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domenica, 30 novembre 2008

Dichiarazione Universali dei Diritti Umani: i primi 5 articoli

Eleanor_Roosevelt_and_Human_Rights_Declaration
(Eleonor Roosvelt)





Sono passati sessant’anni. Il 10 dicembre 1948 a Parigi sessanta anni fa fu firmato un documento di importanza assoluta per la convivenza civile fra gli uomini: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Voluta dai membri delle Nazioni Unite, perché non ci si dovesse più trovare davanti all’orrore dello sterminio di milioni e milioni di persone.
Ne pubblico questa sera i primi cinque articoli.
 Mi sono chiesta:  non se questi articoli vengano rispettati nel mondo, ma se vengano rispettati in Italia.  Ma è ovvio, mi sono risposta! E’ un Paese civile, il nostro…
Poi li ho letti. E riletti. E la mia risposta è cambiata.  E, se devo essere sincera, di questi cinque articoli, mi sembra che neanche uno venga rispettato. Qui, da noi, in Italia, nel nostro civilissimo, democratico amato Paese.

Voi cosa ne pensate? Aspetto ansiosamente che mi facciate cambiare idea.
E intanto mi vado a leggere gli altri venticinque.



* Articolo 1 Siamo tutti liberi ed uguali

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

    * Articolo 2 Non discriminare

1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

    * Articolo 3 Diritto alla vita

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

    * Articolo 4 Nessuna schiavitù

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

    * Articolo 5 Nessuna tortura

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.





Articolo 1: disatteso!

Articoli 2, 3, 5: disattesi!


Articoli 1, 2, 3, 4, 5: disattesi!
postato da: Soriana alle ore 02:27 | link | commenti (3)
categorie: povera patria, leggeri e pesanti pensieri

Buon vento a tutti i naviganti!

P1030333Qualcosa di me

Didascalie


i ResistentiI Resistenti

Alberto Masala
Foto trofeo con la scimmia


Alberto Nigro
Terremoto senza fine

Amnesty
Una lettera per i diritti umani

Carla Casazza
 Le scuole all'epoca della dittatura digitale

Controcopertina
India: guerra alla democrazia


Emergency
Manifesto per una medicina basata sui diritti umani

Georgiamada
Sandro Curzi, Pansa e Sansonetti

Giulia
Terroristi ragazzini

Il blog dei senza dimora a Bologna
Quelli che...io allo Zac

Passator cortese
A proposito di violenza contro le donne


Simona Vinci
Via Senza Tetto: Bologna

Le buone azioni
Da leggere, per risollevarsi un po’


Dante
Cari amici Poeti

Renzo Montagnoli
Quassù

Natàlia Castaldi
Fumo

Loredana Falcone
Non chiedere perchè

Giovanni Nuscis
Piera Maria Chessa presenta alcune poesie di questo bravo Poeta



tastiere-infette

Riviste on line
Fernandel




letteratura

Scrittori e scritture

Maurizio de Giovanni: Cuore ottuso
Una seconda tessera si è unita alla prima nel domino letterario che si sta giocando in casa di Laura e Lory. Una tessera preziosa, come lo è la prima.  E… la terza? Chi sarà il terzo giocatore? Domanda retorica, la mia…Lo so bene chi sarà il terzo giocatore, anzi, giocatrice…


Renzo Montagnoli
Dei libri letti

Carta Canta
Un'altra bella serata

ElysSun
Un bell'incipit

Fabio Geda
Il bianco mangiare spiegato da Fabio Geda

Caro Papà Natale
La letterina di La noisette a, per l’appunto, Papà Natale



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Hanno letto per noi

Morena Fanti: Orfana di mia figlia
Letto da Cristina Bove


Enrico Gregori: Doppio squeeze
Letto da Mario Guidi


Kader Abdolah: La casa della Moschea
Letto da Giulia Gadaleta


bologna-italy

Bologna e dintorni

Il 16 dicembre Bologna ospiterà Ingrid Betancourt


Hannah Cristina Scaramella
pittrice e arte terapeuta, lavora e vive in Bosnia Hercegovina:
sarà a Bologna domenica 14 dicembre




vasco2xe1

Nuove scoperte

Parvatim


AltroAltro ancora

Un'idea per i parchi di Rimini

Un caffé da intenditori
da TristanTzara

Humour pacificatore
Consigliatissima la visione di questo video!!!!! (sì, con cinque punti esclamativi!)

