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venerdì, 28 marzo 2008

Passione

ballo1


Il calore dell’estate, una bella ragazza, un ballo sotto il pergolato. Ed ecco che la passione dei sensi che sembrava solo un ricordo lontano si riaccende.   Ce lo racconta l’ abile penna di Renzo Montagnoli.


Sotto il pergolato

di Renzo Montagnoli



Era una torrida giornata d’estate, ma sotto il pergolato c’era un po’ di refrigerio, nonostante il sole riuscisse a filtrare fra le foglie, facendo luccicare gli acini quasi maturi.
Guardava i due ragazzi ballare al ritmo di una musica moderna; staccati, l’uno dall’altro, si agitavano come indemoniati, incuranti della calura opprimente. In particolare Lisa, la fidanzata di suo figlio, sembrava non sentire il peso dell’abbondante pasto appena consumato e si esibiva in movenze sinuose, quasi un richiamo sessuale volto ad aumentare il desiderio del suo innamorato che corrispondeva entusiasta con una vitalità sorprendente.
Osservò Jacopo, il suo unico figlio, e constatò con piacere che era veramente un bel giovane, ma la sua attenzione, quasi inconsciamente, era sempre più rivolta a Lisa, stupenda in quel vestitino a fiori che esaltava le sue forme morbide, che dava slancio a quelle gambe snelle che sembravano volare nei passi della danza. L’abbondante scollatura lasciava intravedere un seno generoso che sussultava ritmicamente e in cui si perse.
Chiuse gli occhi e l’immagine di quelle mammelle rotonde si sovrappose a quella di un altro seno durante un altro ballo di tanto tempo prima. Rivide così la scena di quando aveva conosciuto sua moglie, di quel ballo molto più quieto, di quel valzer lento durante il quale l’aveva tenuta stretta quasi temesse che gli sarebbe sfuggita. Era bella Francesca, radiosa in quel vestito nero che la fasciava, lasciando indovinare le linee aggraziate di un corpo esile, ma perfetto.
Riaprì gli occhi e guardò la moglie: sonnecchiava appesantita dal pasto, abbandonata sulla sedia. Era cambiata tanto, non aveva più nulla di quella ragazza esile di un tempo, con quel vestito troppo stretto per lei, dal quale la carne traboccava; spostò la sua attenzione sul volto, su cui i segni del tempo marcavano linee ora strette, ora larghe.
- Vuoi ballare con me?
Si scosse e vide Lisa che lo invitava.
- Sono vecchio, ormai; poi questi balli non fanno per me.
- Metto sul giradischi qualche cosa d’altro, di più quieto, magari un bel valzer lento.
- Allora sì.
Lasciò che la mano della ragazza prendesse la sua, si fece condurre fino al piccolo spazio di quella balera improvvisata e, quando cominciò la musica, chiuse gli occhi, attrasse a sé quel corpo fresco e si lasciò trasportare dalle note.
Gli sembrò di essere sospeso in uno spazio senza tempo, in una dimensione sensoriale sconosciuta e si chiese se era tutto vero, oppure un parto della sua immaginazione.
Avvertì chiaramente alcuni brividi che percorrevano il suo corpo, si accorse con vergogna del riaccendersi della sua virilità e allora immaginò di non essere con Lisa, ma con Francesca.
Ad occhi chiusi vedeva innanzi a sé quel bel vestitino nero, risentiva l’emozione di quel giorno, il desiderio che cresceva, il sangue che ribolliva, ed allora si fermò, accennò una scusa qualsiasi e ritornò al suo posto. 
Si accasciò quasi sulla sedia, il volto sgomento, l’animo angosciato, al punto che i vicini si preoccuparono, pensando a un malore improvviso.
- Vuoi un po’ d’acqua? Desideri coricarti?
- No, è che alla mia età e dopo un pasto così non si possono più fare certe cose.
Lisa gli si avvicinò e gli mise una mano sulla fronte.
- Scotti; forse è il caldo.
