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mercoledì, 30 aprile 2008

Consiglio di lettura (un altro commento che diventa post)

ilcircocapovolto
Avevo pensato di fare una piccola pausa, anche perché sono un po’ malmessa: questa mattina il mio dentista si è …divertito a adoperare ferri, ferretti, trapani e martelletti, ago e filo nella mia bocca, e non è stato per niente un piacere, credetemi…
Ma ho trovato questo commento, come risposta a un vecchio post di febbraio. E lo riporto così com’è perché mi sembra contenga un ottimo consiglio di lettura. E ho scoperto poi, facendo una ricerca, che l’autrice di cui si parla ha anche un blog interessante (e per giunta è anche di Bologna…)


Salve mi chiamo cosimo e scrivo per chè, visto che tra poco ci sarà nella vostra regione il salone del libro, e considerato soprattuttoil momento storico, vi voglio segnalare un romanzo "Il circo
 capovolto
" di Milena Magnani ed. Feltrinelli che ho visto presentato
alcune settimane fa al teatro franco parenti di milano e che ho visto anche presentato da rai 3 nel contenitore Levante delsabato mattina.
 Finalmente un romanzo che parla in maniera decisa dell'olocausto rom e che al tempo stesso pone il lettore in collegamento con il mondo interculturale di oggi , dove
le lingue della nuova immigrazione hanno un ruolo di rilievo.
 Essendo ambientato in una baraccopoli, racconta il convivere di persone
 di diverse etnie che si devono confrontare e misurare su ciò che li
 unisce e non su ciò che li divide.
 Bellissimo è il fatto che l'autrice, oltre alla narrazione in lingua
 italiana, abbia lasciato idiomi riferibili a
 cinque diversi ceppi linguistici (non solo albanese, ma anche rumeno,
 ungherese, Ceko,
 romanes) e che non abbia sentito il bisogno di metterne la traduzione
 in italiano a fondo pagina. Su questo punto ho avuto modo di ascoltare
 le sue motivazioni durante la presentazione che ha fatto e mi
 è piaciuto sentirle dire che il senso della storia, e quindi di una
 trama comune, si afferra e procede al di là che dei personaggi e delle
 loro culture non si capisca tutto tutto fino in fondo.
 E su questo devo concordare che l'intento è pienamente riuscito. Le
 differenze non sono ostacolo qui ma solo elementi normali della vita
 intorno a cui si adatta una volontà di comunanza. La storia poi, la
 trama che il romanzo sviluppa, ruota intorno a un ungherese Branko
 Hrabal che arriva in questa baraccopoli portando con se i vecchi
 materiali appartenuti al circo di suo nonno, un circense deportato a
 Birkenau. Raccontando ai bambini delle baracche la storia di questo
 magico circo e affidando loro i materiali che ha recuperato, riesce a
 restituire lai bambini oro un senso e una dignità del loro stare nel
 mondo e nella storia.
 Quasi certamente voi conoscete già questo libro, io sono stato molto
 colpito dal tipo di presentazione che è stata fatta in forma di spettacolo
 perchè c'erano un attore e un fisarmonicista che faceva musica gitana
 ungherese.
 Un romanzo così meriterebbe risonanza in luoghi dove si fa cultura di
 pace.
 Se per caso poi non lo conoscevate, spero di avervi fatto segnalazione
 gradita.
        utente anonimo

A me la descrizione dei temi contenuti nel libro  ha molto colpito. Sono temi che mi interessano e mi pare, da quanto scrive Cosimo, che siano trattati dall'autrice in maniera del tutto particolare.



E questo è il blog di Milena Magnani

Vi lascio senza musica, questa sera, ma me ne vado a nanna subito subito.


postato da: Soriana alle ore 01:54 | link | commenti (2)
categorie:
martedì, 29 aprile 2008

Il canto prigioniero

cardellinalutinocardellinalutino

Il canto prigioniero

Non si alza più libero il mio canto,
ma chiuso in una gabbia di cristallo
si strappa con il becco piume e carne
e note mute si impastano col sangue.
La frustrazione lo ha fatto prigioniero
quando si è accorto che la libertà
è solo un’illusione del pensiero.

Bologna, 24 febbraio 2008 ore 13,15



E, in piena contraddizione, quasi un ossimoro ecco:

Il mio canto libero
postato da: Soriana alle ore 01:32 | link | commenti (11)
categorie: la mia scrivania

Ecco cosa vi propongo

TibetOld Tingri (Tibet) 2004
L'impegno di Comunità giovanile per il Tibet

Manifestazioni a Kamandu arrestati 150 esuli Tibetani


Resistere
resistere

Viva Zapatero però a metà
Su Mentecritica

Le ronde della lega faranno piazza pulita, viva la razza ariana italiana!
Da Morgan



No commentcampidoglio2


campidoglio2

Scrittori, scritture
scritture

Da Glodis:
Un  consiglio di armonia, un libro,  una foto  e un video bellissimi di Tiziano Terzani.


Vento:
in Currenticalamo


In Arte insieme Renzo Montagnoli ha pubblicato
Angelo, custode del mio tempo, una mia poesia


Recensioni incrociate 
Salvo Zappulla e Robeto Mistretta ospiti di Letteratitudine


I poeti lavorano di notte
Alda Merini in Armonia delle parole


I Miei Amici. Diari (1968-1970)
Il nuovo libro di Don Luisito Bianchi, autore di un romanzo capolavoro: La messa dell'uomo disarmato.
 E Qui
una sua intervista.


