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mercoledì, 29 aprile 2009

Zapping

telecomando_autoricerca

Questo racconto (se così si può chiamare) l’ho scritto diversi anni fa, forse alla fine del 2003. Non è proprio…eccelso, tutt’altro, però parla di televisione e, rileggendolo, mi sono accorta che a distanza di sei anni i programmi televisivi, già così scadenti allora, sono ancora peggiorati. Allora, almeno, non c’erano i reality…


Zapping

Si svegliò con in testa una frase: 
Abbiamo una soluzione per tutti i tuoi problemi. Telefonaci!” 
Poi si rese conto che la frase non veniva dalla sua testa, ma dal televisore rimasto acceso tutta la notte.
A tentoni, ancora con gli occhi chiusi, cercò il telecomando, senza trovarlo. Si sentiva stanchissimo, le ossa rotte, la testa ovattata…, ci mancherebbe anche l’influenza, pensò.

Abbiamo una soluzione per tutti i tuoi problemi”. 
Decisamente lui  un problema l’aveva; era del tutto inutile che cercasse di cacciarlo in un angolino della mente, girato di spalle, come uno scolaretto troppo vivace in un’aula di tanti anni fa. Il problema si voltava, lo guardava bene in faccia e gli faceva gli sberleffi.
Carlo scese dal letto.
Il telecomando era finito per terra, sulle ciabatte. Lo raccolse e cominciò a fare zapping, risedendosi sul letto.




Fare zapping è una professione di questi ultimi trent’anni; il suono della parola è dinamico, scoppiettante : zap-pinggg!  In realtà fare zapping è l’esaltazione della pigrizia e dell’immobilità.
Nell’Era A.Z. (ante zapping) dovevi alzarti dalla poltrona, arrivare al televisore, schiacciare un tasto, allontanarti dal televisore, ritornare alla poltrona, sederti. Poi capivi che eri finito su uno di quei programmi noiosi (tipo le Tribune Politiche di una volta, quelle con Jader Jacobelli,  dove i partecipanti mica urlavano, si insultavano, si sputavano addosso come fanno ora, ma erano lì, tutti compassatini, educatini, grazie, prego, ma le pare) e allora ti rialzavi dalla poltrona, arrivavi al televisore, ecc. ecc.
Ora, nell’Era P.Z.( post zapping), te ne stai tutto comodo, svaccato sul divano, con il plaidino di pile sulle gambe, e vai! Hai il mondo sotto un dito! Povere emittenti TV:  fanno di tutto perché tu fermi quel dito e ti metti a guardare il loro programma; spendono migliaia  (milioni?) di euro per ingaggiare i migliori cervelli che facciano di ogni programma, il programma più appetibile per te, telespettatore accanito. E così a reggiseni praticamente inesistenti si alternano, a mano a mano che tu premi il ditino sul telecomando, minuscoli perizomi, pianti strazianti di vedove, orfani e sedotte/i abbandonate/i , insulti dei politici, cazzate dei comici. Così tu improvvisamente lo fermi, quel dito, guardi e ti ecciti (se sei un uomo), o ti commuovi, o parteggi, o ridi. Oppure ti indigni per la bassa qualità di offerta. Ma continui a guardare.



Si accese una sigaretta.
Un tizio obeso stava tritando delle carote, mentre la conduttrice del programma sorrideva come un’ebete.
Zapping!!!
Il signore Giaccacravatta stava spiegando con stolida sicurezza perché i bambini argentini stavano morendo di fame in un Paese che è il più grande produttore di carne nel mondo.
 Zapping!!!
 Pubblicità di un deodorante intimo.
  Zapping!!!
 E  il problema rimaneva.
Aveva cercato anche di schematizzarlo:
1)    Quando dirglielo ai miei
2)    Dove dirglielo.
3)    Come dirglielo.
4)    SE DIRGLIELO


Ma forse, gli venne da pensare, bisognava mettere il punto 4 al posto del punto n. 1.
Certo che era stato un bel coglione a dare retta a Luigi. I soldi dei suoi li aveva in casa da tre giorni, quella mattina che era passato da lui Luigi. Sua madre gli aveva chiesto di portarli in banca, ma Carlo se n’era dimenticato. Dai, è un affare, gli aveva detto l’amico, una piccola operazione, tutto legale, e il capitale si raddoppia.
Ma non era andata così. Era andato tutto a puttane.
Buggerato Luigi, buggerato lui. I soldi della liquidazione di suo padre volatilizzati…. E ora?


Il replay della partita della sera prima.
Zapping!
Televendita di materassi ad acqua
 Zapping!
Abbiamo una soluzione a tutti i tuoi problemi. Telefonaci!
Stop!





Nell’Era P.Z. ti puoi fare tu un film come vuoi, con i personaggi più disparati; un unico film dove la trama è un po’ confusa, ma gli interpreti sono eccezionali:
lo psicologo coi baffi sentenziatore, che detiene le somme verità sugli adolescenti e non;
la cantante stonata coscialunga;
Il superfusto che si depila;
il politico con forfora incorporata;
il conduttore afflitto da risposta ritardata;
il giornalista afflitto da domanda precoce;
il trasformista pelorosso;
la trasgressiva che ancora non hai capito di che sesso sia;
il consigliere di acquisti che può far coppia con il trasformista,
il portatore di domande idiote nel cuore della notte;
e poi, soprattutto, loro:
i maghi. Maghi,maghe, maghini,maghette. Come in una fiaba.





