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sabato, 30 giugno 2007

Eroi

puntoInterrogativoUn punto interrogativo, come immagine, questa sera. Perché mi pongo domande a cui non so dare risposta.

Quando quelli della mia generazione e io eravamo giovani, una delle frasi ricorrenti che sentivamo dire dagli anziani era: ai nostri tempi…sottintendendo tutta una serie di enunciati. Cioè, ai nostri tempi c’erano più ideali, più educazione, più valori…E scuotendo la testa finivano poi col dire: ah, i giovani d’oggi…
Odiavo tutte quelle asserzioni, mi sembravano supponenti e stupide.
Avevamo ideali, noi, e anche valori. E avevamo pure i nostri eroi, i nostri punti di riferimento: il Che, per esempio, e  Martin Luther King. E manifestavamo contro la guerra in Vietnam anche se il nostro Paese non era per nulla coinvolto.  E manifestavamo per tutto, veramente. Anzi, manifestavamo contro tutto. E ci credevamo davvero capaci di costruire un mondo migliore. Poi, va beh, non è andata proprio così. Ma forse questo è un altro discorso.

E adesso: ora che sono io, l’anziana, la vecchia,  a volte mi devo davvero mordere le labbra, per non dire “ai miei tempi…”. E allora taccio, non dico niente, ma mi guardo intorno, comincio a scuotere la testa, poi mi ricordo e la tengo ben ferma.
Ma domande me ne faccio. Ad esempio mi chiedo: che eroi hanno, i nostri giovani? Quali sono le loro figure di riferimento? Ci sono ancora personaggi così grandi da travalicare confini e oceani e entrare nei loro cuori e infiammarli di passione? 
Mi sforzo di darmi una risposta, di trovare un nome e tirare quindi un sospiro di sollievo. Ma non me ne viene in mente nessuno.  Ma poi, subito dopo, si affaccia un’altra domanda: e a noi, cosa sono serviti i nostri eroi?  Cosa abbiamo imparato, da loro?
 E leggendo i giornali, guardando la televisione, aggirandomi negli ipermercati stracolmi di cose superflue mi do una specie di risposta: ecco, non mi sembra poi che abbiamo imparato tanto, da loro.
Ma  allora: è importante avere egli eroi? 

Però anche oggi quei miei eroi lontani mi fanno infiammare il cuore.
E così, questa sera, li ricordo. Qui sotto.




http://www.youtube.com/watch?v=OYYKNnEMrG0

http://www.youtube.com/watch?v=PbUtL_0vAJk

http://www.youtube.com/watch?v=SaKMbhB8qFE
postato da: Soriana alle ore 02:02 | link | commenti (4)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
giovedì, 28 giugno 2007

Grandi Vecchi

P1010614(Mantova, settembre 2006: album personale)


Il libro aveva una copertina grigio azzurra, di cartoncino piuttosto sottile, opaco. Uno dei primi libri che mi ricordo, a parte Pinocchio, che è stata, a sei anni la mia prima lettura. Ma quello, quel libro dall’aria un po’ dimessa, era diventato uno di famiglia.  Mio padre lo leggeva e lo rileggeva, portandoselo a tavola mentre mangiavamo e poi rimanendo ancora seduto sulla sedia con quel libro fra le mani, mentre mia mamma finiva di rigovernare la cucina e io mi preparavo la cartella per il giorno dopo. E ancora, se lo portava a dormire. Mio padre, che poi di libri non ne ha quasi più letti: eravamo mia madre e io, le lettrici.
Ma  era stato lui, e non noi, ad avere fatto la Russia, come allora si diceva. Lui, e non noi, era stato negli Alpini. Nella  divisione Tridentina, non nella Julia, sottolineava le poche volte che ne parlava in casa.
Ed  era lui ad essere stato un sergente nella neve
E quel libro raccontava quindi la sua storia.

