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venerdì, 29 febbraio 2008

Una stagione sospesa

bombe_sormani
Una stagione sospesa



Lei lo aveva scoperto in quegli anni di distacco, quanto fossero diversi.

Lui era partito con il petto gonfio di parole retoriche, attaccate all’anima come lo erano le mostrine sulla sua divisa.
Era così, Rino: quando Mussolini parlava, non si perdeva una sola sillaba.
Silvia lo lasciava fare, non le importava. Aveva diciassette anni, allora. La scuola, qualche partita a tennis, il primo rossetto, un nuovo cappello, una festa. Erano quelle le cose importanti. I suoi, benestanti, inquadrati nel regime, non le negavano nulla. E così, inconsapevolmente, lei si era negata il privilegio di pensare. Ma era successo a tanti, in quell’epoca.
Dopo la partenza di Rino, però, qualcosa in lei aveva cominciato a cambiare.
Se si interrogava sui sentimenti che provava per Rino, Silvia non trovava più risposte. Da sempre lui era stato il suo compagno di giochi, il vicino di villa, e poi era stato il suo innamorato, il primo. Il ragazzo che la faceva ridere, che l’abbracciava stretta quando era triste, che la sorprendeva per tutte le cose che sapeva raccontarle: i poeti tedeschi, la musica, le costellazioni. Lui, più grande, bello, intelligente. Un ottimo matrimonio, quasi predestinato.
Si erano sposati due giorni dopo la chiamata al fronte; una cerimonia semplice, come si conveniva a un matrimonio di guerra. La luna di miele era durata dieci giorni. Erano rimasti a Milano, non avevano voglia di andarsene in giro. Poi Rino era dovuto partire.
E Silvia si era ritrovata a pensare a certi atteggiamenti del marito quasi fanatici, quando parlava del regime, a quella sorta di idolatria che manifestava per il duce. Allontanava allora, con fastidio, il pensiero, per  aggrapparsi al ricordo di quelle dieci notti, alla dolcezza che Rino le aveva dimostrato, alla passione sconosciuta da cui erano stati rapiti.

Poi Silvia aveva incontrato Marina, anzi, Franca, come si faceva chiamare ora la sua vecchia compagna delle elementari: faceva parte, Franca,  di una Brigata Partigiana. Non si era imposta, non l’aveva disprezzata, non l’aveva umiliata. Aveva parlato a Silvia con calma, con determinazione, per ore. Le aveva aperto gli occhi. Le aveva donato il privilegio di pensare. E Silvia aveva scelto.

In quei giorni, in quelle notti su in montagna, Silvia aveva pensato spesso ai suoi e a Rino. Non aveva scritto al marito del suo cambiamento: e non solo per la censura, proprio non se la sarebbe sentita comunque, di parlargliene.
Ai suoi, invece, prima di andarsene con Franca, aveva parlato, figlia finalmente cresciuta.
Se ne era andata, l’eco del silenzio del padre alle spalle, il sommesso pianto della madre che non riusciva a capacitarsi del tradimento della figlia.
Non li aveva più visti.

Poi la guerra finì e lei si trovò a dover ricucire il passato della piccola Silvia con il presente di questa donna forte, non più cieca, ma orgogliosa di sé, che aveva portato addosso un nome di battaglia luminoso: Stella.

Il percorso che portava alla stazione era scandito da ferite ancora fresche, voragini, macerie, pareti con finestre che avevano dentro il cielo. Sembrava di sentire ancora il rumore della morte, che non è silenziosa, ma gremita di urli e pianti e gemiti e sì, anche di silenzio, ma di un silenzio che frastorna.
Suo marito doveva arrivare alle undici e a Silvia il cuore batteva forte. Quattro anni, da quattro anni non si vedevano. Ma a Silvia sembravano cento, per come era cambiata. Le lettere che Rino le aveva scritto in quegli anni, Silvia le aveva ricevute in mucchietti di quattro, a volte cinque lettere insieme.  Gliele aveva fatte avere Tosca, la domestica dei suoi, riuscendo a sottrarle dalla cassetta delle lettere prima che i padroni le trovassero. Leggerle aveva riportato, anche su in montagna, quella sensazione di calore liquefatto, di languore che le invadeva il ventre. Ogni volta era un ritrovarsi e un perdersi, era vivere per mezz’ora in un'altra dimensione. Quando poi ritornava in mezzo ai compagni non poteva fare a meno di sentirsi in colpa verso di loro.

