I superdotati, che contiene anche un racconto di Maurizio De Giovanni (e su Maurizio voglio aggiungere che non solo è un grande scrittore, ma anche una persona splendida, gentilissima e simpatica).

E poi altri incontri con blogger,  scrittori ed editori (anche il mio, naturalmente)  conosciuti in questi ultimi anni: Morena Fanti,  Gloria Pozzo (con le quali mi sarebbe piaciuto passare più tempo) , Francesca Bonafini, Nadia Terranova, Andrea Giannasi.  E anche , a sorpresa, con Paolo Nori, che ha fatto un salto in Fiera, essendo a Torino per presentare al Circolo dei Lettori la rivista L'accalappiacani   E sono stata contenta di conoscere anche Sgnapisvirgola , blogger con cui mi ero incrociata qualche volta in rete. 


E poi, per finire, un caldo, conviviale, simpaticissimo sabato sera, durante il quale ho cenato e conversato anche  con persone che avevo in precedenza incontrato solo nei vari blog.  Dettagli potete leggerne qui,
da Laura  così leggerete anche tutti i nomi dei commensali.
E questa  sotto è la foto che con l’autoscatto,  ha immortalato tutti noi (non dico chi è chi, provate a indovinare…) nello studio del pittore e scrittore  Mario Bianco 
uno studio  denso di atmosfere suggestive. Che a me, quando ho sentito che avremmo cenato con Mario Bianco, mi era venuta un po’ di soggezione, anzi, di timore. Perché dai commenti che spesso lascia dall’amico Remo Bassini mi sembrava un tipetto un po' caustico… E invece no: gentile, dolce, un vero signore, insomma. Tanto è vero che per simpatia ho pure bevuto un goccino della grappa che ci ha offerto: ed era la prima volta che bevevo grappa, che non mi è mai piaciuto, quell’odore. Ma lì mi è sembrata (quasi) buona, la grappa.

4456_1143058944650_1472771434_30355275_6513387_n(2)

Beh, rileggo e mi accorgo che non è che ho parlato molto della Fiera, più che altro ho parlato (straparlato) di me, degli incontri che ho fatto, insomma.  E sento le vostre vocine che dicono: ma uffa, volevamo sapere della Fiera, noi, dei grandi eventi, dei grandi scrittori...  Per quanto ci hai raccontato, state dicendo, potevi essere anche a Appiano Gentile...
Ma a me  mi riesce più facile, questa cosa di divagare e parlare dei miei incontri...

Ah, il Paese ospite del prossimo anno sarà l’India.  E ne sono contenta.
Basta: dopo una settimana di assenza vi ho sommerso di parole.
Domani me ne starò zitta, e, a parte qualche segnalazione, lascerò spazio all’ultima lettera di Ettore Masina: non potete mancare!


Ma pensa un po'! Mi dimenticavo di elencarvi i miei acquisti... E pure della musica, dimenticavo...
Rimedio subito.
Libri acquistati venerdì, sabato, domenica (di quelli di giovedì, e anche di altri incontri, ne avevo già detto nel post della settimana scorsa)
:

Savina Dolores Massa: Undici ( Il Maestrale) (ringrazio Piera Maria Chessa che mi ha avvertito che il libro di Savina era in Fiera)

Alberto Masala: Alfabeto di strade (e altre vite) (Il Maestrale)

Maurizio de Giovanni: Ti racconto il dieci maggio (Edizioni Cento Autori)

Andrea Ballarini: Il trionfo dell'Asino (Del Vecchio Editore)

A.A.V.V. : I superdotati (Ad Est dell'Equatore)

A.A.V.V.: Enciclopedia degli scrittori inesistenti ( Boopen Leed)

Yoani Sanchez: Cuba libre- Vivere e scrivere all'Avana (Rizzoli)

Lorenzo Guadagnucci: Lavavetri ( Cart'Armata Edizioni) (acquistato nel cortile del Lingotto da una ragazza senegalese: ho sempre visto solo ragazzi  senegalesi vendere libri, e mi ha colpito il fatto che fosse una ragazza)



Andiamo con la musica, ora. Una bella versione della sigla di Fahre


My favourite Things  Big Brovaz








postato da: Soriana alle ore 19:13 | link | commenti (10)
categorie: festival e fiere
venerdì, 15 maggio 2009

Alcune cosine e un micro-racconto


Ospiti a Fahrenheit del 14/05/2009:



P1090405
P1090413












Umberto Eco

Mauro Corona
P1090436

















Stefano Rodotà



Presentazione del libro: Il trionfo dell'asino
P1090441(Rita Charbonnier, Andrea Ballarini, Massimo Maugeri




Non aspettatevi un resoconto della prima giornata di Fiera… L’ho scritto, ieri, che sono stanca e anche un po’ giù di morale. Allora, giusto perché non mi dimentichiate, ecco solo qualche foto, una segnalazione che mi riguarda,  l’elenco (per ora breve breve ma temo che nei prossimi giorni si allungherà) degli  acquisti di oggi,  due frammenti presi da Fahrenheit e poi, per finire un mio micro-racconto, nuovo nuovo. E un po’ di musica.

Segnalazione:
Una mia poesia da Renzo Montagnoli

Acquisti:
Ugo Barbàra: In terra consacrata Edizioni Piemme  : è un romanzo che si ispira al discusso rapimento di Emanuela Orlandi, e che è candidato al premio Strega. Tutto ciò che è stato detto  durante la presentazione del libro mi ha spinto…in maniera fatale all’acquisto.

Maurizio de Giovanni: Il posto di ognuno (l'estate del commissario Ricciardi Fandango libri
(e questo libro non potevo mica lasciarmelo sfuggire…). Fra l’altro la presentazione del romanzo è prevista al Lingotto per domani sera alle 20.

Carlo D'Amicis : Maledetto nei secoli dei secoli l'amore  Ed. Manni
E mi dispiace tanto non poter abbracciare Carlo, qui a Torino, ma è rimasto in via Asiago, a curare la casetta romana di fahrenheit…

E pure un cd, ho comprato, perché il gruppo musicale che oggi era ospite a Fahrenheit era eccezionale, come sempre, d’altra parte, è eccezionale la musica presenta dal grande Luca Damiani.
Qui un assaggio della loro musica:

Zina Afreeque Cesare Dell'Anna
e sulla copertina del cd c’è scritto: Voices from Salerno, Tunisia, Senegal, Marocco, Palesatine, Sardinia, Germany. Potevo non comprarlo? Vuol dire che per arrivare a fine mese farò una bella dieta a pane e acqua (e magari un po’ di patate e radicchi…)

Questo libro
Andrea Ballarini: Il trionfo dell'asino Delvecchio editore
ancora non l’ho acquistato, ma è stato solo per mancanza di tempo. Perché la brillante presentazione che hanno fatto del romanzo Massimo Maugeri coadiuvato dall’autore e dalla brava intervistatrice-attrice Rita Charbonnier mi ha colpito, anche questa, in maniera fatale.

I frammenti:
Emilia Lodigiani di Iperborea
ha detto:
Il 90% degli scandinavi legge almeno 5 libri all’anno. (Praticamente come in Italia…)


Mauro Corona
ha detto:
In ogni libro si può trovare un salvamento, da ogni libro, anche il peggiore, si può imparare qualcosa, si possono trarre schede tecniche su una certa realtà.
Con Mario Corona mi sono trovata sul treno che da Milano mi portava a Torino. Abbiamo chiacchierato un po’: un tipo tosto, Corona…


Meno male che non volevo scrivere nulla…
Beh, passo al micro –racconto, ora. E poi me ne vado a nanna.


Una vita (Micro racconto)

Era stata una brava bambina, diceva sì mamma, sì papà. Ma la madre era distratta, e non le fece mai una carezza. E il padre accarezzava solo la madre.

Era stata una brava studentessa, studiava per ore, e a scuola rispondeva a tutte le domande. Ma i professori dicevano che era solo una stupida secchiona, e non le sorridevano mai come agli altri

Era stata una brava moglie, stirava con amore le camicie, ma il marito se ne andò via, con una donna sempre allegra.

Era stata una brava madre, giocava con il figlio e lo viziava, ma lui le disse devo andare, e non lo vide mai più.

Era stata una brava amica, si rendeva sempre disponibile, ma le amiche andavano in crociera, senza neppure salutarla.

Ora era una vecchia stanca, così stanca da non farsi più domande.
Ora era una vecchia stanca, così stanca che aveva staccato il telefono per non rispondere a chi sbagliava numero.
Ora era una vecchia stanca così stanca che le costava fatica ascoltare anche il silenzio del pavimento dove non risuonava alcun passo.

