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giovedì, 31 gennaio 2008

Roberta Giacometti in: Altre Scrivanie

fot1.26Gherard Terborch (ter Borch), Donna che scrive, circa 1665, L’Aia, Mautitshuis
(www.bnnonline.it/attpro/teca5/min/fot1.26m.jpg)


Ho conosciuto Roberta Giacometti poco più di un anno fa, alla presentazione del suo “Pennellate di vita”. Libro che mi ha lasciato un’impressione gradevolissima. Prima di dare spazio a Roberta voglio riportare il commento che scrissi sul sito di IBS dopo aver letto il suo romanzo.

Raramente si trova un libro autobiografico che abbia una tale leggerezza. Sembra proprio che l'autrice, nel raccontare se stessa, si sia messa da parte, impedendo così alla voce narrante di scivolare in facili toni patetici e di nostalgia deteriore. Questo non vuol dire che la voce è fredda, tutt'altro. Ascoltandola ci si commuove, si sorride, si ride, e anche si fanno riflessioni su quello che è stato pure il nostro passato. Lo stile dell'autrice, apparentemente semplice, nasconde, a mio avviso, una ottima qualità di scrittura, un ottimo lavoro su di essa. Dunque, un libro che io consiglio vivamente, certa che entusiasmerà anche voi, come è capitato a me.
Milvia Comastri (18-01-2007).

E ora mi ritiro e lascio la parola alla padrona di casa di questa sera.



Mi chiamo Roberta Giacometti, ho 50 anni vivo a Imola dove insegno, cammino e scrivo.
Ho pubblicato una raccolta di racconti "Lavori in corso" e un romanzo breve  "Pennellate di vita 1941-1995" Bacchilega Editore nel 2006 e quest'anno "Un pugno di sogni" Dieci racconti anni 70 sempre con la Bacchilega Editore. Ogni libro 80 pagine. Sembra essere il mio limite, la mia dote di sintesi mi porta a essere concisa e breve.
Sono una grande impastatrice. Ascolto storie e poi le mescolo inventando la mia realtà più o meno verosimile. Mi piace creare cocktail antropologici, poche descrizioni, molti dialoghi.
I miei racconti sarebbero da ascoltare alla radio, con le voci giuste e gli ascoltatori si farebbero quattro risate o un bel pianto liberatorio.
 
Ecco il mio raccolto "La scrittrice" che ben riassume il piacere che provo nello scrivere.




La Scrittrice

Non sono una vera scrittrice. Non lo sono.
Ma come giustificare, a me per prima, tutto il tempo che passo davanti al computer, mentre batto e ribatto parole alla tastiera, mentre leggo e rileggo a voce alta quello che scrivo per sentirne il suono, il ritmo? Scrivo, o dovrei dire scribacchio? Non mi piace il suono di questa parola. Scrivo. Semplicemente scrivo.
Allora sono una cui piace scrivere.
E cosa scrivo? Sciocchezze, leggerezze della vita. Ricamo attorno a piccoli aneddoti, a voci di paese, a luoghi comuni. Rendo vive persone lontane o solo immaginate. Mi guardo attorno, osservo gli uomini e le donne. Faccio tesoro di ogni incontro. Metto insieme, spero con garbo, futili dialoghi, cercando di cucirli fra loro senza strappi o punti malmessi. Manipolo frasi e personaggi. Annuso ciò che scrivo. Sposto, provo a sostituire, a rimescolare, a togliere e mettere. Soprattutto tolgo. Limo. Cerco di cogliere un’intuizione seppur minima, l’essenza di quello che sento. Provo a dare un senso, una morale.
So di non poter rimettere a posto il mondo. Soltanto un angolo, un tetto, una ferita.
Questo l’ho letto in un libro. Allora lo sottolineo e lo riporto in questo contesto. Ho rubato una frase di un altro scrittore e la faccio mia. Ringrazio il maestro e rifletto. Lo dovrò citare in calce? I miei sono solo racconti, piccoli, leggeri racconti che non meritano formalità.
Dovrei citare allora tutte le frasi che rubo ai passanti, ciò che sento dire mentre faccio la spesa, quello che raccontano i miei amici? Devo ringraziare tutti per gli spunti, le idee carpite? Devo far presente che sto parlando di una vecchia storiella risaputa o che sto per riproporre modi di dire, ovvietà?
Questa è la vita. Io vivo. Memorizzo e poi trasformo. Fatico per rimettere a posto quello che si può, con tenerezza guardo all’annaspare di tutti noi, alla lotta e alla gioia di chi si perde, si ritrova, si smarrisce, si diverte, lavora. Scrivo di loro. Scrivo di me con loro.
Cosa potrei dire ad un simpatico bidello? Cosa potrei rispondere ad uno scorbutico fabbro? Cosa ha di magico da ricordarmi il lattaio o il vecchio calzolaio? O il pompiere allettato? Quale vita li ha resi più o meno sensibili verso altri uomini? Quale fatto? Come raccontarlo in due o tre pagine?
Scrivo, leggo e rileggo.
Cosa far succedere all’infermiera devota e birichina, al falegname scontroso o al saldatore deluso? Come reagiranno l’arrotino offeso e la postina incazzata? Si arrabbierà il carrozziere per quello che gli hanno combinato? Ce la faranno il contadino sdraiato sotto il ciliegio e l’imbianchino super dotato? Come andrà a finire quell’insegnante un po’ razzista, cambierà idea? Si incontreranno il gentile elettricista con la sorda farmacista? Si sposeranno i due cassieri innamorati? E il pizzaiolo scomparso scriverà ancora poesie? E gli uomini balsamici, come l’elettricista o quelli tuttofare, come l’orologiaio, saranno sempre così disponibili o si stancheranno? Il preside andrà finalmente in pensione insieme al vigile? E gli altri scompariranno come ha fatto il prestigiatore?
E le donne che li hanno incontrati, giovani, vecchie, disperate o incredule, sconcertate o esterrefatte, quelle ragazze furbe o incantate, quelle signore innamorate e stupite, quelle mogli annoiate e un po’ nevrotiche, le casalinghe indaffarate, le mamme commosse, le nonne e le zie, le amanti: si ricorderanno di loro?
E io? Continuerò a scrivere di loro, io che sono giovane, vecchia, mamma, nonna, amante e moglie? E a voi, avrò regalato un’ora di leggerezza? Sarò stata capace di farvi sorridere, di commuovervi un poco? Di provare nostalgia? Avete per caso riconosciuto qualcuno?
E… vi piacciono i racconti che senza preamboli incominciano subito con un serrato dialogo? Io li adoro. E i miei finali? Vi piacciono? A me fanno impazzire quando come un soffio o con un guizzo concludono la storia. Spesso non vedo l’ora di scoprire come andrà a finire, perché neppure io lo so. E rileggerò incredula! L’ho scritto io?! O al contrario quando conosco solo la battuta finale e creo il contorno, rendo il tutto credibile? Vi avrò strappato un sorriso, un commento, un’emozione?
E tutti gli altri? Il giardiniere, la commessa, la segretaria, il giornalista, la cantante, il cantiniere, l’autista, la magliaia, la cartomante, lo stradino, il camionista: dove sono? Busserà alla mia porta il minatore affumicato, mi tormenterà di notte l’astioso droghiere, e la storia un po’ spinta della massaggiatrice ve la racconterò?
Continuerò con lavori in corso tre, quattro, cinque?
Basta! griderà l’amico correttore di bozze, non ne posso più dirà il mio fidanzato, ancora due m’inciterà la ragazza di mio figlio, continua così mi scriverà l’amica lontana che li aspetta per posta, mamma! sospirerà solo mia figlia dubbiosa, mamma, mamma, dirà eccitato mio figlio sorpreso, sei banale mi confiderà l’amico intellettuale, mi diverti spero dichiari la collega, sono carini mi esorterà mia sorella, cambia idea saranno le parole dell’amica sempre a caccia di qualcosa d’originale!
Ehi, calma! È solo un gioco!
Sono storie. Storie infinite. Piccole schegge di vita. Andranno dove vorranno. Dove vorrete voi che le leggerete. Dove la vita e il tempo le porteranno. Finiranno nel fosso se andranno veloci. Resteranno a farci un po’ di compagnia se sapranno rallentare.
Solo storie. Imbastite e poi cucite con fili di tanti colori.
Scrivo, leggo e rileggo.
Allora sono una scrittrice. Solo per voi.