- Sì, è il caldo.
E avvertì chiaramente il calore espandersi dentro di lui, accompagnato da brividi freddi.
- Se riesco a stare un po’ quieto, mi riprendo.
Un’altra mano si posò sul suo capo, una mano grassoccia scossa tutta da un tremito.
Alzò lo sguardo e vide sua moglie come in controluce; non riusciva a scorgerla perfettamente, tanto sembrava avvolta da una nebbia chiara e densa, ma sapeva che era sua moglie, perché udiva la sua voce trepidante, sentiva il suo affanno, la sua preoccupazione.
- Che hai? Come ti senti? Ti sta passando?
Chiuse gli occhi e la vide chiaramente, fasciata dal suo vestito nero, snella, aggraziata,estatica dinnanzi a lui; sentiva il suo profumo di violetta, la musica del valzer lento che accompagnava i movimenti della sua figura e su quelle note lo colse il sonno.
Quando si risvegliò, vide che erano tutti intorno a lui; scorse nitido il volto di sua moglie, le gote un po’ ingrossate, le rughe intorno agli occhi, così diversa da Lisa, dalla sua freschezza, dalla sua vitalità, ma non gli era mai sembrato così bello, con quegli occhi che celavano a stento la preoccupazione per il suo stato.
Si precipitò a dire che stava meglio, che era tutto passato, anzi, si scusò per il disturbo involontario e per dimostrare che era tutto vero si alzò in piedi e strinse a sé  Francesca.
- Ho avuto paura, tanta paura, vecchio mio.
- Pure io ho avuto paura, ho temuto di perderti.
Lisa mise sul piatto un disco con valzer lenti e disse – Che bello vedere due che alla loro età si vogliono ancora così bene.
Sempre stretto alla moglie accennò alcuni passi di danza, lasciò scorrere le mani lungo quei fianchi pingui che ora gli sembravano così esili, sentì prepotente rinascere il desiderio e gli sembrò di tornare a vivere.
- Che ne dici, se andiamo a casa? – le sussurrò.
- Sei stanco?
- Per niente, è che avrei voglia, mi capisci vero cosa intendo?
- Sì, vecchio porcellone…
- E allora andiamo; è inutile aspettare; il tempo vola e oggi mi sento come quel giorno che ti ho conosciuta, risento la stessa musica, anche se non ricordo il titolo.
- Era un valzer, il valzer delle candele.
- Ah sì, ora rammento come fosse adesso; c’è su un altro valzer, ma tu sei sempre tu.
- Magari! Sono cambiata, ingrassata, invecchiata.
- Pure io e ho messo su pancia, ma siamo sempre noi, c’è sempre quel sentimento.
Si fermarono, salutarono tutti, dicendo che se andavano, accampando la scusa di un certo affaticamento e probabilmente vennero creduti. Solo Lisa, con un sorriso d’intesa, sembrò aver compreso e li accompagnò all’auto.
- Buon viaggio, andate piano e…riposatevi.
Corse via ridendo e battendo le mani.
Messa in moto l’auto, estrasse dal cassetto un CD e lo inserì nel lettore.
Possenti si diffusero le note del Bolero di Ravel, mentre Francesca si abbandonava sul sedile, accarezzando i capelli del suo uomo.
- Via, a casa, che non riesco più aspettare, Francesca.
- Sì, andiamo, voliamo. Ah scusa; che abbia capito qualche cosa, Lisa?
- Lisa? Gran bella ragazza e anche intelligente, perspicace, il tipo giusto che ci voleva per Jacopo; mi ricorda tanto te quando eri giovane, la stessa vitalità, la stessa grazia, lo stesso intuito. Sì, penso che abbia capito e ne sono contento.
- Tempi passati; ero un bel figurino, ma poi gli anni pesano, si fanno sentire, che lo vogliamo o no; anche tu eri un gran bell’uomo e lo sei ancora, perché io ti vedo così.
- Vuoi sapere un segreto? Per me non sei per nulla cambiata.
- Perché hai messo su il Bolero di Ravel, e non un valzer lento?                  
- Non lo immagini? Meglio non raffreddare…
Scoppiarono a ridere come due ragazzi.