Un giorno pensò che non le rimaneva altro da fare che morire.
Ma era troppo stanca, anche per quello.

Così spense la luce e si tirò la coperta sulla testa.

Altra musica:

Il valzer del caffé Mozart
Questa canzone, colonna sonora del film cult Il terzo uomo, mi è sempre piaciuta, fin da bambina.

P.S.: devo aver fatto casino con due link, perchè vedo che non si riesce ad accedere ai siti. Ma sono troppo stanca, ora per ricontrollare. E poi ho finito pure le sigarette. Allora vado subito a dormire.

postato da: Soriana alle ore 00:55 | link | commenti (6)
categorie: avviso ai naviganti, la mia scrivania, festival e fiere
mercoledì, 13 maggio 2009

E il tempo scorre veloce

Fiera
Di Fiera in Fiera, di Festival in Festival, mi accorgo quanto il tempo passi veloce. Era ieri che mi aggiravo fra gli stand della Fiera del libro di Torino, mi sembra. E invece è già passato un anno. E così, parto, per tornarci. Parto domani e ritornerò lunedì.
Spero di scrollarmi di dosso la tristezza che mi fa compagnia in questi giorni, questo malessere dovuto a tante cose, esterne e interne a me. Non vi prometto reportage, cronache, impressioni. Sono molto stanca, ultimamente, e forse mi limiterò a stare lì, e ad assorbire parole.
Incontrerò amici, e questo pensiero già mi risolleva. A proposito: se qualcuno di voi sarà a Torino mi farebbe piacere incontrarlo. Mi può lasciare un commento qui, oppure se ha il mio numero di cellulare mandarmi un messaggino, così ci mettiamo d’accordo.


E ora alcune informazioni letterarie:
Logicamente la prima è questa, per sapere tutto sulla Fiera.

Fiera del Libro

Poi l’uscita di un libro che mi fa molto piacere, perché lo ha scritto una brava autrice e una cara amica. Lei è:
Cinzia Pierangelini

E ancora un’altra cosa che mi ha davvero fatto contenta: Cristiano Cavina, scrittore fra i miei preferiti, è  stato selezionato per il Premio Strega. L’ho saputo perché ho ricevuto questa mail:

(La verità, quando la trovi la senti subito, perché squilla come un carillon nuovo di zecca.
Cristiano Cavina)
   cavina

Cari amici,
siamo felici e fierissimi di annunciare che I frutti dimenticati di Cristiano Cavina è stato selezionato tra i dodici candidati ufficiali al Premio Strega 2009.
Erano molti anni che una piccola casa editrice indipendente milanese non raggiungeva questo risultato.
Siamo contenti che accada con il quarto romanzo di Cristiano, scrittore intenso e coraggioso come pochi altri, convinto che l’arte di narrare con passione possa arrivare al cuore dei lettori anche senza ricchezze e senza potere.
Ed è un grande incoraggiamento anche per noi che da quasi trent’anni difendiamo con le nostre forze i libri che amiamo.
Ora sogniamo la cinquina, ma intanto festeggiamo questa prima, importante vittoria.
La nostra gratitudine va a tutti voi, che avete amato e consigliato i romanzi di Cristiano e a Ernesto Ferrero e Valeria Parrella che da due estremi dell’Italia hanno sostenuto con il loro parere appassionato I frutti dimenticati e il loro autore presentandolo agli Amici del Premio Strega.
Grazie a tutti e buone letture!
Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, editori
Roberta Solari, ufficio stampa


L’ultima informazione che vi lascio riguarda un progetto che mi pare assai interessante e stimolante, per chi ama scrivere. E vi consiglio anche di dare un’occhiata a tutti i post di questo blogger, perché, come lui stesso scrive:
Anni di appunti, fogli, note... ricerche proficue talvolta. Desiderio ora di condividere. Se vuoi scrivere un romanzo o tentare di farlo, devi armarti di volontà e consigli.
Per la prima dipende da te, per i secondi il blog Sul Romanzo ti potrà essere utile.

Ed ecco il progetto, lo trovate qui:

Scrivere un romanzo in 100 giorni


Beh, Torino, Piemonte. Chiudo allora questo post con tre poeti piemontesi.

