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mercoledì, 30 maggio 2007

Un risultato del tutto meritato

dartington-crystal-pair-of-champagne-flutesMi sa proprio che il commento sul libro che avrei voluto postare ieri sera dovrà ancora attendere. Questa volta, però, per una bella notizia…
Il nostro
Renzo (Montagnoli, e chi se no?) si è classificato al primo posto nel pregevole concorso letterario “Les Nouvelles” indetto dalla rivista di Andrea Giannasi, Prospektiva.
Ricordate? Il 25 febbraio, nel tag “avviso ai naviganti” avevo scritto che il racconto di Renzo, “
I silenzi sospesi” si era classificato fra i dieci finalisti. E avevo anche riportato tutto il testo (se volete, potete leggerlo lì).
E ora, finalmente, il risultato definitivo. Avevo partecipato pure io, a quel concorso (e neppure fra i finalisti, mi sono classificata…) Ma sono assolutamente sincera nel dire di essere molto felice che le cose siano andate così. Perché Renzo se lo merita davvero.
E si merita anche un brindisi, non credete?

Ed ecco i dettagli:

Prospektiva
Rivista letteraria
Fondata a Siena nel 1999


IN PRIMO PIANO
I risultati dei Concorso "Les Nouvelles"

primo premio a Renzo Montagnoli
Secondo premio Rosario Vigliotti - Terzo premio Luciana Vasile
I finalisti premiati: Gioacchino de Padova - Giulio Buchignani - Francesco Di Bernardo


postato da: Soriana alle ore 23:00 | link | commenti (15)
categorie: avviso ai naviganti

Fiori spezzati

paura2Avevo pensato di parlare di un libro, questa sera. Un libro di cui si sta dicendo molto, finalista allo Strega, un buon libro, davvero.
Poi un amico mi ha mandato un  testo e  il video di un'intervista prelevati dal blog di Beppe Grillo. Ho letto, ho ascoltato.
E adesso tutti i libri del mondo passano in secondo piano.
Fra le cose che ho ascoltato guardando il video una  soprattutto, forse perché la ignoravo, mi ha fatto particolarmente orrore: quell’accenno ai prodotti di cosmesi. Oggi, oggi che ci sono leggi che (giustamente)  vietano di testare questi prodotti sugli animali, oggi che (giustamente) si tende a deplorare chi utilizza le pellicce degli animali per farne capi di abbigliamento, sentite, ascoltate cosa possono contenere fiale e cremine che utilizziamo per farci belli…
Vista la provenienza del video e dato che la persona che parla è qualificata a farlo, credo che tutto sia, purtroppo, orribilmente reale. E poi, in fondo, a parte quella cosa che non conoscevo, non dice niente di nuovo. Ma ancora una volta, Grillo, ci offre materiale per riflettere. E non solo: forse anche per agire. Grazie a Beppe, quindi, e grazie anche all’amico per il suo invio.
Dimenticavo: si parla anche delle Onlus, in questo video…Beh, ne avrei da raccontare anch’io di cose su Onlus e su organizzazioni umanitarie governative e non. Italiane e non. Nel gennaio del 2006 sono stata in Sri Lanka. Era pieno di strani personaggi, là. C'erano per aiutare la popolazione colpita dallo tsunami. Ma…ne avrei da dire…Senza fare, naturalmente, assolutamente, di tutta l’erba un fascio. Ma questo sarà forse l’argomento di un altro post.

Dal blog di Beppe Grillo (post del 29 maggio 2007:

Ascoltate Maria Rosa Dominici, giudice dei minori del Tribunale di Bologna. Fa riflettere. Se anche i bambini diventano merce, non c’è più nessun futuro.
Nel blog ho denunciato più volte l’abbandono dei bambini di strada e la scomparsa di centinaia di minori ogni anno.
Non è successo nulla.

Qualcuno mi ha regalato un libro : “Viaggio nelle tenebre” del Centro Aurora, Centro Nazionale per i bambini scomparsi e sessualmente abusati. L’ho letto. Sono stato male. E’ giusto che stiate male anche voi. Chiederò all’editore il permesso di pubblicarlo sul blog.
E’ un documento sulla pedofilia, sul traffico d’organi e sul satanismo. Attori protagonisti: i bambini. Palcoscenico: l’Italia.

Dal libro:
“ In Italia calcolando esclusivamente i dati delle denunce effettuate dall’anno 2004 fino a marzo 2007, si scopre che i minori scomparsi e non ancora ritrovati sono ben 3.399.
Alcuni minori scomparsi saranno tristemente destinati al traffico di organi, come macabri pezzi di ricambio. Le stime in merito sono a dir poco raccapriccianti e ci presentano una vera e propria tabella dei prezzi ... 50.000 euro un neonato, 30.000 un fegato, 15.000 le cornee ... L’Italia secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, è un luogo di grande passaggio per la compravendita di organi, tanto che è stato presentato un dossier in merito al Viminale. Pier Luigi Vigna, Procuratore Nazionale Antimafia ... ha denunciato che nel solo 2004 sono state circa 30.000 le vittime del traffico di esseri umani.”