Era il 1953, avevo compiuto sette anni, e il libro di Mario Rigoni Stern era stato appena pubblicato. Credo che molti siano stati gli uomini che, tornati  da così pochi anni da quella devastante esperienza, su quelle pagine si siano ritrovati. E forse ci hanno versato anche lacrime, magari di nascosto, perché a quelle generazioni si era insegnato che gli uomini non piangono, che gli uomini devono andare in guerra , gli si era insegnato.

Sì, era proprio diventato uno di famiglia “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern. Uno che quando c’era bisognava starsene in silenzio, per rispetto dei morti, e dei dispersi e dei reduci che affollavano la sua anima.
Quel libro l’ho amato ancora prima di sapere bene cosa fosse, di che parlasse.
Perché stava nelle mani e nel cuore di mio padre. E l’ho amato ancora di più, quando, da adolescente, l’ho finalmente letto.

Lo scorso settembre, a Mantova, ho assistito a un incontro con questo Grande Vecchio. Due cose mi sono rimaste impresse in maniera particolare di quanto lui ha detto: la poesia, la letteratura, salvano la vita, e poi ancora: -nei miei libri, anche quelli che parlano di guerra, non ho mai usato la parola “nemico”.
E questo, soprattutto, mi sembra un grande insegnamento.

Perché Mario Rigoni Stern, questa sera? Perché mi è stato segnalato da un amico  un bel post in cui si parla di lui, e anche a me è venuta voglia di parlarne. E poi perché sto pensando a un altro Grande Vecchio. Che se ne è andato ieri. Anche “Libera nos a Malo”, l’ho amato molto. E credo che da persone come Mario Rigoni Stern e come Luigi Meneghello abbiamo tutti ancora da imparare tanto. E dico “persone”, non solo scrittori.
Ecco allora il blog che mi è stato segnalato. Vi invito ad andare a vedere. Credo vi piacerà. Anzi, mi accorgo ora che è stato aggiornato. Vi troverete anche un post su Meneghello. Il precedente è su Rigoni Stern. Comunque quel blog è sempre di qualità alta:

www.letteratitudine.blog.kataweb.it

Poi, come sempre, video musicale. Credo che ci stia bene, questo qui sotto.

http://www.youtube.com/watch?v=ljnAXvs_DfE
postato da: Soriana alle ore 01:46 | link | commenti (6)
categorie: tessitori di parole
mercoledì, 27 giugno 2007

Una serata particolare

211949993Chiesa del Soccorso di notte a Foriowww.business-vacanze-ischia.it

I brani musicali che propongo questa sera hanno segnato un confine, per me. Un confine fra il vecchio e il nuovo. Fra il “così non è più possibile continuare" e "un'altra vita è possibile".
Forse casualmente, o forse no. Forse  tutto è già segnato e ciò che deve accadere accade e basta.
Durante quel concerto, in quella bella piazza della chiesa del Soccorso a Forio di  Ischia, all’improvviso mi sono sentita libera. Libera di decidere. Di decidere cose che continuavo a rimandare per paura, per amore forse,  o forse solo per una sorta di masochismo, chissà. E’ stato come se si fosse acceso un faro a spazzare via il buio. Senza un motivo preciso, se non quella musica che mi vibrava dentro, e i miei amici che mi stavano accanto e  la gente che, come me, saltava libera e liberata al ritmo di quelle canzoni.  C’era un’energia positiva, in quella piazza.
Quello, è stato, che mi ha  dato la spinta.

E così, poi è nata anche questa poesia, che forse poesia non è. Insomma è nata questa cosa qui, per tutti i miei amici. Per i miei Regali Preziosi. Che la conoscono già, per cui, se mi leggono, chiedo loro pazienza.