Un abbraccio a tutti e a presto. Magari anche domani, chissà…

   

Due

Uomo e donna si guardano supini sul letto:
due corpi si stendono grandi e  spossati.                         
L'uomo è immobile, solo la donna respira più a lungo
e ne palpita il molle costato. Le gambe distese                   y1ptTZ3KXaR3fQB3hKkFWpU-Lu0Kn0LzPXsRXRi6y7st2i0fvJtrUrrlt0qCdnwgo2Q
sono scarne e nodose, nell'uomo. Il bisbiglio
della strada coperta di sole è alle imposte.

L'aria pesa impalpabile nella grave penombra
e raggela le gocciole di vivo sudore
sulle labbra. Gli sguardi delle teste accostate
sono uguali, ma più non ritrovano i corpi
come prima abbracciati. Si sfiorano appena.

Muove un poco le labbra la donna, che tace.
Il respiro che gonfia il costato si ferma
a uno sguardo più lungo dell'uomo. La donna
volge il viso accostandogli la bocca alla bocca.
Ma lo sguardo dell'uomo non muta nell'ombra.

Gravi e immobili pesano gli occhi negli occhi
al tepore dell'alito che ravviva il sudore,
desolati. La donna non muove il suo corpo
molle e vivo. La bocca dell'uomo s'accosta.
Ma l'immobile sguardo non muta nell'ombra.


(Cesare Pavese)


II pianto

Dimmi perche' nel mio sogno piangevi.
piantoSoli eravamo al sommo d'una scala

immensa e buia: e subito le mani
tu mi afferrasti, senza una parola.

Tra le mie mani nascondesti il viso
e ti asciugasti con le palme il pianto.

Cosi' ti vidi dopo tanto tempo,
e nulla so di te, se non quel pianto.


(Lalla Romano, Poesie, Einaudi, Torino 2001)


La differenza

Penso e ripenso: - Che mai pensa l'oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca. oca35425_7

Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d'essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l'armi corruscanti della cuoca.

- O pàpera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s'è pensato.

Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l'esser cucinato non è triste,
triste è il pensare d'esser cucinato.

(Guido Gozzano)


Una bella struggente canzone? Questa!
Fiorella Mannoia: La lettera che non scriverò mai
domenica, 10 maggio 2009

Hasta la victoria siempre

P1090357Questo è uno scorcio del mio terrazzino: Ogni tanto vado a guardare, e mi lascio rasserenare dai fiori.



Credo che i commenti da voi lasciati al mio post precedente meritino di essere messi in evidenza, ed è questo il motivo per cui li pubblico nel post di oggi, per dar modo di farne una lettura più approfondita.
Naturalmente ringrazio tutti coloro che hanno voluto testimoniare il loro pensiero. Se l’indignazione è condivisa, se è condiviso l’amore per la libertà, se condiviso è l’amore per la giustizia e l’equità,
il peso  di vivere in questo degradato paese diventa più leggero.
Berlusconi ha dichiarato ieri che il consenso nei suoi confronti è salito al 75%, il che vuol dire, ha aggiunto, che tre italiani su quattro approvano il suo operato. E può essere che, per una volta tanto, questa non sia una delle sue rivoltanti bugie. Ascolto i discorsi della gente, per la strada, in autobus, e mi si accappona la pelle. 
E se anche  è vero, come dice Renzo Montagnoli,  che una delle cause che hanno generato questa desolante situazione è l’abbassamento qualitativo dell’istruzione, io penso che per provare sentimenti di giustizia, di solidarietà verso chi è più debole, per capire di quanta immoralità e arroganza sia pregno l’attuale governo ( taccio su un’opposizione senza nerbo…), non occorra necessariamente essere altamente alfabetizzati. Il fatto è che ci hanno tolto la facoltà di “vedere” la realtà.
In un’epoca dove tutto sembra svolgersi solo attraverso l’immagine, e che in apparenza, quindi, dovrebbe portare in chiaro la realtà, accade proprio il contrario. Siamo immersi in una realtà fasulla,
adulterata, davanti agli occhi ci scorrono sempre più velocemente immagini di pagliacci incoronati, di puttane e falsi santi, un bombardamento continuo di falsità vestite con i costumi delle verità assolute.  Ma noi, o per lo meno quei tre italiani su quattro, stanno lì ad applaudire e a dire che bello… Oh, questo è il mondo che voglio, dicono.
Proprio ieri una conoscente mi diceva di ammirare Maroni ( a proposito di quelle navi rimandate in Libia), perché almeno lui fa qualcosa, cerca di risolvere un problema. E non importa, lei diceva, se la soluzione adottata sia giusta o meno. L’importante è fare… Ho controbattuto che anche Hitler aveva un problema, e anche lui ha cercato di risolverlo. 