Ancora vita vissuta di scuola da
La Prof
postato da: Soriana alle ore 00:50 | link | commenti (5)
categorie: avviso ai naviganti
giovedì, 27 novembre 2008

Altre sere, altre notti

notte3

Natàlia Castaldi

Sull’orlo delle ciglia in oblìo
 riproducimi il verso delle stelle
 quando si vanno a scagliare
 tra le ipotesi passate
di un presente privo di memorie.
Raccogli le mie penne
e gettale al fiume
 ché non c’è seme di conoscenza
che non germini nel dolore.

 Avanza l'autunno nel calpestìo delle foglie sul selciato
 ed é un passo appena abbozzato
 al calar della sera.




Lalla Romano

Giovane è il tempo


Noi andavamo leggeri
una notte d’estate
per un fresco giardino?
la tua mano
ho sfiorato o una foglia?
la tua bocca ho baciato
o un frutto umido e dolce?
non so se ho bevuto il silenzio
delle piante notturne
o il tuo amoroso silenzio

La tua mano mi salutò tra le piante
ma era falce di luna
che tramontava lontano

(Poesie -  Einaudi tascabile 2001)




Antonella Anedda

a Sofia,
19,11,1993


Davvero come adesso, l'ulivo sul balcone

il vento che trasmuta le nubi. Oltre il secolo

nelle sere a venire quando né tu né io ci saremo

quando gli anni saranno rami

per spingere qualcosa senza meta

nelle sere in cui altri

si guarderanno come oggi

nel sonno - nel buio

come calchi di vulcano curvi nella cenere bianca.

Piego il lenzuolo, spengo l'ultima luce.

Lascio che le tue tempie battano piano le coperte

che si genufletta la notte

sul tuo veloce novembre.


(da Notti di pace occidentale)




E ora una:

Piccola musica notturna

E buona notte|
postato da: Soriana alle ore 23:16 | link | commenti (5)
categorie: la poesia salva la vita

Violenza sulle donne ( seconda e ultima parte)

violence
Ma serve davvero dedicare una giornata per dire basta alla violenza che le donne, ogni giorno, in ogni parte del mondo, subiscono?
Mi faccio queste domande: serve davvero? a cosa serve, che cosa cambia?, ogni volta che si celebra una giornata dedicata.  Ai morti sul lavoro, ai morti per incidenti stradali e, appunto, contro la violenza sulle donne.
Nel giorno designato non si fa altro che parlare del tema che si celebra. Si pubblicano statistiche. Si proclama: mai più! Tutti i media sono più o meno  d’accordo.  Decine e decine di immagini di manifestazioni scorrono sui teleschermi. Interviste, asserzioni, indignazioni. E poi? E poi basta. Il giorno dopo si accantona l’argomento per tirarlo fuori l’anno successivo, come le statuine del presepio. 
Forse sono cinica. E pure incoerente, dato che io stessa sto scrivendo un post contro la violenza sulle donne proprio in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne.  Mi viene da pensare, però,
che sono trascorsi nove anni dalla sua istituzione. E gli atti di violenza non sono affatto diminuiti, ma aumentati.
Perché il punto non è (solo) istituire una giornata dedicata a…, ma è che bisogna operare affinché la violenza non sia più perpetrata. Affinché non ci siano più donne stuprate, picchiate e umiliate fra le mura domestiche, uccise perché il loro uomo non sopporta di essere abbandonato.
Ora sto per fare un discorso molto ingenuo, e forse sciocco e superficiale, me ne rendo conto da sola. Ma voglio farlo ugualmente
Ieri era il 25 novembre. Ieri, 25 novembre 2008 era la Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne. Ecco, io vorrei che le madri di tutti i bambini e le bambine nati ieri, io desidererei che tutte le madri dei bambini e delle bambine nati ieri, e oggi, e in tutti i giorni che verranno, educassero i loro figli, da subito, oserei dire assurdamente, al rispetto degli altri e di se stessi.
I bambini al rispetto dell’altro sesso, a saperlo ascoltare. A capire che, se le differenze ci sono, non sono certamente sintomo di penalizzante disuguaglianza, ma di ricchezza, che la sessualità è un dono da condividere con il partner  in maniera paritaria,  che la possessività non è amore, che della donna bisogna rispettare sia il corpo che la mente.
E alle bambine vorrei che le neo mamme insegnassero a rispettare se stesse, a volersi bene, a essere consapevoli del proprio valore, a e anche del fatto che un uomo che ti picchia, e ti disprezza, e non ti ascolta, e ti umilia,  non ti ama. Che l’amore non si basa su questi comportamenti.  Qualunque alibi lui possa trovare per il suo malsano agire.

