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venerdì, 31 ottobre 2008

Non mi ricordo

tombe
L’altra sera il “compitino” Mi ricordo. Questa sera, in opposizione: Non mi ricordo.

Ma prima, come accadrà fino all’otto o al nove novembre, un altro contributo per dire no a tutte le guerre no alla loro celebrazione. E’ un nostro caro amico che questa sera  affigge le sue  parole nella bacheca virtuale  della pace.




Il resto è solo silenzio

  di   Renzo Montagnoli



Mute distese di verde sferzate dal vento

percorse da lunghe linee bianche

lontano è il rumore del mare

un rombo aspro, quasi rauco

che si spezza contro l’alta costa.

Sembrano soldati impettiti

fermi in eterno sull’attenti

cippi marmorei, un nome e due date

tutto quel che resta di un uomo.

Scende una pioggia fine

da questo cielo spesso imbronciato

lacrime di madri e spose lontane

mesti ricordi che il tempo smorza

fra echi di nuove battaglie

pianti rinnovati

altre distese crocefisse a sogni

che mai prenderanno il volo.

Soffia forte il vento

brontola il mare

tutto il resto è solo silenzio.    
   


(Ai caduti di tutte le guerre)





Non mi ricordo

Non mi ricordo… Eh, mica facile dire cosa non mi ricordo. Perché per lo meno ci vorrebbe un interlocutore che ti chieda: ti ricordi quando? Ti ricordi chi?  E allora sì, potrei dire no, non me lo ricordo.
Come quando mi hai chiesto ti ricordi quella volta, a Roma? E io ti ho detto no, non me lo ricordo, mica ci sono stata a Roma con te, chissà con chi ci sei andato. E tu mi hai detto è inutile che ti porti in giro, allora, se non ti ricordi neanche che siamo andati a Roma. E io non ho detto. Ma ho pensato che non è che mi portavi in giro, ma mi prendevi in giro. Che c’è una certa differenza, e non solo verbale.


Cosa non mi ricordo, allora?

Non mi ricordo un sacco di cose che ho imparato a scuola, tipo
come trovare la radice quadrata di 7895

Il teorema di Euclide
(quello di Pitagora, sì)

La quinta declinazione latina.
(ma anche per le altre, insomma... )

Cos’è una biscroma

I titoli  di tutte le opere scritte da Vincenzo Monti

Cosa sono gli avverbi opinativi

La data della battaglia del Trasimeno

Chi, era contro chi, nella sopraccitata battaglia

Non mi ricordo un sacco di cose così, che ho imparato a scuola.
E allora mi chiedo cosa ci sono andata a fare, a scuola.

Non mi ricordo, ma proprio non me lo ricordo la prima volta che ho visto il mare.
Non so se è una scusante il fatto che avevo quattro mesi.

Non mi ricordo la formazione del Bologna, quello che fu accusato di dopping.

Non mi ricordo la faccia di quel ragazzo che per un mese tutte le volte che ci incontravamo al bar Lydia mi chiedeva: ma tu mi ami? con un accento strano perché era franco-canadese e studiava da ambasciatore.

Non mi ricordo il nome del prof con cui ho dato italiano uno all’università. Quello dell’assistente sì e anche che era uno stronzo, mi ricordo.

Non mi ricordo quando sono nata. La sensazione che ho provato, voglio dire.
La data, però, me la ricordo.

Non mi ricorderò quando morirò. Neanche la data.
Per insormontabili difficoltà tecniche.


Bologna, 26 ottobre ore 11,51 (solare)


Invece questa canzone me la ricordo, e in questi giorni me la ricordo ancora di più. Chissà perchè?

Fabrizio De Andrè La canzone del maggio




   
postato da: Soriana alle ore 00:47 | link | commenti (7)
categorie: renzo montagnoli, la mia scrivania, no a tutte le guerre
giovedì, 30 ottobre 2008

Associazioni per la Pace

www.simonerossi.it_bandiera_di_pace_1024
Ci sarebbero tanti argomenti da affrontare, oggi. Cattive notizie, perché ormai quelle buone non si trovano più neppure al mercato nero.  Avrei voluto parlare della assoluta violenza della guerra in Congo, per esempio, oppure della donna lapidata in Somalia e anche del fatto che nel tumulto scoppiato durante questa oscena esecuzione è stato ucciso un bambino, o delle dichiarazioni di alcuni membri del K.K.K., orrenda, vecchia associazione che sembra aver avuto ultimamente un sensibile aumento dei propri adepti, o di quella brillantissima legge che è passata oggi definitivamente, o dei fascisti che arrivano in Piazza Navona con i bastoni o dell’innominabile che dichiara con la sua faccia da... che gli studenti si sono fatti prendere per il culo da una stampa che racconta sempre menzogne ( la sua, direi, in particolar modo). Ma  poi mi è arrivata questa mail da Peacelink, e allora ho deciso di pubblicarla qui. Sempre per gridare: no a tutte le guerre, no alle loro celebrazioni.

 4 novembre. Non retorica festa militarista, ma lutto per i morti di tutte le guerre. Proposta dell'Associazione Beati i Costruttori di Pace, del Movimento Nonviolento e di PeaceLink   
               
Si leggano agli studenti le strazianti poesie di Giuseppe Ungaretti scritte in trincea;
Si facciano leggere il "Giornale di guerra e di prigionia" di Carlo Emilio Gadda in cui emerge l'ottusità di ufficiali arroganti e l'insipienza criminale degli alti comandi;
Si facciano leggere "Addio alle armi" di Ernest Hemingway e "Un anno sull'altopiano" di Emilio Lussu, grandi testimonianze del fanatismo di quella guerra;
Si diffondano le lettere dei soldati che mandavano al diavolo la guerra e il re. Furono censurate. Perché censurarle oggi nelle cerimonie ufficiali e non farne mai la minima menzione?
Si facciano vedere ai ragazzi i capolavori cinematografici “La grande guerra” di Mario Monicelli del 1959, “Uomini contro” di Francesco Rosi del 1970, e il film “Tu ne tueras pas” di Autant Lara (“Non uccidere” nella versione italiana) che fu denunciato per vilipendio e proiettato pubblicamente nel 1961 dal sindaco di Firenze Giorgio La Pira, con un coraggioso gesto di disobbedienza civile.

Dissociamoci dalle celebrazioni ufficiali del 4 novembre.
Dissociamoci in nome della pace e della Costituzione.
Dissociamoci in nome di tutti quegli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti.
Dissociamoci in nome di tutti i disertori che non vollero partecipare a quella che il papa definì "un'inutile strage".
Dissociamoci da ogni retorica celebrazione di eroismo.
Dissociamoci da ogni ipocrisia.
Vogliamo ricordare che chi non combatteva veniva fucilato dai carabinieri italiani. Il sentimento di pace degli italiani venne violentato da un militarismo che avrebbe poi portato l'Italia al fascismo.
Occorre ricordare che la prima guerra mondiale fu uno spaventoso massacro.