E ora....Musica!

Il languore del ricordo

L'incalzante passione


Buon ascolto, e che... la passione sia con voi!
postato da: Soriana alle ore 00:03 | link | commenti (3)
categorie: tessitori di parole
giovedì, 27 marzo 2008

In partenza...

locandina_08-xtaccuini
Da venerdì 28 marzo a  lunedì 31 sarò a Napoli per Galassia Gutenberg.
Per chi fosse interessato a visitare questa manifestazione che si occupa di libri e multimedia ecco dove si può scaricare il programma.


Programma


A chi abita in Emilia-Romagna ecco un consiglio su come passare il prossimo sabato sera (quello del 29 marzo): nel bellissimo teatro di Mordano  (in provincia di Bologna) ci saranno Alberto Masala e Gavino Murgia in concerto. Lo spettacolo inizierà alle ore 21. Purtroppo non potrò esserci, e mi dispiace  proprio… Sono due grandi artisti...

Un’ultima segnalazione è questa : La non violenza non paga . Ci  troverete un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera. Vorrei parlarne a lungo, ma questa sera non ce la faccio. Spero di farlo domani. Spero.
Mi spiace non fare altre segnalazioni, ma ho davvero poco tempo. Domattina mi devo alzare alle sei, e ho ancora un po’ di cose da fare.
Per ora vi lascio il mio saluto affettuoso.
postato da: Soriana alle ore 23:38 | link | commenti (8)
categorie: dall italia e dal mondo
mercoledì, 26 marzo 2008

Certi ambasciatori...

muro

Giorni fa ho ricevuto una mail dalla mia amica israeliana Nurit Peled, che riportava una testimonianza del marito Rami Elhanan riguardo a un evento al quale era stato invitato.
Dopo aver chiesto l’autorizzazione a Nurit sono molto contenta di far partecipi anche voi del testo di Rami Elhanan, un grande uomo che ha per moglie una grande donna. (E di Nurit vi ho parlato più volte).



Signore e signori:  Sua Eccellenza l'Ambasciatore d'Israele a Varsavia"
di Rami Elhanan

Lo scorso giovedì sera, la famiglia Elhanan è stata ospitata nella casa della famiglia di  Bassam Aramin ad Anata.
Una corsa di 20 minuti da Motza, lontana venti anni luce da Gerusalemme.
Abbiamo mangiato una montagna di Maqloube con mandorle e yogurt.
Bassam ci ha raccontato del suo incontro con l'attore Shlomo Wizcinski che è stato designato per interpretare il ruolo di Bassam in una nuova opera.
E Nurit ha fatto un dono a Salwa: un ciondolo d'argento con il nome della figlia Abir, che riposi in pace, fatto da un argentiere di Gerusalemme. E' stato  emozionante.
E poi abbiamo visto le immagini
  dell'attacco alla Yeshiva di Merkaz Harav a Gerusalemme
sullo schermo del televisore.
E ancora una volta una mano fredda ha stretto il cuore, e ancora una volta il sangue si è gelato nelle vene- tu sai che la spada che è attorcigliata dentro di te non avrà pace fino a quando il calderone di sangue è colmo e la vendetta è presa.
Su una parte dello schermo, il nastro delle notizie con gli ultimi aggiornamenti tetri da Gaza: otto morti in un'ora.

E vicino al televisore, Salwa è triste fino alle lacrime per le madri della morte.
E' stata dura. Veramente dura.
"Va bene" ha detto Bassam quando ci siamo salutati. "Almeno ci vedremo a Varsavia domenica…"
Entrambi eravamo stati invitati dalla televisione di Varsavia e da HBO per la prima di un nuovo documentario sull'organizzazione delle famiglie in lutto Israeliane e Palestinesi del Forum delle Famiglie
  del  Parents Circle
Ero felice. Sapevo che insieme saremmo stati capaci di trasmettere un messaggio di speranza alla gente che per la maggior parte non ha la minima idea sulla realtà del conflitto.
Sapevo che in virtù del nostro dolore condiviso le persone ci avrebbero ascoltato- e forse persino parlato di pace.
Ero naïf. Ho dimenticato completamente che la maggior parte dei  palestinesi non può semplicemente alzarsi una mattina, come ogni uomo libero, e viaggiare ovunque e quando gli aggrada. Nonostante un mare di telefonate, dozzine di e- mail arrabbiate, suppliche e grida, Bassam è rimasto a casa senza un visto.
E perciò mi sono ritrovato lunedì sera al Teatro Nazionale Polacco di Varsavia, solo, davanti a un curioso pubblico polacco, due ambasciatori, Israeliano e Palestinese, e una sedia vuota- la sedia di Bassam. 
Il film è cominciato. Silenzio mortale. Storie che spezzano il cuore per un'insopportabile sofferenza umana, senza domande politiche, senza tentativi di quantificare la sofferenza. Storie di lutti e futili tentativi di dare anche solo un piccolo significato all'incredibile, non necessaria perdita che ogni famiglia ha vissuto. 
E un incerto tendere di una mano all'altra parte, e un abbraccio, e riconciliazione, e l'ombra di un sorriso, un germoglio di speranza. Uomini e donne con facce segnate dalla sofferenza in estremi primi piani, che raccontavano  e raccontavano. 
E di quando in quando un singhiozzo poteva essere ascoltato dalla platea della sala buia, e forse anche lo scivolare delle lacrime- l'atmosfera è forte e pesante.
Quando la proiezione finisce, Sua Eccellenza l'ambasciatore Israeliano si muove con fastidio nella sua poltrona, tra i suoi bodyguard, il linguaggio del suo corpo comunicava impazienza e sfrontata aggressione.
"Conta fino a dieci!" grida un Israeliano dal pubblico, ma è già troppo tardi. Egli si alza e conquista l'unico  microfono, e ognuno, incluso l'Ambasciatore palestinese, siede ammonito come un  bambino disubbidiente, in ascolto delle parole di sua Signoria.