I Regali Preziosi

Erano schegge dell’anima implosa
che presero ad azzannare  la mia gola
saccheggiando il respiro
e più nulla vedevo,
se non degli infiniti pozzi scivolosi.
Ma allora, proprio allora, come manna,
vennero a me improvvisi
i Regali Preziosi,
avvolti in colorate auree  di luce.
In una sera di musica fiammante
con pizziche  e tarante danzate da una piazza,
è stato in quella sera- era  un settembre lieve-
davanti alla propizia chiesa del Soccorso
che ho ripreso a guardar limpidamente
la vita, e me, e quello che c’è intorno.
E allora, proprio allora, come fonte feconda,
ho ritrovato volti e voci e luci
che mi han guidato fuori dal pantano:
i Regali Preziosi
che scartato ho tremante,
e stretto al cuore che riprendeva i battiti,
piano, per non frantumarsi,
tanto fragile era.

E ora, che regolare è il cuore
ed esteso è il respiro,
mi accade a volte di trovare un amico,
un volto nuovo.
Un Regalo Prezioso
che armonioso s’aggiunge a tutti quelli
che già mi hanno salvato.




http://video.google.it/videoplay?docid=-730305419485627715
postato da: Soriana alle ore 01:20 | link | commenti (10)
categorie: canzoni frammenti di me
martedì, 26 giugno 2007

A ruota libera

La_Rochefoucauldwww.memo.fr
(sito dal quale ho tratto l'immagine)

Si sa che la memoria dei vecchi va a volte inspiegabilmente a ripescare ricordi lontani, cose a cui non pensavano più da anni. E a me, che giovane certo non sono, è d’improvviso tornato alla mente, questa sera, un piccolo libro dalla copertina rossa orlata di bianco. Non sto a fare i calcoli degli anni che sono trascorsi, da quando su quel libro preparai l’esame di Francese 2. Troppi, ne sono passati. Mi ricordo però molto bene il piacere che provai leggendolo, in quelle notti di un lontano maggio. 

Le massime” di   Francois La Rochefoucauld era uno dei testi di  quell’esame.
Chissà perché mi piacque tanto? Stolidamente ricordo il piacere, ma non il contenuto del testo. Sì, erano massime, questo è chiaro, Ma cosa mi insegnarono? 
Cosa insegna, un libro? Al di là della conoscenza di quello che narra, voglio dire.
Insomma: un libro insegna a vivere? 
O è solo una sorta di oggetto ludico per la mente?
Cosa ne pensate?

Ho ripescato una massima dello scrittore francese. La metto qui.

«
Non si desidera mai ardentemente ciò che si desidera solo per ragione.»

Vero: anzi, quasi sempre la ragione ci dice che quello che più desideriamo è sbagliato, o irraggiungibile.

Sono andata un po’ a ruota libera, questa sera.
Già, la mente vaga e non si sa mai che può produrre. Una massima anche questa?

Bene: la mia buonanotte con la dolce musichetta (scusa Francesco, se la chiamo musichetta, in realtà l’adoro…) qui sotto.


http://www.youtube.com/watch?v=RjoHxExQzXQ
postato da: Soriana alle ore 01:17 | link | commenti (7)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
lunedì, 25 giugno 2007

Notiziole (su di me)

P1030415(2)Sono sempre un po’ impacciata quando devo parlare della mia scrittura e di qualche soddisfazione che mi capita, ogni tanto, di avere. Non so perché, o forse sì. Perché ho paura di apparire immodesta, di sbandierare cose che, alla fine, hanno importanza solo per me. Però, d’altra parte, mi piace anche condividere con altri quello che di bello mi accade.

Ecco allora le notiziole cui avevo accennato l’altra sera:
Sono risultata vincitrice in due concorsi cui ho partecipato (già la parola vincitrice mi sembra troppo altisonante…)

Premio letterario Parola di Donna, con la raccolta di racconti inediti “Amado mio e altre canzoni”.
Il premio è…la pubblicazione. Di più non so, se non che la cerimonia di premiazione si svolgerà il 28 giugno  nell’Aula Magna dell’Università di Potenza e io mannaggia mannaggia non ci posso andare perché devo lavorare!!! E mi dispiace, perché sarà presente anche Margherita Hack, che è uno dei miei idoli…

La seconda notiziola è questa:

Un mio racconto si è classificato al primo posto al
concorso internazionale di narrativa “Storie di donne” indetto dall’associazione culturale Fenalc di Salerno.