Se questa sorta di appello è rivolto alle madri, non è perché creda che a loro, e a loro sole, sia destinato il compito di educare i figli. Lo rivolgo a loro perché per millenni sono state le donne, siamo state noi donne, a subire la violenza maschile. E forse, quindi, sarà più facile trovare le parole. E anche perché in un certo senso lo devono, lo dobbiamo, a tutte quelle nostre compagne che della violenza sono state vittime.
E’ ovvio, poi, che insieme, padre e madre, dovrebbero contribuire con l’esempio, rispettandosi reciprocamente, a fare di questi bambini, veri uomini e vere donne. 
Sarebbe come partire da zero. Intraprendere una nuova strada.  Dovrebbero passare decenni prima di vedere un cambiamento, prima di azzerare questo tipo di violenza.  Ma poi questo avverrebbe. Anzi, lasciatemi usare il tempo futuro, anche se fa a pugni con la costruzione della frase: ma poi questo  avverrà.
E ci saranno dei magnifici effetti collaterali, anche. Perché se si crea armonia fra i due sessi, e rispetto e capacità di ascolto, io penso che l’armonia e il rispetto saranno tangibili ovunque.
E credo anche che non occorrano, alle madri, grandi strumenti culturali per trasmettere alle loro bambine e ai loro bambini le regole che prima ho esposto. Forse ci vuole solo cuore, e un po’ di coraggio.  E sapere guardare con occhi nuovi cose che sono esistite da sempre.
Ecco, il mio discorso assolutamente ingenuo, e sciocco, e superficiale è terminato.
Ma ingenuo è, forse, anche pensare che una Giornata dedicata a, possa cambiare qualcosa.
Mi sarò attirata le ire di qualche convinta femminista? Non so, so solo che per abitudine sono abituata a esprimere il mio pensiero,  che sia politicamente corretto o scorretto,  poi poco mi importa.


Donne
postato da: Soriana alle ore 01:57 | link | commenti (6)
categorie: violenza sulle donne
mercoledì, 26 novembre 2008

Violenza sulle donne (prima parte)

violenza_sulle_donne


Si è conclusa da poche ore la giornata contro la violenza subita dalle donne.
Avevo deciso di scrivere un post abbastanza articolato, con riflessioni e contributi.
Ma, se date un’occhiata all’ora di pubblicazione del post, potrete constatare quanto sia tardi, in questo momento.
E allora solo un mio breve racconto, questa notte.  E se anche l’ho già pubblicato qui forse un anno fa, lo ripropongo, perché è proprio di una violenza che narra.



B U I O
Apro gli occhi e la luce del sole mi sbatte sulla faccia mi schiaccia sul terreno umido fangoso richiudo gli occhi l’asfalto scorre sotto l’automobile illuminazioni al neon delle stazioni di rifornimento passano veloci il suo profilo ha un che di rapace mentre porta la lattina di birra alle labbra l'insegna di un motel case con occhi bui la testa mi pulsa dio mi sono cacciata in un casino un tir ci viene incontro sull’altra corsia troppo vicino ci viene addosso il respiro mi si ferma lui sterza si infila in una traversa una serata in discoteca finita male è molto buio l’auto sobbalza e avanza su un terreno sconnesso rami sbattono contro i finestrini gli ho detto va bene portami a casa magari prima beviamo ancora qualcosa non ho pensato che finisse così questa corsa pazza non lo conoscevo non è la prima volta che dico andiamo a uno sconosciuto ma lui lo vedo che è diverso non solo fatto e strafatto anch’io un po’ lo sono ma ha come del ghiaccio tutto intorno ghiaccio e silenzio freddo i capelli gli spiovono sugli occhi li lascia stare stacca una mano dal volante solo per bere e buttare la lattina dal finestrino la strada si restringe ancora il buio è totale intorno odore di sottobosco improvviso un cancello aperto illuminato dai fari dell’auto dalla radio la voce di Anita Baker che canta My Favorite Things pazzesco è la canzone prediletta da mia madre lui ferma l’auto scendo corro dove non so inciampo sbatto la faccia a terra