“ Ma sono proprio scemo!”, si disse ad alta voce. “Ci manca solo che mi metta a telefonare alle maghe!"
La voce suadente, il sorriso accattivante, la “maga” lo guardava dallo schermo. I  numeri telefonici, uno per la diretta e quello per comunicare in forma privata, lampeggiavano in sovrimpressione.
D’impulso prese il cellulare e compose il numero della diretta. Una voce computerizzata lo mise in attesa. Uscì dalla stanza da letto ed andò in cucina. Accese l’altro televisore e si sintonizzò sulla rete che gli interessava. Pensò di prepararsi un caffé, ma con una mano sola era un problema, e non poteva lasciare il telefonino.
Sullo schermo appariva in primo piano la faccia della tipa. Il trucco le si era leggermente sbavato intorno all’occhio sinistro. Stava ascoltando la voce di un uomo che parlava al telefono:
“….e così” diceva il telespettatore al vivavoce, “ ho il sospetto che il bambino non sia mio figlio.  Tiziana, aiutami tu a uscire da questo dubbio…“
La maga  appoggiò le mani sul tavolo, con le dita dei palmi ben distanziate. Poi chiuse gli occhi e iniziò a respirare forte. Dopo qualche secondo  la donna riaprì gli occhi e disse:
“ Hai ragione, il mio spirito guida mi sta comunicando che il bambino non è tuo figlio. Mi dispiace, ora non ti posso dire di più, ma telefonami privatamente e vedrò come posso aiutarti. Ciao! “ (*)

 “ Questa è matta! “, pensò Carlo, e stava per spegnere il cellulare, quando lo misero in linea in diretta.





 Nell’Era P.Z. i maghi fanno la parte del leone, infischiandosene di scandali e truffe che hanno riguardato alcuni loro esimi colleghi; dove ci sono loro, il telecomando si ferma, si blocca, come se avesse esaurito le pile (che sia un effetto indotto?…); forse pochi telefonano, magari tu non hai mai telefonato, però hai guardato, almeno qualche volta… Filtri d’amore, incantesimi (ma non erano solo nelle fiabe?…), legnetti, radici, liquidi di origini ignote e preoccupanti, erbe, erbette, ceneri, foglie, tarocchi, sfere, candele…  E poi il grande sogno: i numeri, quelli giusti, per vincere al lotto. E così, forse, anche tu finisci con il telefonare, finisci con il rimanere in attesa, mentre il cuore accelera un po’ i battiti perché, dopo tutto, vai in diretta telefonica su una rete televisiva; e in quel momento sei pronto a credere a tutto quello che loro, i maghi, ti diranno.




Rimase un attimo in silenzio, poi si schiarì la voce e attaccò a parlare.
“ Pronto, sono Carlo da Cesenatico. Ho un problema e vorrei sapere come posso risolverlo…Sa, io avevo dei soldi, ma poi..."
“ Ho capito, Carlo, hai un grave problema economico. Hai perso dei soldi, vero?”
“ Sì,ma lei come fa …?”
Carlo guardava lo schermo: certo che ha proprio una faccia da brava persona, questa maga, pensò.
“ L’ho capito, " rispose lei " o meglio me lo ha comunicato il mio spirito guida. Senti, caro Carlo, telefonami privatamente e io, con l’aiuto del mio spirito guida, ti risolverò ogni cosa. Ciao.”
Carlo spense il cellulare, si scrisse su un foglietto il numero per la cominicazione privata e sospirò, pieno di nuova speranza.


(*) Questa è una conversazione telefonica che ho ascoltato io stessa. Come Carlo anch’io pensai: questa è matta, per tutte le implicazioni che l’asserzione della maga poteva generare. Anzi, pensai qualcosa di peggio, ma  qui mi censuro..                                                                                                  


Beh, meglio qualcosa che ci faccia ricordare ora il tempo in cui la Tv non era poi così male…
Carosello: le sigle

Carosello: Dado Lombardi e Vecchia Romagna
(delizioso, questo filmato)

Carosello: Miscellanea
(è proprio il caso di dire: come eravamo… Nostalgia? un po’…)
postato da: Soriana alle ore 00:53 | link | commenti (5)
categorie: la mia scrivania
martedì, 28 aprile 2009

Pioggia... di segnalazioni

pioggia4rd4ov

i ResistentiI resistenti

A Rivista Anarchica
Il numero di aprile

Giacomo di Girolamo
è di Marsala, ma parla anche d'altro


Anna
scrive dall’Aquila, e io l'ho scoperta visitando
Giulia


Il Ghibellino
"se il Papa difende la corsia preferenziale per chi insegna religione"
Un articolo del Manifesto scritto da Giuseppe Caliceti



Glò D'Alessandro
lettera aperta a un cittadino del mondo

Beppe Iannozzi
Una politica da Bagaglino

E di candidate veline e simili potete leggerne anche
su Il Manifesto

Le considerazioni elettorali di
Claudio Arzani

Adriano Prosperi
Se scompare la liberazione

Marco Revelli
 Le piazze rubate del 25 aprile

Luca Mazzucato
Sulle torture di Bush e Cheney




letteraturaScrittori e scritture

Cristano Cavina a Vicenza:
Qui
e
Qui

Giuseppe Merico
Un giovane scrittore da tenere d'occhio, anche perchè, fra poco, uscirà il suo primo romanzo.