Fiera del libro di Torino
fiera-del-libro-torino


Qui il programma

Ed ecco quello che, nel ricchissimo programma di giovedì 8 maggio ho scelto per il mio diletto:

Ore 14:00

Sala Arancio
Intervengono: Gianni Oliva e Domenico Starnone
La voce della Costituzione. 60 minuti per 60 anni. Articolo 34. La scuola è aperta a tutti

Ore 15:00

Spazio RAI
Conduce: Marino Sinibaldi
Fahrenheit
Radio3

Che però abbandonerò a un certo punto per correre, alle
Ore 16,30,
Qui allo
Spazio Autori Calligaris A
dove
interverranno: Fiorenza Aste, Sabrina Campolongo, Sara Cavarero, Maria Giovanna Luini, Stefania Lusetti, Marinella Saiu
per presentare i loro libri:
Edizioni Creativa al femminile
Edizioni Creativa

ore 18,30
Sala Azzurra
Intervengono: Antonella Del Giudice, Fabio Geda, Paolo Giordano, Davide Longo, Massimiliano Virgilio con Marco Vigevani (agente letterario) e Antonio Franchini (editor) Conduce: Lea Landiorio
Debuttanti. Che cosa significa esordire oggi. Esperienze e consigli


Ore 19
Spazio RAI
Conduce: Stefano Della Casa
Hollywood Party
Radio3
(E Efisio, non c'è Efisio? Sarei proprio curiosa di vederlo....)


Ore 20:00
Caffè Pedrocchi
Intervengono: Manuela Dviri, Alda Merini, Annamaria Testa Coordina: Remo Bassetti
La bellezza aggredita
Giudizio Universale

A questo punto penso che mi trascinerò in albergo, stanca morta ma soddisfatta...

A proposito, chi di voi andrà a Torino?




postato da: Soriana alle ore 01:07 | link | commenti (3)
categorie: avviso ai naviganti
domenica, 27 aprile 2008

Le mie letture di marzo

P1060466
P1060466 ( mi piacerebbe molto conoscere anche le vostre letture....Me le raccontate?)



   BETanc--140x180           Lettera dall'inferno a mia madre e ai miei figli   Edizioni Garzanti BETanc--140x180



Mamita, per me è un momento molto duro. All’improvviso, vogliono delle prove della mia esistenza e così ti scrivo, la mia anima sospesa su questo foglio. Fisicamente, sto male. Non mangio più, mi manca l’appetito, perdo molti capelli. Non ho voglia di niente. Credo che l’unica cosa positiva sia questa: non aver voglia di niente: Perché qui, in questa giungla, l’unica risposta è “No”. Allora è meglio non desiderare nulla, per restare almeno liberi dai desideri.

     A.M. Holmes : La figlia dell'altra     Edizioni Feltrinelli 

homes  homes


Mi ricordo come insistevano che andassi a sedermi in soggiorno, e come quella stanza buia mi sembrò improvvisamente minacciosa, come rimasi sulla porta della cucina con una ciambella alla marmellata in mano, anche se non mangio mai ciambelle alla marmellata.
Mi ricordo la sensazione di non sapere, di aver pensato subito che fosse qualcosa di bruttissimo. Una morte, immaginavo, era morto qualcuno.
Poi me lo dissero.



    P1010614Mario Rigoni Stern : Stagioni     Edizioni  Einaudi



In quelle sere lasciavo aperta la finestra della camera sotto il tetto del P1010614 20-21-09portico, entrava l’odore aspro del fieno che fermentava nei fienili e appariva la luna, grande, sul tetto della stalla, da dove sentivo venire il battito degli zoccoli dei cavalli. I pipistrelli entravano e uscivano dalla luce lunare. Era bello guardare il cielo, sentire il profumo dell’estate e pensare a quella bambina con la quale avevi giocato nel prato, saltando i mucchi di fieno allineati nel tramonto del sole che allungava le ombre.
(in realtà Stagioni è per me una rilettura)



  Maurizio de Giovanni: Il senso del dolore    Edizioni Fandango 

Il_Senso_del_Dolore
Il_Senso_del_Dolore

La chiesa di Santa Maria degli Angeli era gelida. Lungo la navata e all’interno della cupola, dalla quale filtrava la luce di un sole che non riscaldava, si sentiva sibilare il vento, senza sosta. Sulla panche davanti all’altare alcune vecchie recitavano una nenia senza fine, con parole storpiate di una lingua dimenticata, implorando la clemenza di Dio e dei santi.





  
    Phipip Roth: Everyman      Edizioni Einaudi
roth
roth
Correva a casa a piedi nudi, bagnato e incrostato di sale, ricordando la forza di quel mare immenso che gli ribolliva nelle orecchie e leccandosi un braccio per sentire il sapore della pelle rinfrescata dall’oceano e cotta dal sole. Insieme all'estasi di un'intera giornata trascorsa facendosi sbattacchiare dall'oceano fino a rincretinersi, quel sapore e quell'odore lo inebriavano talmente da spingerlo quasi al punto di affondare i denti nel braccio per strapparne un boccone di se stesso e sentire il sapore della propria carnale esistenza.



      A.A.V.V.: Tutta colpa di Dio    Edizioni Ad est dell'equatore
tutta-colpa-di-dio-DEF

tutta-colpa-di-dio-DEF(Dal racconto di Maurizio de Giovanni “Qualcosa in quello sguardo”)

Non sono ricco di famiglia. Mio padre aveva un negozietto, di quelli di una volta in cui si vendeva di tutto, un emporio, come si chiamava allora. Mia madre dava una mano la mattina, e la sera teneva la casa in piedi. e spesso, sempre più spesso, andava a servizio dai signori per arrotondare. Non l’ho mai vista dormire, sa, direttore.


