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venerdì, 23 maggio 2008

Questo Blog chiude per ferie...

amacadal 23 maggio al 3 giugno compresi.
Non è che intanto vi dimenticherete di me, vero?
Vorrei ritrovarvi al mio ritorno dalla Sicilia...

Per ora vi lascio con questa bella musica:

Sicilia, splendore del mediterraneo

E poi, se volete, QUI
potete leggere una mia poesia....

Ciaoooooooooo!!!!!!
postato da: Soriana alle ore 01:02 | link | commenti (17)
categorie: avviso ai naviganti
giovedì, 22 maggio 2008

Carlo D'Amicis: La guerra dei cafoni.

35 d
Arterìa  è un locale posto nel cuore di Bologna, dove si può ascoltare buona musica dal vivo, ma non solo. E se andate a visitare il sito potete scoprire le innumerevoli attività di cui si occupa.
Sabato scorso, per esempio, ad Arterìa
Grazia Verasani ha presentato  il sesto romanzo di Carlo  D'Amicis
"La guerra dei cafoni".
Una presentazione gradevolissima,P1070006 perché gradevolissima persona è Carlo D’Amicis. E, dopo aver ascoltato a Torino Sergio Rubini  leggere alcuni brani  del romanzo penso che Carlo sia anche un bravo, anzi bravissimo scrittore.
Di lui, però, non ho letto ancora nulla. Conosco l’autore perché è uno dei conduttori di Fahrenheit (e ormai lo sapete che Fahre è la mia trasmissione preferita…), e ho avuto poi modo di incontrarlo personalmente per la prima volta l’anno scorso a Galassia Gutenberg.  Una bella persona, un uomo molto gentile.
Ecco perché ho assistito alle due presentazioni del suo libro, quella torinese e questa qui a Bologna: per conoscerlo meglio anche come autore.  Non avendo ancora letto il romanzo non posso certo esprimere un giudizio completo, ma, come ho già scritto sopra, ho molto apprezzato le letture fatte da Sergio Rubini.
Poi i romanzi di formazione mi sono sempre piaciuti (che sia il segno che io non sono ancora cresciuta?).
 Sabato,  a mano a mano che procede la conversazione fra Grazia Verasani e l’autore, il libro mi sembra sempre più interessante.
Do un’occhiata veloce al risvolto di copertina, leggo le prime righe: Estate 1975. In un villaggio della costa salentina si rinnova la guerra che oppone i ragazzini benestanti ai figli dei pescatori, dei pescatori, dei contadini: i cosiddetti cafoni. …
Mi viene subito in mente uno dei libri che più ho amato nella mia infanzia: I ragazzi della via Paal, e infatti poi lo stesso D'Amicis fa un accenno al romanzo di Molnar. E anche a La guerra dei bottoni. Vi ricordate La guerra dei bottoni?   Mi sembra anche interessante la descrizione che Carlo fa  dell’adolescenza come dell’età delle certezze, l’età in cui non ci sono sfumature, dove il bianco è bianco e il nero è nero. Una età che non indulge in compromessi. Terminata l’adolescenza tutto diventerà più incerto, più ambiguo. E non è un caso che  la vicenda si svolga a metà degli anni settanta. Perché forse è proprio in quel periodo che l’Italia è uscita da una sorta di adolescenza, per entrare nell’età adulta, e tutto è diventato non più definibile, i contorni delle cose, delle identità, hanno perso chiarezza per vestirsi di sfumature incerte e labili.
Ancora un’occhiata al risvolto di copertina: …il nuovo libro di Carlo D’Amicis è poema cavalleresco e satira sociale, romanzo di formazione e divertissement pulp, tragedia dell’antica borghesia e commedia dell’Italia moderna.


Porterò con me il libro di Carlo D’Amicis durante il mio prossimo viaggio in Sicilia. Ma anche prima di leggerlo tifo già per lui, e spero davvero che il 3  luglio  La Guerra dei Cafoni sia proclamato  vincitore del Premio Strega: per il poco che ho potuto sentire del romanzo, e che mi è piaciuto, e anche  per affetto.  In bocca al lupo, Carlo!

Rileggendo mi rendo conto che avrei dovuto dire di più e meglio. Ma ho avuto una giornata densa di impegni, oggi. E ora sono  piuttosto affaticata. E venerdì parto.  E ho ancora 1253 cose da fare.
Carlo D’Amicis meritava di più, lo so.

Cerco di rimediare così:

Sergio Rubini legge brani da "la guerra dei cafoni"

E così
Perché c’entra anche L’ultima neve di primavera, nel libro di Carlo D’Amicis. Quando lo leggerete (perché lo leggerete, vero?) capirete il perché.
postato da: Soriana alle ore 03:59 | link | commenti (6)
categorie: bologna e dintorni, tessitori di parole
mercoledì, 21 maggio 2008

Alla Feltrinelli con Bianciardi, Baraghini, Sughi e...Giubilei!

copertina_5giornate
Non capita spesso di assistere a due presentazioni di libri, a un giorno di distanza una dall’altra, godibilissime entrambe. Eppure a me è successo, la settimana scorsa.
La prima venerdì, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana. Il libro presentato quello di un grande autore scomparso da tempo, Luciano Bianciardi, che grazie anche all’impegno pieno di entusiasmo del figlio Ettore e dell’editore di Stampa alternativa Marcello Baraghini sta  piano piano, forse, uscendo dall'ombra dove è stato tenuto per tanti anni. Tanto è vero che su Radio3, ogni mattina, da circa due settimane, sta andando in onda a puntate il suo romanzo più famoso: “La vita agra”. 
Il libro presentato:
Le cinque giornate-Bisognerebbe occupare anche le banche
(Stampa Alternativa/Nuovi equilibri-2008).

(E
QUI  nel bel blog…libertario della casa editrice potete trovarne notizie).
Nel retro di copertina si legge: Una rivoluzione, perché sia vera, non deve smettere mai, e se viene meno, se un nuovo ordine è imposto, bisogna ricominciarla da capo, quella rivoluzione …l’ultimo romanzo di Luciano Bianciardi, il suo vero testamento: culturale, politico e sociale.

