rossiorizzonti

...e navigando con le vele tese io sempre cercherò il mio orizzonte Più riguardo a Donne, ricette, ritorni e abbandoni

Sign for Sospendiamo il Ponte sullo Stretto di Messina per il Rinnovamento del Paese

Chi sono

Utente: Soriana
Nome: Milvia Comastri
Impulsiva, irrazionale, a volte litigo con me stessa. Ma mai, o quasi, con gli altri.

Links

A rivista anarchica
Ada
Alberto Carollo
Alberto Masala
Amnesty International: sempre e per sempre contro la pena di morte
Andrea
Angela
Angeli alle fermate
Anghelu
Annalisa
Annamaria
AnnoZero
Antonella
Antonio Consoli
Antonio R.
Argeta
Astro del mattino
Bandiera gialla
Barbara
Beppe Iannozzi
Bloggers per la Birmania
Carla Verbano, mamma di Valerio
Carta e calamaio
Cartacanta
Cassandra
Circolo Pasolini Pavia
Claudio Arzani
Coccoinomani
Comodoro
Compagnia d'arte drummaica
contro copertina
Cosimo Piovasco
Cri
Cristelia
Cristiana Alicata
cristina bove
Da Viserbella
Dalla Sardegna
Dani
Daniela
Declinato al femminile
Edoardo Scalzano
Eleonora
ElysSun
Emergency Pistoia
Emergency: che cura anche i "nemici"
Enrico Gregori
Ettore Masina
Evaluna71
Eventounico
Fabio Geda
Fahrenheit:il meglio del meglio di RadioRai
Ferite invisibili
Fiae
Filosofi per caso
Fiorestella
Fiori e fulmini
Flavia
Flavio Soriga
Francesca
Francesco
Francesco Giubilei
Franco
Gaetano
Georgia
Giacomo di Girolamo
Giadanila
Gianpaolo Serino
Giorgio Medda
Giovanni Giovannetti
Giuseppe Merico
Glo
Glodis
Graziano Spinosi: un grande Artista
I Sognatori
il bellissimo sito di Renzo Montagnoli, scrittore e poeta
Il blog dei senzadimora a Bologna
Il blog di Franca Rame
Il blog di Gea
Il cinema attraverso lo sguardo del cuore
Il Ghibellino
Il giardino di Cristina
Il Manifesto
Il mio editore
Isabella
Isola delle voci
Italiano per stranieri (da Bologna)
Jacopo Fo
L'armonia delle parole
La bella addormentata
La matematica come poesia
La porta accanto
laura & lori
Le storie di L&L
lo scrittore inesistente
Loredana Limone
Lorenzo
Luciadelchiaro
Malicuvata
Margaret
Maria Cristina Muccioli
Maria Serena
Marta Fiumara
Massimo
Massimo Burioni
Massimo Maugeri
Matteo Fantuzzi
Matteo Pugliese
Mente critica
Michela Murgia
Michelangelo
Micol
Milena Magnani
Miriam Ravasio
Monpracem
Morena Fanti
Morgan
Mulini a vento
nessuno tocchi caino
Noisette
Nonna Nedda: una giovane bisnonna
Orasesta
Paolo Nori
Parola di donna
Parvatim
Passator cortese
Patrizius
Pedjolo
Piada e rose
Piume di farfalla
Poesie migranti
Popinga
Primo Amore
Pungola
Rael
Redrage
Remo Bassini: un vero scrittore, uno scrittore vero
Rita
Rivista Fernandel
Roberta
Roberto Ferrucci
Rousseau: un blog da seguire
Roxane
Sabrina Campolongo
sgnapisvirgola
Silvia Leonardi
Simona Vinci
Solo Poesia
Stefania Ferrini
Stefania Lusetti
Stefano Mina
Sul romanzo
Tanto per parlare
Tristantzara
Un blog di...esuli
Un sito per la pace
Una prof DOC
Una scrittrice sorprendente:Cinzia Pierangelini
Valeria
Vibrisse
Victoria
Voltando pagina
Zucca pelata