Bene, passo ora a pubblicare i  vostri commenti. Anzi, perdonatemi una piccola presunzione, prima. Non è certo in tema, la segnalazione che ora vi faccio, ma siccome mi riguarda… Insomma, se volete entrate qui:

Arteinsieme  troverete una mia poesia

E un’altra cosa ancora: un sito che ho scoperto ieri.
Nonciclopedia
(come a dire: si ride per non piangere…)

Ed ecco i commenti:

Cristina Bove: dove stiamo andando? mi chiedo, da che parte esiste ancora la Ragione, dove si è nascosta allo spirito, se siamo ridotti a questa Italia. Anch'io, con Milvia Comastri, grido: < Io non ce la faccio >

Domenicaluise : Certe volte, anzi molto spesso o per meglio dire continuamente, tremo al pensiero di quanto sia vera la teoria vichiana dei corsi e ricorsi storici. Non impariamo nulla dagli orrori del passato e li continuiamo a riproporre e ad accettare sperando che " stavolta sia diverso ".


Glò D'Alessandro  :E' già cominciata un a pagina vergognosa di quest'Italia... "storia nostra" da far accapponar la pelle...


Annamaria  : E' molto doloroso tutto ciò, è crudele e mi avvilisce. Chi resta indifferente e consegna agli aguzzini i propri fratelli sfortunati, nel proprio petto al posto del cuore ha un sasso.


Tinti: Grazie Milvia ,almeno posso urlare con voi sul blog!E' poca cosa, lo so ma mi sento meno sola .Anche io ,quasi ogni giorno, vorrei partire...
ed elencarne tutti i motivi non posso perchè non basterebbero tutti i blog.Comunque ora sono alla frutta:presidi e docenti a denunciare
bambini tipo Gestapo, medici pure,miseria e preghiera d'accoglienza buttati come pesci marci nel maree ....e ora ritroneremo alla fontana per i bianchi?Non se ne può più e non si sa che fare?Grazie


Gaetano  : Così è questo il cosiddetto "essere umano", l'essere pensate che si differenzia dalla bestia perché ha la capacità dell'intelletto. Illustri scienziati, ci hanno sempre detto che discendiamo dalla scimmia. Mi domando: ma la scimmia non si sente offesa ad essere in qualche modo apparentata con noi?
Non oso commentare oltre: giornate della memoria, del ricordo e altro diventano una becera presa in giro.
Un caro saluto e un buon (per quanto buono dopo queste notizie possa essere) fine settimana


Rossana : paese allo sbando, senza vergogna...E ci metto dentro anche i bravi italiani che li votano, questi umanoidi che farebbero vergognare davvero anche le scimmie...

Cheneps : Ma dove sono gli Italiani, i figli e nipoti e pronipoti di coloro che hanno sofferto e patito l'emigrazione, la guerra, la povertà?
Dove sono tutti questi cristiani pronti sempre a difendere la Vita?
Dove siamo?
Perché continuano a votarli?
Possibile che benessere, tecnologia, competizione abbiano falciato qualsiasi sentimento di solidarietà?
Cosa possiamo fare di concreto ( al di là di sognare di andare a vivere in Provenza ) che possa far RAGIONARE almeno la maggioranza di noi Italiani, ormai preda di ogni fobia?
franca



Renzo  : Coraggio, che il peggio non è ancora arrivato, visto che almeno il 66% degli italiani ha fiducia nel premier e approva incondizionatamente l'operato del governo, felicissimi anche di prenderlo in quel posto.
E il problema non è il governo, ma quel 66%.



Tinti: Cheneps,hai toccato il nervo scoperto ,come è possibile che 7 persone su 10 non vedano ,non sentano ,non pensino,molti sono della mia gerazione,figli della guerra,altri sono dell'età dei miei figli ....non gli è stato insegnato nulla ...e noi docenti attivi e preparati non abbiamo passato niente.Può essere una follia collettiva che va curata con nuove medicine ..ma chi gliele passa?Io sono fuori gioco..Grazie e scusate lo sfogo.
Tinti

         
Renzo  :In parte quello che dice Tinti è vero, ma ricordiamoci che il ventennio fascista fu gradito alla maggior parte degli italiani e ancora oggi, quelli, parlano della tante cose buone che fece il fascismo, concludendo che la guerra fu un errore. Errore, dicono, non dicono follia, errore perchè eravamo impreparati, e non perchè la guerra era sbagliata.
L'italiano buona gente è una leggenda e se sapeste quello che abbiamo fatto durante l'occupazione in Jugoslavia potreste verificare che facevamo a gara con i nazisti a commettere nefandezze.
Quando la pianta è malata ereditariamente, la medicina può dare solo un apparente miglioramento. Insomma gente, è sotto gli occhi di tutti che più oscenità combina il governo più trova favore. Mi sembra chiaro, quindi.