Attraverso un compagno partigiano, uno che riusciva sempre a essere informato su tutto, Silvia  seppe che Rino sarebbe arrivato in una stazione, che non era quella della loro città, una certa mattina.
Lei non aveva più rapporti diretti con nessuno della sua vecchia vita: era ancora troppo presto. Ora abitava  fuori Milano, in un piccolo paese, con i genitori di Franca che era ritornata a essere Marina.

Quando lo vide sentì immediatamente scendere le lacrime, senza neppure avere la sensazione di piangere. Avvertì lo smarrimento del marito, una fragilità del tutto estranea all’immagine che aveva fissata dentro dentro di sè, l’immagine di lui, alto, ridente, bello, forte. Le sembrò piccolo, quasi sperduto in quella divisa dalle mostrine sbiadite.
Gli corse incontro.
Muti per un attimo. Immobili. Poi l’abbraccio, i baci, l’ansia del respiro sui capelli, frammenti di suoni che faticavano a divenire parole.

L’albergo in cui Silvia aveva prenotato la stanza era più che modesto, al limite dello squallore. Se Rino se ne meravigliò, non disse però nulla.
I soldi glieli aveva prestati Marina.  E non erano molti.
Nel letto ritrovò tutte quelle sensazioni magiche e vibranti e insospettate che le avevano fatto considerare l’amore, allora, in quei dieci giorni lontani, un’emozione stupefacente. Il suo corpo aveva sete, e dissetarsi divenne, fra le pareti nude di quella camera, essenziale e primario. Le parole erano poche, se non parole di amore e di fame dei corpi  e c’erano i sospiri, e i respiri, caldi, e le esaltazioni.
Decisero di fermarsi qualche giorno. Lui aveva un po’di lire.  Silvia non voleva pensare, rideva, parlava di cose futili, raccontava bugie: stava reimparando il vecchio linguaggio. Lui, Rino, parole non ne diceva tante. La ascoltava, le faceva una carezza, le prendeva una mano. Aveva uno sguardo obliquo, a volte lei lo scopriva a fissare un punto, per terra, come se ci fosse chissà che. Solo quando facevano all’amore sembrava riscuotersi.
Andavano a mangiare in piccole trattorie, il cibo era insipido, ancora cibo di guerra.
Una sera –e ancora lei non gli aveva parlato di Stella- ad un tavolo vicino, in quella trattoria dove aleggiava sempre l’odore di cavolo bollito, un uomo cominciò a parlare dei “campi”. L’uomo, in quei “campi”, ci aveva perduto un fratello. Che era stato tradito, venduto da un abitante di quella stessa città. Che era partito da quella città, e non era più tornato. Che era stato annientato e bruciato e reso fumo. Con il consenso, la complicità, l’alleanza di quella città. E dello stato. 
Non erano notizie nuove, per Silvia, ma le erano come uscite di mente. Sentì il sangue salirle al viso.  Allontanò il piatto e disse:
“ Rientriamo, ti prego.”
Fuori c’era il chiarore della luna sull’asfalto, subito spento da una nuvola greve di pioggia.
A Silvia vennero in mente certe notti di luna piena, quando lei e i suoi  compagni erano  costretti a muoversi ugualmente, rischiando di essere scoperti.
Ne era valsa la pena, pensò
Si disse: “ Appena in camera gli dico tutto, non può non capire.”
Rino le mise un braccio sulle spalle e la strinse a sé.
“Silvia – cominciò a dire- “ Silvia, sono tutte menzogne. Ascoltami, Silvia: abbiamo perso la guerra, è vero, ma nulla, nulla, ci  impedirà di far rinascere il partito fascista. Siamo ancora in tanti, sai, e poi  tu sarai al mio fianco.”
Lei sollevò la testa di scatto, vide il suo profilo, il labbro inferiore un po’ sporgente, da bambino, il ciuffo che tendeva sempre ad abbassarsi sugli occhi. Si staccò da lui, ancora incredula, con la sensazione di sprofondare in un buco nero.
Poi si incamminò, veloce, senza voltarsi.


Lo rivide un anno dopo, in uno di quei giorni di pioggerella smunta e cielo sporco che ti si insinuano dentro e sembrano non volersene più andare.
La primavera tardava. Il tempo era come una stagione sospesa, in attesa di definizione.  L’incontro, casuale, creò un volo di passeri spaventati nel suo cuore. Rimase ferma davanti a lui, smarrita di parole. Rino aprì la bocca, come per dire qualcosa, poi la richiuse.
Rimasero lì, a guardarsi, mentre i passanti li urtavano.
“Ciao, Rino. “ Un soffio di voce.
“Ciao, Silvia”

E rimanevano lì, gli ombrelli che si toccavano.