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 29 agosto 2008

Stefano Benassi: due serate riminesi

P1010285


In cima alla  pagina 36 del libretto che presenta i programmi 2008/2009  dell’Università Aperta Federico Fellini e Giulietta Masina di Rimini  c’è scritto:
 Laboratorio di scrittura narrativa
Laboratorio di scrittura poetica.
Ma non vi è nessun programma esposto.
Perché quest’anno non vi sarà un laboratorio di narrativa, né uno di poesia. E a quel titolo iniziale non segue  quindi l’esposizione del professor Stefano Benassi per ragguagliarci sul contenuto del suo programma, ma solo due righe, che ancora una volta fanno riaffiorare in me un dolore che, anche se pare sopito è, in realtà, sempre presente:
A ricordo di Stefano Benassi, nostro amato docente da dieci anni, deceduto il 14 giugno 2008.

E, dopo un piccolo spazio bianco, ecco che la pagina si riempie con le  parole poetiche che Cristian Conti, autore riminese e allievo di Stefano Benassi, ha voluto dedicare al suo amato Prof.


Indimenticabile Professor Benassi
nostro amato maestro,
ora che il treno del crepuscolo emiliano
così d’autunno come d’inverno
arriverà nelle sere di Rimini con un posto
illuminato e vuoto,
sarà difficile guardare indietro
i binari lunghi della nostra amicizia.

Ora che alla sete di umanità
mancherà l’acqua del tuo abbraccio,
della tua stretta di mano, della tua parola gentile,
ora che la fame letteraria
non avrà il pane della profonda cultura
del raro acume critico,
né il brivido della tua penna rossa,
corsiva e benevola sui fogli;
ora, che l’orologio è schiacciato sotto il grande passo…

Ci stringiamo su questa pagina affranta
per dirti GRAZIE, carissimo Stefano.
Grazie per la presenza ad ogni appello,
per esserti donato mente e favella
instancabilmente, chiedendoci nulla.
Grazie di cuore soprattutto per quello che resta
dopo aver seminato e cresciuto
il tuo esempio nella nostra foresta.



Credo che  maggiormente esemplificative di chi era veramente Stefano Benassi, a prescindere dalla sua immensa  cultura, siano, fra quelle scritte da Cristian, proprio queste parole: 
Grazie per la presenza ad ogni appello,
per esserti donato mente e favella
instancabilmente, chiedendoci nulla.


Presente ad ogni appello. Noi chiedevamo e lui c’era. Sempre.

L’Università aperta di Rimini dedicherà al suo stimato e amatissimo docente due serate, durante le quali verranno letti testi poetici e narrativi nati nell’ambito dei laboratori da lui diretti.

Domenica 7 settembre
-    ore 18, Palazzo del Podestà, Piazza Cavour  Rimini:
-    Omaggio a Stefano Benassi. Letture di testi poetici dei partecipanti ai corsi. A cura di Giuseppe Prosperi e Grazia Antonioli

Martedì 9 settembre, ore 21, Palazzo del Podestà, Piazza Cavour  Rimini:
Omaggio a Stefano Benassi. Letture di testi narrativi dei partecipanti ai corsi. A cura di Giuseppe Prosperi e Grazia Antonioli


Io, purtroppo, potrò essere presente solo nella serata del 9, il 7 sarò infatti a Mantova per Festival Letteratura.
Invito di cuore anche gli amici di Bologna, a partecipare: tutti lo abbiamo amato in ugual modo. Credo che riunirci per ricordarlo possa anche lenire il nostro sgomento per la sua perdita improvvisa.



E’ una ballata irlandese, la musica di questa sera.  L’ho scelta perché la splendida voce dell’interprete e le belle immagini possano donare serenità al nostro animo.


Ballata
postato da: Soriana alle ore 23:35 | link | commenti (7)
categorie: in ricordo di, stefano benassi

Navigando, avvistando, segnalando

i ResistentiI Resistenti

Questione di interpretazione
in: Bloggers for Burma

Lui guardava il mare...
Questo di Gulia è un bellissimo post, forse fra i più belli e utili, anche, che ho mai letto.