Marino Sinibaldi
un articolo molto interessante sui concorsi letterari

E di concorsi ne scrive anche Aldo Moscatelli, con la solita intelligente ironia
Qui

In Italia la gente non legge nessuno
Da Giampaolo Serino un articolo di Alessandro Zaccuri

Da Massimo Maugeri
si discute intorno a Shakesperare

Annalisa Ferrari
Enrica

ElysSun
Cenere e polvere

Paolo Nori
sta leggendo da ieri e terminerà il 1'maggio il suo racconto Tutto tranne il liscio. Potete ascoltarlo (e ve lo consiglio) su radio3
dalle 16 alle 16,30 circa in Storyville


Un inedito di Laura Costantini: La lunga guerra
Qui la prima parte
e
Qui la seconda

Flaubert on line:
ce lo segnala Roberto Ferrucci



DanteCari amici Poeti

Renzo Montagnoli
Notte

Francesco Melis
Tempo secondo

Cristina Bove
Contromisure

Maria Allo
Che l'estate sia qui

Domenica Luise
Fiocco rosa

Gaetano Gulisano
Il senso della vita

Piera Maria Chessa
Tre anni

Luisito Bianchi
Festa



snoopylibroHanno letto per noi

Renzo Montagnoli
La palude degli eroi di Marco Salvador

Marcello Fois
Alfabeto di strade (e altre vite) di Alberto Masala

Morena Fanti
La morsa di Loretta Napoleoni



cinemawy1Hanno visto per noi

Juno
Visto e commentato ampiamente  da Giulia

Pungola
ha invece visto e commentato Lola Montès



Altro
...ancora

I ricordi... profumati di
Annamaria

Che buoni i sardoncini marinati di
Cristella!

In questo taccuino
tante cose interessanti

Graziano Spinosi
Nord-Est

Via del Porto
Passaggio in Abruzzo

Arrigo Amadori
Uno dei siti migliori (e forse il migliore) che si occupa di matematica. Utilissimo anche agli studenti

Febbre suina?
Qui
e
Qui
postato da: Soriana alle ore 15:20 | link | commenti (7)
categorie: avviso ai naviganti
lunedì, 27 aprile 2009

Alla deriva

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Alla deriva

Sono così stanca
in questa notte fredda
di inizio primavera,
così priva di forze
che non mi importa
né vivere o morire
né andarmene o restare.
Galleggio sopra il nulla
e vado alla deriva
senza approdi futuri.
Le speranze sommerse
come vecchi relitti
si incrostano di alghe
nel fondale fangoso.
E le parole scritte
sono un segno impreciso
che pian piano scolora.




Memo Remigi: Cerchi nell'acqua
postato da: Soriana alle ore 17:15 | link | commenti (5)
categorie: la mia scrivania
sabato, 25 aprile 2009

25 aprile: la nostra libertà la dobbiamo anche a loro

bandiera_italiana
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce......
(Pier Paolo Pasolini )


Non amo molto, e credo di averlo scritto altre volte, le giornate dedicate a… Molto spesso producono solo parole sature di retorica, o riflessioni anche profonde, ma che si dimenticano allo scadere della mezzanotte del giorno dedicato.
Ma commemorare il 25 aprile è qualcosa di ben diverso. E’ un obbligo morale e un atto di riconoscenza imperitura per quegli uomini, per quelle donne che hanno combattuto per rendere libero il nostro Paese.  Per tutti gli uomini, per tutte le donne che sono morti per sconfiggere la dittatura fascista. Commemorare il 25 aprile oggi più che mai diviene un imperativo morale. Dobbiamo riaffermare la nostra volontà di voler vivere in un Paese libero. Dobbiamo contrastare i troppi discorsi ambigui che tendono a mettere tutti, vittime e carnefici, sullo stesso piano. Dobbiamo farlo per noi e per loro, i Partigiani.

Il post che pubblico questa notte è dedicato a tutti loro. Vorrei però scrivere di alcuni Partigiani in particolare. In questa Italia malata in cui emerge troppo frequentemente un oscuro spirito razzista è loro che voglio ricordare.


Voglio ricordare Giorgio Marincola, per esempio, medaglia d'oro al valor militare alla memoria. giorgo_marincola
Come potete vedere dalla foto Giorgio Marincola aveva caratteristiche somatiche diverse da quelle della maggior parte dei Partigiani.  Potrebbe essere uno di quei ragazzi che oggi arrivano in Italia su un barcone malandato e che non sempre trovano una buona accoglienza.
Giorgio pur essendo italiano aveva infatti anche un’altra patria, la Somalia. Nato a Mahaddei Uen (Somalia) il 23 settembre 1923, da padre italiano e da madre somala, muore a Stramentizzo, presso Castel di Fiemme (Trento) il 4 maggio 1945, nello scontro con un reparto di SS in ritirata che, a Stramentizzo, effettuerà l'ultima strage nazista in Italia (ventisette tra patrioti e civili inermi, massacrati tra Stramentizzo e Molina di Fiemme). Era iscritto alla facoltà di medicina, Giorgio, ma non frequentò lezioni di anatomia o biologia: lo scopo della sua vita era altro, quello di combattere l’oppressione nazi-fascista. Si iscrive al Partito d’Azione, si unisce alle brigate partigiane del viterbese e poi si arruola, dopo la liberazione di Roma, nella “Special Force” del comando alleato, organizzando azioni di sabotaggio contro gli oppressori. Nel gennaio del 1945 viene catturato dai tedeschi che lo portano davanti ai microfoni di Radio Baita, una radio nazi-fascista.  I tedeschi vogliono obbligarlo a inviare, attraverso la radio, un messaggio ingannevole per far cadere in trappola i suoi compagni. Leggete cosa lui invece riesce a dire, prima che la trasmissione venga interrotta e lui sia massacrato di botte: “Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica. La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori
Viene in seguito trasportato in un campo di concentramento di Gries, in provincia di Bolzano, e riprende le armi quando il 30 aprile il campo viene liberato.   Morirà, come ho scritto, quattro giorni dopo. 
Nel gennaio del 1946, l'Università di Roma ha conferito alla memoria di Giorgio Marincola la laurea “ad honorem”; nel 1964, inoltre, al partigiano italo-somalo è stata intitolata una via di Biella. La sua vicenda è raccontata nel libro, a cura di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, Razza partigiana.




partigiani

Amilcare Debar, nato a Frossasco (Torino) il 16 giugno 1927, zingaro.
Zingaro, sì, appartenente a quella etnia che, a sentire quello che scrisse Guido Landra, uno dei firmatari del Manifesto della Razza, altro non erano che “eterni randagi privi di senso morale”.
Zingaro come i suoi 500.000 fratelli, fra Sinti e Rom, eliminati nei campi di sterminio nazisti e di cui non molto si parla. 
Zingaro come coloro che, senza fare distinzione alcuna , come se fossero non individui, ma massa omogenea, accusiamo, oggi, di ogni nefandezza.