Dall’altra parte della strada, nonostante la pioggia, alcuni muratori si passavano dei secchi, in uno dei tanti cantieri edili che stavano riportando in vita il Paese.

E rimanevano lì, gli sguardi che iniziavano a cercarsi.

Un muratore lanciò un richiamo e Silvia si girò istintivamente verso quella voce. Le fondamenta  del palazzo erano quasi finite.
Riportò la sguardo sul volto di Rino.
Forse era una goccia di pioggia. Forse era una lacrima.
Forse una ricostruzione era ancora possibile.
Allungò una mano e con un dito raccolse dalla guancia di Rino quella piccola goccia.


(da Donne, ricette, ritorni e abbandoni- Pendragon 2005)



http://www.youtube.com/watch?v=-oHWYctx-Rk
postato da: Soriana alle ore 02:53 | link | commenti (4)
categorie: la mia scrivania

Uauh...Quante belle cose...

radio3E che ci sta a fare  il logo di radio3?  Ora ve lo dico: perché su RADIO3, sabato mattina alle 10,50 Gordiano Lupi, grande conoscitore di Cuba, parlerà di spiritualità e magia da sempre presenti in quell’isola, durante la trasmissione La mia Cuba a cura di Patrizia Todaro. 
Ecco cosa ho direttamente prelevato dal sito di Radio3 :


Tra gli aspetti più significativi della cultura e della società cubana c'è la Santeria, cioè quell'insieme di credenze e di riti che coniugano insieme religiosità primitiva e religione rivelata e che costituiscono la vera religione cubana. Così chiamata per il particolare culto dedicato ai Santi dagli schiavi africani, la santerìa è un tema che non poteva mancare in questo insieme di monografie dedicate a Cuba.
A trascinarci in questo mondo di spiritualità e di magia è Gordiano Lupi, autore tra l'altro di "Cuba Magica- conversazioni con un santéro" (MURSIA, 2003).
cop-Lupi-CUBA_0001

Gordiano Lupi è direttore editoriale delle Edizioni Il Foglio. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz. Nel corso del 2008 usciranno un taccuino di viaggio "Dimenticare L'Avana" (Il Foglio) e un libro fotografico su Cuba per Mediane Edizioni di Milano


Allora, mi raccomando, tutti su Radio3, sabato mattina, per ascoltare uno scrittore di qualità su una radio di qualità…
P.S.: per chi non è un ascoltatore abituale sul sito di radio3 potete trovare tutte le frequenze città per città.




E adesso vi propongo un gioco…No, scusate il gioco lo propone Massimo Maugeri, io lo segnalo solo, e penso anche di parteciparvi. Troverete tutto qui:

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2008/02/28/eleggiamo-il-libro-dellanno-2007/

Partecipare non costa nulla, non si vince nulla ma ci si diverte veramente



http://cristelia.blogspot.com/2008/02/ah-questasincronia-della-mia-mente.html

Ancora una splendida poesia di una splendida donna: Cristina Bove



http://comodoro.splinder.com/post/16135227/Manuale+di+resistenza+umana.

Manuale di resistenza umana.  Da leggere.




http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=45&c=21&det=3289

Qui, se volete, da leggere c’è un mio racconto: "Sensa senso" (e c’è anche il doppio senso…)


Franca Rame ha scritto alla camorra!!!

http://www.francarame.it/taxonomy/term/53




http://armoniadelleparole.splinder.com/post/16127773

Anche qui sopra c’è qualcosa che mi riguarda

E qui, invece, un bel ricordo di Mario Luzi scritto da Renzo Montagnoli

http://armoniadelleparole.splinder.com/post/16127781/In+memoria+di+Mario+Luzi




http://lauraetlory.splinder.com/post/16129277/Ancora+e+sempre+libri+e+scritt

Una poesia assolutamente veritiera e altro ancora: da Laura e Lory



http://www.kataklismi.splinder.com/post/16116925/Palingenesi+del+palinsesto

Il palinsesto tv di Tristantzara
postato da: Soriana alle ore 00:05 | link | commenti (4)
categorie: avviso ai naviganti
giovedì, 28 febbraio 2008