Il Ghibellino
Ecco come una parte della Chiesa utilizza l’8xmille

Amalia la zingara
da Majarie


Michela Murgia
La cura per la schizofrenia



DanteCari amici Poeti

Amore aMeno
Di Cristina Bove

Da definire
Di Glo' D'Alessandro


Tre poesie di Primo Levi
pubblicate da Piera Maria Chessa



Nel Giardino dei Poeti
Non una poesia, oggi, ma un'iniziativa importante, entusiasmante, stravolgente, roboante,  IMPERDIBILE!!!!!!!!!


Canti celtici:
In attesa di leggere la nuova silloge "il cerchio infinito" di Renzo Montagnoli, ecco un'altra ottima recensione della sua opera prima, scritta, questa volta, da Mela Mondì.



scrittureScrittori e scritture


La solitudine dei numeri primi
Ce ne parla Giadanila

GianPaolo Serino ci domanda
qual è, secondo noi, il miglior libro del 2008

Riflessione di metà pomeriggio
di Sabrina Campolongo

In Via del porto, il blog dei senza dimora di Bologna
un gioco, ma non solo.

Faccio il punto
Laura Costantini ci racconta del suo fine settimana a Bologna e d'altro ancora.

On line il nuovo numero di Arte Insieme, il periodico letterario di Renzo Montagnoli. Come sempre ci troverete ottimi testi poetici e narrativi.  Segnalo in paricolare due articoli:
Scrittori e lettori
una riflessione del padrone di casa
e, sempre di Renzo, la recensione de:
La condanna del sangue La primavera del commissario Ricciardi,
lo splendido romanzo di Maurizio de Giovanni.


postato da: Soriana alle ore 23:08 | link | commenti (1)
categorie: avviso ai naviganti

Poeti che amo


466618757_eb45eca1d0_o

Un po’di tempo fa dedicai un post alle Poetesse che amo  Con grande piacere questa notte dedicherò quindi il post ai Poeti che amo, o meglio, ad alcuni di essi.



Dino Campana


Me ne vado per le strade
strette oscure e misteriose:
vedo dietro le vetrate
affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
c'è chi scende brancolando:
dietro i vetri rilucenti
stan le ciane commentando.

La stradina è solitaria:
non c'è un cane: qualche stella
nella notte sopra i tetti:
e la notte mi par bella.
E cammino poveretto
nella notte fantasiosa,
pur mi sento nella bocca
la saliva disgustosa. Via dal tanfo
via dal tanfo e per le strade
e cammina e via cammina,
già le case son più rade.
Trovo l'erba: mi ci stendo
a conciarmi come un cane:
da lontano un ubriaco
canta amore alle persiane.




Umberto Saba

La capra
 
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d'erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
 
Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
 
In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

.





Erri De Luca


Sputi

Lo sputo nella mano
si asciuga sul piccone,
lo sputo in terra
poi diventa fango
da impastarci un Adàm,
lo sputo contro il muro
era rosa di sangue,
lo sputo per la fame
è duro di bestemmia,
lo sputo contro un viso
non l’ho saputo fare
e nemmeno nel piatto,
lo sputo che Giobbe
non riesce a inghiottire
non l’ho conosciuto,
lo sputo contro il vento: molte volte,
assolo, senz’amore,
lo sputo tiene insieme
tutto quello che ho scritto

(da Opera sull’acqua e altre poesie – Giulio Einaudi editore 2002)



Renzo Montagnoli

Il mormorio del vento

E’ il vento che porta le voci,
sommessi mormorii,
quasi salti di ruscelli,
una nenia lontana
che invoca un ricordo,
che non placa la sete di gole
serrate dalla polvere del tempo.
Erano genti che calcavano
quest’umida terra,
una brughiera coperta d’erica.
Erano uomini vissuti prima di noi,
il seme di queste piante
che troppo presto dimenticano le radici
e vogliono correre verso il nulla.
Non uomini,
oggi,
ma spettri.

(da Canti celtici – Edizioni Il Foglio 2007)





Ma anche i testi delle canzoni, a volte, sono poesia pura. E indubbiamente un grande Poeta e un mio grande amore è

Fabrizio de Andrè


Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai delapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

postato da: Soriana alle ore 01:53 | link | commenti (2)
categorie: la poesia salva la vita, renzo montagnoli
mercoledì, 27 agosto 2008

Brevis

berlusconi_3Questionario FAO diffuso ai membri delle Nazioni Unite.