Bene: lo dobbiamo anche agli zingari se il nazi- fascismo è stato combattuto.

Allo zingaro Amilcare Debar, che è il solo ancora vivente tra i tanti sinti e rom che hanno partecipato alla Resistenza e che, giovanissimo, militò in Piemonte, al comando di Pompeo Colajanni, nel battaglione “Dante di Nanni” delle Brigate garibaldine.  Dopo la guerra, un riconoscimento almeno a lui fu dato: divenne infatti  rappresentante del suo popolo alle Nazioni Unite.
Lo dobbiamo, se oggi (almeno per ora) siamo liberi, al rom istriano Giuseppe Levakovic detto Tzigari, che militò nella brigata “Osoppo” agli ordini del Comandante Lupo; al piemontese Amilcare De Bar che fu staffetta partigiana nei dintorni di Cuneo col nome di battaglia di Corsaro Nero; a Rubino Bonora che combattè in Friuli nella Divisione “Nannetti”; a Walter Catter, eroe partigiano, impiccato a Vicenza l’11 novembre 1944 e a suo cugino Giuseppe Catter morto in combattimento a 20 anni in una azione di guerra sulle montagne della Liguria presso Lovegno.
Molti altri Sinti, molti altri Rom, molti altri zingari  si unirono alle brigate partigiane in Italia e in Europa. E sapete come questi giovani chiamavano nella loro lingua i Partigiani? Li chiamavano “č riklé” (uccelli, passeri) in quanto costretti alla macchia, mentre i fascisti venivano da loro  definiti “Kaš tengeri” ossia, quelli del manganello.
Definizioni molto semplici ma altrettanto appropriate.

Allora: non dimentichiamo questi passeri.
E non dimentichiamo che se questo è un Paese libero, è anche grazie a un ragazzo somalo e a tanti giovani zingari.
Continuiamo a difendere per sempre la loro memoria.
Come scrive frequentemente il nostro amico Renzo Montagnoli: senza memoria del passato non può esistere alcun futuro
, come potete leggere anche QUI


Anche la musica, serve a ricordare.   25aprile
Buon ascolto e buon 25 aprile a tutti.

Esma Redzepova-Szelem Szelem
(Un omaggio ai fratelli zingari)

Grande festa d'aprile

Fischia il vento


Bella ciao
postato da: Soriana alle ore 00:35 | link | commenti (16)
categorie: calendari
giovedì, 23 aprile 2009

Un padre... esemplare

progetto_scuola
Oggi il conduttore di Tabloid, trasmissione mattutina di Radio3, ha posto agli ascoltatori questa domanda: che cosa è ancora in grado di stupirvi?  Mi sono interrogata anch’io, e sono venuta alla conclusione che, per quanto riguarda la cronaca del mondo e più specificatamente quella del nostro Paese, niente è più in grado di stupirmi. Molte, troppe cose sollecitano la mia indignazione, ma in quanto a stupore proprio non saprei che dire. Mi stupirei se un certo presidente del consiglio dicesse per una volta, una verità, una qualsiasi;  mi stupirei se coloro i quali affermano di appartenere a un’area di sinistra,  dicessero, ogni tanto, qualcosa di sinistra; mi stupirei se il papa parlasse secondo gli insegnamenti del Vangelo... Ma non mi sembra proprio che questi... miracoli accadano.
E oramai non mi stupisco più neppure per le notizie che riguardano i comportamenti di normali cittadini.


Ecco perché, quando nel pomeriggio, al bar, ho dato un’occhiata al giornale, la notizia che ho letto non mi ha stupito, ma ha solo accresciuto l’indignazione che  ormai è diventata una mia compagna abituale.

La riporto come l’ho letta, la notizia. L’unica fonte è Il Resto del Carlino, giornale che non amo affatto, anche se è il quotidiano della mia città. Credo, comunque, che l’articolo, in questo caso, possa essere abbastanza attendibile. Magari non lo fosse... Ecco i punti salienti, dunque.

I protagonisti: un padre, il figlio di undici anni e un insegnante al suo secondo giorno di supplenza in quella scuola.


 L’azione si svolge davanti a una scuola media di Bologna. La data è quella di ieri, 22 aprile.Il padre aspetta in macchina davanti alla scuola l’arrivo dell’insegnante, poi scende dall’auto e lo aggredisce con una chiave inglese.  Il tutto si svolge (erano circa le otto del mattino) alla presenza di diverse persone fra genitori, insegnanti, studenti.

L’antefatto, o meglio, gli antefatti:
Il ragazzino figlio di quel signore è, a quanto si legge nell’articolo, un tipetto piuttosto turbolento, aggressivo e manesco. Uno che la disciplina, anche quel minimo che oggi gli insegnanti richiedono, non sa proprio cosa sia.
L’anno scorso, in seguito alle sue continue intemperanze, la preside della scuola lo aveva punito impedendogli di partecipare alla gita scolastica. Risultato: il padre dell’angioletto denuncia la preside che finisce sotto inchiesta.