Piera : Quanto giusto sdegno nei commenti precedenti e nel tuo post, Milvia!
Tu usi il termine VERGOGNA! , io dico E' UNO SCHIFO!
Ma poi, che altro possiamo fare singolarmente? Certamente non bisogna mollare nella vita quotidiana, e finchè avrò un briciolo di energia continuerò a dare voce a quella rabbia che condivido con tutti voi.
A presto. Piera




Renzo  :C’è una spiegazione logica a tutto questo e di seguito ne parlo.
Ho letto un paio di mesi fa uno studio sullo stato dell’istruzione in Italia.
Ebbene, ci son ben tre milioni di analfabeti (italiani, non extracomunitari), gente che o non è mai andata scuola, oppure, pur avendo frequentato le elementari e le medie, successivamente ha perso la capacità di leggere e di scrivere non esercitandola più. Si contano poi circa 7 milioni a scarsa alfabetizzazione, cioè persone che scrivono e leggono con notevole difficoltà; abbiamo inoltre una decina di milioni a bassa o mediocre alfabetizzazione, vale a dire individui che leggono e scrivono raramente. In questo quadro si rilevano anche una decina di milioni a buona alfabetizzazione, cioè italiani che leggono e scrivono normalmente; il resto sono la folla che non nutre interessi a leggere e a scrivere. Del resto la scuola italiana è stata fino a ora di eccellenza per le elementari, mentre è molto al di sotto della media mondiale per le medie inferiori e superiori e per l’università. Le materie ove si riscontrano le carenze più vistose sono la matematica, la geografia e la storia. Gli elementi più preoccupanti sono proprio il basso livello delle capacità matematiche e delle conoscenze storiche, due materie fondamentali, perché la prima postula un metodo logico e razionale di ragionamento, che porta al continuo dubbio della teoria formulata, e la seconda invece serve a comprendere il perché dei fatti che si sono verificati e che accadono. Due pilastri fondamentali, quindi, per l’esistenza di un popolo in cui siamo estremamente carenti. Non conoscere le proprie radici, non avere una mente critica ci pone alla mercé di politici senza scrupoli che possono influenzarci continuamente in modo negativo, senza dimenticare che loro stessi sono il frutto di questo basso livello culturale. L’Italia, per quanto concerne i libri letti, è il fanalino di coda nella UE e negli ultimi cinque anni si è registrata una diminuzione dell’8% dei lettori, il che ha finito con il porci nelle classifiche B), cioè quelle dei paesi del terzo mondo, dove vivono e prosperano superstizioni, ignoranza e scarsa solidarietà. Se da noi ci sono all’incirca 10 milioni di individui che credono ai maghi e alle loro panzanate un motivo quindi c’è.



Tinti: la tua analisi non può essere altro che condivisa, Renzo:chi non sa chi è non sa che vuole e come.La scuola che aveva nelle elemetari eccellenze ora,eliminato il tempo pieno,sarà di nuovo fanalino di coda...grazie Renzo
Tinti

       
Piera :Sia tu, Renzo, che Tinti avete affrontato un argomento che richiederebbe tanto spazio e tanto tempo. Io insegno alla scuola primaria e sto per andare in pensione, vi assicuro che è proprio vero che la scuola elementare è ed è stata la Scuola d'eccellenza in tutti questi anni; mio marito ha insegnato a lungo nella scuola media ed io stessa ho incominciato con l'insegnare alle superiori, è nei primi anni che l'individuo si va formando, è allora che i ragazzi "assorbono" come spugne, al positivo e al negativo, ciò che viene proposto. Hanno una elasticità mentale straordinaria, una memoria da fare invidia, un interesse per la novità che poi vanno perdendo se non viene coltivato. Poi, è fondamentale l'entusiasmo dell'adulto, il "crederci " per primo in ciò che propone.
NOI siamo FONDAMENTALI nella formazione dei ragazzi, anche se è fortissimo l'esempio dei coetanei, i loro valori.
Anche se la mia riflessione sembra distante da ciò che si è detto prima, intendo arrivare a questa conclusione: in generale, fatte le dovute eccezioni, chi non ama nè leggere nè scrivere, chi non ama "sapere" è perchè spesso nessuno glielo ha insegnato, toccando le corde giuste al momento giusto. Una delle conseguenze è la mancanza di un "pensiero individuale", di una mente critica ed elastica, a parte la scarsa "conoscenza".
Volevo essere più sintetica ma non ne sono capace. Chiedo scusa. Un caro saluto a tutti. Piera