  T.F. Brhan: La sposa   Edizioni Michele di Salvo (Mangrovie)
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Yossan era agitata. Saliva e scendeva le scale, ogni tanto si fermava rigida e fredda come la pietra che modellava il corpo delle scale. Quelle scale che avevano raccolto la timidezza, la leggerezza dei suoi passi, da quando si era sposata avevano misurato la loro esistenza con il passare dei suoi giorni, così come fa il tempo con il passaggio del sole e della luna.



    Fethiye Cetin: Heranus mia nonna    Edizioni Alet 
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Nel villaggio erano rimasti solo donne e bambini, e per molto tempo nessuno fu in grado di rientrare a casa, di riprendere il proprio lavoro, di dimenticare il terrore del rastrellamento e della deportazione degli uomini, colpiti con i calci dei fucili e brutalmente maltrattati.


   Maurizio de Giovanni: Juve-Napoli 1-3    Edizioni CentoAutori
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lv_juve_napoli_1-3
Mentre percorrevamo a bassa velocità vie senza curve e un Cugino di Campagna ci informava che un’imprecisata signorina andava a piedi nudi per la strada, assistevamo a uno spettacolo per noi consueto, che si consumava settimanalmente sui noti e cari spalti. Da fagotti di carta impregnati di ogni sorta di oli animali e vegetali, ma probabilmente anche minerali, emergevano ecosaedri di frittata di maccheroni, parallelepipedi di pane, salsicce e melanzane, cubi di lasagna e piramidi irregolari di polpettone…


 
Oggi mi piace questa musica:

Danza spagnola
postato da: Soriana alle ore 19:18 | link | commenti (10)
categorie: 2008 i miei amori aperti a caso
venerdì, 25 aprile 2008

La Storia non si cambia

veronesi-25-aprileveronesi-25-aprile

Sentivo ieri mattina su Prima pagina (la rassegna stampa di Radio tre) che un giornalista, riportando forse le parole di un politico, ha scritto che non bisogna strumentalizzare ai fini politici la ricorrenza del 25 aprile. Cosa significa non strumentalizzare? Vuol dire non ricordare, o parlarne in maniera asettica, distaccata, non tenere conto che la nostra Costituzione è nata anche dagli avvenimenti che si celebrano in questa giornata? Significa questo, non strumentalizzare? 
Prima di lasciare la parola a altri, qui nel mio blog, dirò solo una cosa: oggi più che mai c’è necessità di  ricordare, di ricordare in maniera ancor più consapevole.
E non dimentichiamo  anche che nella passata campagna elettorale un certo signore,tal Marcello dell’Utri, ha detto: I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione.

Non commento, non aggiungo altro.
Parleranno per me:
Amedea Zanarini
Renzo Montagnoli
Franco Fortini
Cesare Pavese
e il partigiano Mirko

 Amedea Zanarini, una donna che la Resistenza l’ha vissuta.


Ho presentato Amedea esattamente un anno fa, in Rossiorizzonti. Ecco cosa scrissi di lei in quell’occasione:
Ho la grande fortuna di conoscere una donna straordinaria, Amedea Zanarini.
Il suo nome non dirà probabilmente niente a nessuno, qui, se non agli amici  di Bologna che la conoscono personalmente e che frequentano questo blog. Amedea ha quasi 83 anni. Ha gli occhi limpidi, e ci si specchia, in quegli occhi. Amedea ha una gran voglia di raccontare, di regalare, a chi l’ascolta, la sua memoria. Amedea scrive, fissa sulla carta i suoi ricordi perché rimangano per sempre.
Amedea è stata staffetta partigiana.
E quando parla di questa esperienza si sente nella sua voce, nelle sue parole, tutto l’orgoglio per aver contribuito, anche se in minima parte, alla lotta per la liberazione della nostra patria dal giogo nazista. Noi, che ancora non eravamo nati, la ascoltiamo sempre incantati e pieni di rispetto. Scrive anche, Amedea. Cronache di quei giorni, e poi ancora delle lotte sostenute dalle salariate per aver condizioni di lavoro più decenti. Pressoché autodidatta –non erano molte, in quei tempi, le donne che studiavano- ha una scrittura precisa, puntuale, ma anche piena di passione. Dopo la guerra si è resa conto che anche il “sapere”, che anche la cultura, possono essere un’arma per combattere ingiustizie e sopraffazioni. E così Amedea  ha cominciato a leggere. E libri, cura della famiglia, e ancora lotte, hanno scandito il suo tempo. Ed è ancora così, pure oggi. Perché ancora oggi lei è una combattente, è una resistente. Ancora oggi ha la grande capacità di indignarsi. E continua a combattere, a opporsi. A resistere, resistere, resistere. Vorrei scrivere un libro, su Amedea. Ma non ho la capacità di trasferire sulla carta la limpida luce del suo sguardo.


Amedea scrive, fissa sulla carta i suoi ricordi perché rimangano per sempre. E' dai suoi fogli, molti scritti a mano, qualcuno con il computer, che ho prelevato piccoli frammenti della sua vita di ragazza ventenne.

Staffetta_o
Staffetta_o

…La bicicletta è stata la mia grande compagna durante la guerra. Con la bicicletta trasportavo armi, viveri, indumenti  per portarli ai compagni partigiani nascosti nei fienili, e quando era estate nei campi, fra la canapa. Portavo anche messaggi e volantini in varie località, anche lontane: frazioni di San Giovanni in Persicelo, Anzola, Sant’Agata, Castelmaggiore, Trebbo di Reno, Argelato, e molte altre ancora.
Era in bicicletta che accompagnavo i responsabili (militari e politici del gruppo) agli appuntamenti. Io rimanevo a una certa distanza da loro, per controllare che la strada fosse libera da posti di blocco fascisti o tedeschi.
La mia bicicletta era molto vecchia, aveva i copertoni consumati, ma nuovi non si trovavano e io dovevo rattopparli come potevo, e diverse volte mi ha lasciato a piedi.
Un giorno d’inverno, mentre tornavo da una missione, trovai la strada ghiacciata (era la via Ronchi, ricordo) e non riuscivo a stare sulla bici a causa del gelo. Rischiavo di cadere e dovetti andare a piedi portando la bicicletta a mano. Il freddo mi entrava nelle viscere, mi misi a piangere disperata. Non potevo fermarmi in una casa per riscaldarmi, non conoscevo nessuno. Dovevo arrivare a casa mia.
All’arrivo mia madre mi vide stravolta: mi fece andare a letto, mi preparò bottiglie piene di acqua calda e mi coprì con due coperte imbottite e mi stette vicino.
Dentro di me pensavo: una staffetta che piange dal freddo….