Incontrarsi e (NON) dirsi addio

87137-1Innanzi tutto devo dirvi che sto scrivendo ma non so se riuscirò a pubblicare, perché il mouse del mio Mac ha deciso di fare i comodacci suoi, e va quando gli pare, saltella si blocca….Insomma, non è che si è alleato con il Benedetto? Fino a mezz’ora fa andava, poi, quando ho cominciato a lavorare per il post…ha cominciato a impuntarsi.
Anche se riuscirò a pubblicare non so se riuscirò a rispondere ai commenti del post di ieri, e mi spiace, perché sono molto interessanti.  Comunque la tastiera va, e fino a che non devo utilizzare il piccolo malefico mouse io continuo.
Bella, vero, quella foto?  Eh, sì, Il papa si è avvicinato e ha voluto stringere la mano al suo fedele alleato che se ne stava lì in prima fila. Un incontro fra Grandi, altro che quello di Teano…L’incontro del Testaccio, questo sì che è degno di passare alla storia…Ma non vi viene un po’ di nausea? Già Ferrara è un emetico visto da solo (potrebbero assumerlo in un centro antiveleni…) insieme al tetesco, poi…roba da togliere l’appetito per giorni…
Eppure, girellando in rete, si leggono cose che se non mi facessero infuriare sarebbero solo ridicole…Ovazioni al Giuliano, ovazioni al pastore, ovazioni a entrambi, il primo considerato la pecorella smarrita che torna all’ovile (e ce ne vo’ per vedere nel Ferrara Giuliano una pecorella…) il secondo visto come il Padre amorevole che lo raccoglie fra le sue braccia (amorevole???? Ma avete mai visto una fotografia di Ratzinger con l’espressione amorevole?)

Ah, ma lo sapevate che il Sommo ha un sito tutto suo? Pensate un po’ quanto è moderno…Peccato che ci voglia trascinare nel baratro del medioevo…E ha pure (udite udite…) un blog, che gli cura una certa Raffaella, credo. Ma è stato proprio quando sono entrata in quel blog che il mio mouse ha cominciato a scioperare…. mi convinco sempre di più che sia un segnale, questo….
Ecco però i due link, che sono riuscita a copiaincollare:


http://www.ratzingerbenedettoxvi.com/

http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/

Per fortuna, a controbilanciare il tutto, mi è arrivata oggi una mail dalla redazione di Micromega, che riporto qui sotto:

“Il papa oscurantista. Contro le donne, contro la scienza” è l'inequivocabile titolo del quaderno speciale di MicroMega, che sarà in edicola da venerdì 29 febbraio. Il volume è composto da due parti. La prima risponde con puntualità scientifica e con indignata moralità alla crociata oscurantista che vuole criminalizzare la libertà delle donne e portare diritti civili e laicità indietro di mezzo secolo. Il volume è aperto dall'appello lanciato lo scorso 14 febbraio da 13 autorevolissime donne (Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Cristina Comencini, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Valeria Parrella, Lidia Ravera, Rossana Rossanda ed Elisabetta Visalberghi) e che on-line (www.firmiamo.it/liberadonna) ha già ottenuto oltre 40 mila firme. Una delle proposte dell'appello – l'abolizione dell'obiezione di coscienza sull'aborto - è ripresa da un articolo di Carlo Flamigni, che propone che i reparti di ginecologia non assumano più medici obiettori. Il neonatologo del Meyer di Firenze, Gianpaolo Donzelli, spiega perché le cure intensive sui nati molto prematuri siano nella stragrande maggioranza dei casi accanimento terapeutico. E poi interventi di don Enzo Mazzi (che condanna il ritorno del sacro come fonte primaria di violenza), Carlo Alberto Redi (che descrive i paradossi di una Chiesa che “difende la vita” solo a parole), Bruno Brambati (che spiega perché una riproduzione libera e responsabile non c'entra niente con l'eugenetica), Valeria Parrella (che, sulla scorta di un'esperienza diretta, riflette sulle recenti polemiche sulla rianimazione dei nati ultraprematuri).
La seconda parte del volume riporta tutti, ma proprio tutti, i materiali del noto caso Ratzinger/Sapienza: una cinquantina di editoriali e commenti delle principali testate, le lettere che hanno dato il via alle polemiche, i discorsi del papa, di Veltroni e di Mussi per l'inaugurazione dell'anno accademico. Il tutto inquadrato in una dettagliatissima cronologia dei fatti e con un commento inedito di Luca e Francesco Cavalli Sforza, che sottolineano la piena legittimità della protesta dei 67 professori di fisica."