Grazie Roberta! Proprio un bel racconto, lieve, e in questi tempi cupi penso ce ne sia proprio bisogno.

Anche la musica che ho scelto mette allegria...

http://www.youtube.com/watch?v=XUJJoMwFdUA
postato da: Soriana alle ore 00:13 | link | commenti (2)
categorie: altre scrivanie
mercoledì, 30 gennaio 2008

Segnalazioni di fine gennaio

P1050677




























http://armoniadelleparole.splinder.com/post/15737665/L%27autore+resta+ignoto

L’autore resta ignoto: un commovente, splendido racconto di Renzo Montagnoli.



http://antonioconsoli.wordpress.com/2008/01/30/di-myanmar-non-si-parla-piu/

Sulla Birmania solo silenzio: ed è bravissimo Antonio Consoli a ricordarcelo.



http://caffestorico.splinder.com/post/15737170

Il nostro golden boy Francesco Giubilei continua a seminare successi…


http://arzaniclaudio.splinder.com/post/15726534/%E2%80%9CGuernica%2C+aprile+1937%3A+scen

Guernica aprile 1937:  una bellissima poesia contro tutte le guerre di Claudio Arzani


http://wildworld.splinder.com/post/15728140/NON%2C+JE+NE+REGRETTE+RIEN

Da Giorgio Medda il testo di una indimenticabile canzone.


http://casadeisognatori.splinder.com/post/15713493

Qui, invece, il testo di un’interessante conversazione telefonica (che non è, però, frutto di intercettazione…)


http://poetaperdere.splinder.com/post/15738745/Ecco+il+programma+del+Predisen

Da Patrizius  potete prendere visione del programma elettorale pensato dal nostro candidato alla carica di presidente del consiglio: Renzo Montagnoli.


http://cochina63.splinder.com/post/15739334/editoria

Cinzia Pierangelini ci indica una il nominativo di una Casa Editrice.


http://balenebianche.splinder.com/post/15732921

Un intenso breve racconto di Sabrina Campolongo.


http://www.youtube.com/profile_videos?user=LeIntrovabili

E per finire, qui, quelli della mia generazione possono trovare materiale su cui…piangere…
postato da: Soriana alle ore 23:56 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti

Era un giorno come un altro

gandhi1
























Sono quasi le 17. Il Mahatma sta per raggiungere come ogni giorno, da quando è tornato a Delhi, il giardino della Birla House, per raccogliersi in preghiera. Al suo fianco le pronipoti Abha e Manu. Sembra un giorno come un altro, questo 30 gennaio 1948. La cappa di umidità che soffoca la città, i venditori di acqua con il loro grido cantilenante, le mucche che girovagano indisturbate a ridosso dei cordoli dei marciapiedi. I bambini seminudi, dai grandi occhi che guardano una pozzanghera dove piccoli insetti stanno aggrappati a un fuscello di paglia. Donne avvolte in sari splendenti di colori portano fagotti sulle teste altere, biciclette, qualche auto, cani che frugano famelici fra i rifiuti. Ma all’improvviso nell’abituale rumore del vivere consueto, si inserisce un suono diverso, inusitato. Pum pum pum: il piccolo grande uomo cade a terra. Un bisbiglio: Hej, Rama…oh, Dio. Ed è la fine.

Sono passati esattamente sessant’anni dall’uccisione di Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma. Grande anima, significa in sanscrito mahatma. Soprannome che a Gandhi fu dato da un altro grande indiano, il poeta Tagore.  Come tutti sanno Gandhi  è il fondatore della nonviolenza attiva e il padre dell'indipendenza indiana. Gandhi fu ucciso da un atto di violenza, da un atto di fanatismo, fu assassinato proprio da quell’atteggiamento mentale che lui aveva sempre osteggiato e combattuto.
Ma non credo che si possa parlare di sconfitta. Fino a quando anche un solo uomo si ricorderà delle sue parole, fino a quando anche un solo uomo cercherà di mettere in pratica i suoi insegnamenti, fino a quando anche un solo uomo si rifiuterà di imbracciare un fucile, ma per armi userà le parole e uno stile di vita volto al rispetto dei bisogni dell’altro, fino a quando la speranza di un mondo di pace sarà presente nella mente anche di un solo uomo, la battaglia di Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma sarà più che mai viva e attuale. D’altra parte, ricordiamoci che un secolo che ha partorito mostri come Hitler  e altri fabbricanti di morte ha dato vita anche all’opera di questo grande insegnante di pace. Forse, anche questa constatazione, può generare speranza.