E l’Italia è attiva anche nell’import dall’estero:
“L’Italia è denunciata da René Bridel, rappresentante nell’Onu dell’Associazione Internazionale Giuristi per la Difesa della Democrazia, dal quotidiano “La Nacion” di Buenos Aires, da “O Globo” di Rio de Janeiro e da la “La Repubblica” di Lima: il nostro Paese viene definito come il maggior importatore di bimbi brasiliani, come il più importante compratore ... Léon Schwartzenberg, eurodeputato, ha affermato che : “Dal 1988 al 1992 quattromila bambini brasiliani hanno lasciato la loro terra per l’Italia. Il motivo ufficiale è sempre l’adozione, ma di questi piccoli in cerca di famiglia ne sono stati ritrovati vivi solo mille ...”

Ed ecco l'intervista:


www.youtube.com/watch?v=JfUPHrqmjMU
postato da: Soriana alle ore 02:02 | link | commenti (4)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
martedì, 29 maggio 2007

Saudade

saudade.paisanteSaudade


Siempre la herida es otra
    y no hay llanto desandado

        Soy la que no fui
la que no puede volar sin sus alas.

Esta sed
    este silencio
me vienen acaso de su lado.

Cancion de muerte mia: él reniega de mi
y yo
    subitamente envejezco.

Yo
la que sabia donde estaba el paraiso.



Silvia Barei  (Cuerpos de agua)

 
Saudade                                                                          
        


Sempre la ferita è un’altra
e non c’è pianto interrotto

Sono quella che non fui
quella che non può volare senza le  sue ali.                                                                                                                                     
Questa sete
questo silenzio
arrivano forse dalla sua parte.

Canzone della morte mia: lui rinnega me
e io
all’improvviso invecchio.

Io
che sapevo dove era il paradiso.

(
traduzione di David Baiocchi)

(“Poetesse d’Argentina – Antologia poetica” Tullio Pironti Editore Napoli dicembre 2006)


Saudade: cosa intendono i brasiliani, con questa espressione che deriva dalla cultura lusitana e portoghese? Non esiste  nella nostra né in altre lingue, sembra, una parola  che possa tradurre questa espressione. Occorre metterne in fila di più di parole,  per descrivere lo stato d’animo particolare che i brasiliani, con tre sillabe, rendono così bene. 
Saudade, spiega Wikipedia, indica malinconia, indica una speranza che si crede vana. E’ una tristezza, la saudade, che non fa solo male; ma è anche un piacere che non fa solo bene.
Meglio lo dice la scrittrice brasiliana Christiana de Caldas Brito, che vive a Roma: "saudade è lo struggimento che accompagna un ricordo bello ma finito.  E’ dolore intriso di piacere. E’ pianto senza essere sterile. Tutta la cultura brasiliana è saudade. Gli africani si ammalavano di saudade, quando giungevano schiavi dall’altra parte dell’oceano E anche gli Indios hanno cominciato a provare saudade di come era il loro territorio prima dell’avvento dei colonizzatori."

E, naturalmente, provoca  saudade il ricordo di un amore, di un affetto, di una situazione felice che non si ripeterà. Dentro l’animo di molti saudade è una condizione costante.

A un suo personaggio femminile che ha lasciato la sua patria per venire a lavorare in Italia, Christiana de Caldas Brito  fa dire:” saudade dentro di te è un grande orologio. Batte forte forte, sempre sin fermare mai. Mattino, sera, notte, dentro di te, tom tom tom tom , l’orologio batte, ma tu non sai che ora è. Questo è saudade.

Credo che anche se noi non siamo in grado di esprimerlo con una sola parola, questo sentimento lo abbiamo provato tante volte. Credo che lo riconosciamo, anche se non riusciamo a “nominarlo”.

E io, ora, sono saudade. E questa musica, qui sotto, mi si adatta perfettamente.


www.youtube.com/watch?v=AjLSivzCsMI
postato da: Soriana alle ore 01:42 | link | commenti (6)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
domenica, 27 maggio 2007

Un po' di me

P1030335Ecco da dove scrivo, in questi giorni di calore già estivo. Da un piccolo balcone che si affaccia su una zona verde.  E un po’ di verde l’ho voluto creare anche qui: edera, fiori di vetro e un’altra pianta di cui stupidamente non ricordo il nome. Spero verranno su forti e rigogliosi. Come mi piacerebbe un effetto…giungla!!! Li ho appena piantanti, e non è che io abbia il pollice verde…Mah, vedremo…
Ah, due piccoli annunci, che mi fanno contenta: con un click sul primo link potete leggere l'ultimo racconto che ho scritto:


 www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=45&c=21&det=222


http://guide.dada.net/letteratura_gastronomica/interventi/2007/05/295908.shtmle

Qui, invece, un’intervista che ho rilasciato a Loredana Limone. Magari, così, se volete potete conoscermi meglio. C’è perfino la foto….

Ringrazio di cuore Renzo e Loredana, naturalmente.

Il tempo sta cambiando. Mi sa che dovrò abbandonare la mia postazione all’aria aperta. Allora chiudo qui, augurando a tutti una bellissima domenica.
postato da: Soriana alle ore 10:55 | link | commenti (18)
categorie: avviso ai naviganti
venerdì, 25 maggio 2007

...ma dobbiamo andare.

ROAD_COV

“…dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.”
“Per andare dove, amico?”
“Non lo so, ma dobbiamo andare.”