 Nel questionario è presente la seguente domanda:
"Esprimete onestamente la vostra opinione sulla scarsità di alimenti nel resto del mondo".

Gli europei non avevano idea di cosa fosse la "scarsità".

Gli africani non conoscevano gli "alimenti".

Gli americani non sapevano cosa volesse dire "resto del mondo".

I cinesi chiesero maggiori delucidazioni sulla parola "opinione".

Il governo Berlusconi sta ancora discutendo sul significato di "onestamente".




ONESTAMENTE??????
postato da: Soriana alle ore 18:40 | link | commenti (4)
categorie: robette

Bebè

bebe-che-dorme-finale
Volete vedere come era un famoso blogger poeta narratore da piccino?
Cliccando qui sotto potrete soddisfare la vostra curiosità. E leggere pure una malinconico raccontino-riflessione.

Renzino
postato da: Soriana alle ore 08:38 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti, renzo montagnoli
lunedì, 25 agosto 2008

E voi, che bambini eravate?

P1030333P1030330














Inizio il post di questa notte con un sorriso e due segnalazioni.  Se sorrido è perché sono contenta di aver trascorso una parte del fine settimana con una persona davvero speciale. Brillante giornalista, brava scrittrice, blogger attiva, donna sensibile, intelligente, simpatica. Molto spesso leggiamo il suo nome insieme a quello di un’altra donna altrettanto sensibile, intelligente, simpatica, e pure lei brava scrittrice, blogger attiva… Insomma, avete capito, no? Ho avuto la gioia di avere mia ospite nientepopodimenoche ( come avrebbe detto Mario Riva)  una delle due socie della super premiata ditta LauraetLory!!!!!! Nella graziosa persona di Laura nonché Costantini!!!!!!
Insomma, lascio da parte il mio tono scherzoso per confermare ancora una volta quanto io sia grata alla rete che mi ha fatto per ora conoscere persone davvero eccezionali. Con Laura sono stata benissimo, il tempo in sua compagnia è volato, abbiamo parlato di tante cose, soprattutto di libri, di scrittura, di come va il mondo ( cercando e, naturalmente non trovando, soluzioni per salvarlo, ma che ci volete fare, era mezzanotte passata…), di Tv, di giornali, della blog sfera e anche un po’ di noi. Anzi, ora che ci penso forse io ho parlato tanto…Non è che ti ho annoiato, vero, Laura? Sai com’è, le persone anziane, quando trovano chi dà loro spazio, parlano, parlano, parlano…
Questo, vi volevo dire. Che è stato un fine settimana DOC.

Laura è rientrata a Roma ma mi ha lasciato un bel regalo, anche a nome di Lory, che mi farà compagnia nei prossimi giorni: un loro romanzo che ancora non avevo letto: New York 1920 il primo attentato a Wall Street
. Ne volete pure voi un assaggio? Mettetevi comodi e guardate questo  Booktrailer
E’ davvero ben fatto. 
Ringrazio ancora Laura e Lory per il dono e Laura per la compagnia gradevolissima.
Mia casa è vostra casa, ragazze!

E poi:
Attenzione attenzione attenzione: due miei carissimi amici, due bravissimi Poeti stanno per dare alla luce due nuove creature, esattamente queste:


clip_image002clip_image001


Per saperne di più: A volte ritornano
Editoriale di Cristina Bove e Renzo Montagnoli.

E infine, prima di proporvi una specie di …questionario leggerino,  l’ultima segnalazione. Se volete, QUI  per chi non l’avesse letta nel mio blog, c’è una mia poesia.



