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venerdì, 30 novembre 2007

Avvistamenti diurni

merlo_bacche

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=45&c=21&det=2952
Qui, nel nuovo numero di Arteinsieme, potete leggere un mio breve racconto.
Una raccomandazione: leggete l’intero numero della rivista di Renzo Montagnoli. Ci sono cose veramente belle.

http://biogiannozzi.splinder.com/post/14924416/Marco+Ahmetovic+testimonial+e+#14924416
Una notizia così assurda che parebbe essere inventata: invece è vergognosamente vera. Leggetela da Giuseppe Iannozzi.


http://piumedifarfalla.leonardo.it/blog/tag/pag1/recensioni
Una nuova recensione di “Basterà uno sguardo”, il romanzo di Rita Zaghi

http://armoniadelleparole.splinder.com/post/14935587/Laggi%C3%B9+in+fondo
Laggiù in fondo”: un racconto di Renzo Montagnoli.

http://lauraetlory.splinder.com/post/14936214/Grandissimo+Roberto
omaggio a Roberto Benigni da parte di Laura Costantini
postato da: Soriana alle ore 10:15 | link | commenti (4)
categorie: avviso ai naviganti
giovedì, 29 novembre 2007

E poi tornerà il silenzio...

tibet12
In questi giorni sui quotidiani italiani sta comparendo il nome di un territorio quasi sempre dimenticato dai media: il Tibet. Ma solo in relazione alla prossima presenza in Italia del Dalai Lama, fissata per i primi di dicembre.  Già, perché pare che questa visita non sia proprio graditissima alle alte sfere.  Sembra infatti che possa creare, dando ad essa ufficialità, irreversibili incidenti diplomatici con la Cina, che del Tibet ha fatto, e continua a fare, scempio. Scempio del quale il Dalai Lama è la vittima più illustre. E così i vertici istituzionali del nostro Paese hanno deciso di non ufficializzare la venuta in Italia del premio Nobel per la pace Tenzin Gyatzo: nessun ricevimento in suo onore, non si sa mai che la Cina si debba offendere e che vengano messi a rischio i traffici mercantizi che l’Italia intrattiene, con profitto, con quella nazione. Comportamento assolutamente coerente con la politica di questa nostra Italietta che sta scivolando sempre più in basso nella scala dei valori. Si ricevono con tutti gli onori capi di governo guerrafondai, ma un uomo che predica la non violenza, no, non si deve ricevere. Perfettamente in linea con la decisione dei nostri governanti è pure l’atteggiamento del Vaticano. Il Ratzinger non prenderà neanche un caffè, o meglio nemmeno un chai, con il Dalai Lama. Coerente, anche lui, con il pensiero che da quando è salito…al trono, ha manifestato.
E’ vero che appartenenti a Forza Italia e a A.N. si stanno battendo contro questa decisione. Ma la cosa mi fa solo, cinicamente, ridere. Non credo nella loro onestà di intenti. Nulla può essere più lontano dalla spiritualità del Dalai Lama, e dalla religione che lui rappresenta, dagli “ideali” di quei partiti. Ideali, naturalmente, è una parola nobile, che uso qui ironicamente.
Credo si tratti del solito scontro partitico. Insomma se tu dici bianco, io dico nero. Ma che agli esponenti di questi partiti gliene freghi qualcosa di Tenzin Gyatzo non ci credo proprio.
Dicevo, comunque, che il termine “Tibet” è comparso in questi giorni sui giornali. Ma solitamente viene dimenticato. Non si parla mai del genocidio che la Cina ha compiuto in quel Paese.
Vedo ora ti tracciarne qualche punto.
Da quando, nel 1959, la Cina ha invaso il Tibet sono stati sterminati un milione e duecentomila di tibetani, un quinto della sua popolazione.
Molti bambini sono stati costretti a denunciare crimini non commessi dai propri genitori e molti genitori, a loro volta, hanno assistito all'esecuzione dei loro figli, e anche obbligati a pagare i proiettili usati per ucciderli, ringraziando, per giunta, il governo cinese per aver eliminato "elementi antisociali". Molti tibetani furono costretti a autoaccusarsi, pur del tutto incolpevoli, e a autodegradarsi.
Tutto questo va sotto il nome di Thamzing" o "seduta di rieducazione".
Ma non pensiamo che a quasi 50 anni di distanza le cose siano migliorate. Migliaia di prigionieri religiosi e politici vengono detenuti a tutt’oggi in campi di lavoro forzato, dove la tortura è pratica comune.
Le donne tibetane vengono sovente sterilizzate o costrette ad aborti forzati: un metodo disumano che serve a non far crescere la popolazione autoctona, per far sì che gli occupanti cinesi siano sempre in maggioranza. Molte donne, come conseguenza di queste pratiche eseguite in maniera massiva e in condizioni igieniche precarie,  muoiono a causa delle infezioni: pensate che possono venire costrette ad abortire anche al quinto o sesto mese di gestazione. Quelle che riescono a portare a termine la gravidanza si rifiutano di andare in ospedale per il parto, perché frequentemente il bambino viene loro sottratto e considerato morto.
Esistono  limitazioni pressoché assolute sulla libertà religiosa, politica, sociale e culturale cui vengono sottoposte le donne.  Le monache buddiste tibetane, che rappresentano oltre l'80% delle prigioniere politiche, sono spesso oggetto di torture e violenze sessuali: la lacerazione dei capezzoli; l'inserimento nella vagina di strumenti elettrici usati in genere per marchiare il bestiame; l'avvolgimento dei capezzoli con fili elettrici.
(Notizie su questi inconcepibili trattamenti potete trovarli qui: www.tibetanwomen.org.)

Ci sarebbe ancora molto, molto altro da dire. Della deforestazione che in Tibet procede senza sosta 24 ore su 24, per esempio. Delle  innumerevoli testate nucleari che i Cinesi hanno installato su quel piccolo territorio. Delle miniere d’uranio dove i lavoratori sono quasi tutti tibetani, e si ammalano e muoiono  per questo loro lavoro. Dei villaggi in prossimità delle miniere e dei luoghi dove sono installate le testate nucleari: nascono bambini deformi, in quei villaggi, e la terra e le acque si inquinano, e gli animali muoiono (una situazione che mi ricorda molto quella della Birmania…).
Tutto l’equilibrio ecologico del Tibet si sta distruggendo. Un intero popolo sta perdendo pure il suo patrimonio culturale e religioso: più di 6000 templi distrutti, antiche opere d’arte razziate dai Cinesi. Migliaia di statue d’oro fuse e trasformate in lingotti che sono stati poi trasportati in Cina.
Un popolo quasi totalmente distrutto nelle sue tradizioni. Una distruzione che sta avvenendo anche in questo momento, ora, mentre io scrivo, ora, mentre voi state leggendo.

In questi giorni i giornali scrivono la parola “Tibet”, certo. Ma sulla realtà di quel paese un tempo tanto pacifico si tace. E, non appena il Dalai Lama lascerà l’Italia per tornarsene al suo esilio di Dharamsala, quella parola scomparirà. Con buona pace della Cina. Che dobbiamo tenercela buona, no?

                          clean.tibetan



Termino con questa musica bella e delicata. Con questo video pieno di cielo e nuvole. Potrebbe essere il cielo sopra il Tibet: un cielo dove non alberga più alcun Dio.

http://www.youtube.com/watch?v=mUyZgXN6DBQ


  
postato da: Soriana alle ore 13:26 | link | commenti (4)
categorie: dall italia e dal mondo
mercoledì, 28 novembre 2007

Fausto Gliozzi in: Altre scrivanie

Mi piacerebbe essere così


Fausto è un amico. Ogni volta che ci incontriamo mi fa sorridere con la sua intelligente ironia. A volte, quella stessa ironia mi sconcerta. Ma è sempre piacevole incontrarlo. E è anche sempre piacevole leggere quello che ogni tanto mi invia.
Essendo lui il padrone di casa, questa notte, ho chiesto a Fausto di scegliere anche l’immagine al post e pure la musica. Mi ha dato una gamma di possibilità. Alla fine ho scelto io, fra quelle.

Ma ora gli cedo la parola:




Son nato nel millennio appena estinto, non credo d'arrivare a quello dopo.

Conclusa l'università ho trovato lavoro da architetto in un comune e dopo, per cambiare, ho cominciato a fare l'informatico a Bologna.

Sto bene quanto basta e mi diverto, non ho una propensione a esser scontento, vivo da solo, status che difendo a oltranza da intrusioni, anche se invero non mi dispiace stare in compagnia.

Se scrivo, o suono o canto è un'espressione soltanto della voglia che ho di svago, di libertà.

Misuro le parole.



Gabbiano nel Pantheon

La vicenda del gabbiano nel Pantheon era priva di un inizio e di una fine per il dottor Cremonesi, che aveva avuto l’occasione di assistervi e di riportare pari pari quanto gli era stato possibile vedere, lasciandosi andare poi alle sue considerazioni personali, non ultima quella che se lui, Dante Cremonesi, si domandava da dove fosse mai arrivato l’uccello, come fosse riuscito a introdursi nell’edificio (pur essendo evidente che l’enorme foro circolare posto al centro della copertura del monumento dovesse essere stata la via d’accesso più probabile) e come ne sarebbe in seguito uscito, non era escluso che il volatile fosse lì a chiedersi come, perché, da dove venissero tutti quegli altri bipedi che sostavano giù in basso guardando per aria, e dove andassero poi a finire quando imboccavano l’enorme apertura posta su di un lato e ingombra delle impalcature erette per i lavori di restauro.

Il dottore già varie altre volte aveva visitato il monumento, ma, quando saltuariamente gli capitava di passare nei paraggi e di non avere fretta, amava entrare nell’ampio portone e sedersi su una panca di legno per ammirare l’incredibile e audace cupola, unico elemento architettonico a rimanere immune dalle deturpazioni che secoli di dominio cristiano avevano inferto a una testimonianza unica nel suo genere, quella della libertà di culto in un periodo caratterizzato dal più assoluto dispotismo, quale poteva essere l’età imperiale. Era infatti difficile ricostruire con l’immaginazione quale dovesse essere stato l’aspetto dell’enorme spazio e come questo fosse ripartito in modo da dare dignità a tutte le divinità là rappresentate, quali gli arredi, i colori, e come si svolgessero le cerimonie. I timpani, gli ornamenti cinquecenteschi, i sarcofaghi dei grandi d’Italia confondevano le idee e stonavano con l’antica ma pur sempre solida personalità dell’edificio, mentre le linee della copertura rimanevano pure e immortali a tener vivo il fascino e il mistero di un passato ben più lontano.
Lasciandosi andare alle abituali riflessioni, Dante Cremonesi alzò gli occhi dopo essersi accomodato su una panca. La sua attenzione venne attirata dall’uccello che improvvisamente spiccò il volo balzando dall’ampio cornicione posto come elemento di stacco tra la struttura verticale e la cupola vera e propria. Non era la prima volta che gli capitava di vedere passeri o piccioni che si fossero avventurati all’interno della basilica, ma quelle ali, quel veleggiare maestoso e lento erano così insoliti. Anche un gabbiano a Roma non era una novità. Quanti ne aveva visti dai ponti sul Tevere o anche in altri luoghi ben più lontani dal mare, nelle campagne del Nord, ma certo là dentro quella presenza gli pareva un fatto singolare.
L’uccello atterrò dal lato opposto sollevando una nuvola di polvere e di lanugine accumulatasi nei secoli con chissà quali altri residui lasciati dagli occasionali visitatori di quei luoghi impervi, poi cominciò a zampettare, fece un tratto a piedi e si lanciò di nuovo nel vuoto puntando verso l’alto, ma inspiegabilmente sembrò aver calcolato male la traiettoria e solo all’ultimo momento riuscì a evitare l’urto con la volta della cupola, si posò ancora sul cornicione, poi subito, quasi preso da nervosismo, ripeté il tentativo che altrettanto presto si concluse.
Lo strano comportamento e la sagoma di un piccione che usciva velocemente dal foro centrale stagliandosi contro il cerchio luminoso, in contrasto con l’eterna penombra del luogo sacro, diedero al dottore la spiegazione di quanto stava avvenendo: il dramma segreto e silenzioso del gabbiano che non sapeva più uscire da dove era entrato. La curiosità, la fame o chissà che altro l’avevano spinto in quella trappola da cui piccioni e passeri potevano impunemente fuggire con le loro ali piccole e veloci, strutturate in modo tale da poter dare al corpo una spinta quasi verticale, mentre lui, il gabbiano, re incontrastato di viaggi interminabili sulle onde, aveva bisogno di molto spazio per riuscire ad arrivare in quota e il vasto tempio doveva sembrargli incredibilmente angusto, ma soprattutto quel cerchio pieno di luce lassù in alto, chissà come gli appariva lontano e irraggiungibile. I tentativi si alternarono a periodi di riposo sempre più lunghi, inducendo l’osservatore a domandarsi da quanto tempo l’animale fosse a digiuno. Indubbiamente la stanchezza cominciava a farsi sentire e forse anche un uccello, a dispetto della sua mancanza di espressione dovuta alla rigidità del becco e alla fissità degli occhi, poteva trovarsi in preda a stati d’animo come il panico o la depressione, che rendono vani e confusi gli sforzi dei mortali. D’altronde era anche difficile pensare di poter andare in soccorso del povero animale, il quale difficilmente avrebbe consentito di lasciarsi catturare da un’ipotetica squadra di vigili del fuoco sollecitati dall’Ente per la protezione degli animali. Guardando in alto si figurava i goffi tentativi dei pompieri su scale semoventi che giravano a vuoto e i beffardi svolazzi del volatile ignaro delle loro buone intenzioni e convinto solo di mettercela tutta per evitare di finire in padella.
Finalmente qualcosa di nuovo accadde e l’osservatore si rese subito conto che forse il prigioniero aveva trovato la via giusta. L’uccello ricominciò a volare, ma questa volta, anziché spingersi in alto con una traiettoria rettilinea si diede a costeggiare il cornicione. Il dottor Cremonesi cominciò a partecipare all’impresa del gabbiano. Se questo avesse continuato a veleggiare percorrendo spirali sempre più strette e salendo gradualmente, avrebbe inevitabilmente raggiunto la sommità della volta e sarebbe stato in grado di imboccare l’uscita. Così almeno credette che le cose andassero svolgendosi, forse ingannato da un impercettibile cambiamento di quota del volatile il quale per un attimo aveva teso verso l’alto, poi si rese conto che quello, con ogni probabilità, stava seguendo il cornicione per tutta la sua lunghezza, convinto di viaggiare in un tunnel, in un corridoio che sarebbe prima o poi terminato sboccando all’esterno. E continuò a volare per un bel pezzo, il gabbiano, mentre il dottore, laggiù in fondo si era messo a tifare come se fosse allo stadio. Un tifo, beninteso, consono al luogo sacro, ma nella sua mente i pensieri esplodevano fragorosamente: «Sali! Sali! Ora spostati verso il centro e vai su! Stringi la curva!». Ma il gabbiano seguitava l’infinito viaggio circolare con la sua espressione fissa. Si fermò due o tre volte spossato e quasi subito riprese a volare con frenesia. Ancora una volta parve imboccare la traiettoria giusta e stringendo la curva acquistò velocità, ma poi atterrò definitivamente e camminando sparì tra le tavole delle impalcature che si inoltravano nell’androne verso l’uscita riservata ai comuni mortali.
Il dottor Cremonesi gioì, per poi accorgersi che il passaggio verso l’esterno si trovava diversi metri più in basso e non era detto che il gabbiano avrebbe trovato la strada per la libertà e la sopravvivenza, ma ora che non riusciva più a vederlo trovava un po’ difficoltoso continuare a tifare per lui e considerando che dopo tutto un gabbiano dovesse avere nei confronti della morte un rapporto molto meno complicato di quello che tormenta i nostri sonni, visto che l’ora si era fatta tarda, si diresse verso l’uscita disturbato da un certo disappunto, perché mai sarebbe riuscito a sapere la fine della storia.



Conclude, Fausto, con questa canzone:

http://www.youtube.com/watch?v=N7tocJEHWXA

Attenzione !!!!!le segnalazioni che trovate nel post qui sotto sono particolarmente importanti.

Questa sera...

dalailama2Un’ informazione che riguarda una serie di lezioni che il Dalai Lama terrà a Milano:
La Via della Pace Interiore
L'Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling
è lieto e onorato di annunciare la visita a Milano di
Sua Santità Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama.

Palasharp, Milano 7, 8, 9 dicembre 2007
Tutte le informazioni qui:

http://www.dalailama-milano2007.org/italiano/

e la segnalazione di due post assolutamente importanti. Da leggere con gli occhi e con il cuore.  Nessuna cosa leggera, questa sera, nel mio navigare.

http://acmedelpensiero.blogspot.com/search/label/Ass.%20Sos%20Infanzia
Morgan ci aggiorna sul piccolo Gramos. Non sono solo notizie confortanti


http://balenebianche.splinder.com/post/14897127/Notizie+dal+Kosovo
E di Gramos, o meglio della sua devastante malattia, ci parla anche Sabrina Campolongo, sempre generosa e attiva.
 Chi ancora non ha acquistato il libro, per favore, lo faccia! 11 euro non sono molti. Se è una difficoltà pagare con la carta di credito o vi sentite impacciati nell’accedere a Lulu chiedete che un parente, un amico lo faccia per voi.  E non è neanche mera beneficenza, perché 11 euro è il prezzo normale di un libro, ed è questo che avrete in cambio. E soprattutto avrete in cambio qualcosa di inestimabile: far tornare il sorriso sulle labbra di un bambino, regalargli un futuro che la vita sembra sottrargli. 11 euro: davvero poco, per tutto questo.

Scusate se insisto tanto...Ma sono preoccupata...
postato da: Soriana alle ore 00:20 | link | commenti (2)
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martedì, 27 novembre 2007

Un capolavoro letterario:Ultimo parallelo

P1050018

Mi piacerebbe essere una grande scrittrice, questa sera, anzi mi piacerebbe essere una brava critica letteraria.
Perché vorrei parlare di un libro che considero un capolavoro sotto tutti gli aspetti, ma non riesco a tirar fuori le parole adeguate che mi servirebbero
per descrivere  Ultimo parallelo, il romanzo di Filippo Tuena che quest’anno ha più che meritatamente vinto il premio Viareggio.
 Leggendolo,  ho provato un’empatia così grande con quegli uomini di cui Tuena narra la storia come forse non mi era mai capitato. E’ stato un perenne senso di condivisione della loro  sofferenza, che mi  ha accompagnato durante la lettura. Tanto è vero che, a differenza di quanto a volte mi capita se un libro mi ha coinvolta, cioè, il desiderio di portare con me i suoi personaggi, quando ho chiuso sull’ultima pagina il libro di Filippo Tuena, ho sentito l’impulso non di tenerli con me, ma di restare io con loro, in quella distesa di ghiaccio,  in quel nulla assoluto. Quasi un obbligo morale, come se, lasciandoli, compissi una sorta  di tradimento nei loro confronti.

Filippo Tuena racconta la spedizione organizzata nel 1911 da Robert Falcon Scott per conquistare il Polo sud. Spedizione che, come ben si sa, finì nel modo più tragico possibile.
La modalità scelta dall’autore per narrare la storia è mirabile. E’, il suo, uno stile di scrittura che può nascere solo da essere stato lui stesso, a mano a mano che proseguiva nella stesura del romanzo, Scott, e Evans, e Gran, e Bowers, e tutti gli uomini della spedizione. Ed è così che anche il lettore diventa parte attiva di quella terribile avventura. I lunghi periodi senza punteggiatura in cui ogni tanto ci si imbatte, ad esempio, quella accumulazione di frasi senza stacco, a me hanno dato la percezione dell’andare senza fermarsi in un spazio che non ha segnali, che non ha la maggior parte delle volte alcun punto di riferimento.
E perfino il lungo elenco  delle cose da portare nel viaggio diventa quasi una composizione poetica, dove ogni singolo oggetto  ne evoca mille altri,  dove ogni singolo oggetto evoca ricordi di un passato che sembra quasi irreale. Oggetti che hanno un anima.
E i libri dei grandi poeti fanno parte in effetti della spedizione: i versi dei poeti letti e riletti nelle soste forzate,  ripensati e recitati in silenzio  durante le lunghe terribili tappe di avvicinamento al Polo Sud, aiutano gli uomini a non perdere la ragione,
quando la meta sembra sempre più lontana e irraggiungibile, lì, dove il nulla regna sovrano,  dove il ghiaccio morde gli arti fino a farli morire. 
E dove il senso di solitudine è assolutamente devastante. 

“ …e soprattutto molto soli. E so quanto questo sentimento possa minare anche il più determinato degli uomini perché la solitudine annulla il genere e la specie e mette a nudo la fragilità dell’individuo”

Durante quelle marce diventa pericoloso anche pensare alle case lontane, alle famiglie.
“Gestingthorpe, aria di casa, camini accesi, dolci sorelle in vestaglia che bisbigliano fra loro confidenze d’amore nel cuore della notte.”

E infatti:
Avevano paura di quelle imprevedibili intrusioni del passato e per questo ripetevano i brani dei poemi che avevano letto durante i giorni del blizzard anche se la loro memoria era debole e quasi mai riuscivano a completare quella recita silenziosa senza errori. D’improvviso un verso mancante poteva sempre cancellare l’intera poesia e trasformare quel paesaggio mentale anch’esso in un deserto senza fine”

Mi sono chiesta, leggendo questo libro stupendo, che cosa porterebbero con loro, oggi, degli esploratori…Tanta più tecnologia, sicuramente. Ma la poesia? E quale spirito li animerebbe?
Non ho una risposta, naturalmente. Ma un dubbio, sì.


Dentro di me avrei ancora molto da dire, ma, ripeto, difficile è per me mettere sulla carta tutte le emozioni e le riflessioni che Ultimo parallelo di Filippo Tuena mi ha suscitato. Prendete quello che ho scritto fin ora come un goffo tentativo per esternarle. E soprattutto prendetelo come un consiglio di lettura, un consiglio molto pressante, perché è senza dubbio uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi anni.

Molto meglio di me ne ha parlato tempo fa, nel suo Arteinsieme, Renzo Montagnoli, che pure intervistò l’Autore.
Potete leggere qui la recensione e l'intervista.

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=31&c=&det=2661&valRcc=ZmlsaXBwbyB0dWVuYQ==

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=80&det=2660


Filippo Tuena nato a Roma nel 1953 vive ora a Milano.

Ecco di seguito tutte le sue pubblicazioni:

Il tesoro dei Medici (Giunti Art & Dossier, 1987); Lo sguardo della paura (Leonardo, 1991), Premio Bagutta Opera Prima; Il tesoro dei Medici (De Agostani, 1992), in collaborazione con Anna Maria Massinelli; Il volo dell’occasione (Longanesi, 1994); Il diavolo a Milano (Ikonos, 1996); Cacciatori di notte (Longanesi, 1997); Tutti i sognatori (Fazi, 1999), Premio Super Grinzane-Cavour; La grande ombra (Fazi, 2001); La passione dell’error mio. Il carteggio di Michelangelo (Fazi, 2002); Quattro notturni (Aletti, 2003); Il volo dell’occasione (Fazi, 2004), nuova edizione; Le variazioni di Reinach (Rizzoli, 2005); Premio Bagutta; Il diavolo a Milano – nuova edizione e Fantasmi di Schumann a Manhattan (Carte Scoperte, 2005);  Michelangelo. Gli ultimi anni (Giunti Art & Dossier, 2006); Ultimo Parallelo (Rizzoli, 2007), Premio Viareggio.

Sito web:    http://digilander.libero.it/filippotuena/


Un brano sinfonico che descrive un luogo molto lontano dall’Antartide. Ma dove la nostalgia per la patria è ben presente. Buon ascolto.

http://www.youtube.com/watch?v=LlLPLO90fSk


E ricordate, subito qui sotto, di andare a vedere le segnalazioni...
postato da: Soriana alle ore 03:19 | link | commenti (2)
categorie: tessitori di parole

Notte nebbiosa

fog



































Anche nella fitta nebbia ho avvistato…

http://lauraetlory.splinder.com/post/14878878/Sulla+scrittura%2C+sui+blog%2C+sul
Laura e Lory pongono domande stimolanti su scrittura, blog e...maschere.

http://cristinabove.splinder.com/post/14892758
Gli "Amici da lontano" di Cristina Bove

http://armoniadelleparole.splinder.com/post/14893327/Il+vento
Renzo Montagnoli ospita una poesia di Antonello Bianchi: Il  vento

http://poetaperdere.splinder.com/post/14888604/instancabile+viaggiatore+di+so
Ancora poesia: Patrizius ne "Instancabile viaggiatore di sogni"

http://acmedelpensiero.blogspot.com/search/label/informazione
Luci e ombre di Internet: da Morgan

http://balenebianche.splinder.com/post/14881136/Tre+belle+novit%C3%A0+per+%22Le+fiab

Tre belle novità per "Le fiabe di Gramos"Da Sabrina Campolongo
postato da: Soriana alle ore 02:27 | link | commenti (3)
categorie: avviso ai naviganti
lunedì, 26 novembre 2007

Hasta siempre, comandante

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Prendo spunto dall’articolo di Gordiano Lupi pubblicato domenica da Renzo Montagnoli.
(http://armoniadelleparole.splinder.com/post/14865893/Il+Che+poeta)

Confesso: non sapevo che il Che avesse scritto poesie. Sono andata a cercarne qualcuna e lascio qui integralmente questa “Vieja Maria” di cui avevo letto con commozione qualche verso nell’articolo dianzi citato.
Mi sembra una bellissima poesia.

   
Vieja Maria
(Dedicata da Ernesto Guevara de la Serna
a una vecchia messicana incontrata nell'Ospedale
Generale di Città del Messico nel dicembre 1954)

.
    .
    Vieja Maria, vas a morir;
    quiero hablarte en serio:
    Tu vida fue un rosario completo de agonias,
    no hubo hombre amado, ni salud, ni dinero,
    apenas el hambre para ser compartida;
    quiero hablar de tu esperanza,
    las tres distintas esperanzas
    que tu hija fabricó sin saber como.
    Toma esta mano de hombre que parece de niño
    en las tuyas pulidas por el jabón amarillo.
    Restriega tus callos duros y los nudillos puros
    en la suave vergánza de mis manos de médico.
    Escucha, abuela proletaria:
    cree en el hombre que llega,
    cree en el futuro que nunca verás.
    Ni reces al dios inclemente
    que toda una vida mintió tu esperanza.
    Ni pidas clemencia a la muerte
    para ver crecer a tus caricias pardas;
    los cielos son sordos y en ti manda lo oscuro,
    sobro todo tendrás una roja venganza,
    Lo juro por la exacta dimensión de mis ideales
    tus nietos todos vivir n la aurora,
    muere en paz, vieja luchadora.
    Vas a morir, vieja María;
    treinta proyectos de mortaja
    dirán adiós con la mirada
    el día de estos que te vayas.
    Vas a morir, vieja María
    quedarán mudas las paredes de la sala
    cuando la muerte se conjugue con el asma
    y copulen su amor en tu garganta.
    Esas tres caricias construidas de bronce
    (la unica luz que alivia tu noche)
    esos tres nietos vestidos de hambre,
    auorar en los nudos de tus dedos viejos
    donde siempre encontraban alguna sonrisa.
    Eso ser  todo, vieja Maria.
    Tu vida fue un rosario de flacas agonias,
    no hubo hombre amado, salud, alegría,
    apenas el hambre para ser compartida,
    tu vida fue triste, vieja María.
    Cuando el anuncio de descanso eterno
    enturbía el dolor de tus pupilas,
    cuando tus manos de perpetua fregona,
    absorban la ultima ingenua caricia,
    piensas en ellos... y lloras,
    pobre vieja María.
    –No, no lo hagas!
    No ores al dios indolente que toda una vida
    mintió tu esperanza
    ni pidas clemencia a la muerte,
    tu vida fue horriblemente vestida de hambre,
    acaba vestida de asma.
    Pero quiero anunciarte,
    en voz baja y viril de las esperanzas,
    la mas roja y viril de las venganzas
    quiero jurarlo por la exacta
    dimensión de mis ideales.
    Toma esta mano de hombre que parece de niño
    entre las tuyas pulidas por el jabón amarillo,
    restriega los callos duros y los nudillos puros
    en la suave vergánza de mis manos de médico.
    Descansa en paz, vieja María,
    descansa en paz, vieja luchadora,
    tus nietos todos vivirán la aurora,
    LO JURO

.
 Ed ecco la traduzione:

    Vecchia Maria, stai per morire,
    voglio dirti qualcosa di serio:
    La tua vita è stata un rosario completo di agonie,
    non hai avuto amore d'uomo, salute e denaro,
    soltanto la fame da dividere coi tuoi;
    voglio parlare della tua speranza,
    delle tre diverse speranze
    costruite da tua figlia senza sapere come.
    Prendi questa mano di uomo che sembra di bambino
    tra le tue, levigate dal sapone giallo.
    Strofina i tuoi calli duri e le pure nocche
    contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
    Ascolta, nonna proletaria:
    credi nell'uomo che sta per arrivare,
    credi nel futuro che non vedrai.
    Non pregare il dio inclemente
    che per tutta una vita ha deluso la tua speranza.
    E non chiedere clemenza alla morte
    per veder crescere le tue grigie carezze;
    i cieli sono sordi e sei dominata dal buio,
    su tutto avrai una rossa vendetta,
    lo giuro sull'esatta dimensione dei miei ideali
    tutti i tuoi nipoti vivranno l'aurora,
    muori in pace, vecchia combattente.
    Stai per morire, vecchia Maria;
    trenta progetti di sudario
    ti diranno addio con lo sguardo
    il giorno che te ne andrai.
    Stai per morire, vecchia Maria,
    rimarranno mute le pareti della sala
    quando la morte si unirà all'asma
    e consumerà il suo amore nella tua gola.
    Queste tre carezze fuse nel bronzo
    (l'unica luce che rischiara la tua notte)
    questi tre nipoti vestiti di fame,
    sogneranno le nocche delle tue vecchie dita
    in cui sempre trovavano un sorriso.
    Questo sarà tutto, vecchia Maria.
    La tua vita è stata un rosario di magre agonie,
    non hai avuto amore d'uomo, salute, allegria,
    soltanto la fame da dividere coi tuoi.
    E' stata triste la tua vita, vecchia Maria.
    Quando l'annuncio dell'eterno riposo
    velerà di dolore le tue pupille,
    quando le tue mani di sguattera perpetua
    riceveranno l'ultima, ingenua carezza,
    penserai a loro... e piangerai,
    povera vecchia Maria.
    No, non lo fare!
    Non pregare il dio indolente che per tutta una vita
    ha deluso la tua speranza
    e non domandare clemenza alla morte,
    la tua vita ha portato l'orribile vestito della fame
    e ora, vestita di asma, volge alla fine.
    Ma voglio annunciarti,
    con la voce bassa e virile delle speranze,
    la più rossa e virile delle vendette,
    voglio giurarlo sull'esatta
    dimensione dei miei ideali.
    Prendi questa mano di uomo che sembra di bambino
    tra le tue, levigate dal sapone giallo,
    strofina i tuoi calli duri e le nocche pure
    contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
    Riposa in pace, vecchia Maria,
    riposa in pace, vecchia combattente,
    i tuoi nipoti vivranno nell'aurora,
    LO GIURO



http://www.youtube.com/watch?v=-mOjijV4jA0
Risentire questa canzone, vedere questo video mi ha fatto salire le lacrime agli occhi: che sia la notte? O la giovinezza che se ne è andata? O forse è perché il Che è stato l’ultimo degli eroi? Oggi c’è solo vuoto, non ci sono più canzoni da dedicare, non ci sono comandanti poeti. Oggi, tristemente, c’è solo il conteggio dei morti, c’è solo la morte degli ideali.

postato da: Soriana alle ore 01:56 | link | commenti (11)
categorie: la poesia salva la vita

Ancora fior da fiore...

P1040832Questi blogger scrivono post troppo belli e interessanti. Come si fa a non segnalarli?
Ecco qui una lunga lista


http://reanto.wordpress.com/2007/11/25/vestitino-nuovo-per-xp/
Da Antonio, il  nostro informatico doc, ancora un suggerimento.

http://armoniadelleparole.splinder.com/post/14878493/La+carezza+di+Cristina
Cristina Bove: Una carezza. Come sempre bellissima la poesia di Cristina. Da Renzo Montagnoli

http://antonioconsoli.wordpress.com/2007/11/25/un-commento-di-pino-masciari/
Pino Masciari: la solidarietà può rendere la vita meno dura. Da Antonio Consoli.

http://francescogiubilei.splinder.com/post/14873130:
Francesco Giubilei ha partecipato per la prima volta un premio letterario e lo ha vinto. Che sia il primo di una lunga serie, per questo giovanissimo blogger e scrittore, è questo il mio augurio.

http://arzaniclaudio.splinder.com/post/14865003/Santinpezzi+%5B+novembre+2004%2C+s
Bellissime parole, bellissime immagini: Bologna come ce la racconta Claudio Arzani

http://www.emergency.it/menu.php?A=003&SA=065&ln=It
Gli eventi  segnalati da Emergency

IL TERZO ANELLO. VENT' ANNI NEL 77: Da domani, tutti i giorni alle 14, 30 su radio3. Credo sarà un’inchiesta molto interessante.

http://conques.ilcannocchiale.it/post/1693913.html
Somalia: cerchiamo di non dimenticarcene. Se ne parla in questo blog, dove emergono sempre argomenti interessanti.

http://acmedelpensiero.blogspot.com/search/label/azioni
Una bella riflessione di Morgan che contiene una parola bellissima: condividere


http://poetaperdere.splinder.com/post/14875366/avanti+Savoia%21%21%21%21......
Ma sì, facciamo una colletta! La pungente ironia di Patrizius colpisce ancora.

http://balenebianche.splinder.com/post/14866535/La+dea+dell%27amore
La dea dell’amore: un bel racconto di Sabrina Campolongo.


postato da: Soriana alle ore 01:28 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti
domenica, 25 novembre 2007

Meme??? Chi è costui?

P1050193




























Allora: mi è arrivato (graditissimo) un invito de La Prof (http://laprof.splinder.com/post/14821309/Meme+del+meme+e+risposte+al+me)

E quando La Prof invita bisogna accettare, si sa mai che ti arrivi una nota nel blog, da far firmare al signor Splinder…
E quindi ora mi appresto ad accettarlo molto felicemente.
Però prima devo fare una premessa. C’è un termine che non avevo capito bene, nel post d’invito:  ’sto meme, che da due giorni mi frulla in testa…e nonostante le spiegazioni de La Prof e pure di Cristina Bove, non è che mi è venuta l’illuminazione…
Allora ho fatto un giro in Google, sono finita su Wikipedia e insomma quello che mi sembra di aver capito è che il meme è come un virus che se ci vieni in contatto te lo pigli pure tu, e se tu sei un tipo un po’ particolare lo puoi perfino modificare. Solo che il mene non ti fa ammalare, ma ti fa creare linguaggi, o melodie, o anche valori morali e estetici (sic!).

Da tutti i balbettii gutturali dei nostri progenitori (il famoso meme troglodita) è nato l’aramaico, per esempio, e anche l’espressione li mortacci tua…
Questo ho capito…(non c’è scritto, però, su Wikipedia).

C’è scritto, invece, che pure i tormentoni sono meme.
Cita un esempio, Wikipedia: l’espressione “mi consenta”.
Ecco, a questo punto ho avuto un inspiegabile attacco allergico, e avevo deciso di lasciar perdere tutto…
Ma ho ingoiato una compressa di antistaminico (ne tengo sempre un paio a portata di mano, per quando guardo la tv) e mi sono sentita meglio.

La  mia conclusione è allora questa: che anche i blog sono meme. Che ci si contagia fra noi e che ogni volta che scriviamo qualcosa, e qualcuno lo legge, quel qualcosa subisce una mutazione.

Boh? Forse non ho mica capito cosa sia un meme…
Sarà meglio che risponda alle domande de La Prof.


Che cosa ti ha spinto a creare un blog?
Se me lo avessi chiesto pochi giorni dopo la…creazione, ti avrei risposto: solo per vedere se ci riuscivo. Se ci riuscivo dal punto di vista tecnico, intendo. Avevo iniziato da qualche mese ad aggirarmi fra forum e blog, ma l’idea di aver qualcosa di mio non mi aveva mai attraversato la mente. Poi, in una notte di gennaio di quest’anno, entro nel blog di un’amica scrittrice e leggo qualcosa tipo: crea il tuo blog. Mi sono detta: adesso provo. Tanto lo so che non ci riesco.
E invece è stato tutto molto semplice. L’unica difficoltà è stata scegliere il mio nick: a mano a mano che ne pensavo uno il signor Splinder mi diceva che era già utilizzato da qualcun altro…
Alla fine ho scritto: Soriana. Avevo già scelto l’atavar, ecco perché mi è venuto in mente…
Il signor Splinder, che si stava impazientendo, mi ha detto: era ora!!!!
E così da quel momento sono stata irrevocabilmente Soriana.
Devo confessare una cosa: non mi piace, quel nome…non mi piace per niente. Ma è assolutamente l’unica cosa che non si può cambiare. Lex, dura lex…
Ma torno alla domanda.
Solo più tardi ho capito cosa (forse) mi ha spinto a crearmi un blog.
E’ che quella notte di gennaio era l’ultima notte che avrei trascorso in una casa dove avevo vissuto per 34 anni. Ero tornata per prendere i miei libri,  svuotare gli armadi dai miei vestiti, raccattare fotografie di figlio amici animali feste Natali viaggi.
Allora, più tardi, ho pensato che il blog me lo sono creato per avere un’altra casa.
Punto.



Il tuo primo post:
Solo un piccolo post di prova, niente di che. Prove tecniche di trasmissione, insomma…


Il post di cui ti vergogni di più:
Forse uno che ho scritto quest’estate. Dove manifestavo apertamente un momento di sconforto e stanchezza.  Non lo riscriverei più.



Il post di cui sei più fiera
Oddio, fiera mi sembra un termine un po’ impegnativo… Meglio dire il post che sono più contenta di aver scritto. Non so, sono contenta di scrivere ogni tanto post che affrontino problemi sociali. Uno fra questi? Forse “Nei panni di…” dove ho affrontato la situazione delle donne migranti. Almeno è quello che mi è venuto in mente ora.



Finito. Chissà quali mutazioni avverranno, ora…

E adesso…Ecco a voi Ray Charles!!!! Un po’ di ritmo, via…
http://www.youtube.com/watch?v=Cf0X7QuK4LI


Ricordate, per favore, di leggere le segnalazioni qui sotto. Ecco, a questo proposito vorrei proprio dire una cosa al signor Splinder che  non mi piace per niente: quando faccio una segnalazione questa compare come commento nel blog che ho segnalato...Mi fa un po' arrabbiare, questa cosa. Se segnalo un post è perchè mi è piaciuto. Non perchè necessariamente ne venga informato il blogger che ha pubblicato il post.
Mi sembra un'invadenza, questa. Che, ripeto, non mi piace affatto.
postato da: Soriana alle ore 01:04 | link | commenti (5)
categorie: leggeri e pesanti pensieri

A volo d'aquila ho scorto...

aquila_top















http://cristinabove.splinder.com/post/14860889
Un Senso una bella poesia di Natàlia Castaldi, in cui molti si possono ritrovare. E' Cristina Bove che ce la fa conoscere.

http://armoniadelleparole.splinder.com/post/14865906/Nebbia+e+buio
Ossessione: un racconto noir di Renzo Montagnoli

http://lauraetlory.splinder.com/post/14841017/RACCONTARE+TRA+IMMAGINE+E+PARO
L’incontro con Pupi Avati cui ha partecipato Laura Costantini:
Si parla di talento, creatività, scrittura.


http://piumedifarfalla.leonardo.it/blog/tag/pag1/pioggia
Piccole perle rosse: una piccola perla poetica di Rita Zaghi

http://www.remobassini.it/blog/?p=929
Da Remo Bassini testimonianze su Don Milani, il grande, vero educatore del secolo scorso.

E segnalo anche qualcosa che mi riguarda: lunedì mattina (26 novembre) leggerò due mie poesie a Radio città FuJiko, una radio di Bologna. Ore 11,40 rubrica Lo sguardo delle altre. Si può ascoltare qui:
http://radiocittafujiko.it/home/onair

Buon ...volo e buonissima domenica a tutti! Mamma mia! Manca un mese esatto a Natale...
postato da: Soriana alle ore 00:52 | link | commenti (1)
categorie: avviso ai naviganti