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...e navigando con le vele tese io sempre cercherò il mio orizzonte Più riguardo a Donne, ricette, ritorni e abbandoni

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venerdì, 27 febbraio 2009

Aiuto!!!!! Mi si è ristretta la libertà!!!

carcere_finestra

Scioperare? No, non si può!!!  (lavora e taci! tutt'al più non ti paghiamo.)

Morire come si vuole? No, non si può !!! ( e che cavolo! mica è nostra, la vita!)

Intercettare telefonate di delinquenti potenziali, politici e via discorrendo? No, non si può!!!  (insomma, lasciamolo tranquillo, almeno mentre telefona, S.B. Non può state lì a pensare a cosa dire e non dire mentre parla con i suoi complici)



Pubblicare i testi delle eventuali intercettazioni telefoniche? No, non si può !!! (i giornali hanno cose più importanti di cui occuparsi: il festival di San Remo, il Grande Fratello…)

Utilizzare energie alternative, energie pulite? No, non si può !!! ( ecchissene frega se 22 anni fa noi avevamo detto no al nucleare, non siamo mica cittadini...)

Manifestare nel centro di Bologna il sabato e la domenica? No, non si può!!! (Non si può disturbare l’homo non sapiens, ma shopping…)

Mangiare a Roma un cornetto caldo dopo l’una di notte? No, non si può!!! ( statevene a casa, cittadini di Roma a guardare la Tv,  oppure andate nei locali eleganti che in città non mancano, che quelli non hanno il coprifuoco)


Fare…antiberlusconismo? Ancora si può, ma sta diventando terribilmente fuori moda. (Mentre in Francia è ancora in auge,  visto che a S.B. hanno assegnato l'Oscar della volgarità . Ma, mon dieu,  come sono privi di sense of humor,  questi francesi…)


Le ronde? oh, sì, quelle sì!!! Quelle… si può!!!!!


Ma che meraviglia!!!!!!
Possiamo veramente cantare con Cochi  e Renato che:


La vita l'è bela...


E buon fine settimana a tutti! E che cavolo, mica ci riguardano, queste cose...








postato da: Soriana alle ore 11:19 | link | commenti (21)
categorie: fuori di testa, povera patria
mercoledì, 25 febbraio 2009

Vite tormentate: l'abbraccio mortale della Poesia

clio
3 dicembre 1938, 31 agosto 1941, 11 febbraio 1963, 4 ottobre 1974, 11 febbraio 1996.
Cinque date. Cinque suicidi, uno per ogni data. Cinque donne. Cinque vite tormentate.
Chissà se significa qualcosa il fatto che fossero cinque poetesse?  Forse quindi non è vero che la poesia salva la vita. Forse la poesia può uccidere. Forse è il saper vedere "al di là", è la vocazione a "voler dare sintesi all’universale", forse è  questo che fa desistere dal vivere, che, come scrisse Antonia Pozzi nel suo biglietto d’addio,  causa “una disperazione mortale”? 
Forse no. Forse ci sono più suicidi,  chessò io, fra gli idraulici, o fra gli avvocati, o fra i rappresentanti di commercio o fra i bancari.
Eppure.
Eppure non so: forse è solo una sorta di morbosità, la mia. Ma ci penso, a queste donne. Penso come sarebbe stata la loro vita, e la loro fine, se non avessero abbracciato la Poesia, o meglio se la Poesia non le avesse stette nel suo abbraccio. Penso a chi di loro potrebbe essere ancora in vita, se fossero state solo donne. Solo donne e basta.





Antonia Pozzi ( 1912 – 1938)        pozzi roll

Periferia in aprile

Intorno aiole
dove ragazzo t'affannavi al calcio:
ed or fra cocci
s'apron fiori terrosi al secco fiato
dei muri a primavera.
Ma nella voce e nello sguardo
hai acqua,
tu profonda frescura, radicata
oltre le zolle e le stagioni, in quella
che ancor resta alle cime
umida neve:
così correndo in ogni vena
e dici
ancora quella strada remotissima
ed il vento
leggero sopra enormi
baratri azzurri.