E lui spiega, sua Maestà, che ha avuto timori e esitazioni sul fatto di partecipare all'evento di quella sera dopo quello che era successo a Gerusalemme giovedì, ma in ragione del rispetto delle famiglie in lutto ha deciso di venire. Ed egli è andato avanti dicendo che Israele dovrebbe essere risoluto nella sua lotta contro il terrore, senza compromessi. E che non c'è paragone tra il dolore di qualcuno che è stato colpito dal terrorismo con quello di chi è stato colpito come conseguenza di altre azioni di auto-difesa… e che i bambini Israeliani non vanno a farsi esplodere nei mercati a Gaza, e…
E allora qualcuno dal pubblico gli grida che Israele invia i tank e gli aerei da combattimento a Gaza, che anche l'occupazione israeliana è una forma di terrorismo. Immediatamente lo stesso orribile argomento inizia di nuovo, e sua Maestà dice che ognuno ha il diritto alle proprie opinioni, e il suo addetto stampa non ha idea di dove seppellirsi per l'imbarazzo, davanti ai padroni di casa polacchi.
Anche noi, io e mio figlio Guy che è con me, abbiamo abbassato i nostri occhi per la vergogna per questo strano comportamento del nostro rappresentante a Varsavia.
Quella stessa mattina, attraverso i resti del muro del ghetto di Varsavia, parlavo con me stesso domandandomi come io, in quanto ebreo, in quanto Israeliano e in quanto persona, potevo esprimere i miei sentimenti sulla perdita di Bassam.
E non sono stato capace di arrivare a nessuna conclusione. E ora, in una decisione di un attimo, ho detto a coloro che erano riuniti alla proiezione, " Io sono Bassam Aramin! Io rappresento qui il personaggio mancante di questo coraggioso e nobile combattente per la pace". Ho detto loro che il fatto che il posto dei palestinesi sia vuoto in quasi ogni forum internazionale che parla del conflitto è un motivo di imbarazzo per tutti noi! Ho detto che l'assenza di questo padre in lutto, questo ex prigioniero che ha scelto la via della riconciliazione e della pace è un grande grido contro l'evidente mancanza di giustizia che continua, che cerca di provare che non c'è nessuno a cui parlare e che non c'è niente da dire e perciò dovremmo desistere dal parlare…
A quel punto l'Ambasciatore ha riunito le sue guardie del corpo e se ne è andato con vera e propria rabbia regale.  
Il Rabbino capo mi ha detto che "non c'è dolore come il mio dolore" e il dibattito si è placato in accordo con la cortesia polacca.
Siamo usciti insieme per essere fotografati, e in seguito per bere e quindi mangiare, e io ero là nel mio corpo ma nella mia anima e nel mio cuore ero ad Anata. Non potuto neanche per un istante smettere di pensare a Bassam e Salwa Aramin.
Mi sono detto che solo Bassam, con la sua nobiltà e il suo incessante sorriso, solo lui avrebbe potuto far imbarazzare l'ambasciatore e diminuire la sua visibilità con la vergogna, solo lui avrebbe potuto aiutarlo a capire che Gaza ha preceduto Gerusalemme, e Sderot ha preceduto Gaza, e che l'Occupazione ha preceduto Jenin e all'infinito,  una lunga e senza fine linea di corpi.
Ma Bassam non era là con me. E io me ne sono andato da quel posto a testa bassa, ferito, con vergogna e triste.
E questo è tutto ciò che è, e con questo noi dobbiamo andare avanti… o no.