Per questo PeaceLink, l'Associazione Beati Costruttori di Pace e il Movimento Nonviolento stanno facendo un volantinaggio telematico in tutt'Italia dai siti www.peacelink.it  www.beati.org e www.nonviolenti.org .

Stiamo diffondendo la voce di chi ha maledetto la guerra perché voleva la pace. Oramai in tutte le scuole i libri di storia hanno rivisto il tradizionale giudizio positivo sulla prima guerra mondiale e oggi prevale una netta disapprovazione di una guerra che - come sostenne Giolitti - poteva essere evitata portando all'Italia Trento e Trieste mediante una neutralità concordata con l'Austria.
Non comprendiamo come mai a scuola i libri disapprovino una guerra che oggi viene al contrario celebrata in piazza nella sua giornata vittoriosa. Ci chiediamo per quale oscura ragione il livello di consapevolezza raggiunto dalla cultura venga demolito dalla retorica.
Ecco perché ci dissociamo dalle cerimonie ufficiali: quella guerra fu terrorismo e non va celebrata. Il popolo della pace - in nome della nonviolenza - dice ancora una volta no alla guerra.


4 Novembre
90° anniversario della Prima Guerra Mondiale

In alternativa all'aggregazione di massa e ai grandi cortei, che consentono la partecipazione solo a chi e' in grado di viaggiare ed ha molto tempo a disposizione, PeaceLink propone per il 4 novembre una iniziativa "lillipuziana" che anche singole persone possono realizzare nella propria citta', con un minimo dispendio di tempo e di denaro. Per il 4 novembre proponiamo una attivita' di volantinaggio in tutte le piazze d'italia.
--
Annotazione: la prima guerra mondiale costo' all'Italia 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti, molti di piu' di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste.
Chi volle la prima guerra mondiale fu un mascalzone
Chi la festeggia oggi e' un ignorante
Dal 4 novembre rinasca il monito solenne: MAI PIU' LA GUERRA!


FEEDBACK
E' importante che chi realizza un'azione diretta nonviolenta per conto dell'Associazione PeaceLink, del Movimento Nonviolento e dell'Associazione Beati i Costruttori di Pace comunichi il risultato della sua iniziativa con un breve resoconto - da inviare all'indirizzo
info@peacelink.it - specificando il numero di copie distribuite, il luogo della diffusione del materiale, la reazione delle persone contattate e qualsiasi altra informazione correlata allo svolgimento dell'attivita' di volantinaggio.

INFORMAZIONI LEGALI
Il "volantino" costituisce "stampato" ai sensi dell'articolo 1 della legge n.374/1939.
Detta legge stabilisce che lo stampato deve recare, sul frontespizio, l'esatta e ben visibile indicazione del nome e del domicilio legale dello stampatore nonché dell'anno di effettiva pubblicazione (art.5 comma 1).
L'articolo 2 della legge 47/48 impone anche l'indicazione del luogo della pubblicazione: nel dubbio, meglio indicarli entrambi.
Per stampatore deve intendersi ogni persona o ente che riproduca, a scopo di diffusione o di semplice distribuzione, uno scritto per mezzo di tipografia, litografia...o con qualsivoglia altro procedimento (art.9 comma 1).
In particolare, la Corte di Cassazione ha precisato che quando alla produzione dello stampato provvede un ente o un'associazione di fatto la responsabilità per violazione dell'art.1 della legge 374/1939 non è di colui che ha provveduto materialmente alla produzione dello stampato ma dell'ente o dell'associazione che dispone del mezzo meccanico di riproduzione e, per esso, del suo legale rappresentante a cui sono riferibili sia i precetti che le sanzioni.
In tal caso la indicazione relativa all'ente è sufficiente ai fini degli adempimenti legislativi, posto che in tal modo sarà possibile risalire alla persona fisica cui sono destinati i precetti e le sanzioni.
La legge 374/1939 prevede inoltre che lo stampatore ha l'obbligo di consegnare quattro esemplari alla Prefettura della provincia nella quale ha sede l'officina grafica ed un esemplare alla locale Procura della Repubblica. Detta consegna deve essere fatta "prima che stampati...siano posti...in diffusione o distribuzione e che alcuna copia sia rimessa al committente o ad altra persona" (art.1 commi 1 e 3). Quanto alle modalità di comunicazione dello stampato alle competenti autorità, esse sono disciplinate dal Regio Decreto 2052/1940, che regola minuziosamente dette modalità. In particolare, quando si tratta di "fogli volanti", essi vanno consegnati in "piego raccomandato", o a mani o per posta.


CHE COSA VUOL DIRE IN PRATICA TUTTO QUESTO ?
- Nel dossier e nel volantino sono indicati il luogo di stampa e lo stampatore (L'Associazione Peacelink, l'Associazione Beati Costruttori di Pace e il Movimento Nonviolento sono gli stampatori responsabili della diffusione del volantino). Quindi i singoli volontari non devono aggiungere nulla a quanto gia' riportato nei documenti diffusi via internet.
- Per evitare problemi durante il volantinaggio, il giorno precedente alla diffusione dei documenti e' consigliabile inviare tramite postacelere (non posta prioritaria, ma postacelere, cosi' si ha in mano una ricevuta dell'invio) quattro copie del dossier e del volantino, allegando una lettera in cui si scrive che "in conformita' a quanto stabilito dalla legge 374/1939, ho provveduto ad inviare n.4 copie del materiale che verra' utilizzato per attivita' informative in via tal dei tali durante la giornata del 4 novembre prossimo. Cordiali Saluti.". Portate con voi una copia della ricevuta durante il volantinaggio per eventuali controlli.
- Chi decide di fare volantinaggio nei pressi delle piazze in cui si svolgeranno manifestazioni o parate per la "festa" del 4 novembre, potra' essere scambiato per un disturbatore e fermato da agenti in borghese o in divisa. Nel caso in cui un agente di polizia voglia identificare un manifestante, questi può chiedere che l'accertamento sia fatto sul posto, mediante presentazione di carta di identità: la conduzione in centrale infatti dovrebbe avvenire solo per arresto o fermo in caso di commissione di reati. E' importante avere con se' un documento di identita' valido e in buono stato. Se gli agenti insistono per portarvi in centrale o in caserma, assecondateli con gentilezza e durante il tragitto cogliete l'occasione per stabilire un dialogo sereno e costruttivo, spiegando nei minimi dettagli in cosa consiste la vostra attivita' e quali sono i contenuti del materiale che avevate intenzione di distribuire. Non abbiate paura di nulla, perche' non puo'
 esservi contestato nessun reato, ma al limite vi verra' impedito di continuare a distribuire i volantini. Cogliete la palla al balzo e riorganizzate la vostra attivita' informativa cercando di trasmettere ai carabinieri o alla polizia, attraverso un colloquio sereno ed educato, gli stessi contenuti e gli stessi messaggi che volevate trasmettere ai passanti attraverso i volantini.