    Riapro gli occhi la luce è meno violenta una formica mi cammina sul braccio segue la via di un graffio veloce si ferma ancora veloce mi passo una mano sul viso non lo riconosco ha colline dove c’erano pianure avvallamenti dove c’erano ossa osservo la mia mano sporca di sangue capelli sono rimasti intrappolati nell’anello i suoi stupida stupida stupida mi sento il suo odore addosso qualcosa di appiccicoso mi si è seccato fra le gambe giro la testa un male boia mi aggredisce tutto il corpo urlo ma sento solo silenzio in una pozzanghera galleggiano mozziconi di sigarette e il cadavere di una mosca il muschio sulla panchina di cemento disegna ghirighori sulla scritta Paola ti amo 1987 accanto a un sacchetto di plastica del magazzino in centro una siringa fili d’erba vibrano nella brezza un uccello fischia più lontano rumore di lamiere la formica continua a risalire una nuvola copre il sole mi devo rialzare appoggio le mani sul terreno per darmi la forza di mettermi in piedi le dita affondano nella melma mi siedo un’ondata di nausea mi prende tutta poi il buio



Vi lascio con questa bella canzone di Tracy Chapman

Behind the wall
'
Qui sotto il testo:
Last night I heard the screaming
Loud voices behind the wall
Another sleepless night for me
It won't do no good to call
The police
Always come late hey
If they come at all

And when they arrive
They say they can't interfere
With domestic affairs
Between a man and his wife
And as they walk out the door
The tears well up in her eyes

Last night I heard the screaming
Then a silence that chilled my soul
Prayed that I was dreaming
When I saw the ambulance in the road

And the policeman said
"I'm here to keep the peace
Will the crowd disperse
I think we all could use some sleep"

Last night I heard the screaming
Loud voices behind the wall
Another sleepless night for me
It won't do no good to call
The police
Always come late hey
If they come at all
postato da: Soriana alle ore 02:55 | link | commenti (5)
categorie: violenza sulle donne

Diario di bordo del 25 novembre

i ResistentiI Resistenti


Michela Murgia
Perché tre è meglio che uno

Franca Rame
Berlusconi invita a spendere: la teoria delle brioches

Non rassegnarsi, questo intanto!

Leggetelo, questo post di Morgan: ci coinvolge tutti, come cittadini italiani e come persone.

Gaetano Gulisano
Inno per la pace

Crescere stranieri in Italia
Da Giulia

 
Ora Sesta
Una guerra meticolosa

L'onda studentesca
da Piera Maria Chessa

Pornocioccolata
da Zuccapelata



letteratura
Scrittori e scritture

Era solo un pomeriggio d'estate
Con l’attenzione e la sensibilità che gli è peculiare Renzo Montagnoli affronta, in questo racconto, il problema della vecchiaia.

Il giovane tamarro
esperienze di scuola da Lanoisette


I prossimi appuntamenti di
Simona Vinci

Quel tanto di gentilezza e di sogno
uno splendido racconto di Sabrina Campolongo

ed è uno splendido racconto anche questo:
Foglie morte
di ElysSun

I blocchi di carta di Hu
di Giuseppe Merico, un giovane autore da tenere d'occhio.


??????
Indovinate un po’ cosa ci troverete a questo indirizzo? Non siete in grado di indovinare? Allora andate a vedere!