Sono passati 50 anni dalla pubblicazione di “On the road”, il romanzo-simbolo della beat generation. Chi appartiene alla mia generazione ne è stato rapito, l’ha letto e riletto. Ci abbiamo fatto sogni sulle pagine di Kerouac. Sogni di libertà, sul non fermarsi mai, sul bruciarsi, anche, attraverso gli incontri che il camminare, l’andare, il vagabondare rendono possibili. Sogni sulla vita, sull’amicizia, sull’amore, come forse non li avevamo mai pensati.
In cinquant’anni di cose ne sono cambiate tante. E non solo in America, ma ovunque. Nel bene e nel male. Forse più nel male, non so. E allora mi/vi
chiedo: cosa può raccontare, oggi, il libro di Kerouac, alle nuove generazioni? A parte l’uso -e l’abuso- di alcol e droghe, ci si possono riconoscere i ventenni, i trentenni di questo nuovo secolo?  Possono avvertire l’energia, l’avidità di vita che permeano tutte le pagine di “On the road”?  E noi, rileggendole, cosa ci ritroviamo? Forse solo la nostalgia di un’epoca in cui tutto ci sembrava ancora possibile? Ecco, mi piacerebbe sentire i vostri commenti: non  necessariamente analisi letterarie o sociologiche,  ma solo impressioni, ricordi, sensazioni legate all’andare, al consumare scarpe su strade reali o metaforiche. Viaggiare…sì, viaggiare…Ma cosa è il viaggio?  Cosa è, o cosa  è stato, incamminarsi sulla strada, per noi?


www.youtube.com/watch?v=cIu1ujt19wQ&mode=related&search=
postato da: Soriana alle ore 13:58 | link | commenti (9)
categorie: leggeri e pesanti pensieri
mercoledì, 23 maggio 2007

Potrebbe succedere di nuovo?

www.youtube.com/watch?v=Wrg8bLaDs04

Mi sembra di conoscerla da sempre. E sempre mi angoscia. E, purtroppo, mi fa anche pensare che forse nulla è cambiato.
postato da: Soriana alle ore 23:42 | link | commenti (3)
categorie: canzoni frammenti di me
lunedì, 21 maggio 2007

Tre annunci Tre



Il quadro di un’ultima notte dell’anno che Remo Bassini pennella con pochi tratti decisi, ma efficacissimi.  Davvero da non perdere.  Un ottimo esempio di come non occorre scrivere tanto per dire tanto:
www.remobassini.it/blog/?p=726

La cronaca spumeggiante, ironica, improbabile ma divertentissima della Fiera del Libro di Villafranca. Ve la racconta un sorprendente
Renzo Montagnoli. Il divertimento è assicurato:
www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=42&det=2215

Un mio racconto, tratto dalla raccolta “Donne, ricette, ritorni e abbandoni” è stato eletto
racconto del mese di maggio. Lo trovate qui: www.isoladellevoci.it/public/home/index.php

Buonissima settimana a tutti!
postato da: Soriana alle ore 08:43 | link | commenti (21)
categorie: avviso ai naviganti
venerdì, 18 maggio 2007

Grazie, Marino!



P1010584








Inauguro oggi una nuova categoria di post: “A domanda risponde”. E la prima cosa che vi ripongo, con cura e affetto, è questa intervista che Marino Sinibaldi  mi ha rilasciato domenica pomeriggio a Torino. Marino è un uomo gentilissimo, il volto illuminato da un sorriso. E’ una persona attenta e disponibile. E’ una persona che sa un sacco di cose sui libri e non solo, ma che non ti fa mai pesare la sua cultura. Le mie domande sono forse banali. Le sue risposte, no. Erano decenni che non intervistavo qualcuno. Non so come sia riuscita, questa intervista. Ma so che sono molto, ma molto felice di aver avuto questa occasione.


D:    Marino, quale sogno avevi, da bambino?

R:    Da bambino volevo fare il calciatore, poi il musicista rock… Poi visto che questi sogni sono falliti, quello che ho fatto. Insomma, quello che sto facendo adesso è… il risultato di  due fallimenti.


D:    Il tuo primo rapporto con la radio come ascoltatore?

R:    Il primo non ricordo. Però è un rapporto molto forte quello che ho con la radio. Io credo di appartenere all’ultima generazione che è più radiofonica, che televisiva. Sono nato nello stesso anno in cui in Italia è arrivata la televisione, ma allora la tv non si vedeva fino alla sera e io tutto il giorno, mentre studiavo, ascoltavo musica alla radio e le cronache delle partite di calcio.


D:    Cosa ne pensi della frase che è diventata quasi lo slogan del film “100 chiodi” di Olmi: “Tutti i libri del mondo non valgono un caffé con un amico.”?