La cerimonia in settembre, per fortuna…E lì mi verranno consegnati 600 (seicento) eurini, che, sommati ai 400 del premio Container 2007, e aggiunti ai 600 del premio Container 2006, fanno un totale di ben 1600 eurini: ecco fino a oggi lo strepitoso guadagno della mia attività di scrittrice.
Sono contenta di questo premio, perché il racconto classificato è fra quelli che amo di più. Anzi, ne stralcio alcuni brani (è molto lungo, non posso pubblicarlo qui) per darvene un assaggio. Il titolo è “Que reste-t-il” e narra di un uomo che, in una circostanza drammatica,  si ritrova a leggere il diario della moglie. E a capire cose.


Que reste-t-il

                                Que reste-t-il de nos amours
                                Que reste-t-il de ces beaux jours
                                Un photo, vieille photo
                                De ma jeunesse
                                Que reste-t-il des billets doux
                                Des mois d’avril, des rendez-vous…
                                     



    Ogni casa ha un proprio odore, come un codice di riconoscimento. L’odore rivela consuetudini quotidiane, preferenze di cibi, piccoli vizi.  Ricordi sedimentati lasciano una traccia indelebile sui muri e sulle percezioni, dando a chi abita fra quelle pareti un senso di appartenenza.

    L’odore di quella casa è del tutto estraneo a Nicola. Così come l’anello di gomma blu che lega la chiave con cui ha appena aperto la porta. Nicola sta fermo sulla soglia, allunga lo sguardo nel buio.
Scorge un movimento basso, chiaro, che gli viene incontro. Una forma tiepida gli si struscia contro una gamba. Cerca l’interruttore sulla parete. La stanza si illumina di una luce dorata. Socchiude le palpebre, fa qualche passo, appoggia il sacco a terra. Poi si gira, chiude la porta e si guarda intorno.
Il gatto è tutto bianco, solo un orecchio è nero; ora sta fermo e lo guarda, la testolina sollevata, come in attesa di una presentazione.
Al centro del soggiorno c’è un divano con grandi cuscini dai colori rosso arancio che trattengono le impronte lasciate da corpi. Il pianoforte, sulla sinistra della finestra, ha i tasti esposti, pronto per essere suonato.
Posa le chiavi su un tavolo basso.
Si toglie il soprabito e lo lascia cadere sul divano, proprio lì, dove i cuscini si infossano.

   ....... In piedi, in quella camera da letto veramente troppo calda per lui, Nicola comincia a leggere.

..........Ha cominciato a piovere proprio quando siamo scesi dall’auto, un po’ storditi dal vino bevuto al ristorante. Mi ha preso per mano e abbiamo corso sotto l’acqua fino al portone. Le sue labbra erano bagnate di pioggia. Sapevano di zenzero. Era buio, e non gli ho visto il volto. Le guance sono morbide, già lo sapevo, è stato come se già mille volte le avessi baciate, con piccoli baci affannati e affamati. Mi sono staccata da lui, ho fatto le scale di corsa, il sangue che andava veloce, la vergogna e la gioia fuse insieme.
Gli ho gridato a domani, a domani, ci vediamo domani. Sentivo che mi chiamava, ho aperto la porta di casa, l’ho rinchiusa alle spalle.
E’ questo che volevi, Valeria? mi sono chiesta. Sì, e di più, certo. Ma non sono sicura di essere in grado di affrontarla, questa cosa.
Ho lasciato cadere le chiavi sul divano e sono andata in camera da letto. Mi sono spogliata lentamente, davanti allo specchio. Ho preso in prestito gli occhi di Dario e mi sono guardata. Cinquantadue anni, tutti lì, circondati da una cornice di legno birmano. I seni un po’ cadenti, la pancia con minuscole increspature, le cosce con sottili righe chiare. Un pelo bianco si arriccia sul pube, impietoso fra i compagni biondi. Ho chiuso gli occhi. No, non sono in grado di affrontare la luce. Ho sentito freddo, ho preso la coperta e ho nascosto la mia carne stanca. Il telefono ha cominciato a suonare, ma non ho risposto.