--------------------------------------------------------------------------------
Movimento Nonviolento
http://www.nonviolenti.org - an@nonviolenti.org

Associazione Beati i Costruttori di Pace
http://www.beati.org - segreteria@beati.org

Associazione PeaceLink
http://www.peacelink.it - info@peacelink.it


   *
     Dossier 4 novembre
        http://www.peacelink.it/pace/docs/2818.rtf
   *
     Ogni vittima ha il volto di Abele (riflessione del Centro di ricerca per la Pace di Viterbo)
       http://www.peacelink.it/pace/docs/2819.rtf
   *
     Il Ministro La Russa porti nelle scuole le testimonianze dei reduci(Lisa Clark, editoriale di Liberazione)
      http://www.peacelink.it/pace/docs/2820.rtf
   *
     Dov'è o guerra la tua vittoria? Non festa ma lutto
     http://www.peacelink.it/pace/docs/2821.rtf
   *
     Il fante già morto, Il Foglio, Enrico Peyretti
     http://www.peacelink.it/pace/docs/2822.rtf


Ed ecco ora questa canzone e questo video. Come  saprete, Lili Marlene, che è diventata simbolo della seconda guerra mondiale ed è stata cantata da soldati appartenenti a tutti gli eserciti, si basa su un testo che non ha nulla a che vedere con eroi o trionfalismi bellici, ma solo con la struggente nostalgia di un ragazzo mandato a morire dalla follia dei potenti. Per me è una canzone bellissima, e vi confesso una cosa: ascoltandola e guardando questo video, non ho potuto fare a meno di piangere.

Lilli Marlene
postato da: Soriana alle ore 00:15 | link | commenti (6)
categorie: no a tutte le guerre
mercoledì, 29 ottobre 2008

Ancora qualcosa di me

Monselice R

Quella sopra è un’immagine della cittadina di Monselice. Perché è a Monselice che trascorrerò il prossimo fine settimana. Ve ne avevo già parlato tempo fa, QUI  ,quando novembre sembrava ancora lontanissimo…E, invece, ci siamo! Non vi sto a ripetere tutto, perché basta ciccare sul link e rileggere quel vecchio post.   Chissà se fra i miei lettori ce n’è qualcuno che abita da quelle parti? Sarebbe carino incontrarci. E non lo dico per il voto, che due voti li ho gia belli assicurati: quello del mio figliolino e della sua morosa, almeno spero. Anche se penso che  sarebbe anche giusto se loro giudicassero altri racconti migliori del mio, votassero liberamente. Naturalmente, un minuto dopo, li disconoscerei pubblicamente.

Volevo poi...  comunicare che sono stata ospite della carissima ElysSun
QUI

e del gentilissimo Renzo Montagnoli

QUI


A più tardi, per un post meno autoreferenziale di questo.
postato da: Soriana alle ore 18:46 | link | commenti (2)
categorie: autoreferenziale
lunedì, 27 ottobre 2008

Appuntamenti

griglia_dicembre08
Oggi inizio il post con stralci di lettere dal Vietnam, sempre per continuare a portare avanti il nostro no a tutte le guerre e alle loro celebrazioni. Continuate a scrivere pure voi, amici cari.
Scrive Clyde nell' agosto 1967 dal Vietnam: «Cari mamma e papà. Sono appena tornato dal campo e avrei voluto non esserci mai stato. Ho chiesto di andarmene e forse lo otterrò. Tornerò a casa prima o poi. Se non riesco a ottenere il permesso credo che diventerò pazzo». E lo stesso Clyde, in un' altra lettera dell' anno successivo, aggiunge: «Qui sta peggiorando tutto. Spero solo che più persone possano rendersi conto quanto marcia sia la guerra»

Larry 21 anni, racconta della sua voglia di ritornare a casa.E' stanco di pilotare aerei.Purtroppo questa lettera precederà di 24 ore la sua morte.
11-Sept.-69
Cari mamma e papà,
Per non tirarla a lungo, mamma, verrò abbastanza presto a casa .Ho deciso che rinuncerò a fare il pilota, ne ho abbastanza. Ho inviato una lettera al comando, presto saprò se accetteranno la mia decisione. Ora ho abbastanza carta per voi. Ho pilotato 1500 ore ed in quelle ore potrei raccontarvi la storia di una vita. Sono stato ancora segnalato per una medaglia; ho visto cose che credo nessuno mai immaginerebbe di vedere nella sua vita. Ecco perchè ho intenzione di rinunciare al mio servizio di pilota. A volte mi capita di sognare la mano di Valerie che mi che dice di tornare a casa; ma una volta sveglio mi ritrovo davanti sempre il sergente che mi dice che devo tornare a volare. Oggi è il mio ventunesimo compleanno, tornerò a casa più vecchio.
Vi voglio bene.
Larry