Credo che sia un numero da non perdere, questo quaderno speciale di Micromega…Sperando pure che rappresenti una situazione contingente, e che in futuro non ci sia più necessità di affrontare questi argomenti. Che, insomma, riusciamo velocemente a liberarci dall’oscurantismo che sembra incombere su di noi.

Bene, qui mi fermo. Chissà che dopo una notte di riposo il mouse non ricominci a fare il bravo ragazzo? Lo spero proprio… Almeno lui, che faccia il bravo…
E' stata una faticaccia, pubblicare questo post.....



postato da: Soriana alle ore 02:15 | link | commenti (7)
categorie: fuori di testa
mercoledì, 27 febbraio 2008

Piccoli particolari (effetti collaterali della stupidità)

rottenbyjuliannei8

E così, alla fine, dopo quasi due anni, li hanno trovati, i fratellini di Gravina.
Chi mi segue sa che non amo parlare di fatti di cronaca, di questo tipo di cronaca. Riempiono già le pagine dei giornali e gli schermi Tv dove a trattare l’argomento è gente ben più preparata e informata di me. E infatti non è del ritrovamento dei corpicini, e dello sgomento che tutti proviamo nell’apprendere che sono stati sempre lì, vicino alla loro casa senza che nessuna forza dell’ordine si curasse di esaminare quel pozzo, quella gravina

No, scriverò di particolari che mi hanno colpito, indignato, mortificato. Piccole cose, davanti a quella tragedia, certo. Ma particolari che si ripetono quasi sempre quando accadono questi eventi tremendi. E che io, proprio, non capisco.

Gli applausi della gente che era accorsa sul posto (ma a fare che, se non erano parenti stretti, o amici?...Perchè la gente fa passare per pietà quello che è soltanto morbosità?...) e prima che le bare fossero fatte entrare nel furgone, ha applaudito. Ma applaudito a chi? A quello che resta dei due fratellini? A chi ha recuperato i corpi? A chi, in due anni non è stato capace di trovarli? Ma cos’è sta mania di applaudire ai funerali? I morti vogliono il ricordo, il rispetto non: vogliono fare spettacolo. E se dico queste cose in giro dicono a me che non ho rispetto…

I due minuti di silenzio da osservarsi durante la serata del Festival di San Remo chiesti da Don Di Noto  a Baudo. Io penso che anche i minuti di silenzio siano solo una moda,e abbastanza ipocrita, a mio avviso. Probabilmente le intenzioni di Don Di Noto, che ha fondato un’associazione per la salvaguardia dei bambini erano anche buone. Ma a che serve un minuto di silenzio?... A fare le faccine tristi per sessanta (anzi nel caso specifico centoventi) secondi e poi…via con la musica!!!! No no no, anche questa cosa non la capisco, e mi fa incazzare. Non so se poi ci siano stati, quei minuti di silenzio, non lo guardo, il festival.

Il linguaggio dei media. Allora, sono per la libertà di stampa, per la libertà di espressione. Però, sentire ripetere in continuazione che i bimbi sono morti dopo un’atroce agonia ( e notate che ho visto solo un Tg e ascoltato qualche giornale radio) e leggere le stesse parole sui quotidiani on line mi ha riempito di orrore. Ma non è certo per salvaguardarmi dall’orrore che i giornalisti non avrebbero dovuto adoperare quei termini. Ma per la madre, per il padre (se, come sembra non è stato lui a gettarli nel pozzo). Se ha riempito d’orrore me, come possono vivere loro, ripercorrendo con la mente quell’agonia?  Io mi chiedo: che importanza ha questo particolare? Sono morti. Punto. Seguiranno le indagini (e speriamo che siano più accurate delle precedenti). Punto.
Ma mentre sto scrivendo penso che forse non potevano fare a meno di dirlo. Perché è proprio questo tipo di particolari che molta gente vuole sapere.  E penso anche che i genitori, poi, lo avrebbero saputo comunque. Ma è l’accanimento con cui si utilizza un certo linguaggio, con cui si ripete ossessivamente qualcosa che porta solo dolore o alimenta la morbosità di chi, in queste cose, ci sguazza (vedi l’affluenza di pubblico al processo di Erba, manco fosse una prima teatrale…) che mi ripugna.

Basta, mi fermo qui. Scusate il tono alterato.