…Nel frattempo è arrivata a casa mia Renata, la staffetta con la quale ho condiviso tutto il periodo della Resistenza. Mi porta un messaggio da recapitare al responsabile del S.A.P. entro le cinque del pomeriggio. Mi chiede aiuto per preparare la Bandiera Rossa: la stoffa se l’è nascosta addosso, ma non sa come fare a disegnare falce e martello. Prendiamo allora un martello e la falce che si usava per mietere e disegniamo il modello adoperando un cartone che sta dietro il quadro di mia nonna. Non sappiamo quale colore adoperare. Renata utilizza il nero. La bandiera non ci piace: è venuta proprio brutta…

…Vi era gioia per la pace raggiunta, ma anche amarezza per quelli che sapevamo non sarebbero tornati più:
quelli fucilati a Castelmaggiore in Via Saliceto.
I sette del caseggiato “la biscia”.
Quelli trovati nella buca di San Rufillo.
Quelli trovati a Sabbiuno in fondo ai calanchi (proprio i compagni cui avevo fatto da staffetta, di cui conoscevo tutti i nomi).
I  fratelli Tarozzi, Germano, e altri due di Sala Bolognese di cui mi sfugge il nome, non sono mai stati trovati, non si è mai saputo nulla.
Infine la strage di Marzabotto.
Nella nostra provincia vi sono centoventotto donne cadute: a loro è dedicato un monumento che si trova a Villa Spada, in via Saragozza.




E ora le voci di: Renzo Montagnoli (con una poesia inedita), Franco Fortini, Cesare Pavese Giordano Cavestro (Mirko) giustiziato a solo 18 anni per aver cercato di riaccendere il faro della Libertà.
Alla fine c’è anche una mia quasi poesia, scritta proprio ieri.


Decima Mas


Decima Mas


Banditi dalla memoria
          di
Renzo Montagnoli

Forche innalzate, macabri idoli,

mura sbrecciate dalla mitraglia

e il sangue che scorre veloce

a rinverdire l’erba della speranza.

Combatteste e moriste,

giovani e anche vecchi,

un esercito di cenciosi

armati solo del desiderio di riscatto.

Vi chiamarono banditi,

ma eravate solo uomini

che cercavate per tutti la libertà.

Ogni 25 aprile si celebra la memoria

fra frasi tronfie di retorica

e tricolori mossi dal vento

ma siete croci ormai dimenticate

sommerse da vuote parole

in un ricordo che sfuma nel tempo.

Foste partigiani,

artefici di una libertà

che ormai più non meritiamo.



Canto degli ultimi partigiani
                 di
        Franco Fortini
 
Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell'acqua della fonte
La bava degli impiccati.
 
Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull'erba secca del prato
I denti dei fucilati.
 
Mordere l'aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d'uomini
Mordere l'aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d'uomini.
 
Ma noi s'è letta negli occhi dei morti
E sulla terra faremo libertà
Ma l'hanno stretta i pugni dei morti
La giustizia che si farà.




Cesare Pavese

Tu non sai le colline
dove si è sparso il sangue.
Tutti quanti fuggimmo
tutti quanti gettammo
l'arma e il nome. Una donna
ci guardava fuggire.
Uno solo di noi
si fermò a pugno chiuso,
vide il cielo vuoto,
chinò il capo e morì
sotto il muro, tacendo.
Ora è un cencio di sangue
e il suo nome. Una donna
ci aspetta alle colline.


(9 novembre 1945)




Giordano Cavestro (Mirko)
 Di anni 18, studente, nato a Parma il 30 novembre 1925. Nel 1940 dà vita, di sua iniziativa, ad un bollettino antifascista attorno al quale si mobilitano numerosi militanti; dopo l'8 settembre lo stesso nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle prime attività partigiane nella zona di Parma. Catturato il 7 aprile 1944 a Montagnana (PR), nel corso di un rastrellamento operato da tedeschi e fascisti, è tradotto nelle carceri di Parma. Processato il 14 aprile dal Tribunale Militare di Parma, viene condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e trattenuto come ostaggio. Fucilato il 4 maggio nei pressi di Bardi (PR), in rappresaglia per l'uccisione di quattro militi fascisti, con Raimondo Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti.

Parma, 4-5-1944
Cari compagni, ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.



Vogliono modificare la Storia
                    di
               Milvia

Vogliono modificare la Storia riscrivendo libri
ma la Storia non si può cambiare
è incisa nelle montagne rosse di sangue
nello sguardo dei ragazzi fucilati
nel pianto dei padri e delle madri
nel canto  di brigate partigiane
sui muri  di Pianosa e Ventotene.
La Storia è quella e non si può cambiare:
non si può cancellare la speranza
che nel lontano aprile si è levata
come un vento impetuoso
di libertà risorta e conquistata.



E ancora:
Ora e sempre resistenza


Ascanio Celestini



E non dimentichiamoci neppure delle canzoni. Continuiamo a cantarle, con i nostri figli e i nostri nipoti. Non smettiamo mai mai mai  di ricordare.