(Rami Elhanan, Gerusalemme, 13 Marzo, 2008
Traduzione in Inglese di Miriam Asnes
Traduzione in Italiano a cura dell'Ufficio di Luisa Morgantini)


Ovviamente la mail non era corredata dai link, che ho aggiunto io per farvi avere più informazioni.
E date un’occhiata anche a questo blog in cui si parla di:

Combattenti per la pace

Ora, prima di segnalare notizie sul Tibet (ma non solo) vi lascio in compagnia
dei R.E.M.


Pro Tibet (ma non solo)

Giocatevi l'accredito
Segnalo pure io questa ottima, coraggiosa  proposta, come hanno già fatto Evento Unico
Natàlia Castaldi
Laura e Lory

Alberto Masala ci ripropone il problema della Fiera del Libro di Torino


Questo è un sito veramente interessante
postato da: Soriana alle ore 21:05 | link | commenti (4)
categorie: dall italia e dal mondo

Fantasia e pasticche (io ladra di parole)

BUS31Mi sembra di averlo già scritto, qui. Mi capita a volte, in autobus, in treno, in un bar, per la strada, di captare frasi, conversazioni, esclamazioni che mi colpiscono in modo particolare. Accendono la mia fantasia, e, a volte anche la mia rabbia. A volte capita invece che mi facciano provare tenerezza, o stupore. O compassione.
Stupore, tenerezza, compassione, venerdì scorso, li ho provati sull’autobus 20. Riporterò qui il dialogo (più che altro un monologo) cui ho assistito.
Una voce di un uomo, molto forte, viene dal fondo della vettura
“Ciao, come va? E’ vero che ti hanno licenziato?”
“Sì, non lavoro più” risponde, a voce molto più bassa un signore che siede nella zona anteriore dell’autobus, proprio di fianco a me.
“ Ah, ma il tuo padrone è diventato un bastardo, per questo ti ha licenziato.
Prima era buono, ma adesso è cambiato, è diventato un bastardo.“ Prima era buono, continua a dire.
L’altro signore tace, visibilmente in imbarazzo.
E l’altro signore va avanti a dire:
“Nella vita si cambia. Guarda me…Io per non finire in gabbia mi impasticco. E poi adopero un’altra cosa, per stare bene. Adopero la fantasia. La fantasia mi aiuta a vivere: con la fantasia mi dico tante cose: che sono bello, che sono ricco, che ho la salute…” , poi, con voce appena un po’ più bassa aggiunge: “Mi dico che sono amato. "
E continua a dire che la fantasia potrebbe salvare la vita di tutti, se la si adoperasse. Una grande cosa, la fantasia, dice. Senza quella non riuscirei a vivere.
Specifica poi che non è con la bianca tailandese, che si impasticca, che quella è un veleno, e non la vuole più, ma con gli antidepressivi.
L’altro signore, quello licenziato, bofonchia: “Ah, io mica me ne intendo…
Devo scendere. E quasi mi dispiace. Vorrei avere avuto il coraggio di andare da quel signore che vive fra pasticche e fantasia e dirgli che…Non so, forse dirgli soltanto che avevo trovato molto bello quello che aveva detto. Per quanto riguarda la fantasia, intendo.

Avevo voglia di condividere con voi, questa cosa.
E adesso condividiamo le segnalazioni sul Tibet.


PRO TIBET

Da un’amica carissima ho ricevuto, l’altro giorno, questa mail, di cui riporto un brano

Vorrei scriverti due parole sulla manifestazione che c' è stata qui a Napoli giovedì sera. Si è svolta in un cinema: è stato proiettato un film-documentario sul Tibet, con molti brani di discorsi tenuti dal Dalai Lama. Un film bello e commovente ( "Impermanence" del regista indiano Goutam Ghose). Poi si sono raccolte firme per una nuova petizione di sostegno al popolo tibetano. Ed è stato deciso un digiuno collettivo: per 30 giorni a partire da Pasqua, ogni giorno digiuneranno tre persone, in tutto dunque novanta. I nomi dei digiunatori verranno pubblicati sul "Mattino" e su "Repubblica". Si cercherà di organizzare qualcos'altro più in là. L'intenzione è cercare di mantenere l'attenzione desta sul Tibet almeno fino alle Olimpiadi.

cover-329La copertina del numero di Internazionale sul Tibet, uscito nei giorni scorsi.