Un grande personaggio, Luciano Bianciardi, oltre che uno dei migliori scrittori del secolo scorso. Uno che vede le cose con sguardo acuto e disincantato, il che rende la sua scrittura, il suo pensiero, di una attualità sorprendente. Nei suoi libri è già scritto chiaramente il declino della civiltà occidentale. Un uomo che non è mai sceso a compromessi, anzi i compromessi li ha sempre proprio esecrati. Pagando di persona, naturalmente per questo suo “non starci”. E’ stato isolato ed emarginato, come sempre accade in questi, seppur rari, casi.

Ma ritorno alla cronaca di venerdì.
Il figlio Ettore è un vulcano di parole, mentre parla del padre. E’ piacevolissimo ascoltarlo, con quel colorito accento toscano, che sembra dare più sonorità a ogni parola.  E altrettanto piacevole è ascoltare Marcello Baraghini, che io definirei come uno degli ultimi vecchi editori che ancora amano il loro mestiere. Uno di quelli che ancora credono veramente in quello che pubblicano, a prescindere dal valore commerciale che le opere possono avere. Leggere Bianciardi, dice, ha un effetto igienico, rivitalizzante.
Ad incontro iniziato arriva un signore un po’ anziano, sta mangiando un gelato e mormora “buono, buono..”. Sembra quasi capitato lì per sbaglio. E invece no: il signore è Cesare Sughi, giornalista culturale del Resto del Carlino. Attraversa (facendo platealmente finta di essere reticente) la saletta gremita di gente e si siede accanto a Baraghini. E l’incontro si fa ancora più vivace. Si parla di libri che non sono più in catalogo e che non vengono più ristampati: mai così alta come oggi è stata la percentuale di questi libri, perché ora ci sono scrittori che non scrivono ma pubblicano. Un libro, oggi, è importante se il valore di quello che c’è scritto dentro coincide con il valore commerciale. Ecco perché Bianciardi è uno scrittore ancora abbandonato: è proprio la testimonianza, questo abbandono, della politica degli editori, e anche dei librai, che espongono sempre in primo piano libri che vendono, a prescindere dal loro valore. Non esiste più la grande editoria, dice Sughi, esiste la grossa editoria, grossa come fatturato…L’unico elemento interessante è la “vendibilità del libro”. Il resto non conta.
E non vengono neppure risparmiati i critici letterari: Certi critici fanno da zerbino agli editori, viene detto.
Insomma, dalla presentazione del bel libro di Bianciardi si è passati a parlare di cultura, non cultura, editori, consumismo, dando un quadro un po’ miserello, ma credo piuttosto veritiero, della cultura e dell’Italia contemporanea. Il quadro che Luciano Bianciardi aveva già ben descritto diversi decenni fa.
Ma …non è finita la mia cronachetta…Anzi, a dir la verità devo tornare all’inizio, prima che la presentazione cominciasse.  Allora: sento Ettore Bianciardi che dice, rivolgendosi a qualcuno alle mie spalle: ecco il più giovane scrittore italiano! Mi giro e vedo un ragazzino con uno zainetto e sto quasi per dire: io ne conosco un altro di scrittori giovanissimi, si chiama Francesco Giubilei…E mentre sto pensando questo sento…zac! la parola “Cesena”!. Allora spalanco occhi e bocca e (forse a voce un po’ troppo alta) dico: Ma tu sei Francesco????
Ebbene sì! Il blogger più giovane della rete (letteraria), Francesco Giubilei  era davanti a me!!!!
Vi do la mia testimonianza che esiste, e non è un professore universitario che si occupa di letteratura…No, è un bel ragazzino biondo, dall’aria sicura ma non saccente, e che forse (perdonami Francesco) dimostra ancor meno dei suoi sedici anni. Ma sono certa che fa già battere forte il cuore a molte ragazzine.
E’ stata davvero una bella, piacevolissima sorpresa, l’incontro con Francesco. Una compensazione al mancato incontro con Gian Paolo Serino, che doveva essere presente, ma non ha potuto esserlo perché non stava bene. Peccato! C’erano però diverse copie dell’ultimo numero di
Satisfiction   la sua sua rivista che recentemente è passata dalla rete al cartaceo. Io sono un  abbonata soddisfatta, sono pure il socio n.22 dell’Associazione che si è creata intorno alla rivista. E quindi ho lasciato che di quelle copie ne godesse qualcun altro.

Avevo preannunciato due presentazioni. Ma il post è troppo lungo. Della presentazione di sabato sera ne scriverò domani. Di un libro candidato allo Strega, ecco di cosa vi parlerò.  Leggetemi anche domani, dunque (o meglio domani l’altro mattina, perché lo sapete che io sono una blogger notturna…)!

E ora:
Le parole di Bianciardi, la musica di de Andrè.
postato da: Soriana alle ore 02:36 | link | commenti (6)
categorie: bologna e dintorni, tessitori di parole
martedì, 20 maggio 2008

Voci nelle rete

Pechino 2008: Olimpiadi e diritti civili in Cina
Sabato 24 e domenica 25 maggio scendi in piazza con Amnesty International


Claudio Arzani:
Preziose informazioni letterarie nella prima parte del post, e nella seconda parte parole e immagini sulla Birmania che non possono fare a meno di convolgerci.

Mente Critica:
Molte le cose da leggere.

No alla xenofobia
Scritto da Carla Casazza

Ora sesta:
Fino all'ultimo sole (Anime migranti)

Rom: io lo avevo previsto
Lo afferma Cinzia Pierangelini

Una domenica a Milano
che Sabrina Campolongo ci descrive con grande sensibilità.

Quando lo Stato distribuisce le molotov
ce ne parla Zuccapelata




Qui c'entro io
copertina-dardo-gagliardo

E’ on line il 7’ numero di Randagi, la rivista fortemente voluta da Assunta Altieri. Ringrazio di cuore Assunta per aver pubblicato anche un mio racconto.




