POETI DA MORIRELibreria Modo Infoshop
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Presentazione
GIOVEDI 22 MARZO 2007, ore 18,30
Il vero amore non ci è concesso - le poesie di Elizabeth Siddal
a cura di Conny Stockhausen (Panda edizioni)
Presentano il libro Pierpaolo Pregnolato e Chiara Cretella.
Elizabeth Siddal
Nota per essere stata la modella prediletta dei preraffaelliti, tra i quali Deverell, John Everett Millais e William Holman Hunt e aver ispirato alcuni dei quadri più famosi dell’età Vittoriana, Elizabeth Eleanor Siddal è soprattutto associata alla figura di Dante Gabriele Rossetti, col quale ebbe un rapporto controverso di amore ed odio. Ma Elizabeth non fu solo un’amante o una musa, bensì un’artista dotata di un talento sincero e di un’attitudine all’arte pura e piena di grazia. Per la prima volta in Italia vengono pubblicate tutte le poesie di Elizabeth Eleanor Siddal con la rispettiva traduzione italiana di Conny Stockhausen, con testo in lingua originale a fronte
Pierpaolo Pregonalato, poeta e scrittore, usa lo pseudonimo di Conny Stockhausen. Ha ricevuto sin dall'esordio, la raccolta di poesie La vertigine di Marilyn (2002), poi tradotta in lingua tedesca In taumel: Marilyn, numerosi premi e riconoscimenti; ha pubblicato inoltre La primavera è arrivata in autunno (Finalista Premio Carver 2004) e Solo questo ti chiedo presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino nel Maggio 2004. Nel 2006 è uscita la raccolta di poesie Al diavolo la Morte l'amante l'amore.
Chiara Cretella Dottore di Ricerca in Italianistica, si occupa a livello specialistico e giornalistico di critica d’arte, controculture, studi di genere, poesia e narrativa. È caporedattrice della rivista di poesia e studi di genere Le voci della luna. Tra le sue pubblicazioni il romanzo Gli insetti sono al di là della mia compassione (Pendragon 2003); la curatela del volume di Camillo Boito, Senso. Storielle vane, (Allori 2005); il romanzo Annunciazione in metropolitana (Fazi 2007); la curatela del volume di Camillo Boito, Storielle vane (Pendragon, 2007).
Dopo l’amore passionale e scandaloso dei primi anni – convivevano more uxorio in epoca vittoriana –, Dante Gabriel Rossetti cominciò una lunga serie di tradimenti che culminò con la follia adorante per Jane Morris, la moglie del suo migliore amico, il genio del revival neo-medievale, William Morris. Nell’ambiente insieme promiscuo e casto della Red House Jane incarnò la bellezza sensuale, la Persefone ammaliatrice ed oscura, mentre Elizabeth divenne l’emblema della spiritualità e della purezza ultraterrena. Dopo che la bella Jane, nello stesso periodo dell’aborto di Lizzie, diede alla luce un bimbo che avrebbe potuto essere di Dante, Elizabeth si tolse la vita, avvelenandosi con l’essenza del fiore del laudano. Da allora, Rossetti che già n’era ossessionato in vita, divenne l’ombra di se stesso. Fece seppellire nella tomba di Elizabeth un libro di versi che aveva composto per lei, ma dopo dieci anni decise di pubblicare queste poesie per riassestare le sue finanze, e fece disseppellire il cadavere. All’apertura della cassa apparve una donna perfettamente conservata, intatta nella sua bellezza, e un’inspiegabile massa lunghissima di capelli fulvi cresciuta dopo la morte, che aveva avvolto tutto il cadavere. Una sorta di raggiante divinità, che consegnò al mito la sua icona. La tela di Ofelia apparve dopo la sua morte quasi come una preventiva sacra rappresentazione della triste fine che la sventurata aveva scelto per sé.