Un mese a Natale
Le infaticabili, geniali, eccezionali, vulcaniche Laura e Lory, hanno pensato a un altro concorsino. Il quale concorsino inizia con un loro racconto (racconto delle due ragazze più attive della rete, intendo…)
Per ulteriori ragguagli
QUI
e
QUI


Il libro dell'anno di Fahrenheit
Votate il libro dell’anno! E, se volete un mio consiglio, votate
Sardinia Blues
il romanzo di Flavio Soriga



Vi ricordate di Ettore Masina, e delle sue sagge, coraggiose lettere? Gli amici di Roma, se vorranno,
potranno incontrarlo nella sala del Centro culturale San Roberto Bellarmino Via Panama 13 Mercoledì 3 dicembre alle ore 18. Infatti Giovanni Ferrò Angela Mac Donald Altieri Franca Stephenson Ricci presenteranno:
Le nostre barche sono rotonde 12 racconti di Ettore Masina. Sarà presente l’Autore.




Dante
Cari amici Poeti


A zio Mimmo
 una poesia che Silvia Leonardi ha scritto quando aveva 9 anni. Andatela a leggere, ne vale proprio la pena.

Gloria D'Alessandro
Bivio

Cristina Bove
Già

Matteo Fantuzzi
Considerazioni sulla Poesia (e anche su certa ipocrisia)


4e7579a1782d0b0f62aee14dd8bf9f9f.jpegHanno letto, o visto, per noi



Claudio Arzani ha letto:
“A cielo aperto”, romanzo di Joao Gilberto Noll, Radio Londra, Barbera editore

Su Erri De Luca e sul suo ultimo spettcolo e testo teatrale
in Voltando Pagina

Le variazioni Reinach di Filippo Tuena
Dal blog di Cinzia Pierangelini potrete arrivare alla recensione che ha fatto del romanzo di Tuena Marilia Piccone

Altro

Altro  ancora


Ma la coerenza è sempre una virtù?
Se lo chiedono i Filosofi per caso


Una ricetta semplice e buona: le cantarelle
Da Cristella




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Bologna e dintorni

 14 Giovedì 27 novembre ore 18,30 l Museo d’Arte Moderna di Bologna, in via Don Minzoni,
proverà a spiegare l’arte moderna ai ciechi.
Leggetene
QUI


E ora un invito:

Manicena2




postato da: Soriana alle ore 00:49 | link | commenti (9)
categorie: avviso ai naviganti
martedì, 25 novembre 2008

Nessuna pietà

rimini01gAlessandro Bruschi  20 anni, barista
Enrico Giovanardi   19 anni perito chimico tirocinante
Fabio Volanti           20 anni studente universitario
Matteo Pagliarani    19 anni elettricista  


Ecco come si chiamano quelli che, nel mio post che riportava l’episodio del senza dimora bruciato a Rimini, io non volevo definire balordi.  Non chiamiamoli balordi, avevo scritto, non chiamiamoli bestie.  Le bestie non arrivano a tanto.
Chiamiamoli mostri, avevo scritto.
E continuo pure ora a chiamarli così. Non mi impietosisce la loro giovane età, non c’è la minima compassione, nei loro confronti. Non me ne frega niente di come sono stati educati o diseducati. Del loro passato, qualunque esso sia, non me ne frega assolutamente niente. NON CI SONO GIUSTIFICAZIONI CHE TENGANO.
Non ci sarebbero giustificazioni neppure se avesse tentato di bruciare vivo un gatto, o un cane. Figurarsi se ce ne possono essere per aver tentato di bruciare vivo un uomo, e per giunta,  vantarsene poi, stando a quanto hanno diffuso i media.  Dalle intercettazioni telefoniche risulterebbe infatti che i quattro avrebbero quasi gioito leggendo la cronaca del fatto sui giornali e si sarebbero anche congratulati tra loro.
Non voglio fare un processo ai giovani d’oggi, non è nel mio stile, e lo riterrei molto ingiusto. D’altra parte è proprio grazie a due giovani
(Natalia, una ragazza argentina, e William Mancini)  se  Severi  ha avuto soccorsi tempestivi.
E credo che la maggior parte dei ragazzi siano come loro, come Natalia e William.
Questa sera, quindi,  non mi sento di fare  nessun discorso sociologico o pseudo tale.  Perchè sono loro, sono quei quattro, i responsabili, sono loro i mostri. Giovani, è vero, poco più che adolescenti, ma in grado di intendere e di volere, dato che tre di loro lavorano e uno va all’Università.  In grado di discernere fra bene e male. In grado di scegliere anche come divertirsi. E infatti lo hanno scelto, il loro divertimento, perché anche questo, hanno dichiarato alle forze dell’ordine: che volevano solo divertirsi.