R:    Mah, ancora non ho capito quello che ne penso... potrei cambiare idea ogni giorno. Per un verso è vero che è una frase ovvia. Diciamo che il concetto lo esprime meglio il pompiere di Fahrenheit : “I romanzi non sono la vita…” Questo è un modo più bello per dire la stessa cosa. I romanzi solo in un modo strano e paradossale aiutano a vivere: sono il prodotto di una insoddisfazione del vivere, non la cura per vivere meglio. Ecco, questo è il modo in cui intendo la frase di Olmi. Per altro è una frase, è un film. E’ una frase da vecchi, e io quindi un po’ mi ci riconosco, no? Insomma. è come se dicesse una cosa rivoluzionaria solo per noi che leggiamo, perché è ovvio che i 9/10 del Paese prendono il caffé con un amico e pochi leggono. E siamo proprio noi a sentirci feriti da quella frase, perché la troviamo eccessivamente aggressiva…Trovo più bella l’immagine dei libri inchiodati. L’immagine dei libri inchiodati è una cosa vera, che tocca qualunque lettore e in un modo alto.  La cosa grande dei libri è che sono già talmente autocritici che…ecco, io dico sempre che Don Chisciotte, che è il primo lettore, è già un lettore autocritico, è già un lettore che è l’esaltazione e anche la parodia e anche la critica della lettura, per cui la critica che la lettura ha partorito di se stessa nel corso degli anni è molto più avanti della frase di Olmi. Invece l’immagine dei libri inchiodati no, quella è un immagine davvero shockante, davvero stimolante. Quella è provocatoria.

D:    Fiera del libro di Torino, Festival della letteratura di Mantova, galassia Gutenberg a Napoli, Più libri più liberi a Roma, per citare solo gli eventi che tu e la tua trasmissione seguite in diretta; ma credo che le manifestazioni che girano intorno ai libri siano centinaia, se non migliaia. E basta guardare qui a Torino, il pubblico non manca. Come si coniuga tutto questo con l’asserzione che gli italiani non leggono?

R:    Questa è una domanda interessante, perché è il segno che siamo in un Paese strano, dove tutti sono minoranze. Però certe minoranze sono come gli animali de “La fattoria degli animali”, tutti siamo uguali, ma certi animali sono più uguali degli altri. In questi luoghi c’è sempre molta gente, negli stadi ce n’è sempre di meno, però quelli del calcio sono una minoranza che domina le altre. A teatro ci va un sacco di gente, ma se uno legge i giornali sembra che il teatro sia un luogo irrilevante. Sì, siamo un paese strano in cui non ci sono più comportamenti di massa, di maggioranza, né sul piano politico, né su quello culturale: Però alcune minoranze, come quelle di chi guarda la tv, si arrogano un potere mediatico molto più ampio. E’ giusto rivendicare il fatto che i lettori siano una minoranza, nemmeno inferiore poi, come numero, ad altre che hanno più potere.
Un altro aspetto importante è che questa minoranza, negli ultimi anni, ha preso consapevolezza di sé: da quando l’Italia è diventata un paese di minoranze, anche la minoranza dei lettori ha assunto una specie di orgoglio della propria appartenenza.
Allora, la cosa importante di queste manifestazioni non è tanto il fatto se allarghi o no l’area della lettura, perché quella dipende più dalle politiche scolastiche e culturali. La cosa importante è che la cambino qualitativamente, trasformando il lettore da animale solitario come è stato per tanti anni, in qualcuno che ama condividere, che ama socializzare.


D:    So che per molti anni hai fatto il bibliotecario. Sembra che le biblioteche pubbliche americane stiano ripulendo i loro scaffali dai classici, non importa se si tratta di Hemingwai o di Steinbeck, per andare incontro alle esigenze degli utenti: ma è questa la sola funzione delle biblioteche, oggi? Tenere le Melisse P, le Tamaro, i Moccia e eliminare Pirandello e Foscolo? Il tuo parere?

R:    Sì, ho fatto il bibliotecario, per cui sono un po’ vaccinato; io ti potrei rispondere “no, che scandalo!!!” Ma vedi, il rischio che corrono le biblioteche, almeno in Italia, non è quello di non avere Pirandello o Foscolo, che ci sono, ma di non tenere Geda o Milena Agus, cioè i libri contemporanei che a noi piacciono. Io penso che piuttosto che scandalizzarci per cose che secondo me sono marginali, noi dovremmo pretendere la trasformazione delle biblioteche. In larga parte si sono trasformate, si trasformano, ma lo fanno in maniera discontinua: magari in certi luoghi sono ottime, in altri sono assenti. Ma dove le biblioteche funzionano sono posti di aggregazione e di lettura formidabili, sono davvero, come a Scampia, dei grandi luoghi di resistenza alla disgregazione metropolitana e anche alla violenza giovanile: questo, secondo me, è importante. Invece i giornali si scandalizzano per un libro ritirato, cosa in cui io non crederò mai, peraltro, perché le biblioteche hanno un obbligo di conservazione che le spinge semmai a essere troppo conservatrici e non troppo rivoluzionarie, troppo ribelli.  Io penso che le biblioteche, le biblioteche comunali, quelle di quartiere, debbano tenere anche i libri recenti, contemporanei. Altrimenti il legame con le generazioni si interrompe.


D:    Il libro che ti ha cambiato la vita? (Era un vecchio gioco di Fahrenheit, ricordi?)