Appuntamenti



 La data è evidenziata in giallo sul calendario. Lo  schizzo scarlatto di sugo al pomodoro sembra un punto esclamativo posto vicino all’ora, scritta con un pennarello blu.
La radio sta trasmettendo il notiziario delle tredici. Altri morti in Iraq, altri morti sul lavoro, le idiozie dei politici, una coppia di belli e famosi che ha rilasciato una conferenza stampa per annunciare di essersi definitivamente lasciati.
“De-fi-ni-ti-va-men-te” sillaba fra sé Valentina “in maniera irreversibile, inappellabile, 
senza revoca, inconvertibile.”
Lo sguardo cattura la data: 22  dicembre San Demetrio ore 9. E quella rossa macchietta che la puntualizza. Anche se la macchia risale a qualche mese prima che la data fosse evidenziata.
Ha cominciato a cadere una pioggia sottile. Chissà che tempo farà, fra due giorni...
Come mi vestirò?
Potrei mettermi il giaccone di pelle, mi stava così bene quella volta a La Spezia, però c’era il sole, quel giorno, Francesco stava seduto  fuori da un bar in quel vicolo stretto, tutto stravaccato e  la luce gli batteva in faccia, e la foto che gli ho fatto è venuta malissimo e io l’ho cancellata, anche se lui protestava. Ma io ho pensato che il suo viso era così bello e dolce  e la foto non gli rendeva merito. E dopo siamo andati a Portovenere, in quell’albergo tutto rosa, e abbiamo fatto all’amore per l’intero pomeriggio.
Sembra ieri.
E sono passati due anni, invece. E’ stato il Natale di due anni fa, esattamente.
Comincia a sparecchiare. Una fondina, un piatto, una forchetta, un coltello, un bicchiere. Un attimo, e tutto è riordinato.
Le note malinconiche di un fado avvolgono la cucina.
Fuori il mare è di un grigiore senza respiro, la auto rilasciano una scia di suono, correndo sull’asfalto bagnato.
Valentina prende la spugna, la passa sul piano di marmo del tavolo, poi la posa lì, proprio nel centro, e si siede.
Si guarda le mani.
L’anulare della sinistra ha una piccola striscia bianca di pelle, che spicca sulla cute ancora abbronzata.
Chiude gli occhi. Appoggia la testa sul tavolo, sulle braccia incrociate.
I pensieri arrivano, si urtano, formano un’onda. Un’onda alta tre anni.
Quando è stato che tutto ha cominciato a sdrucciolare? 
Forse all’inizio dell’estate, quando lui ha perduto le chiavi e lei gli ha fatto quella scenataccia?
Forse a Pasqua quando lui si è dimenticato di ritirare i biglietti dell’aereo, e lei si è chiusa in un gelido silenzio di tre giorni, interrotto solo dal ritornello : “Potevamo essere a Siviglia, adesso, ma tu, al solito…” ? 
Forse quando lei…
E per così poco, per queste inezie, per questi inciampi, ora, fra due giorni…
E le risate, dove sono finite? Quando ha smesso, lei, di sorridere del disordine di Francesco e ha iniziato a giudicarlo, passando da una tenera ironia a un rimprovero costante e feroce? Lei, sempre precisa, puntuale, ordinata, metodica. Maniacale? Noiosa? Orizzontale?
Lui, disordinato, pasticcione, scompigliato, caotico. Fantasioso? Creativo? Verticale?
Eppure, eppure erano felici, facevano un sacco di cose insieme, andavano al cinema almeno una volta alla settimana. Certo, trovare un film che piacesse a tutti e due non era sempre facile, con la robaccia che c’è in giro, ma alla fine lei riusciva a trovare sempre qualcosa, magari nel cineclub del paese vicino, e quasi sempre la sua era una buona scelta. Forse, chissà, se qualche volta avesse lasciato scegliere a Francesco…
Ma no, non può essere per quello.
Facevano altre cose insieme, stavano bene, insieme.
La barca a vela, per esempio.
Era stata certa che a lui sarebbe piaciuta la crociera nell’Egeo. Lei aveva cominciato ad andarci, in barca, fin da piccolissima, con i suoi. Amava il mare, il rumore delle vele tese al vento, i tramonti nel pozzetto quando le parole escono piano dalle labbra, e il corpo è rilassato, e ti senti veramente fare parte di un grande ordine. Francesco aveva sofferto di mal di mare i primi dieci giorni, ma gli ultimi cinque era stato bene. Poi lei glielo diceva sempre che il mal di mare era solo una suggestione, una fissazione mentale. Era stato veramente male, però i primi dieci giorni.
Ma la montagna, a lei, non piaceva proprio.
Gia: orizzontale, verticale.
Veramente, l’inverno scorso, l’avevano anche prenotata una stanza in montagna; ma poi il suo capo le aveva chiesto di andare ad Amsterdam da un cliente importante, e lei aveva appena avuto quell’insperata promozione, e non poteva certo rifiutarsi di andare. Francesco era rimasto a casa, aveva detto ok, ok, sarà per un’altra volta, non preoccuparti. E si erano telefonati tutte le sere, e lui le aveva sussurrato quelle parole che a lei piacevano tanto, le parole dell’intimità, le parole che le diceva fra le lenzuola. O forse no? Forse le aveva parlato solo del tempo e della gatta dei vicini che aveva partorito.
Poi, quando era tornata, aveva trovato l’appartamento che era un casino, i calzini del marito sparsi ovunque, le tazze della colazione sul tavolo del computer, i piatti maleodoranti dimenticati nella lavastoviglie. Aveva appoggiato la valigia a terra, si era tolta il cappotto e aveva cominciato freneticamente a mettere tutto a posto, arrabbiatissima, mentre lui le stava intorno come un cucciolo goffo, cercando di abbracciarla. Dopo cena, però, si era quietata, e gli aveva raccontato dello smagliante successo della sua trattativa con il cliente, di quanto lei fosse stata apprezzata da tutti. Lui si era addormentato sul divano, ma lei aveva capito: in fin dei conti anche lui lavorava, anche se aveva meno responsabilità. Addetto a non so cosa in una piccola casa editrice, un lavoro senza dubbio dignitoso, ma lo stipendio era quello che era e se lei non avesse portato a casa tutti i mesi il suo bel gruzzoletto, addio vacanze in barca a vela, e visite a mostre lontane, e tutte le altre cose che rendevano così piacevole la vita.
Poi c’è l’altra cosa.
Un figlio. Quel bambino che Francesco aveva desiderato da subito, lei non lo voleva proprio.
Ne avevano parlato ancora alla fine dell’estate. Erano a tavola, nei piatti il sugo sugli spaghetti aveva cominciato a raffreddarsi, creando uno sgradevole alone arancione intorno alla pasta; lei aveva cominciato a irritarsi per l’insistenza di Francesco, poi aveva iniziato  ad alzare la voce, forse un po’ troppo?  Gli aveva detto che lui  non sapeva organizzare neppure la sua vita, figurati che padre sarebbe stato, che lui era un incapace, gli aveva detto, un fallito,  e Francesco aveva preso il piatto, con gli spaghetti e tutto e l’aveva scagliato a terra.

Risente il suono della porta che sbatte contro lo stipite.  E il silenzio che ne è seguito. Nonostante la radio sempre accesa quel silenzio di ghiaccio continua a essere presente, da quando Francesco se ne è andato. L’accompagna nelle notti solitarie, quando se ne sta a letto con gli occhi spalancati nel buio, e anche le lenzuola sono gelide come il silenzio.
Francesco, dice piano, e si accarezza una guancia, come se la volesse fare a lui, una carezza.
Apre il cassetto del tavolo e cerca il pennarello nero, quello con cui scrive  diligentemente data, quantità e contenuto sui sacchetti di cibo da riporre nel freezer.
Scosta la sedia, si alza. La data, quella dell’appuntamento con l’avvocato, è ancora lì, bella chiara, scritta con la sua ordinata, sottile calligrafia.  Basterà tracciarci una grossolana croce sopra, per far tornare indietro il tempo?