Oltre il ponte

Bella ciao

Guardali negli occhi
postato da: Soriana alle ore 00:59 | link | commenti (14)
categorie: calendari
giovedì, 24 aprile 2008

Double post

Perché double post? si chiederanno i miei amabili lettori. Perché è un post diviso in due: una parte  dedicata a un incontro della settimana scorsa in libreria, e una parte per riprendere, in base ai vostri commenti, l’argomento del mio post precedente: Paloma e  l'eleganza del linguaggio

Senza titolo-9



Senza titolo-9


Natàlia Molebatsi: una voce che danza

Circa due settimane fa Michela Murgia, la settimana scorsa Natàlia Molebatsi: due begli incontri, la scoperta di belle persone. Lo scenario sempre lo stesso: la calda e accogliente libreria  InfoModoShop, in via Mascarella. E anche il conduttore è sempre lo stesso: Alberto
Masala. Un nome che è una garanzia, insomma. Garanzia di incontri piacevoli, di parole che scorrono diritte al cuore e, per quanto mi riguarda, anche di scoperte su realtà che ignoravo.
Allora giovedì 17 aprile in libreria si presentava l’antologia poetica “I nostri semi-Peo tsa rona (poeti sudafricani del post apartheid)": ulteriori dettagli
QUI

A parlarne, insieme a Alberto Masala e al giornalista Daniele Barbieri, il curatore dell’opera Raphael D’Abdon, sua moglie Natàlia Molebatsi (una delle poetesse presenti nella raccolta) e la loro figlioletta, una deliziosa frugolina di pochi mesi. Che in realtà non parlava, ma gorgheggiava amabilmente.
Della realtà del Sudafrica dopo l’apartheid io non sapevo molto. Forse non se ne parla, qui in Europa, o forse la mia ignoranza era dovuta  a disattenzione. Quindi è stato illuminante ascoltare le parole di Natàlia Molebatsi mentre raccontava del suo paese.
Se è vero che non esiste più un apartheid politico, dice la poetessa, l’apartheid economico è invece quasi totale. I neri abitano ancora nelle township, zone dove non c’è nulla,  lontane dai centri delle città, perché non possono permettersi di sostenere l’elevato  costo che comporterebbe vivere in un centro urbano. A parte una minoranza, i cosiddetti “neri colorati di bianco”, la popolazione autoctona del Sudafrica continua a svolgere lavori subordinati e umili, del tutto rifiutati dai bianchi. Natàlia Molebatsi aggiunge che, arrivando la prima volta in Italia, vedere che le addette alla pulizia delle toilette dell’aeroporto  erano donne bianche, le era sembrata una cosa stranissima..
Lo standard di vita dei bianchi in Sudafrica  è fra i più alti al mondo, e  normalmente in ogni casa ci sono almeno tre domestici.
 Un 10% della popolazione nera ambisce ad avere questo status symbol, e la conseguenza è un ulteriore impoverimento dell’altro 90%, perché dai loro fratelli di colore i domestici ricevono un salario molto basso.
Non crediamo, perciò,  ai vecchi scrittori sudafricani che, quando vengono in Europa dicono che va tutto bene, perché bene non va affatto, conclude la poetessa.
E infatti,ho trovato questo piccolo brano di Hugh Masekela nella prima pagina di I nostri semi, che rende l’idea di quanto ho riportato prima:
"Una volta ci ribellavamo per ogni cosa, ti ricordi? Uno sbirro schiaffeggiava qualcuno giù in città e ci ribellavamo. Oggi i bambini vengono stuprati e nessuno apre bocca. Neanche una parola da parte del governo, di nessuno. Siamo solo capaci di sospirare “eh, ma siamo liberi, almeno siamo liberi”.

Però c’è chi continua a parlare: sono i Poeti.
E esiste ancora, in Sudafrica, un concetto di poesia che da noi è sparito ormai da secoli, con qualche fortunata sopravvivenza in Sardegna e in una
parte della Toscana: poesia da ascoltare insieme, e non da leggere da soli  nel chiuso di una stanza. Poesia da danzare, sottesa da ritmi scanditi, scritta da autori che sono ben lontani dalla  ormai proverbiale solitudine del poeta.
Nel Paese africano le performance dei poeti sono seguite da migliaia di persone, come da noi accade per un concerto di una rock star. Ed è il pubblico che nomina Poeta chi gli si presenta davanti.  Le uniche voci libere e ascoltate dalle comunità sono i poeti. Dove c’è disarmonia il poeta interviene a sanare la frattura ed è in tal modo che egli diventa soggetto politico. Perché parla “in nome di
E “in nome di” parlano i poeti dell’antologia I nostri semi-Peo tsa rona. Poeti che parlano in nome di: quartieri, di piazze, di piccoli e grandi paesi, ma anche di famiglie o di individui schiacciati da problemi.  Poeti che per essere eletti tali devono saper “cantare”, attrarre, mantenere l’attenzione di chi li ascolta fino in fondo e poi metterci il senso in quello che dicono. Una poesia, la loro, essenzialmente orale, dove il testo stampato diventa una cornice di riferimento.
Tutto questo lo sento, lo capisco molto bene quando Natàlia Molebatsi ci presenta alcune sue poesie: la sua voce danza, ha un ritmo incalzante,  e anche se non capisco completamente il testo inglese (che verrà poi letto in italiano da Alberto Masala) quella sua voce  avvince e commuove. Mi sembra quasi di entrare in una centrifuga,  la sensazione è emotivamente forte, ma non certo sgradevole.
Una bella esperienza, davvero. Spero di poter avere ancora l’occasione di sentire le voci danzanti di poeti sudafricani.
Non mi rimane ora che riportare una delle poesie di Natàlia, dal titolo che è un imperativo valido non solo per il popolo sudafricano, ma per noi tutti.