Niente musica, questa sera.

postato da: Soriana alle ore 03:18 | link | commenti (8)
categorie: cronache infernali

Un mare di segnalazioni...

Oceano

http://gruppodilettura.wordpress.com/

Un gruppo di lettura on line che ho scoperto casualmente. Molto interessante.



http://armoniadelleparole.splinder.com/post/16113512/Il+giorno+dopo

Il giorno dopo: un bel racconto di Renzo Montagnoli.



http://circolobaldoni.splinder.com/post/16067913/Quei+due+anni+d%27amore+e+di+gue

Quei due anni di amore e di guerra: un bel romanzo di Mino Milani. Ne parla Annalisa Ferrari


http://www.amnesty.it/campagne/pechino2008/

Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina La campagna di Amnesty
per chiedere alla Cina l’adozione e l’attuazione di riforme significative nel campo dei diritti umani, in occasione delle Olimpiadi



http://antonioconsoli.wordpress.com/

Tutti interessanti gli ultimi post di Antonio Consoli. Non ve ne segnalo perciò uno in particolare, perché non saprei quale scegliere. Entrate nel suo blog e giudicateli voi...


http://caffestorico.splinder.com/post/16105026

La rivista Historica-Il foglio letterario presenta il libro "Le colpe dei padri "di  lauraetlory (Laura Costantini e Loredana Falcone)
Tutte le informazioni le potete leggerle da Francesco Giubilei. E del libro di Laura e Lory, di cui ho gia parlato in un mio post dalla Tailandia, ne consiglio vivamente l’acquisto.


http://comodoro.splinder.com/post/16086384/ODE+AL+POETA

Un realistico, attuale rifacimento della famosa poesia Ode alla vita.


http://cristinabove.splinder.com/post/16100101/a+4+mani

Un bel racconto a quattro mani. Da Cristina Bove


http://frammentipoetici.splinder.com/

Anche qui, come ho già scritto per i post di Antonio Consoli, mi è difficile scegliere: le poesie di Glo’D’Alessandro, Giorgio Medda e Natàlia Castaldi sono talmente belle che dovete, per forza, leggerle tutte.



http://georgiamada.splinder.com/post/16102751

Giorgiamada continua a farci conoscere autori palestinesi. Davvero un bel regalo che vale la pena di conservare.



http://www.currenticalamo.com/permalink/mimesi.htm

Una scultura di Giulio Paolini, una poesia di Giovanni Raboni (su cui riflettere)  e anche la voce e il volto del grande filosofo Gilles Deleuze


http://acmedelpensiero.blogspot.com/search/label/Amsterdam

Riflessioni di Morgan, ritornato da Amsterdam


http://simonavinci.splinder.com/post/16101530/Non+%C3%A8+un+paese+per+vecchi

Simona Vinci scrive sul film vincitore dell’Oscar.
postato da: Soriana alle ore 01:29 | link | commenti (2)
categorie: avviso ai naviganti
martedì, 26 febbraio 2008

Antidoto alla nebbia che avvolge la città...

primavera

...tre poeti ci offrono la loro primavera



Primavera (Cesare Pavese)

Sarà un volto chiaro.
S'apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra....
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite: le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.





Specchio (Salvatore Quasimodo)


Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul declivio
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.





Primavera primafesta (Roberto Piumini)

Viene aprile dopo marzo
io comincio a stare scalzo
con il vento sulla faccia
corro a lungo sulla spiaggia.
Poi mi siedo a riposare
e a guardare l'orizzonte
mentre il vento fa giocare
il mio ciuffo sulla fronte.
Grande è il cielo; il mare è fondo,
ma il mio càne è qui vicino:
tengo in mano tutto il mondo
come fosse un palloncino.

E, naturalmente, mica poteva mancare il Vivaldi...

http://www.youtube.com/watch?v=KWQlJ6b-w7g
postato da: Soriana alle ore 01:56 | link | commenti (5)
categorie: la poesia salva la vita
lunedì, 25 febbraio 2008

Come un addio

2006615114050_fuoco
Ci sono oggetti che, anche se usurati, non riusciamo a buttare, perché contengono, nella loro materialità anche pezzetti della nostra anima. Così è per le storie, gli amori, i rapporti che hanno occupato una parte del nostro vivere. Anche se finiscono, e vorremmo solo dimenticarli, non ci riusciamo, perché saranno per sempre incisi nel nostro cuore.