Ecco qualche frase, qualche insegnamento del Mahatma. Credo che siano senza tempo. Credo che sarebbe importante farle, per quanto ci possa essere possibile, nostre.




Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere.


L'unico tiranno che accetto in questo mondo è la voce silenziosa dentro di me.

Nel mondo c'è quanto basta per le necessità dell'uomo, ma non per la sua avidità.

Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva

Un giornalista, durante un’intervista gli chiese: Mr. Gandhi, cosa ne pensa della civiltà occidentale?
Gandhi: Credo che sarebbe un'ottima idea!


…affidati alla piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abbandonare …, tutto, per dare la tua testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui sei pronto a morire” (The Bombay Chronicle, 9 agosto 1942).

"Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. È bene che una volta ogni tanto si brucino le dita."


Per una scodella d’acqua,

rendi un pasto abbondante;

per un saluto gentile,

prostrati a terra con zelo;

per un semplice soldo,

ripaga con oro;

se ti salvano la vita,

non risparmiare la tua.

Così parole e azione del saggio riverisci;

per ogni piccolo servizio,

dà un compenso dieci volte maggiore:

Chi è davvero nobile,

conosce tutti come uno solo

e rende con gioia bene per male”.



http://www.youtube.com/watch?v=hJVthotLkLQ

postato da: Soriana alle ore 01:45 | link | commenti (3)
categorie: i veri grandi della storia

I miei avvistamenti

P1050786



























Ecco, finalmente trovo il tempo per riprendere le segnalazioni dei blog imperdibili.
Ma prima vorrei scusarmi per non aver ancora risposto ai numerosi commenti che avete lasciato in questi giorni. Ma durante il giorno sono molto impegnata, e quando è sera sono stanca, ancora frastornata dalla differenza di fuso orario. E’ per me un piacere rispondervi, e mi sento in colpa se non lo faccio. Ma sarà la prima cosa che farò domattina.

http://giardinodeipoeti.splinder.com/post/15727042

Cristina Bove, nel suo bel giardino, ospita una mia poesia.



http://circolobaldoni.splinder.com/post/15593429/Una+mostra+per+Mino+Milani

Annalisa Ferrari ci illustra questa bella mostra per il grande Mino Milani (che, fra l’altro, fra due giorni compirà gli anni)


http://reanto.wordpress.com/2008/01/22/il-corrierino/

E, a proposito di Mino Milani, che del Corrierino è stato una grande firma, da REanto potete vedere il primo numero del Corriere dei Piccoli


http://antonioconsoli.wordpress.com/2008/01/29/127/

Da Antonio Consoli un bel racconto di Mauro Mirci: Bidone azzurro.


http://cassettoideelibere.blogspot.com/2008/01/corto-si-pu-fare.html

Un corto (ma efficace) racconto di Assunta Altieri


http://arzaniclaudio.splinder.com/post/15712984/%E2%80%9CL%E2%80%99universit%C3%A0+di+Rebibbia

Claudio Arzani ci consiglia la lettura di “L’università di Rebibbia”, romanzo diario di Goliarda Sapienza


http://cristinabove.splinder.com/post/15699019

Una riflessione di Cristina Bove sulle differenze che senza dubbio esistono fra gli stermini effettuati dai nazisti e altri eccidi.


http://cristelia.blogspot.com/2008/01/una-lampada.html

E ancora Cristina, nel suo nuovo blog, con una poesia colma di tenerezza.


http://frammentipoetici.splinder.com/post/15707727/Goccia+di+mare%2C+di+Renzo+Monta

Da Evaluna ben tre poesie di Renzo Montagnoli!


http://lauraetlory.splinder.com/post/15720140/Il+settimo+capitolo...:

E’on line il settimo capitolo di Via Anapo 13, il nuovo romanzo di Laura Costantini e Loredana Falcone.


http://piumedifarfalla.leonardo.it/blog/la_gabbianella_e_il_gatto_storia_di_un_amore_disinteressato_2.html

Rita Zaghi scrive un bel commento sulla rappresentazione teatrale di La Gabbianella e il Gatto.


http://acmedelpensiero.blogspot.com/2008/01/dietro-il-velo-della-nota-bellezza-un.html

Molto bello, il post di Morgan. E molto bello anche il video inserito nel post.


http://poetaperdere.splinder.com/post/15706900/L%27+Italia+ai+poeti...
.
Il nostro Patrizius (Poeta da NON perdere) si accinge a formare il nuovo Governo…


http://www.cantodiluna.splinder.com/post/15714952

Cinquantunenne precaria: difficile veramente la situazione di Stefania Ferrini


http://www.kataklismi.splinder.com/post/15718894/Che+tempo+fa+l%C3%A0+%3F

Tristantzara intitola il suo post: Che tempo fa, là? Ma non è un bollettino meteorologico, il suo..


postato da: Soriana alle ore 01:28 | link | commenti (3)
categorie: avviso ai naviganti
lunedì, 28 gennaio 2008

Letture di gennaio

P1060002




























Ogni inizio d'anno mi riproponevo di tener nota dei libri che avrei letto fino ad arrivare al 31 dicembre.  Poi puntualmente  me ne dimenticavo e le pagine dell’agenda che ogni volta designavo ad ospitare nomi di autori e titoli dei loro libri rimanevano bianche, a guardarmi con una certa aria di rimprovero. Questo fino all'anno scorso.
Ma quest’anno, finalmente (un finalmente che ha anche il significato letterale di alla fine, alla fine del percorso, dell’avventura, alla fine sempre più prossima della mia vita, insomma), voglio mantenere il mio proposito. Sarà la vecchiaia, che invoglia a fissare sulla carta momenti, azioni, emozioni, prima che la mente usurata le perda  irrimediabilmente, sarà che ora ho questa agenda virtuale, questa pagina luminosa che amo riempire per condividere con altri le mie esperienze.
Ecco allora che creo, oggi, una nuova categoria: 2008, i miei amori aperti a caso.
Amori perché amo i libri, tutti, anche quelli che mi deludono. All’inizio li amo, anche loro. Aperti a caso perché accanto a ogni titolo riporterò un breve brano del romanzo o raccolta di racconti, o una  poesia, se si tratterà di una silloge, che mi balzerà agli occhi aprendo il libro dove lui vorrà essere aperto.
In linea di massima non esprimerò, in questo tag, giudizi sulle opere che a mano a mano finirò di leggere. Mi piacerebbe però sapere se ho condiviso queste letture con qualche navigante che approda in questo mio porticciolo. E anche qualche commento, mi piacerebbe leggere. E, anche, quali libri questi naviganti (voi, insomma..) avete letto in questo primo mese dell’anno.
Qui sotto quelli che finora ho letto (o sto leggendo) io:


Il ragazzino scivolò giù dal cavallo, attraversò il vicolo a piedi nudi con fare circospetto e sbirciò dentro la casa, poi ci entrò scavalcando la finestra.
Che diavolo fa ? esclamò Rawlins
Mi hai tolto le parole di bocca
Attesero. Ma Blevins non si fece vedere.
Laggiù arrivava qualcuno.

(Cormac McCarthy: Cavalli selvaggi –Einaudi- Tradotto da Igor Legati)



Leon si è aggiustato i dread e ha fatto la voce seria.
Mi ha detto: - Niente cazzate. Va bene?
-Va bene.
-Te ne stai lì dietro. In silenzio. Sotto le coperte.
Ho ripetuto:- Va bene- a bassa voce, tra me e me. E mi sono accucciato sul pavimento del Caravelle, ai piedi dell’ultima fila di sedili. Ho pensato: Come un lemure del Nevada. Stavo rileggendo l’ultima lettera di nonno Viorel.

(Fabio Geda: Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani –Instar libri)



L’arrivo di Isadora al podere Rosignolo avvenne un giorno d’ottobre.
Achille, dopo aver saputo che era incinta aveva deciso che si sarebbero sposati e sarebbero andati a casa sua, che due in più non cambiavano niente.
L’unica a fare storie fu stranamente la signora Luisa, che per una volta le chiese se era veramente quello che voleva. Se c’era una cosa che Isadora desiderava più di tutto era andarsene da lì, dove aveva vissuto i dieci anni più brutti della sua vita.

(Rita Zaghi: Basterà uno sguardo -Edizioni il Melograno)



Una notte di luglio, durante un temporale Gardini e i suoi amici aspettarono che Franca uscisse a cercare la gatta e le tesero un’imboscata. Ubriachi o fatti, non so bene, la rincorsero per tutta la via, riempiendola di insulti e prendendola a sassate. Lei si fece un paio di settimane in ospedale, ma non li denunciò.
Un mese dopo, il padre di Franca morì. Lei mise in vendita l’appartamento e un giorno di settembre trasclocò.

(Grazia Verasani: dal racconto “La ragazza dei rospi” tratto da “Tracce del tuo passaggio” Fernandel)




Quando arrivai a casa sua era intenta a sgranare piselli, volse subito verso il recipiente il viso liscio come uno specchio, impassibile, leggermente più pallido del solito, anche se probabilmente non era mai stato rosato neppure da giovane. Ero venuta per Pollet? , mi chiese con il tono di voce di chi si informa se Viola doveva fare un’altra passeggiata. L’aveva vista all’alba, sentendo il cane abbaiare era uscita, noi non c’eravamo svegliati?

(Magda Szabò: La porta  -Einaudi Tradotta da Bruno Ventavoli)




La donna, massiccia nell’aspetto ma lieve nei movimenti, sollevò con decisione e delicatezza la bimba dei Lazzeri, e la sistemò nella culla di vimini. Era una brava bambina, non le dava gran che da fare, Pure, una ruga netta le segnava la fronte e gli occhi osservavano la creatura con qualche preoccupazione. Fu in quell’atteggiamento che la sorprese Hanny, entrata proprio allora nella cameretta.

(Annalisa Ferrari: Il mio nome dimenticato- Edizioni la Biblioteca che non c’è)




Jamie cercò di indietreggiare velocemente per rientrare nel perimetro della proprietà. Ma i tempi in cui poteva muoversi velocemente erano passati ormai da dieci anni. Una delle stampelle si impiantò nel terriccio erboso tra il bordo dell’asfalto della provinciale e lo sterrato subito sotto l’arco d’ingresso. Tentò di frenare la spinta che si era data, puntando a terra la destra. Un dolore lancinante le artigliò la caviglia, salendo come una saetta lungo il ricostruito tendine esterno. Non riuscì a impedirsi di gridare mentre cadeva a terra sotto gli occhi di quegli uomini e del cameraman che si era immediatamente precipitato avanti per filmare meglio la scena.

(Laura Costantini e Loredana Falcone: Le colpe dei padri) "Le Colpe dei padri", che io ho stampato dal blog Le storie di Laura e Lory  uscirà in allegato alla rivista  Historica.



E ora tre libri che sto leggendo, per motivi diversi, contemporaneamente.

Crepuscolo

Prendi respiro anima mia
dalle paure del giorno
dal sofferto cammino
del tuo corpo…
Hai sopportato lame
d’acuminato dolore per esistere
e ancora un poco prima che la sera
scenda sull’invisibile
orizzonte
arrenditi al miracolo
d’essere viva ancora
nel crepuscolo.

(Cristina Bove: Fiori e fulmini  Edizioni Il Foglio)
che leggo lentamente, assaporando ogni verso, quando i miei pensieri non fanno rumore
.



Erano circa le quattro del pomeriggio quando uscirono tra la folla di manifestanti cattolici giunti al cinema sbagliato. I manifestanti erano in ginocchio a un’incessante Ave Maria ripetuta da un voluminoso e possente stereo portatile. Jack capì all’istante che i cattolici inginocchiati pensavano che stessero uscendo da una proiezione di Je vuos salue Marie di Godard; i cattolici erano venuti per errore a manifestare contro Mishima.

(John Irving: In cerca di te – Rizzoli- Tradotto da Giovanni Giri e Marco Zonetti) che è un libro…fisicamente molto robusto per cui inadatto alla lettura in autobus ecc.



E’ a metà dell’atrio, diretto alla porta, quando mi vede. Gli occhi di Giorge Cooper si stanno ancora adattando dopo il bombardamento dei riflettori. Ha in mano una piccola borsa nera che contiene gli strumenti della sua macabra professione.
“Coop.” La mia voce rimbomba un poco nell’atrio cavernoso.
Ci sono cerchi di sonno arretrato sotto i suoi occhi, e un sorriso quasi stupefatto sotto un paio di baffi sale e pepe.