R:    Non c’è un libro che cambia la vita, secondo me, purtroppo o per fortuna. Un libro non cambia la vita, però la somma dei libri sì. Indubbiamente, mentre leggevo il Capitale di Marx cambiava la mia visione del mondo, ma anche con Don Chisciotte, anche con l’introduzione alla Psicanalisi di Freud, anche con i libri di Gustaw Herling sulla Russia, la Polonia, l’Europa dell’Est. E con tanti altri… Quello di Fahrenheit era un gioco che mi spaventava: in realtà non ci può essere una vita cambiata da un unico libro. La vera forza dei libri è che ogni giorno un libro che leggi ti cambia un pezzetto di vita. Sarei spaventato da una vita cambiata da un unico libro, insomma.


D:    E ora una domanda leggerissima: quale canzone, o musica, ti evoca un momento bellissimo della tua vita?

R:    Image, di Lenon, mi ricorda un momento bello. Però la canzone più intensa era Ragazzo triste di Patty Pravo, che non mi ricorda un momento bello, ma mi ricorda quando avevo dodici, tredici anni e le cose erano proprio importanti: un suono di periferia, un angolo della piccola città dove ho ascoltato Ragazzo triste me lo ricordo ancora, perché prendeva..prendeva…, capivo che c’era qualcosa: arte, musica…


D:    Fra le centinaia di ospiti che hai avuto in trasmissione citamene tre che ti hanno davvero colpito, positivamente o anche negativamente.

R:    In realtà non me li ricordo e farei un’ingiustizia a rispondere. Perché è un mio problema: io me li scordo, non è che me li scordo del tutto, però, vedi, io riesco a lavorare solo cancellando, come i software, resettando la memoria, se no divento matto. E’ un problema, perché è come se non riuscissi ad accumulare tutte le cose…Allora a questa domanda io non posso risponderti: guarda, io ho incontrato questa persona straordinaria che mi ha cambiato, che mi ha colpito particolarmente. Perché, come per i libri, non è l’incontro con una sola persona che ti cambia, ma ti cambiano a poco a poco, ti arricchiscono a poco a poco i quattro, i sei, gli otto ospiti che noi abbiamo ogni giorno in trasmissione... io penso che sia questa la cultura, che sia qualcosa che ti cambia giorno per giorno, soprattutto adesso, che non è che abbiamo un solo problema, davanti, ma abbiamo una serie di problemi, e non è che abbiamo una soluzione, proprio perché tutto è diventato così complesso. Non c’è la risposta illuminante, non siamo, credo, in un’epoca in cui dagli intellettuali dobbiamo aspettarci il click che ti accende la luce. I grandi temi, il rapporto con l’altro, il rapporto uomo-donna, il rapporto fra realtà e immaginazione sono tutti temi sui quali i contributi operano lievi spostamenti. Forse solo dopo un po’ di tempo tu puoi vedere il cammino che hai fatto. Faccio fatica oggi a vedere grandi traghettatori : io oggi vedo gli intellettuali come  dei pazienti apritori di porte, dei costruttori di piccoli ponti. Non ci sono più le grandi sistemazioni, perché sarebbe difficile tenere in piedi la grande complessità e sarebbe difficile intravedere qual è lo snodo fondamentale.
Adesso c’è una bella collana della Newton Compton che raccoglie le storie dei libri, le biografie dei libri: cioè la biografia non di Darwin, ma dell’Origine della specie, non di Maometto, ma del Corano, non di Marx, ma del Capitale: tu vedi che questi grandi libri nascono in epoche e da personalità  che si pongono una domanda e su quella lavorano e tutti i dati che Darwin o Marx raccolsero in campi diversi, li concentrano intorno a un nodo. Oggi tutto questo mi sembra diventato impossibile. E per riprendere le categorie di Salvemini che diceva che gli intellettuali sono o aquile o passerotti: o aquile, che da lontano, dall’alto, vedono il mondo sintetico o passerotti…ecco, a me sembra che ci sia più bisogno di passerotti, oggi, e che comunque sia impossibile essere aquile rispetto al mondo che abbiamo.


D:    Dopo questa tua risposta così profonda, mi vergogno un po’ a passare alla prossima, comunque eccola: se la tv ti offrisse di condurre un programma in prima serata, di sabato, aggiungo, e con la presenza pure di Fiorello, ma con la condizione di non fare più, ma proprio più, radio:  accetteresti?

R:    Non accetterei. Non voglio fare la televisione. Attualmente non ne sento attrazione.


D:    Ho iniziato con il chiederti del tuo sogno da bambino. Vorrei concludere domandando che sogno ha Marino Sinibaldi, ora che è cresciuto.

R:    Di non invecchiare male.


Grazie, Marino, per la tua disponibilità. Sei stato davvero gentilissimo.