Marina Ivanovna Cvetaeva  (1892-1941) Marina_Cvetaeva

Indizi

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l'amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l'amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l'amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un'aureola
di vento! Riconosco
l'amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l'amore dal boato
- dal trillo beato -
lungo tutto il corpo!






Sylvia Plath  (1932-1963)  plath1500

Papaveri in ottobre

Neppure le nuvole assolate stamattina riescono a dare
gonnelle come queste.
Neppure la donna dell’ambulanza
il cui cuore rosso fiorisce così stupefacente dal cappotto.
Un dono, un dono d’amore
del tutto non richiesto
da un cielo
che pallido e infiammato
accende i suoi monossidi di carbonio, da occhi
che si arrestano torpidi sotto le bombette.
O mio Dio, che cosa sono io
perché queste bocche tardive si spalanchino a un grido
in una foresta di gelo, in un’alba di fiordalisi?








Anne Sexton (1928 1974)sexton

Giovane

Mille porte fa,
quando ero una ragazza sola
in una grande sala con quattro garage,
una notte d'estate se ricordo bene,
ero stesa sul prato
e sotto di me, increspato il trifoglio,
e sopra, distese, le stelle,
e la finestra di papà, semichiusa,
un occhio da cui passa chi dorme,
e le assi della casa
erano bianche e lisce come cera
e milioni di foglie sbattevano,
come vele sui loro strani gambi
e i grilli ticchettavano tutti insieme
e io, nel mio corpo nuovo fiammante,
non ancora di donna,
facevo domande alle stelle
e pensavo che Dio vedesse veramente
calore luce dipinta e gomiti
ginocchia sogni buonanotte.





Amelia Rosselli (1930-1996)Nunes--3-Amalia-Rosselli

A Pier Paolo Pasolini


E posso trasfigurarti,
passarti ad un altro
sino a quell’altare
della Patria che tu chiamasti
 puro…

 E v’è danza e gioia e vino
 stasera: - per chi non pranza
  nelle stanze abbuiate
  del Vaticano.

  Faticavo: ancora impegnata
  ad imparare a vivere, senonchè
  tu tutto tremolante, t’avvicinavi
  ad indicarmi altra via.

  Le tende sono tirate, il viola
  dell’occhio è tondo, non è
  triste, ma siccome pregavi
  io chiusi la porta.

  Non è entrata la cameriera;
  è svenuta: rinvenendoti morto
  s’assopì pallida.

   S’assopì pazza, e sconvolta
   nelle membra, radunata a sé
   gli estremi.

   Preferii dirlo ad altra infanzia
   che non questo dondolarsi
   su arsenali di parole!

    Ma il resto tace: non odo suono
    alcuno che non sia pace
    mentre sul foglio trema la matita.

    E arrossisco anch’io, di tanta esposizione
    d’un nudo cadavere tramortito.
postato da: Soriana alle ore 01:06 | link | commenti (10)
categorie: sullo scrivere e sul vivere
domenica, 22 febbraio 2009

Buona domenica!

P1080243

Buona domenica a tutti!

Che sia un giorno leggero

che passi come una carezza

che possiate sentire con sollievo che la primavera è già nell'aria

che possiate leggere negli occhi di chi amate un bene ricambiato

che un sorriso sincero nasca sulle vostre labbra

che un libro, una musica, una parola vi faccia sentire felici di esistere

che possiate sentirvi felici anche senza una ragione

E se volete essere felici per il resto della vostra vita (beh, almeno per un po'...)
scatenatevi con


Questa musica qui

Allora? Avete ballato?

Anche ballare fa bene alla vita...