Francesco toglie un foglietto stropicciato dalla tasca della giacca. Lo spiega e legge: 22 dicembre ore 13, prima prova teatro. Sorride, suo malgrado, e mette il foglio nel portapatente. Butta la giacca sulla cassapanca, cerca di camminare in punta di piedi, mentre si dirige verso il soggiorno: non vuole svegliare i suoi.
Si siede sul divano e apre il fascicoletto. Molti brani sono evidenziati in giallo. E’ la parte che dovrà sostenere nella commedia, quella che deve imparare a memoria e che deve analizzare bene, sentirsela proprio di misura, per entrare nel personaggio. Così gli ha detto il regista. E’ un lavoro teatrale su una coppia in crisi, solo due personaggi, lui e lei. Una piccola compagnia amatoriale, quella che lo metterà in scena. Ma Francesco li conosce già da tanto tempo, e sa che sono bravi, anche se negli ultimi tre anni non ha seguito il loro lavoro. Sono giorni che sta sopra al testo, con scarsi risultati, però.
Ha smesso di piovere, era tutto il giorno che andava avanti quella pioggia uggiosa. E ora si è alzata una nebbia fitta che tinge di grigio il nero della notte. Francesco, dal divano, guarda quel muro opaco attraverso la grande porta- finestra del soggiorno. Sente il rumore della risacca.
Natale, fra meno di una settimana è Natale, pensa.  Tira un lungo sospiro, poi comincia a leggere.
“Non voglio le tue maledette giustificazioni, voglio che tu cambi, o almeno che tu cerchi di farlo.”

Cambiare. Glielo ha mai chiesto, Valentina? No, esplicitamente mai. Però, però quella volta che lui aveva lasciato scadere il pagamento del premio dell’assicurazione dell’auto, e avevano proprio avuto allora quel piccolo incidente, lei glielo aveva detto che doveva prestare più attenzione alle cose quotidiane, che avrebbe dovuto crearsi un ordine almeno mentale, e non essere sempre con la testa fra le nuvole.  E lui ci aveva provato, non poteva dire di non averlo fatto, ma c’era sempre qualche particolare che gli sfuggiva. Era stato sempre così, fin dall’infanzia. Scordino, lo chiamavano a scuola.

“ Credi che ripensare a come eravamo serva a qualcosa?”

Come erano loro due, prima? Erano due che stavano bene insieme, erano due che sapevano ridere di loro stessi, con ironia, con tenerezza.  Certo che lui ce l’ha messa tutta per corrodere la pazienza di Valentina. La volta dei biglietti, per esempio.  Pazzesco, si era preso l’impegno di andare in agenzia, ma poi… Era stato incantato da quel violinista sotto il portico, non la smetteva più di suonare ed era stato come calarsi nella magia di un mondo diverso, senza tempo. Ma intanto l’agenzia chiudeva, e così… Povera Valentina: ci teneva tanto a Siviglia. Ma quella musica lui la sente ancora nelle orecchie. La lalala lalala lalala…

“Sai quando ci si rende conto di essere arrivati ad un punto senza ritorno, sai cosa significa? Significa che non puoi tornare indietro, ed è questo che ci sta capitando.”

Il punto senza ritorno ha un rumore, quello di un piatto che si frantuma sul pavimento. Quel giorno non gliel’ha più fatta a contenere la rabbia, Valentina gli ha detto… non se lo ricorda nemmeno cosa gli aveva detto, ma lui ha visto come un lampo, davanti agli occhi, ha preso il piatto e lo ha scagliato a terra. Poi è uscito, riuscendo a intravedere, prima di sbattere la porta, Valentina che si affrettava a prendere la paletta e la scopa, per ripulire subito quel macello.
E lui non è più tornato.

“Se tu mi avessi amato sul serio, avresti fatto delle rinunce, bisogna pur rinunciare a qualcosa, nella vita.”

Se doveva essere sincero con se stesso quando aveva rinunciato a qualcosa, lo aveva fatto sempre con ostilità, pur cercando di nasconderla. E forse Valentina se ne era accorta. Non era certo colpa di sua moglie se la vacanza in montagna era andata a farsi fottere. Lei aveva il suo lavoro, ed era stata costretta a partire per Amsterdam. Si sobbarcava un mucchio di cose: il lavoro, la casa sempre perfetta, lucida. No, un bambino non ci stava proprio, in quel quadro.
Però lui lo desiderava tanto, un figlio.
Però, se non avesse così insistito…chissà…l’altro appuntamento, quello non segnato da nessuna parte, se non nella sua testa, chissà, forse, fra due giorni, quell’appuntamento non esisterebbe.

Francesco richiude il copione. Non vuole calarsi in quel personaggio, questa sera.


Il calendario è un rettangolo grande. Contiene tutti i giorni di quell’anno che ormai ha il tempo contato.
Valentina sta bevendo il caffé. Le stoviglie del pranzo e della cena del giorno prima sono abbandonate nel lavello. Non ha avuto voglia di riordinare. Non cade certo il mondo per questo.
Guarda l’orologio: due ore, mancano due ore all’appuntamento.
E poi?
Ma lei riuscirà ad arrivare anche solo alla fine dell’anno, senza Francesco?


Francesco sta bevendo il caffèlatte. Guarda l’orologio: mancano quasi quattro ore alle prove della commedia. E lui non si sente per niente pronto.
All’altro, di  appuntamento,  mancano meno di due ore.
E  poi?
Cosa farà, lui, per tutta la vita, senza Valentina?


Al cellulare di Valentina l’utente risulta non reperibile.

Al cellulare di Francesco l’utente risulta non reperibile.

Ancora.

Ancora.

Per tre volte.
   
Per tre volte.
   
Poi, finalmente, la voce di Francesco.






Ornella Vanoni: L'appuntamento
postato da: Soriana alle ore 12:47 | link | commenti (8)
categorie: la mia scrivania, no a tutte le guerre
domenica, 26 ottobre 2008

Un pomeriggio magico

Abbado
Inizio il post anche questa notte con ulteriori testimonianze contro la guerra, contro tutte le guerre.
Ecco cosa della guerra hanno detto personaggi molto famosi:


 "La guerra non è altro che una comoda elusione dei compiti della pace. In quanto sostituisce l'avventura esterna al lavoro e al miglioramento interno, essa è moralmente così screditata che si può ben pensare non sia mai stata altro che un mezzo di oppressione interna e di assoggettamento dei popoli, il grande mezzo ingannatore per indurli a gridare 'evviva' alla propria sconfitta di fronte al governo vittorioso". Thomas Mann (1875-1955)

 "Quando ascontando vecchie canzoni o addirittura marce militari sento un brivido che comincia a serpeggiarmi per le vene, mi oppongo alla tentazione dicendomi che anche gli scimpanzè, per prepararsi o istigarsi alla lotta, emettono rumori ritmici".
Konrad Lorenz (1903-1989)