Come un addio

Vorrei restituirti le parole
che mi hai donato in tutto questo tempo,
milioni di parole che, a farne una cintura,
avvolgerebbero i fianchi del pianeta.
O le vorrei bruciare sopra un rogo
che durerebbe nei secoli a venire
e renderebbe i ghiacciai della Terra
acqua stillante da esondare il mare
Potrei gettarle nel pozzo più profondo
da  ricoprire con una pietra tombale
di marmo e muschio, con solerti guardiani
per impedirmi di gettarmi dentro.
Vorrei buttarle al vento,
le tue parole senza ormai più senso.
Che andassero lontano fra le stelle,
pulviscolo di luce nello spazio.
Vorrei dimenticarle, non averle mai udite.
Ma sono incise nel cuore e nella mente
anche se ora non servono più a niente.


Phuket,  8 gennaio 2008 ore 1 a.m.

http://www.youtube.com/watch?v=pNM-Wzz2dy4
postato da: Soriana alle ore 00:00 | link | commenti (5)
categorie: la mia scrivania
domenica, 24 febbraio 2008

A volte basta una canzone...

papaveri1

Quando si è stanchi, quando le parole si inceppano in gola, quando… A volte basta una canzone. E tutto, mentre la si ascolta, sembra cambiare.


« Grazie alla vita, che mi ha dato tanto,
mi ha dato due occhi che quando li apro
distinguo nitidamente il nero dal bianco,
e nell'alto cielo il suo sfondo stellato
e nella folla l'uomo che io amo.

Grazie alla vita, che mi ha dato tanto,
mi ha dato l'udito che in tutta la sua apertura
registra notte e giorno grilli e canarini,
martelli, turbine, latrati, burrasche
e la voce tanto tenera del mio beneamato.

Grazie alla vita, che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l'abbecedario.
Con esso le parole che penso e dico:
madre, amico, fratello e la luce che illumina
la rotta dell'anima di chi sto amando.

Grazie alla vita, che mi ha dato tanto,
mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi.
Con essi ho percorso città e pozzanghere,
spiagge e deserti, montagne e pianure
e la casa tua, la tua strada, il cortile.

Grazie alla vita, che mi ha dato tanto,
mi ha dato il cuore che agita il suo involucro,
quando guardo il frutto del cervello umano,
quando guardo il bene così lontano dal male,
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita, che mi ha dato tanto,
mi ha dato il riso, e mi ha dato il pianto.
Così io distinguo gioia e dolore,
i due materiali che formano il mio canto
e il canto degli altri che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio proprio canto.
Grazie alla vita, che mi ha dato tanto. »



http://www.youtube.com/watch?v=KktrGrx6qHM
postato da: Soriana alle ore 01:13 | link | commenti (3)
categorie: canzoni frammenti di me
venerdì, 22 febbraio 2008

Mira, la più giovane

gabbiani
Questa sera è Mira che appare in scena. E’ l’ultimo personaggio  femminile di Isole (il mio romanzo…incompiuto) che ancora non conoscete. Una ragazzina di quattordici anni, figlia di Nadia e nipote di Celeste e Assunta. Una ragazzina non proprio felice.
Per un…ripasso, potete leggere gli altri capitoli pubblicati entrando nei link qui sotto