E poi, se volete farvi pure una risata (non facciamoci mancare l'occasione, oggi) andate a trovare:

Giovanni Rossetti
postato da: Soriana alle ore 13:37 | link | commenti (7)
categorie: senza categoria
venerdì, 20 febbraio 2009

Per oggi cambio pagina

cuore

Evoluzioni del cuore

Un cartoccio di ghiaccio era il mio cuore.
Bruciava e scricchiolava nell’inferno
in cui la mente si era abbarbicata
come un feto che nascere non vuole.
Erano anni di un’unica stagione.
Non c’era tregua agli aghi dell’inverno
che mi serravano gli occhi con dolore.

Un mucchietto di neve era il mio cuore.
Piangeva fredde lacrime brillanti
che raccoglievo nel palmo della mano
per riscaldarle e leggere il futuro.
Un sole bianco cadeva sulla pelle
e disegnava contorti segni incerti.
Nulla leggevo, ma aperti erano gli occhi.

Un increspato lago oggi è il mio cuore.
Con sedimenti e fango e alghe, al fondo,
ma chiaro e trasparente in superficie.
Tante piccole onde, un sole chiaro 
che si riflette nello specchio azzurro.
E dalle canne sonore sulla riva
zampilla al vento una parola nuova.


Tangalle, 7/8 febbraio 2006  
 
                    

Francesco De Gregori: Rimmel
postato da: Soriana alle ore 10:21 | link | commenti (3)
categorie: la mia scrivania
mercoledì, 18 febbraio 2009

Ricordiamo che:

oche-allevamento
Io - proseguì poi don Mariano - ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, che mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre
Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, Einaudi, 1961


Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più
Howard Beale/ Peter Finch – Quinto potere - Regia di Sidney Lumet (1976)


NON VERREMO SPAZZATI VIA
Lance Henson, poeta Tsitsistas (Cheyenne) (Alberto Masala: La Sardegna si è ristretta)


pro-memoria
- Nessun uccello mai potrà sorvolare un'esplosione
- Nessun albero mai potrà essere piantato su una bomba
- Nessun'idea mai potrà vivere su dei cadaveri
- Nessuna malta mai potrà essere impastata col sangue
- Nessun figlio mai potrà nascere da un morto
- Nessuna cultura mai potrà impugnare un'arma
- Nessuna parola mai potrà essere ascoltata da un assassino
- Nessun padrone mai potrà essere trascurato da un poliziotto
- Nessuna libertà mai potrà essere raccontata da un militare
- Nessuna pace mai potrà essere cantata in una caserma
- Nessun poema mai potrà cantare uno Stato
- Nessuna parola d'amore mai potrà essere pronunciata in nome di un dio assoluto

(Alberto Masala)

Giorgio Gaber: La libertà

Una canzone che sempre mi da i brividi, che sempre mi fa salire le lacrime agli occhi.
postato da: Soriana alle ore 23:19 | link | commenti (5)
categorie: povera patria
martedì, 17 febbraio 2009

I vincitori

italia-1(http://www.lastfm.it/user/Luigi_1980)



Eppure ci avevo creduto. Ci avevo creduto vedendo, percependo, lasciandomi emotivamente travolgere dall’entusiasmo dei tantissimi giovani sardi che lunedì scorso affollavano il Teatro delle Celebrazioni, qui a Bologna, in occasione dello spettacolo nato per raccogliere fondi che permettessero a studenti e lavoratori sardi di ritornare nella loro isola per votare (chi volesse vedere i filmati di quella magica serata entri  da Alberto Masala  )

E invece le cose non sono andate come io speravo e pensavo.  E mi si torcono le budella. Perché, se ha perso Soru, non è che ha vinto solo Cappellacci, che già è un lutto, ma, ancora una maledetta volta, ha vinto Berlusconi.

Questa mattina, su Tabloid, la quotidiana trasmissione di Radio3, gli ascoltatori sono stati invitati a
rispondere a questa domanda: chi sta perdendo? Forse non proprio così formulata, ma quello era il senso.
E me la pongo anch’io, una domanda. E ve la pongo. Mi chiedo e vi chiedo, capovolgendo quella posta da Tabloid:


Chi, cosa sta vincendo, in questo momento, in Italia?