"Chi vede come noi uomini siamo fatti e pensa che la guerra sia bella o che valga più della pace è storpio di mente".
Cartesio

"I vantaggi della guerra, se ce n'è qualcuno, sono solo per i potenti della nazione vincente. Gli svantaggi ricadono sulla povera gente".
Bertrand Russel

"Se non poniamo fine alla guerra, la guerra porrà fine a noi"
H. G. Wells




Venerdì pomeriggio, al Paladozza, uno  dei templi della pallacanestro italiana, ho assistito a un evento stupendo, che nulla aveva a che vedere con canestri e palloni, con tiri liberi e schiacciate, ma con la magia ineguagliabile che solo la musica può creare. E in curva non c’erano i tifosi della Virtus o della Fortitudo ma più di seicento ragazzi dalle voci di angeli. Un coro così non lo avevo mai visto, né ascoltato…
Beh, sarà meglio che cominci da capo, per farvi capire di che si tratta.
Venerdì pomeriggio al Paladozza di Bologna ho assistito alla prova generale del Te Deum di Hector Berlioz . Sotto la guida della bacchetta del magnifico Claudio  Abbado  hanno suonato ben tre orchestre: l’orchestra Mozart, naturalmente, e poi gentilmente prestate al Maestro da Riccardo Muti e Piero Frulli l’orchestra Cherubini e l’orchestra Giovanile italiana. Musicisti molto giovani, ma molto bravi. Poi vi ho già detto del coro, di quel coro composto da più di seicento elementi. In realtà erano quattro cori: Il Coro del teatro Comunale di Bologna, il Coro Sinfonico Giuseppe Verdi di Milano, e due cori di voci bianche di bambini (anche molto piccoli) provenienti dalle scuole di tutte le province dell’Emilia Romagna  e dalla Svizzera.
E’ stato davvero qualcosa di maestoso, emozionante, così coinvolgente che diverse volte mi sono sentita percorrere da brividi intensi.
Ma non è ancora tutto: dopo la prova del Te Deum, qualcosa di più leggero ma ugualmente gradevolissimo. Claudio Abbado ha infatti diretto (o forse è stato il contrario…) Roberto Benigni che con garbo e con la sua inconfondibile voce ha spiegato al pubblico presente (c’erano anche molte scolaresche, e questo mi ha fatto davvero piacere) la favola di Pierino e il lupo, musicata, come ben saprete, da Sergej Prokof’ev.  Ha spiegato, cioè, la correlazione fra i vari strumenti e i personaggi della fiaba, assumendo via via la postura di Pierino, e dell’uccellino, e del nonno, e del gatto,  e dell’anatra, e del lupo… Veramente delizioso.
Beh, credo che le  mie parole non siano sufficienti a far capire che davvero si è trattato di un evento eccezionale e splendido. Ancora una volta ho ben percepito come la musica sia l’unica arte che ha una valenza universale, perché il suo linguaggio è comprensibile a tutti, non necessita di traduzioni né di mediazioni. arriva direttamente al cuore di chi ascolta e in tutti suscita emozioni e vibrazioni difficili da dimenticare.
Sentite cosa dice Claudio Abbado:
E’ importante ascoltare, in generale. Ascoltare la musica, ma anche le persone, fa bene all’anima e alla comprensione fra gli uomini. Bisogna imparare a farlo bene. La musica, grazie alle emozioni che suscita, può essere una vera terapia.

E ora, quindi, un po’ di musica per tutti voi. E buona domenica.



Hector Berlioz: Te Deum

Sergej Prokof'ev: Pierino e il lupo

E ancora Pierino e il lupo,
perchè il video è proprio carino
postato da: Soriana alle ore 01:49 | link | commenti (6)
categorie: palcoscenici, no a tutte le guerre
sabato, 25 ottobre 2008

Minipost

letteratura
Scrittori e scritture

Non ho avuto molto tempo, per navigare. Solo tre segnalazioni, quindi. Ma ci tengo in maniera particolare perchè si tratta di tre racconti molto belli.
Questa sera, poi, o forse questa notte, ci sarà un altro post dove, oltre a pubblicare un contributo per l'ormai consueto no alla guerra, no alla sua celebrazione, vi parlerò di un pomeriggio magico. E risponderò anche ai commenti che avete lasciato ieri.

A più tardi, quindi. Fra poco esco e vado a vedere un film che ci tengo molto a non perdere: La classe.
E voi non perdetevi i racconti di



Maurizio de Giovanni


ElysSun


Renzo Montagnoli

Buona lettura e anche, qui sotto, buon ascolto di questa vecchia, bella canzone.

Se perdo te
postato da: Soriana alle ore 13:58 | link | commenti (6)
categorie: avviso ai naviganti
giovedì, 23 ottobre 2008

Mi ricordo

calendarioInizio questo post con una poesia contro la guerra, naturalmente, continuando così a srotolare un’ideale striscione su cui sta scritto: no a tutte le guerre, no alle loro celebrazioni.

Se viene la guerra

Se viene la guerra
non partirò soldato.
Ma di nuovo gli usati treni
porteranno i giovani soldati
lontano a morire dalle madri.
Se viene la guerra
non partirò soldato.
Sarò traditore
della vana patria.
Mi farò fucilare
come disertore.
Mia nonna da ragazzino
mi raccontava:
"Tu non eri ancora nato. Tua madre
ti aspettava. Io già pensavo
dentro il rifugio osceno
ma caldo di tanti corpi, gli uni
agli altri stretti, come tanti
apparenti fratelli, alle favole
che avrebbero portato il sonno
a te, che, Dio non voglia!,
non veda più guerre".


Dario Bellezza
(1944 - 1996)



E ora una specie di compitino, una sorta  di collanina  molto artigianale sul cui filo ho infilato qualche mio ricordo.



Mi ricordo


Mi ricordo quando a due anni e mezzo mi sono incrinata un braccio, cioè, non è che mi ricordo il fatto in sé, ma un mio pensiero, il primo che io mi rammenti di aver avuto. Ed era un pensiero assolutamente incazzato.  Il primo pensiero che mi ricordo di aver avuto è un pensiero di un’incazzatura  bestiale. Ma sarebbe lungo da raccontare…

Mi ricordo le figurine dei calciatori, con quella del Torino che aveva la fascetta nera per via di quell’aereo caduto a Superga.

Mi ricordo i rettangolini di cioccolata Ferrero che noi chiamavamo formaggini di cioccolata.

Mi ricordo…mi ricordo quella volta che noi due siamo usciti da Wolf e abbiamo visto che nevicava.

Mi ricordo quando a Bologna c’erano i tram e una signora distratta c’è finita sotto con una gamba. La destra, mi sembra.