No, nessuna pietà. Nessun indulto futuro, o arresti domiciliari, o discorsi di psicologi pronti a trovare un alibi per il loro mostruoso gesto.
Devono pagare fino all’ultimo secondo la condanna che verrà loro inflitta, senza sconto.
Servirà a qualcosa starsene rinchiusi in carcere per qualche annetto?  Cambieranno? Si redimeranno? Diventeranno uomini? Non lo so. Ma è questo che questa sera mi sento di dire: che devono pagare, e duramente, per l’atto ignobile e ripeto mostruoso che hanno compiuto.


Qui
la dichiarazione  del capo della Mobile Nicola Vitali (Audio Radio Capital)

Qui

invece, il servizio di Tg24 (abbiate pazienza per la pubblicità iniziale)

Notare: il giornalista del Tg24 utilizza per due volte la parola stupido: “stupido” scherzo “stupida” violenza. Beh, a me, stupido, non sembra proprio  il vocabolo più adatto.
postato da: Soriana alle ore 02:14 | link | commenti (10)
categorie: cronache infernali
lunedì, 24 novembre 2008

Sere di Poeti

notte
Sera

di Renzo Montagnoli


S’acquieta l’aria

muto è il giorno

lenta e lieve

scende la sera.

Chiudo gli occhi

e assaporo

l’incanto del silenzio.





La sera

di Valerio Magrelli

Eppure la stanchezza, simile in questo

ad una vela pesante, si riempie

alla fine del giorno

di tutto il vento trascorso

e lentamente muove

i miei pensieri nella sera.

Così il silenzioso soffio della mente

e del sonno disincaglia

il corpo della luce.

Io m'addormento in questo scafo azzurro

e già le lenzuola accarezzano l'acqua,

e già la riva è lontana.







Alla sera

di Ugo Foscolo

Forse perché della fatal quiete
tu sei l'imago a me sì cara vieni
o sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.




New Trolls: Quella carezza della sera





domenica, 23 novembre 2008

La traversata

urlLa traversata

Nella tanica rimane forse un mezzo bicchiere d’acqua.
L’ho nacosta nel gavone che sta sotto la cuccetta di Alexandra.
Non voglio che i miei occhi siano attratti dal liquido trasparente e costringano il
mio braccio a tendersi, la mia mano a svitare il tappo e… Devo far passare il tempo, devo aspettare che la lingua si ingrossi, che la gola diventi come sabbia.
Quanto mi resta?
Forse un giorno…
Il vento, dove è finito il vento…


Sono saliti che già albeggiava silenziosi come belve in caccia. Erano in cinque o forse più. Hanno spaccato con mazze da baseball prima la barra del  timone e il motore poi tutti gli strumenti di navigazione. Hanno spalancato gli stipetti e riempito le sacche con il cibo. Hanno aperto le taniche e sparso l’acqua nel pozzetto.  Solo una semivuota ne hanno lasciato.
Hanno agito in silenzio. Demoni senza voce agili corpi che salivano e scendevano dalla scaletta a mano a mano che svuotavano i gavoni dai maglioni dalle cerate dai costumi da bagno dalla busta con i soldi. Lui  semisvenuto i polsi dietro la schiena legati con una cimetta alla gamba del tavolo da carteggio una sottile riga rossa che da sotto i capelli gli cola lungo una guancia. Lui che non riesce neppure a gridare muto muto come se gli avessero tagliato le corde vocali avrebbe voluto dirle Alexandra, amore mio resisti amore mio ma niente non esce niente dalle sue labbra e lei è lì  stesa a terra le gambe allargate il collo in una posizione innaturale gli occhi sbarrati. E una delle belve che si tira su i pantaloni e poi si china e le strappa gli orecchini che vengono via con rumore come di stoffa lacerata portandosi dietro lembi di carne. Gli orecchini che sembrano di diamanti ma sono da venti euro comprati a Porta Portese pochi giorni prima di partire per quella traversata dell’Atlantico che avrebbe dovuto partarli verso isole da cartolina. Pochi giorni prima di partire per quel viaggio studiato sognato nelle sere romane piene di fumo e blues per ore chini su carte e libri e lei che si alza e gli dice ti voglio e si toglie i vestiti e fanno all’amore lì sul parquet del soggiorno.