Io mi sono risposta così:

Sta vincendo la menzogna
Sta vincendo l’arroganza
Sta vincendo l’indifferenza
Sta vincendo il “ora lo dico poi lo smentisco, tanto io posso
Stanno vincendo le ronde punitive
Sta vincendo il pensiero ottuso
Sta vincendo la cementificazione
Sta vincendo la desertificazione degli ideali
Stanno vincendo gli stupratori dei principi di uguaglianza, di libertà, di fratellanza
Stanno vincendo i grandi fratelli, le isole, le mariedefilippi
Stanno vincendo i bulletti, i furbetti, quelli che “ lei non sa chi sono io
Stanno vincendo le tette al silicone
Stanno vincendo i media che deformano le notizie e leccano il culo al padrone
Sta vincendo chi ci vuole sudditi e non cittadini
Sta vincendo chi si vuole impossessare anche del nostro corpo
Sta vincendo una chiesa lontana anni luce dal pensiero del Cristo
Sta vincendo chi dice: tutto questo non mi interessa
Sta vincendo chi non riconosce il diritto alla dignità per tutti
Stanno vincendo la superficialità, la grettezza, l’egoismo
Stanno vincendo un non pensiero, una non filosofia una non politica
Sta vincendo il mondo dell'apparenza e non dell'essenza
Sta vincendo chi dice: che se ne tornino a casa loro
Sta vincendo chi non dice mai: fermiamoci un attimo a riflettere.
Sta vincendo chi non si chiede mai: e se fossi io, l’altro?
Sta vincendo la paura, il cui seme viene sparso abilmente per scopi che nulla hanno a che fare con la sicurezza, ma con l’acquisizione di voti elettorali.

Sta vincendo la morte, una morte senza dignità, la peggiore. Perché è la morte del pensiero etico, fatto affogare in un mare di letame.


Stanno vincendo. Forse hanno già vinto. Vittoria facile, alla fine. Se battaglia è in atto mi sembra di constatare quanto l’antagonista sia debole, non abbia un’identità precisa, brancoli qua e là, afflitto da una così forte miopia per la quale, sempre più spesso, le stoccate non le rivolge al nemico, ma ai propri compagni di battaglia.

Allora. che ne dite? Siete d’accordo?
( E scusate se ho adoperato un linguaggio scurrile, ma non è che sono serenissima)

Mentre ci pensate (se volete pensarci) ascoltate (se volete ascoltare) un po’ di
Bob Dylan











postato da: Soriana alle ore 18:31 | link | commenti (24)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
domenica, 15 febbraio 2009

Giacomino Bulgarelli: come lui nessuno mai

Giacomino_12

Vi stupirà molto, credo, l’argomento di questo post. Sì, perché è di calcio che voglio parlare o, meglio, voglio salutare da qui un altro pezzetto della mia fanciullezza/ giovinezza che se ne è andato.
Non ci crederete, ma c’era una volta, tanti, tanti anni fa, che io seguivo il calcio e avevo una squadra del cuore. Il Bologna, naturalmente.

Così, quando da Holliwood party, l’altra sera, ho appreso la notizia della morte di  Giacomo Bulgarelli,  mi è dispiaciuto tantissimo e mi sono venute ala mente un sacco di cose.