Mi ricordo che, avrò avuto sei anni,  una sera alla radio hanno trasmesso un avviso per una signora sconosciuta che aveva  comprato scatole di salmone avariato: sono andata avanti un sacco di tempo ad aver paura di notte  delle parole “sconosciuta” e “salmone”.

Mi ricordo quando la televisione era più bella dei televisori.

Mi ricordo che io l’hula hop non riuscivo mai a farlo girare.

Mi ricordo quando si diceva sempre “a monte”.

Mi ricordo… mi ricordo quando la sinistra era a sinistra.


Mi ricordo quando il Corriere dei piccoli costava 25 lire, che poi una volta me lo ha mangiato un daino dei Giardini Margherita.

Mi ricordo… mi ricordo  di una volta che avevo otto o nove anni  e eravamo andati  sul monte di San Luca a fregare le ciliegie. E io non sono stata veloce a scappare e mi ha beccato il contadino che era siciliano e ha chiamato i carabinieri e intanto mi diceva ladra ladra ladra da noi non si fa.

Mi ricordo il cortile di mia nonna in via Bentivogli che mi sembrava enorme e adesso ci hanno fatto un museo all’aperto e io penso che per intere estati ho giocato sopra dei reperti archelogici e questa cosa mi fa molta impressione.

Mi ricordo che a vedere Love Story ero l’unica femmina che non piangeva.

Mi ricordo… mi ricordo mio padre che leggeva Il sergente nella neve e piangeva senza rumore.
   
Mi ricordo che mio figlio a tre anni quando c’era in TV la pubblicità della Galbani si arrabbiava moltissimo e urlava con tutto il fiato: non vuol dire fiducia, ma cannuccia!!!!  In questi giorni  ci ho ripensato e ho dedotto che mio figlio era un preveggente. Anche se non ho mai capito cosa intendesse per cannuccia.

Mi ricordo altre cose che non vorrei ricordare. Ma me le ricordo.


Bologna, 19 ottobre 2008 ore 16,04

E se volete, oltre a continuare a postare contributi  no war, potete anche regalarmi i vostri ricordi. Se volete, mi farà piacere.

Avrei voluto concludere, questa sera, con una canzone dedicata a un grande bugiardo, che anche da un Paese lontano ci ha fatto giungere oggi il fetore delle sue menzogne. Ma cerca cerca la canzone adatta non l’ho trovata per Silviopinocchio.
E allora prendo spunto dal commento al mio post precedente lasciato  da Voltandpagine e dedico a tutti voi:


Ninna nanna - Claudio Baglioni canta Trilussa.
postato da: Soriana alle ore 23:34 | link | commenti (18)
categorie: povera patria, la mia scrivania, no a tutte le guerre
mercoledì, 22 ottobre 2008

Signor Ministro La Russa: fu vittoria, questa?

grande-guerra

Contrariamente a quanto avevo scritto ieri sera non mi limiterò, almeno per questa notte, a postare una poesia, o un qualsiasi altro scritto contro la guerra per poi passare ad altro. No, voglio ancora dedicare un intero post a questo argomento, pubblicando le testimonianze di coloro che della guerra sono stati protagonisti, e di chi, contro la prima guerra mondiale e contro tutte le guerre ha dedicato il proprio tempo, le proprie parole e il proprio coraggio.
Aspetto anche i vostri contributi. Se volete potete lasciare nei commenti non solo parole scritte da altri, ma anche  vostre poesie che contengano la testimonianza di quanto  ciascuno di voi ripudi (verbo utilizzato da un disatteso articolo della Costituzione) la guerra.



  Inizio con due frammenti di lettere dal fronte  scritte da militari che hanno partecipato a quella carneficina chiamata Grande guerra.

"Vi sono truppe allo scoperto, sotto il tiro del cannone nemico, con 15 gradi sotto zero, e si vuole che avanzino. Muoiono gelati a centinaia e ciò è ignorato dal paese. Gli ufficiali più arditi hanno crisi di pianto di fronte alla vanità degli sforzi, davanti all'impossibile. Sull'Isonzo si muore a torrenti umani e nulla finora si è raggiunto."
(Lettera a Giolitti  di un generale dissidente, 1915)

"Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, nè con ardore; essi vanno al macello perchè sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei".
(B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916)

E poi:

…Nel marzo 1916 il mio comandante di divisione, al quale riferivo per telefono le ragioni per cui una operazione ordinatami non poteva riuscire e si sarebbe avuto un macello, osservò che di carne da macello da darmi ne aveva quanta poteva abbisognarmene; risposi che facevo il colonnello non il macellaio; s’interruppe il telefono: un ordine scritto mi ordinò l’onerosa operazione.”.
…Tutte le volte che c'era un attacco arrivavano i carabinieri. . Entravano nelle nostre trincee, i loro ufficiali li facevano mettere in fila dietro di noi e noi sapevamo che - quando sarebbe stata l'ora- avrebbero sparato addosso a chiunque si fosse attardato nei camminamenti invece di andare all'assalto. Questo succedeva spesso. C'erano dei soldati, ce n'erano sempre, che avevano paura di uscire fuori dalla trincea quando le mitragliatrici austriache sparavano all'impazzata contro di noi. Allora i carabinieri li prendevano e li fucilavano. A volte era l'ufficiale che li ammazzava a rivoltellate."

(Cesare De Simone, tratto da L'isonzo mormorava fanti e generali a Caporetto )

E per questa notte finisco con uno stralcio dalla Lettera di Don Lorenzo Milani  ai cappellani militari.

…Poi siamo al ‘14. L’ Italia aggredì l’Austria...
… Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti?
Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava, non chiamava forse a una « inutile strage »? (l’espressione non è d’un vile obiettore di coscienza ma d’un Papa).
Era nel ‘22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l’avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l’Obbedienza « cieca, pronta, assoluta » quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50.000.000 di morti). Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra « Patria », quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondire il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria…
(Barbiana 22.2.65)




Gino Paoli: Il disertore
postato da: Soriana alle ore 23:16 | link | commenti (19)
categorie: povera patria, no a tutte le guerre

Ma quale vittoria?

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Vorrei guardare negli occhi Ignazio La Russa e chiedergli: ma cosa c’è da festeggiare?

Vorrei guardare negli occhi Ignazio La Russa e chiedergli: ma non le sembra immorale provocare tanto assordante rumore con sfilate, parate, bande, fanfare, simulazioni di assalti militari?

 Vorrei chiedere al ministro Ignazio La Russa: Ma non le sembra a dir poco inopportuno spendere per questa pagliacciata 6 milioni di euro, quando la situazione economica di gran parte della popolazione si fa sempre più precaria? Spendere un milione di euro per far cantare Andrea Bocelli ( sempre presente  quando si tratta di inchinarsi ai potenti), quando i nostri ragazzi (anche quelli che le hanno dato il voto, sa, signor Ministro), vagano fra un lavoro precario e l’altro con stipendi umilianti?