Due mesi fa il pargolo dà un pugno nella schiena a una sua compagna di classe, così forte che la ragazzina finisce al Pronto Soccorso. Le famiglie si parlano e non scatta nessuna punizione, e quindi nessuna denuncia.

Un mese fa eccolo di nuovo, il nostro: durante la lezione di tecnica lui passeggia per l’aula, fa chiasso, rende impossibile ai suoi compagni il seguire la lezione. La professoressa lo riprende varie volte inutilmente, poi, stufa, lo fa uscire e sedere in corridoio, lasciando la porta aperta per controllarlo. E che fa, paparino?  Denuncia l’insegnante che finisce sotto inchiesta.

E veniamo al 21 aprile. In classe c’è un giovane professore al suo primo giorno di supplenza. Nessuno lo ha avvertito che in quella classe c’è uno studente… modello. Ma ben presto se ne accorge e reagisce in modo deciso: ferma il ragazzino che continuava a camminare baldanzosamente fra i banchi e trascinandolo per un orecchio lo riporta al suo posto. Ma ecco che il mattino dopo il il padre del bulletto arriva lancia in resta (anzi chiave inglese in resta...) e l'insegnante si becca un fracco di colpi più un certificato che gli attesta otto giorni di prognosi.


Previsioni: la prossima volta il ragazzetto forse darà fuoco a un insegnante, oppure entrerà in classe con un coltello, oppure…
Ma sarà colpa sua? O di quel padre che non merita di essere chiamato tale?
Se le cose stanno veramente come ha scritto l’articolista del Carlino lascio a voi la risposta.
N.B.: il padre non proviene da chissà quali terre lontane, è un “integerrimo” cittadino bolognese.


Difficile trovare una musica adatta a questo post.
Mi viene in mente
Questa
che può essere adatta solo se il testo lo si interpreta come una completa arrendevolezza di un padre verso il figlio (anche se il protagonista è invece solo un padre amorevole).



postato da: Soriana alle ore 20:27 | link | commenti (8)
categorie: fuori di testa
mercoledì, 22 aprile 2009

Padri

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Prima di proporvi tre poesie (non mie), un video veramente splendido e una canzone  che amo tanto, tutte cose relative al tema enunciato dal titolo del mio  post, vi segnalo altri post che non potete assolutamente perdere. Ecco i loro link:

Da Morena Fanti:
un'interessantissima discussione su lettura e scrittura


Su Armonia delle parole:
Un drammatico racconto di Renzo Montagnoli, il primo di una serie di post che Renzo dedicherà, fino al 25 aprile,  alla guerra di liberazione.


Da Laura e Lory:
Il reportage del breve viaggio in Sicilia di Laura, molto, molto bello questo post

Alberto Carollo
ci offre, in questo suo post, molto materiale su cui riflettere.

In Cartacanta
la recensione del libro più recente di Cristiano Cavina: I frutti dimenticati. Bel libro, bella recensione





Anima, perduta anima, cara,
io non so come chiederti perdono,
perché la mente è muta e tanto chiara
e vede tanto chiaro cosa sono,
che non sa più parole, anima cara,
la mente che non merita perdono,
e sto muta sull'orlo della vita
per darla a te, per mantenerti in vita.

Oh padre padre, patria del mio cuore,
che per tanto tempo solo col tuo male,
per giorni e giorni e notti di terrore,
come in una sequenza cerebrale
ti vedo, solo, solo, e senza amore,
annegare tacendo nel tuo male
tra chi sa e capisce e non sa amare
e chi non sa capire, e non sa amare.

Che ore nere devi aver passato,
ore per dire anni, dire vita,
fino a questo novembre disperato
di vento freddo, di fronda ingiallita,
padre ingiallito come fronda al fiato
di tutto il vento freddo della vita,
dell'amore frainteso e dissipato,
dell'amore che non ti è stato dato.

Oh padre padre che conosco ora,
soltanto ora dopo tanta vita,
ti prego parlami, parlami ancora:
io fallita come figlia, fuggita
lontano un giorno, e lontana da allora,
non so niente di te, della tua vita,
niente delle tue gioie e degli affanni,
e ho quarant'anni, padre, ho quarant'anni!


(da Requiem di Patrizia Valduga)



A mio padre

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
Che la prima viola sull'opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.


(Camillo Sbarbaro)



A Mio Padre

L'uomo che torna solo
A tarda sera dalla vigna
Scuote le rape nella vasca
Sbuca dal viottolo con la paglia
Macchiata di verderame.
L'uomo che porta così fresco
Terriccio sulle scarpe, odore
Di fresca sera nei vestiti
Si ferma a una fonte, parla
Con un ortolano che sradica i finocchi.
È un uomo, un piccolo uomo
Ch'io guardo di lontano.
È un punto vivo all'orizzonte.
Forse la sua pupilla
Si accende questa sera
Accanto alla peschiera
Dove si asciuga la fronte.


(Leonardo Sinisgalli)


Guardate ora questo video: è un corto animato che posso definire solo con l’aggettivo splendido.
Father and Daugther


Ed è Cat Stevens che canta, invece

Father and son
postato da: Soriana alle ore 02:29 | link | commenti (7)
categorie: avviso ai naviganti, poesie a tema
lunedì, 20 aprile 2009

Evviva radio3!!!

P1090287Marino Sinibaldi, mitico conduttore di Fharenheit e Francesco Giubilei, il più giovane editore d'Italia, a Cervia durante Radio3 in Festival 2009.