http://rossiorizzonti.splinder.com/post/14729728/Isole

http://rossiorizzonti.splinder.com/post/14825988/Ancora+Isole%3A+Assunta

http://rossiorizzonti.splinder.com/post/15300685/Celeste



II- Pensieri


Ma quanto è lontano, il mare? E la strada quale sarà? Quando lui mi parla del mare me lo fa apparire vicino, così vicino che mi sembra di potere immergere la mano nell’acqua, e poi mettermi le dita in bocca e assaporare tutto quel salato. Forse avrei dovuto prendere la corriera, ma allora il gioco “e cammina cammina cammina” non potevo più farlo. Invece così posso giocare alla principessa smarrita che cerca la strada per arrivare al giardino incantato. Come in quella storia che ho scritto l’anno scorso, anche se poi, lì, la principessa moriva. A scuola l’ho fatta leggere a Elisa, e lei ha detto che sono scema, che è meglio che mi faccia un ragazzo, invece di perdere tempo con quelle cretinate. Non le ho detto che io un ragazzo ce l’ho. Non posso raccontare di Arturo. Ah, ecco la merceria. E’ forse il posto più desolato di questo paese abbandonato, con questa serranda mangiucchiata dalla ruggine, e l’insegna dove non si legge più niente. In casa nessuno ne parla mai. Mi piacerebbe vedere cosa c’è, li dentro. Ci penso spesso, anche se non chiedo. Solo quella volta, alla nonna, per l’affitto. Ma lei ha fatto quella faccia brutta, e allora non sono andata avanti. Forse c’è un mostro addormentato, pronto a svegliarsi e mangiarci tutti quanti. Ha ragione Elisa: sono proprio scema. Arturo no, lui dice che sono il suo piccolo genio, che a strofinarlo può esaudire ogni suo desiderio. A volte però fa male. E anche quando si mette a urlare e dice quelle cose da matto, fa male. Quando non riesce a entrare dentro di me, e urla che io lo faccio apposta a rinchiudermi, che sono una piccola troia, che sto con tutti, che ha decifrato un messaggio nel tg della sera prima, che anche se parlavano del traffico sull’autostrada, in realtà il filmato era rivolto proprio a lui, per dirgli in codice quanto io sia troia, e lo ripete sulla mia bocca, troia troia troia, con le labbra che diventano una lama di coltello. Poi si alza e va in bagno, e c’è sempre il rumore dei contenitori dei medicinali che lui scaraventa a terra, e poi torna da me, con il tubetto bianco e azzurro che ormai conosco così bene, mi allarga le ginocchia mentre il verme biancastro esce dal tubetto, e mi spalma di crema proprio lì, e strofina, e io sento come se avessi una candela accesa in mezzo alle gambe. Ma sto ferma. Mi metto a pensare alle onde, alla musica della risacca sulla sabbia, che lui mi ha fatto sentire su un cd. E così che Arturo riesce a fare all’amore. Lo sento mentre si fa grande dentro di me, e i suoi movimenti si confondono con l’altalena delle onde, sei la mia primavera, dice. E io penso che mi fa un male cane, lì in basso, ma che sarà bello quando dopo mi cullerà, e mi spazzolerà i capelli, e mi parlerà come se io fossi una ragazza grande e mi leggerà le poesie. E penso che l’ho strappato a mia madre, e che vorrei tanto che lei lo sapesse.



E ora non mi resta che augurarvi buon ascolto:

http://www.youtube.com/watch?v=BL_mnqfRElM



 
postato da: Soriana alle ore 02:10 | link | commenti (7)
categorie: isole

Quasi solo poesie...ma pure altro...

P1050927(Wat Chalong- Isola di Phuket Gennaio 2008)



http://antonioconsoli.wordpress.com/2008/02/22/prose-sparse-in-bilico-milvia-comastri/

In Prose sparse, da Antonio Consoli, questa volta c’è un mio racconto…Ringrazio di cuore Antonio! Un onore, per me, essere ospitata da lui, che oltre a essere un bravo blogger è pure un narratore più che valente.


http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=3&c=9&det=3266

E’ on line il nuovo numero di Arteinsieme, ricco, come sempre di pagine molto belle. Fra tutte voglio in particolar modo segnalare “Il glicine” una breve poesia di Renzo Montagnoli. Un gioiellino, a mio avviso, perfettamente cesellato.


http://albertomasala.blogspot.com/2008/02/incredibile-lo-stanno-candidando-ancora.html#links

incredibile: lo stanno candidando ancora! Andate a leggere di chi si tratta. Da Alberto Masala.



http://cristinabove.splinder.com/post/16032421/Ma+tu+che+ne+sai%3F
Ma tu che ne sai?

http://cristelia.blogspot.com/2008/02/adesso.html
Adesso

Entrando nei due link precedenti potete leggere due poesie di Cristina Bove. Nelle creazioni di Cristina sempre c’è musica, e senso, e sguardo. E sempre, sempre c’è la sua anima. Cristina Bove è una poetessa incantatrice.



http://wildworld.splinder.com/post/16033818/STANCHEZZA+di+Glo%27+D%27Alessandr

Ancora una poesia, l’ultima, per questa sera. E molto bella, anche questa: Stanchezza di Glo’ D’Alessandro: La ospita  Giorgio Medda


E ora la segnalazione di un concorso letterario che mi dicono importante e assolutamente serio. Per leggerne il bando entrate qui:

http://www.comune.bologna.it/quartierenavile/cultura/premio_navile/index.php

postato da: Soriana alle ore 00:58 | link | commenti (2)
categorie: avviso ai naviganti