Mi devo essere addormentato, difficile dire per quanto tempo ho dormito. Non percepisco più lo scorrere del tempo. Dal pozzetto filtra la luce dell’alba, ma non so di quale giorno. Non mi ricordo se ho spento la candela prima di addormentarmi, il mozzicone è rotolato in fondo al tavolo e lo stoppino ha sbavato di nero la pagina aperta di questo diario di bordo. Le belve si sono portati via  le pile, si sono portati via ogni sorgente di luce, anche il sole è sparito dopo quell’alba, lasciando un cielo spento dal colore plumbeo. Ma il caldo è ugualmente soffocante.
Non potevo tenere Alexandra con me.
Le ho tolto la maglietta che indossava quando andava a dormire, ho bagnato la spugna con l’acqua di mare che avevo raccolto in un secchio, ho lavato il suo corpo, passando la spugna più volte sull’osceno seme ormai seccato sul suo pube, ripulendola dall’odore del terrore. Le ho sfiorato i capezzoli,  le ho chiuso gli occhi e le ho baciato le palpebre.  Il suono strozzato dei miei singhiozzi  feriva il silenzio.


Prima di andarsene lo hanno slegato.  Il coltello gli ha lasciato un piccolo taglio sul polso lui se lo è portato alla bocca e ha sentito il sapore selvatico del sangue. E’ rimasto seduto le gambe allungate, i piedi nudi che sfioravano i capelli neri di Alexandra sparsi intorno al viso immobile lei così vivace e ora solo carne violata.

Non so se qualcuno leggerà mai questo diario di bordo. Continuo a scrivere anche se sono così stanco che vorrei solo dormire e la testa mi pulsa tum tum tum tum tum tum. Vorrei la mano fresca di Alexandra a massaggiarmi la fronte.
Ma lei non c’è più. I pesci, se la saranno già mangiata i pesci.

L’ho presa in braccio come si tiene un bambino, il suo cuore silenzioso contro il mio, la sua bocca contro il mio orecchio come quando facevamo all’amore e mi sussurrava cosa  voleva che le facessi per farla impazzire dal piacere. Sono salito con lei nel pozzetto. Fuori l’Atlantico era una lastra di piombo, non dissimile dal cielo. 
Neanche un gabbiano, a rompere quel grigio.
So che non avrebbe voluto una preghiera. E mi è venuta in mente questa poesia

Dal lamentoso vento e dal più freddo
mare grigio lo avvolgo al caldo,
ne tocco la spalla dall'osso sottile
e il suo braccio infantile.
Attorno a noi paura, calante
tenebra di paura
e nel mio cuore quale profonda
fitta d'amore senza fine! (*)


venuta su da chissà quale ricordo, imparata a memoria chissà per quale motivo.
L’ho detta a voce alta, forse l’ho gridata, in quel nulla, mentre stringevo la mia donna per l’ultima volta.

L’impatto con l’acqua ha prodotto un suono pesante, definitivo. Ha dato vita, per un attimo, a quell’oceano immobile.
Poi sono ridisceso, ho aperto il diario di bordo e qualcosa ne  è scivolato fuori.  Il viso di Alexandra,  le sue labbra, i suoi occhi, il suo corpo abbronzato e minuto: una fotografia dello scorso anno, in Croazia. Come è finita qui? Alexandra, amore mio.  Una foto. Tutto quello che mi resta.