Scrittori e scritture

scritture

Circolo Baldoni
La recensione di:"Si è fatto tardi "di Bebi Vigna


Letteratitudine
si può leggere un romanzo senza sapere a quale genere appartiene? La nuova domanda posta da Massimo Maugeri.

Michela Murgia
La Sardegna che cerchi non è dove credi


Il senso del dolore
che è il titolo del bel romanzo di Maurizio de Giovanni, ma non solo. Un bel post di Laura Costantini


Cari amici Poeti



Dante

Cristina Bove:
Oggi voglio
Di farfalle e margherite
Scrivo respiri


Giorgio Medda
Dolci acque amare


Altre luci
luci su



Morgan:
Una storia triste e un sorriso genuino


Dandaworld
Blog ecologici


Buon ascolto, ora e anche buona visione.
Cat Stevens
postato da: Soriana alle ore 00:04 | link | commenti (2)
categorie: avviso ai naviganti
domenica, 18 maggio 2008

Derattizzare: una lettera di Ettore Masina. E altro ancora

zingari

Allora: avevo deciso di terminare finalmente  il mio resoconto sulla Fiera di Torino, elencando i libri che ho acquistato, e di parlarvi anche di due belle presentazioni di libri cui ho assistito nei giorni scorsi a Bologna. Non sempre le presentazioni sono belle, ma quelle lo sono state. Ma, ormai mi conosco…c’è questa cosa, questa cosa sui Rom che mi tormenta, questa barbarie…E non riesco a tacere…Rimando a domani i resoconti letterari. Ora c’è altro.


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.


Bertolt Brecht

(Ringrazio l’amica Titti che mi ha spedito questi versi)

E io prima di tutto segnalo il bel post di Remo Bassini
che, oltre a essere per me interamente condivisibile, mi ha riportato alla mente Mariella Mehr, poetessa, scrittrice, e pure zingara, sì, e la sua dolorosissima vita. Andando a leggere il post di Remo potrete ben capire perché parlo di dolorosissima vita. Ho incontrato durante Festival letteratura questa stupenda, coraggiosa donna e ne sono stata colpita tantissimo. Questa donna…”nata sghemba”, come lei si definisce, dovrebbe essere molto più conosciuta da tutti, di quanto in realtà lo sia: per capire, per conoscere ciò che non sappiamo o non vogliamo sapere. Perché è l’ignoranza a determinare paura, e dalla paura scaturisce il razzismo, e l’odio, e l’intolleranza.  Prima di riportare la lettera di Ettore Masina voglio farvi conoscere una poesia di Mariella. Poi, se volete, in rete ne trovate tante. E potete pure acquistare i suoi libri.
Prima che mi dimentichi, poi, vi segnalo anche Questo blog  linkato da tempo fra i miei preferiti,  molto sensibile verso la situazione dei Rom.  Uno dei curatori è Giovanni Giovannetti, un altro nome che troverete andando a leggere il post di Remo Bassini e che ho avuto la sorpresa e il piacere di conoscere a Torino.



Niente,
nessun luogo.                                   P1010420
C'è ancora rumore
di sventura nella testa,
e sulla mappa del cielo
io non sono presente.

Mai è stata primavera,
sussurrano le voci di cenere,
sulla bilancia del linguaggio
sono una parola senza peso
e trafiggo il tempo
con occhi armati.

Futuro?
Non assolve
me, nata sghemba.
Vieni, dice,
la morte è un ciglio
sulla palpebra della luce.

(Mariella Mehr)

Andiamo a leggere ora le parole di Ettore Masina   Mi è arrivata ieri la sua lettera. A me non resta che condividerla con voi. Inutile che io aggiunga quanto mi faccia letteralmente orrore quello che è accaduto, quello che sta succedendo e che temo non si fermerà. Perché ora, soprattutto ora, e non necessitano spiegazioni, a un certo tipo di violenza è stato rilasciato un lascia-passare.


Derattizzare

Oh, non turbate il Santo Padre, che è vecchio e stanco. Ditegli che c’è un guasto nei ripetitori di Ponte Galeria e perciò nei palazzi vaticani  per qualche giorno radio e televisori sono in black-out. Ditegli che c’è uno sciopero dei giornalisti di tutto il mondo e quindi non arrivano notizie. Fate che non sappia, insomma, quel che sta succedendo  in Italia ai Rom: e cioè che, come molti non-papi e non-VIP sanno, da mesi gli “zingari”, in Italia, vedono (e non soltanto a Ponticelli ma in molte città e paesi)  i loro campi assaltati da facinorosi o “rimossi”, quasi senza preavviso, dalle “forze dell’ordine”. E’ una specie di pulizia etnica, senza morti, per fortuna, ma con valanghe di odio, inasprimento di una miseria già  di per sé dolorosa e terribili traumi per centinaia di bambini. La comunità europea aveva già sanzionato l’Italia come il paese meno accogliente per i Rom: il  nuovo governo ha ora deciso una soluzione radicale. Razzista.

Il Papa, tutto questo, non lo sa.  Se lo sapesse, certamente Benedetto XVI, “Vicario di Gesù Cristo, Patriarca dell’Occidente e Primate d’Italia”, lascerebbe i suoi preziosi paramenti dorati e le sue scarpette rosse, per affrontare il fango dei “campi” contro cui si accaniscono le bottiglie molotov della gente bene; vi andrebbe a gridare su quelle devastazioni la parola del Cristo: “Ciò che viene fatto ai poveri è a me che viene fatto”. Papa tedesco, sicuramente Joseph Ratzinger non riesce a dimenticare il genocidio degli zingari compiuto dalla Germania nazista ad Auschwitz,  con centinaia di bambini orrendamente torturati dal dottor Mengele; e questo ricordo, se lui sapesse ciò che sta accadendo a pochi chilometri  dalla sua finestra domenicale, lo spingerebbe a levare alta la voce per difendere i membri di una etnia dalle vere e proprie persecuzioni in atto. Così attento alle leggi italiane che “violano i diritti del feto”, egli mostrerebbe di non essere  meno sensibile ai  provvedimenti governativi che violano i diritti umani di migliaia di persone colpite in base alla loro nazionalità.