Piove, è freddo e sembra novembre, a guardar fuori dalla finestra. Ma nonostante io sia metereopatica, oggi sono contenta.
I tre giorni trascorsi a Cervia sono stati così piacevoli che il beneficio che ne ho tratto non mi ha ancora abbandonato.
Prima cosa: Francesco, Francesco Giubilei, ovviamente, ha dimostrato anche sul palcoscenico di Fahrenheit di essere il ragazzo intelligente, straordinario, sicuro ma non arrogante e presuntuoso che ormai tutti conosciamo. Spero che molti di voi abbiano avuto il piacere di ascoltarlo. Piacere, sì, perché è stato proprio questo che non solo io, ma tutto il pubblico presente ai Magazzini del sale
ha provato ascoltando Francesco rispondere alle domande di Marino Sinibaldi. E se è vero che il conduttore di Fahrenheit è bravissimo nel mettere a proprio agio gli ospiti della trasmissione, è altrettanto vero che ho avuto l’impressione che il nostro ragazzino avrebbe reagito bene anche davanti a un intervistatore meno gentile. Devo confessare che mi sono commossa, durante l’intervento di Francesco, mi sono sentita orgogliosa come se fosse un mio nipotino. Mi guardavo intorno e osservavo l’espressione del pubblico: visi stupiti e ammirati che seguivano con attenzione ogni sua parola. E mi sembra proprio che fra gli ospiti di Fahrenheit Francesco sia stato quello che ha ricevuto più applausi. Infatti, poi, ci sono state diverse persone che lo hanno avvicinato per complimentarsi con lui.  Credo anche, anzi, lo so per certo, che la redazione sia stata proprio contenta di averlo come ospite.  Grande, grande Francesco… Come ha detto una signora a Marino Sinibaldi, dopo la trasmissione: questo è un ragazzo da tenere d’occhio…

Ma naturalmente il festival di Radio3 è stato anche altro. Ho “visto” tante altre trasmissioni che seguo quotidianamente. Il terzo anello, con il bravissimo Luca Damiani che riesce in maniera eccellente a trasmetterci il suo amore per la musica, Hollywood party (finalmente ho potuto vedere che aspetto ha Efisio Mulas, e vi assicuro che è un gran bel ragazzo…), Radio3 scienza, Ad alta voce (splendide le letture di Manuela Mandracchia, della quale mi ricordavo la bellissima lettura de Il barone rampante)  e la Barcaccia e Uomini e profeti, e perfino La fabbrica dei polli, con i assolutamente demenziali ma simpaticissimi Marco Drago e Gaetano Cappa.
Per ogni evento l’ampio spazio dei Magazzini del sale di Cervia è stato affollatissimo: il popolo di Radio3 venuto anche da lontano per seguire le voci di chi con parole, idee, libri e musica di qualità cerca di rendere migliori le nostre giornate.

Ho conosciuto, in questi tre giorni, altri conduttori e curatori di Radio3. L’impressione che ho avuto è che anche loro, come quelle che avevo conosciuto in precedenza, siano persone speciali, e che, anche se può apparire un luogo comune, facciano parte di una stessa famiglia i cui componenti si vogliono davvero bene.


Vorrei segnalarvi, per finire, un’iniziativa di Fahrenheit per i terremotati abruzzesi.
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=283093

Mi sembra una bella iniziativa, perché leggere un libro può aiutare a trascorrere qualche ora di serenità anche nella devastazione. Non è detto che un libro non debba essere un’esigenza primaria, non credete anche voi?
P1090275
Nella foto potete vedere la pila di libri raccolti a Cervia, una pila parziale, perché poi è aumentata ancora.

Ciao a tutti con una delle tante versioni di My Favorite Things,  sigla storica della mia (storica) trasmissione preferita. La versione è quella di

Bobby McFerrin


postato da: Soriana alle ore 19:01 | link | commenti (14)
categorie: francesco giubilei, festival e fiere
venerdì, 17 aprile 2009

Fast post

radio-3-in-festival-cervia-2009

In partenza per Cervia, dove da oggi a domenica 19, si svolgerà il Festival di Radio 3, vi auguro buon fine settimana e vi lascio in compagnia di  tre Poeti che amo e che hanno dedicato i loro versi al mare.

Vi ricordo che il nostro carissimo Francesco Giubilei sarà ospite di  Fahrenheit sabato 18 aprile dalle 15 alle 15,50.
Queste le frequenze su cui bisogna sintonizzarsi:

ABRUZZO   RIETI 98,1 TARANTO 93,1
AQUILA 99,9 ROMA 98,4 SARDEGNA  
CHIETI 96,4 ROMA 93,7 CAGLIARI 99,6
CHIETI 92,1 VITERBO 94,3 CAGLIARI 96,3
PESCARA 96,4 VITERBO 99,7 NUORO 96,5
TERAMO 99,5 LIGURIA   ORISTANO 97,3
ALTO ADIGE   GENOVA 99,9 SASSARI 94,5
BOLZANO 94,5 GENOVA 95,1 SICILIA  
BASILICATA   IMPERIA 99,9 AGRIGENTO 94,9
MATERA 97,7 LA SPEZIA 99,8 CALTANISSETTA 97,9
MATERA 95,7 SAVONA 97,2 CALTANISSETTA 99,9
POTENZA 92,1 SAVONA 98,9 CATANIA 98,7
POTENZA 92,8 LOMBARDIA   ENNA 99,9
CALABRIA   BERGAMO 99,9 MESSINA 99,3
CATANZARO 98,3 BERGAMO 95,0 PALERMO 98,9
CATANZARO 92,9 BRESCIA 89,7 RAGUSA 98,7
COSENZA 92,5 BRESCIA 99,9 SIRACUSA 98,7
CROTONE 99,9 COMO 98,4 TRAPANI 92,5
REGGIO CALABRIA 92,2 CREMONA 99,9 TOSCANA  
VIBO VALENTIA 99,7 LECCO 92,4 AREZZO 95,8
CAMPANIA   LODI 99,9 FIRENZE 98,4
AVELLINO 92,3 MANTOVA 96,8 GROSSETO 94,3
BENEVENTO 99,3 MILANO 99,4 LIVORNO 92,9
CASERTA 93,3 PAVIA 99,9 LUCCA 92,9
NAPOLI 98,1 SONDRIO 95,2 MASSACARRARA 99,5
NAPOLI 93,3 VARESE 93,3 PISA 92,9
SALERNO 98,6 MARCHE   PISTOIA 98,4
EMILIA ROMAGNA   ANCONA 92,3 PISTOIA 92,9
BOLOGNA 93,9 ASCOLI PICENO 93,1 PRATO 98,4
FERRARA 93,9 MACERATA 92,3 SIENA 96,2
FERRARA 89,9 MACERATA 99,9 TRENTINO  
FORLI 99,6 PESARO 99,7 TRENTO 92,7
MODENA 93,9 MOLISE   UMBRIA  
MODENA 98,5 CAMPOBASSO 99,5 PERUGIA 99,7
PARMA 98,5 ISERNIA 98,5 PERUGIA 93,5
PARMA 99,9 PIEMONTE   TERNI 98,9
PIACENZA 99,9 ALESSANDRIA 99,9 VAL D'AOSTA  
RAVENNA 99,6 ASTI 99,9 AOSTA 99,8
REGGIO EMILIA 98,5 BIELLA 99,9 VENETO  
RIMINI 99,6 CUNEO 98,2 BELLUNO 95,5
FRIULI VEN. GIULIA   NOVARA 99,9 PADOVA 89,9
GORIZIA 94,6 TORINO 98,2 ROVIGO 89,9
PORDENONE 98,5 VERBANIA 99,7 TREVISO 95,5
TRIESTE 95,8 VERBANIA 99,1 TREVISO 89,9
TRIESTE 96,5 VERCELLI 99,9 VENEZIA 89,9
UDINE 99,8 PUGLIA   VERONA 99,1
LAZIO   BARI 97,7 VERONA 96,8
FROSINONE 99,5 BRINDISI 99,9 VICENZA 89,9
FROSINONE 92,9 FOGGIA 93,5 VICENZA 98,6
LATINA 99,9 LECCE 98,3    
LATINA 92,7 LECCE 97,5    
 

Un’ultima cosa: sul nuovo numero di Arteinsieme potrete trovare anche una mia nuovissima poesia che, purtroppo, non ha come tema il mare. La potete leggere QUI

Ed ecco le poesie sul mare:cervia1


Ciaoooooo!!!





Un tramonto sul mare

di Renzo Montagnoli


 

Di tre quarti scendeva il sole

a bagnar di rosso il mare

fra le due punte della baia

l’onda lenta si portava.

Era quell’ora malinconica

che stringe un poco il cuore

che ricordi il tuo passato

che rivedi altri tramonti.

Cerchi invano di non pensare

ma ti senti naufrago in quel mare.

Sono ore di passione

son istanti d’emozione.

In quel sole che s’immerge

provi il freddo d’una vita

e nel guizzo d’un gabbiano

che rincorre l’occidente

resta solo il desiderio

d’aver ali

e voglia

ancora di volare.






Umberto Saba

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava, scivolosi al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; ma al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.






Mediterraneo
di Eugenio Montale


Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi la tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e svuotarsi cosi d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.




Canzone a sorpresa (ma non troppo...)
postato da: Soriana alle ore 09:12 | link | commenti (9)
categorie: i miei viaggi, radio3
giovedì, 16 aprile 2009

Però, le loro storie, vorrei conoscerle...

poverty_homeless_french_man_shopping_trolley
Pensavo di scrivere, questa sera, di riequilibri di trasmissioni televisive, di sospensioni della satira, di bocche incerottate, di libertà di espressione che sembrano, anche loro, finite sotto le macerie.
Ma ho capito che ho la nausea di tutto questo. Che sono stanca di tutto questo.  Che non ne posso più dell’arroganza, e dei burattini e del burattinaio.
Allora parlo d’altro, almeno per stasera.



Ogni volta che mi capita di vederli, mentre spingono i loro carrelli da supermercato dove stanno ammassati tutti i loro beni,  o distesi su cartoni, avvolti stretti in coperte che non riescono a ripararli dal freddo, ogni volta che mi capita di vederli i senza dimora, gli homeless, i barboni, uomini e donne che si sono perduti, o forse hanno voluto perdersi, ogni volta mi vorrei avvicinare a uno di loro e chiedergli di raccontarmi la sua storia.  Mettermi vicino a lui, seduta in terra, dividerci una birra e sigarette, e stare ad ascoltare.
Ma non lo faccio mai, per timidezza, per rispetto, forse. E per timore.
E poi lo so che questa è comunque un’idea del cavolo, per non dire altro.  Perché per un attimo, mentre li vedo, con i loro carrelli, mentre li guardo, distesi sui cartoni, non è subito la pietà che mi prende. Ma una sorta di stupido romanticismo, l’idea che forse sia quello il modo giusto di vivere. E per tetto un cielo di stelle, mi viene da pensare. E se pure io… mi viene da pensare. 
Ma poi guardo il cielo e di stelle non ce ne sono, e qui in basso c’è solo un vento che taglia la faccia.
E mi sento stupida e vigliacca, a stare lì a guardarli, con il mio cappotto caldo, la pancia piena, il bancomat e le chiavi di casa nella borsa.
Però, le loro storie…
Vorrei conoscerle, sì.