Do not forget

Do no forget to co-and interexist
In your exsitence
Do not forget to desist this our penitentiary solidarity

Do not forget to  remember our mothers’ struggle
Do not forget
Madres de la Plaza de Mayo, Mothers of Beslan, Mama
Emily Lengolo
Qana, Sabra, and Chatila shatter my nights into
shredded glass

A luta  continua
Our struggle continues
Find at the depths of your soul
An opportunity to remember Hiroshima,
Falluja, Rwanda, Boipatong, Bhopal,
Pain still blinks into my Wounded Knee
Those skulls were robbed off the skin
That delocately wraps our faces
Leaving no trace of life
Do not forget
To remember!



Non dimenticarti

Non dimenticarti di co- e inter-esistere
Nella tua esistenza
Non dimenticarti di desistere da questa solidarietà da
penitenziario

Non dimenticarti di ricordare la lotta delle nostre
madri
Non dimenticarti
Las Madres de la Plaza de Majo, le Madri di Beslan,
Mama Emily Lengolo
Qana, Sabra e Chatila frantumano le mie notti
in mille pezzi di vetro

A luta continua
La nostra lotta continua
Trova nella profondità della tua anima
Una ragione per ricordare Hiroshima,
Falluja, Ruanda, Boipatong, Bhopal
Il dolore ancora pulsa dentro il mio Ginocchio Ferito
La pelle che avvolge delicatamente i nostri volti
Venne strappata da questi teschi
Senza lasciare alcuna traccia di vita

Non dimenticarti
Di ricordare!


Prima di passare alla seconda parte del post ecco la bellissima voce di:
Miriam Makeba



Paloma e la (sempre più mortalmente noiosa) eleganza del linguaggio

copertina L

Ragazze (e ragazzi) meno male che mi sono arrivati i vostri commenti…e che altre cosette mi tengono occupata. Altrimenti a quest’ora sarei morta di noia…Anzi, no, non è esatto. Perché questo libro qui, questo romanzo dal titolo raffinato e accattivante al tempo stesso, non mi sta solo annoiando, ma mi sta facendo anche arrabbiare. Vi trovo una supponenza, una presunzione che tracima da ogni riga. Non sarò io all’altezza? Mah…Non so.

Se ho deciso di rispondere ai commenti con un post è perché volevo dare più rilevanza a ciò che mi avete scritto.

Ringrazio prima di tutto Cri, che partecipa sempre con calore e affetto a questo blog. Cri, se quel “qualcosa che ti urge più della lettura” è lo scrivere poesie…benedetta questa urgenza!

Poi do il benvenuto a Massimo. Quando scrivi, Massimo, che la narrativa offre allo scrittore la possibilità di fare quello che vuole con i suoi personaggi, in parte ti do ragione. Però io credo che un autore, nel momento in cui comincia a scrivere, debba stipulare una sorta di patto di lealtà con il lettore. Un impegno a non  raccontargli frottole, insomma, pur inventando.
Può inventare, certo, immaginare. Anzi, è anche questa l’arte dello scrivere. Ma non deve ingannare. E secondo me in questo libro più che invenzione c’è inganno.

Come spesso mi capita leggendoti, Annalisa, mi hai strappato un sorriso…
Quelle frasi che io ho riportato ti sembravano incredibili? Guarda, questo post sta diventando veramente troppo lungo perché io ne riporti altre, ma ti assicuro che, a mano a mano che proseguo nella lettura, è tutta un’escalation. Giustamente dici che l’autore dovrebbe far dimenticare la sua presenza al lettore. Quella di Muriel Barbery è sempre lì, sgomita, si affaccia, esce dalla pagina non per andarsene ma per abbracciarla tutta fino a soffocarla.  Ho l’impressione che voglia dire a tutti quanto lei sia brava e colta e saggia ecc.ecc.  Dimostrando invece quanto lei sia…pedante…

Oh, sì, Giadanila: a pag.160 (lì, sono) pure Renèe mi sta dando il tormento. Anche se, senza dubbio, è più credibile della ragazzina sotuttoio. E’ vero che c’erano state quelle premesse che presentavano Paloma come una ragazzina superdotata…ma, come tu dici, l’autrice ha calcato troppo la mano (ma molto molto molto, l’ha calcata…) Forse se avesse esposto le stesse teorie, le stesse riflessioni che Paloma esprime e che possono essere condivisibili o non condivisibili (non è questo il problema) con un linguaggio più semplice (cose complicatissime si possono esprimere con semplicità) forse il risultato sarebbe stato migliore.

Ondina, ho riflettuto su quanto hai scritto. E’ vero che nelle favole gli animali parlano, e quel linguaggio non mi sembra assurdo. Ma sono favole, le prendiamo come tali, non ci sentiamo ingannati. Però forse a me è sfuggita quella chiave di lettura che ha permesso a te di apprezzare, di intuire “la vicenda nascosta, interiore”, come tu dici. Io, come ho già scritto rispondendo ad altri commenti, trovo tutto forzato e funzionale solo a gratificare l’ego dell’autrice. Posso sbagliarmi, certo. Ma è bello confrontarci e avere idee dissimili, altrimenti, oltre che questo libro, sarebbe noiosa anche la vita.

Francesco non scriverebbe MAI così, Sabrina, ne sono (quasi?) certa. Mi hai fatto ridere, e poi, sai, l’avevo pensata pure io questa cosa…Francesco Giubilei, con un intelligenza e una cultura di gran lunga superiore alla maggior parte dei suoi coetanei è comunque (spero) un normalissimo ragazzo che non ammorberebbe mai le pagine del suo diario in tal modo…

Leggilo, leggilo, Barbara! Sono curiosa di sapere il tuo giudizio…Il commento di Ondina (che è riuscita a leggere il romanzo in un solo giorno!!!) mi ha messo in crisi.  Però di una cosa sono certa: non è che sia strano, che una ragazzina di dodici anni parli così, ma è assolutamente impossibile!!!!