I pomeriggi domenicali passati accanto alla radio (una Magnadyn color legno, i  pomoli di bachelite), a tenere il fiato sospeso, a esaltarmi, ad abbattermi.
E le tre volte che con mio padre andai al Dall’Ara, che allora si poteva andare tranquillamente, allo stadio. Il freddo, mi ricordo, ma anche la contentezza di stare vicino a mio padre, perché non è che mi capitava spesso. 
E di come lo ossessionai (sempre lui, mio padre, poveretto…) con la richiesta di una foto con dedica di Ezio Pascutti, perché lui (sempre mio padre) mi aveva detto che conosceva uno, che conosceva un altro, il quale era un conoscente di un amico del n.11 della mia squadra del cuore.
E dai e dai, quella foto, con dedica firmata, arrivò nelle mie mani. Ce l’ho ancora, sì, chiusa in uno scatolone dove riposano tanti miei ricordi. Insieme alle figurine dei giocatori di calcio di cui facevo la collezione, insieme alla figurina di Bulgarelli.
E poi, e poi mi è venuta in mente  della volta del doping… delle provette manomesse, dell’indignazione di noi tifosi bolognesi per i tre punti scippati alla squadra e per l’’accusa che (allora) sembrava infamante. Per chi non se lo ricordasse, per chi ancora non c'era, può leggerne 
QUI
Feci una cosa, io: c’erano alcuni dei  giocatori accusati di aver assunto anfetamine che abitavano vicino a casa mia, alla Croce di Casalecchio, credo fossero Fogli, Perani e Tumburus e forse anche Pavinato. Io presi biro rossa, biro blu, foglietti di carta e alternando i colori lettera per lettera scrissi loro messaggi di incoraggiamento e vicinanza  e andai a infilarli sotto la porta delle loro abitazioni. E avevo già diciotto anni, mica ero una bambina,  eh, eh… Questa cosa qui l’ho messa anche in un racconto scritto due o tre anni fa…
Poi. E poi ci hanno ridato i punti, e siamo arrivati allo spareggio con l’Inter, all’Olimpico. E in gioco c’era lo scudetto, mica era una partita da ridere.  Era il 7 giugno 1964, e al teatro Duse c’era la rappresentazione pomeridiana di My fair Lady, una commedia musicale che amavo tantissimo. Mia mamma ci andò, ma io non le feci compagnia, quella volta. Rimasi in casa, attaccata alla radio, le dita incrociate. E scudetto fu. Per noi, naturalmente.
Con questa formazione qui: ( e me la sono ricordata anche questa: strani meccanismi, accadono, nella testa, perchè mai avrei pensato di ricordarmela)

Negri Furlanis  Pavinato  Fogli Tumburus Janich  Perani Bulgarelli Nielsen Haller Pascutti (e Fuffo Bernardini, allenatore). Non mi ricordavo solo i nomi di Furlanis e Pavinato, ma gli altri, tutti.squa1964
   

Mi sono venute in mente tutte queste cose, sentendo Holliwood Party, l’altra sera, che diceva della morte di Giacomo Bulgarelli.
Come lui nessuno mai, perché?  Perché in tutta la sua carriera ha indossato solo una maglia, quella rossoblu, sostituita solo per indossare quell’azzurra della Nazionale. Mi sembra un attaccamento molto bello, questo, alla propria squadra.  Nessun altro giocatore, di nessuna squadra è stato così fedele. E di proposte ne aveva avute.  Io ero diventata adulta, avevo abbandonato la mia passione per il Bologna e per il calcio e lui continuava a giocare. Fino al 1975: sedici anni di fedeltà.
Per domani Bologna, città ora molto diversa da come era in quegli anni, e non solo calcisticamente, ha proclamato il lutto cittadino.
Io voglio salutare Giacomo Bulgarelli come faceva il capotifoso Gino Villani all’inizio di ogni partita:  "Onorevole Giacomino, salute!" Salute ovunque tu sia, aggiungo io.  Un aggettivo, “onorevole” molto più appropriato per questo giocatore più che per tanti Onorevoli che occupano seggi in Parlamento e in Senato.