Davvero vorreste chiedergli di raggiungere i vescovi entrati nei campi degli zingari bruciati dalla gente pulita, a portare una richiesta di perdono per l’offesa fatta a Dio? Il Signore ha voluto che le genti “da un confine all’altro della Terra” diventassero un solo popolo, radunato dall’amore. Per questo chi odia una stirpe pecca gravemente contro Dio. Questo stanno dicendo i vescovi italiani pellegrini fra le rovine fumanti  degli abituri devastati dei Rom... Come dite? Nessun vescovo è là, fra quelle roulottes sfasciate, fra quelle motocarrozzette caricate di poveri suppellettili e avviate verso chissà quale destino, fra quei carabinieri che con i loro pesanti anfibi  finiscono di demolire le baracche bruciate dalle molotov?

Ahimè, i vescovi rimangono nei loro palazzi e tacciono o (vedi Bagnasco) condannano con flebili voci e gelide parole quelli che con bell’eufemismo definiscono “estremismi”.

Cristo si è fermato in piazza  San Pietro?

E noi? Noi cittadini abbiamo niente da dire su questa democrazia che diventa, nei confronti dei più poveri, stato di polizia? Dov’è il popolo che due anni fa accorse a votare un referendum per difendere la nostra Costituzione così fortemente impostata sui diritti umani? Dov’è il presidente della Repubblica, galantuomo come pochi altri? Dov’è l’opposizione? Dov’è il governo-ombra?

Non vedo una marea di indignazione levarsi contro la criminalizzazione di un popolo che è marcato  dai segni più evidenti di un’estrema povertà ma la cui pericolosità sociale è enormemente minore di quella dipinta dai politici della destra. La Caritas, l’unica vera “esperta di umanità” nel settore, definisce “pesantemente fuorviante” il ritratto dei Rom disegnato dai mass-media. La politica “della paura”, che ha avuto un  peso tanto grande  sui risultati elettorali, sventola statistiche false. L’Italia è in paese più sicuro della Francia, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti. Quanto ai Rom, se la ragazzina che ha tentato di rapire una neonata, a Ponticelli, voleva davvero compiere un reato così nefando, si tratta di un caso isolato. Vi sono stati altri episodi del genere ma si sono sempre rivelati equivoci, dilatati dalla paura della gente e dai pesanti pregiudizi di cui siamo portatori.

Può darsi che la storia abbia decretato la fine dei popoli nomadi. Dai pastori somali a quelli mongoli, dai tuareg agli aborigeni australiani, l’evoluzione culturale e il rimodellamento della Terra (quello fisico e quello politico) sembrano imporre una definitiva stanzialità. Del resto, siamo  tutti discendenti da antenati nomadi perché il nomadismo è stato una tappa fondamentale della vicenda umana. Ma se davvero è finito il tempo di genti sospinte a un cammino ininterrotto dalla necessità e da un’inesauribile voglia di libertà, allora, almeno, esse hanno il diritto di attendersi l’aiuto di  una società dominante che ha già compiuto da secoli un trapasso di civiltà. E invece è proprio quello che non vogliamo consentire ai Rom: la stanzialità, l’integrazione. Delle immagini (troppo  rare e prudenti) che la televisione ci ammannisce, quelle che colpiscono maggiormente, oltre alle facce piangenti dei bambini, sono quelle del lavandino montato nella baracca demolita, del libro o del quaderno rimasto nel fango; e, dei  discorsi della gente, accanto alle parole di odio, la tristezza di qualche insegnante che cerca dove sono finiti i “suoi” alunni.

Mi è capitato di entrare qualche volta nel carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma,  e di vedere (non dico conoscere!) giovani Rom attentissimi a imparare un mestiere.

Il carcere come unico apprendistato?


Diavolo vuol dire: colui che disunisce. Maledetto il seminatore di odio. Maledetto il seminatore di falsità.

Falsità è la leggerezza con cui si confondono Rom e Romeni (anche questi ultimi, del resto, oggetti di una pesante  disinformazione); falsità è la diversa gravità attribuita a fatti di cronaca. Per esempio: tutti ricordano, giustamente, la povera ragazza romana che, durante un litigio con una  prostituta romena, è morta perchè il puntale dell’ombrello della contendente è penetrato in un suo occhio, ma chi ricorda che pochi mesi più tardi una ragazza romena è stata spinta da una squilibrata sotto il convoglio della metropolitana, a Roma, e da otto mesi è in coma profondo?


La storia non sarà più “maestra di vita” come sentenziano in molti, ma certi ricordi sono davvero inquietanti. Leggo che alcuni commercianti del rione Ponte Milvio, a Roma, hanno fondato un’associazione che finanzierà un gruppo di ex poliziotti addetti alla sorveglianza del rione. Lo fecero (e lo fanno) anche molti commercianti di  Rio de Janeiro e di Sâo Paulo. Da queste polizie mercenarie, incaricate di “ripulire le strade” e “dare una lezione” ai piccoli criminali, sono nati un po’ alla volta , gli “squadroni della morte”. Garantivano rapidità operativa e certezza della pena. Il fatto è che vogliamo vivere tranquillamente, a qualunque costo. La vignetta di Altan, oggi, 16 maggio, su “la Repubblica”, mostra un bravo borghese, ben vestito e ben nutrito, che dice: “Basta con le mezze misure. Occorre il boia di quartiere”.

Anche i poeti vedono lontano. Scriveva Davide Turoldo quindici anni fa: “Ho paura del nazismo dietro le porte. Ho paura di questi nazionalismi, di questi rigurgiti di politiche negative. Ho sempre combattuto contro tutto questo. L’ho scontato con guerre che sembravano non terminare mai. Ho paura della volgarità di questa classe dirigente”.

Il direttore di Radio Padania, uno degli organi del nuovo governo, ha detto che è più facile derattizzare una zona che liberarsi dai Rom.