Da bambina, fin da piccolissima, io fantasticavo molto.
Da bambina, fin da piccolissima, io raccontavo storie che non so bene da dove mi uscissero.
Da bambina, fin da piccolissima, mi vergognavo se mi capitava di commuovermi.
Mi commuovevo all’ascolto di certe canzoni (Violino Tzigano, Vecchia Roma) e allora mi nascondevo, nascondevo le mie lacrime.
Da bambina, appena un po’più cresciuta, dagli otto anni in poi, preferivo giocare con i maschi: inventavamo storie poliziesche, con assassinati e assassini, oppure giocavamo a figurine, o a Sandokan.
Da bambina, a sei anni, ho scoperto quale gioia può dare un libro, per le parole stampate, per l’odore della carta.
Da bambina mi piaceva anche stare sola, ogni tanto.
Da bambina, dai cinque anni in su, ero sempre innamorata. (Disposizione questa che, insieme all’amore per la lettura e al piacere di una saltuaria solitudine, mi sta ancora appiccata addosso)
Da bambina, dai sei anni in su, prima di dormire intrattenevo il mio Angelo Custode con disquisizioni di vario tipo (credo che lui a un certo punto abbia dato le dimissioni e si sia andato a cercare un’altra bambina meno impegnativa).
Da bambina io ero così. Tutto sommato un po’ così lo sono anche ora, anche se lunedì scorso ho compiuto 62 anni (ringrazio anticipatamente per gli auguri che, non ho dubbio, sommergeranno il blog…).


E voi, che bambini eravate?

Mi piacerebbe davvero molto saperlo, desidererei che anche i maschietti, che sono sempre un po’ latitanti, rispondessero.
Eravate bambini timidi, estroversi, terribili?
Quali giochi facevate?
Quale importanza aveva la lettura, la televisione, la scuola?
E il vostro primo amore infantile ( sono certa che ognuno di voi ne ha avuto uno…)?
E… E tutto quello che vorrete raccontare. Anche cosa è rimasto in voi di quel bambino che eravate.
Insomma, placate la mia curiosità, vi prego. E, se volete e siete in grado di farlo (io, nei commenti non riesco a immetterle) piazzateci anche una vostra foto da bebé. Io, il coraggio, come avete potuto vedere entrando nel blog, l’ho avuto…
Sono graditi anche commenti lunghi…No problem…
Bene, non deludetemi.
Ciao!!!!!



VECCHIA ROMA

postato da: Soriana alle ore 00:41 | link | commenti (28)
categorie: domandine
giovedì, 21 agosto 2008

Lontano lontano

t_nostalgia_107
Canzone

Stacco dal potus le foglie ingiallite. Lo faccio piano, con delicatezza.
Sono così fragili, tutte le cose.

Oggi ho un nodo, o un vuoto, non so, che se ne sta fra la gola e lo stomaco. Forse perché ho avuto una notte di sogni confusi, con volti e nomi che si affastellavano uno sull’altro, con luoghi che cercavo di raggiungere, ma che si dissolvevano non appena mi avvicinavo.

O forse perché mi sei tornato in mente tu, dopo tanto tempo.

E’ stato per quella canzone trasmessa alla radio, poco fa.
Quella che dice: …e lontano lontano nel tempo… 
E subito ho sentito questa cosa qui, questo nodo-vuoto-spina che mi è salito da chissà dove.
Mi sono ritrovata davanti a te, seduta a un tavolo di un bar di Via de’ Giudei, il Ginkobilobar, mi sembra si chiamasse. 
Al suo posto c’è un fast-food, ora.
Mi sono ritrovata in un pomeriggio di ottobre, con il sole che già cominciava a calare, disegnando i primi veli d’ombre sulla città.
Noi ce ne stavamo lì, le mani che si toccavano sul ripiano del tavolo, con una specie di febbre. Il tuo sguardo scivolava sul mio viso e lasciava una traccia di calore, come una carezza.
I miei occhi sulle tue labbra, stupiti della loro dolcezza.
La mia voglia di baciarti. La mia voglia  di fare all'amore, lì, in quel momento.
Il nostro senso di onnipotenza, che solo l’innamoramento rende così acceso. Un mese, dal nostro primo incontro. E da allora, staccarci per rientrare nelle nostre rispettive case, era stata ogni volta una sorta di lacerazione.
Ricordi? c’erano dei piccoli juke box, appesi alle colonne del locale. Qualcuno mise una moneta.  Ci fu  il tintinnio delle cento lire, poi quella canzone, quelle parole:
… e lontano lontano nel tempo qualche cosa negli occhi di un altro ti farà ripensare ai miei occhi ...