Non mi ricordavo, Cinzia di questo tuo post. Magari me lo fossi ricordato!  Ci avrei pensato bene prima di indicarlo come libro del mese al gruppo di lettura…Il bello è che ci riuniamo l’8 maggio, e io mi ero dimenticata che quel giorno sarò a Torino…Beh, quasi quasi è meglio: evito le botte… Vedo che i nostri giudizi collimano. E è anche vero quello che tu scrivi in un commento al tuo post: non c’è differenza fra lo stile espressivo di Renèe e di Paloma. E questo è un errore davvero grosso!

Grazie a tutte e tutti. Mi sono proprio divertita, con questo post.
Se poi il libro non l’ho capito…beh, mi butterò su Armony…

Ancora un po’ di musica? O.K.! Va bene,

Sinatra?
martedì, 22 aprile 2008

Paloma e l'eleganza del linguaggio

copertina L
Essendo arrivata solo a pagina 77 (sulle 319 che compongono il romanzo) è senza dubbio troppo presto perché io possa dare un giudizio su L'eleganza del riccio
il  romanzo della scrittrice francese, nonché  docente di filosofia, Muriel Barbery.
E’ il libro che il mio gruppo di lettura e io stiamo leggendo in questo periodo. Ho... l’onore (o forse la colpa) di essere stata proprio io a sceglierlo come libro del mese. Questo perché ne ho sentito parlare tantissimo, ma, soprattutto, per aver letto o ascoltato critiche talmente opposte fra di loro da farmi pensare  a volte che si riferissero a due libri completamente diversi.
E se ne volete un esempio fate click Qui

Ero quindi molto curiosa di leggere questo romanzo e di discuterne poi con il gruppo. Ma ora non so se il mio consiglio di lettura è stato un buon o cattivo consiglio.
Non farò nessun accenno alla trama, che potete leggere, se già non la conoscete, nei siti che ho linkato.
Voglio solo esprimere perplessità su Paloma, una delle due voci narranti  del romanzo. Paloma è una dodicenne (quasi tredicenne, in verità) che scrive una sorta di diario, utilizzando un linguaggio che, a mio avviso, è assolutamente improbabile in una ragazzina di quell’età. E’ vero che lei li chiama “pensieri profondi” (e mi astengo di dare un giudizio sulla loro profondità), ma sentite come scrive:

(Da “pensiero profondo n.3” -pag.48-):

<<Quelli più forti
fra tutti gli uomini
non fanno nulla
parlano solamente
parlano di continuo

E’ un mio pensiero profondo che è nato da un altro pensiero profondo.L’ha espresso un invitato di papà, ieri sera a cena. “Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare insegna agli insegnanti, e chi non sa insegnare agli insegnanti fa politica”
………
Io però credo che questa frase sia davvero un pensiero profondo, proprio perché non è vera, o perlomeno non del tutto. Il suo significato non è quello che appare a prima vista. Se nella scala sociale si salisse in funzione della propria incompetenza, vi garantisco che il mondo non girerebbe come gira oggi. Ma il problema non sta qui. Il significato di questa frase non è che gli incompetenti hanno un posto in prima fila, ma che non c’è niente di più duro e ingiusto della realtà umana: gli uomini vivono in un  mondo dove sono le parole e non le azioni ad avere il potere, dove la massima competenza è il controllo del linguaggio. E’ una cosa terribile, perché in definitiva siamo soltanto dei primati programmati  per mangiare, dormire, riprodurci, conquistare e rendere sicuro il nostro territorio, e quelli più tagliati per queste cose , i più animaleschi fra noi, si fanno sempre fregare dagli altri, cioè da quelli che parlano bene ma che non saprebbero difendere il proprio giardino, portare a casa un coniglio per cena o procreare come si deve. Gli uomini vivono in un mondo in cui sono i deboli a dominare. E’ un terribile oltraggio alla nostra natura animale, una specie di perversione, di contraddizione profonda>>


Dico, io, ma chi ha mai sentito parlare così una…cinnazza (espressione bolognese fra l’affettuoso e l’ironico per dire bambinetta) di dodici anni?
Oddio, è vero che negli ultimi anni non ho frequentato fanciullini dodicenni, ma ho forti dubbi che si esprimano in tal modo…
O sì? Sta di fatto che quando tocca a Paloma far sentire la sua voce a me viene una sorta di prurito, un fastidio di pelle e occhi, e non vedo l’ora di riascoltare l'altra voce narrante, quella di Renée, la portinaia…double face.
Paloma mi irrita, mi annoia, la trovo del tutto improbabile, sento che mi sta ingannando.
Allora mi piacerebbe chiedere se qualcuno di voi  ha letto L'eleganza del riccio e che cosa pensa, non tanto del libro, ma di questa cosa qui, del linguaggio di Paloma, dico.
Perché non credo che l’autrice non sappia che non è così che parla una bambina, non credo che nessun editor  non le abbia fatto notare che Paloma non è una docente di filosofia, sociologia e affini…E allora mi viene il dubbio che quel linguaggio sia una sorta di metafora, o che la povera Paloma sia posseduta in maniera incoercibile dalla voce dell’autrice (avete presente L’esorcista?), o che alla fine del libro si scopra che in realtà la piccola  Paloma ha cinquantatre anni e tre mesi e che si è presa gioco del lettore fin dall’inizio, o che…
Non lo so, proprio non lo so. Forse c'è  davvero qualcosa che non sto capendo.
C'è qualcuno che mi può illuminare?
E ancora vorrei sapere: ma in un  romanzo, in un racconto, un personaggio deve utilizzare un linguaggio che rappresenti  la sua età anagrafica, il suo ceto sociale e culturale, oppure no? Io un 'idea in proposito ce l'ho...ma magari mi sbaglio...