Forse sarà una scelta banale, forse non sarà neppure consona, ma mi sento di dedicare a questo campione gentiluomo la celeberrima e bellissima canzone dei Queen,
Questa,
naturalmente.
postato da: Soriana alle ore 15:37 | link | commenti (5)
categorie: in ricordo di
venerdì, 13 febbraio 2009

Diritto di scelta

CarverMontanelli



Due giorni fa, cercando fra i libri non ancora letti che occupano due ripiani della mia stipatissima libreria per trovare un amico che mi facesse compagnia sull’autobus, ho pescato del tutto casualmente (anche se ho da anni la convinzione che nulla succeda per caso) "Racconti di un giorno che sai"  comprato, credo, nel 2005, suo anno di uscita nelle librerie.
E quando, sedutami sull’autobus, ho aperto il libro (ed ecco la casualità-non casualità)   ho letto questo sulla quarta di copertina:

L'idea di questo libro è nata in riva al mare, dibattendo della dignità che l'uomo deve conservare, anche quando si appresta a togliere le vele. Gli scrittori coinvolti hanno affrontato, ciascuno con la sua chiave narrativa, il tema scomodo della morte.

Bei racconti, bravi autori, fra cui Daniele Benati, Barbara Garlaschelli e Paolo Nori, il mio “maestro unico” di una particolare scuola elementare di scrittura emiliana che ho frequentato all’inizio dell’inverno. Ma non voglio parlare ora della qualità del libro. Voglio invece riportare un brano tratto dal racconto di Sandro Veronesi “ Indicazioni da seguire nei dintorni della mia morte nel caso si vogliano assecondare le mie volontà”, brano che Veronesi prende a sua volta da un passaggio di Raymond Carver, e che fa così:


“No. Non staccarmi la spina. Non voglio che mi si stacchi la spina. Lasciami attaccato finché è possibile. Chi si opporrebbe? Tu ti opporresti? Darò forse fastidio a qualcuno? Finché la gente potrà sopportare di vedermi, finché proprio non si mettono a urlare appena mi vedono, non staccare un bel niente. Fammi andare avanti, va bene? Fino in fondo. Magari invita i miei amici a venire a dirmi addio, ma non fare niente di avventato”

Veronesi, cioè Carver, ma anche il personaggio del racconto di Veronesi, esprime il suo diritto di scegliere sulla propria vita, o, meglio sul modo di morire: voglio vivere più che posso, dice, anche se attaccato a una macchina, mi va bene ugualmente.
E come  si può  non rispettare questa scelta? Loro (lui) decidono per loro stessi, e  mi sembra più che giusto.

Dopo aver letto questa dichiarazione ho cercato in rete altre testimonianze di intellettuali che avessero sul loro  “come morire” un'opinione opposta a quella di Carver/Veronesi.
 E ho trovato le parole che Indro Montanelli pronunciò nel dicembre del 2000 a un dibattito il cui tema era: Diritto a una morte dignitosa.


“Sono vicino al grande passo, intendo avvalermi del diritto di scegliere come e quando morire “ dice Montanelli  "Una morte dignitosa è un diritto di libertà. Io ho detto varie volte che sono assolutamente per il diritto dell'uomo di scegliere il come e il quando della propria morte e non vedo come si possa contestare all'uomo questo diritto. Per quanto mi riguarda personalmente io sono vicino al grande passo e io farò questo" E poi: "E che non mi si portino i soliti argomenti astratti, tipo 'la sacralità della vita: nessuno contesta il diritto di ognuno a disporre della propria vita, non vedo perché gli si debba contestare il diritto a scegliere la propria morte".
E sapete come conclude? dicendo che ha paura che  "la politica si impadronisca di tutto questo, mentre è una battaglia di civiltà che deve restare assolutamente fuori dalla politica".