Marino Sinibaldi è nato nel 1954 a Roma, dove vive tuttora. Ha pubblicato saggi di sociologia e di critica letteraria, ricordo fra tutti “Pulp. La letteratura nell’era della simultaneità”. E’ anche uno dei fondatori della rivista Linea d’ombra. Dal 1999 conduce una delle trasmissioni più belle e interessanti di Radio3. E di Radio3 è pure vicedirettore.






postato da: Soriana alle ore 21:39 | link | commenti (26)
categorie: a domanda risponde
giovedì, 17 maggio 2007

Sorprese del navigare

 

libroA volte mi  capita: vengo presa da un attacco di egocentrismo, entro in google, digito nome e cognome e vado in cerca di notizie. Su di me, naturalmente. E succede che scopro cosucce (carine) di cui non ero a conoscenza.
Come l’altro ieri.
Una recensione di “
Donne ricette ritorni e abbandoni” di cui non sapevo nulla. Stilata da una generosa signora che non sapevo proprio chi fosse, che si chiama Loredana Limone  e che ha un bel sito dove cibo e letteratura si fondono.
Poi a Loredana ho scritto per manifestare il  mio stupore e per ringraziarla. Mi ha risposto che si è parlato del mio libro due domeniche fa, a Radio Marconi, una radio milanese. E altre cose, mi ha scritto, carine anche quelle.
Insomma, naviga naviga e ci si imbatte in belle sorprese…
Ecco dunque la recensione, che potete trovare anche entrando in: guide.dada.net/letteratura_gastronomica/interventi/2007/05/294140.shtml



Cibo per andare e ritornare

A cura di Loredana Limone

Pubblicato il 04/05/2007



Annalena è una donna ormai anziana, repressa dal rapporto con una madre dispotica e dai principi forti ed egoistici che le ha trasmesso quando era in vita. Oggi, stanca del gelo di cui si è circondata, lo sconfigge utilizzando una ricetta deliziosa e preziosa: i biscottini jolly con cui lascia che la sua gentilezza invisibile finalmente s’involi.


Annalena è solo una delle tante figure muliebri cui Milvia Comastri ha dato vita nella sua raccolta di racconti dal titolo Donne, ricette, ritorni e abbandoni (Pendragon) in cui, con prosa quanto mai vitale, l’autrice ci conferma il legame indissolubile che unisce l’essere umano al cibo: cibo per dire ti amo o per dimostrare odio; cibo per rinascere, cibo per costruire nuovi schemi, cibo per liberarsi... cibo per andare e ritornare.

E’ una prosa matura, quella della Comastri, attinta da una molteplicità di vissuti e sentimenti. E’ importante che un libro offra tanta varietà anche di scene, sì dico proprio scene: ogni singolo racconto – che ho letto con ingordigia come un appassionante romanzo - si presenta a fotogrammi che si intervallano e ci mostrano, in descrizioni senza sbavature, ora l’uno ora l’altro personaggio, ora una scena ora l’altra.

 

Ecco perché scorre fluidamente, ad esempio, la figura di Annina bambina, nel flashback della mente di Valeria che per lavoro, il suo primo vero incarico da giornalista, si ritrova in un’osteria a Casalecchio vicino a dove sua madre abitava da piccola, dove il cibo è buono ed ammorbidisce il ricordo doloroso della mamma malata che l’ha lasciata quando aveva 16 anni gettandosi nel Reno, ora bambina che ruba le ciliegie e non riesce a sfuggire al contadino.

 

Ancora il cibo per tornare all’uomo amato, dopo una vita passata insieme dall’Italia all’America e ritorno, dopo aver acquietato la di lui stanchezza (in silenzio anche quando sapeva di quell’altra, Jennifer) e cresciuto i loro figli. Oggi Amalia si sente troppo sola senza il suo caro marito. Così sola da preparare una torta, quella di zucca che lui preferiva, e portagliela e mangiarla con lui/per lui sulla tua tomba. E non svegliarsi più.

 

Ma Milvia tocca anche temi sociali ed attuali, oltre al sentimento.

Come l’omosessualità, narrata con una tale delicatezza che è bello vedere Mauro preparare la pastiera per Adriano, il suo compagno, nell’attesa che questi ritorni dal funerale della madre che non ha mai accettato di avere un figlio gay. Come il mobbing che si manifesta all’inizio con la banale sparizione di una matita per aggravarsi con problemi sul lavoro creati dai colleghi invidiosi, quegli stessi sei che dividono l’ufficio e le giornate (anzi uno di loro ha diviso anche qualcosa di più intimo, ma solo per farle del male) di Delia che, quando finalmente realizza, si prende la rivincita con una bella torta al cioccolato Waldorf… in faccia a chi lo merita. Ed è un peccato per quel sestetto di imbecilli perché, da come è descritta, deve essere veramente buona.



postato da: Soriana alle ore 13:25 | link | commenti (11)
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martedì, 15 maggio 2007

E ora...tutti a casa!




Martedì 15 maggio, da Bologna…

Anche lo scorso anno è stato così.  Ieri ho attraversato per l’ultima volta le sale del Lingotto e mi ha preso la malinconia. Ho sentito  la nostalgia di un luogo che ancora non avevo lasciato. Nonostante la stanchezza, nonostante il senso di saturazione che a volte mi ha colto in questi giorni: saturazione per le voci, la folla, e anche per tutti quei libri esposti, e per il pensiero che molti non verranno mai acquistati, e se ne torneranno con le loro voci strangolate in qualche magazzino, o nello scaffale più nascosto di qualche libreria. E magari proprio quel libri, quelle voci che più meriterebbero di essere ascoltate. Ma, nonostante tutto, concordo con Marino Sinibaldi che ieri, lunedì, nell’ultimo collegamento radiofonico torinese, ha parlato di “spazio incantato del lingotto”.
Le cose da raccontare sarebbero ancora tante. Se dovessi dire di tutto, fare un resoconto dettagliato di questa XX Edizione della Fiera del libro di Torino, altro che poche schermate…Mi limiterò a riportare alcune cose. Verrà lungo ugualmente, questo post. Abbiate pazienza…E poi c’è sempre la libertà di leggere o passare oltre…