(Ettore Masina)


Di Ettore Masina è appena uscito presso l'editrice OGE di Milano (<info@edizioni-oge.com>),
un libro di racconti: Le nostre barche sono rotonde


La fotografia che apre questo post l’ho…rubata qui: I Rom scendono in campo.    Da leggere, pure questo, sempre per conoscere qualcosa di più.



Mio angelo di cenere
sabato, 17 maggio 2008

Ecco i miei approdi

Pro Burma
Old Tingri (Tibet) 2004

Facce da Birmania
Un post per capire come è la vera gente della Birmania, cosa prova e come vive.


Rom: per non generalizzare
rom
Anno Zero: Marcia su rom...

Saper vedere: Uno spazio vitale

Milena Magnani:
Voglio piangere perchè ne ho voglia come piangono i bambini dell'ultimo banco

Morgan:
Altre soluzioni:Dite la vostra

Zingaro chi?
Da Orasesta Il libro di Antonio Moresco: Zingari di merda, con fotografie di Giovanni Giovannetti (edizioni Effige)

Ridistribuire i nomadi
Un post di Sabrina Campolongo


I Resistenti


i Resistenti


Cinzia Pierangelini
ci segnala
una cosa veramente importante


Per Sua Santità
Nel blog di Franca Rame

Un appello di Gino Strada
Da Piera


Piazza della Loggia 34 anni dopo



Scrittori e scritture



scritture


Francesco Giubilei
Il mestiere del traduttore letterario


Scrivete una lettera a un bugiardo
Un interessante concorso (del tutto gratuito): da Carla.

Benvenuta: una poesia di Mazim HiKmet
La leggiamo da Claudio Arzani

Simona Vinci
è tornata dal suo viaggio fra i ghiacci.


Cari amici Poeti
Dante


Sicilia di Giuseppe Mistretta
Ce la propone Natàlia Castaldi


Spot
Una poesia di Glò D'alessandro, uno specchio dei tempi.


Avete mai sentito
Sempre bravissima, la poetessa Cristina Bove...


C'è un gatto, da Currenti Calamo


Vento di maggio
Renzo Montagnoli vola e ci fa volare in questo vento sferzante

Moleskine:
Le filastrocche ninna nanna di Loredana Falcone.



Qui c'entro io


copertina-dardo-gagliardo
Solo il tuo nome
Una mia recente poesia


Altre luci




luci su



Harold e Maud:
Ricordate questo film?  Ce ne parla Canale 57


Ricordando Mimì:
In Declinato al femminile



Bologna e dintorni
P1060483_1



Arterìa:
Questo è il sito di un locale di Bologna nel quale si incontrano musca e libri.
Ci tengo a segnalare il programma di sabato prossimo:


sabato 17 MAGGIO
H 21.00 Rassegna Minima
Grazia Verasani presenta "La guerra dei Cafoni" di Carlo D'Amicis

(Ho assistito alla presentazione di questo libro a Torino, con le letture di Sergio Rubini. Carlo D’Amicis oltre a essere uno scrittore è anche uno dei conduttori di Fahrenheit. Ci sarò sabato, ad Artèria. E acquisterò il libro, perchè quelle letture mi hanno favorevolmente colpito)
La serata si concluderà poi con musiche che io amo tantissimo:
H 22.30 Live Live Le Quartier Tzigane balkan music
Le Quartier TZIGANE , progetto basato sulla figura del musicista regista bosniaco Emir Kusturica, autore di “Gatto nero gatto bianco”, “Underground”, “Il tempo dei gitani”, ed altri film nei quali una gioiosa immaginazione si sposa con un consapevole senso della realtà, della povertà e della guerra; le musiche (curate dal regista stesso e da Goran Bregovic) fanno parte del patrimonio culturale dell’est Europa, e il progetto Tzigane vuole riproporlo al pubblico con arrangiamenti che ne esaltano l’atmosfera ricca di passione, senza tralasciare l’aspetto scenico e suggestivo delle proiezioni video, che oltre a fare da contrappunto alle esecuzioni musicali, contribuiscono a contestualizzare la performance stessa.
Davide Fasulo—fisarmonica
Tore Nobile—Batteria, percussioni,
Alessandro Lo Mele—contrabbasso,
Vladimiro Cantaluppi—violino,
Luca De Marchi—tromba
Emiliano Rontini—sax,
Cristina Santini—clarinetto,
Antonio “Micio” Gatti—VJ-videoproiezioni
A seguire FUNKERMESSE PROJECT FUNK | SOUL | R&B MUSICA NERA 60/70/80
(www.myspace.com/originalmalaisa)
postato da: Soriana alle ore 00:43 | link | commenti (7)
categorie: avviso ai naviganti, bologna e dintorni
venerdì, 16 maggio 2008

Cose di Fiera 2' tranche

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Allora, da dove comincio questa notte? Dagli incontri, inizio dagli incontri. Non da quelli promossi dalla Fiera, ma dai miei con persone che ho rivisto con molto piacere o che ho conosciuto, permettendomi, ancora una volta, di dare un volto a chi avevo incrociato e letto in rete.
Felicissima di rivedere Sabrina Campolongo (il cui libro Il cerchio imperfetto non mi stancherò mai di invitarvi a leggere) e  Maria Giovanna Luini (scusa, Maria Giovanna, ma il tuo libro è sul mio comodino in..attesa) e di incontrarmi per la prima volta con Stefania Lusetti e con Sara Cavarero, due…new entry nella mia vita che spero di rivedere quanto prima. Così come spero di rivedere presto Barbara Provenzi e anche la sua mamma, che sono state un’ottima compagnia per due pomeriggi, assistendo con me alla trasmissione Fahrenheit. Sabato sera, poi, ho cenato con due cari amici e con una coppia loro amica. Magari i nomi non li faccio, per riservatezza nei loro confronti, però confermo qui che è stata una serata bellissima, grazie alla cordialità, al calore di tutti e quattro i commensali (spero che io, la quinta commensale, non li abbia annoiati troppo...). Abbiamo parlato di libri, abbiamo mangiato molto bene, bevuto buon vino, il locale era molto accogliente...Logico che la serata  per me sia stata perfetta...
Oddio, sta diventando un post noiosino, vero? Vi chiederete: e a me che interessa chi hai incontrato? Beh, forse avete ragione, ma volevo solo condividere con voi la gioia che ho provato trovandomi con queste nuove e vecchie conoscenze.  (Umh...mi sembra il finale di un tema mal riuscito...)