In un sito internet ho trovato poesie di alcune persone senza dimora.  Sono anonime, eppure mi sembrano più belle, più vere, di tante altre che mi capita di leggere e che magari sono superpremiate. Il sito è questo
E questa è la poesia che ho scelto:



Strada
 
Strada crocevia di storie nate già malate.

Crocifissione lenta

per ladri, barboni, puttane

e non solo ...

Eppure guardiamo ancora avanti

mentre i denti si fanno aguzzi

ogni tanto ci voltiamo indietro

caso mai avessimo mancato

di veder passare la redenzione.

Ma forse siamo già tutti ciechi

sulla via di Damasco

dove stiamo perdendo

gli ultimi anticorpi

cercando quella giustizia

ormai persa

nei fazzoletti da naso

dei potenti

il pane che ci hanno negato

lo sconteranno alla resurrezione.

Se è vero che siamo

anche acqua e così è

la memoria ci cadrà

nei torrenti e nei fiumi inquinati

si confonderà fra la schiuma

dei detersivi

ma in ogni goccia d'acqua

ci sarà tutto l'amore che non ricordiamo

quello offerto invano

o quello ricevuto senza saperlo.

I miei occhi si dilatano nella sera

lei in minigonna si lascia innaffiare

dal solito lampione

un altro ondeggia in un cappotto

troppo grande e il cartone di vino

in mano

mentre io me ne vado verso la notte

senza un rosario da poter strappare.

E voi avete speso l'ultimo coraggio al supermercato

sprecato soldi in campanili che non suonano

poi tornate a casa a guardare il conflitto

d'interessi in televisione.

A noi ... lasciate un conflitto minore ...

un pugno ben piantato in mezzo ai denti

come questa notte senza stelle senza casa

è come se il verbo essere perdesse l'infinito ...

Ed io sono solo un osso seppellito

da un cane randagio senza memoria

ma se un giorno scaveranno troveranno:

il pane duro degli operai

il vento delle parole taciute

e milioni di nomi in lingue sconosciute.




Donovan: The song of Wandering Aengus

Mi spiace, ma mi accorgo che non si riesce a entrare nel sito da cui ho prelevato la poesia.
Lo riporto qui, così come sta scritto.
http://www.giovaniemissione.it/index.php
postato da: Soriana alle ore 01:18 | link | commenti (3)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
martedì, 14 aprile 2009

...Parla come un grande

P1090197
(Francesco Giubilei e Francesco Dell'Olio allo Zammù di Bologna. 8 aprile 2009)

Alla mamma che, con tanta fatica, mi ha fatto amare i libri quando ero piccolo.

Questa è una delle due dediche che appaiono sulla prima pagina di Bastola la signora del fuoco  il racconto storico scritto da Francesco Giubilei e edito dalla Società editoriale ARPANet nel novembre 2008.
E se Francesco è grato alla mamma per avergli fatto amare i libri, io credo che pure noi dobbiamo essere grati alla mamma di Francesco. Perché io sono sicura che Francesco di strada ne farà, e sarà capace di farci stupire, con la sua passione per la parola scritta, anche quando diventerà adulto.
E questa sua passione l’ ha dimostrata anche l’altra sera allo Zammù durante la presentazione di "Vivere adagio", il romanzo di Francesco Dell'Olio, presentazione organizzata dalla Casa Lettrice Malicuvata.  Se fosse qualcosa di effimero, di superficiale, solo una sorta di giocattolo, Francesco non avrebbe parlato con tanta sicurezza e amore della sua casa editrice e degli autori che, come Francesco Dell'Olio, Remo Bassini, Sabrina Campolongo, Laura Costantini e Loredana Falcone e altri, hanno affidato a lui la pubblicazione dei loro testi.
E’ gratificante sentire parlare Francesco, gratificante perché, come ha detto Francesco Dell’Olio: Giubilei è la dimostrazione che non tutti i giovani d’oggi sono scansafatiche.
Dell’Olio ha parlato anche della serietà e della trasparenza  della casa editrice Historica.
E io penso che serietà e trasparenza non siano sempre, purtroppo,  qualità prioritarie di molti editori, anche di quelli che hanno il triplo o il quadruplo dell’età di Francesco.
La prossima… impresa di Francesco sarà l’inaugurazione di una collana di saggi tascabili, che si aprirà con un testo di Sergio Sozi sulla questione istriana. Insomma, Francesco Giubilei non si fa (e non ci fa) mancare nulla.  E, vi assicuro, nonostante la sua bravura e competenza, è un ragazzo per nulla presuntuoso o spocchioso. E' simpatico, gentile, educato.
Sabato Francesco sarà ospite di Fharenheit, la trasmissione condotta da Marino Sinibaldi, che va in onda su radio3, che in occasione della terza edizione di Radio3in festival si trasferisce a Cervia.
Se non potrete essere presenti a Cervia accendete la radio sabato 18 aprile dalle 15 alle 15 e 50.
Conclusione: in Romagna, o per lo meno dalle parti di Bellaria, sentendo parlare il giovanissimo Francesco, qualcuno direbbe:
“Quel burdel (ragazzino, bambino) parla come un grande…”.
E questa affermazione verrebbe considerata un bellissimo complimento.
Continua così, Francesco. Continua a stupirci e a alimentare la tua e la nostra  passione.

 
Assolutamente fuori tema:
Morning has broken





 

postato da: Soriana alle ore 19:34 | link | commenti (7)
categorie: francesco giubilei