Il rumore dei manicomi era quello delle chiavi. Chiavi per rinchiudere, per nascondere, per creare continui confini. Non c’erano oggetti, nei manicomi, che ricordassero una vita “altra”. Non c’era una vita “altra”. C’era sempre solo questo tintinnio delle chiavi, che spesso preannunciava il silenzio, l’immobilità.
Domenica ore 11 Caffè letterario: l’incontro con
Ascanio Celestini, Silvano Agosti e Simone Cristicchi è affollato.  “Fuori e dentro: i libri oltre il confine del disagio psichico” è il tema. Io di Cristicchi non sapevo nulla. Giuro, forse l’unica in Italia che non sapeva che avesse vinto il festival di S.Remo. Non sapevo che fosse “un cantastorie fra i matti”, come cita il sottotitolo del suo libro: “Centro di igiene mentale”. L’argomento mi affascina e mi fa anche paura. Ho sempre questa ambivalenza nei confronti dei malati di mente. Ce ne sono alcuni, presenti in sala. E d’improvviso provo per loro una grande tenerezza. Si parla del progetto “ Librarsi” curato dall’editrice Grazia Manni. Libri e scrittori sono stati scelti e abbinati a Centri di salute mentali. Sono stati letti e discussi dai pazienti. Questa iniziativa si è poi sviluppata con incontri con gli autori, con interviste che i malati hanno fatto, con stesura di recensioni. E sono nate anche scritture da parte di queste persone cui troppo spesso è negata ( o si negano loro stessi) la parola. Ancora una volta, quindi, il libro, la parola scritta, sono stati  “sconfinanti”, e terapeutici e salvifici. Sono stati traghettatori verso un mondo privo di sbarre. Sono stati mediatori di benessere. Hanno creato incontri. E l’incontro con l’altro, afferma Silvano Agosti, è uno degli sport più straordinari: aiuta a smantellare le proprie infelicità. E, aggiunge Agosti, dobbiamo sempre essere capaci di offrire all’altro un territorio di tenerezza. Lui, Agosti, si considera “ladro di infelicità”. E questa, a me,  sembra una qualifica meravigliosa. E prosegue, Silvano Agosti, citando  Dante: “Lume non è se non viene dal sereno…” Ecco, se ci ascoltassimo di più l’un l’altro, forse, ci sarebbe un po’ più di serenità per tutti. La serenità come arma, mi viene da pensare ora.

Un altro incontro, più leggero, questo, anzi, direi proprio  divertente:
Fabio Geda presenta il suo libro: “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” (Instar libri) (www.fabiogeda.it)
 Se ne parla molto bene, di questo libro. Fra l’altro è stato il vincitore del Libro del mese a Fahrenheit. E, fra l’altro, è stato uno dei tre libri che ho vinto per aver dato la soluzione al gioco di Fahrenheit, insieme a quello di
Laura Bosio, come ho già detto, e all’ultimo di Silvano Agosti (“Il ballo degli invisibili”): una bella fortuna, vero? E lo dico in maniera elegante, perché un mio amico, quando ha saputo dei premi, si è espresso in un altro modo. Un incontro dove ci siamo divertiti tutti, questo con Fabio Geda e Luca Bianchini (www.lucabianchini.it). Ancora una volta, non so a che proposito, si parla di Arte come terapia. Insomma, un concetto di cui si sa da molto tempo, ma il fatto che se ne continui a parlare avvalora la sua validità. Poi, fra una facezia e una cosa seria, ecco l’annuncio del giovane Bianchini: il libro di Fabio Geda è fra i finalisti dello Strega!!!  In bocca al lupo, Fabio! E vinca (davvero) il migliore…Comunque di Fabio ho avuto una buona impressione. Non mi sembra uno che si dia tante arie… Leggerò, con calma, il suo libro. Poi ne dirò qui.