Ecco un’altra scelta, individuale come quella di Carver, e ugualmente degna di rispetto. E con l’aggiunta di una certa preveggenza, direi, o, meglio, di molta lucidità. L’invasività della politica su questo tema l’abbiamo vissuta in questi giorni, e non si è certo arrestata. Anzi.  Se il testo della legge sul testamento biologico che si sta ora discutendo in Senato  rimarrà invariato, noi non potremo decidere proprio nulla. Io potrò lasciare scritto ovunque su mille atti notarili, su diecimila muri, ovunque insomma, che non vorrei mai essere sottoposta ad alimentazione forzata, che la mia parola non varrà comunque nulla. Zero, varrà la mia parola.  Se questa legge passerà così come è ora, attesterà in maniera definitiva che la mia vita non mi appartiene. Grandioso, vero?



martello

Ho poi trovato un’altra informazione, che non conoscevo e che riguarda la Sardegna (e anche qui potrei parlare di coincidenze, casualità, perché ultimamente mi sto imbattendo frequentemente in storie sarde).
Sapete cosa è, o cosa era,
l’agabbadora?
Leggete qui:
"Deu ci sia", era la formula pronunciata dalla agabbadora, quando si accingeva a compiere il suo mandato presso la famiglia del moribondo, dove giungeva preferibilmente a tarda sera, avvolta di nero. Lasciata sola al capezzale dell'agonizzante, dopo essersi fatta il segno della croce, controllava che nella stanza o addosso al moribondo, non ci fossero oggetti sacri: reliquie, scapolari, medagliette, croci o icone, avrebbero potuto impedire all'anima di lasciare il corpo. Cominciava a recitare i suoi parauli e quando lo vedeva assopito, assestava il colpo di mazzolu alla testa per provocarne la morte. A volte poteva bastare un cuscino premuto sul viso, o più semplicemente mettere il palmo della mano davanti alla bocca e chiudere le narici, ma nella maggior parte dei casi, stando alle cronache, si ricorreva al mazzolu, una sorta di martello di legno d'ulivo, avvolto nell'orbace. Antesignana della moderna eutanasia, la presenza della agabbadora era molto diffusa in Sardegna tra il Settecento e l'Ottocento, ma testimonianze attendibili ne riconducono l'opera anche a periodi relativamente recenti: 1929 a Luras e 1952 ad Orgosolo.
Figura enigmatica, amata e odiata, temuta e rispettata, tollerata seppur a malincuore, dalle istituzioni e dalla Chiesa, la femmina agabbadora incarnava molteplici ruoli: era levadora, colei che dava la vita, all'occorrenza un'ostetrica che aiutava a nascere; guaritrice, con le sue pozioni di erbe e con segrete formule magiche; finitrice, autrice di un ufficio pietoso, se chiamata a dare la buona morte ad una persona agonizzante.


Queste informazioni le ho prelevate dal sito
Luca Coscioni.it
sono state scritte in occasione della presentazione del libro di Giovanni Marineddu “L’agabbadora- la morte invocata” (edizioni Il Filo) uscito credo nel 2007

Insomma: che dire? Non so, francamente non so. Però una parola che mi viene in mente è: pietà. E anche in senso cristiano.

Post lungo lungo, vero?
Spero che non vi siate annoiati troppo.

Magari adesso ci metto un po’ di musica.
Magari ci metto la grande

Cristina Zavalloni
che canta uno splendido Aznavuour
postato da: Soriana alle ore 02:02 | link | commenti (14)
categorie: senza categoria
mercoledì, 11 febbraio 2009

Non sono, sono...

mani5aj

Non sono, sono

Non sono muratore, non sono carpentiere,
non costruisco nulla con le mani.
Non sono minatore, non scavo nella terra
per svelarne i segreti.
Non sono marinaio, non solco il mare
verso un orizzonte.
Non sono uno spazzino, non ripulisco
il mondo dai rifiuti.
Sono soltanto la velleità del fare:
sto ferma, le mani abbandonate
in un molle biancore senza forza e sudore.




Vi auguro buona giornata, con il pianoforte di
Ludovico Einaudi
postato da: Soriana alle ore 23:14 | link | commenti (9)
categorie: la mia scrivania
martedì, 10 febbraio 2009

E la farfalla è finalmente libera

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Che voli nel silenzio, nella quiete azzurra
di un cielo luminoso senza clamori,
finalmente in pace.





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postato da: Soriana alle ore 01:19 | link | commenti (11)
categorie: in ricordo di