Vorrei gridare davanti al signor Ministro La Russa: ma cosa c’è da festeggiare???? Una guerra, una vittoria?
Ma non sa, il signor Ministro Ignazio la Russa che nelle guerre non ci sono mai vincitori? Che le guerre, qualunque sia il loro esito sono sempre e solo fabbriche di morte?

Vorrei mostrare, al signor Ignazio La Russa un elenco, questo:

I costi in vite umane della guerra 15/18:
1.800.000 tedeschi morti, 1.400.000 francesi, 1.350.000 extra-europei, 750.000 inglesi, 350.000 serbi, 2.000.000 russi, 680.000 italiani, alcune migliaia dell'esercito USA, ma non nativi degli States.
 (8.450.000 MORTI, 21.188.000 di feriti, 7.751.000 dispersi).

che forse lui non lo sa, di tutti questi morti.  Perché se lo sapesse come avrebbe potuto voler festeggiare il 4 novembre in maniera tanto chiassosa…  Perché, se ne fosse a conoscenza, saprebbe anche che tutti quei morti vogliono, sì, essere ricordati. Ma nel silenzio, con la riflessione, e non con le fanfare.  Vero, signor Ministro? Ma no, sono io che mi sbaglio: perché  lei non vuole commemorare i caduti, lei vuole dare al Paese un segnale ben preciso che ben poco c’entra, alla fine, con la prima guerra mondiale.

E una domanda vorrei farla anche alla ministra Mariastella Gelmini (che ha già i suoi guai, è vero..), ma vorrei chiederle: i rappresentanti delle Forze armate e dei carabinieri che lei da ieri ha incominciato a inviare nelle scuole con il compito di parlare agli studenti del liceo della Grande Guerra, racconteranno anche dei
Crimini dimenticati del militarismo nella guerra del 15/18? E evidenzieranno ad esempio, che La battaglia di Gorizia (9-10 agosto 1916) costò, secondo dati ufficiali, la vita a 1.759 ufficiali e 50.000 soldati circa, di parte italiana; di parte austriaca a 862 ufficiali e 40.000 soldati circa e che fu uno dei più pazzeschi massacri di una guerra tutta pazzesca?
Sa, Ministra Gelmini, sa cosa dovrebbe proporre, invece? Di portare tutti quegli studenti a visitare un cimitero militare, per leggere sulle croci, quando vi sono incise, le date di nascita e di morte, che se le imprimano bene nella mente quei ragazzi. L'età media dei morti fu di 25 anni e 6 mesi!  Questo lei dovrebbe proporre, cara la mia ministra…

Comunque ho deciso che dal prossimo post,  fino al 9 novembre (sarà nel week end del nove il clou della festa)  a prescindere dall’argomento che poi tratterò pubblicherò nella sua parte iniziale, una poesia, o il testo di una canzone o qualsiasi altra cosa osteggi la guerra, o esalti la pace.
E invito anche voi a farlo, se volete, direttamente nei commenti.





Imagine John Lennon
postato da: Soriana alle ore 02:38 | link | commenti (20)
categorie: povera patria, no a tutte le guerre
martedì, 21 ottobre 2008

Bollettino della navigante

7cbfd2b5f223a10e63125a9c3724f150.jpegQualcosa di me
Il vecchio Amos



i ResistentiI Resistenti


Chi perde paga
La puntata più recente di Annozero


Da Laura e Lory:
Non solo Saviano, ma anche Giuseppe Masciari che  è un imprenditore edile calabrese, nato a Catanzaro nel 1959, sottoposto a programma speciale di protezione dal 18 ottobre 1997, insieme a sua moglie (medico odontoiatra) e ai loro due bambini.


Franca Rame
Venerdì 17 ottobre altri 8 lavoratori morti.


Giulia
La scuola deve cambiare ma non come vuole questo governo.

ReAnto
Human rights

Comodoro
Meno male che Silvio c'è

Un sondaggio
promosso da Controcopertina

Michela Murgia
Con una certa determinazione

Morgan Palmas
la genialità della Lega Nord divide et impera

Mai esistiti
E’ una poesia di Gloria D'Alessandro, ma per il suo contenuto mi sembra proprio che debba essere catalogata fra i Resistenti

Edoardo Scalzano
 Obama, il razzismo e l’Italia un articolo di Barbara Spinelli

Giovanni Giovannetti
Il bidone




saviano-allo-specchio
Roberto Saviano

Giuseppe Iannozzi

Gianpaolo Serino

Zucca Pelata




letteraturaScrittori e scritture

Paolo Nori
La vera pizza napoletana

Annalisa Ferrari
Strategia dominante

 QUI
Potete gustarvi una storia che Lanoisette ha scritto su Gea



Rita Zaghi
Luce azzurognola

 Letteriadi 2008
Altri tre racconti entrati in gioco: niente male, davvero.

Loredana Falcone e Enrico Gregori
Come sta la luna

Massimo Burioni
 e il suo romanzo: La ventitreesima primavera

Pungola
Nel suo post ci parla di Barrico, questo sconosciuto

Remo Bassini
Dicono che faranno una città


Roberto Tossani
Quella faccia un po’ pomì


4e7579a1782d0b0f62aee14dd8bf9f9f.jpegHanno letto per noi


Renzo Montagnoli
Il muro dell’apparenza di Sabrina Campolongo


Alberto Carollo
Maschio adulto solitario di Cosimo Argentina
e ancora
Alberto Carollo
Cosa cambia di Roberto Ferrucci

Claudio Arzani
Lullabay di Ed McBain

QUI
 potete leggere recensioni e commenti sulla più recente silloge di Renzo Montagnoli: Il cerchio infinito

E una poesia che  che fa parte dell’opera potete leggerla
QUI



DanteCari amici Poeti

Simona Vinci
Trasparenze

Cristina Bove
In bilico

 

Patrizio Spinelli
Il mercato de' polli

Giorgio Medda
Nel mare

Renzo Montagnoli
La commedia

Natàlia Castaldi
Polvere

Majarie
Non è poesia in senso stretto, ma è comunque alta poesia. Per me, almeno.


Voltando pagina
Senza titolo



E
Altroancora


Quando la creatività è roba da matti
Da Cristella, intorno al bolero di Ravel


Filosofi per caso
Una felice scoperta, questo nuovo blog

Georgiamada
Vittorio Foa: 1910- 2008

E di Vittorio Foa ne parla anche:
Renzo Cingolani


Tanto per parlare
Sei di Bologna se…

postato da: Soriana alle ore 16:06 | link | commenti (9)
categorie: avviso ai naviganti