Evento Unico
Georgiamada
Glodis
Nexus
Il sito del Governo tibetano in esilio

(per chi conosce bene l'inglese)

Il signore sull'autobus, quello della fantasia, mi ha fatto pensare agli Invincibili di Erri De Luca. Ecco perchè è Erri De Luca, che vi dice:

Considero Valore...
postato da: Soriana alle ore 01:35 | link | commenti (9)
categorie: ladra di parole
sabato, 22 marzo 2008

C'al scusa, zugal al Bulagna?

P1060299(Bologna, Piazza Nettuno, 20 marzo 2008)


Non stupitevi del titolo di questo post, dove parlerò ancora del Tibet.
Non ho fatto altro che riportare  la domanda che mi è stata posta mentre giovedì, in piazza Nettuno, stavo aspettando che iniziasse la manifestazione pro Tibet.
Un anziano signore, vedendo nella piazza alcune bandiere dai colori rosso e blu, si è fermato con la sua bicicletta davanti a me e con occhio vispo mi ha chiesto: C’al scusa,  zugal al Bulagna? (che come è facilmente intuibile significa: scusi, gioca il Bologna?). Non ho saputo rispondere che: No, è una manifestazione contro la repressione in Tibet…mentre dentro di me si scontravano sensazioni opposte, dall’indignazione all’ilarità…Il signore ha inforcato la sua bicicletta e se ne è andato…
Questo per dirvi della disinformazione, di scala di valori ecc.ecc.
Però, per fortuna, mi sembra che  il numero dei partecipanti sia stato abbastanza alto. Forse più che per il passaparola che per merito dei media.
Non mi soffermerò a riportare i discorsi che hanno fatto coloro che si sono avvicendati sui gradini di Palazzo Re Enzo, dove erano stati posti i microfoni. Un’ottima e esauriente cronaca l’ha scritta Nexus, e la potete trovare
QUI
I discorsi introduttivi, in verità, mi stavano cominciando a irritare: le solite cose, che tendevano a svuotarsi ancora più di significato in quanto lette da fogli che gli oratori tenevano in mano. Mi sembra sempre assurdo che dei politici, o chi è comunque abituato a parlare in pubblico, non sia capace di tirar fuori due parole senza doverle prelevare da un foglio scritto…
Poi la parola è stata data a Sango Tenzing, segretario della comunità tibetana in Italia, che con uno stentato italiano, ma molto più coinvolgente dell’italiano corretto che avevo ascoltato precedentemente, ha portato la sua testimonianza sulla situazione che si è creata in Tibet dal 1950 in poi. Ha posto l’accento sulla aggressione demografica che il Tibet ha subito e continua a subire, attraverso il trasferimento di un numero sempre più alto di cinesi in Tibet.  E si è appellato a tutti, e in particolar modo alla comunità europea perché finalmente faccia sentire una forte voce di condanna.

Poi è stata la volta di Gianni Sofri
E il suo intervento mi è piaciuto tantissimo. Un intervento lungo, senza fogli in mano. Sofri ha dimostrato di conoscere veramente la questione tibetana, ha fatto informazione, attraverso il suo intervento, illuminandoci anche sul pensiero del Dalai Lama e del perché il capo spirituale dei buddisti parla di autonomia del Tibet e non di indipendenza. Ma, ripeto, molto meglio di quanto possa fare io, di tutto questo ha scritto Nexus, e vi invito caldamente ad andare a leggere la sua testimonianza.
La manifestazione si è conclusa con la preghiera di due monaci buddisti, una preghiera della com-passione, cioè del patire insieme, della condivisione. Toccante, emozionante.