Forse meglio è che passi a:

Scampoli di cose sentite in Fiera

Intorno alla bellezza:

La bellezza è il riconoscimento di un’identità(Ascanio Celestini)

La bellezza è sollevare da terra lo sguardo e volgerlo all’orizzonte  (Alessandro Piperno, forse, ma non sono sicura)

La bellezza è l’armonia del bene (Aron Appelfeld)

La bellezza è una promessa di felicità. (Stendhal, che, per motivi giustificati e giustificabili non era presente in Fiera, ma qualcuno ha riportato questa sua asserzione)



Intorno alla memoria:

L’esistenza dei campi nazisti dove venivano rinchiusi i prigionieri politici è una questione un po’ dimenticata. Questi prigionieri morivano per il troppo lavoro e per la fame. C’erano poi interi villaggi che venivano rinchiusi nei campi, per evitare che aiutassero i partigiani, tutti, tutti gli abitanti: donne, bambini, vecchi…(Boris Pahor autore di Necropoli)


Intorno alla Costituzione:

La costituzione è la parte poetica della coscienza dello Stato. La Poesia e la costituzione sono fatte di parole pensate anche nella sofferenza. (Roberto Piumini)


Intorno alla Pace e all’agire:

Veniamo da Israele e portiamo la pace (Uri, Said e gli altri ragazzi e bambini  che  Angelica Edna Calò Livnè  ha condotto, da Israele, alla Fiera del Libro.)

Un uccellino è steso per terra con le ali spalancate. Un uomo gli domanda: “Ma che fai, lì per terra?” Risponde l’uccellino: “Dio vuole scaraventare il cielo sulla terra e io la voglio proteggere.” “Tu?”, si meraviglia l’uomo “Ma che puoi fare, così piccolo come sei?...”.  “Io faccio del mio meglio…” risponde l’uccellino. (Angelica Edna Calò Livnè, Israeliana, candidata al Nobel per la pace nel 2005. Ha fondato nel 2002  a Kerem Ben Zimra -un moshav a 15 km da Sasa poco distante dal Libano- la Compagnia teatrale dell’Arcobaleno, composta da ragazzi ebrei, cristiani, musulmani, arabi, drusi.)

E con la risposta di questo saggio e coraggioso uccellino chiudo la seconda parte di Cose di Fiera. Se tutti, ma proprio tutti, su questa terra facessimo come lui…beh, sono convinta che un altro mondo sarebbe ancora possibile.
Utopia, lo so.
Domani un post con i libri che ho acquistato a Torino. Anche se ben di altro, in questi giorni, si dovrebbe parlare….Ma lo farò. Nei prossimi giorni lo farò.


 Il 12 maggio 1995 moriva Mia Martini. Mi piaceva molto, Mimì.

Minuetto
postato da: Soriana alle ore 00:54 | link | commenti (2)
categorie: dall italia e dal mondo
giovedì, 15 maggio 2008

In attesa della seconda parte di Cose di Fiera...





P1060618Come si dice dalle mie parti...mi ha preso una botta di sonno. E il post che avevo pensato di scrivere slitta di un giorno. E pure le risposte ai vostri (BELLISSIMI!!!!) commenti. 
Solo una "cosa" di fiera, quindi, ma bella, però...E poi una piccola fotogallery...
La bella signora che sta davanti al canonico leggio di Fahrenheit riservato ai poeti si chiama Daniela Gullotta. E' una mia cara amica, viene da Napoli, è una divoratrice di libri ( proprio come Firmino , di cui vi parlerò domani) ed è la vincitrice assoluta del concorso di poesia dorsale indetto dalla Fiera del libro di Torino e lanciato da Fahrenheit.  Un concorso che si basa sulla ricerca giocosa di titoli di libri, che, messi insieme, creino una poesia.  Dorsale perchè i titoli sono pescati dai dorsi dei libri che stanno allineati nelle nostre librerie. Un concorso per malati di lettura, insomma, proprio come siamo Daniela e io e le centinaia di persone che hanno partecipato a questa simpatica gara.  Se siete curiosi di leggere la poesia di Daniela eccola qui sotto.



LA SPARIZIONE
di Daniela Gugliotta

Prima di sparire dal balcone del corpo,
mi chiedo quando ti mancherò.
Un giorno saprai come non ci si difende dai ricordi.
Un giorno saprai come sono andate le cose:
In una notte come questa sono diventata invisibile,
scomparsa nel nulla come in una stanza buia, come dentro la notte.


Libri utilizzati:
“La Sparizione” di Emilia Santoro (Manni)
“Prima di sparire” di Mauro Covacich (Einaudi)
“Dal Balcone del Corpo” di Antonella Anedda (Mondadori)
“Mi chiedo quando ti mancherò” di Amanda Davis (Terredimezzo)
“Un giorno saprai” di Jennifer Vanderbes (Mondadori)
“Come non ci si difende dai ricordi” di Nico Naldini (Cargo)
“Come sono andate le cose” di Fabio Carpi (Aragno)
“In una notte come questa” di Ellen Sussman (Sonzogno)
“Sono diventata invisibile” di Lucy Cavendish (Cairo)
“Scomparsa nel nulla” di Petra Hammesfahr (Tea)
“Come in una stanza buia” di Luigi Villa Freddi (Lampi di Stampa)
“Come dentro la notte” di Giacomo di Witzell (Manni)ù

Bella, vero?  Beh, io sono stata felicissima che abbia vinto Daniela...Sono stata proprio orgogliosa di lei. Fra l'altro Daniela insegna inglese in un istituto superiore, ma coinvolge sempre i suoi ragazzi in attività di lettura fuori dalla scuola, portandoli ad incontri con autori e ad altre manifestazioni letterarie. E sembra che gli studenti siano entusiasti. Ecco un modo intelligente per fare continuare ad amare la lettura anche dopo i quattordici anni, attraverso la conoscenza diretta degli autori.