Tinti: E' proprio così, Piera,(tanti anni nelle scuole un poco docent):come scrive De Mauro,se uno non è "padrone" della lingua ,diventa suddito sempre .Grazie
Ps-
All'estero ,per esempio in Inghilterra (e parlo di esperienza diretta)la nostra primaria è citata e "raccontata "nei corsi di formazione docenti!
Grazie sempre a tutti e a Milvia che consente tale spazio di idee.
Tinti

       
 
Renzo : Piera, ho affrontato l'argomento per dimostrare a che livello è il nostro paese e che a questo risultato abbia contribuito tantissimo la televisione (al riguardo, Cioran scriveva: La televisione è la fatalità, voglio dire la catastrofe del nostro tempo.). Del resto, a Noceto è ormai da anni che, per comune accordo, gli abitanti tengono il televisore spento e i risultati sui bambini si vedono, nel senso che a scuola sono molto più svegli degli altri.
Mi dispiace dire una cosa, perchè c'è il rischio di essere fraintesi. In una campagna elettorale, nel dibattito televisivo con Prodi, l'attuale premier disse che chi non votava per lui era coglione. Alla luce dei dati che ho esposto, se pare che il 66 degli italiani approvi il suo operato, di uno squallore incredibile, ho cercato di comprendere i motivi e ho concluso che l'ignoranza sfocia sempre nella coglioneria.



Rossana   : @RenzoMontagnoli:Hai ragione su ogni singola parola, Renzo. Ciò cui non so rassegnarmi, è che dopo aver perso la capacità di scrivere o leggere, nonostante l'autoincensamento continuo di l'altrettanto continua presa per i fondelli che ci propina con bugie e dinieghi del giorno dopo di ciò che ha detto il giorno prima, questo paese di semianalfabeti politici, non sappia nemmeno trovare un resto di dignità personale per ribellarsi agli insulti. Che di norma, a quel che mi risulta, a quel 66%, se gli dici coglione, ti fa nero. I coglioni siamo noi, dici? Infatti. Solo dei coglioni possono accettare per 15 anni uno stillicidio continuo della democrazia senza farsi venire il desiderio di andarlo a buttare fuori dalle sedi istituzionali a calci nel sedere...Che qui non si tratta più di opinioni politiche divergenti, si tratta di sconfinamento nella patologia senile che non si vuole vedere, che si accetta per timore di dispiacere al senso democratico che vuole che se va al potere uno che ha già di suo potere economico/mediatico, gli si perdonino anni di offese agli italiani a base di cucù, coglioni, palpatine, belle gambe, donne in coma che possono fare figli, abbronzati ai presidenti di altri paesi, svedesi belle purché maggiorenni, ect ect. In qualsiasi altro paese si chiederebbe l'impeachment, se ne chiederebbero le dimissioni per incapacità, per spregio delle istituzioni rappresentate. Ma noi no, siamo "signori". Aspettiamo cosa?Il peggio di cui parli?


Piera   :grazie sincero a Renzo, a Tinti e a tutti gli amici del blog. E' consolante poter scambiare opinioni su avvenimenti che non possono non preoccupare, in qualche modo anche il condividere amarezza e rabbia è una forma di lotta, per quanto pacifica.


Me li sono riletti tutti, i vostri commenti (ah, grazie a Cristina e Renzo per le segnalazioni...). Saremo una minoranza, uno su quattro, ha detto l’infame, ma non mi sembra che siamo una minoranza in via d’estinzione.  E allora: 
Hasta la victoria siempre!

C’entrano, non c’entrano le due canzoni che seguono? Io dico di sì, che c'entrano:

Comandante Che Guevara

Clandestino

E buona domenica…
postato da: Soriana alle ore 14:00 | link | commenti (9)
categorie: povera patria