Un breve assaggio, tutto qui.
E sotto, naturalmente, la canzone che mi ha ispirato, in parte,il racconto.



http://www.youtube.com/watch?v=xWAxaHuwg30
postato da: Soriana alle ore 01:45 | link | commenti (8)
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sabato, 23 giugno 2007

Summertime

cone25www.fotogalifi.com
(Questo è il sito dal quale ho scaricato la foto.)



Ieri: il primo giorno di estate. Avrei voluto augurare felice estate a tutti, ieri sera, ma ero talmente stanca che avrei rischiato di crollare con la faccia sulla tastiera e il mio Mac non si merita un trattamento così rude…Così me ne sono andata a dormire presto presto e zacchete mi sono addormentata di colpo. Poi ho sognato: numeri che si agitavano tutti intorno a me e una fila interminabile di nomi di contribuenti che si arrampicavano lungo le pareti della stanza. Uno Studio di Settore mi ha fatto uno sberleffo e si è nascosto sotto il letto. Un bilancio non quadrava per 0, 0000001 euro e si era messo a piangere.  Insomma, una notte tosta…
Ma era solo un sogno.
La realtà, a parte i bilanci che quadrano tutti, è molto peggio…
Va beh, questa sera mi va di scherzare un po’. Perché comunque è estate, e io l’estate l’amo a prescindere. Anche se, per ora, mi tocca lavorare.
E allora:

FELICE ESTATE A TUTTI!!!!!!

P.S.: avrei anche qualche notiziola carina (carina per me, almeno,  perché mi riguarda), da raccontare. Ma già mi prende sonno. La distanza fra la mia fronte e la tastiera sta diminuendo in maniera preoccupante. Dirò domani, allora.

Eh…non vi fa venire voglia di ballare, questa musica qua sotto? Confesso: a volte, sola in casa, quando sento una musica così non resisto…


http://www.youtube.com/watch?v=tNsBg1KHvMc
postato da: Soriana alle ore 00:17 | link | commenti (7)
categorie: calendari
giovedì, 21 giugno 2007

Una strada che possiamo percorrere

  
P1020776
























La foto l’ho scattata a Gerusalemme, qualche mese fa. Forse perché sono condizionata da stereotipi, quell’uomo, con la sua vecchiezza, il bianco dell’abito, il bastone al quale si appoggia, mi ha fatto pensare alla saggezza.  E così l’ho fotografato.

Già, i saggi. Ma ci sono ancora i saggi, nel mondo? E  là, in Israele la saggezza appartiene ancora a qualcuno?

Sì, a qualcuno sì, e ve ne ho già parlato, qui: 
Nurit Peled è una donna Saggia, nel più nobile significato del termine. E come lei, fortunatamente, ce ne sono altri, sia Israeliani che Palestinesi. E, nonostante tutti gli sconvolgimenti e la situazione drammatica anche di questi giorni, è a persone come queste che bisogna pensare con speranza.

Ecco perché vi prego vivamente di leggere il discorso che Nurit Peled ha tenuto in occasione del quarantesimo anniversario della nefasta “guerra dei 6 giorni”. Ci tengo davvero che venga diffuso. Se lo leggete, se lo approvate, fatelo conoscere anche ad altri, per favore.

Nurit Peled indica una strada: e forse anche noi, che viviamo nel nostro piccolo mondo sicuro (ma fino a quando, sicuro?) quella strada, quella della verità e della chiarezza, possiamo intraprenderla.