E ora un po' di foto.
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Dario Fo e Marino Sinibaldi nello spazio Rai della Fiera del libro di Torino venerdì 9 maggio 2008. Se dipendesse da me io darei il Nobel anche a Marino...










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Susanna Tartaro, Michele De Mieri, Rosa Polacco.Senza di loro come si potrebbe fare...Fahre?








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Luca Damiani: dal lunedì al venerdì (ma in fiera anche sabato e domenica) alle 14 su Radio3 conduce il Terzo anello musica, proponendo suoni di ogni parte del mondo. E lì a Torino direi che ha superato se stesso...E poi è una persona gradevolissima.






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Flavio Soriga: un giovane ma già affermato autore.  Sardo, italiano, europeo, come amava definirsi  lo scrittore Sergio Atzeni.  Di lui ho letto Nero pioggia, che vi consiglio vivamente.  Ne sentii leggere un brano due anni fa da Lella Costa e me ne innamorai. E vi consiglio pure il suo ultimo: Sardinia blues, che comprerò prossimamente.









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Fabio Geda: Bravissimo autore (dovete assolutamente leggere il suo: Alla fine del viaggio ho sparato agli indiani), simpaticissimo, impegnato nel sociale, che volete di più?










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Ernesto Ferrero: sempre vestito da padre della sposa, sempre con la faccia da cagnone buono, ancora non ho deciso se mi sia simpatico o antipatico. Dipende dai momenti, miei e suoi, naturalmente...Ah, per chi non lo sapesse lui è uno dei due capoccia della fiera.





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e per finire questa è l'insegna di una pizzeria che è vicino all'albergo in cui alloggiavo: ma vi sembra che questo sia il nome da dare a una pizzeria?  Mah... sono strani certi pizzaioli torinesi....









Questa sera ho sentito che è cominciato il Giro d'Italia. Anzi, c'è già stata la quinta tappa...
Ora non lo seguo più, ma ricordo che quando ero piccola non ne perdevo un giorno.  Alla radio, che il televisore mica lo avevamo, e forse non c'era ancora. Ascoltavo la cronaca serale, verso le otto, più o meno, e il Giro sarà per me sempre legato al profumo delle zucchine che mia madre friggeva per cena, a quella certa luce  morbida che il sole morente faceva entrare dalle finestre e che ora mi sembra non ci sia più, al garrire (si dice così?) delle rondini che riempiva l'aria. E anche le rondini è un po' che non le sento... Eh...signori miei, non ci sono più i Giri di una volta...
Ah, una cosa ancora. Io tenevo per
  Bartali     Buon ascolto!
mercoledì, 14 maggio 2008

Cose di Fiera 1' tranche

P1060925Immagino che ora che sono tornata dovrei scrivere un bel resoconto sulla Fiera del libro.
Parlare di scrittori, di atmosfere, di eventi, libri, editori, eccetera eccetera eccetera. Ma altri lo hanno fatto meglio di quanto possa fare io. qui, per esempio: Letteratitudine: Fiera del libro di Torino fra polemiche e bellezza
E poi, che volete che vi dica. Forse non ho più l’età per queste cose. Le sinapsi o quelle cose lì, insomma, che dovrebbero connettere le comunicazioni e trasformarle in pensiero, devono aver preso acqua, e la ruggine le ha colpite. Le comunicazioni arrivano, non trovano nessuno in grado di elaborarle e se ne vanno…Sciao…
Beh, non è proprio così tragica la situazione, ma certo è che in testa, dopo cinque giorni di Fiera, mi rimane una bella confusione, detta anche, in termini colloquiali, un gran casino.
Allora mi limiterò a riportare qualche osservazione, qualche domanda che mi sono posta, qualche riflessione, qualche discorso sentito in giro. Poi nel post di domani magari parlerò anche dei libri che ho acquistato o che mi sono stati regalati, o che, pur non avendoli acquistati mi hanno incuriosito. E anche di una mia amica napoletana che ha vinto il primo premio di un concorso simpatico e singolare. E delle persone che ho conosciuto o che ho rivisto con molto piacere.
Ma ora ecco di che scrivo:
ho sentito che un quotidiano riportava in prima pagina questo titolo: Torino: piazze piene d’odio, Fiera vuota di gente. Questo più o meno diceva.  Beh, che fosse vuota, la Fiera, non mi è sembrato proprio. E non mi è sembrato neppure, come i giornali hanno scritto, che fosse blindata. Senza dubbio vi era più polizia rispetto agli altri anni, ma da qui a parlare di assedio e simili ce ne vuole…Ah, sì, c’erano molti rappresentanti della Guardia di Finanza, che mica ho capito che ci stavano a fare.
Comunque, anche se ora il mio tono è leggero, devo dire che per cinque giorni ho avvertito un senso di colpa,  e sono seria, mentre lo scrivo. Sono ancora convinta che invitare lo Stato di Israele come paese ospite proprio nel sessantesimo anno dalla sua fondazione sia stato un errore e, pur non avendo preso una posizione sulla questione del boicottaggio, se fossi stata coerente me ne sarei dovuta stare a casa. Ecco il motivo del mio senso di colpa. Ma non sempre riesco a essere coerente.

Cose che mi hanno colpito:
Un editor della Mondadori, in un incontro dedicato agli scrittori esordienti, ha detto che le case editrici, piccole, medie o grandi che siano, leggono una minima parte dei manoscritti che vengono loro inviati e che la scelta di aprirne uno è puramente casuale (sic). E ha anche aggiunto che non è opportuno inviare il proprio manoscritto a tanti editori, al massimo a due, ha detto. Allora io ho pensato che sperare che qualcuno cui hai mandato il tuo lavoretto tutto bello in ordine ti legga  (non  che ti pubblichi, che sarebbe troppo, ma che solo ti legga) è un po’ come comprare un solo grattaevinci e  sperare di trovare sotto la vernicetta  il premio milionario. Praticamente un miracolo. Mi piacerebbe sapere che ne pensate….