Imposto il cellulare sulla funzione vibracall: mi dovrebbe chiamare
Remo (Bassini), che ora sta seguendo la presentazione del libro di Massimo NovelliL’ausiliaria e il partigiano” (Spoon River). Ci dobbiamo mettere d’accordo  per un caffè e una sigaretta insieme. Ho conosciuto lui e Francesca a Bologna, in occasione della presentazione di “Quote rosa”. Sono due splendide persone, estremamente gentili. Neanche a dirlo, che sono felicissima di rivederle. Intanto a Fahrenheit è arrivata Lella Costa: ha un bellissimo vestito, è elegantissima, leggera, come sempre. Fa la “Donna libro”, recitando un brano di Alice. Sempre grande, Lella. l’amerei anche se non fosse così brava, solo per il suo impegno verso Emergency. Arrivano poi Brizzi, Cristicchi, Agosti, Paolo Sorrentino. Ed ecco che il cellulare vibra. Remo e Francesca mi attendono vicino a uno stand. Niente caffè (al bar c’è una fila disumana), ma una sigaretta, anche Remo, sì, perché ogni tanto abbandona il suo proverbiale sigaro.  Mi faccio fare una dedica per Daniela, sul frontespizio de “Lo scommettitore”, l’ultimo romanzo di Remo. Ne approfitto per consigliarne vivamente ancora una volta la lettura, a chi ancora non lo avesse letto.  Bello, rivedere lui e Francesca. Ci salutiamo con l’accordo di sentirci più tardi per cenare insieme.
Sulla pedana di radio3 si avvicendano scrittori e scrittrici di altre terre. Mi colpisce una cosa che dice
Gabriella Ghermandi, autrice nata ad Addis Abeba da madre etiope e padre bolognese: parla di lingue di tutti i giorni (l’amarico e l’italiano) e lingue della festa (il tigrino e il bolognese). Non avevo mai pensato alle lingue come giorni di un calendario…Ecco, colpita, ma non solo, da questo, acquisterò poi il suo libro: Regina di fiori e di perle (Donzelli Editore).
Mi fermo alla postazione di Fahrenheit dopo la trasmissione, perché devo fare una cosa. Ma ne parlerò fra qualche giorno, di questo.
Con Remo e Francesca ceniamo al ristorante di Lingua Madre: cibo senza confini…Piatti etnici colorati e profumati. Poi gentilissimamente mi accompagnano in albergo.
E al risveglio è ora di fare i bagagli. Solo ieri mattina? Ormai mi sembrano così lontane, la Fiera e Torino…
Ma raccontando ancora poche cose, parlandone per l’ultima volta qui con voi, è come se del tutto non avessi abbandonato “lo spazio incantato del lingotto”. Credo che ormai siate stanchi di questo lungo post, e io sono indubbiamente stanca di scrivere…Mi limiterò quindi a poche annotazioni.
Faccio un salto nello stand dei libri antichi (o qualcosa del genere). Gli scaffali, in questo luogo ovattato completamente ricoperto da moquette rosa antico, sono quasi completamenti vuoti. Gli editori se ne sono andati. Ma in uno scaffale ancora vedo qualcosa, e vengo colpita, affascinata, da un’edizione di Pinocchio, con una bella copertina colorata. Sarà perché Pinocchio è stato il reo che mi ha iniziato, a sei anni, a questa inguaribile librodipendenza…  Timidamente chiedo: scusi, posso vedere quel Pinocchio? E…quanto costa?  Il signore toglie il libro, legge il prezzo scritto a matita sul retro di copertina. 800, mi dice, e sembra meravigliarsi lui stesso. Si consulta con una raffinata signora. 800 euro, conferma lei, con voce sicura. Edizione del 1943, sa, è di Porcheddu…Ah, dico…peccato, non me lo posso permettere, aggiungo e lascio signora libro e stand. Io, Porcheddu, mica sapevo chi fosse, fino a quando ora non ho fatto la googlericerca…

Ed eccomi, puntualmente, davanti alla postazione Rai.
A vedere
Marta Costantino non si direbbe mai di essere davanti a un direttore carcerario. Piccolina di statura, minuta, gentile. Eppure dirige il carcere di Saluzzo, e grazie a lei, in quel luogo dove sembra che il tempo sia immobile, è nata una bella iniziativa: Volta Pagina.  Così come nei manicomi di cui domenica mattina hanno parlato Agosti, Celestini e Cristicchi, anche nel carcere di Saluzzo sono nati gruppi di lettura e incontri con gli autori. I carcerati leggono moltissimo, afferma Marta Costantino, e molti, davvero molti scrivono: poesie, soprattutto. E loro stessi hanno sentito bisogno di una guida, di consigli di lettura. E l’iniziativa Volta Pagina ha senza dubbio contribuito a abbattere i muri di cemento che creano un confine fra il dentro e il fuori. Anche per i condannati di nazionalità diversa dalla nostra: perché anche attraverso la nostra lingua si possono ricomporre i mosaici spezzati delle loro origini. La lettura, ad esempio, de “Il vecchio e il mare” è stata d’aiuto ai reclusi capoverdiani, che il mare sanno cosa è, e che in quel libro si sono ritrovati Sono contenta di essere stata a Torino anche per questo: ho appreso cose che non conoscevo, e che mi rassicurano un po’ verso un futuro che tendo a vedere sempre più cupo.
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Marino Sinibaldi sta ponendo ad alcuni piccoli editori ospiti della trasmissione due domande: come è andata la Fiera e il libro più venduto. Tutti rispondono che la Fiera è andata bene (ma l’espressione dei loro visi, e quello che ho sentito di sfuggita sentendo parlare altri editori ai cellulari mi sembra smentire questa risposta positiva…).

Ed ecco che a concludere arriva Ernesto Ferrero, elegantissimo sempre e per sempre, come il padre di una ricca sposa. Si fanno i conti e piccole anticipazioni, adesso: presenze circa 301.000/ 302.00. Un buon risultato, afferma. Paese ospite per il prossimo anno? Solito giochetto fra Ferrero e Rolando Picchioni: lo diciamo? non lo diciamo? Poi, naturalmente lo dicono: si disputeranno il ruolo Egitto e Cile.
Quindi, arrivederci nel 2008, fra le suggestioni di Ibrahim Aslan o di Pablo Neruda.

Nella foto: I mitici Marino e Susanna (Tartaro) in una piccola pausa.


 

 
postato da: Soriana alle ore 22:04 | link | commenti (18)
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