Sai, è stato allora che ho avuto la certezza che sarebbe finita. E che sarei stata io, a lasciarti.
Questa immotivata certezza mi ha fatto male, una spina ficcata in un punto impreciso di me, un nodo, un vuoto.  Certezza immotivata, perché nata ben prima della tua gelosia, delle tue domande ossessive, delle ore trascorse a chiedermi scusa, e ancora a interrogarmi, con lo sguardo che ti diventava di un verde cupo, come sono le foglie nella jungla più impenetrabile.
Ben prima delle urla, dei pedinamenti. Delle minacce di morte.

Ho pensato lì, al Ginkobilobar, in quel pomeriggio di ottobre, le parole che ti avrei detto due anni dopo, lasciandoti. Ti ho immaginato nel tempo, mentre ascoltavi questa canzone e mi pensavi.
Tutto nello spazio di quella musica: tre minuti in cui ho trasposto il futuro che ci riguardava; indubbiamente un futuro imperfetto. 
Ho vissuto una sorta di nostalgia anticipata.

Le lacrime avevano cominciato a scendere. Avevi allungato un dito, le avevi raccolte. Ti eri portato quel dito alle labbra. Avevi chiesto…
Niente, ti avevo risposto. E’ che ormai è autunno.

Solo adesso, mentre continuo a ripulire il mio potus, mi rendo conto che, in quel pomeriggio, il pensiero della fine non riguardava  me, o te. Non solo, almeno.
E’ che per la prima volta avevo avvertito lo scorrere del tempo. Che per la prima volta avevo capito come nulla sia eterno. Non l’amore, non la giovinezza. Non la verità.
Per la prima volta, forse, avevo pensato alla morte.



Bologna, 22 marzo 2007  
                                                       

Lontano lontano...


postato da: Soriana alle ore 14:47 | link | commenti (7)
categorie: la mia scrivania

Ultima ora

200pxbeijing2008gamesoverlogo_2Qualcuno si era forse illuso che le Olimpiadi di Pechino portassero la Cina verso la democrazia? Ecco cosa ha rivelato  il Dalai Lama durante la sua visita a Parigi:

            

PARIGI (Reuters) - Il Dalai Lama ha accusato l'esercito cinese di aver ucciso decine di tibetani lunedì scorso sparando sulla folla.

In un'intervista pubblicata oggi sul quotidiano Le Monde, il capo spirituale tibetano afferma anche che 10mila persone sono state arrestate dopo le manifestazioni di metà marzo in Tibet e che il luogo della loro detenzione resta sconosciuto.

"L'esercito cinese ha ancora sparato sulla folla, lunedì 18 agosto, nella regione del Kham, nella parte orientale del Tibet: Sarebbero stati uccisi 140 tibetani, ma questa cifra deve essere ancora confermata", ha dichiarato.

"Dall'inizio delle proteste, il 10 marzo, alcuni testimoni fidati hanno potuto stabilire che 400 persone sono state uccise nella sola regione di Lhasa. Uccisi da pallottole, mentre manifestavano senza armi. I loro corpi non sono mai stati restituiti alle famiglie", ha aggiunto il Dalai-Lama.

Secondo lui, "se consideriamo tutto il Tibet, il numero di vittime è di sicuro più grande. Diecimila persone sono state arrestate. Non sappiamo dove sono state incarcerate".







postato da: Soriana alle ore 14:31 | link | commenti (9)
categorie: tibet, dall italia e dal mondo, cronache infernali

Approdi sicuri



i ResistentiI Resistenti

Eclisse della ragione
da Giulia

Italia docile senza dissenso
da Patrizio Spinelli






scrittureScrittori e scritture


Alberto Carollo
ha recensito Prima di sparire di Mauro Covacich

Novità novità novità
nel blog di Francesco Giubilei

Naturalmente
Il racconto di Annalisa Ferrari e Bepi Vigna che ha partecipato al gioco “quattromani” proposto da Remo Bassini (e che è in cima alla classifica...)

e ancora
QUI
potete leggere un altro racconto che ha partecipato alla gara: quello di Stefano Mina e Morena Fanti



DanteCari amici Poeti


Di Mare
di Cristina Bove

Senza paura
di Natàlia Castaldi

Albeggiare
di Gabriele Piretti (in Armonia delle parole)

Solitario
di Glo' D'Alessandro

In silenzio
di Gino

Altro


Sense of Humour
da Cosimo Piovasco


mahpuntogea.
Ha compiuto tre mesi, questo ironico, bel blog…Invito chi ancora non lo conoscesse ad andarlo a visitare.