(Steve Martini: Prova schiacciante – SuperPocket Longanesi - tradotto da Vittorio Cartoni) Piccolo, tascabile, da borsetta, me lo leggo sui mezzi pubblici.



E dopo tutte queste parole una canzone.
Che siccome sono a volte un po’ masochista sono andata a ripescarla in una sezione di You tube che si chiama le introvabili. L’ho ballata tante volte, questa canzone. Allo Sporting Club, qui a Bologna, dove molto frequentemente Pier Giorgio Farina si esibiva. 1200 anni fa, secolo più secolo meno. E oggi, che non sono proprio del tutto allegra, quale ausilio migliore che risentirla?... Fazzolettino, please…


http://www.youtube.com/watch?v=xYLvnD2FJ68



postato da: Soriana alle ore 21:36 | link | commenti (9)
categorie: 2008 i miei amori aperti a caso
domenica, 27 gennaio 2008

Ricordare non solo oggi, ricordare sempre

bambini di terezin



























Oggi, giorno della memoria. Ma anche domani, dovrebbe esserlo. E sempre, per tutti i giorni dell’anno. Perché il 27 gennaio non appaia come il giorno del bucato, dove tutti immergiamo nel mastello le nostre coscienze, e con spazzola e sapone le strigliamo bene. Per poi ricominciare a sporcarle già da domani. Perché è proprio questa l’impressione che mi fanno certi giorni “dedicati”.

Nonostante questo voglio dedicare il post di oggi a tutti gli eccidi, a tutti i luoghi del passato e del presente in cui ha regnato e regna la devastazione fisica e morale. Con la consapevolezza che la storia si ripete e si ripeterà: e se sarà minore il numero delle vittime, ricordiamoci che ogni vita ha un valore incommensurabile, e anche eliminarne una sola, quindi, annientarla a causa di una sua peculiarità, di una sua qualsivoglia diversità, costituisce un atto immondo. Da ricordare oggi e per sempre.
E soprattutto cerchiamo di essere consapevoli degli eccidi di cui ancora la disumana umanità si macchia, e parliamone, e gridiamo per farli cessare. Per non essere come i tanti che, all’epoca della shoah sapevano, ma tacevano. E se nessuna comprensione posso logicamente avere verso gli aguzzini, nessuna comprensione provo verso questi individui, che come le tre scimmiette non vollero vedere, sentire, parlare.

Termino con due  poesie: la prima scritta nel campo di Terezin, dove furono sterminati 800.000 ebrei tra i quali circa 160.000 bambini e ragazzi.
L’autrice della poesia è una ragazzina di 12 anni, che a Terezin fu uccisa.
La seconda è un frammento di lettera/poesia che una deportata a Auschwitz scrive alla madre.

Sì, ce n’è una terza. L’ho scritta io, ma che valore può avere, paragonata a chi la tragedia l’ha vissuta sulla propria pelle? E’ solo un flebile grido di indignazione. E basta.


Di nuovo l’orrore ha colpito il ghetto,
un male crudele che ne scaccia ogni altro.
La morte, demone folle, brandisce una gelida falce
che decapita intorno le sue vittime.
I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondono il viso nel grembo.
La vipera del tifo strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco.
Oggi il mio sangue pulsa ancora,
ma i miei compagni mi muoiono accanto.
Piuttosto di vederli morire
vorrei io stesso trovare la morte.
Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!

Eva Picková anni 12 morta a Terezin il 18/12/1943



LETTERA ALLA MADRE
frammento

[…] Fili elettrici, alti e doppi,
non ti lasceranno mai più rivedere tua figlia, Mamma.
Non credere alle mie lettere censurate,
ben diversa è la verità; ma non piangere, Mamma.

E se vuoi seguire le tracce di tua figlia
non chiedere a nessuno, non bussare a nessuna porta:
cerca le ceneri nei campi di Auschwitz,
le troverai lì. Ma non piangere — qui c’è già troppa amarezza.

E se vuoi scoprire le tracce di tua figlia
cerca le ceneri nei campi di Birkenau:
saranno lì — Cerca, cerca le ceneri
nei campi di Auschwitz, nei boschi di Birkenau.

Cerca le ceneri, Mamma — io sarò lì!


Monika Dombke, Birkenau, 1943


Olocausti

Sono milioni, spalle contro spalle.
Sono Rom, sono Ebrei e omosessuali,
sono Indios  e monaci buddisti.
Sono Indiani d’America.
Sono malati di mente, sono Sinti
e testimoni di Geova, ed Armeni.
E altri, molti altri senza nome.
Sono donne, uomini e bambini
annientati per una appartenenza,
per un’idea, per una scelta diversa.
Se ne stanno ammassati  su una terra
macchiata dalla cenere e dal sangue,
le bocche sigillate dalla storia.
Solo lo sguardo  è un grido lacerante. 


 Bologna, 27 gennaio 2007


La musica che accompagna il video con le strazianti immagini dell’olocausto, è una canzone quanto mai attuale. Anche se è di qualche anno fa sta a dimostrare che nulla cambia.


http://www.youtube.com/watch?v=tlxynv5GaTE

Mi sembra anche doveroso segnalare, e lo faccio con piacere e con spirito solidale alcuni blogger che hanno pubblicato post su questo argomento, attraverso poesie, fotografie, riflessioni o altro.

http://anghelu.splinder.com/post/15669688/Ad+Anna+Frank+%28Olocausto%29

http://circolopasolini.splinder.com/post/15683393/27+gennaio+2008%2C+la+Memoria

http://arzaniclaudio.splinder.com/post/15684544/%E2%80%9CIn+Loro+memoria%E2%80%9D%2C+poesia+

http://cristinabove.splinder.com/post/15685128

http://armoniadelleparole.splinder.com/post/15684938/Il+giorno+della+memoria

http://usermax.splinder.com/post/15687135/27.01.2008

http://poetaperdere.splinder.com/post/15688906/Potevano+essere+oggi+in+mezzo+

http://simonavinci.splinder.com/post/15648211/Non+andate+%28o+andate%3F%29+ad+Ausc

http://www.kataklismi.splinder.com/post/15473408/A0+Fossoli+-+Dachau

http://progettobutterfly.splinder.com/tag/olocausto

http://emmeegi.splinder.com/post/15659755/riflessione

http://glodalessandro.splinder.com/post/15686150/27+gennaio








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venerdì, 25 gennaio 2008

Il ritorno

Nero_opaco



























Sono tornata. Sono in Italia. Sono rientrata nel dolce suol natio. E l'unica immagine che mi sento di inserire all'inizio di questo post è la rappresentazione del nero, un nero opaco, assoluto. Non ho visto telegiornali, non ho letto quotidiani. Sto ascoltando Fahrenheit, dove si sta discutendo della giornata di ieri. Si parla di sputi, di insulti vergognosi, di brindisi osceni, di un altrettanto osceno personaggio che ha sporcato, leggendoli dei versi che io amo. Si sta parlando della giornata di ieri. Si sta parlando dell'ultima discesa verso il degrado più abbietto. E allora è il nero, il colore del post di oggi. Perchè nero è il presente e nero, cieco, senza speranza alcuna è il futuro. Non tanto perchè sia caduto un governo, che ci siamo avvezzi, a queste cose, ma perchè è il subumano che ci guida. E' il subumano che vomita la sua vittoria. E altro non ho voglia di dire.
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mercoledì, 23 gennaio 2008

Un'ultima lettura sotto il sole

P1050715



























Lascio Kamala con un senso di malinconia. L’ultimo giorno, l’ultima spiaggia. Mi si affacciano degli interrogativi, alla mente…Tornerò, rivedrò ancora questo posto? Beh, alla mia età credo sia normale porsi queste domande…Perché non si sa mica, alla mia età, quante pagine rimangono ancora da leggere…Senza dubbio, quello che è certo, è che non sono molte…
Ma, per dirla con Ornella Vanoni…Tristezza, per favore va via…

E a proposito di pagine, vorrei parlarvi brevemente di un’altra lettura che mi ha fatto compagnia in questa lunga vacanza.


Annalisa Ferrari è per me un’ottima scrittrice. Forse l’ho già scritto, ma ci tengo a ribadirlo. Ogni volta che leggo qualcosa di suo mi incanto e mi domando soprattutto perché non abbia mai pubblicato, se non (poche, che io sappia) cose su Internet e un breve romanzo storico, ma con una casa editrice particolare, di cui vi dirò più avanti.
Una certa idea me la sono fatta, però: io credo che Annalisa non ci tenga per niente a veder pubblicato un suo libro. Io credo che Annalisa sia una scrittrice “pura” che scrive davvero per la gioia che questa attività dona a chi la esercita. Perché mi è difficile pensare che, se avesse spedito un manoscritto a qualche editore, avrebbe ottenuto un rifiuto. Il suo stile letterario, il lessico da lei utilizzato, la leggerezza del narrare anche quando affronta storie drammatiche sono eccellenti, perfetti, sono oltremodo gradevoli.  Devo essere sincera: la invidio, Annalisa: un’invidia “buona”, certo, perché se fosse invidia…verde non sarei qui a scrivere questo mio veritiero, anche se modesto, elogio.
Il mio nome dimenticato” :  è questo il breve romanzo storico che ho letto sotto l’ombrellone tailandese. E’ la biografia di Gerolamo Lazzeri, un nome dimenticato, appunto, infatti non credo che voi che mi state leggendo lo conosciate. Un grande idealista, vissuto dal 1894 al 1941. Un uomo che ha anteposto l’amore verso la libertà, verso la giustizia, agli affetti famigliari, soffrendo e facendo soffrire, per questa sua quasi innata predisposizione. Ma un grande uomo, indubbiamente. Forse un grande illuso, un utopista, ma di cui oggi, in questi tempi così privi di anime luminose, si sente la mancanza. Annalisa Ferrari ripercorre tutta la vita di Gerolamo, ci fa rivivere la sua infanzia, l’adolescenza inquieta, la giovinezza durante la quale il Lazzeri prende sempre più coscienza di quanto gli sia insopportabile convivere con l’arroganza dei potenti, la maturità scandita da eventi drammatici, fino alla sua morte, fino a quando, appunto, il suo nome verrà per sempre dimenticato. E in questo percorso altri personaggi, delineati in maniera squisita, prendono vita nelle pagine del libro: la madre, i fratelli, e soprattutto Annie, la donna che resterà sempre a  fianco di Gerolamo e che con grande intelligenza e sensibilità farà da trait d’union fra lui e i loro figli, per i quali il padre è quasi uno sconosciuto. E credo che  questo personaggio femminile sia davvero difficile poterlo abbandonare con noncuranza in un angolo della memoria dopo aver letto “il mio nome dimenticato”.
La ricerca che ha permesso a Annalisa di scrivere questa biografia è stata capillare: il reperimento dei documenti,  la visita dei luoghi dove la vicenda si è svolta, i contatti con chi ha conosciuto Gerolamo, con i suoi discendenti. Un vero e proprio viaggio nella storia, il cui svolgimento l’autrice documenta minuziosamente nell’appendice al libro. Ma “Il mio nome dimenticato” non è solo un romanzo storico, è un bellissimo libro che si legge in un fiato, e con quella passione che, chissà perché, molte volte, nasce solo quando ci troviamo davanti a una narrazione basata sulla fantasia.
Dicevo prima della casa editrice che ha pubblicato il libro di Annalisa. Una casa editrice che, forse, ha molte più valenze di alcune che espongono i loro prodotti negli scaffali delle librerie. Il suo nome è: Edizioni la Biblioteca che non c’è. Un’iniziativa nata dall’impegno di Annalisa e degli allievi della scuola nella quale insegna. Non quindi una Casa editrice ufficiale, ma, forse, più preziosa, perché nata da una sorta di atto d’amore di Annalisa Ferrari sia per la lettura sia per la scuola. Chi volesse saperne di più, o chi volesse (almeno credo) acquistare questo libro (che consiglio vivamente)  ecco l’indirizzo mail de La biblioteca che non c’è: biliochenonce@virgilio.it
Vorrei (spero che Annalisa non me ne voglia) riportare l’incipit di questo romanzo, giusto per darvi un breve assaggio della scrittura davvero ottima di Annalisa Ferrari.

Per dipingerla, quella terra di Lunigiana, ci sarebbe voluta una scatola di gessetti colorati.
Di tanti colori, ma soprattutto di verdi. Un’esplosione di verdi. Quello, tenerissimo, delle querce, il verde grigio dei contorti antichi olivi, il verde scuro e stinto dei lecci, quello cupo dei pini, e il verde chiazzato dei boschi, sparsi per la regione a nascondere le poche, preziose vigne.
La carrozzabile si poteva percorrere senza fretta, in quello scorcio di fine ottocento. A ogni svolta, a ogni indugio, mostrava una terra di strade, pievi, abbazie, chiesette, che ancora oggi si affacciano sul Magra.


Bello, vero?

Racconti (e anche una ballata) e altro potete leggere qui:


http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=52&c=&det=2098&valRcc=YW5uYWxpc2EgZmVycmFyaQ==

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=45&c=21&det=2101&valRcc=YW5uYWxpc2EgZmVycmFyaQ==

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=45&c=20&det=2142&valRcc=YW5uYWxpc2EgZmVycmFyaQ==

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=45&c=21&det=2257&valRcc=YW5uYWxpc2EgZmVycmFyaQ==

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=45&c=21&det=2346&valRcc=YW5uYWxpc2EgZmVycmFyaQ==

http://rossiorizzonti.splinder.com/post/15236920/Annalisa+Ferrari+in%3A+Altre+scr

Inoltre un suo racconto è stato pubblicato nel numero 5 di Randagi l’e-book curato da Assunta Altieri.

E i suoi due blog meritano senza dubbio di essere inseriti nella lista dei preferiti:

http://circolobaldoni.splinder.com/

http://laprof.splinder.com/

Sono contenta di aver concluso la mia…serie di post tailandesi parlandovi di questa brava scrittrice.
Ora non mi rimane che salutarvi. La valigia è quasi pronta. Domani lascio il sole, la sabbia, il verde azzurro dell’acqua, i massaggi, e…il pankake.
Da domani l’altro si ricomincia: e non mi sembra proprio che in Italia troverò una situazione serena. E meno sereni, di conseguenza, saranno i miei post. Insomma, bisogna ricominciare a indignarsi. Anche se, dentro di me, non ho mai smesso.



Bob Marley ha molti molti fans, qui in Tailandia. E allora perché non chiudere con lui, la mia vacanza?

http://www.youtube.com/watch?v=hg2n039txnk
postato da: Soriana alle ore 17:50 | link | commenti (6)
categorie: i miei viaggi
martedì, 22 gennaio 2008

sawasdee krap, sawasdee ka

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(wat Chalong)

Sì proprio sawasdee krap, sawasdee ka…che starebbe a dire: salve, ciao, nelle due versioni a seconda che ci si rivolga a un uomo o a una donna…Che hanno ‘ste raffinatezze, i tailandesi….

Oggi niente mare, ma una visita al più importante sito buddista dell’isola di Phuket, il Wat Chalong, un complesso di grandi e piccoli templi, dove il colore oro, rosso e bianco dei chedi e degli stupa si alternano con armonia. Un appuntamento rituale, per me questo, ogni volta che visito la Tailandia. Aggirandomi nei giardini, nelle stanze sovraffollate di statue di Budda, il mio pensiero è andato ai coraggiosi monaci birmani la cui protesta pacifica ha occupato circa due mesi fa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Chi ne parla più, della Birmania? Silenzio, silenzio assoluto. Ci sono altre notizie, ora: il Kenia, l’embargo israeliano, le morti sul lavoro. Tragedie di cui è sacrosanto parlare, certamente. Ma a me rimane sempre  l’impressione che le catastrofi esistano fino a che i media ne parlano. O meglio, che sia questa l’idea che “chi manovra i fili” ci voglia inculcare. Purtroppo, nel silenzio, si continuerà a morire, nel silenzio, si continuerà a subire. E si cesserà di parlare anche del Kenia, dell’embargo, delle morti bianche.  A volte mi sembra che anche le tragedie vengano trattate come sfilate di alta moda. I morti sfilano sulla passerella, poi escono di scena. E ci si avvia a un’altra stagione.
Mi sono lasciata prendere la mano, volevo parlare della mia, ormai  penultima, giornata di vacanza.
Anche se il mio pensiero è andato ai monaci, qui di monaci non ne ho visto neppure uno. C’erano molti fedeli, invece. E tanti turisti. Troppi, perché riuscissi a trovare un angolo tutto mio, e fare una sorta di…pieno di serenità, come a volte mi capita, in questi luoghi.  D’altra parte pure io ho fatto parte di quella folla di turisti. Quindi mica posso recriminare….
Sull’autobus del ritorno (questo della foto) P1050946, mi sono proprio divertita. L’autobus (se così si può chiamare) è un normale mezzo pubblico. Però durante il suo percorso effettua soste e deviazioni che possono mutare di volta in volta. Infatti non si limita al trasporto di passeggeri, ma il conducente consegna anche merci ai negozi (aiutato dai passeggeri quando i pacchi sono particolarmente pesanti). E poi fa anche da scuola bus, prelevando i ragazzini vicino all’istituto scolastico e  accompagnandoli in prossimità delle loro case. Molto carina, questa cosa. Fra l’altro l’autista si preoccupa se manca qualche studente, e chiede informazioni ai compagni. Questa cosa l’ho intuita, naturalmente, perché non conosco il tailandese, ma dalla gestualità che accompagnava il dialogo ho capito così. Infatti poi è arrivata correndo una bambina e l’autobus è partito subito.  Mi immagino cosa succederebbe da noi con un sistema simile…tutti protesteremmo…Perché noi, purtroppo, viviamo con l’orologio in mano, e abbiamo perduto (se mai la nostra civiltà occidentale l’ha posseduto) il dono di vivere la vita con lentezza, senza sempre star a inseguire il tempo.

Ero l’unica passeggera non tailandese, a bordo. Per raggiungere Chalong i turisti preferiscono utilizzare i tuk tuk (vedere foto)P1050893 o le auto a noleggio. E sorridendo ho pensato che bizzarramente mi trovavo più o meno nella situazione opposta  di quando abitavo a Igea Marina, e prendevo l’autobus per andare a Rimini: ero quasi sempre l’unica a non essere extra comunitaria. E oggi…ero l’unica a esserlo, in un certo senso.
Ho pensato anche un’altra cosa: che mi piacerebbe tanto imparare il tailandese, più che avere una maggior padronanza dell’inglese. Perché mi interesserebbe moltissimo scambiare impressioni e opinioni con appartenenti a questa popolazione, e anche ascoltare quello che dicono fra di loro. Oggi, per esempio, mi sarebbe davvero piaciuto capire i discorsi che facevano fra di loro gli studenti. Confrontarli con quelli dei nostri ragazzi. Beh, una cosa però li accomuna: a dodici, tredici anni anche questi hanno il loro (bel) cellulare. Constatare questo un po’ mi ha deluso…
Ma questa idea di imparare il tailandese mi …stuzzica assai…Vedrò di informarmi, al mio rientro in Italia.

Ciao, a domani. Che sarà l’ultimo mio post tailandese. Sigh…sigh…

P.S. un amico mi ha inviato una mail con questo link:
 
http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html

per favore entrate, leggete e firmate.


Dimenticavo la musica...Vi lascio con il grande Goram Bregovic

http://www.youtube.com/watch?v=DwA_Zg_z-FI

postato da: Soriana alle ore 17:40 | link | commenti (5)
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domenica, 20 gennaio 2008

Ancora letture sotto il sole...

P1050883



























Uffa!!! Ma che noia questo sole, e questo mare dall’acqua cristallina, e le palme, e il pankake, e la sabbia borotalcoroberts e i sorrisi e tutte quelle orchideee, poi…Beati i miei connazionali rimasti in patria, che ogni mattina si svegliano nella tiepida oscurità dei riscaldamenti condominiali senza altro pensiero che raggiungere il posto di lavoro (sempre che ce lo abbiano, un lavoro) e di preparare la colazione a figli recalcitranti che non vogliono staccarsi dalla TV che così intelligentemente trasmette i cartoni alle 7 del mattino in osservanza al programma di Educazione del cittadino, che ha preso il via qualche anno fa. Beati loro, che mentre cercano di avanzare nel traffico praticamente immobile possono ascoltare il giornale radio che riporta tutte le cose esimie e altamente morali partorite dai nostri politici…
STO SCHERZANDO, NATURALMENTE!!!!!!!  Sto scherzando, sì, e spero che nessuno si sia irritato…E’ che la mia vacanza è agli sgoccioli, e fra neppure una settimana, mi ritroverò
immersa pure io in quel mondo che ho precedentemente descritto. A parte il lavoro (che non ho) il figlio (che ho, ma non guarda i cartoni alle 7 del mattino per limiti di età), l’avanzare nel traffico (perché non guido). Ma rimangono l’oscurità, e, soprattutto le malefatte dei politici. E basta questo a farmi piangere, al pensiero di rientrare nel nostro Bel Paese….
Per fortuna, mi potrò sempre isolare nella lettura. Abitudine che, come già ho avuto occasione di scrivere, non ho perduto neppure stando spaparanzata sulla sabbia borotalcoroberts….

E a questo proposito….


Cucivo, tagliavo e cucivo le stoffe che mi dava la sarta, facevo le asole. Imparavo per andare in America.


Questo è l’incipit di un libro che ho appena finito di leggere.

Due validi motivi mi hanno fatto infilare nello zaino, fra i tanti, anche il romanzo breve “Basterà uno sguardo” di Rita Zaghi. Il primo è senza dubbio di origine affettiva: Rita infatti è un’amica, e questa volta non virtuale, ma assolutamente reale. Abita a pochi chilometri da Bologna e insieme abbiamo frequentato laboratori di scrittura narrativa e in questo modo è nata la nostra amicizia.  Il secondo motivo è che Basterà uno sguardo ripercorrere la storia di una saga famigliare, e questa modalità narrativa ha sempre esercitato su di me un fascino molto forte.
A differenza di altri romanzi che narrano le vicissitudini di più generazioni, questo di Rita è breve, e forse sta anche in questo l’abilità dell’autrice. Perché riesce a raccontare, anzi a far raccontare ai suoi personaggi attraverso l’intrecciarsi delle loro voci, e utilizzando degli appropriati flash back,  le vicende salienti della storia. E se all’inizio il lettore può essere preso da una sorta di straniamento, quasi perdendosi fra voci e avvenimenti, ben presto tutto si fa chiaro e a lui non  rimane quindi che proseguire la lettura con curiosità e passione.  Le ambientazioni, sia logistiche che temporali,  sono accurate, segno che Rita, come ogni buon scrittore dovrebbe fare prima di iniziare la stesura di un romanzo, ha fatto delle ricerche approfondite, dato che l’epoca in cui si svolge buona parte della narrazione (le due guerre mondiali, l'immediato dopo guerra) lei non lo ha certo vissuto.
I personaggi vengono svelati pian piano o dalle loro stesse parole o da piccoli particolari (a volte basta anche la descrizione di un abbigliamento). Ognuno di loro acquisisce quindi una personalità ben delineata, un carattere attraverso il quale esprimono sogni e rancori, amore e disperazione, annientamento e speranza.

Un romanzo, insomma, dove tecnica e fantasia narrativa sono uniti in un equilibrato binomio.

Rita Zaghi, 55 anni, vive e lavora in provincia di Bologna. Dopo una vita in corsa si è fermata per mettere sulla carta parole e pensieri. Per giungere a questo ha percorso vie differenti, dal femminismo all’organizzazione in ambito lavorativo, passando per la new age. In questo suo vivere fra sogni e la realtà, fra tarocchi e marmellate, cerca di mantenersi in un equilibrio non sempre facile.
Scrive racconti, favole, poesie, per mettere sulle pagine le sue emozioni di donna.
“Basterà uno sguardo” è il suo primo romanzo breve.
Ha inoltre pubblicato in varie antologie:
Ri-scritture 2005, Edizioni Morgana.
Io scrivo, 2005, Edizioni Perrone
Racconti d’estate 2003, Edizioni Ibiskos
e altri racconti in antologie di Associazioni diverse.

(dal retro di copertina di Basterà uno sguardo, che è stato edito da Il Melograno, ed è uscito nell’ottobre scorso. E, credo sia importante sottolineare, il Melograno non è una casa editrice che richiede ai suoi autori un contributo per la pubblicazione.)


E dato che nel libro di Rita numerosi sono i personaggi femminili, ecco un video con delle belle immagini stilizzate di donne.

http://www.youtube.com/watch?v=D4TPhtrbLDo
postato da: Soriana alle ore 13:11 | link | commenti (6)
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