Cipolla: allium cepa, la chiamano i botanici, zvòlla si dice a Bologna, e cipudda in Sicilia, e scigòla dicono i Lombardi.
Il suo utilizzo in cucina è assai frequente e vario: cruda, lessata, al forno, rosolata, in frittata, nella zuppa…
E, grazie alla presenza di sali minerali e vitamine ha anche numerose qualità terapeutiche.
Insomma, niente di nuovo, mi direte, lo sapevamo già, tutto questo.
Però quello che io non sapevo è che ci sono stati poeti che a questa pianta bulbacea hanno dedicato i loro versi. E voi, lo sapevate?
Io l’ho scoperto per caso, l’altro giorno, quando la mia cara amica Graziella Poluzzi (cliccate, please) mi ha mandato una delle sue più recenti poesie. Incuriosita dal tema, ne ho cercate altre, di altri autori e ora, insieme a quella di Graziella, ve le propongo.
LA CIPOLLA
di
Graziella Poluzzi
(omaggio a Wislawa Szymborska)
Mira, un occhio di riguardo
per la sua forma rotonda e piena
Nasce così a strati concentrici
l’uno all’altro abbracciati
Originale al massimo
Densità di risorse, una magica
sfera
Carnosa e pronta, generosa è la
cipolla:
dona sapore ad ogni cosa
gustosa ed umile e neanche costosa..
E’ santa la cipolla
stupore da ingoiare.
Rotonda e piena come palla astrale
conduce, trascina;
centrifuga e centripeta
tutta energia vitale.
Dorata figlia del cielo e della terra
del sole e delle nubi
Sacra danza anulare
Perfetta è la cipolla.
LA CIPOLLA
di
Wislawa Szymborska
La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.
In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.
Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.
La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezioni.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.
LA CIPOLLA
di
Pablo Neruda
Cipolla, anfora luminosa,
petalo e petalo
si formò la tua bellezza,
squame di cristallo ti accrebbero
e nel segreto della terra oscura
si arrotondò il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
fu il miracolo
e quando apparve
il tuo rozzo stelo verde,
e nacquero
le tue foglie come spade nell'orto,
la terra accumulò il suo potere
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come in Afrodite il mar remoto
duplicò la magnolia
innalzando i suoi seni,
così ti fece,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata
brillare,
costellazione costante,
rotonda rosa d'acqua,
sopra
la tavola
della povera gente.
Generosa
disfi
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
fervente della pentola,
e la parete di cristallo
al calore acceso dell'oliosi trasforma in arricciata penna d'oro.
Anche ricorderò come feconda
la tua influenza l'amor dell'insalata,
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti fine forma di grandine
a celebrare la tua chiarità sminuzzata
sugli emisferi di un pomodoro.
Ma alla portata delle mani del popolo,
innaffiata di olio,
spolverata
con un po' di sale,
uccidi la fame
dell'operaio nella dura strada.
Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta, esci dal suolo,
eterna, intatta, pura
come seme d'astro,
e nel tagliarti
il coltello in cucina
sale l'unica lacrima
senza pena.Ci hai fatto piangere senza affliggerci.
Io ho cantato quanto esiste, cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle penne abbaglianti,
sei per i miei occhi
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone niveo,
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina .
CIPOLLA
di
Roberto Piumini
Non piangere, cipolla
tu sola sei capace,
trattata con affetto,
riscaldata pian piano,
un po' rimescolata,
(ma molto lentamente,
per non finire,
come si usa dire,
dalla padella alla brace)
senza crudezza, senza seccature,
soltanto un po' rosata
nel tuo olio abbondante
cipolla profumata, sei capace
di dare al riso il riso che mi piace.
Non so, non ho fatto ricerche per scoprire se ad altri ortaggi o erbe aromatiche sono state dedicate poesie: magari, chessòio, al sedano, alla rapa, o al prezzemolo… Tipo:
Oh, prezzemolo dalle verdi fogliette
tu che sei il più usato fra le erbette…
Che ne dite se metto nel post anche la ricetta della zuppa di cipolle? Sì, sì, la metto, eccola:
Zuppa di cipolle alla parigina
300 gr.di cipolle
50 gr.di burro
20 gr. di farina
1 lt e ¼ di brodo di dadi bollente
sale, pepe nero macinato fresco
8 fettine di pane bianco tagliate piuttosto sottili
100 gr. di gruyère grattugiato

Tagliate ad anelli le cipolle. Fate fondere il burro in una casseruola e buttavi le cipolle, cospargendole di farina, e lasciandole imbiondire rigirate continuamente. Aggiungete poi il brodo, rimescolate bene e lasciate cuocere lentamente per 20 minuti, salate e pepate il tutto. Togliete la crosta alle fette di pane, tostatele e disponetele in una pirofila. Versatevi sopra la zuppa e cospargetela con il gruyére.
Ponete la pirofila sul ripiano più alto del forno già acceso e fate gratinare per 10 minuti a 270 gradi.
Trascorso questo tempo sfornatela e portatela in tavola nello stesso recipiente.
Una variante può essere disporre la zuppa in piccole pirofile da porzione, e farle poi gratinare dopo averle ricoperte con crostini di pane e il formaggio grattugiato.
Io, questa ricetta, l’ho provata diverse volte, anni fa, e l’ho trovata buonissima.
Uauh! Ora che ci penso, tagliare la cipolla fa piangere… E poi la notte scorsa c’è stato un grosso temporale, qui da me… E poi…
Insomma, ascoltatevi questa pioggia, e queste lacrime. Ma non piangete, che mica è vero che le lacrime fanno gli occhi belli...
E buona domenica.
Demis Roussos: Rain and Tears