Musica!!!!
Ah, se abitassi da quelle parti, come mi piacerebbe assistervi…A cosa? Fate un click e lo saprete...


postato da: Soriana alle ore 14:06 | link | commenti (3)
categorie: avviso ai naviganti
lunedì, 18 agosto 2008

Due lettere e un raccontino/riflessione (terza e ultima parte)


16469

Silvano Agosti


Il silenzio dei sottomessi

Da oltre vent’anni, ovunque mi trovi, in un ufficio o in una fabbrica, comunico a chi lavora che suo diritto sarebbe percepire lo stesso stipendio lavorando quattro ore al giorno. Perché quattro ore al giorno? per poter dedicare l’altra mezza giornata alla vita, alla propria vita!
Tutti, da oltre vent’anni, rispondono: “Magari.” E io aggiungo: “Il primo diritto di ogni essere umano è quello di vivere, avere il tempo per stare coi propri figli, coi propri amori, con se stessi, con le proprie aspirazioni.
Non è ammissibile, da nessun punto di vista, investire l’intera giornata nel lavoro, dato che si vive una sola volta nell’arco dell’eternità.”
Tutti mi guardano come se per un attimo si svegliassero da un sonno crudele.
“Eh già”, mormorano, “ i miei figli li conosco così poco…”
Oppure: “La sera arrivo a casa stanca e mi tocca ricominciare a lavorare.”
Ma poi tutti tacciono, impauriti dall’ipotesi di perdere il poco che hanno, se tentano di difendere il loro diritto al tutto.
Mi domando quale sia il delitto compiuto dalla gente per essere costretta a vivere un invisibile ergastolo.
l’incubo del lavoro quando non c’è, l’incubo del lavoro perché c’é.
Nessuna via di scampo.
Schiavo non è tanto chi ha le catene ai piedi quanto chi non è più in grado di immaginare la libertà.

Le nuove tecnologie hanno accorciato enormemente i tempi produttivi, ma non hanno diminuito la voracità di chi organizza la produzione.
Gli Stati occidentali pongono come obbiettivo centrale della loro stessa esistenza la diminuzione del cosiddetto “debito pubblico”, progetto fantasmagorico dato che nessuno spiega le ragioni di tale debito. Così, paradossalmente, ogni cittadino si trova a sua volta ad avere come obbiettivo centrale della propria esistenza i propri debiti privati, a sua volta contratti per dare un minimo di senso alla propria condizione.
Gli Stati orientali sono, a loro volta, fortemente indebitati con gli Stati occidentali ecc.
Così sfuma sul pianeta il progetto di organizzare la produzione e gli orari di lavoro a beneficio dei più, e l’abbrutimento diviene anch’esso invisibile fino a considerare l’attuale organizzazione dell’esistenza come l’unica, la sola possibile.
Ricordo il dialogo avvenuto qualche anno fa con un industriale del tondino, certo Busi, proprietario di un’immensa fabbrica non lontano da Brescia.
“Lo sa che i suoi operai renderebbero il doppio se lavorassero quattro ore invece che otto?”
“Certo che lo so, ma non sarebbero più operai.”
“Sarebbero degli esseri umani?” azzardai io.
“Con tutto ciò che ne consegue…”
E il re del tondino cancella ogni pudore con un sorriso furtivo e tagliente.
Pochi mesi dopo è morto, anche lui senza aver mai vissuto.


(Da : "Il ballo degli invisibili"  Edizioni L'immagine gennaio 2007)




E Qui
Silvano Agosti esprime un altro sui concetto. Vi dirò, a me, questo Silvano Agosti piace proprio...



Ma ora un po’ di musica:
Utza tza

E se volete conoscere questo eccezionale gruppo entrate qui
Acquaragia drom
postato da: Soriana alle ore 01:40 | link | commenti (4)
categorie: