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lunedì, 30 giugno 2008

Un'uscita attesa

P1070507Nessuno poteva saperlo, ma quel pomeriggio c’era stata l’ultima pioggia dell’inverno. La strada rifletteva il fioco chiarore delle lampade sospese, ferme nell’aria senza più vento. L’unica luce a quel punto della sera proveniva dal locale del barbiere. All’interno, un uomo lucidava l’ottone di uno specchio.

Questo, l’incipit di “La condanna del sangue” l’atteso romanzo di Maurizio de Giovanni che ci racconta in maniera eccellente la seconda indagine del commissario Ricciardi. Scrivo atteso perché, chi ha letto il romanzo d’esordio “Il senso del dolore” aspettava impaziente di ritrovare questo  personaggio così ben costruito dalla sensibilissima penna dell’autore.
Romanzo appena uscito, edito da Fandango libri, La condanna del sangue verrà presentato oggi, 30 giugno 2008, alle ore 18, presso la Feltrinelli Libri
e Musica via S. Caterina a Chiaia, 23 (ang. piazza dei Martiri) - 80121 Napoli NA
Insieme all'autore intervengono Sergio Assisi, Marco Lombardi e Aldo Putignano.
Per saperne di più:

Fandango

Non mi rimane ora che augurare in bocca al lupo a Maurizio de Giovanni.
Il libro, io, l’ho già letto, anzi, l’ho divorato. Ma di questo parlerò prossimamente. E lo farò con molto piacere.



Beh, forse è banale e troppo ovvia la scelta della colonna sonora di questa sera…. Ovvia perché si tratta di una vecchia canzone napoletana…
Però, pur non c’entrando affatto con il bel romanzo di Maurizio de Giovanni, può essere uno spunto di riflessione per altro.


Quando eravamo noi, gli emigranti...
postato da: Soriana alle ore 02:20 | link | commenti (3)
categorie: avviso ai naviganti, tessitori di parole
domenica, 29 giugno 2008

Domenica!

Che voi siate qui:
ombrellone-colori













O qui:
Val_Rendena_Estate







O anche qui:r24510blick








Milvia vi augura

Buona Domenica!!!
 
e vi lascia questi tre regalini...rinfrescanti...

Primo

Secondo

Terzo
postato da: Soriana alle ore 02:55 | link | commenti (5)
categorie: calendari
sabato, 28 giugno 2008

Croci di guerra di Renzo Montagnoli

omahabeach3seppiaSe dovessi scegliere un solo periodo di questo bel racconto di Renzo Montagnoli  ecco cosa evidenzierei:
"…ho fatto in tempo a vedere la guerra, anzi ho combattuto nell’ultimo anno.
- Hai ucciso qualcuno?
- Spero di no.
- Perché?
- Non si è uomini ad ammazzare gli altri"

A pronunciare quest’ultima frase è Tony, considerato un po’ lo scemo di quel piccolo villaggio sull’altipiano. Ma Tony non è scemo: è un uomo ricco di sensibilità e di pietà. Io lo definirei un Uomo Giusto.
E ora: buona lettura.

Croci di guerra
di Renzo Montagnoli


       
La neve scendeva fitta a imbiancare l’altopiano; a tratti il vento sollevava dei mulinelli e finiva con l’accumularne di più in certi punti piuttosto che in altri. Si creavano così dei veri e propri cumuli, o meglio…
- Tumuli, sono tumuli!
Il Dottor Fritz Wiener si scosse a quel grido e volse subito il capo all’indietro.
- E lei chi è?
- Come chi sono? Io sono me.
Chi aveva detto quella frase senza senso era un uomo sulla cinquantina, di bassa statura, tozzo e anche un po’ panciuto.
- Ovvio che lei è lei. Forse è meglio che mi presenti io:
mi chiamo Fritz Wiener e vengo da Graz.
- Ostrega, parla bene l’italiano per essere un todesco.
- Sono austriaco e mia madre era italiana, di Brescia.
- Un mezzo sangue, allora.
- Non proprio, perché mio padre, che non ho mai conosciuto, era di Salisburgo e là sono nato.
- Venuto a sciare? La neve non manca.
- No, sono venuto a cercare.
- A cercare?
- Sì, una persona e per questo ho bisogno di una guida. All’albergo mi hanno detto di chiedere di Tony.
- Questa è fortuna! Tony sono me. 
Wiener rimase non poco perplesso a questa affermazione, perché chi gli era davanti, più che una guida, dava tutta l’aria di essere lo scemo del paese.
Tony parve rendersi conto della titubanza del suo interlocutore e lo prevenne: - Sì, non mi presento bene. Sono sempre stato così fin da piccolo; anche mamma diceva che ero un po’ strano e me ne accorgo pure io, ma sono serio, onesto e sgobbo per mantenermi.
Nel dire così allungò la mano destra a cercare quella di Wiener; questi esitò, ma quando sentì la stretta calorosa e la voce ferma del suo interlocutore che si presentava - Piacere, Tony Balcher – non poté fare a meno di contraccambiare.
- Signor Wiener, perché ha bisogno di me?
- E’ una storia lunga e, come le dicevo, sono alla ricerca di una persona. Mi hanno detto che lei conosce tutti i cimiteri di guerra della zona. Se potesse accompagnarmi, le sarei grato e, ovviamente, la ricompenserei.
- E’ vero che li conosco tutti e non sono pochi; qui durante la guerra che è finita una trentina di anni fa si sono scannati alla grande, austriaci e italiani. E per cosa poi? Per un pezzo di terra.
- Accetta?
- Sì.
- Cominciamo subito.
- No, aspettiamo che finisca di nevicare e domani, se ci sarà il sole, daremo corso alla ricerca.
- Dove ci troviamo?
- Sarò io a trovarla: in paese c’è solo un albergo.

Il giorno dopo Wiener scostò le tende della finestra della sua camera e guardò fuori: aveva smesso di nevicare e il cielo si era completamente rasserenato.
Il panorama, che prima non aveva potuto ammirare a causa della foschia della nevicata, appariva in tutta la sua bellezza, con le cime ammantate che brillavano al sole.
Guardò giù in strada e lo vide, davanti alla porta dell’albergo, tutto imbacuccato e perciò ancor più rotondo del giorno innanzi.
- Vengo subito, Tony.
- Faccia con comodo.
Scese velocemente, aprì la porta e si sorprese nello scorgere un volto sorridente, con due occhi vispi di un azzurro intenso.
- Tony, se non è di disturbo, possiamo darci del tu e così è più semplice.
- Ma certo, ostrega, era quello che volevo dire io.
- Allora cominciamo?
- Sì, ma forse non c’è da girar molto, se mi dici che il morto che cerchi era austriaco o italiano.
- Austriaco, Tony. Io cerco Sepp Wiener, mio padre.
- Non mi ricordo questo nome.
- Ci credo, con tutti i caduti che ci saranno nei cimiteri.
- Li conosco tutti, uno a uno.
- Davvero?
- Sì, sono la mia compagnia. Per uno che è solo non c’è miglior compagnia dei morti: puoi parlargli e loro ti ascoltano, puoi anche incazzarti e loro non s’offendono. Per ognuno che non ho conosciuto da vivo ho una storia, una faccia, un corpo: sono i miei amici e chi non ricorda gli amici?
Wiener apparve perplesso e si grattò il mento.
- Sì, ti capisco; chissà che ti hanno raccontato. Ti avranno detto che quando ho un po’ di tempo faccio solo il giro dei cimiteri, che parlo con i morti, che sono il matto del paese.
- A dire il vero mi hanno detto solo che saresti stata la guida giusta.
- Pensi che sia matto, vero?
- Non so.
- Forse è vero, ma mi conoscerai e potrai giudicare. Adesso andiamo al primo dei due cimiteri in cui forse potremo trovare tuo padre.
Si incamminarono, piano piano, Tony davanti e Wiener subito dietro.
La strada cominciò a salire.
Dopo una quarto d’ora Wiener azzardò: - Manca ancora molto?
- No, il suo tempo.
- E sarebbe?
- Quello che ci vuole. Scusa, ma davvero non hai conosciuto tuo padre?
- No, sono nato un mese dopo che era partito per la guerra. Me ne ha parlato mia madre e come le ho promesso in punto di morte ora vorrei almeno trovare la sua tomba.
- Anche io non ho conosciuto il papà.
- Morto in guerra?
- E chi lo sa? Forse, può anche essere. Porto il cognome della mamma.
- Ah. Non te ne ha mai parlato?
- No e non mi interessa sapere di un papà che non si cura di un figlio. La vita è stata dura con me: la mamma è morta presto e sono rimasto solo,  ho fatto in tempo a vedere la guerra, anzi ho combattuto nell’ultimo anno.
- Hai ucciso qualcuno?
- Spero di no.
- Perché?
- Non si è uomini ad ammazzare gli altri.
Scese il silenzio e Wiener non si azzardò ad aprir bocca e altrettanto fece Tony.
Dopo un’altra ventina minuti d’ascesa giunsero al cimitero di guerra di Slaghenaufi, una piccola oasi di pace, con 748 croci ordinate in file parallele.
- Cominciamo dalla prima e guarda che non sono in ordine alfabetico.
Si avvicinò al legno e lesse sulla piccola targhetta:
- Julius Blind, caporale. Oggi c’è il sole Julius e sapessi com’è bello il panorama! E’ uno dei miei preferiti: è caduto vicino al Forte Verena nel 1917 e aveva solo 25 anni. Ecco, un po’ di lettere a formare un nome e un paio di date è quel che resta di un uomo. Era alto, biondo e felice di vivere, prima. Ora è polvere e numeri.
Andarono ancora avanti e per ogni croce c’era un pensiero di Tony, una sorta di ricordo inventato che ridava un’immagine del caduto.
- Wilfred Mayer, di anni 45. Saranno cresciuti i tuoi figli. Bei ragazzi, Wilfred, e poi bravi, te lo assicuro.
Andreas Mann, di anni 18. C’è tanta neve che ci si potrebbe rotolare. Sì, è ancora tempo di giochi, ma ti vedo già guardarti all’intorno, occhieggiare qualche ragazza. Sei mancato troppo presto per conoscere la vita.
Il tragitto, percorso in questo modo, fu necessariamente lento e quando arrivarono all’ultima fila cominciava già a scendere il sole.
- Manfred Richter, di anni 33. Come quelli di nostro Signore, ma lui è salito alla gloria dei cieli e tu invece sei nascosto a tutti, sotto un metro di terra e di sassi. Lui è morto per tutti gli uomini e tu per pochi uomini che se ne stavano al caldo, ben vestiti e sazi, mentre tu pativi il freddo, la fame e ogni giorno era un tormento.
E’ passato tanto tempo, ma tutti e due siete morti invano.
Wiener era come frastornato: quei ricordi inventati lo coinvolgevano e gli pareva che forse, anzi sì, quei morti non gli fossero per nulla sconosciuti.
- Joseph Franz Wiener, di anni 30…
- Ferma!
-  Mi fermo, ma…
- Mio padre, mio padre! Si chiamava così, ma tutti lo conoscevano come Sepp. L’ho trovato!
- Vuoi sapere?
- No, no. Di anni 30. Hai lasciato per la guerra tua moglie che aspettava un bimbo che non avresti mai visto e che ora è qui. Eri alto, capelli e occhi neri, e tutte le donne dicevano che eri un bell’uomo. La mamma è morta, ma già lo sai, perché è finalmente con te.
- No, non dargli un altro dolore. Ti dico invece il mio ricordo, se non ti disturba.
Eri veramente il più bello di tutti, il più umano e lo fosti anche quella piovosa sera del settembre 1918.
Un soldatino appena arrivato si è presentato a te e quando sapesti che era stato comandato di pattuglia volesti uscire al posto suo.
Nessuno rientrò. Attesi fino all’alba e io che avevo conosciuto solo dolore, nessun affetto, ti piansi come un padre.
Wiener osservò il volto di Tony, tirato, gli occhi lucidi; gli pose una mano sulla spalla e gli fece cenno di tornare.
Durante il percorso non parlarono e si lasciarono davanti all’albergo.
L’indomani Wiener partì. Mentre attendeva l’arrivo della corriera si guardò intorno, quasi a cercare Tony, ma questi non venne.
Durante il viaggio pensò a quello che era accaduto, al racconto della morte di suo padre, una pietosa menzogna, a cui tuttavia avrebbe desiderato credere. Rilesse così il comunicato del ministero della guerra che annunciava il decesso del soldato Joseph Franz Wiener, avvenuto all’ospedale da campo di Slaghenaufi a seguito di un attacco di peritonite. Si passò una mano fra i capelli, come a riordinare le impressioni di quei giorni, poi  guardò fuori dal finestrino: aveva ripreso a nevicare, minuscoli fiocchi che scendevano lenti a ricoprire ogni cosa.

E, in atmosfera, ecco:
    
Tapum
 


postato da: Soriana alle ore 01:47 | link | commenti (2)
categorie: tessitori di parole, renzo montagnoli

Viaggiare informati

TopolinoMinnie
Pochi segnali stradali, questa notte... Ma il tempo è tiranno...(lo so, lo so che è un luogo comune...Ma ora che ci penso anche i Blog sono...Luoghi comuni...)


E se ci inventassimo noi i titoli delle locandine dei giornali?
L'invito viene da Stefano Mina.


Un altro mondo
E' il titolo di una riflessione di Renzo Montagnoli: se ancora non l'avete letta, fatelo ora: credo che condividerete quello che Renzo ha scritto...

Ri-Conoscenza
E' una mia poesia, recente recente, per cui siete obbligati ad andarla a leggere....
(scherzo, è ovvio....)


L'Ascensore
diventa una traccia….brrrr c’è aria di giallo, da Laura… E possiamo essere coinvolti tutti…
postato da: Soriana alle ore 01:36 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti
venerdì, 27 giugno 2008

26 giugno 2008: Fermiamo la Tortura

AgathaTorturePiombo-e


Oggi, anzi dall’orologio mi accorgo che devo scrivere ieri, si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale a sostegno delle vittime della tortura. Già, perché in un’epoca in cui le società dovrebbero essere tutte “civili”, la pratica della tortura è ancora assai diffusa, proprio come nel medioevo. Metodi senza dubbio molto più raffinati, più tecnologici, anche, ma ugualmente devastanti per il corpo e la psiche di chi ne è vittima. Ma poi non sempre più tecnologici. A volte, come riporto qui sotto, basta una corda, o un paio di manette, o qualche filo elettrico. Costo zero, praticamente.

Metodi di tortura
Il metodo di tortura più comune tra quelli descritti è quello di legare con una corda e la forma più comune di questo metodo è il cosiddetto “elicottero”. Questo può essere effettuato con forme diverse:

“Elicottero”: alla vittima vengono legati mani e piedi dietro la schiena, mentre è distesa per terra a faccia in giù, viene legata con una corda per le mani e i piedi, a torace nudo, all’aperto sotto il sole, la pioggia e nelle notti fredde. Questa punizione viene assegnata per un limitato numero di giorni, il massimo riportato è 55 giorni nella prigione sull’isola di Dahlak Kebir, ma spesso si limita a una o due settimane. Il prigioniero rimane legato in questa posizione per 24 ore al giorno, eccetto che per due o tre brevi pause per i pasti o per le funzioni corporali.

“Otto”: la vittima viene legata con le mani dietro la schiena, sdraiato a terra con la guancia poggiata al pavimento, ma con le gambe libere.

“Gesù Cristo”: la vittima è a torso nudo, i polsi legati, e sta in piedi su di una pedana con le mani legate al ramo di un albero; la pedana viene rimossa, lasciando la vittima sospesa, con i piedi appena sollevati da terra, in una posizione simile ad una crocifissione. Viene quindi preso a colpi sulla schiena nuda. Questa viene considerata una tortura molto severa, limitata a soli 10 o 15 minuti, per evitare gravi ferite permanenti. Il primo episodio conosciuto di questa tortura è stato riportato nella prigione di Adi Abeto, nel 2003.

“Ferro”: i polsi sono legati dietro la schiena con manette di metallo, mentre la vittima è distesa a faccia in giù e viene picchiata con bastoni o frustata con fili elettrici sulla schiena e le natiche.

“Torcia” o “Numero otto”: all’interno di una speciale camera di tortura, la vittima viene legata con i polsi dietro la schiena e i piedi legati; un bastone viene posizionato sotto le ginocchia e sostenuto da entrambi i lati orizzontalmente su di una struttura; il corpo è voltato in modo che i piedi siano esposti in su. Le piante dei piedi vengono quindi colpite con bastoni o frustate (questa punizione era comune in Etiopia e in Eritrea prima dell’indipendenza, sotto il regime del Dergue).

La tortura utilizzata durante gli interrogatori di prigionieri politici, detenuti nelle prigioni di sicurezza, ha incluso anche elettro-shock e torture sessuali, come ad esempio una bottiglia di coca-cola piena di acqua legata ai testicoli. (da un rapporto di Amnesty International del maggio 2004).



La maggior parte dei Paesi africani, la Cina, la Russia, la Polonia, la Romania, la Lettonia…Sono solo alcuni dei Paesi nei quali si applica la tortura sui prigionieri. E non posso certo non aggiungere il civilissimo grande Paese che corrisponde al nome altisonante di Stati Uniti d’America: nessuno può dimenticare Guantanamo, nessuno può dimenticare Abu Ghraib.  E anche i torturatori stessi non vogliono che si dimentichino, questa sorta di fabbriche dell’orrore: esercitare la tortura non è più un fatto nascosto, ma qualcosa di esibito, che si vuol rendere ben visibile come deterrente al terrorismo…Quasi una tortura…umanitaria, insomma…
E l’Italia? Ah, l’Italia non manca, nell’elenco… Non è stata  forse tortura, quella che hanno subito i ragazzi del g8 di Genova ( ma non solo)?  E non è per reato di tortura che avrebbero dovuto essere condannati i poliziotti che hanno commesso quelle atrocità a Bolzaneto? No, assolutamente: il reato commesso è abuso di ufficio, perché nella nostra legislazione, nonostante ci siano state negli ultimi anni,  ben venti proposte di legge, non esiste il reato di tortura. Le perplessità che inducono a far sì che le proposte non diventino legge sono dettate dal timore che potrebbero limitare l’azione delle forze dell’ordine…Mah…
A questo proposito dovrebbe esserci in rete la petizione “Fermiamo la tortura” cui aderire con una firma. Però non sono riuscita a trovarla:  o mi è sfuggita o ci sarà nei prossimi giorni.
Dunque, puntando il riflettore sull’Italia vediamo che:
1)    In Italia si tortura.
2)    La tortura non è contemplata come reato
3)    In Italia, con il decreto Pisano, si possono far rientrare nel Paese d’origine persone anche non indagate, senza assicurarsi veramente che nella loro nazione non subiranno torture.  Per mettere a posto le coscienze dei nostri funzionari è sufficiente un foglio firmato da qualche ministro del paese di destinazione che asserisca che la tortura, nel caso specifico, non verrà applicata.
Ancora non si sa bene che sorte subiranno i rifugiati politici con la nuova legge contro l’emigrazione, ma pare proprio che ci sarà una restrizione.

Molte di queste informazioni le ho apprese ieri mattina ascoltando Radio3 Mondo, che ha dedicato all’orrore della tortura l’intera trasmissione.
E’ stata posta anche una domanda agli ascoltatori: la tortura è ammissibile (per motivi di sicurezza, di prevenzione, ecc.)?

Mi hanno colpito due telefonate: un ascoltatore si è rivolto direttamente al conduttore e gli ha posto un quesito: nel caso di rapimento di minore ancora non rintracciato perché non si conosce il luogo in cui viene tenuto recluso, ma sia stato arrestato l’esecutore,  la tortura può essere applicata?
Un altro ascoltatore ha portato l’esempio di un terrorista che colloca una bomba ancora inesplosa: in caso di arresto, per conoscere la località, il terrorista  deve essere torturato?
Gli esperti in collegamento con la trasmissione hanno risposto di no, mai, in nessun caso bisogna ricorrere alla tortura.  Non si possono fare casi particolari, eccezioni, perché considerarli  eccezioni, casi particolari, può dipendere dalla percezione del singolo individuo, del singolo poliziotto. Non ci sono deroghe, non ci sono legittimazioni all’uso della tortura, hanno risposto.

E voi come avreste risposto? Ne vogliamo discutere? A me un po' di dubbi, per questi casi, sono venuti...

Ecco ora l’elenco di Link che possono essere utili per conoscere meglio il problema.

Intervista a Mauro Palma

Articolo 11 

Un libro di Claudio Fava: Quei bravi ragazzi


L'effetto Lucifero: Cattivi si diventa? Un libro di Phlip Zimbardo 



Medici contro la tortura


E adesso facciamo un  po' di ripasso:
Bolzaneto: il carcere del G8.


   

 
   
postato da: Soriana alle ore 02:12 | link | commenti (11)
categorie: cronache infernali

Volo radente sulla rete

i ResistentiI Resistenti

Innanzi tutto:
Tutti in piazza contro le leggi canaglia

E poi:

Amnesty
26 giugno, Giornata internazionale per le vittime di tortura: la Sezione Italiana di Amnesty International chiede al governo italiano di rispettare gli impegni contro la tortura

Conques
L'inarrestabile espansione delle colonie israeliane in West Bank


Decclinato al femminile:
Non chiamarmi Zingaro Un libro di Pino Petruzzelli: ce ne parla Francesca Mazzucato

Eleonora Ruffo Giordani:
In ricordo dei Giudici Falcone e Borsellino

Franca Rame:
Un lavoro teatrale della famiglia al completo

Rita Zaghi:
Anziani, badanti e Mara Carfagna

Usermax:
Della democrazia: Alexis De Tocqueville,  1840


"I giudici sono un cancro e Re Silvio la nostra chemioterapia" in:
Mente  critica


Michela Murgia:
La Santa Confusione (un’altra immagine di Re Silvio)


DanteCari amici Poeti



Canale57
Mente affilata


Da Claudio Arzani:
Deserto di Gianni Langmann

Cristina Bove:

QUI
E QUI
E poi QUI (da Natalia Castaldi) )
E per finire  QUI, in Mulini a Vento


Madre
Di Gaetano Gulisano

scrittureScritture e Scrittori


La musica di Marta
vi ricordate Paura, il bel racconto di Enzo Lombardo pubblicato tempo fa in Armonia delle Parole? Il  bravissimo scrittore è ancora ospite del nostro Renzo.

Pepper & Cream
Un piccolo esperimento di Laura, con la complicità di Lory


luci suE ancora luci su:



Sua altezza il cotogno verde
presentato da Giadanila


Bellezza
Come sempre, da Graziano Spinosi, immagini e parole unite in armonia


Gesti d'estate:
Un post di Isabella Moroni


Come era il '68?
Se ne discute da Massimo Maugeri


Roberto Tossani
Luoghi tempi materia energia e blablabla


Manuale per la disoccupazione


La scuola è finita
ma la nostra prof continua a deliziarci con le sue cronachette…
postato da: Soriana alle ore 01:28 | link | commenti (4)
categorie: avviso ai naviganti
giovedì, 26 giugno 2008

Teatro Italia: passano gli anni, ma non cambia la Compagnia

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Sembra proprio che,  a interpretare il copione della commedia, o meglio delle tragedie che hanno accompagnato gli ultimi trenta, quarant’anni della nostra vita di italiani, sia una manciata di attori che si possono contare sulla punta delle dita. Sempre quelli, sono.  Cambia il titolo della rappresentazione, cambia a volte l’ambientazione, ma i nomi dei componenti della  Compagnia delle Verità (S)Velate non mutano. 
E allora, a ogni nuova rappresentazione, nella platea gremita,   si sentono bisbigli: ma quello, quel Marcinkus, dove l’ho già visto? Ma non era uno dei protagonisti di quella piece di parecchi anni fa, che c’erano pure quei due banchieri no,  il Calvi e il Sindona?…Si chiamava “Ior, ovvero i banchieri di Dio”, mi sembra.  E quelli lì, quelli della banda della Magliana? Ah, sì, è vero, ecco dove li ho visti: avevano interpretato quella cosa su Lago della Duchessa, ricordi? Quella sul depistaggio delle indagini sul rapimento Moro, e c’era anche un episodio che si svolgeva su un treno, mi pare…c’entrava la strage di Bologna… No, ma mica solo quella robetta lì…  Erano interpreti  eccezionali, loro…Figurati che a riconoscimento della sua grandezza uno dei
capi della banda, quello dal nome da bambino, Renatino, sì, è sepolto in una chiesa, che neanche i Santi, ormai, c’hanno quell’onore… Anzi, mi dicono che ci sia già un copione, in giro, dove sta scritto che vogliono andare a riesumare il cadavere…Chissà che si inventeranno di trovarci, in quella tomba?... Sono bravi, però, ‘sti autori, e anche gli attori… Ma a proposito, gli autori dei testi, chi sono? Mica l’ho mai saputo…

Solo quando appare lui, il Divo, il capocomico della compagnia, il deus ex machina di ogni rappresentazione, la sala piomba nel silenzio. Il pubblico lo riconosce immediatamente.  Da cinquant’anni non c’è copione che non preveda la sua presenza.
Lui, quasi un extraterrestre.
Lui, l’immortale.
Lui che non sarà mai logorato dal potere.

Teatro Italia, Compagnia delle Verità (S)Velate. Lo spettacolo continua. Ogni riferimento ad avvenimenti realmente accaduti varia di volta in volta, secondo la convenienza.
Italia: il libero Paese degli inganni.


Verità Svelate (con la S fuori della parentesi)



   
postato da: Soriana alle ore 00:34 | link | commenti (3)
categorie: cronache infernali
martedì, 24 giugno 2008

Solo poesie (quasi)

libri27bq

Non ho molta voglia di parlare, in questi giorni.  Un nodo mi stringe in gola, e mi è difficile, per ora, scioglierlo. Ci vorrà tempo.
Allora vi regalo poesie, da libri di poeti scelti a caso sul ripiano a sinistra della mia libreria.



Prima, però, vi invito a entrare qui:
Nobel alla Betancourt


Bartolo Cattafi:

Gesto
Non è vero che non successe nulla
quando tirasti fuori la mano dalla tasca
e a braccio teso tagliasti l’ariaincrocionh8
da sinistra a destra
dall’alto verso il basso    
successe che a braccio teso
tagliasti l’aria
e ciò ebbe il suo peso
l’aria non è più come prima
è tagliata








Franco Alvisi
(da “Primavera Bizantina” Giulio Perrone Editore- 2005)

Mi sento come
se fossi perso
bottiglia vuota    
messaggio in bottigliaper mare aperto

Nel mio ventre porto
il peso tutto
dell’inutilità di una mappa
che cerca nessuno







Daniela Attanasio
Le ore meridiane

Chi devo ringraziare
per questo cielo largo di luce che a mattina
sconfigge ogni scandalo privato
e m'incammina sopra un terreno
coltivato a pratiche divine.
Piantata come un albero in cortile
in me frutta l'idea di guarigione dalla condanna
e guardo il gatto
appisolato nell'abbaglio del sole,
gli occhi stretti lavorati a taglio.
Il gatto se ne sta in un futuro fermo141521378_198c541c53
senza riempire l'attesa del sonno
e non conosce altro disegno
se non quello del cibo e dell'amore.
A chi devo levare lo sguardo
per queste vivide ore, che cosa farò dopo
quando l'ombra avrà scacciato il gatto
e io mi spianterò dal mio cortile?


 (da: Del mio e dell'altrui amore, Empiria)





Gezim Hajdari
(dalla raccolta inedita Stigmate)



Per voi uomini dell' Europa che vi arrangiate ogni giorno
Per voi donne dell' Est che lavate per terra o accompagnate
a prendere aria i vecchi d' Occidente
Per voi immigrati che dormite sulle panchine e vi svegliatepanchina_sdraiato
con un 'immensa nostalgia
Per voi barboni
che non
volete padroni e vivete in pace
con l'universo
Per voi prostitute che offrite il vostro sesso a negri bianchi
gialli fino al sangue
Per voi malati e disoccupati come solidarietà e misericordia
Per voi missionari che portate tenerezza ai deboli prima di morire
Per voi contadini che fate pascolare il gregge e arate i campi da
nord a sud
Per voi folli che ci insegnate gratis la follia
Per voi che siete soli e fuggite come me
scrivo questi versi in italiano e mi tormento in albanese






postato da: Soriana alle ore 17:52 | link | commenti (3)
categorie: la poesia salva la vita
lunedì, 23 giugno 2008

E si riprende a navigare....

i ResistentiI Resistenti

E' lo stesso Dio dei violenti?
In Circolo Pasolini di Pavia un ritratto della famiglia Covaciu
E QUI 
la cronaca di quanto è successo

E ancora QUI
un appassionato post  di Cinzia Pierangelini su questi episodi inqualificabile


Una bella, amara riflessione  scritta  da
Lorenzo

Un video assolutamente atroce:
Ce lo segnala Antonio Consoli. E se potete segnalatelo pure voi.


Dignità e Diritti
Da Glo' D'Alessandro.