Non ho mai visto tante scuole come quest’anno. Di tutti i gradi: dalle materne alle superiori. Ecco quello che ho notato: i ragazzi più piccoli, dalla scuola materna alle medie, sembravano interessati ai libri, si avvicinavano agli stand, osservavano incuriositi, toccavano, sfogliavano. Quelli delle superiori se ne stavano fuori, spaparanzati al sole, ingurgitando hot dog e coca cola con il cellulare permanentemente incollato all’orecchio. E diversi dicevano: Se il prof ci cerca chi se ne frega…
Vorrei sapere perché a un certo punto i libri hanno smesso di interessarli…

Davanti alla Sala dei cinquecento, domenica pomeriggio, c’era una ressa enorme. Si riusciva ad attraversare con fatica. Alle quattordici iniziava infatti un incontro con Marco Travaglio e Michele Santoro. Ora, senza togliere nulla ai due personaggi, mi sono chiesta se la stessa folla ci sarebbe stata se Travaglio e Santoro fossero stati solo due giornalisti della carta stampata, solo due scrittori. Mi sono risposta di no: perchè, secondo me, una gran parte della gente che se ne stava lì, ammassata come sardine, c’era perché Travaglio e Santoro sono anche personaggi televisivi. Chissà in quanti hanno letto i libri di Travaglio?, mi sono chiesta.
Già, la televisione…Come sabato…Quando è terminata Fahrenheit è arrivato alla spazio Rai, il conduttore di Mi Manda Rai3, che non ricordo come si chiama e mi è pure antipatico (ma questo non c’entra…). Ed ecco che qualche donzella si è voluta far fotografare con lui…Certo, lui va in televisione, lo conoscono tutti…Commento un po’ maligno: almeno fosse bello…

E a proposito di spazio Rai. Per tutti i sacrosanti cinque giorni, lo stand che era posizionato lì a pochi metri, ha trasmesso tutti i video di Beppe Grillo, tenendo il volume al massimo e mettendo a dura prova la pazienza e l’udito di Marino Sinibaldi, dei suoi ospiti, di tutti i suoi collaboratori e del pubblico
che assisteva alla trasmissione. Non ho capito il perché, non ho capito che ci …azzeccano le urla di Grillo con i libri. E poi, come ha detto Marino, perché urla tanto, Grillo? Non potrebbe dire le stesse cose risparmiando un po’ di decibel?

E che ci azzeccano pure le automobili, con i libri…Sì, perché in Fiera c’era pure uno stand che esponeva auto. Non chiedetemi quali, che mica lo so. So solo che erano molto lucide, colorate e avevano un’arietta arrogante.

E ora racconto una cosa che mi ha disgustata.
Ci doveva essere un unico evento a pagamento, nell’ambito della Fiera del libro, questo: Col ferro e col fuoco. In memoria delle vittime della TyssenKrupp (sul testo del reportage di Ezio Mauro).
Il ricavato (15 euro a biglietto) sarebbe stato devoluto ai famigliari delle vittime di quel tremendo incidente sul lavoro. Bene: dato che a un certo punto l’organizzazione si è resa conto che di biglietti ne erano stati venduti davvero pochi, ha deciso di rendere libero l’ingresso, per non avere (giustamente) la sala semivuota. All’inizio dello spettacolo Ernesto Ferrero ha spiegato, con molta delicatezza, quello che era successo, dicendo anche che chi aveva acquistato il biglietto poteva alla fine dello spettacolo chiederne il rimborso, ma anche, ha aggiunto, chi era entrato gratuitamente se lo riteneva opportuno poteva pagare. Ecco, io credo che il comportamento della gente sia stato disgustoso. Di quelli che non avrebbero mai assistito allo spettacolo dovendo pagare, e che poi,  quando l’ingresso è diventato libero, hanno deciso di parteciparvi. E di quelli che avendo pagato hanno chiesto il rimborso. E non mi dite che è perché la gente non ha soldi, o come ha dovuto dire un imbarazzato Ferrero, che capiva tutto benissimo, perché già costa il biglietto della Fiera e costano i parcheggi…Quindici euro è praticamente il prezzo di una pizza e di una birra, e credo che la maggioranza dei visitatori della Fiera si possano permettere una pizza e una birra, se devo giudicare dai bar e posti ristoro che erano sempre superaffollati. E’ che siamo fatti così: se una cosa possiamo averla gratis, perché pagare?  A prescindere dalle finalità.
Mi sono  sentita imbarazzata io, che il biglietto lo avevo nella borsa, nei confronti dei  famigliari delle vittime, seduti nelle prime file della sala. Cosa avranno pensato? E non tanto per quei soldi che venivano a mancare, ma per aver capito che, alla fine, di loro e dei loro morti, una volta che la notizia dell’incidente è diventata vecchia, alla gente non gliene frega niente.  Vergogna vergogna vergogna.

Ecco che ripensando a quell’episodio mi è montata ancora la rabbia. Meglio che vada a dormire. Lo slogan di quest'anno affermava: ci salverà la bellezza. Mah....
A domani con la seconda parte di Cose di Fiera.
E ora

Il grande Coltrane

che lui sì che ci azzecca, con la Fiera.

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Terremoto






Sisma Cina:
l bilancio ufficiale parla di 32 mila morti e 30 mila dispersi.







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Ciclone in Birmania:
 Secondo le organizzazioni internazionali, le vittime sarebbero almeno 100 mila; e tra uno e due milioni i birmani che avrebbero subito danni gravi dal ciclone Nargis e che hanno bisogno d'assistenza.




                                                                                 


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India-Jaipur: attentati causano almeno 80 morti








Forse davanti a queste tr