Al di là della mia scarna cronaca, volevo riportare qualche riflessione. Mi dispiace non aver visto alla manifestazione persone che conosco. Persone che sono disposte a scendere in piazza (e giustamente) quando ci sono da salvaguardare altri diritti: il diritto all’aborto, per esempio, o il diritto delle donne a non subire violenza. Ce ne saranno state, indubbiamente, ma delle molte che conosco io non ne ho viste. (C’era per fortuna la presenza di Amnesty e di un Ponte per . E c'era, fra gli organizzatori, anche la CGIL-CISL-UIL.)
Ecco io credo che quando si tratta di diritti violati si debba essere tutti uniti, invece ho avuto come l’impressione che ci si muova a compartimenti stagni, in battaglioni completamente autonomi fra loro. Io per le donne, tu per i Palestinesi, lui contro la guerra ecc.ecc. E questo non mi piace.
Un’altra cosa è che mi sembra proprio che le notizie sul Tibet stiano  scomparendo dai giornali. Nei quotidiani locali, della manifestazione di giovedì, ho trovato solo un piccolo trafiletto. E nulla ho trovato sulle pagine di Bologna di Repubblica. E anche questo non mi piace.
Continuiamo quindi noi blogger, a tenere i riflettori sulla questione tibetana. Magari solo attraverso un banner, o riportando segnalazioni.

Continuiamo, non dimentichiamo.

PRO TIBET


Barbara Provenzi

Ziubustianu

Prodigit

Evento Unico

I mulini a vento









postato da: Soriana alle ore 17:31 | link | commenti (10)
categorie: cronache infernali

Buona Pasqua!

060418115037
Buona Pasqua a tutti!

E fra un augurio e l'altro sono andata a trovare:


Renzo Montagnoli

Circolo Baldoni

Annarita Briganti

Cristina Bove

Patrizius

Sabrina Campolongo

Simona Vinci

La Prof


Cinzia Pierangelini


Francesco Giubilei



Mente critica


Laura e Lory

Da tutti questi amici ho trovato novità, belle poesie, articoli più che interessanti. In alcuni casi ho anche riso.
Vi invito, quindi, ad andarli a trovare anche voi.


E, ancora,

Buona Pasqua!
(la trasmettevano sempre per radio il giorno di Pasqua quando ero piccola..., più o meno nell'era glaciale, insomma...)
postato da: Soriana alle ore 15:33 | link | commenti (5)
categorie: calendari
venerdì, 21 marzo 2008

…Comunque, è arrivata primavera.

Fiori giali da campo

E nel rinnovarsi della natura voglio trovare questa sera la speranza che qualcosa possa cambiare, che nel mondo possa germogliare la pace, che, a riempirmi lo sguardo, siano il blu del cielo e il rosso dei papaveri  e il giallo dei ranuncoli di campo (gli stessi colori della bandiera tibetana), e tutte le tinte meravigliose che abbelliscono prati e giardini in questa stagione che oggi inizia il suo percorso. Solo per questa notte darò vita alla mia illusione.  In questo primo giorno della stagione bambina voglio dimenticare che rosso è anche il colore del sangue.
E la poesia mi farà compagnia.
Buon equinozio di primavera a tutti!


Sveglia
(Luigi Pirandello)


Guizzò la prima rondine dal nido
sotto la mia grondaia,
vibrando al cielo il breve acuto strido;
e già ne strillan cento in frotta gaia.

Filan gli aerei stridi, intanto pare
che nei tetti vicini,
salterellando, col lor cianciugliare
bezzichin l'aria i passeri piccini.

Giù, nel cortile, ostinasi un galletto
nel suo verso arrochito.
Zitto, signor Dovere, ho già capito:
è ora, è ora di lasciare il letto.




Primavera vicina
(Johann Wolfgang Goethe)



Più morbida, più lieve
l'aiuola, ecco, s'inturgida;
candide come neve
ondeggian le campanule,
un vivo ardor di fuoco
va dispiegando il croco;
 il suol di sangue stilla,
lo smeraldo sfavilla.
Le primule si gonfiano
con borioso piglio;
mentre l'astuta mammola
s'asconde ad ogni ciglio;
un alito possente
scuote la vita intera.
E' viva, è qui presente
ormai la primavera.



Primule
(Ada Negri)



Sbocciano al tenue sole
di marzo ed al tepor de' primi venti,
folte, a mazzi, più larghe e più ridenti
de le viole.
Pei campi e su le rive,
a piè de' tronchi, ovunque, aprono a bere
aria e luce anelando di piacere, le bocche vive.
E son tutti esultanza
per esse i colli; ed io le colgo a piene
mani, mentre mi cantan per le vene
sangue e speranza.



Ah, quasi dimenticavo. E’uscito un numero specialissimo di Arteinsieme
e in questa pagina
potete leggere un mio racconto (ma non è per questo che il numero di Arteinsieme è speciale...)