Se volete ascoltare le prime pagine del libro accomodatevi
Qui

Se poi volete ascoltare un po’ di musica ecco un autore amato dalla portinaia Renée (ma anche da me) :
Mahler Sinfonia n.5 Adagietto

P.S.: Aspetto aiuto, non lasciatemi nel dubbio...

lunedì, 21 aprile 2008

Consigli di rotta


Tibet
Old Tingri (Tibet) 2004

Asia News


Resistere resistere resistere
resistere

ReAnto: non è un paese normale

Da dove ricominciamo?
Da Giorgiamada

Nexus
Riflessioni minime sui diritti umani

Micromega:
Il voto visto dall’estero

Barbara Provenzi:
La Pace: un canto degli Indiani irochesi

Facile fare gli sceriffi...
da Morgan.

Ora sesta
In terra partigiana  di Luisito Bianchi

Le quartine dell'infamia di Patrizius



Scritture e scrittori
scritture

Immagina: una mia recente poesia
Da Renzo Montagnoli

Il falco di Cristina Bove


Le piume di Natàlia Castaldi


I primi commenti su una bella rivista letteraria:
Historica il Foglio letterario

Giorgio Medda: tre sue belle poesie.


Laura scrive: non sono ricca...
andate a leggere il seguito


Un diario rimasto nell'ombra:
Ne parla Piera di Mulini a Vento


E ancora luci su:
luci su

Fabio Geda :
Film, libri, divieti

Sull'amicizia, sul ricordo, sul virtuale:
da Giulia


Piccolo schermo
tv


Teatro in Tv
La piece teatrale tratta da Gomorra di Roberto Saviano inaugura il 25 aprile su Rai2 un ciclo dedicato al Teatro. Naturalmente...in seconda serata...



Mentre su Radiorai 3
top

top

dal 24 aprile al 26 maggio 2008 - tutti i giorni dalle 18,00 alle 18,45
Il CAMMINO
Da Roncisvalle a Santiago de Compostela: questo è "Il Cammino" che Piergiorgio Odifreddi, Sergio Valzania e Franco Cardini si accingono a condurre a piedi, in diretta tutti i giorni (dal lunedi alla domenica) dalle 18.00 alle 18.45, dal 24 aprile fino al 26 maggio 2008.
Buona parte del cammino sarà percorsa dalla strana coppia Odifreddi-Valzania: per quattro settimane il matematico ateo militante e il cattolico direttore di Radio3 avranno occasione di misurare le proprie idee lungo gli 800 chilometri del Cammino che da Roncisvalle porta alla capitale della Galizia su una delle sacre vie d'Europa. Lo storico Franco Cardini condurrà il programma con Odifreddi nella settimana dal 6 al 13 maggio.
Dopo La via Francigena, La via di Sigerico e La via di Paolo e Giovanni, Radio3 torna sul Camino de Santiago de Compostela, meta de La via Lattea, primo "radiopellegrinaggio" della terza rete radio nel 2004.


A Bologna
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La bottega dell'elefante :

Continuare a leggere, pensare, scrivere per restare liberi - Benni, Vittorini, Fortini, Brecht:
il 21 aprile, ore 21, 15 presso il circolo Cesare Pavese Via del Pratello 53
Lunn   Presso il Circolo Pavese, via del Pratello 53 (Bo) tutti i lunedì sera, alle 21,15  Presso il Circolo Pavese, via del Pratello 53 (Bo) tutti i lunedì sera, alle 21,15
    
 
postato da: Soriana alle ore 18:24 | link | commenti (5)
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domenica, 20 aprile 2008

Un altro sguardo

arcobaleno2007


Ho deciso di aprire un nuovo tag: un altro sguardo, lo voglio chiamare.
Un bisogno essenziale, o meglio esistenziale, di diventare strabica. Di mantenere cioè uno sguardo su quanto di infetto sta avvenendo e avverrà nei giorni futuri in Italia e nel resto del mondo,  ma, con uno strabismo voluto, riuscire a cogliere anche episodi positivi, che servano quale antidoto al virus che inesorabilmente invaderà sempre più questo nostro povero Paese.
Un antidoto per neutralizzare la nausea  che mi procura chi, reso ancora più forte e sicuro  dal recente risultato elettorale, esterna, aggredisce, fa gesti stupidi e volgari. I vari 
Montezemolo.
Gli inqualificabili criminali che assaltano il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma: ce ne parla Beppe Iannozzi Qui
Il…mimo Berlusconi Silvio, che gioca a fare il killer di una giornalista russa 
dimostrando ancora una volta di essere un vero signore, ricco di sensibilità e buon gusto…Forse, poverino, occupato come è stato ad accumulare consensi (e tant’altro ancora…) non è al corrente del fatto che, in Russia, i giornalisti li ammazzano sul serio: Qui

Un antidoto, dunque. Prendendo spunto anche da quanto scritto oggi da
Laura e Lory , ma anche guardando e ascoltando altro. Non so se materia per mettere insieme il mio kit antiveleno la troverò nelle istituzioni, ne dubito, così come dubito fortemente che la potrò racimolare nella voce dei politici, anche all’opposizione. Ma nella voce, nei gesti della gente comune forse sì, e, in effetti, mi è già capitato questa mattina. Niente di che, nessuna cosa eclatante. Ma è anche con i piccoli fuscelli che i castori costruiscono dighe (almeno così mi hanno