Ecco dove potete trovare le parole di Nurit (dopo essere entrati nel sito fate click su “Nurit Peled”):


www.hawiyya.org/wordpress


E ancora due video: bambini, bambini in guerra, bambini irakeni. Bambini senza futuro.

Vorrei, vorrei tanto davvero che queste immagini diventassero al più presto solo un ricordo, seppur dolorosissimo. Vorrei che mai più un bambino sentisse pronunciare la parola guerra,  Vorrei che mai più un bambino incontrasse un soldato. Vorrei che mai più un bambino vedesse un fucile. Vorrei che mai più. Vorrei che tutti i bambini potesse crescere liberi e sicuri.
Perché sono solo loro la grande  vera ricchezza del mondo.


http://www.youtube.com/watch?v=JmjZOg8LYaI

http://www.youtube.com/watch?v=FOTQPgjMI1s






 







 

 





 
postato da: Soriana alle ore 02:08 | link | commenti (6)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
mercoledì, 20 giugno 2007

Mentre la città dorme

GD_img.php

I passi, sui marciapiedi della notte, sono come minacce. Rimbombano nel buio silenzioso, avanzano, rallentano, si arrestano.

La città dorme, o forse è morta, uccisa dall’assenza di calore.
Le naiadi della fontana di Piazza Scarsellini  sembrano piangerne il lutto con lacrime ghiacciate, in questa gelida ora di gennaio.

Il veicolo della nettezza urbana ingurgita con bocca di mostro cadaveri di attimi trascorsi. E lascia sfuggire a terra con rumore pesante un sacco azzurro che apre il ventre e vomita sull’asfalto bagnato oggetti dalla forma indefinibile, come nauseanti amebe.

Un’ ombra lunga si intravede dietro la finestra illuminata da una asfittica luce  al quinto piano di Palazzo Ariani, in corso Mori. 

E riprendono i passi, cadenzati. Ora hanno un ritmo monotono, ossessivo.
 
Un auto avanza solitaria, un solo fanale acceso. Guercia. La musica del Bolero di Ravel prorompe improvvisa dai finestrini bizzarramente abbassati, in mezzo a questo gelo. Quasi che al conducente, per scadarsi, bastasse il ripetitivo crescendo di note musicali.

Una risata stridula di donna, quasi un singhiozzo prolungato, esce dal pub “Due spade”, che ha la saracinesca abbassata a mezza via.

Alla fermata Puccini del metrò hanno chiuso i cancelli già da un’ora. Un uomo infagottato, strati su strati di coperte sdrucite, se ne sta rannicchiato sui due primi scalini dell’accesso. Il suo respiro è un rantolo, si ferma, riprende, sempre più pesante. Un cane magro e zoppo si avvicina, annusa l’uomo, poi scende giù, a fatica, guaiolando, fino in fondo alle scale, verso i cancelli chiusi. E anche lui si rannicchia. Nell’angolo più buio.

A pochi metri, là dove Via delle Rondini sfocia in Largo Vittorio, rotola una bottiglia e sbatte contro un muro. E poi prosegue la sua vana corsa lungo i gradini che portano a Parco Malvestiti.

Un rumore più intenso, sconcertante, quasi un martellamento: nel cielo privo di luna un elicottero sorvola la città. Le luci forano il nero, si abbassano in verticale, risalgono. E poi  spariscono in direzione del fiume. La colonna sonora si cancella pian piano, fino a tacere.

In fondo a Viale Sabba sbattono luci azzurre intermittenti sul vecchio muro del pronto soccorso dell’ospedale Madonna di Loreto. E parte una sirena, dal suono lacerante, che fa vibrare i rami dei  vecchi platani del viale. L’ambulanza, con la sua preghiera disperata,  si dirige veloce verso il fiume.