Canzone datata, ma che ancora mi piace

postato da: Soriana alle ore 01:52 | link | commenti (13)
categorie: calendari
giovedì, 20 marzo 2008

Non solo Tibet

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In attesa di partecipare oggi, alle 18,30 alla manifestazione Pro Tibet che si terrà a Bologna in Piazza Nettuno, mi sento l’obbligo di parlare di un altro orrore, di altre torture ben più vicine logisticamente a noi, e in un certo senso, quindi, ancora più incredibili. Riporto quindi questa mattina il testo di una mail che mi è arrivata ieri da un amico e che merita tristemente di essere inserito nel tag "Cronache infernali"


Parla un testimone diretto di Bolzaneto (da una pagina del sito "La Rinascita della Sinistra")

 «Ho visto picchiare con violenza e ripetutamente i detenuti presenti con schiaffi, pugni, calci, testate contro il muro».

A raccontarlo è Marco Poggi, infermiere penitenziario in servizio al carcere di Bolzaneto dalle 20 di venerdì 20 luglio 2001 alle 15.30 di domenica 22 luglio. Una testimonianza raccolta nell’ampia inchiesta realizzata da Giuseppe D’Avanzo per Repubblica sulla vicenda del processo penale a carico di agenti delle forze dell’ordine per i maltrattamenti e le vessazioni ai danni dei manifestanti arrestati in occasione del G8 di Genova. «Picchiava la polizia di Stato ma soprattutto il “gruppo operativo mobile” e il “nucleo traduzioni” della polizia penitenziaria (…) quel che ho visto a Bolzaneto in quei giorni non l’avrei mai ritenuto possibile, prima. Alcuni detenuti non capivano come fare le flessioni di routine previste dalla perquisizione di primo ingresso in carcere. Meno capivano e più venivano picchiati a pugni e calci dagli agenti della polizia penitenziaria. Gli ufficiali, i sottufficiali guardavano, ridevano e non intervenivano».
Racconta ancora Poggi, soprannominato da alcuni agenti della penitenziaria «l’infame di Bolzaneto», da cui anche il titolo al libro che raccoglie la sua testimonianza. Forse per provocazione, per orgoglio, per sfida, contro un mondo che conosce bene ma che non pensava potesse essere artefice di tanta violenza. Ma anche in risposta alle pressioni, alle intimidazioni, alle minacce di cui egli stesso è stato oggetto dal momento in cui ha deciso di parlare e di denunciare, per «senso di giustizia», le menzogne, la noncuranza e le accuse rivolte contro quei ragazzi torturati.
«Non sono matto. Ci ho messo, credo, soltanto l’ossequio per lo Stato, il rispetto per il mio lavoro e per gli agenti della polizia carceraria - e sono la stragrande maggioranza - che non menano le mani». Al processo la pena richiesta dai pm, la scorsa settimana, è stata di 76 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione per 46 imputati, tra cui figurano generali del corpo degli agenti di custodia, funzionari di polizia, ufficiali dell’Arma dei Carabinieri e guardie carcerarie. Dalle 209 vittime viene richiesto un risarcimento totale di oltre 15 milioni di euro.
Rimane da chiedersi, e lo fa lo stesso Poggi: «Che cosa ha fatto la politica per sanare le ferite di Genova? Gianfranco Fini, che era al governo in quei giorni, disse che, se fossero emerse delle responsabilità, sarebbero state severamente punite. Perché non ne parla più, ora che quelle responsabilità sono alla luce del sole? Perché Luciano Violante si oppose alla commissione parlamentare d'inchiesta? Dopo sette anni questa pagina nera rischia di chiudersi con una notizia di cronaca che dà conto di una sentenza di condanna, peraltro inefficace, senza che la politica abbia fatto alcuno sforzo per riconciliare lo Stato e le istituzioni con i suoi giovani. Ecco quel che penso, e temo».

E aggiungo anche questo link:

Inferno a Bolzaneto

E questo
(segnalatomi dalla mia amica Mirella)

E, in sintonia con il titolo di questo post, leggete anche
Qui
(link postato da Annalisa in un suo commento)

Pro Tibet

363_Dalai_Lama_tweaked

Tibet e Birmania: stessa realtà

Gloria

Letteratitudine


I mulini a vento

Petizione
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postato da: Soriana alle ore 08:30 | link | commenti (11)
categorie: cronache infernali