Sono davvero stanco, ora. Troppo, troppo stanco per proseguire a scrivere.  Voglio solo dormire. 
Inutile che io aspetti il vento.
Senza Alexandra, il vento,  non si alzerà mai più.



La barca a vela di Roberto Neri fu avvistata da un mercantile olandese quattro giorni dopo che l’imbarcazione aveva subito l’assalto dei pirati.  I tre marinai che salirono a bordo trovarono un giovane uomo seduto al tavolo di carteggio, la testa appoggiata sul diario di bordo. Nella mano sinistra stringeva una fotografia. Gli uomini non riuscirono a schiudergli le dita per togliergliela.
Il ragazzo respirava ancora,  quasi impercettibilmente, ma ancora respirava.


(*)James Joyce (da:La spiaggia a Fontana)

Dire Straits: Romeo and Juliet
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categorie: la mia scrivania
venerdì, 21 novembre 2008

Ho pensato...

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Oggi pomeriggio ho attraversato i cortili di Palazzo d’Accursio, dove ha sede il Comune di Bologna, o meglio dove hanno sede quegli uffici che ancora non si sono trasferiti nella nuova struttura. E a un certo punto mi sono fermata davanti alla bacheca dove sono esposte le pubblicazioni di matrimonio. E per curiosità ho cominciato a leggere.
Ed ecco cosa ho scoperto:

Che non erano poi tantissimi, quegli atti di matrimonio
e comunque
Che la maggior parte delle date di nascita dei futuri sposi risalgono al periodo fine anni ’60, inizio anni ’70 (non giovanissimi, quindi)
In molte pubblicazioni c’è un notevole divario fra la data di nascita “del lui” e quella “della lei”.
Che questo divario aumenta quando lui è italiano e lei straniera
Che “di lei” straniere ce ne erano abbastanza, mentre  “i lui” erano tutti italiani.

E ho pensato che quando, 36 anni e mezzo fa, in quella bacheca era esposta la mia pubblicazione di matrimonio (cioè, non solo mia, logicamente, ma mia e del mio promesso), la situazione era molto diversa: tante più pubblicazioni, sposi e spose più giovani, spesso coetanei. E di straniere, sporadicamente, la tedesca o la svedese conosciuta a Viserba.


E dopo ho pensato anche a una parola, che non c’entra niente, credo, con ‘sta storia delle pubblicazioni matrimoniali. Però mi è venuta in mente la parola

solitudine

E quando sono stata a casa ho pensato di fare un post poetico sulla solitudine.


E ho pensato pure di chiedere la vostra collaborazione. Se conoscete qualche poesia che abbia come tema la solitudine, lasciatela in un commento. Se avete scritto una poesia che abbia per tema la solitudine, please, lasciatela nel mio blog.

E  ho pensato anche di inaugurare un nuovo Tag, che ho pensato di chiamare Poesie a tema. Oggi la solitudine, in seguito, chissà… Chissà cosa penserò…

Rileggendo quanto ho scritto fin qui, ho pensato che oggi ho pensato molto.

Ma ora, la parola va ai poeti.





Emily Dickinson
Solitudine

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.





John Keats
Solitudine

Solitudine, se vivere devo con te,
Sia almeno lontano dal mucchio confuso
Delle case buie; con me vieni in alto,
Dove la natura si svela, e la valle,
Il fiorito pendio, la piena cristallina
Del fiume appaiono in miniatura;
Veglia con me, dove i rami fanno dimore,
E il cervo veloce, balzando, fuga
Dal calice del fiore l'ape selvaggia.
Qui sarei felice anche con te. Ma la dolce
Conversazione d'una mente innocente, quando le parole
Sono immagini di pensieri squisiti, è il piacere
Dell'animo mio. E' quasi come un dio l'uomo
Quando con uno spirito affine abita in te.



Pierpaolo Pasolini
Senza di te tornavo

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.



Giuseppe Ungaretti
Natale

Natale
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
 
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
 
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
 
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
 
Sto
con le quattro
capriole di fumo
del focolare





Alla fine ho pensato che potrebbe piacervi questa canzone

Franco Battiato: Amata solitudine

e queste scene di un film dolce amaro, tenero e malinconico che vi consiglio di vedere:

Pranzo di ferragosto