Due ragazzini dal volto color notte avvolti in uno scialle color rosso, stretti, vicini, seduti sulla soglia del negozio di antiquario, bisbigliano una lingua sconosciuta. Fra una parola e l’altra soffiano alito caldo sulle mani.
 
I passi son più stanchi, rallentati.
Un tintinnio di metallo.
I passi fermi.
Un piccolo rumore, come uno sfregamento, un click sommesso.
Uno sbattere di legno contro legno.
E un portone si chiude sulla notte.

(forse un incipit  forse no)


http://www.youtube.com/watch?v=DDOgYw5-pNs

(Non è il Bolero di Ravel, che non amo, ma è uno dei brani di jazz che preferisco. Buon ascolto!)






postato da: Soriana alle ore 00:12 | link | commenti (8)
categorie: la mia scrivania
martedì, 19 giugno 2007

Renzo e i Sognatori

cane_libri_unoNel bel sito casadeisognatori.splinder.com

una interessante intervista rilasciata da Renzo Montagnoli. Bravi gli intervistatori e sempre coerente e attento l'intervistato. C'è sempre da imparare qualcosa, da Renzo.
Se la leggerete capirete anche il motivo per cui ho inserito questa immagine.


E, ancora, da cochina63.splinder.com

un altro regalo di Cinzia Pierangelini: un suo bel racconto. Ma ormai non mi meraviglio più della grande capacità  espressiva di questa scrittrice.

Buona lettura per entrambe le cose.

Buona giornata e a questa sera, anche per le risposte ai commenti di ieri.






postato da: Soriana alle ore 09:27 | link | commenti (5)
categorie: avviso ai naviganti
lunedì, 18 giugno 2007

Comunicare con intelligenza

MarconiTutto è iniziato da lui, da questo signore qui nella foto. A pensarci bene anche il fatto che io sia qui davanti a questo computer, forse. Se escludiamo piccioni viaggiatori e segnali di fumo (e escludendo volontariamente le Poste, che mica sempre funzionano) la grande comunicazione è cominciata proprio da lui. Ma siccome sono un po’ ignorante in materia e rischierei di dire sciocchezze, forse è meglio che non faccia altre affermazioni.

Quello di cui sono certa, invece, è che le persone salite ieri pomeriggio sul palco del teatro di Sasso Marconi, grandi comunicatori lo sono. Ognuno di loro in modo diverso, ma tutti contribuiscono a creare sviluppo, cultura e democrazia attraverso il comunicare. E in un’epoca in cui i mezzi di comunicazione, anzi, i loro contenuti, sembrano voler abbassare sempre di più la qualità della vita, non mi pare poco.

Ore 17 di sabato 16 giugno 2007, Sasso Marconi.

Premio Città di Sasso Marconi,
Un riconoscimento di prestigio per i comunicatori del nostro tempo


c’è scritto  così, sulla locandina.
E allora entriamo nel teatro per vedere chi sono questi premiati.

Premio Calamaio, per l’innovazione dei linguaggi:

Progetto Rete Adbusters
Io non ne sapevo nulla, ma mi sembra davvero un progetto interessante, un bel pugno nello stomaco alla nostra civiltà consumistica. Potete ricavarne notizie andando in
www.adbusters.it/pages/rivista.php


Premio per un giornalista o comunicatore del Sud del mondo:

Marie Louise Niwemukobwa
che ha incantato la platea con una sua danza : ha trasmesso davvero una sensazione interiore di pace e di armonia, guardandola. Per chi non conoscesse questa donna Rwandese clicki qui sotto. Vale la pena di sapere chi sia.
www.under-ground.it/Gruppi.asp?Gruppo=marielouise


Gran premio Città di Sasso Marconi, per una persona distintasi nel settore della comunicazione:

Piero Angela
Non credo proprio che abbia bisogno di presentazioni…Mi limiterò a dire che è anche una persona estremamente garbata. E che Quark rimarrà veramente nella storia della migliore televisione, passassero mille anni.