Franca Rame:
Fuga dalla Somalia

Il Ghibellino
La pillola del giorno dopo e l'alibi dell'obiezione di coscienza.


Cappotto di legno
Da Morgan329c8aaec7e46e31568199940df81aa7


Mario Rigoni Stern


Renzo Montagnoli

Arte Insieme

Piera Maria Chessa

Parola di donna

Zucca pelata


scrittureScrittori e scritture

Il racconto della domenica di
Annalisa Ferrari

historicailfoglioletterario
La Peste di Camus

Roberto Tossani:
Quando tornerai

Da georgiamada
 “Quando il governo decise di assassinare mio padre e mia madre. Il figlio di Ethel e Julius Rosenberg racconta”

Letteratitudine:
Quote rosa in letteratura? Il caso Campiello



DanteCari amici Poeti

Amor di poesia:
un nuovo blog di Barbara Provenzi tutto dedicato alla poesia.

Cristina Bove:
Solo fiori
Sutura

Colori, una poesia di Patrizio Spinelli ,
ospite di Natàlia Castaldi.

Giorgio Medda:
Acque pure


luci suAltre luci su:

Zompo lo Schioppo 
Ma che roba è?
Ve lo racconta e lo descrive Laura Costantini. Che lo ha conosciuto, lei…


Ora Sesta:
Cantari


postato da: Soriana alle ore 17:03 | link | commenti (6)
categorie: avviso ai naviganti
domenica, 22 giugno 2008

Estate

vincent_van_gogh_gallery_2
Vincent van Gogh
Cafe at Night




Ecco che d’improvviso l’estate è arrivata. E io  voglio darle i benvenuto attraverso la voce dei Poeti e di un grande Vecchio che se ne è andato da poco: e chissà, ora, da quale baita sta osservando il tempo e le stagioni?...
A tutti voi auguro giorni luminosi, cieli indaco, rossi tramonti, passeggiate in verdi mari d’erba e nuotate in acque cristalline, serate cittadine allietate da spettacoli all’aperto, e…insomma vi auguro tutte quelle cose che auguro a me stessa.
Buona estate, amiche e amici cari!





Estate

Ardono i seminati, estate
scricchiola il grano,                             
insertti azzurri cercano ombra,
tocccano il fresco.
E a sera
salgono mille stelle fresche
verso il cielo cupo.
Son lucciole vagabonde.
crepita senza bruciare
la notte dell'estate.


(P.Neruda)


Meriggio d'estate

finestreSilenzio!Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria,o sole
Bisbigliano appena
gli uccelli,poi tacciono,vinti
dal sonno.Sembrano estinti
gli uomini,tanto è ora pace
e silenzio...Quand'ecco da tutti
gli alberi un suono s'accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così:le cicale.

(U.Saba)


D'estate

Le cavallette sole
sorridono in mezzo alla gramigna gialla.farfallawz0
I moscerini danzano al sole
trema uno stelo sotto una farfalla.

(G.Pascoli)












Estate

Oh calore estivo che spazza il paese!
iceberg2Non un alito di vento,
non una nuvola.
E tra i monti
la renna pascola,
nell'orizzonte azzurro.
Oh estasi!
Oh gioia!
Mi siedo sulla terra singhiozzando.

(anonimo eschimese)








….Anche le sere di luglio erano accaldate, non solo per il tanto giocare; tante volte il taglio dell’erba essiccava dal mattino alla sera, il suo profumo restava nell’aria e accompagnava i nostri giochi.329c8aaec7e46e31568199940df81aa7
In quelle sere lasciavo aperta la finestra della camera sotto il tetto del portico, entrava l’odore aspro del fieno che fermentava nei fienile e appariva la luna, grande, sul tetto della stalla, da dove sentivo venire il battere degli zoccoli dei cavalli. I pipistrelli entravano e uscivano dalla luce lunare. Era bello guardare il cielo, sentire il profumo dell’estate e pensare a quella bambina con la quale avevi giocato nel prato, saltando i mucchi di fieno allineati nel tramonto del sole che allungava le ombre. Erano davvero belle le sere di luglio

(Mario Rigoni Stern: Stagioni- Einaudi 2006)






Vivaldi: Estate
postato da: Soriana alle ore 00:02 | link | commenti (7)
categorie: calendari