(Mantova, settembre 2006: album personale)
Il libro aveva una copertina grigio azzurra, di cartoncino piuttosto sottile, opaco. Uno dei primi libri che mi ricordo, a parte Pinocchio, che è stata, a sei anni la mia prima lettura. Ma quello, quel libro dall’aria un po’ dimessa, era diventato uno di famiglia. Mio padre lo leggeva e lo rileggeva, portandoselo a tavola mentre mangiavamo e poi rimanendo ancora seduto sulla sedia con quel libro fra le mani, mentre mia mamma finiva di rigovernare la cucina e io mi preparavo la cartella per il giorno dopo. E ancora, se lo portava a dormire. Mio padre, che poi di libri non ne ha quasi più letti: eravamo mia madre e io, le lettrici.
Ma era stato lui, e non noi, ad avere fatto la Russia, come allora si diceva. Lui, e non noi, era stato negli Alpini. Nella divisione Tridentina, non nella Julia, sottolineava le poche volte che ne parlava in casa.
Ed era lui ad essere stato un
sergente nella neve.
E quel libro raccontava quindi la sua storia.
Era il 1953, avevo compiuto sette anni, e il libro di Mario Rigoni Stern era stato appena pubblicato. Credo che molti siano stati gli uomini che, tornati da così pochi anni da quella devastante esperienza, su quelle pagine si siano ritrovati. E forse ci hanno versato anche lacrime, magari di nascosto, perché a quelle generazioni si era insegnato che gli uomini non piangono, che gli uomini devono andare in guerra , gli si era insegnato.
Sì, era proprio diventato uno di famiglia “
Il sergente nella neve” di
Mario Rigoni Stern. Uno che quando c’era bisognava starsene in silenzio, per rispetto dei morti, e dei dispersi e dei reduci che affollavano la sua anima.
Quel libro l’ho amato ancora prima di sapere bene cosa fosse, di che parlasse.
Perché stava nelle mani e nel cuore di mio padre. E l’ho amato ancora di più, quando, da adolescente, l’ho finalmente letto.
Lo scorso settembre, a Mantova, ho assistito a un incontro con questo Grande Vecchio. Due cose mi sono rimaste impresse in maniera particolare di quanto lui ha detto: l
a poesia, la letteratura, salvano la vita, e poi ancora: -
nei miei libri, anche quelli che parlano di guerra, non ho mai usato la parola “nemico”. –
E questo, soprattutto, mi sembra un grande insegnamento.
Perché Mario Rigoni Stern, questa sera? Perché mi è stato segnalato da un amico un bel post in cui si parla di lui, e anche a me è venuta voglia di parlarne. E poi perché sto pensando a un altro Grande Vecchio. Che se ne è andato ieri. Anche “
Libera nos a Malo”, l’ho amato molto. E credo che da persone come Mario Rigoni Stern e come
Luigi Meneghello abbiamo tutti ancora da imparare tanto. E dico “
persone”, non solo scrittori.
Ecco allora il blog che mi è stato segnalato. Vi invito ad andare a vedere. Credo vi piacerà. Anzi, mi accorgo ora che è stato aggiornato. Vi troverete anche un post su Meneghello. Il precedente è su Rigoni Stern. Comunque quel blog è sempre di qualità alta:
www.letteratitudine.blog.kataweb.it
Poi, come sempre, video musicale. Credo che ci stia bene, questo qui sotto.
http://www.youtube.com/watch?v=ljnAXvs_DfE