Miglior progetto di comunicazione, indirizzato ai giovani, in particolare attraverso la radio:

Marino Sinibaldi!!!!!!
Certo, proprio lui! Un altro meritatissimo premio a questo bravissimo comunicatore che ormai di premi ne colleziona (giustamente) uno all’anno.

Ecco perché c’ero, a Sasso Marconi! Con tutto il rispetto e la considerazione per gli altri premiati, è ovvio.
E solo di lui digiterò anche la motivazione stilata dalla giuria:

Con la trasmissione quotidiana Fahrenheit, su Radio 3, Marino Sinibaldi getta un ponte fra la memoria e l’attualità, offrendo in particolare alle giovani generazioni una conoscenza approfondita dei problemi del nostro tempo, illustrati attraverso una capacità di comunicazione semplice, efficace e diretta. Fahrenheit ha contribuito in modo determinante a mantenere vivo il linguaggio della radiofonia, cogliendo allo stesso tempo la sua specificità e il rapporto con gli altri media audiovisivi, costantemente visitati nella trasmissione senza conformismi e falsi protagonismi. Negli ultimi tempi Marino Sinibaldi ha allargato il rapporto con le nuove generazioni, sapendo entrare in diretta nell’immaginario e nelle problematiche dei ragazzi.

E nei ragazzi crede, Marino Sinibaldi. Crede nelle loro capacità. Durante la breve intervista che gli viene fatta afferma che un progetto come quello di Adbusters in Italia sembra impossibile a realizzarsi non perché manchino i giovani capaci di portarlo avanti, che ce ne sono, ma perché mancano le strutture: e questo è il vero problema italiano,  che si traduce in un problema culturale, civile e politico, per cui i nuclei creativi fanno sempre più fatica ad affermarsi, a causa di certe chiusure dei mondi accademici e pubblicitari.

E parlando ancora di comunicazione e di radio:
In Italia ci sono tribù che non comunicano, minoranze che non comunicano, generazioni che non comunicano. Ci sono ancora differenze abissali, disuguaglianze che non si riducono mai, quelle geografiche, quelle economiche. La radio è per sua natura un mezzo che mette in comunicazione persone diverse, non come la tv che schiaccia le differenze ed è generalista. E nemmeno come Internet, che è un bellissimo luogo dove però alla fine ognuno incontra solo i suoi simili. La radio sta in mezzo rispetto a questa tendenza che globalizza, annulla le qualità e le differenze. 

Altro ancora ha detto Marino. Ma riportare tutto farebbe questo post troppo lungo. Che poi ci si stanca, a leggerlo (e anche a scriverlo…). Che un conto è sentire lui, un conto è leggere me, che tento maldestramente di riportare il suo pensiero.
Concludo quindi unendomi all’augurio che Giorgio Comaschi, simpatico presentatore del pomeriggio, ha fatto a Marino Sinibaldi alla fine della cerimonia:
lunga vita a Fahrenheit!!!

Il video di questa sera sono…tre video. Non poteva mancare, in questo post, la mitica sigla di Fahrenheit, (arriverò in punto di morte e ancora quel
My favorite things mi riporterà a tutte le ore passate ascoltando la radio) ma quale versione scegliere, fra le tante? Scelta difficile. Allora eccone appunto tre. Una un po’ particolare, con il testo cambiato, ma molto simpatica, a mio avviso. L’altra…beh, come non metterci Coltrane, che poi è proprio la sigla ufficiale? L’ultima, in realtà dovrebbe essere la prima: perché è Julie Andrews che l’ha lanciata nel suo “Tutti insieme appassionatamente”.
Buon ascolto e buona visione. Ah, anche buona settimana!



http://www.youtube.com/watch?v=6C48AMyV64Q

http://www.youtube.com/watch?v=X5szEe8BxkU

http://www.youtube.com/watch?v=YZ4bKu4ra5g




postato da: Soriana alle ore 00:18 | link | commenti (6)
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